Ficus carica L.

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Moraceae - Ficus carica L.; Pignatti 1982: n. 218; Ficus carica L.
Plant List: accettato
Rhodìola rosea L Ficus carica L.
(a cura di Giuseppe Laino)

Etimologia: l’epiteto del genere, ficus, è quello che già i Latini utilizzavano per indicare questa specie. L'epiteto specifico carica allude alle sue origini che vengono fatte risalire alla Caria, regione dell'Asia Minore.
Nomi volgari: Fico (italiano). Piemonte: Fi, Fich, Fiè. Liguria: Crocau, Fighiera; Figo (Genova); Figu sciù (Chiavari); Fiù (Carbuta); Mescia (Sanremo, Pigna, per indicare il fico fiorone); Mescighe (Rezzo); Mescigu (Savona). Lombardia: Fich. Veneto: Figaro, Fighera; Figar, Figaro (Verona); Figher, Fighero (Treviso). Friuli: Figar, Fijar. Emilia-Romagna: Figh. Toscana: Caprifico, Fico. Abruzzi: Fica, Fechij, Fichera, Ficusa. Campania: Ficaino (Avellino); Ficarazza, Ficocello, Profico (Napoli). Puglia: Fechij (Lecce, Foggia). Basilicata: Ficaina. Calabria: Ficara, Ficara selvaggia, Ficarozza. Sicilia: Ficu, Prufficu. Sardegna: Crabufigu, Figgu, Figu, Figu apru, Figu crabina, Figu graba, Hiu; Figu de crabas (Cagliari).
Forma biologica e di crescita: fanerofita estiva.
Tipo corologico: Asia sudoccidentale da dove si è diffuso a tutto il bacino mediterraneo dell’Europa meridionale e delle coste dell’Africa settentrionale. Oggi è coltivato anche nel continente americano, in Sudafrica, Australia, Nuova Zelanda. Il processo di domesticazione della pianta si perde nella notte dei tempi essendo iniziato presumibilmente parecchio prima della nascita dell’agricoltura.
Fenologia: nel fico a frutti commestibili (Ficus carica L. ssp sativa), si hanno tre tipi di siconi (pseudoinfruttescenze) che danno, annualmente, distinte fruttificazioni: i fioroni o fichi fioroni che si formano da gemme dell'autunno precedente e maturano alla fine della primavera o all'inizio dell'estate; i fichi, o fòrniti, o pedagnuoli che si formano da gemme in primavera e maturano alla fine dell'estate dello stesso anno; i cimaruoli, prodotti da gemme di sommità prodotte nell'estate con maturazione nel tardo autunno (la produzione di cimaruoli è limitata a regioni dove l'estate è molto lunga ed il clima particolarmente caldo, ed è spesso incompleta o insoddisfacente). Esistono varietà di Fico domestico che producono soltanto fioroni (e spesso anche la varietà è nominata, per estensione, come "fiorone"), altre che producono solo fòrniti, altre ancora che producono entrambe (in genere con una delle due fruttificazioni di maggior rilievo come qualità o quantità ed una seconda di rilievo minore). Le varietà con tripla fruttificazione sono pochissime, e la terza fruttificazione è di norma irrilevante. A causa del clima, dell’insolazione, ecc., in genere i fòrniti hanno con maggiore facilità le caratteristiche di eccellente succosità e dolcezza; i fioroni, per contro, hanno il pregio di maturare precocemente.
Il Caprifico (Ficus carica L. ssp caprificus) sviluppa tre tipi di siconi: mamme o cratiri che contengono solo fiori femminili brevistili, si formano in autunno e maturano a fine primavera; profichi con fiori maschili e femminili, si formano, sullo stesso ramo delle mamme, in primavera e maturano in estate; mammoni con fiori maschili e femminili longistili, si sviluppano in estate e maturano in autunno. I frutti del Caprifico sono coriacei, stopposi, non dolci, non succulenti e pur se non tossici, sono praticamente immangiabili.
Limiti altitudinali: dal piano a 750 m di altitudine..
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese la specie è presente sia in forma specializzata che consociata un po’ in tutto il territorio. Le Regioni italiane a maggior vocazione produttiva sono Puglia, Campania e Calabria; una produzione significativa proviene anche dall'Abruzzo, Sicilia e Lazio; la Puglia, di cui sono da menzionare le magnifiche coltivazioni del Salento, fornisce anche la maggior produzione di fichi secchi. Esemplari monumentali di Fico si incontrano un po’ ovunque lungo le coste e all’interno, sia coltivati sia selvatici. Tra questi ultimi si ricordano quelli del Parco della Maremma, all’imboccatura delle grotte in località Piana dei Cavalleggeri.
