Papaver rhoeas L. subsp. rhoeas

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Papaveraceae - Papaver rhoeas L. subsp. rhoeas; Pignatti 1982: n. 878; Papaver rhoeas L.
Plant List: accettato
Famiglia, nome latino per esteso Papaver rhoeas L.
(a cura di Giuseppe Laino)

Etimologia: il nome del genere è quello usato da Virgilio [Egl. II, 17], con radice derivante dal celtico papa = pappa (con riferimento ad una antica usanza di mescolare uno sciroppo ottenuto dai petali di questa pianta alla pappa per fare dormire i bambini); l’epiteto specifico rhoeas deriva dal greco reo = cado (con allusione ai petali facilmente caduchi).
Sinonimi: Papaver erraticum (Plin.) J. Bauh., Papaver agrivagum Jord., Papaver strigosum (Boenn.) Schur, Papaver tenuissimum Fedde, Papaver tumidulum Klokov, Papaver intermedium Beck, Papaver roubiaei Vig., Papaver insignitum Jord., Papaver trilobum Wallr., Papaver commutatum Fisch. & C. A. Mey.
Nomi volgari: Papavero, Papavero rosso, Papavero comune, Rosolaccio (italiano). Liguria: Flù de babi, Galle, Rusella; Baxadonna (Ronco, Savona, Porto Maurizio); Cunfou (Chiavari); Done (Bardineto); Fantineti (San Remo); Papavaru (Pigna); Papavau, Pappavau sarvaegu, Podestà, Preve (Genova); Ptisna (Sarzana); Papavo (Monesiglia); Rosanella (Bordighera); Sciù donne (Ponti di Nava); Rosena (S. Olcese). Piemonte: Bianch e rouss, Done, Gentildone, Madone; Basa done, Pita done (Asti); Beledon (Cossano); Done rousse, Pollera (Alessandria); Donetta (Carpeneto); Dunne, Dunnie, Madonne (Valli Valdesi); Lans done (Agliano); Papanella (Morano); Paradun (S. Vittoria); Pè de done (Annone); Pol, Poli (Tortona); Rousele, Rosella (S. Damiano); Surcule, Surcure, Surera (S. Stefano Balbo). Lombardia: Rosolie, Madoi, Madonine (Brescia); Pompola, Popolana (Milano); Garoesola, Garusola, Marusoela, Marusola (Mantova); Confalone, Papavar, Popole (Pavia); Pupoel, Pupoer (Voghera); Piole (Valle Camonica). Veneto: Cerchioni, Papavero sercian, Poaveri, Puavere, Serchione, Sercion (Verona); Podestà, Preve (Belluno); Rosola (Padova); Rosoline (Treviso). Friuli: Confenon, Papavar, Papavar salvadi; Povar (Carnia). Emilia-Romagna: Rusaett (Bologna); Confanon (Piacenza); Fioron d' gren, Rosa lera, Roson d' gren, Rusalena (Romagna); Fugh e fiama (Bologna); Papaver (Reggio). Toscana: Bamboccia, Bombacella, Bubboline, Papavero erratico, Papavero salvatico, Papavero serchione, Pittadonne, Quattro fiori, Reas, Rosetta del frument, Rosillaccio, Rosolaccio; Bambagella (Figline); Papagal (Lunigiana); Scitole (Val di Chiana); Pastricciani (Vicchio). Umbria: Pappata rossa (Perugia). Marche: Papata, Papola (Fabriano). Abruzzi: Pampaberu, Papamble, Papambre. Campania: Papagnello, Papagno, Paparina (Napoli). Puglia: Papagna, Paparina (Otranto); Schiattarola (Lecce); Squacquera (Barletta). Basilicata: Scicatola, Scatela, Scattarole (Matera). Calabria: Grisuledda. Sicilia: Paparina. Sardegna: Mapol, Pabaule ruju, Pabauli arrubiu, Pabaurru ruju, Papaile ruju, Papauli, Papaveru, Papaveru ruju, Pappalle, Popuza, Pubuza, Sisia; Papaosu (Flumini); Papariu (Alghero).
