Morus alba L.

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Moraceae - Morus alba L.; Pignatti 1982: n. 216; Morus alba L.
Plant List: accettato
Famiglia, nome latino per esteso Morus alba L.
(a cura di Giuseppe Laino)

Etimologia: l’epiteto del genere è il nome morus, -i, f. = “gelso” [Ovidio et al.] che usavano i Latini ai quali era noto, per averlo importato dall’Iran, il congenere Morus nigra L. che dava il frutto morus celsa = “moro alto”, in contrapposizione alla mora di rovo; tuttavia è stato suggerito che possa anche aver tratto origine dal latino mora, -ae, f. = “indugio, ritardo” con allusione alla tarda schiusura delle sue gemme. L’epiteto specifico è aggettivo latino albus, -a, -um = “bianco” (con allusione al colore delle sue gemme piuttosto che al colore dei suoi frutti comunque più chiaro, dal giallastro rosato al rossastro a maturità, rispetto al nero violaceo del congenere nigra).
Sinonimi: Morus indica L., Morus multicaulis Perr., Morus alba L. var. multicaulis (Perr.) Loudon.
Nomi volgari: Gelso bianco, Gelso comune, Moro bianco (italiano). Liguria: Særsa [albero], Moroùn, Pansaotto [frutto], Sassié; More de saussa, Saussa (Valle d'Arroscia); Mori [frutto], Moun, Muie, Muin (Chiavari); Mu, Mui (Sella); Murun, Pansutì, Sersa (Genova); Seausa gianca (Porto Maurizio). Piemonte: Morè. Lombardia: Gels, Mur (Brescia); Moron (Como). Veneto: Morar (Verona); Morer (Treviso). Friuli: Morar, Moraresse. Emilia-Romagna: Mor, Mur (Reggio); Moron (Piacenza); Morr, Zels, Zels bianch (Romagna). Toscana: Gelso, Gelso bianco, Gelso moro, Gelso romano, Mora morajola [il frutto], Moro bianco. Abruzzi: Ceuse, Ceuze, Cevese, Cievizo ghianco (Larino). Campania: Ceveza janca, Cevoza bianca, Cievozo (Napoli); Cioezo bianco (Ischia). Basilicata: Aucieuz, Ceveze bianco. Calabria: Ciozzu jancu; Ceusu jancu, Ceuzu, Cevuzu, Ciuzu (Cosenza); Secameno (Bova). Sicilia: Ceusa, Ceusu biancu, Cevusu biancu. Sardegna: Gessa bianca, Mura bianca, Mura gessa, Muraghessa, Murighessa bianca.
Forma biologica e di crescita: fanerofita scaposa.
Tipo corologico: Asia centrale e orientale. Introdotta in tutta Europa e in Nordamerica principalmente per la bachicoltura.
Fenologia: fiore: V, frutto: VI, diaspora: VII.
Limiti altitudinali: dal piano a 800 m di altitudine.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese la specie è stata introdotta dalla Grecia ad opera del re Ruggero II di Altavilla nel 1130 dando così impulso alla sua coltivazione per la bachicoltura (o sericoltura). In seguito la pratica si diffuse nel resto della Penisola (ed è ancora oggi utilizzata in diverse regioni italiane, specialmente del sud, come la Calabria, anche se soltanto per piccole produzioni artigianali di nicchia) e in tutta Europa. La massima produzione di seta (e quindi di impianto del Gelso bianco) si raggiunse nel nord Italia nel XVIII secolo, cominciò a calare nel periodo tra le due guerre per scomparire totalmente negli anni '50 del secolo scorso a causa della concorrenza della Cina che ne è attualmente il maggior produttore mondiale. Da allora si può dire che la bachicoltura in Italia è praticamente scomparsa ed è iniziata l’opera di estirpazione del Gelso che, prima considerato un albero prezioso, divenne un ingombro che depauperava i terreni; ha caratterizzato, anche per la forma tipica assunta in seguito alla costante potatura (capitozza) per la raccolta del fogliame fresco, il paesaggio di molte campagne, fresche e soleggiate, del nostro territorio quando questo allevamento era praticato anche sul piano artigianale o familiare. Comune nell'ambiente agrario, oggi è rimasto come sparuto esemplare per delimitare i campi coltivati.
