Pisum sativum L. subsp. sativum
(a cura di Giuseppe Laino)
Etimologia: l’epiteto del genere, pisum, -i, n. = “pisello” [Plinio], è il nome con il quale i Romani indicavano la specie. L’epiteto specifico è l’aggettivo latino sativus, -a, -um = “sativo, che si semina, seminato, coltivato” [Varrone, Plinio], con allusione alla principale modalità di vegetazione.
Sinonimi: Pisum hortense, Neilreich, Lathyrus oleraceus Lam.
Nomi volgari: Pisello (italiano). Liguria: Peo, Peson, Poi; Arbeggia (Vado); Arbia (Sella, Altare); Erbeggia (Rivarolo, Chiavari); Lemi (Bardineto); Lemmi (Carbuta); Peixo (Porto Maurizio), Pesei, Pesele (Sarzana); Poissi (Rezzo, Cipriano); Ponsciu (San Remo); Posciu (Oneglia); Poss (Ormea); Pox (Monesiglia); Poxi (Bestagno); Puisciu (Genova); Puixi (Albenga); Puxi (Ponti di Nava). Piemonte: Arbion, Pois (Alessandria); Erbion (Asti); Pè (Massello). Lombardia: Erbion, Taccole; Erbejo (Valtellina); Roajott, Rovajott, Rovejotto (Brescia); Tigocc (Bergamo). Veneto: Bisi, Biso, Bixo, Roveit, Rovion. Friuli: Cesaron; Cesare, Sesare (Carnia). Emilia-Romagna: Arveja, B' sarell, B' sell (Romagna); Arviott, Reviott, Rudeja, Ruviott (Reggio); Eroviglia (Bologna); Riviott (Piacenza). Toscana: Peso, Pisello. Abruzzi: Pesille, Piscille. Campania: Pesiello. Puglia: Aho (Otranto); Cicerchia (Lecce). Calabria: Poseja. Sicilia: Fasella (Avola); Fasula (Modica); Pisedda (Catania). Sardegna: Pisellu, Pisulu, Pisurci; Bisul (Alghero); Presurzisi (Olzai).
Forma biologica e di crescita: terofita volubile.
Tipo corologico: subcosmopolita. L’origine della specie non è nota con esattezza; si sa soltanto che è coltivata fin dal Neolitico (7000 a.C.) in tutto il mondo, in particolare nei Paesi asiatici (India, Cina). Probabilmente è originario del bacino del Mediterraneo o dell’Asia occidentale o delle zone a nord dell’India.
Fenologia: fiore: in genere V-VIII, frutto: in periodi diversi, in relazione alle condizioni ambientali, alla varietà coltivata e all’epoca di semina.
Limiti altitudinali: dal piano a 1600 m di altitudine.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese la specie è coltivata nelle differenti varietà sia su larga scala in pieno campo per il consumo fresco diretto dei semi, per l’industria conserviera (inscatolamento e surgelazione), o per la granella secca per l’alimentazione umana o zootecnica (pisello proteico), che su piccoli appezzamenti per i fabbisogni familiari. Pianta coltivata anche come erba foraggera da erbaio. A volte subspontanea o naturalizzata.
Habitus: erbacea annuale, dotata di radice marcatamente fittonante che si sviluppa fino a 80 cm di profondità e con numerose radici secondarie. Pianta glabra e glauca, con fusto cilindrico, sottile, gracile, leggermente angoloso, con altezza variabile da 30 cm a 3 m a seconda che si tratti di varietà nana, seminana o rampicante. Nella varietà rampicante da orto lo sviluppo è indeterminato con fruttificazione continua e protratta nel tempo. Le varietà nane hanno portamento semieretto e sono a sviluppo determinato per cui la fioritura e la maturazione dei vari palchi fiorali avvengono in un intervallo di tempo alquanto breve.
Foglie: le foglie sono paripennate, composte, formate da (1-)2-3 paia di foglioline grandi, ovali, oblunghe, intere, lunghe 2-6 cm, da uno o più paia di foglioline trasformate in cirri e da un cirro terminale ramificato molto sviluppato; alla base della foglia sono presenti due stipole fogliose, spesso macchiate di rosso, ovate e più grandi delle vere foglioline (caratteristica della specie), inguainanti il fusto con due orecchiette.
Fiore: fiori lungamente peduncolati, profumati, raccolti in numero di 1-4 in racemi ascellari ai nodi mediani e superiori del fusto. La corolla è grande e vistosa, lunga 1,5-3 cm, bianca o rosata, monocolore o bicolore nel Pisello da granella, rosso violetto nel Pisello da foraggio.
Frutto: il frutto è un legume dapprima appiattito e successivamente cilindrico, a pericarpo più o meno consistente, lungo 5-10 cm e largo più di 1,4 cm, deiscente per due valve.
Semi: grani, in genere sferici, del diametro di 5-8 mm, in numero di 4-10 (massimo 12-13) per legume, variabilissimi per forma, colore, dimensione; di norma rotondeggianti possono anche essere di forma cuboide nelle varietà dove essi sono molto serrati nel baccello. Un’importante differenza di forma è quella tra semi a tegumento liscio e grinzoso, causata dal diverso biochimismo dell’accumulo di carboidrati nei cotiledoni. Nei semi a tegumento liscio, a maturazione è presente prevalentemente amido; in quelli grinzosi poco più della metà dei carboidrati di riserva è amido mentre il resto sono zuccheri solubili, la cui presenza fa si che i semi restino dolci e teneri a lungo, durante la maturazione; ciò che costituisce un grande vantaggio rispetto ai semi lisci che, se non raccolti al momento giusto, induriscono rapidamente perdendo la dolcezza. I piselli a seme grande, verde e grinzoso sono adatti alla surgelazione mentre per l’inscatolamento sono richiesti piselli a seme piccolo e liscio. La dimensione dei semi è variabilissima: 1000 semi possono pesare da 100 a 500 g.
Polline: granuli pollinici monadi, di medie dimensioni (26-50 mµ), prolati; perimetro in vista equatoriale: circolare; tricolporati; esina: reticulata-perforata, eutectata. L’impollinazione è autogama.
Numero cromosomico: 2n = 14.