Forma biologica e di crescita: terofita scaposa.
Tipo corologico: regioni mediterranee, divenuta subcosmopolita.
Fenologia: fiore: IV-VIII (a volte, se la pianta viene tagliata può rifiorire in autunno), frutto: V-IX.
Limiti altitudinali: dal piano a 1900 m di altitudine.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese è diffuso su tutto il territorio.
Habitus: erbacea annua, di colore verde vivace o cupo, con radice fittonante biancastra da cui partono diverse radichette laterali e che prima di emettere i fusti produce una rosetta di foglie; pianta più o meno abbondantemente ricoperta di peli rigidi e patenti almeno nella sua parte inferiore; fusto eretto alto da 30 a 60 cm dalle ferite del quale, come dalle altre parti della pianta, fuoriesce un latice bianco di odore sgradevole.
Foglie: le foglie basali formano una fitta rosetta, sono lunghe circa 10 cm, hanno contorno lanceolato o ellittico allungato, pennate o bipennatosette con il lobo superiore di dimensioni maggiori di quelli laterali, con incisioni irregolari terminanti con una setola; il margine è dentato, l’apice acuto, la base si restringe in un lungo picciolo; le foglie del fusto sono più semplici, sessili ma non amplessicauli. Tutte le foglie sono rivestite di peli setosi e morbidi.
Fiore:
solitari, portati su lunghi peduncoli che partono dall’apice del fusto e dall’ascella delle foglie; prima della fioritura i boccioli sono penduli; il calice è composto da due sepali, setolosi all’esterno e caduchi alla fioritura; la corolla, di dimensioni assai più grandi di quelle del calice (da 5 a 7 cm di diametro), a preflorazione pieghettata, è composta da quattro petali tondeggianti o più larghi che lunghi, interi, di colore rosso vivo, raramente bianchi, spesso provvisti di una macchia porpora nerastra alla base. Androceo di numerosi stami ipogini, con filamenti liberi, sottili e violacei, ed antere subrotonde, nerastre, biloculari e deiscenti lateralmente; gineceo con ovario subgloboso, formato dalla saldatura di parecchi carpelli per i margini, cosicché esso risulta uniloculare, con le placente sporgenti nella cavità su altrettanti setti incompleti e portanti numerosi ovuli, sormontato da uno stimma sessile, discoidale, col margine diviso in tanti lobuli ottusi quanti sono i carpelli e la superficie percorsa da solchi che, dal centro, vanno ad ogni incisura fra lobulo e lobulo. Una pianta vigorosa può produrre, durante l’estate, più di 400 fiori in successione.
Frutto:
capsula lunga 1-1,5 cm, ovato globosa uniloculare, rigonfia, tondeggiante alla base, incompletamente settata, coronata dallo stimma persistente (treto).
Semi:
numerosi, minuti, reniformi, reticolato alveolati, bruno nerastri, messi in libertà attraverso fori aprentesi fra lobulo e lobulo, al di sotto dello stimma persistente.
