Portulaca oleracea L.

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Portulacaceae - Portulaca oleracea L.; Pignatti 1982: n. 415; Portulaca oleracea L.
Plant List: accettato
Famiglia, nome latino per esteso Portulaca oleracea L.
(a cura di Giuseppe Laino)

Etimologia: l’epiteto del genere, portulaca, -ae, f., è il nome che già i Latini [Varrone, Celsio, Columella] utilizzavano per indicare la pianta, derivante da portula, -ae, f. = “porticina”, con allusione al frutto a capsula che si apre nella porzione superiore per mezzo di un coperchietto (piccola porta). L’epiteto specifico deriva dall’aggettivo latino oleraceus, -a, -um = “erboso” [Plinio], con allusione all’aaspetto morfologico della pianta.
Sinonimi: Portulaca oleracea L. ssp oleracea var oleracea, Portulaca oleracea L. ssp sylvestris (DC.) Celak. (= Portulaca oleracea L. ssp oleracea).
Nomi volgari: Portulaca, Portolaca comune, Porcellana (italiano). Liguria: Porselana; Erba gnagnoa (Cogoleto); Erba pursellana, Purselana (Genova); Persulaua (Sarzana); Porsellanna (Porto Maurizio). Piemonte: Porslana, Purslane. Lombardia: Erba grassa, Porselaga, Porselana (Brescia). Veneto: Porcellana salbega (Vicenza). Friuli: Gassule. Emilia-Romagna: Erba grassa, Purzlana (Reggio); Porzlana (Piacenza). Toscana: Andracne, Erba porcellana, Porcacchia, Porcellana, Porcellana salvatica, Procacchia, Procaccia, Sportellacchia; Erba da porci, Erba grassa, Erba porcacchia (Val di Chiana). Marche: Porcinacchia, Sportelacchia. Abruzzi: Porcacchia, Precacchia. Campania: Chiaccunella, Perchiacchella, Porcellana, Porchiacca, Purchiacchella. Puglia: Pricchiazzi (Barletta). Basilicata: Perchiacca (Potenza). Calabria: Andraca, Andrachi, Porcejane, Porcillana, Purciddana. Sicilia: Gamaruneddu marinu; Prucciaca (Modica); Purciaca (Avola); Purciddana (Etna). Sardegna: Barzellana, Porzelana; Porceddana (Cagliari); Pulsallana (Alghero).
Forma biologica e di crescita: terofita scaposa.
Tipo corologico: Europa orientale, divenuta subcosmopolita.
Fenologia: fiore: V-X, frutto: VI-XI, diaspora: VII-X.
Limiti altitudinali: dal piano a 1700 m di altitudine..
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese è comunissima e molto infestante in tutto il territorio continentale e insulare.
Habitus: erbacea annuale con fusti prostrati e striscianti sul terreno, lunghi 10-30 cm, cilindrici, cavi, carnosi, succosi e molto ramificati, hanno spesso la superficie soffusa di rosso bruno; tutta la pianta è glabra.
Foglie: le foglie, anch’esse carnose e succose, sono sessili, lunghe 1,5-3 cm; le inferiori sono opposte a due a due, le mediane sono alterne, quelle superiori sono raggruppate a formare degli pseudoverticilli; hanno forma obovata, cuneate alla base, con la massima larghezza verso l’apice, che è più o meno retuso o troncato.
Fiore:
i fiori, piccoli (diametro 7-8 mm), sono inseriti solitari o riuniti in gruppetti di 2-3 all’ascella delle foglie superiori, si schiudono soltanto al mattino con tempo soleggiato; hanno il calice foggiato a coppa con due sepali ineguali saldati a tubo nella parte bassa, precocemente caduchi; i petali, anch’essi precocemente caduchi, sono presenti in numero variabile da quattro a sei, hanno forma oblunga con l’apice arrotondato, di colore giallo; androceo di norma con dodici stami e antere gialle; gineceo con stimma a 5-6 ramificazioni.
Frutto:
capsula ovoide, membranosa, con apice ristretto a punta, che a maturità si divide in due per mezzo di una fessura circolare: la parte superiore, simile a un coperchietto, cade per consentire l’uscita dei semi.
Semi:
numerosi, piccoli, neri, reniformi, lucidi. Disseminati dalle formiche.
Polline: granuli pollinici monadi, radiosimmetrici, apolari; perimetro: isodiametrici 30%, iso- ed eteroassiali 70%; forma: oblato sferoidali 30%, prolato sferoidali 70%; polipantocolpati; aperture: colpi stretti, delimitanti aree pentagonali; esina: tectata, con spinulae; dimensioni: diametro medio 80 (69) 64 mµ, diametro massimo 88 (73) 64 mµ, diametro minimo 84 (69) 60 mµ. L’impollinazione, in genere, è autogama.