Sottospecie e/o varietà: le varietà di Pisello maggiormente coltivate sono state probabilmente ottenute per selezione dalle due sottospecie seguenti: Pisum sativum L. ssp elatius (M. Bieberstein) Ascherson et Graebner (Pisello elevato): terofita volubile, originaria dell’Europa mediterranea e dell’Asia occidentale; foglioline intere o denticolate, prive di macchia alla base delle stipole; peduncolo 1,5-2,5 volte più lungo delle due stipole alla base. Fiori lunghi 2-3 cm; vessillo, ali e carena di colori differenti: lilla, porpora scuro, rosa o verdastro; legume largo al massimo 1,2 cm; semi sferici del diametro di 3-5 mm.
Pisum sativum L. ssp arvense (L.) Ascherson et Graebner (Pisello dei campi): terofita volubile, di probabile origine mediterranea. Foglioline con margini a denti spaziati; stipole munite di una macchia violetta alla base; peduncoli fino a 1,5 volte più lungo delle due stipole alla base. Fiori lunghi 1,5-2 cm; vessillo, ali e carena di colori differenti: lilla, porpora scuro, rosa o verdastro; legume largo al massimo 1,2 cm; semi angolosi del diametro di 3-5 mm.
Sinonimi: Pisum hortense, Neilreich, Lathyrus oleraceus Lam.
Nomi volgari: Pisello (italiano). Liguria: Peo, Peson, Poi; Arbeggia (Vado); Arbia (Sella, Altare); Erbeggia (Rivarolo, Chiavari); Lemi (Bardineto); Lemmi (Carbuta); Peixo (Porto Maurizio), Pesei, Pesele (Sarzana); Poissi (Rezzo, Cipriano); Ponsciu (San Remo); Posciu (Oneglia); Poss (Ormea); Pox (Monesiglia); Poxi (Bestagno); Puisciu (Genova); Puixi (Albenga); Puxi (Ponti di Nava). Piemonte: Arbion, Pois (Alessandria); Erbion (Asti); Pè (Massello). Lombardia: Erbion, Taccole; Erbejo (Valtellina); Roajott, Rovajott, Rovejotto (Brescia); Tigocc (Bergamo). Veneto: Bisi, Biso, Bixo, Roveit, Rovion. Friuli: Cesaron; Cesare, Sesare (Carnia). Emilia-Romagna: Arveja, B' sarell, B' sell (Romagna); Arviott, Reviott, Rudeja, Ruviott (Reggio); Eroviglia (Bologna); Riviott (Piacenza). Toscana: Peso, Pisello. Abruzzi: Pesille, Piscille. Campania: Pesiello. Puglia: Aho (Otranto); Cicerchia (Lecce). Calabria: Poseja. Sicilia: Fasella (Avola); Fasula (Modica); Pisedda (Catania). Sardegna: Pisellu, Pisulu, Pisurci; Bisul (Alghero); Presurzisi (Olzai).
Forma biologica e di crescita: terofita volubile.
Tipo corologico: subcosmopolita. L’origine della specie non è nota con esattezza; si sa soltanto che è coltivata fin dal Neolitico (7000 a.C.) in tutto il mondo, in particolare nei Paesi asiatici (India, Cina). Probabilmente è originario del bacino del Mediterraneo o dell’Asia occidentale o delle zone a nord dell’India.
Fenologia: fiore: in genere V-VIII, frutto: in periodi diversi, in relazione alle condizioni ambientali, alla varietà coltivata e all’epoca di semina.
Limiti altitudinali: dal piano a 1600 m di altitudine.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese la specie è coltivata nelle differenti varietà sia su larga scala in pieno campo per il consumo fresco diretto dei semi, per l’industria conserviera (inscatolamento e surgelazione), o per la granella secca per l’alimentazione umana o zootecnica (pisello proteico), che su piccoli appezzamenti per i fabbisogni familiari. Pianta coltivata anche come erba foraggera da erbaio. A volte subspontanea o naturalizzata.
Habitus: erbacea annuale, dotata di radice marcatamente fittonante che si sviluppa fino a 80 cm di profondità e con numerose radici secondarie. Pianta glabra e glauca, con fusto cilindrico, sottile, gracile, leggermente angoloso, con altezza variabile da 30 cm a 3 m a seconda che si tratti di varietà nana, seminana o rampicante. Nella varietà rampicante da orto lo sviluppo è indeterminato con fruttificazione continua e protratta nel tempo. Le varietà nane hanno portamento semieretto e sono a sviluppo determinato per cui la fioritura e la maturazione dei vari palchi fiorali avvengono in un intervallo di tempo alquanto breve.
Foglie: le foglie sono paripennate, composte, formate da (1-)2-3 paia di foglioline grandi, ovali, oblunghe, intere, lunghe 2-6 cm, da uno o più paia di foglioline trasformate in cirri e da un cirro terminale ramificato molto sviluppato; alla base della foglia sono presenti due stipole fogliose, spesso macchiate di rosso, ovate e più grandi delle vere foglioline (caratteristica della specie), inguainanti il fusto con due orecchiette.
Fiore: fiori lungamente peduncolati, profumati, raccolti in numero di 1-4 in racemi ascellari ai nodi mediani e superiori del fusto. La corolla è grande e vistosa, lunga 1,5-3 cm, bianca o rosata, monocolore o bicolore nel Pisello da granella, rosso violetto nel Pisello da foraggio.
Frutto: il frutto è un legume dapprima appiattito e successivamente cilindrico, a pericarpo più o meno consistente, lungo 5-10 cm e largo più di 1,4 cm, deiscente per due valve.
Semi: grani, in genere sferici, del diametro di 5-8 mm, in numero di 4-10 (massimo 12-13) per legume, variabilissimi per forma, colore, dimensione; di norma rotondeggianti possono anche essere di forma cuboide nelle varietà dove essi sono molto serrati nel baccello. Un’importante differenza di forma è quella tra semi a tegumento liscio e grinzoso, causata dal diverso biochimismo dell’accumulo di carboidrati nei cotiledoni. Nei semi a tegumento liscio, a maturazione è presente prevalentemente amido; in quelli grinzosi poco più della metà dei carboidrati di riserva è amido mentre il resto sono zuccheri solubili, la cui presenza fa si che i semi restino dolci e teneri a lungo, durante la maturazione; ciò che costituisce un grande vantaggio rispetto ai semi lisci che, se non raccolti al momento giusto, induriscono rapidamente perdendo la dolcezza. I piselli a seme grande, verde e grinzoso sono adatti alla surgelazione mentre per l’inscatolamento sono richiesti piselli a seme piccolo e liscio. La dimensione dei semi è variabilissima: 1000 semi possono pesare da 100 a 500 g.