Habitus: pianta a portamento arboreo o più spesso arbustivo, con tronco spesso tortuoso e contorto, corto e ramificato a volte fin dalla base, e chioma rada ed espansa, larga ed irregolare, di frequente molto bassa, dovuta ai rami, procombenti e caratterizzato da un apparato radicale molto espanso e superficiale. Raggiunge altezze di 8-10(-15) metri; la corteccia è sottile, liscia, di un colore grigio cinerino con bande più scure, sui giovani rami è verdastra; i rami sono ricchi di midollo, fragili e irregolari, con gemme terminali acuminate coperte da due squame verdi o brunastre. Il legno è tenero, color bianco avorio. Ha una longevità (nella forma selvatica) di 200-300 anni.
Foglie: pianta a foglia caduca, semplice, con lamina molto larga ed espansa (6-10 x 10-20 cm), lobata, con 3-5 lobi palmati dilatati e arrotondati in alto e margine dentellato in modo più o meno regolare, portata da un picciolo lungo 4-7 cm; il colore è verde scuro sulla pagina superiore (che è ruvida) e verde grigiastro su quella inferiore (pubescente). La loro inserzione sui rami è alterna.
Fiore:
albero dioico o monoico con fiori unisessuali riuniti in una infiorescenza ovoidale o piriforme detta siconio, che può anche contenere, nella parte interna, entrambi i tipi di fiori (maschili e femminili) posti in punti diversi. Nel Fico domestico si trovano, all’interno del siconio, soltanto fiori femminili costituiti da pedicello, calice, ovario e stilo lungo, mentre nel Caprifico si trovano sia i fiori maschili posti in basso nel siconio, nei pressi dell’ostiolo, costituiti dal pedicello, dal calice e dagli stami portanti le antere, e i fiori femminili posti nella parte alta del siconio attaccata al ramo costituiti da pedicello, calice, ovario e stilo corto.
Frutto: quello che comunemente viene ritenuto il frutto del fico è in realtà una grossa infruttescenza detta siconio, carnosa, globosa o piriforme, molto variabile per forma, dimensione (5-9 cm) e colore (dal giallo al verde, al violaceo), ricca di zuccheri a maturità, che si sviluppa da gemme a fiore poste all’ascella delle foglie all’apice del ramo, formata da un ricettacolo cavo, all’interno del quale sono racchiusi i fiori unisessuali, piccolissimi, e provvisto di un foro, detto ostiolo, in posizione opposta all’inserzione sul ramo per consentire l’entrata degli imenotteri pronubi. Tale infruttescenza, per il Fico domestico, rimane dura e verde nel primo anno e matura nell’anno successivo, mentre quella del Caprifico è coriacea, non dolce e priva di succulenza.
Semi: i veri frutti, che si sviluppano all'interno dell'infruttescenza (siconio), sono dei piccoli acheni (achenio deriva dal greco a + chaínø = “non mi apro”, frutto secco indeiscente contenente un solo seme, con pericarpo coriaceo non aderente al seme) che si formano sia per il processo di partenocarpia (dal greco parthénos = “vergine” e karpós = “frutto”, processo di sviluppo dell'ovario in frutto che si svolge in assenza di atti fecondativi) oppure in seguito a caprificazione (vedi oltre).
Impollinazione e caprificazione: l'insetto impollinatore è la Blastophaga psenes: le femmine gravide sciamano dal "frutto" del Caprifico per deporre le proprie uova in ovari di altri frutti di fico. L'azione avviene indiscriminatamente in tutti i frutti, sia di Caprifico che di Fico domestico, ma mentre nel Caprifico gli ovari hanno stilo corto (brevistili) e quindi sono in superficie, ben accessibili per la deposizione delle uova, nel Fico domestico gli y lunghissimi (longistili) rendono da un lato inaccessibili (profondi) gli ovari alla vespa, mentre espongono gli y sui quali la vespa depone il polline che reca sul proprio corpo. L’azione nei confronti del Caprifico permette quindi alla vespa la perpetuazione della propria specie, quella nei confronti del Fico domestico permette solo la riproduzione (produzione dei semi) della pianta del fico.
Il binomio insetto-fico (intendendosi Blastophaga-Ficus carica) è una y mutualmente obbligata, cioè è specie-specifica: da un lato l'insetto sopravvive solo ed esclusivamente nei frutti del Caprifico, e dall'altro la pianta di fico non ha alcuna possibilità di far semi senza l'insetto.
Il termine "
vespa" o "insetto impollinatore" non deve ingannare dato che l’insetto in argomento, pur appartenendo biologicamente a tali categorie, non punge ed ha dimensioni molto esigue (ha una lunghezza di circa due millimetri, che è la dimensione di un moscerino).
Oltre alla specie
Ficus carica, ogni specie del genere Ficus ha la propria specie di insetto impollinatore con cui ha costituito un analogo sistema di simbiosi obbligata o quasi obbligata, dato che la condizione che una specie di insetto fecondi due specie del genere Ficus è molto rara.