Polline: granuli pollinici monadi, radiosimmetrici, isopolari; perimetro: in visione polare subcircolari, in visione equatoriale circolari 36%, subcircolari 50%, ovali 14%; formato: oblato sferoidali 46%, prolato sferoidali 40%, subprolati 14%; trizonocolpati; aperture colpi: fusiformi, poco distinguibili, membrana con granula; esina: tectata, scabrata; dimensioni: asse polare 26 (21) 19 mµ, asse equatoriale: 23 (21) 17 mµ. L’impollinazione è entomofila.
Numero cromosomico: 2n = 14.
Sottospecie e/o varietà: in coltivazione numerose cultivar, tra le quali spicca la varietà “Shirley” con fiori larghi 8-10 cm che sbocciano solitari alla sommità di uno scapo fiorale eretto, nelle varie tonalità di rosa, rosso, cremisi, bianco, giallo o salmone, alcuni bicolori.
Habitat ed ecologia: campi coltivati, ambienti ruderali, macerie, margini di strade.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: Papaveretea Rhoeadis.
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Stress tolleranti (S) + Commensali (CM).
IUCN: N.A.. Nonostante la selezione delle sementi e l‘uso massiccio di diserbanti lo abbia quasi del tutto escluso dai campi coltivati.
Farmacopea:
la pianta contiene in tutte le sue parti, ma specialmente nel latice, un alcaloide speciale (roedina), legato all’acido meconico e farmacologicamente inattivo. Inoltre, nei fiori, esiste una sostanza colorante speciale (mecocianina) ed una certa quantità di mucillagine. Sono i petali, appunto, che vengono staccati direttamente dal fiore e seccati rapidamente all’ombra. L’infuso ha azione sedativa e bechica, ma, assunto in quantità eccessiva, determina nausea, vomito, accompagnati da una leggera reazione febbrile. E’ anche controverso se il rosolaccio contenga oppio o qualcuno dei suoi alcaloidi e debba ad essi proprietà sedative. Leclerc, contro la concorde opinione contraria dei farmacologi cita l’osservazione propria di una persona presentante una spiccata idiosincrasia per dosi minime di oppiacei, che ha reagito in modo corrispondente in seguito a somministrazione di un infuso di petali di rosolaccio e ritiene quindi giustificato l’uso di questa droga per calmare la tosse e conciliare il sonno nei bambini, nei vecchi, nei soggetti intolleranti all’oppio e ai suoi derivati.
Usi: la sostanza colorante mecocianina contenuta nei petali, dal colore rosso vinoso, in passato è stata sfruttata dalle donne per truccare le labbra e le guance. In cucina le tenere rosette delle foglie primaverili venivano consumate in insalata preferibilmente con altre erbe. Si usava anche cuocerle sempre in miscuglio con altre erbe per preparare torte salate, oppure minestre; si consumavano anche da sole, prima lessate e poi passate in padella.
Simbologismo, leggende e detti popolari: il rosolaccio è soggetto all’influsso di Saturno, simbolo di Pigrizia, Misantropia e Mollezza di carattere. Queste virtù soporifere hanno ispirato alcuni detti per le persone noiose: “Sei un papavero!” oppure “Che papavero!”. A sua volta Giuseppe Parini nel Giorno così descriveva in versi il sonno:
         che a te gli stanchi sensi
        