Polline: granuli pollinici monadi, di medie dimensioni (26-50 mµ), prolati; perimetro in vista equatoriale: circolare; tricolporati; esina: reticulata-perforata, eutectata. L’impollinazione è autogama.
Numero cromosomico: 2n = 14.
Sottospecie e/o varietà: le varietà di Pisello maggiormente coltivate sono state probabilmente ottenute per selezione dalle due sottospecie seguenti: Pisum sativum L. ssp elatius (M. Bieberstein) Ascherson et Graebner (Pisello elevato): terofita volubile, originaria dell’Europa mediterranea e dell’Asia occidentale; foglioline intere o denticolate, prive di macchia alla base delle stipole; peduncolo 1,5-2,5 volte più lungo delle due stipole alla base. Fiori lunghi 2-3 cm; vessillo, ali e carena di colori differenti: lilla, porpora scuro, rosa o verdastro; legume largo al massimo 1,2 cm; semi sferici del diametro di 3-5 mm.
Pisum sativum L. ssp arvense (L.) Ascherson et Graebner (Pisello dei campi): terofita volubile, di probabile origine mediterranea. Foglioline con margini a denti spaziati; stipole munite di una macchia violetta alla base; peduncoli fino a 1,5 volte più lungo delle due stipole alla base. Fiori lunghi 1,5-2 cm; vessillo, ali e carena di colori differenti: lilla, porpora scuro, rosa o verdastro; legume largo al massimo 1,2 cm; semi angolosi del diametro di 3-5 mm.
L’ideotipo è diverso secondo che la destinazione del prodotto sia il mercato orticolo oppure l’industria conserviera (granella immatura) o mangimistica (granella secca). Nel primo caso si richiede precocità e scalarità di maturazione, con cultivar di grande sviluppo (rampicanti), essendo la raccolta manuale.
Per il Pisello da pieno campo si tende alla completa meccanizzazione fino alla raccolta che deve essere effettuata in unica soluzione, per cui le regole da seguire prevedono la scelta di varietà nane, a maturazione contemporanea, a bassa “velocità di maturazione”, cioè che si mantengano teneri e dolci anche in caso di raccolta un po’ ritardata. È inoltre necessario assicurare all’industria una lavorazione prolungata e uniforme: ciò mediante coltivazioni opportunamente pianificate per quanto riguarda epoca di semina e precocità delle varietà.
Le varietà adatte alla coltura di pieno campo, e quindi alla raccolta meccanica sono quelle nane o semi-nane, a maturazione contemporanea. Il panorama varietale è vastissimo e in rapida evoluzione.
Per l’inscatolamento sono richiesti semi verde chiaro, piccoli e lisci (quindi ad alta velocità di maturazione).
Le varietà da surgelazione sono quelle con semi verde scuro, medi o grandi, grinzosi (che restano dolci a lungo). Le caratteristiche apprezzate per la coltura da granella secca sono l’alto contenuto proteico dei semi, seme piuttosto piccolo (che consente di risparmiare sulle sementi), portamento delle piante a maturità non troppo prostrato in modo che la mietitrebbiatura non provochi perdite eccessive. Quest’ultimo requisito è posseduto da certe varietà di Pisello espressamente selezionate per avere un eccezionale sviluppo dei cirri fogliari: l’intreccio dei cirri con piante vicine fa sì che tutta la vegetazione si sorregga da sé. Le varietà di questo tipo sono dette semi-leafless (parzialmente senza foglie) o afilla perché tutte le foglie vere sono trasformate in cirri, sicché solo le grandi stipole conservano il loro aspetto fogliaceo.
Habitat ed ecologia: pianta microterma con limitate esigenze di temperatura per crescere e svilupparsi; rifugge dai forti calori e dalla siccità e perciò la coltura può essere fatta con successo negli ambienti o nelle stagioni fresche. In Italia la semina si esegue in autunno nelle regioni centro-meridionali dove l’inverno è mite mentre in quelle settentrionali questa epoca di semina può essere adottata solo con varietà resistenti al freddo; in caso contrario, si semina in primavera, con la cessazione dei rigori invernali.
Il Pisello germina con accettabile prontezza con temperature del terreno intorno a 4 °C, mentre la temperatura ottimale per il compimento del ciclo vitale è compreso tra 15 °C e 18 °C.
La resistenza della pianta al freddo è limitata, ma varia molto con il grado di sviluppo della pianta e con la varietà. La fase di massima resistenza è lo stadio “4-5 foglie”, in cui sopporta senza danno temperature fino a -8 °C. Allo stadio di fioritura anche gelate leggere sono dannose.
In generale la maggiore intolleranza del Pisello è per le alte temperature: forti calure durante la fase di riempimento dei semi da raccogliere freschi ne accelerano troppo la maturazione e ne provocano il rapido indurimento con gravissimo pregiudizio per la qualità, mentre in condizioni di temperatura moderata e di elevata umidità dell’aria la maturazione avviene con gradualità e la raccolta può essere fatta in tutta tranquillità.
Il Pisello teme moltissimo i ristagni di umidità che rendono il terreno freddo e asfittico. Non ha esigenze particolari riguardo al terreno, tuttavia i terreni più adatti sono quelli piuttosto sciolti (per tessitura e struttura), caldi, ben areati, con moderato contenuto di calcio e pH compreso tra 6,5 e 7,5, di buona capacità idrica.
Per il Pisello da pieno campo si tende alla completa meccanizzazione fino alla raccolta che deve essere effettuata in unica soluzione, per cui le regole da seguire prevedono la scelta di varietà nane, a maturazione contemporanea, a bassa “velocità di maturazione”, cioè che si mantengano teneri e dolci anche in caso di raccolta un po’ ritardata. È inoltre necessario assicurare all’industria una lavorazione prolungata e uniforme: ciò mediante coltivazioni opportunamente pianificate per quanto riguarda epoca di semina e precocità delle varietà.
Le varietà adatte alla coltura di pieno campo, e quindi alla raccolta meccanica sono quelle nane o semi-nane, a maturazione contemporanea. Il panorama varietale è vastissimo e in rapida evoluzione.