Nel Caprifico (Ficus carica L. ssp caprificus, Fico selvatico) l'y avviene secondo questo schema: a) in autunno l'insetto depone le proprie uova nelle mamme all'interno dell'ovario dei fiori, dove dischiudono; la schiusa della uova induce la trasformazione degli ovari in galle, e le larve dell'insetto svernano all'interno delle di esse; b) in aprile si sviluppano gli insetti adulti dalle galle ed i maschi fecondano le femmine, spesso ancora all'interno delle galle. Dopo di che i maschi muoiono; c) le femmine fecondate escono quindi all'esterno, attraverso l'ostiolo del siconio, ed entrano nei profichi per la deposizione delle uova; d) entrando nei profichi le femmine perdono le ali, indi depositano le uova negli ovari dei fiori femminili e muoiono; e) in circa 2 mesi i siconi dei profichi si ingrossano, la nuova generazione di insetti adulti esce e gli insetti si caricano di polline dai fiori maschili con le y mature, posti vicino all'ostiolo; f) entrano quindi in frutti di Caprifico (mammoni) dove depositano le uova, ma anche nei fòrniti dei fichi commestibili, dove effettuano l'impollinazione dei fiori; nei mammoni si ha una nuova generazione e dalla sciamatura autunnale dai mammoni le femmine depongono le uova nelle "mamme".
L'impollinazione del Ficus carica L. ssp. sativa (Fico domestico), per le cultivar che la utilizzano, avviene sempre mediante Blastophaga psenes. Se interessa la produzione di fichi fecondati l'uomo può favorirne l'impollinazione appendendo dei siconi di Caprifico (carichi di vespe) sul Fico domestico. Tale pratica è detta caprificazione; si agevola perciò la funzione del Caprifico (fico capro, cioè fecondatore). Le femmine di vespa escono, cariche di polline, dai siconi della fioritura primaverile del Caprifico e tentano di penetrare attraverso l'ostiolo dei siconi eduli, abbandonando così sugli stimmi degli stili dei fiori i granelli di polline, ma la lunghezza eccessiva dello stilo impedisce loro di portare a termine la deposizione delle uova.
La produzione dei semi, pur accelerando la maturazione e aumentando la dimensione dei siconi eduli, comporta, nelle specie partenocarpiche, una colorazione rossastra della polpa con un aumento del numero e della consistenza degli acheni (esempio la varietà "Dottato"); per questo motivo per alcuni usi industriali è preferito l'utilizzo di frutti non fecondati; in altri casi sono preferiti invece i frutti fecondati (esempio la varietà turca "Smirne") nella produzione di
y, dato che i frutti essiccati di tale varietà conservano morbidezza ed il colore chiaro, ed hanno un gradevole sapore di noce-nocciola, dato dalla polpa dei piccoli semi che sono frantumati quando si mastica il frutto.
Numero cromosomico: 2n = 26.
Sottospecie e/o varietà: il Fico è pianta dimorfa: ha due forme botaniche che, semplicisticamente, possono essere definite come piante femmina (Ficus carica L. ssp sativa, coltivata per la produzione di frutti commestibili) le quali producono i semi contenuti nei frutti, e piante maschio (Ficus carica L. ssp. caprificus, detta Caprifico o Fico selvatico) (dal latino caprificus = fico per le capre”), che produce il polline e che è pianta legnosa, spontanea nelle zone rupestri e asciutte del Mediterraneo e dell'Asia occidentale, con caratteristiche vegetative simili a quelle del Fico domestico, dal quale si differenzia per le dimensioni ridotte, talora sotto forma di arbusto, e per le infruttescenze (siconi) non commestibili.
La distinzione botanica è però più complessa dato che in realtà il Caprifico ha nel frutto parti complete sia per la parte femminile (ovari adatti a ricevere il polline) che per la parte maschile (che produce polline); la parte femminile è però modificata da una microscopica vespa (y) che vive negli ovari (modificati in y) e quindi per questo la parte femminile è, sessualmente, come se non esistesse: la pianta, a mezzo appunto della vespa, svolge in maniera esclusiva o quasi una funzione maschile producendo polline e facendolo trasportare dalla vespa che alleva. Solo le femmine della vespa, dotate di ali, sciamano fuori dal frutto.
Il
Fico domestico (a frutti commestibili) riceve invece il polline e quindi matura i semi, chiamati y, che contengono una piccola noce (piccoli granellini che si trovano all'interno del frutto).