Habitus: albero tarchiato, la cui longevità raggiunge i 150 anni, alto fino a 15 m; le radici sono robuste, profonde di colore giallo aranciato; la chioma è larga, espansa, verde vivo, piuttosto densa. Il tronco negli individui adulti raggiunge un diametro di circa 70 cm, è diritto o sinuoso, a volte tortuoso, tozzo e robusto (spesso policormico con più tronchi paralleli), irregolarmente ramificato in alto ma spesso fin dalla base determinando un portamento basso della chioma, provvisto di una scorza liscia, grigio opaca, poi bruna, con evidenti solchi longitudinali. I ramoscelli sono grigio verdi, lisci con lunghi internodi; le gemme sono relativamente piccole, larghe alla base ed appuntite all’apice; ognuna di esse è costituita da 13 a 24 perule.
Foglie: le foglie decidue alle nostre latitudini (negli alberi che vegetano nelle regioni tropicali sono persistenti), alterne, con picciolo scanalato lungo 2-3 cm ornato di piccole stipole caduche, sono polimorfe: spesso diverse per forma e grandezza sulla stessa pianta e anche sullo stesso ramo; generalmente hanno lamina ovato acuminata, lunga 6-18 cm (quelle dei polloni possono arrivare a 30 cm, tipicamente tripartite), più o meno cordato asimmetrica alla base, irregolarmente dentata al margine, a volte trilobata. Presenta entrambe le pagine lisce, verde chiaro, quella superiore un po’ lucente, l’inferiore scarsamente tomentosa sulle nervature.
Fiore:
fiori unisessuali con distribuzione dei sessi irregolare, cosicché si incontrano individui completamente unisessuati ed altri portanti fiori dei due sessi. Fiori maschili raccolti in spighe cilindriche allungate di 2-4 cm, con perigonio quadripartito e 4 stami sormontati da antere gialle biloculari; fiori femminili quasi sessili, raccolti in glomeruli peduncolati, ovati o sferici, lunghi 1,5 cm, con perigonio diviso in 4 lacinie ovato concave saldate alla base ed assumenti presto consistenza carnosa, ovario sormontato da due stimmi lunghi e coperti di peli ruvidi.
Frutto:
tipico sorosio costituito dal concrescimento carnoso, succoso e zuccherino dei tepali persistenti e divenuti carnosi ed avvolgenti i frutti, che danno forma a una sorta di mora (mora di gelso) da oblunga a globosa, lunga 2,5 cm, bianco avorio, rosa, rossa o nera a maturità, dal gusto molto gradevole, dolce anche quando è acerba il che è uno dei caratteri distintivi per differenziarla dalla congenere nigra il cui frutto è acidulo da acerbo per divenire piacevolmente dolce soltanto a maturità quando assume gradualmente una tinta nero violacea.
Semi:
piccole nucule.
Polline: granuli pollinici con perimetro circolare; dimensioni: asse polare 18,5 (16,8-19,8) mµ, asse equatoriale 19,8 (17,8-21,8) mµ; aperture: diporati, raramente triporati, aperture larghe fino a 3 mµ con opercula chiaramente visibile; esina: sottile, psilata o scabrata; intina: sottile, con onci largo 4-6 mµ; plasma granulare sottile. L’impollinazione è anemofila/autogama.
Il Gelso bianco è scientificamente rimarchevole per il rapido lancio del polline dagli amenti. I fiori sparano il polline nell’aria tramite il rapidissimo rilascio (25 µs) dell’energia elastica accumulata negli stami. La velocità risultante eccede della metà quella del suono, il che ne fa il movimento più veloce che si conosce nel regno vegetale (Bean, W. J., 1978, Trees and Shrubs Hardy in the British Isles. John Murray ISBN 0-7195-2256-0).
Numero cromosomico: 2n = 14, 28 (42).