Per l’inscatolamento sono richiesti semi verde chiaro, piccoli e lisci (quindi ad alta velocità di maturazione).
Le varietà da surgelazione sono quelle con semi verde scuro, medi o grandi, grinzosi (che restano dolci a lungo). Le caratteristiche apprezzate per la coltura da granella secca sono l’alto contenuto proteico dei semi, seme piuttosto piccolo (che consente di risparmiare sulle sementi), portamento delle piante a maturità non troppo prostrato in modo che la mietitrebbiatura non provochi perdite eccessive. Quest’ultimo requisito è posseduto da certe varietà di Pisello espressamente selezionate per avere un eccezionale sviluppo dei cirri fogliari: l’intreccio dei cirri con piante vicine fa sì che tutta la vegetazione si sorregga da sé. Le varietà di questo tipo sono dette semi-leafless (parzialmente senza foglie) o afilla perché tutte le foglie vere sono trasformate in cirri, sicché solo le grandi stipole conservano il loro aspetto fogliaceo.
Habitat ed ecologia: pianta microterma con limitate esigenze di temperatura per crescere e svilupparsi; rifugge dai forti calori e dalla siccità e perciò la coltura può essere fatta con successo negli ambienti o nelle stagioni fresche. In Italia la semina si esegue in autunno nelle regioni centro-meridionali dove l’inverno è mite mentre in quelle settentrionali questa epoca di semina può essere adottata solo con varietà resistenti al freddo; in caso contrario, si semina in primavera, con la cessazione dei rigori invernali.
Il Pisello germina con accettabile prontezza con temperature del terreno intorno a 4 °C, mentre la temperatura ottimale per il compimento del ciclo vitale è compreso tra 15 °C e 18 °C.
La resistenza della pianta al freddo è limitata, ma varia molto con il grado di sviluppo della pianta e con la varietà. La fase di massima resistenza è lo stadio “4-5 foglie”, in cui sopporta senza danno temperature fino a -8 °C. Allo stadio di fioritura anche gelate leggere sono dannose.
In generale la maggiore intolleranza del Pisello è per le alte temperature: forti calure durante la fase di riempimento dei semi da raccogliere freschi ne accelerano troppo la maturazione e ne provocano il rapido indurimento con gravissimo pregiudizio per la qualità, mentre in condizioni di temperatura moderata e di elevata umidità dell’aria la maturazione avviene con gradualità e la raccolta può essere fatta in tutta tranquillità.
Il Pisello teme moltissimo i ristagni di umidità che rendono il terreno freddo e asfittico. Non ha esigenze particolari riguardo al terreno, tuttavia i terreni più adatti sono quelli piuttosto sciolti (per tessitura e struttura), caldi, ben areati, con moderato contenuto di calcio e pH compreso tra 6,5 e 7,5, di buona capacità idrica.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: -
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Stress tolleranti (S).
IUCN: N.A..
Farmacopea: pianta di nessun impiego farmacologico; tuttavia i suoi semi, molto nutrienti, sono ricchi di glucidi e protidi e contengono inoltre lipidi, sali minerali, fosforo e le vitamine A, B1, B2, PP, D: utilissimi per i convalescenti ma anche per chi lavora molto, sia manualmente sia intellettualmente. Non sono però consigliabili ai dispeptici, spesso nevrotici o sedentari, la cui funzione digestiva gastrica o intestinale può essere alterata da lesioni anatomiche o da atonia: possono causare loro dolori, meteorismo e diarrea, come succedeva a Luigi XIV, ghiotto di piselli che gli provocavano poi malesseri.
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Stress tolleranti (S).
IUCN: N.A..
Farmacopea: pianta di nessun impiego farmacologico; tuttavia i suoi semi, molto nutrienti, sono ricchi di glucidi e protidi e contengono inoltre lipidi, sali minerali, fosforo e le vitamine A, B1, B2, PP, D: utilissimi per i convalescenti ma anche per chi lavora molto, sia manualmente sia intellettualmente. Non sono però consigliabili ai dispeptici, spesso nevrotici o sedentari, la cui funzione digestiva gastrica o intestinale può essere alterata da lesioni anatomiche o da atonia: possono causare loro dolori, meteorismo e diarrea, come succedeva a Luigi XIV, ghiotto di piselli che gli provocavano poi malesseri.
Tecnica colturale: il Pisello è una coltura di precessione ottima per il frumento in quanto libera presto il terreno, lo lascia alquanto sgombro dalle malerbe e con un buon residuo di azoto, stimabile dell’ordine di 40-60 kg/ha. Esso è quindi coltivabile tra due cereali autunnali. Si lascia un intervallo di almeno 4 o 5 anni prima di far tornare il Pisello sullo stesso terreno, per evitare la comparsa di malattie.
La concimazione minerale più importante è quella fosfatica in misura di 60-80 kg/ha di P2O5. Il potassio si somministra in terreni poveri di questo elemento, mentre l’azoto non dà, in genere, risposta; al massimo 20-30 kg/ha di azoto potrebbero essere dati alla semina. La preparazione del terreno è molto simile a quella per il frumento: lavorazione a media profondità, affinamento delle zolle anche in profondità per evitare cavernosità, ma affinamento superficiale non particolarmente spinto, data la grossezza del seme. Grande importanza hanno invece lo spianamento e la regolarizzazione superficiale dei campi, che devono essere perfetti per rendere più agevole il futuro lavoro della mietitrebbiatrice.
L’epoca di semina più comune nelle regioni del Centro-Nord dove la coltivazione del Pisello da granella è attualmente più diffusa, è in febbraio, appena la temperatura del terreno risale a 5-6 °C; ma ove si disponga di varietà abbastanza resistenti al freddo, la semina autunnale è da preferire e va fatta in tempo perché all’arrivo dei freddi le piantine siano arrivate allo stadio di 3-4 foglie. In genere l’epoca è ottobre nel Nord Italia, novembre nel Centro Sud (qualche giorno prima del frumento).
Nel caso di colture per l’industria le semine si eseguono scalarmene, in modo da prolungare il periodo di maturazione-raccolta. In pieno campo la semina va fatta a file distanti tra loro 30-80 cm e 18-25 cm tra le piante in modo da spingere la coltivazione a una maggiore competizione verso le erbe infestanti e rendere più facile la raccolta meccanica.