In realtà la questione è ancora più complessa, in quanto l'uomo ha selezionato una grande varietà di fichi commestibili a possibile maturazione "y", la quale avviene anche se non è avvenuta la fecondazione (in tal caso gli acheni risultano vuoti). La maggior parte dei fichi coltivati sono di questo tipo, detti permanenti dato che permangono sulla pianta anche se non sono fecondati, e ciò per distinguerli dai caduchi i quali, in assenza di fecondazione, cadono al suolo immaturi. La condizione del Fico domestico di essere "possibilmente" partenocarpico non esclude però la fecondazione che rimane sempre possibile in presenza della vespa. Infatti con un po’ di attenzione si può notare, all'interno della stessa fruttificazione di fichi partenocarpici, differenze sostanziali di forma, colore, struttura interna, e soprattutto presenza di acheni pieni all'interno dei frutti che segnalano una possibile avvenuta fecondazione. Anche se gli alberi di Caprifico non sono nei pressi, questi si trovano spesso in terreni incolti e abbandonati, e la microscopica vespa può giungere, aiutata dal vento, anche da diversi chilometri di distanza.
La condizione di fico partenocarpico è comunque importante, dato che permette di avere frutti anche dove la vespa non esiste (la vespa infatti non sopravvive a temperature invernali inferiori ai -9 °C); la pianta di fico in ambiente caldo, secco e con buona lignificazione della vegetazione in estate, può invece sopravvivere agevolmente a temperature di 17-18 °C sotto zero in inverno; in tal caso aumenta notevolmente la possibilità di coltivazione del fico da frutto in climi invernali più freddi.
Alcune tra le varietà più pregiate di fico sono caduche, cioè devono essere obbligatoriamente fecondate (come la varietà turca
Smirne), e sono coltivate solo dove la presenza del ciclo vitale della Blastophaga è assicurato in maniera perfetta; per contro la fecondazione di alcune varietà partenocarpiche (sempre possibile) può non essere desiderata, dato che in tal caso i frutti prodotti (con buccia spessa ed a polpa più asciutta) possono essere meno graditi in caso di particolari utilizzi, come ad esempio per la essiccazione.
Le varietà di Fico coltivate sono moltissime, tra esse le principali varietà italiane, con siconi di forma, dimensioni, consistenza e colore variabili sono:
le varietà unifere, che producono una sola fruttificazione all'anno: Marchesano, Cantano, Pazzo, Coppa, Meloncello, Arneo, Della penna, Brogiotto nero, Negretta, Pissaluto, Verdino; le varietà bifere, che producono generalmente fioroni sui rametti dell'anno precedente e fichi estivi-autunnali su quelli dell'anno: tra queste le varietà caprificabili: Piombinese, Fracazzano, Sessune, Napoletano; e le varietà partenocarpiche: Ottano o Dottato, Del Vescovo.
Coltivazione: nelle zone dove non è presente l’insetto impollinatore viene praticata la coltivazione delle sole varietà che maturano i frutti anche se non sono fecondati (detti permanenti o partenocarpici); quasi la totalità delle varietà coltivate in Italia sono a siconi partenocarpici.
La potatura, da effettuare in inverno, con la rimozione della parte sommitale dei rami (accompagnata dalla eventuale rimozione dei polloni), mentre potrebbe risultare ininfluente per la sopravvivenza della pianta, elimina o danneggia le gemme mature che produrrebbero i fioroni l’estate successiva compromettendone tale fruttificazione. La conservazione in vita della parte basale consente l'invecchiamento del legno, ciò che rende la pianta più resistente al gelo.
La condizione migliore per evitare i danni da freddo estremo per una pianta di Fico è quella di porla in ambiente il più possibile soleggiato, secco, e meno esposto al freddo in modo naturale; il costituire ripari artificiali (teli, coperture, ecc) ha un effetto discreto ma limitato, ed a volte controproducenti, in quanto con protezione eccessiva in determinate condizioni si induce un parziale risveglio vegetativo che rende la pianta in effetti più vulnerabile.
L'impianto, in genere, è effettuato a fine inverno ed è preceduto da apporto di sostanza organica e concimi fosfo-potassici. Il sesto d'impianto varia da metri 6 x 6 a metri 10 x 10 in funzione della natura del terreno e della vigoria della pianta. Dopo l'impianto questa viene capitozzata ad 1 metro e lasciata crescere in forma libera.
Si concima con sovescio di leguminose, o con concime organico, e con buon apporto di potassio e fosfati; l'eccesso di concimazione è in genere molto negativa, soprattutto in caso di sovrabbondanza di concimazione azotata che privilegia in modo esagerato il rigoglio della vegetazione a scapito della fruttificazione.
La riproduzione per seme è molto facile ma complicata dal fatto che occorre prelevare semi da frutti sicuramente fecondati (cosa comune nei paesi caldi). Questo metodo di riproduzione dà risultati dubbi dato che, in via di massima, si hanno 50% di probabilità di avere alberi caprifichi e 50% di alberi a fichi commestibili; questa pratica è complicata ancor più dalla presenza di altre caratteristiche indipendenti, quali la caducità dei frutti non fecondati, ovvero della partenocarpia (maturazione anche senza fecondazione). Comunque, al di là di ciò, la riproduzione per seme non assicura la qualità e le caratteristiche dei frutti nella nuova varietà che si vuole produrre, ma resta l’unico mezzo per ottenere nuove varietà.
