Hippophae rhamnoides L. subsp. fluviatilis V. Soest
(a cura di Giuseppe Laino)
Etimologia: l’epiteto del genere Hippophaë è il nome greco usato già da Ippocrate e Dioscoride per una pianta spinosa indeterminata; il suo significato sembra essere “schiarire il cavallo” con allusione all’antico uso di utilizzare il succo dei suoi frutti per conferire lucentezza al mantello dei cavalli. L’epiteto specifico rhamnoides si rifà al nome latino del genere rhamnus o rhamnos, -i, f. = “ranno, biancospino” (pianta) [Plinio] cui somiglia vagamente nell’aspetto.
Sinonimi:
Nomi volgari: Olivello, Olivello spinoso (italiano). Piemonte: Gorra. Lombardia: Spino dell’Adda, Briusciol. Veneto: Sbregavache, Spin bianco dell’Adese, Spin de iara. Friuli: Ue di cornitt, Uve di Boràz, Baràz di cise, Barazzàr. Emilia-Romagna: Spin de berleida, Bozzeini. Marche: Olivella spinosa.
Forma biologica e di crescita: fanerofita cespugliosa.
Tipo corologico: euroasiatico: diffuso in Europa centrosettentrionale, Asia occidentale e centrale fino alla Cina occidentale.
Fenologia: fiore: III-IV, frutto: IX-X, diaspora: XI.
Limiti altitudinali: dal piano 1700 m di altitudine.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese è presente nelle regioni centrosettentrionali, soprattutto nelle zone collinari.
Habitus: arbusto molto ramificato, con un’altezza che rimane contenuta entro i 3-4 metri, ma occasionalmente assume l’aspetto di un piccolo albero (10 m). I rami sono brevi, con poche ramificazioni, per cui la chioma assume un aspetto disordinato e rado. Tutti i rami sono fortemente lignificati ed anche quelli più sottili hanno scarsa elasticità; inoltre sono dotati di spine originate da metamorfosi e trasformazioni caulinari; i rami più corti sono affusolati e terminanti con una spina; i rami più vecchi posseggono una scorza chiara e grigiastra mentre in quelli più giovani la scorza è scagliosa, grigio chiara, quasi argentea. La scorza del fusto, di colore da grigio marrone a nerastra, rugosa, si fessura verticalmente.
Foglie: le foglie sono alterne e di forma lanceolata o lineare, lunghe 2-6 cm e larghe 3-5(-10) mm, il picciolo è molto corto, quasi assente, il margine è sempre intero, a volte revoluto; la superficie superiore è verde opaca punteggiata di grigio, quella inferiore è grigio argentea per la presenza di un folto strato di peli con scaglie rosse. La lamina è solcata da una nervatura mediana ben marcata.
Fiore: pianta dioica con fiori unisessuali tetrameri, attinomorfi, di piccole dimensioni e poco vistosi che compaiono prima delle foglie; i fiori maschili lunghi 3 mm sono raccolti in corti amenti, sessili, brunastri, hanno un calice di due sepali che racchiudono i quattro stami sormontati da antere ovoidali gialle, la corolla manca; i fiori femminili, lunghi 2 mm, verdastri, sono inseriti isolati o a coppie e hanno un involucro tubulare, diviso in due all’apice, che racchiude l’ovario supero.
Frutto: negli esemplari femminili, a fecondazione avvenuta, i fiori sono seguiti dai frutti formati dall’involucro che si accresce, drupacei, giallo arancio, globosi, del diametro di 7-8 mm, ammassati sulla parte mediana e terminale dei rametti. La polpa è commestibile, dal sapore acidulo. I frutti giungono a maturazione in autunno e persistono in inverno sui rami spogli, con effetto decorativo.
Semi: nocciolo ovato e duro, bruno rossastro, che rinchiude il seme.
Polline: granuli pollinici in visione polare circolari triangolari smussati con pori sporgenti, da circolari a ellittici in visione equatoriale; dimensioni: asse polare 23,9 (21,8-25,7) mµ, asse equatoriale 24,4 (23,7-25,7) mµ; aperture: trizonocolporati con colpi molto lunghi, stretti e pori ovali, lalongati (circa 2,7 x 5,9 mµ); esina: scabrata, sottile, la superficie esterna forma un vestibulum sotto ciascun pori; intina: sottile, alquanto spessa dietro i pori; plasma (micro-)granulato. L’impollinazione è entomofila.
Numero cromosomico: 2n = 24.
Sottospecie e/o varietà: nessuna.