Il Pisello si semina a 70-100 semi/m2 per avere da 50 a 70 piante/m2; peraltro la coltura, ramificandosi più o meno, riesce a compensare difetti di densità. A seconda del peso medio dei semi, le quantità occorrenti oscillano da 150 a oltre 250 kg/ha. Per l’operazione di semina si usano in genere le seminatrici universali da frumento, avendo cura di controllare che i semi non siano spaccati dal distributore. I semi vanno posti alla profondità di 50-70 mm per ridurre la predazione da parte di uccelli e roditori.
Interventi meccanici nel corso della coltivazione sono impossibili data la fittezza delle file e, d’altra parte, sono resi non necessari dal diserbo chimico. Il controllo delle erbe infestanti del Pisello può essere realizzato con un’efficacia pienamente soddisfacente tramite il diserbo chimico che in genere richiede due interventi: uno pre-semina o pre-emergenza e un altro eventuale in post-emergenza. Trattamenti chimici possono rendersi necessari per combattere le avversità biotiche.
Raccolta e utilizzazione: i Piselli mangiatutto si raccolgono circa 80-100 giorni dopo la semina, quando i semi sono a metà dello sviluppo. I Piselli da sgranare si raccolgono dopo circa 110-120 giorni. La durata della coltivazione varia a seconda del periodo dell’anno in cui si svolge, della tecnica colturale e della varietà impiegata, che può essere più o meno precoce.
Il Pisello da industria va raccolto ad un giusto grado di maturazione, definito dalla tenerezza del seme valutata in gradi tenderometrici. I grani al di sotto di 90 gradi tenderometrici sono troppo teneri, quelli al di sopra di 130 sono troppo duri; il grado di maturazione più conveniente sia per l’agricoltore sia per l’industria è di 110 gradi.
Un altro aspetto qualitativo importante nel determinare il momento della raccolta per il Pisello da inscatolamento è il calibro dei semi. La raccolta del Pisello da industria si è evoluta attraverso le seguenti tappe: 1) falcia-andanatura, carico, trasporto, sgranatura a posta fissa in fabbrica; 2) falcia-sgranatura in campo; 3) pettina-sgranatura con macchina semovente che stacca i baccelli e sgrana solo questi, quest’ultima soluzione è quella attualmente preferita per la velocità di esecuzione (1 ora/ha). I Piselli secchi si raccolgono con le mietitrebbiatrici da frumento evitando di attendere che i baccelli e i semi si dissecchino troppo (forti perdite per sgranatura). Le produzioni ordinarie di buone colture sono 4-4,5 t/ha di semi freschi sgranati di Pisello da industria. Buone rese di granella secca sono di 3,5-4 t/ha.
Avversità: le principali avversità in cui il Pisello può incorrere sono le seguenti. Parassiti animali: Tonchio del pisello (Phytomyza atricornis): allo stadio di larva, danneggia i semi, scavando gallerie all’interno; i semi colpiti non sono più utilizzabili. Tortrice del pisello (Delia platura): provoca rosure nei semi all’interno dei baccelli. Tripide del pisello (Etiella zinckenella): attacca le foglie, i fiori e i frutti, provocando macchie argentee; i fiori attaccati spesso non producono frutti; i legumi si presentano deformati e di dimensioni ridotte.
Parassiti vegetali. Peronospora (Peronospora pisi): la malattia si manifesta in periodi freddi e piovosi con la formazione di macchie clorotiche sulla parte superiore delle foglie e muffa bianca prima, violacea poi su quella inferiore; Antracnosi (Ascochyta pisi, seccume del Pisello): in genere la malattia compare su foglie e baccelli, sui quali provoca macchie bianco-grigiastre tondeggianti, con margine bruno-rossastro. Muffa grigia (Eryiphe poligoni): sui legumi si forma una muffa grigiastra, che ricopre zone marcescenti. La ruggine del Pisello (Uromyces pisi). Batteriosi: provoca lesioni a macchia d’olio sui baccelli. Fusariosi: provoca necrosi del colletto con conseguente ingiallimento e avvizzimento rapido delle piantine.
La concimazione minerale più importante è quella fosfatica in misura di 60-80 kg/ha di P2O5. Il potassio si somministra in terreni poveri di questo elemento, mentre l’azoto non dà, in genere, risposta; al massimo 20-30 kg/ha di azoto potrebbero essere dati alla semina. La preparazione del terreno è molto simile a quella per il frumento: lavorazione a media profondità, affinamento delle zolle anche in profondità per evitare cavernosità, ma affinamento superficiale non particolarmente spinto, data la grossezza del seme. Grande importanza hanno invece lo spianamento e la regolarizzazione superficiale dei campi, che devono essere perfetti per rendere più agevole il futuro lavoro della mietitrebbiatrice.
L’epoca di semina più comune nelle regioni del Centro-Nord dove la coltivazione del Pisello da granella è attualmente più diffusa, è in febbraio, appena la temperatura del terreno risale a 5-6 °C; ma ove si disponga di varietà abbastanza resistenti al freddo, la semina autunnale è da preferire e va fatta in tempo perché all’arrivo dei freddi le piantine siano arrivate allo stadio di 3-4 foglie. In genere l’epoca è ottobre nel Nord Italia, novembre nel Centro Sud (qualche giorno prima del frumento).
Nel caso di colture per l’industria le semine si eseguono scalarmene, in modo da prolungare il periodo di maturazione-raccolta. In pieno campo la semina va fatta a file distanti tra loro 30-80 cm e 18-25 cm tra le piante in modo da spingere la coltivazione a una maggiore competizione verso le erbe infestanti e rendere più facile la raccolta meccanica.
Il Pisello si semina a 70-100 semi/m2 per avere da 50 a 70 piante/m2; peraltro la coltura, ramificandosi più o meno, riesce a compensare difetti di densità. A seconda del peso medio dei semi, le quantità occorrenti oscillano da 150 a oltre 250 kg/ha. Per l’operazione di semina si usano in genere le seminatrici universali da frumento, avendo cura di controllare che i semi non siano spaccati dal distributore. I semi vanno posti alla profondità di 50-70 mm per ridurre la predazione da parte di uccelli e roditori.