Sottospecie e/o varietà: il Gelso bianco è impiegato come essenza ornamentale in alcune varietà particolarmente apprezzate poiché producono fiori maschili e femminili su piante diverse, gli esemplari maschili vengono quindi utilizzati come piante da giardino, poiché non presentano "l'inconveniente" dei frutti, che possono rovinare pavimentazioni e selciati. Inoltre sono state selezionate alcune varietà ad effetti estetici particolari, come nel caso di Morus alba L. var. pendula, con chioma espansa e rami ricadenti e penduli fino a livello del terreno, molto utilizzato nei giardini anche per l’effetto decorativo delle foglie che in autunno assumono una bella colorazione giallastro dorata.
Habitat ed ecologia: cespuglietti in aree a clima mite nelle zone di coltivazione del baco da seta. Presente sia nelle zone pianeggianti che in quelle collinari. Predilige terreni profondi, umidi ma senza ristagni idrici. Pianta eliofila, resiste sufficientemente bene ai freddi invernali dei nostri ambienti; tollera in ogni caso la siccità e resiste abbastanza bene all’inquinamento urbano e anche negli ambienti marini.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento:
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Stress tolleranti (S).
IUCN: N.A
Farmacopea: in fitoterapia l'estratto meristematico (dalle gemme) viene impiegato come ipoglicemizzante. Nella medicina popolare le more di Gelso bianco sono usate come lassativo, refrigerante per la febbre e come rimedio per le infiammazioni della gola. Le radici e la corteccia sono impiegate come lassativo, antielmintico ed astringente; le foglie sono considerate diaforetiche ed emollienti. Il decotto delle foglie è impiegato contro le infiammazioni della gola e della trachea. Costituita per l’85% da acqua, la mora di Gelso contiene proteine e fibra grezza, acidi e zuccheri. È ricca di carotene e di vitamina B1, B2 e C.
Avversità: fra le avversità che colpiscono il Gelso bianco sono da annoverare i parassiti animali: la cocciniglia bianca del Gelso (Pseudaulacaspis pentagona) che con le sue colonie infesta gli organi legnosi permanenti; danni al legno provocati dai rodilegno rosso e giallo (Cossus cossus e Zeuzera pyrina) le cui larve scavano gallerie; defogliazioni provocate da larve di lepidotteri, soprattutto l’Arctide hyphantria cunea, di recente introduzione e particolarmente dannoso al Gelso, oltre alla Lymantria dispar, all’euprottide ed alla cheimatobia; danni e incrostazioni degli organi legnosi dovuti al coccide Eulecanium sp.
Inoltre sono da considerare gli agenti di malattia (funghi, batteri ed entità infettive) quali: carie degli organi legnosi dovute ai funghi Ganoderma applanatum, Ganoderma lucidum, Corylus sp, Fomes sp, ecc.; marciumi radicali fungini da Armillaria mellea e Rosellinia necatrix; cancri fungini dei rami da Nectria galligena; maculature fogliari dovute al fungo Mycosphaerella morifolia.
Coltivazione: nonostante la rarefazione della coltivazione intensiva del Gelso le tecniche di coltura si sono affinate. Tra i requisiti per ottenere buone varietà di Gelso bianco si devono contemperare i seguenti: tardiva apertura delle gemme; una rapida e completa maturazione del legno, con astuccio midollare piccolo; legno compatto; foglie consistenti e incartate, non molto acquose, provviste di abbondante mesofillo e modesto sviluppo delle nervature; limitata produzione di frutti; facilità di sfrondatura; buona resistenza delle foglie all’appassimento e attitudine al trasporto.
La propagazione per seme seguita da innesto è la più consigliabile
. Soltanto raramente si ricorre alla moltiplicazione per propaggine o per talea. In passato i Gelsi venivano piantati sui margini dei fossi o lungo i bordi dei campi oppure disposti in filari distanziati fra loro 4 o 5 metri insieme ad altre colture. Le nuove tecniche colturali e soprattutto la meccanizzazione non accettano questi sistemi di impianto dato che la gelsicoltura si è sempre più specializzata nel seguire le linee guida delle colture arboree da frutto.
Il terreno
di impianto dei Gelsi si prepara con scasso a fosse o a buche; le piante si mettono a dimora in autunno o in primavera a seconda delle condizioni pedologiche o climatiche e si seguono poi le normali cure di impianto e di coltivazione utilizzando concimazioni, lavorazioni del terreno e, durante i periodi con scarse precipitazioni, periodiche innaffiature.