Numero cromosomico: 2n = 54.
Sottospecie e/o varietà: la sottospecie Portulaca oleracea L. ssp sativa (Haw.) Celak., non Schübler & Martens (= Portulaca oleracea L. var sativa (Haw.) DC.), Portulaca oleracea L. ssp sativa Schübler & Martens, Portulaca sativa Haw., Portulaca oleracea L. ssp oleracea var sativa, nota come Porcellana da orto, è spesso coltivata (soprattutto in Francia) come insalata. Si tratta di una pianta eretta e, generalmente, molto più robusta.
Habitat ed ecologia: coltivi, orti, luoghi incolti, margini di strade, aree antropizzate, di solito in posti caldi e su terreni sia sabbiosi sia pesanti, ricchi di azoto.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: Solano-Polygonetalia Convolvuli.
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Stress tolleranti (S) + competitive (C). Considerata infestante delle colture erbacee o arboree perché sottrae molti elementi nutritivi al terreno.
IUCN: N.A..
Farmacopea:
la parte aerea della pianta contiene sali potassici, oligoelementi, acidi organici, parecchia vitamina C, tanto che un tempo veniva utilizzata come pianta medicinale contro lo scorbuto. Le foglie fresche masticate sono state usate come dissetante; la loro polpa veniva applicata sulla fronte e sulle tempie per rinfrescare i febbricitanti e anche applicata sulla pelle per lenire infiammazioni. Il succo era utilizzato per normalizzare gengive dolenti e arrossate; viene ancora oggi suggerito per mitigare le affezioni infiammatorie acute della pelle quali foruncoli e orticaria. Ai giorni nostri se ne sfruttano soprattutto le moderate proprietà diuretiche e depurative.
Studi molto recenti hanno dimostrato come la Portulaca sia una ricca fonte di acidi grassi omega-3, importanti per la prevenzione degli attacchi cardiaci e nell’aumento delle difese del sistema immunitario.
Usi: la Portulaca può essere consumata cruda, sola o assieme a pomodori e porri, come insalata, o cotta per preparare frittate. I rametti, tagliati a pezzettini, e le foglie possono essere conservati sottaceto o in salamoia e usati come i capperi. La consistenza mucillaginosa della Portulaca viene sfruttata in cucina per fare addensare minestre e stufati. Un ottimo modo per gustarla è farne un'insalata cruda mescolandola con Menta (Mentha sp) e Crescione d'acqua (Nasturtium officinale R. Brown).
Curiosità: già nota agli antichi Egizi, questa pianta compare nella letteratura medica cinese attorno al 500.
Bibliografia:
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Scoprire, riconoscere, usare le erbe, Edizione Mondolibri SpA, Milano, 2000.
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G. Domina, Valderice, Sicilia, 18-09-2005
M. Aleo, Trapanese
G. Laino, Milano, 17-08-2011

Distribuzione


■ autoctona ■ alloctona ■ incerta ■ scomparsa ■ assente

Caratteristiche

Relazioni con l'uomo
[ C ] C: specie di interesse alimentare e/o aromatico
[ O ] O: specie di interesse farmaceutico-officinale
[ P ] P: specie velenose - tossiche - stupefacenti - psicotrope - irritanti - fotosensibilizzanti
Biologia riproduttiva

ER (ermafrodita): specie con organi maschili e femminili riuniti nel medesimo fiore.

[ AP+EP - BC ] AP (anemofilia): Il polline è disperso dalle correnti aeree e può avere un volo breve (piante erbacee) o lungo (alberi); EP (entomofilia): Il polline è trasportato da insetti, che vengono indotti a visitare il fiore con svariate strategie di richiamo, con o senza ricompensa; BC (barocoria): I semi relativamente pesanti, da soli o dentro i frutti, cadono per gravità a maturità o dopo un periodo di postmaturazione.

Indici di Ellenberg

Salinità: 0

L: 7; T: 8; C: 5; U: 4; R: 7; N: 7;

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