Disponendo sia di alberi di Caprifico che di Fico domestico è possibile praticare la fecondazione assistita (caprificazione), ponendo i frutti del Caprifico, in imminenza della sciamatura degli insetti, presso il fico femmina. La procedura, fondamentalmente semplice, è però condizionata dalla conoscenza della complessa
fisiologia di fioritura dei siconi.
La moltiplicazione si può effettuare anche per
talea (la più utilizzata) prelevando gli apici lignificati dei rami maturi (in inverno), per innesto a pezza, corona e gemma (molto meno usato); in natura il Fico tende naturalmente a moltiplicarsi per polloni basali e per propaggine (cioè per radicazione dei rami poggiati al suolo ed in contatto col terriccio soprattutto se umido). La potatura si limita ad interventi invernali di eliminazione di rami mal disposti o danneggiati.
La produttività del fico dipende dai fattori climatici, dall'umidità e dal suolo sul quale viene coltivato. Orientativamente si può stimare che in terreni sciolti, profondi e freschi si possa arrivare a produzioni di 4-5 quintali per albero, mentre in terreni rocciosi marginali la produzione si riduce a pochi chilogrammi per albero. La produzione comincia dal quinto anno di vita della pianta ed aumenta progressivamente fino al sessantesimo anno di età, quando decresce repentinamente e la pianta muore per necrosi del tessuto legnoso; in tali condizioni la produzione di polloni basali può rendere possibile una ripresa della vegetazione.
La produzione di fichi freschi è in costante decrescita a causa della affermazione dei sistemi di grande distribuzione alimentare che mal tollerano un frutto delicato alla raccolta e di difficile conservazione come il fico. La coltivazione è invece in aumento negli orti domestici dove anche in regime di scarse cure da applicare all'albero si hanno comunque disponibilità di frutti eccellenti per l'immediato consumo.
Habitat ed ecologia: sebbene originario di climi caldi o temperato-caldi, il Fico si è diffuso spontaneamente al seguito dell’uomo molto più a nord del suo areale primario, dimostrandosi in grado di sopportare inverni relativamente rigidi, siccità prolungate o anche estati umide. La forma selvatica (Caprifico) si comporta da pioniera su rocce, vecchi muri, nelle massicciate, nelle fessure dei marciapiedi, negli incolti, tra i ruderi ecc., mentre quella coltivata preferisce terreno più profondo e più ricco di nutrienti. Pianta xerofila, il Ficus carica gradisce climi caldi non umidi, si adatta a qualunque tipo di terreno purché sciolto e ben drenato, non tollera a lungo temperature inferiori ai 10-12 °C sotto zero; la resistenza al freddo è fortemente condizionata dalla maturazione del legno, cioè dalla trasformazione dei rami succulenti ed erbacei in legno compatto, disidratato e soprattutto ricco di resine ed amidi che sono eccellenti antigelo (tali accumuli, che possono essere determinanti per la resistenza al freddo, si hanno con estese insolazioni estive). Enormi differenze si verificano con piante giovani, succulente ed in intensa crescita dovuta ad eccesso di umidità nel suolo, o per eccesso di concimazione, dove danni gravi si possono avere anche a 5°-8 °C sotto zero, e piante adulte in siti poveri di acqua e soleggiati, dove queste ultime hanno mostrato resistenze senza gravi problemi a temperature di 17°-18 °C sotto zero, ma, in casi particolari di ottimale maturazione del legno e suolo ben disidratato, con microclima locale particolarmente favorevole, e per particolari varietà, anche a temperature inferiori.
Per quanto riguarda il caldo, a 45-46 °C, o con aridità estrema, la pianta arresta i processi vegetativi e subisce la caduta delle foglie. Le notti calde favoriscono la produzione dei frutti mentre il ristagno di acqua la pregiudica. Dotato di un apparato radicale potente resiste bene alla siccità e ai terreni salsi e incolti; in particolare, con un apparato radicale di pianta da clima semidesertico, è particolarmente efficace nella ricerca dell'acqua; le radici sono molto invasive (in un giardino possono penetrare in cisterne, condotti o scantinati). È una delle poche piante da frutto che resista senza problemi ai venti salini in tutte le fasi vegetative, condizione che la accomuna al solo Fico d'India (Opunthia ficus-indica), nessun altro fruttifero principale dell'ambiente italiano ha tale condizione.
Il
Fico secco è il siconio raccolto in piena maturazione, successivamente fatto essiccare al sole con trattamenti chimici o fisici di disinfestazione. In Italia la maggior parte della produzione proviene dalle regioni meridionali, in particolare da Puglia, Calabria e Sicilia. In Toscana si producono i Fichi secchi di Carmignano, in provincia di Prato.