Interventi meccanici nel corso della coltivazione sono impossibili data la fittezza delle file e, d’altra parte, sono resi non necessari dal diserbo chimico. Il controllo delle erbe infestanti del Pisello può essere realizzato con un’efficacia pienamente soddisfacente tramite il diserbo chimico che in genere richiede due interventi: uno pre-semina o pre-emergenza e un altro eventuale in post-emergenza. Trattamenti chimici possono rendersi necessari per combattere le avversità biotiche.
Raccolta e utilizzazione: i Piselli mangiatutto si raccolgono circa 80-100 giorni dopo la semina, quando i semi sono a metà dello sviluppo. I Piselli da sgranare si raccolgono dopo circa 110-120 giorni. La durata della coltivazione varia a seconda del periodo dell’anno in cui si svolge, della tecnica colturale e della varietà impiegata, che può essere più o meno precoce.
Il Pisello da industria va raccolto ad un giusto grado di maturazione, definito dalla tenerezza del seme valutata in gradi tenderometrici. I grani al di sotto di 90 gradi tenderometrici sono troppo teneri, quelli al di sopra di 130 sono troppo duri; il grado di maturazione più conveniente sia per l’agricoltore sia per l’industria è di 110 gradi.
Un altro aspetto qualitativo importante nel determinare il momento della raccolta per il Pisello da inscatolamento è il calibro dei semi. La raccolta del Pisello da industria si è evoluta attraverso le seguenti tappe: 1) falcia-andanatura, carico, trasporto, sgranatura a posta fissa in fabbrica; 2) falcia-sgranatura in campo; 3) pettina-sgranatura con macchina semovente che stacca i baccelli e sgrana solo questi, quest’ultima soluzione è quella attualmente preferita per la velocità di esecuzione (1 ora/ha). I Piselli secchi si raccolgono con le mietitrebbiatrici da frumento evitando di attendere che i baccelli e i semi si dissecchino troppo (forti perdite per sgranatura). Le produzioni ordinarie di buone colture sono 4-4,5 t/ha di semi freschi sgranati di Pisello da industria. Buone rese di granella secca sono di 3,5-4 t/ha.
Avversità: le principali avversità in cui il Pisello può incorrere sono le seguenti. Parassiti animali: Tonchio del pisello (Phytomyza atricornis): allo stadio di larva, danneggia i semi, scavando gallerie all’interno; i semi colpiti non sono più utilizzabili. Tortrice del pisello (Delia platura): provoca rosure nei semi all’interno dei baccelli. Tripide del pisello (Etiella zinckenella): attacca le foglie, i fiori e i frutti, provocando macchie argentee; i fiori attaccati spesso non producono frutti; i legumi si presentano deformati e di dimensioni ridotte.
Parassiti vegetali. Peronospora (Peronospora pisi): la malattia si manifesta in periodi freddi e piovosi con la formazione di macchie clorotiche sulla parte superiore delle foglie e muffa bianca prima, violacea poi su quella inferiore; Antracnosi (Ascochyta pisi, seccume del Pisello): in genere la malattia compare su foglie e baccelli, sui quali provoca macchie bianco-grigiastre tondeggianti, con margine bruno-rossastro. Muffa grigia (Eryiphe poligoni): sui legumi si forma una muffa grigiastra, che ricopre zone marcescenti. La ruggine del Pisello (Uromyces pisi). Batteriosi: provoca lesioni a macchia d’olio sui baccelli. Fusariosi: provoca necrosi del colletto con conseguente ingiallimento e avvizzimento rapido delle piantine.
Il Pisello e Mendel: Gregor Johann Mendel (Hynčice, 20 luglio 1822-Brno, 6 gennaio 1884) è stato un biologo e un canonico agostiniano ceco, considerato, per le sue osservazioni sui caratteri ereditari, il precursore della moderna genetica. Egli utilizzò i piselli durante i suoi esperimenti sulla trasmissione dei caratteri, cosa che si rivelò una scelta redditizia, visto che il Pisello, oltre a essere una pianta di facile coltivazione, è capace anche di autoimpollinarsi, ma soprattutto perché molti dei geni della pianta sono localizzati in cromosomi diversi, caratteristica essenziale per lo studio sulla trasmissione dei caratteri.
Il concetto base concepito dal monaco era molto innovativo; egli infatti dedusse che l'ereditarietà era un fenomeno dovuto ad agenti specifici contenuti nei genitori, al contrario di quanto creduto all'epoca. Non si può tuttavia ancora parlare di genetica.
Mendel identificò dopo sette anni di selezione sette "Linee pure": sette varietà di pisello che differivano per caratteri estremamente visibili (forma del seme liscio o rugoso; colore del seme giallo o verde): è proprio grazie a queste caratteristiche che tale pianta (Pisum sativum) si prestava particolarmente, oltre che a un semplice sistema riproduttivo; il monaco poteva impollinare a piacimento i suoi vegetali. Egli operò con un vastissimo numero di esemplari perché sapeva che le leggi della probabilità si manifestano sui grandi numeri.
Mendel prese due varietà di piante di pisello completamente diverse,appartenenti alle cosiddette linee pure (ovvero quelle nelle quali l'aspetto è rimasto costante dopo numerose generazioni), ed iniziò ad incrociare le suddette per caratteri specularmente diversi: ad esempio una pianta a fiori rossi con una pianta a fiori bianchi. Notò che la prima generazione filiale (detta anche F1) manifestava soltanto uno dei caratteri delle generazioni parentali (detta anche P) e ne dedusse che uno dei due caratteri doveva essere dominante rispetto all'altro: da questa osservazione trae origine la legge sulla dominanza. Incrociando poi tra loro le piante della generazione F1, Mendel osservò la ricomparsa, in parte della successiva generazione, di caratteri "persi" nella F1 e capì quindi che essi non erano realmente scomparsi, bensì erano stati "oscurati" da quello dominante. Osservando la periodicità della seconda generazione filiale o F2, (tre esemplari mostrano il gene dominante e uno il gene recessivo) Mendel portò le scoperte ancora più avanti determinando: l'esistenza dei geni (detti in un primo momento caratteri determinanti ereditari); i fenotipi alternativi presenti nella F2 sono definiti da forme diverse dello stesso gene, tali forme sono chiamate alleli; per dare origine alla periodicità della F2 ogni tipo di gene deve essere presente, nelle piante di pisello adulte, con due coppie per cellula che si segregano al momento della produzione dei gameti.