Habitat ed ecologia: l’Olivello spinoso è una pianta con elevata attività pollonifera; presente in un areale molto eterogeneo, in quanto si incontrano macchie di questa essenza in terreni sia sabbiosi che rocciosi, sia in prossimità del mare (tollera quantità di sale nel terreno a cui altre specie soccomberebbero) che in montagna (arriva a sopportare temperature anche di -50 °C), adattandosi agli ambienti più eterogenei sia per la chimica del suolo che per le condizioni climatiche. Da un punto di vista pedoclimatico l’Olivello non presenta particolari esigenze; vegeta comunque bene e rigogliosamente in luoghi ben esposti al sole e su suoli umidi e freschi (anche con parziali ristagni idrici); cresce nei luoghi aridi e pietrosi ma è facile incontrarlo anche lungo il letto dei corsi d’acqua o lungo le sponde, associato a Salici (Salix sp) e Ontani (Alnus sp). Non tollera l’ombra.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: Salicion incanae
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Stress tolleranti (S) + Competitive (C).
IUCN: N.A.
Farmacopea: i frutti dell’Olivello spinoso sono considerati velenosi in molte parti dell’Europa, forse perché sono sdegnati dagli uccelli: in realtà essi hanno un gradevole sapore acidulo e possono essere considerati commestibili entro certi limiti. In certe regioni si usa farne delle rustiche marmellate e degli sciroppi. Le prime indicazioni mediche sull’uso dei frutti risalgono al XVI sec. per "i disturbi dello stomaco". Contengono acidi organici, mucillaggini e vengono usati in erboristeria per il loro altissimo contenuto vitaminico, in particolare la vitamina C (2 g/100 g, dieci volte più che negli agrumi). Hanno anche un elevato contenuto naturale di vitamine A, E e del gruppo B oltre a minerali come ferro, calcio, magnesio e rame. Vi si trovano anche quantitativi elevati di acidi grassi essenziali, costituenti della pelle. Sono molto ricchi di carotenoidi che proteggono dai raggi ultravioletti, svolgono un'azione antiossidante e coadiuvante nella microcircolazione e nella rigenerazione epiteliale.
Le proprietà che tradizionalmente si attribuiscono all’Olivello sono, oltre a quelle antiscorbuto oggi in disuso, quelle astringenti intestinali e antidiarroiche per uso interno. Per uso esterno i frutti vengono considerati astringenti, antiinfiammatori, utili per far regredire eruzioni cutanee di poco conto.
Avversità: le avversità più frequenti dell’Olivello spinoso sono date da parassiti animali quali cocciniglie infestanti la vegetazione (Eleucanium sp, Parlatoria sp); oziorrinco, che allo stadio adulto provoca tipiche smarginature fogliari, mentre danneggia le radici allo stadio larvale. Sono poi da annoverare gli agenti di malattia (funghi, batteri ed entità infettive) quali: tumore batterico del colletto e delle radici (A. tumefaciens); cancri fungini rameali determinati da Nectria sp, Fusicoccum elaeagni; tracheomicosi da Verticillium sp e Fusarium sp; marciumi fungini del colletto e delle radici provocati da Armillaria mellea e Phytophthora cactorum; ruggini fogliari a varia eziologia fungina; maculature fungine fogliari a varia eziologia (Septoria, Phyllosticta, ecc.).
Usi: l’apparato radicale dell’Olivello spinoso è ben sviluppato e ricco di tubercoli contenenti batteri azoto fissatori, per questo motivo la pianta viene impiegata per il consolidamento di scarpate e per la colonizzazione di terreni ingrati. L’Olivello spinoso è impiegato anche con funzione ornamentale, risultando particolarmente indicato per la costituzione di siepi irte e spinose, impenetrabili. L’effetto ornamentale risulta completo se si associano soggetti maschili e femminili per favorire la formazione dei frutti. Data poi la sua tolleranza alla salinità è stato recentemente impiegato in ambienti che non gli sono naturali come il margine delle autostrade le cui carreggiate vengono cosparse di sale durante l'inverno.
I frutti sono stati usati per colorare la lana, ma i colori che si ottengono sono poco brillanti.
Bibliografia:
BIONDI E. et al., Manuale italiano di interpretazione degli habitat della Direttiva 92/43/CEE.
BONI U., PATRI G., Scoprire, riconoscere, usare le erbe, Edizione Mondolibri SpA, Milano, 2000.
FERRARI M., MEDICI D., Alberi e arbusti in Italia (Manuale di riconoscimento), Edagricole, Bologna 2001.
LANZARA P., PIZZETTI M., Alberi, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1977
LAUBER K., WAGNER G., Flora Helvetica (Flore illustrée de Suisse), 2ème édition, Editions Paul Haupt, 2001.