non sciolga da papaveri tenaci
         Morfeo.
Se le sue proprietà soporifere hanno ispirato questi simboli, il colore parrebbe smentirli col suo rosso intenso che evoca immagini solari. Lo sosteneva John Ruskin: “Io ho nelle mie mani” scriveva da Roma “un piccolo papavero rosso raccolto domenica al Palazzo dei Cesari. E’ un fiore intensamente semplice, intensamente floreale. Tutto seta e fuoco, un calice scarlatto tagliato perfettamente tutt’intorno, si vede da lontano in mezzo alle erbe selvatiche come un carbone ardente caduto dagli altari del cielo. Non è possibile immaginare un tipo di fiore più completo, più genuino e assolutamente puro; dentro e fuori tutto fiore. Nessuna limitazione di colore dappertutto, nessuna esteriore volgarità, nessun segreto interiore; aperto al sole che l’ha creato, finemente rifinito sopra e sotto, fin giù al più ampio estremo punto di innesto”.
Il fiore è anche associato al potere a causa di una leggenda che ha come protagonista un re di Roma. Un giorno Tarquinio il Superbo, per mostrare al figlio il metodo più sicuro per impossessarsi di Gabi, fece abbattere con un bastone i papaveri più alti del suo giardino spiegandogli con un immagine simbolica che si dovevano eliminare prima di tutto i cittadini più autorevoli o potenti. Sicché nel linguaggio comune si dice: “Gli alti papaveri della politica”; oppure: “E’ stato qualche grosso papavero a procurargli quella carica”.
Un tempo nella tradizione popolare un suo petalo veniva usato come prova di fedeltà in amore: posto sul palmo della mano e colpito da un pugno, doveva produrre uno schiocco per dimostrare che l’amato era fedele. Nel linguaggio dei fiori il papavero simboleggia invece l’Orgoglio sopito.
Nel mondo anglosassone la pianta è tradizionalmente dedicata alla memoria delle vittime sui campi di battaglia della prima e della seconda guerra mondiale. Ad esempio, in Gran Bretagna, nell' "Armistice Day", tutti portano un papavero rosso all'occhiello. Ma la tradizione sembra risalga alla notte dei tempi: si narra che Gengis Khan, l'imperatore e condottiero mongolo, portasse sempre con sé dei semi di papavero che spargeva sui campi di battaglia dopo le sue vittorie in ricordo e rispetto di coloro che vi erano caduti con onore ed anche per "segnare", con il colore di quei fiori, che là si era svolta una battaglia.
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www.dryades.eu
M. Dolfi, subsp. rhoeas
M. La Rosa, Paesante, San Miniato, 19-04-1980, subsp. rhoeas
M. La Rosa, Paesante, San Miniato, 19-04-1980, subsp. rhoeas
M. La Rosa, Paesante, San Miniato, 13-06-1980, subsp. rhoeas
M. La Rosa, Paesante, San Miniato, 19-04-1980, subsp. rhoeas
G. Laino, Sesto San Giovanni, Milano, 01-05-2005
M. La Rosa, Paesante, San Miniato, 05-07-1980, subsp. rhoeas
M. La Rosa, Paesante, San Miniato, 25-04-1994, subsp. rhoeas
M. La Rosa, Il Palagio, San Miniato, 25-04-1994, subsp. rhoeas
R. Guarino, Genzano, Altavilla Silentina, 13-4-2001, subsp. rhoeas
M. La Rosa, Bosco di Chiusi, Larciano, 05-05-2003, subsp. rhoeas
A. Serafini Sauli, senza dati
R. Guarino, Klimatia, Johannina, Grecia, 21-04-2004, subsp. rhoeas
R. Guarino, Klimatia, Johannina, Grecia, 21-04-2004, subsp. rhoeas
R. Guarino, Klimatia, Johannina, Grecia, 21-04-2004, subsp. rhoeas
A. Crisafulli, R. Picone, Mongiove, 29-04-2006
M. La Rosa, Paesante, San Miniato, 01-05-2005
M. La Rosa, Paesante, San Miniato, 01-05-2005
F. Gironi, Pioltello, Milano
R. Guarino, Ponte Capocorso, Belvedere, 25-04-2004
L. Scuderi, Trapani
N. G. Passalacqua, Calabria
I. Merlo, Vallecalda, Ronco Scrivia, 27-06-2000
M. La Rosa, I Pianali, Terranuova Bracciolini, 28-06-2006, subsp. rhoeas

Distribuzione


■ autoctona ■ alloctona ■ incerta ■ scomparsa ■ assente

Caratteristiche

Relazioni con l'uomo
[ C ] C: specie di interesse alimentare e/o aromatico
[ O ] O: specie di interesse farmaceutico-officinale
[ P ] P: specie velenose - tossiche - stupefacenti - psicotrope - irritanti - fotosensibilizzanti
[ A ] A: specie con polline allergenico.
Biologia riproduttiva

ER (ermafrodita): specie con organi maschili e femminili riuniti nel medesimo fiore.

[ EP - AC ] EP (entomofilia): Il polline è trasportato da insetti, che vengono indotti a visitare il fiore con svariate strategie di richiamo, con o senza ricompensa; AC (anemocoria): Semi dispersi dalle correnti aeree, sia perché incospicui, sia perché presentano peli, setole, pappi ecc.

Indici di Ellenberg

Salinità: 0

L: 6; T: 6; C: 5; U: 5; R: 7; N: n.d.;

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