Il concetto base concepito dal monaco era molto innovativo; egli infatti dedusse che l'ereditarietà era un fenomeno dovuto ad agenti specifici contenuti nei genitori, al contrario di quanto creduto all'epoca. Non si può tuttavia ancora parlare di genetica.
Mendel identificò dopo sette anni di selezione sette "Linee pure": sette varietà di pisello che differivano per caratteri estremamente visibili (forma del seme liscio o rugoso; colore del seme giallo o verde): è proprio grazie a queste caratteristiche che tale pianta (Pisum sativum) si prestava particolarmente, oltre che a un semplice sistema riproduttivo; il monaco poteva impollinare a piacimento i suoi vegetali. Egli operò con un vastissimo numero di esemplari perché sapeva che le leggi della probabilità si manifestano sui grandi numeri.
Mendel prese due varietà di piante di pisello completamente diverse,appartenenti alle cosiddette linee pure (ovvero quelle nelle quali l'aspetto è rimasto costante dopo numerose generazioni), ed iniziò ad incrociare le suddette per caratteri specularmente diversi: ad esempio una pianta a fiori rossi con una pianta a fiori bianchi. Notò che la prima generazione filiale (detta anche F1) manifestava soltanto uno dei caratteri delle generazioni parentali (detta anche P) e ne dedusse che uno dei due caratteri doveva essere dominante rispetto all'altro: da questa osservazione trae origine la legge sulla dominanza. Incrociando poi tra loro le piante della generazione F1, Mendel osservò la ricomparsa, in parte della successiva generazione, di caratteri "persi" nella F1 e capì quindi che essi non erano realmente scomparsi, bensì erano stati "oscurati" da quello dominante. Osservando la periodicità della seconda generazione filiale o F2, (tre esemplari mostrano il gene dominante e uno il gene recessivo) Mendel portò le scoperte ancora più avanti determinando: l'esistenza dei geni (detti in un primo momento caratteri determinanti ereditari); i fenotipi alternativi presenti nella F2 sono definiti da forme diverse dello stesso gene, tali forme sono chiamate alleli; per dare origine alla periodicità della F2 ogni tipo di gene deve essere presente, nelle piante di pisello adulte, con due coppie per cellula che si segregano al momento della produzione dei gameti.
Le leggi di Mendel: 1) legge della dominanza (o legge della omogeneità di fenotipo): gli individui nati dall'incrocio tra due ceppi puri che differiscono per una coppia di fattori presentano tutti uno solo dei due fattori, quello dominante. Questo significa che, in ogni caso, nella generazione successiva uno dei caratteri antagonisti non si manifesta mai nel fenotipo; 2) legge della segregazione (o legge della disgiunzione): durante il processo di meiosi, i caratteri (siano essi dominanti o recessivi) si posizionano casualmente sui cromosomi omologhi. A seguito della divisione e della successiva fecondazione i cromosomi che andranno a unirsi posseggono dei caratteri casuali ereditati da entrambi i genitori; 3) legge dell'assortimento indipendente (o legge di indipendenza dei caratteri): I caratteri si trasmettono indipendentemente l'uno dagli altri,secondo precise combinazioni.
La prima prima però non è una vera e propria legge. Le leggi di Mendel, per definizione, sono quella della segregazione e quella dell'assortimento indipendente.
Esistono anche delle eccezioni alla legge della dominanza: una pianta può presentare fiori di vario colore. Se si incrocia una pianta con fiori rossi con una con fiori bianchi, si ottiene un fiore rosa (bocca di leone) perché entrambi i geni dei colori sono dominanti; in questo caso si chiama dominazione incompleta.
Al principio del 1900, con la riscoperta delle teorie di Mendel, le scienze evoluzionistiche "incrociarono" le sue scoperte con le ipotesi di Darwin; si ebbe così la nascita della cosidetta "sintesi moderna", ovvero la teoria evolutiva più autorevole, che rimase in auge fino agli anni '70 del 1900. Questa teoria postulava la graduale selezione dei caratteri più favorevoli, alla luce delle teorie genetiche, seguendo un adattamento delle specie all'ambiente. Questa teoria è stata in parte modificata e resa più rispondente alle prove empiriche dalla "teoria degli equilibri punteggiati", che comunque riconosce le leggi di Mendel e il fondamentale contributo della genetica per studiare i processi evolutivi.
Esistono anche delle eccezioni alla legge della dominanza: una pianta può presentare fiori di vario colore. Se si incrocia una pianta con fiori rossi con una con fiori bianchi, si ottiene un fiore rosa (bocca di leone) perché entrambi i geni dei colori sono dominanti; in questo caso si chiama dominazione incompleta.
Al principio del 1900, con la riscoperta delle teorie di Mendel, le scienze evoluzionistiche "incrociarono" le sue scoperte con le ipotesi di Darwin; si ebbe così la nascita della cosidetta "sintesi moderna", ovvero la teoria evolutiva più autorevole, che rimase in auge fino agli anni '70 del 1900. Questa teoria postulava la graduale selezione dei caratteri più favorevoli, alla luce delle teorie genetiche, seguendo un adattamento delle specie all'ambiente. Questa teoria è stata in parte modificata e resa più rispondente alle prove empiriche dalla "teoria degli equilibri punteggiati", che comunque riconosce le leggi di Mendel e il fondamentale contributo della genetica per studiare i processi evolutivi.
Miti, leggende, detti e credenze popolari: i numerosi e ben ordinati semi del Pisello hanno ispirato, come le lenticchie o i chicchi d’uva, i simboli della ricchezza e della fecondità. Negli Apotelésmata Apomasaris sostiene che sognare questo legume, simbolo della Luna, è segno di buon augurio. Schlegel riferiva nella sua Uranografia cinese che negli Stati di Tsin e di Weim durante la notte del settimo giorno della settima luna, si seminavano in un vaso di porcellana piselli e grano; e quando fli steli avevano raggiunto la lunghezza di qualche pollice, li si legava insieme con un nastro di seta rossa e blu. Questa operazione erano detta «piantare il principio della vita».
In Germanische Mythen Wilhelm Mannhardt riferisce che i piselli, consacrati al dio Tor, erano il cibo prediletto di Thunar.