LI T.S.C., SCHROEDER W.R .,Sea buckthorn (Hippophae rhamnoides L.): a multipurpose plant. Hort Technology, 6, 4, 370-380, 1996.
PIZZETTI I., Enciclopedia dei Fiori e del Giardino, Garzanti Editore, I edizione, 1998.
www.polleninfo.org
http://vnr.unipg.it/habitat/index.jsp
Sinonimi:
Nomi volgari: Olivello, Olivello spinoso (italiano). Piemonte: Gorra. Lombardia: Spino dell’Adda, Briusciol. Veneto: Sbregavache, Spin bianco dell’Adese, Spin de iara. Friuli: Ue di cornitt, Uve di Boràz, Baràz di cise, Barazzàr. Emilia-Romagna: Spin de berleida, Bozzeini. Marche: Olivella spinosa.
Forma biologica e di crescita: fanerofita cespugliosa.
Tipo corologico: euroasiatico: diffuso in Europa centrosettentrionale, Asia occidentale e centrale fino alla Cina occidentale.
Fenologia: fiore: III-IV, frutto: IX-X, diaspora: XI.
Limiti altitudinali: dal piano 1700 m di altitudine.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese è presente nelle regioni centrosettentrionali, soprattutto nelle zone collinari.
Habitus: arbusto molto ramificato, con un’altezza che rimane contenuta entro i 3-4 metri, ma occasionalmente assume l’aspetto di un piccolo albero (10 m). I rami sono brevi, con poche ramificazioni, per cui la chioma assume un aspetto disordinato e rado. Tutti i rami sono fortemente lignificati ed anche quelli più sottili hanno scarsa elasticità; inoltre sono dotati di spine originate da metamorfosi e trasformazioni caulinari; i rami più corti sono affusolati e terminanti con una spina; i rami più vecchi posseggono una scorza chiara e grigiastra mentre in quelli più giovani la scorza è scagliosa, grigio chiara, quasi argentea. La scorza del fusto, di colore da grigio marrone a nerastra, rugosa, si fessura verticalmente.
Foglie: le foglie sono alterne e di forma lanceolata o lineare, lunghe 2-6 cm e larghe 3-5(-10) mm, il picciolo è molto corto, quasi assente, il margine è sempre intero, a volte revoluto; la superficie superiore è verde opaca punteggiata di grigio, quella inferiore è grigio argentea per la presenza di un folto strato di peli con scaglie rosse. La lamina è solcata da una nervatura mediana ben marcata.
Fiore: pianta dioica con fiori unisessuali tetrameri, attinomorfi, di piccole dimensioni e poco vistosi che compaiono prima delle foglie; i fiori maschili lunghi 3 mm sono raccolti in corti amenti, sessili, brunastri, hanno un calice di due sepali che racchiudono i quattro stami sormontati da antere ovoidali gialle, la corolla manca; i fiori femminili, lunghi 2 mm, verdastri, sono inseriti isolati o a coppie e hanno un involucro tubulare, diviso in due all’apice, che racchiude l’ovario supero.
Frutto: negli esemplari femminili, a fecondazione avvenuta, i fiori sono seguiti dai frutti formati dall’involucro che si accresce, drupacei, giallo arancio, globosi, del diametro di 7-8 mm, ammassati sulla parte mediana e terminale dei rametti. La polpa è commestibile, dal sapore acidulo. I frutti giungono a maturazione in autunno e persistono in inverno sui rami spogli, con effetto decorativo.
Semi: nocciolo ovato e duro, bruno rossastro, che rinchiude il seme.
Polline: granuli pollinici in visione polare circolari triangolari smussati con pori sporgenti, da circolari a ellittici in visione equatoriale; dimensioni: asse polare 23,9 (21,8-25,7) mµ, asse equatoriale 24,4 (23,7-25,7) mµ; aperture: trizonocolporati con colpi molto lunghi, stretti e pori ovali, lalongati (circa 2,7 x 5,9 mµ); esina: scabrata, sottile, la superficie esterna forma un vestibulum sotto ciascun pori; intina: sottile, alquanto spessa dietro i pori; plasma (micro-)granulato. L’impollinazione è entomofila.
Numero cromosomico: 2n = 24.
Sottospecie e/o varietà: nessuna.