La raccolta avviene in più riprese, secondo la varietà e la stagione; nel nostro Paese si preferiscono le varietà
partenocarpiche per la polpa chiara, con minor numero di acheni e di consistenza più morbida.
La produzione del fico secco prevede fasi successive di lavorazione, riassunte come segue: a) raccolta dei frutti asciutti comprensivi del peduncolo, completamente maturi e tutti allo stesso grado di maturazione, separando i fichi bianchi da quelli colorati (l'essiccazione dei fichi può essere iniziata sull'albero oppure dopo la raccolta. In condizioni di buon soleggiamento; l’essiccazione dei siconi interi viene completata in 4-8 giorni nel primo caso, nel secondo caso i fichi tagliati longitudinalmente in due metà richiedono 12-16 giorni per essere essiccati); b) sbiancatura dei fichi con un trattamento ai vapori di
zolfo per una ventina di minuti; c) esposizione dei fichi al sole su cannicciato pulito, facendo attenzione che non vi sia contatto tra i frutti e che l'occhio del siconio (ostiolo) sia posto verso l'alto fino alla completa coagulazione del succo interno; d) si rigirano quotidianamente i fichi per un disseccamento omogeneo e graduale, eliminando quelli piccoli o macchiati e comprimendo quelli rigonfi per eliminare le sacche d'aria; e) durante l'essiccamento si proteggono i fichi dalle impurità e dalle ovideposizioni delle femmine di Ephestia cautella; si ricorre all'essiccazione in stufa per completare il processo o per avviarlo (ciò consente di avere un prodotto più chiaro); f) a essiccamento avvenuto si disinfestano i fichi secchi per due ore in autoclave sottovuoto usando bromuro di metilene; nelle produzioni artigianali si immergono i fichi in acqua di mare bollente (o soluzione salina di cloruro di sodio) per circa due minuti.
Per un essiccamento ottimale la perdita d'acqua deve raggiungere il 30-35%.
In Italia per la produzione di fichi secchi vengono usate le varietà:
Dottato, Brogiotto, Pissalutto, Farà, ecc. In Turchia, uno dei maggiori produttori mondiali di fichi secchi, viene principalmente usata la varietà Fico di Smirne, che è per definizione un fico caduco, cioè che per rimanere sulla pianta e maturare deve essere obbligatoriamente fecondato.
Per l’essiccazione artigianale dei fichi in diverse località italiane, anche del Centro-Nord, è consigliabile farlo solo se si conoscono le condizioni necessarie e le tradizionali pratiche per realizzarla, poiché, di norma, al Nord o in ambiente fresco ed umido, l’essiccazione dei frutti è problematica. In clima non adatto, o in condizioni igieniche inadeguate, possono svilupparsi sui frutti
muffe da Aspergillus flavus, responsabile della produzione di aflatossine (che possono svilupparsi anche su diversi prodotti alimentari), note per essere uno dei più potenti cancerogeni conosciuti, oltre che notevolmente tossiche.
Nella produzione professionale ed industriale (praticata in ambiente protetto ed in condizioni ottimali), i frutti essiccati sono controllati mediante illuminazione con
lampada di Wood, procedimento con il quale i frutti infestati, essendo intensamente fluorescenti alla luce ultravioletta, sono immediatamente individuati ed eliminati.
Usi: il Caprifico è stato utilizzato storicamente nel territorio laziale come segnalazione di pericolo presso le aperture dei pozzi dei cunicoli di drenaggio, tipici delle zone del Parco regionale di Veio, che essendo disseminati nelle vallate allo scopo di drenare le acque meteoriche, costituiscono (ancora oggi) pericoli per le persone e per gli animali da allevamento. Il Caprifico è stato inoltre artificialmente piantato in quei terreni adibiti a pascolo privi di zone d'ombra, allo scopo di fornire riparo dal sole estivo alle persone ed agli animali nei pascoli. Albero da frutto di primo piano, di grande importanza nell’economia dei Paesi a clima mite di tutto il mondo. Per la sua chioma espansa il Fico è un albero di indubbio valore ornamentale.
Fin dai tempi antichi i frutti di fico freschi sono usati per il consumo fresco e recentemente il loro valore nutritivo è stato ulteriormente esaltato (le sostanze pectiche prevengono le ostruzioni delle vene, il calcio è utilizzato per la produzione di latte per bambini, ecc). I fichi sono usati ampiamente come prodotto essiccato (unito con altra frutta secca, aromatizzato in vari modi, ricoperto con cioccolato o glassato, ecc). Anche i fichi selvatici sono usati per produrre fichi caramellati, dolci, insalate di frutta e marmellate. E’ possibile ottenere anche alcool. In cucina il frutto di fico si utilizza al naturale, essiccato, trasformato in succo o sciroppo, come contorno al prosciutto o ai formaggi, tostato e macinato per surrogare il caffè, guarnito con noci e mandorle, per estrarre alcool, ecc. Oltre al consumo dei frutti freschi o essiccati, del Fico è stato usato in passato il lattice prodotto da foglie e rametti per far cagliare il latte nella produzione di formaggi artigianali.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: Parietarietalia
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Stress olleranti (S).