La fama di cibo indigesto per i dispeptici fu a tal punto ingigantita che a Napoli gli impresari di pompe funebri usavano dire ai loro creditori a pesielle pavammo, «pagheremo al tempo dei piselli», perché in quel periodo erano certi che gli affari sarebbero andati a gonfie vele.
Questo legume, familiare nelle nostre cucine, ha ispirato la metafora vegetale dell’organo maschile, soprattutto di quello dei bimbi, che una volta si chiamava eufemisticamente pisellino.
La forma dei semi ha dato il nome a un tessuto fantasia per abiti femminili e cravatte che i francesi hanno chiamato à pois, termine adottato universalmente. Infine il color pisello indica la sfumatura verde pallido, tipica di questo legume.
Un pisello non simbolico ha dato origine al modo di dire «È una principessa sul pisello», riferito a una donna eccessivamente delicata e un poco snob. Non così l’intendeva Andersen nelle sue Fiabe, narrando nella «Principessa sul pisello» di un principe il quale voleva sposare una sua pari. Aveva girato tutto il mondo, in lungo e in largo, ma non era riuscito a trovare la fanciulla che lo convincesse pienamente. Di principesse ce n’erano tante, ma a tutte mancava qualcosa che egli non riusciva a definire. Così tornò a casa deluso e un poco depresso.
In una notte di lampi e fulmini qualcuno bussò all’uscio e il re, assonnato, andò ad aprire. Fuori aspettava una fanciulla inzuppata dalla pioggia che le colava da ogni parte e usciva persino dalla punta delle scarpe. «Sono una principessa» si presentò. Ma la regina diffidente pensò: «Questo lo vedremo noi!». Andò nella camera dove l’avrebbe ospitata e mise sul fondo del letto un pisello; prese poi venti materassi, li posò su di esso e sopra i materassi accumulò venti cuscinoni di piuma.
La mattina la regina e il principe domandarono alla fanciulla come avesse dormito. «Orribilmente!» si lagnò questa «non ho quasi chiuso occhio in tutta la notte! Ero coricata su qualcosa di duro e sono tutta un livido. È stata un’esperienza terribile!».
A quelle parole capirono che era una vera principessa. Chi avrebbe potuto avere una pelle così sensibile se non una figlia di re? Sicché il principe la sposò, mentre il pisello fu conservato nel museo, dove si può vedere ancora oggi.
L’assurda favola testimonia non tanto la regalità della principessa, quanto una mentalità popolare moderna che identificava la nobiltà con quella estenuata delle corti.
Bibliografia:
In Germanische Mythen Wilhelm Mannhardt riferisce che i piselli, consacrati al dio Tor, erano il cibo prediletto di Thunar.
La fama di cibo indigesto per i dispeptici fu a tal punto ingigantita che a Napoli gli impresari di pompe funebri usavano dire ai loro creditori a pesielle pavammo, «pagheremo al tempo dei piselli», perché in quel periodo erano certi che gli affari sarebbero andati a gonfie vele.
Questo legume, familiare nelle nostre cucine, ha ispirato la metafora vegetale dell’organo maschile, soprattutto di quello dei bimbi, che una volta si chiamava eufemisticamente pisellino.
La forma dei semi ha dato il nome a un tessuto fantasia per abiti femminili e cravatte che i francesi hanno chiamato à pois, termine adottato universalmente. Infine il color pisello indica la sfumatura verde pallido, tipica di questo legume.
Un pisello non simbolico ha dato origine al modo di dire «È una principessa sul pisello», riferito a una donna eccessivamente delicata e un poco snob. Non così l’intendeva Andersen nelle sue Fiabe, narrando nella «Principessa sul pisello» di un principe il quale voleva sposare una sua pari. Aveva girato tutto il mondo, in lungo e in largo, ma non era riuscito a trovare la fanciulla che lo convincesse pienamente. Di principesse ce n’erano tante, ma a tutte mancava qualcosa che egli non riusciva a definire. Così tornò a casa deluso e un poco depresso.
In una notte di lampi e fulmini qualcuno bussò all’uscio e il re, assonnato, andò ad aprire. Fuori aspettava una fanciulla inzuppata dalla pioggia che le colava da ogni parte e usciva persino dalla punta delle scarpe. «Sono una principessa» si presentò. Ma la regina diffidente pensò: «Questo lo vedremo noi!». Andò nella camera dove l’avrebbe ospitata e mise sul fondo del letto un pisello; prese poi venti materassi, li posò su di esso e sopra i materassi accumulò venti cuscinoni di piuma.
La mattina la regina e il principe domandarono alla fanciulla come avesse dormito. «Orribilmente!» si lagnò questa «non ho quasi chiuso occhio in tutta la notte! Ero coricata su qualcosa di duro e sono tutta un livido. È stata un’esperienza terribile!».
A quelle parole capirono che era una vera principessa. Chi avrebbe potuto avere una pelle così sensibile se non una figlia di re? Sicché il principe la sposò, mentre il pisello fu conservato nel museo, dove si può vedere ancora oggi.
L’assurda favola testimonia non tanto la regalità della principessa, quanto una mentalità popolare moderna che identificava la nobiltà con quella estenuata delle corti.
Bibliografia:
CATTABIANI A., Florario (Miti, leggende e simboli di fiori e piante), Oscar Saggi Mondadori, I edizione, 1998.
HALBRITTER H., Pisum sativum. In: BUCHNER R. & WEBER M. (2000 onwards). PalDat - a palynological database: Descriptions, illustrations, identification, and information retrieval.
LAUBER K., WAGNER G., Flora Helvetica (Flore illustrée de Suisse), 2ème édition, Editions Paul Haupt, 2001.
MANENTI G., Il grande libro dei fiori e delle piante, Selezione dal Reader’s Digest, Milano.
HALBRITTER H., Pisum sativum. In: BUCHNER R. & WEBER M. (2000 onwards). PalDat - a palynological database: Descriptions, illustrations, identification, and information retrieval.
LAUBER K., WAGNER G., Flora Helvetica (Flore illustrée de Suisse), 2ème édition, Editions Paul Haupt, 2001.
MANENTI G., Il grande libro dei fiori e delle piante, Selezione dal Reader’s Digest, Milano.
SODI F., http://www.agraria.org/coltivazionierbacee/pisello.htm
http://it.wikipedia.org/wiki/Gregor_Mendel
www.dryades.eu
www.paldat.org
www.dryades.eu
www.paldat.org