Habitat ed ecologia: l’Olivello spinoso è una pianta con elevata attività pollonifera; presente in un areale molto eterogeneo, in quanto si incontrano macchie di questa essenza in terreni sia sabbiosi che rocciosi, sia in prossimità del mare (tollera quantità di sale nel terreno a cui altre specie soccomberebbero) che in montagna (arriva a sopportare temperature anche di -50 °C), adattandosi agli ambienti più eterogenei sia per la chimica del suolo che per le condizioni climatiche. Da un punto di vista pedoclimatico l’Olivello non presenta particolari esigenze; vegeta comunque bene e rigogliosamente in luoghi ben esposti al sole e su suoli umidi e freschi (anche con parziali ristagni idrici); cresce nei luoghi aridi e pietrosi ma è facile incontrarlo anche lungo il letto dei corsi d’acqua o lungo le sponde, associato a Salici (Salix sp) e Ontani (Alnus sp). Non tollera l’ombra.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: Salicion incanae
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Stress tolleranti (S) + Competitive (C).
IUCN: N.A.
Farmacopea: i frutti dell’Olivello spinoso sono considerati velenosi in molte parti dell’Europa, forse perché sono sdegnati dagli uccelli: in realtà essi hanno un gradevole sapore acidulo e possono essere considerati commestibili entro certi limiti. In certe regioni si usa farne delle rustiche marmellate e degli sciroppi. Le prime indicazioni mediche sull’uso dei frutti risalgono al XVI sec. per "i disturbi dello stomaco". Contengono acidi organici, mucillaggini e vengono usati in erboristeria per il loro altissimo contenuto vitaminico, in particolare la vitamina C (2 g/100 g, dieci volte più che negli agrumi). Hanno anche un elevato contenuto naturale di vitamine A, E e del gruppo B oltre a minerali come ferro, calcio, magnesio e rame. Vi si trovano anche quantitativi elevati di acidi grassi essenziali, costituenti della pelle. Sono molto ricchi di carotenoidi che proteggono dai raggi ultravioletti, svolgono un'azione antiossidante e coadiuvante nella microcircolazione e nella rigenerazione epiteliale.
Le proprietà che tradizionalmente si attribuiscono all’Olivello sono, oltre a quelle antiscorbuto oggi in disuso, quelle astringenti intestinali e antidiarroiche per uso interno. Per uso esterno i frutti vengono considerati astringenti, antiinfiammatori, utili per far regredire eruzioni cutanee di poco conto.
Avversità: le avversità più frequenti dell’Olivello spinoso sono date da parassiti animali quali cocciniglie infestanti la vegetazione (Eleucanium sp, Parlatoria sp); oziorrinco, che allo stadio adulto provoca tipiche smarginature fogliari, mentre danneggia le radici allo stadio larvale. Sono poi da annoverare gli agenti di malattia (funghi, batteri ed entità infettive) quali: tumore batterico del colletto e delle radici (A. tumefaciens); cancri fungini rameali determinati da Nectria sp, Fusicoccum elaeagni; tracheomicosi da Verticillium sp e Fusarium sp; marciumi fungini del colletto e delle radici provocati da Armillaria mellea e Phytophthora cactorum; ruggini fogliari a varia eziologia fungina; maculature fungine fogliari a varia eziologia (Septoria, Phyllosticta, ecc.).
Usi: l’apparato radicale dell’Olivello spinoso è ben sviluppato e ricco di tubercoli contenenti batteri azoto fissatori, per questo motivo la pianta viene impiegata per il consolidamento di scarpate e per la colonizzazione di terreni ingrati. L’Olivello spinoso è impiegato anche con funzione ornamentale, risultando particolarmente indicato per la costituzione di siepi irte e spinose, impenetrabili. L’effetto ornamentale risulta completo se si associano soggetti maschili e femminili per favorire la formazione dei frutti. Data poi la sua tolleranza alla salinità è stato recentemente impiegato in ambienti che non gli sono naturali come il margine delle autostrade le cui carreggiate vengono cosparse di sale durante l'inverno.
I frutti sono stati usati per colorare la lana, ma i colori che si ottengono sono poco brillanti.
Bibliografia:
BIONDI E. et al., Manuale italiano di interpretazione degli habitat della Direttiva 92/43/CEE.
BONI U., PATRI G., Scoprire, riconoscere, usare le erbe, Edizione Mondolibri SpA, Milano, 2000.
FERRARI M., MEDICI D., Alberi e arbusti in Italia (Manuale di riconoscimento), Edagricole, Bologna 2001.
LANZARA P., PIZZETTI M., Alberi, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1977
LAUBER K., WAGNER G., Flora Helvetica (Flore illustrée de Suisse), 2ème édition, Editions Paul Haupt, 2001.
LI T.S.C., SCHROEDER W.R .,Sea buckthorn (Hippophae rhamnoides L.): a multipurpose plant. Hort Technology, 6, 4, 370-380, 1996.
PIZZETTI I., Enciclopedia dei Fiori e del Giardino, Garzanti Editore, I edizione, 1998.
www.polleninfo.org
http://vnr.unipg.it/habitat/index.jsp