IUCN: N.A.
Farmacopea:
il ricettacolo del frutto contiene, oltre al saccarosio, resine e sostanze pectiche; negli acheni anche un olio fisso (1,44%) e tracce di acido borico. Essi sono stati usati (e forse lo sono ancora), nella medicina familiare per la preparazione di tisane pettorali (40 per mille), mentre la decozione di 5-10 frutti in mezzo litro di latte era ritenuta utile per combattere, mediante sciacqui alla bocca e gargarismi, le afte buccali e le angine. La ficina è estratta dalle foglie ed usata per scopi farmaceutici.
Il lattice che sgorga dai tagli di frutti immaturi, parti verdi e giovani rametti contiene amilasi e proteasi, viene applicato per uso esterno per eliminare calli e verruche per l’azione caustica e proteolitica; va usato con cautela: è ustionante ed irritante per la pelle.
Avversità: fra le avversità che colpiscono il Fico sono da annoverare i parassiti animali e fra essi gli insetti tra i quali:
gli
Emitteri:Chrysomphalus dictyospermi: che attacca in numerose colonie rami, frutti e foglie, in particolare colonizzando le nervature della pagina inferiore delle foglie ne provoca disseccamento e caduta; Ceroplastes rusci: causa gravi deperimenti di rametti e foglie con conseguenti vistosi cali produttivi; Eulecanium persicae: infestante le parti meno esposte della chioma disponendosi in lunghe file sui rami; Quadraspidiotus ostraeformis e Aonidiella aurantii, che attaccano i rami e il tronco; Quadraspidiotus perniciosus che infesta tutte le parti della pianta con preferenza per frutti, rami e tronchi che ricopre con un fitto strato di scudetti; le sue punture provocano macchioline rossastre sulla parte colpita, malformazioni nei frutti e un progressivo deperimento della pianta; Mytilococcus conchiformis e Mytilococcus ficifoliae, la prima attacca i rametti, la seconda le foglie; Homotoma ficus: in primavera le larve attaccano le gemme, poi le foglie nella pagina inferiore vicino alle nervature senza però provocare grossi danni;
i Lepidotteri: Ephestia cautella: temibilissimo per i frutti destinati alla produzione di fichi secchi, le larve si nutrono dell'interno del frutto riempiendolo poi di escrementi, la femmina depone le uova sui fichi che cominciano a seccare sull'albero o sui frutti esposti al sole per l'essiccamento; Simaethis nemorana: le larve della prima generazione mangiano le foglie lasciando intatta soltanto la nervatura, la seconda generazione di larve può attaccare anche i frutti;
i
Coleotteri: Sinoxylon sex-dentatum: scava gallerie orientate in tutte le direzioni sull’intero spessore dei rametti che perciò si spezzano facilmente; Carpophilus hemipterus: erode e danneggia i frutti essiccati; Hesperophanes cinereus: le cui larve scavano nel corso di 2-3 anni profonde gallerie nel legno, le femmine depongono uova su rami malati o legno esposto; Hypoborus ficus: gli insetti adulti scavano gallerie trasversali nel legno e nel cambio, mentre le larve scavano profonde gallerie perpendicolari, arrivando con azione sinergica ad interessare tutto il cilindro centrale con disseccamento e caduta della corteccia, vengono attaccati preferibilmente i rami deperiti o morti non tempestivamente eliminati con la potatura; Pogonochaerus hispidus la cui larva scava gallerie tortuose sotto la corteccia e nel legno, la femmina depone le uova sulla corteccia di rami vecchi e deperiti;
i
Ditteri: Ceratitis capitata le cui larve attaccano la polpa del frutto distruggendola, con successivi marciume e caduta del frutto.
Molti
funghi concorrono all’ammaloramento della pianta tra i quali: Ascochyta caricae che provoca sulle foglie tacche bruno-rossastre arrotondate o allungate lungo le nervature e al cui centro i tessuti disseccano e compaiono i picnidi; Phyllosticta sycophila che provoca sulle foglie tacche color ocra al centro e bruno-rossastre sui margini, le quali unendosi in larghe chiazze secche causano lacerazioni, accartocciamento e caduta delle foglie; Phomopsis cinerascens che attacca, in seguito ad una ferita non disinfettata, soprattutto il tronco e le ramificazioni principali, provocando un cancro che, iniziando con una zona depressa, nel giro di 2-3 anni, si allarga fino a circondare tutto il tronco; Colletotrichum caricae che causa la marcescenza e la caduta dei frutti immaturi che inizialmente mostrano tacche depresse e isolate che poi confluiscono in chiazze brune al centro e più chiare in periferia; Botrytis cinerea: provoca la mummificazione dei frutti e il disseccamento dei rametti, sopravvive da un anno al successivo svernando sui frutti mummificati rimasti sulla pianta e sui rametti morti, non tempestivamente rimossi e distrutti; Cercospora bolleana provoca macchie olivacee sulle nervature delle foglie, che confluiscono formando grandi chiazze brunastre con accartocciamento e caduta delle foglie; Uredo fici: attacca le foglie provocando sulla pagina superiore delle macchie gialle e in corrispondenza sulla pagina inferiore i sori giallo-bruni, con la conseguente caduta prematura delle foglie e un ritardo della maturazione dei frutti.
Inoltre è da annoverare il danno causato dal batterio
Bacterium fici: il tronco infettato assume un colore bruno, i rami anneriscono e disseccano emettendo a volte un liquido viscoso, in estate colpisce anche le foglie che presentano in un primo momento macchie decolorate che diventano nerastre, con disseccamento e frantumazione dei tessuti.
Infine il
virus del mosaico il cui vettore principale è l’eriofide Aceria ficus che attacca foglie, frutti e rametti; le foglie presentano aree giallognole e decolorate di varie dimensioni, cui fa seguito la necrosi delle aree internervali o solo delle nervature con evidenti malformazioni; i frutti colpiti presentano malformazioni e caduta precoce.
La cacciata dal Paradiso terrestre di Adamo ed Eva fa parte di un ciclo di affreschi realizzati da Masaccio (Tommaso di ser Giovanni di Mone Cassai, San Giovanni Valdarno 1401-Roma 1428) e da Masolino da Panicale (Tommaso di Cristoforo Fini, Panicale in Valdarno, Firenze 1383 ca.-1440 ca.) dipinti nel 1427 circa per la Cappella Brancacci in Santa Maria del Carmine a Firenze. Le foglie di fico, visibili fino a un passato recentissimo, furono applicate, per nascondere il sesso dei due sfortunati, tre secoli più tardi probabilmente su richiesta di Cosimo III de' Medici (Firenze 1642-1723) il quale cedette al clero tutti i poteri amministrativi, e ciò spiegherebbe la presenza delle foglie per corrispondere al racconto della Bibbia (Genesi). Sovrano vanitoso, debole e allo stesso tempo tirannico, Cosimo III de’ Medici non fu in grado di far fronte alla grave decadenza economica e morale che la Toscana ebbe a conoscere sotto di lui, non certo per colpa del capolavoro di Masaccio e Masolino, come si volle far credere. Durante il restauro del dipinto, avvenuto negli anni del 1980, le foglie di fico furono rimosse, mettendo così a nudo l'aristofanesco fico di Adamo.
Proverbi e modi di dire: il detto popolare “Anno ficaio, scarso granaio” fa riferimento a una credenza popolare secondo la quale in un anno in cui si raccolgono molti fichi si miete poco grano; mentre serbare la pancia per i fichi” vuol significare il trattenersi dal mangiare nelle prime portate di un pasto, preservando l'appetito per le ultime e più gustose portate. Dante Alighieri nel Canto XXXII v. 199, della Divina commedia con “qui riprendo dattero per figo” intende significare che ottengo più di quello che ho dato”. E far le nozze coi fichi secchi indica il voler realizzare qualcosa con mezzi inadeguati.
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A. Mascagni, Cirella, Diamante, Cosenza, 09-2010
A. Mascagni, Cirella, Diamante, Cosenza, 09-2010 (con Hymenoptera, Aculeata, Formicidae)

Distribuzione


■ autoctona ■ alloctona ■ incerta ■ scomparsa ■ assente

Caratteristiche

Relazioni con l'uomo
[ C ] C: specie di interesse alimentare e/o aromatico
[ O ] O: specie di interesse farmaceutico-officinale
[ P ] P: specie velenose - tossiche - stupefacenti - psicotrope - irritanti - fotosensibilizzanti
[ A ] A: specie con polline allergenico.
Biologia riproduttiva

DI (dioica): specie con individui maschili ed individui femminili.

[ AP - ZC2 ] AP (anemofilia): Il polline è disperso dalle correnti aeree e può avere un volo breve (piante erbacee) o lungo (alberi); ZC2 (endozoocoria): Semi che vengono ingeriti, come tali o all’interno di un frutto, e successivamente espulsi con le feci.

Indici di Ellenberg

Salinità: 0

L: 7; T: 8; C: 6; U: n.d.; R: 5; N: n.d.;

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