Si esegue la potatura di formazione per portare la pianta allo sviluppo di una prima impalcatura di rami che successivamente darà origine alla caratteristica “testa di moro” (capitozza) sulla quale si svilupperanno i rami produttivi. La potatura di produzione delle foglie viene eseguita con criteri vari conseguenti al sistema di allevamento del baco da seta, ma in genere consiste in un semplice taglio netto e rasente al tronco o alla “testa di moro” dei rami frondosi. La raccolta delle foglie non si effettua prima dei 3-4 anni di vita della pianta per favorirne lo sviluppo. Il Gelso è una delle piante che meno soffrono della sfogliatura poiché ha la possibilità di reintegrare prontamente la foglia, ma certamente non trae vantaggio da questa operazione.
La raccolta
viene eseguita mediante la sfrondatura (recidendo i rami), o la sfogliatura (staccando le foglie). In entrambi i casi si deve porre attenzione nell’evitare di procurare ferite alla corteccia o alle gemme e di eseguire dei tagli non opportuni. Tali operazioni sono state rese più agevoli con lo studio e l’introduzione di innovazioni tecnologiche come ad esempio le macchine sfogliatrici.
La produzione di foglie da parte del Gelso dipende da diversi fattori: clima, fertilità del terreno, tipo di coltura e sua cura, età delle piante, ecc. La produzione media per esemplare è di 2-2,5 kg nelle piante giovani, 4-5 kg nelle piante di piena produzione, di 5-10 kg per le piante di una cinquantina d’anni e può salire a 40 e a 60 kg per individui di 70-90 anni di età.
Usi: da oltre 5000 anni la coltura del Gelso bianco è associata all'allevamento del baco per la produzione della seta. La corteccia dei rami e dei tronchi è fibrosa ed è stata utilizzata in passato per la produzione di carta.
I
frutti sono impiegati dall’industria alimentare per la trasformazione in succhi, marmellate, liquori; dall’industria dolciaria sia come frutti freschi che secchi. Essi non hanno valore commerciale poiché, essendo molto morbidi, il trasporto e la vendita del prodotto crudo sono impraticabili, per cui il consumo come prodotto fresco è molto limitato.
In Oriente le foglie sono impiegate nell’alimentazione umana come ortaggi freschi. Sono state usate e ancora oggi vi si ricorre per l’alimentazione animale come foraggio (bovini), essendo molto appetibili, nutritive e digeribili. Il legno è apprezzato per la costruzione di attrezzi sportivi grazie alla sua flessibilità ed elasticità, ed una volta sottoposto al processo di vaporizzazione è impiegato anche per la costruzione di mobili ed infissi.
Il baco: Il baco da seta (Bombyx mori) è una specie di farfalla della famiglia Bombycidae. La sua larva ha una notevole importanza economica in quanto utilizzata nella produzione della seta. La sua dieta consiste esclusivamente di foglie di Gelso bianco. È originaria della Cina settentrionale.
Il baco produce, da quattro aperture situate due a due ai lati della bocca, una bava sottilissima che, a contatto con l'aria, si solidifica e che, guidata con movimenti ad otto della testa, si dispone in strati formando un bozzolo di seta grezza, costituito da un singolo filo continuo di lunghezza variabile fra i 300 e i 900 metri. Il baco impiega 3-4 giorni per preparare il bozzolo formato da circa 20-30 strati concentrici costituiti da un unico filo.
I bachi da seta hanno un notevole appetito: mangiano foglie di Gelso giorno e notte, senza interruzione, e di conseguenza crescono rapidamente. Il loro pasto è interrotto solo 4 volte, in corrispondenza di altrettante
mute; l'avvicinarsi della muta è preannunciato dallo scurirsi della peluria. Le quattro mute suddividono la vita della larva in cinque cosiddette "età" (vedi oltre). Dopo la quarta muta (ovvero nella quinta età), il corpo del baco diventa giallastro e la "pelle" più tesa; a questo punto, il baco è pronto per avvolgersi nel suo bozzolo di seta (in gergo si dice che il baco "sale al bosco", in quanto il bozzolo viene costruito attorno a rametti secchi).
Se la
metamorfosi arriva a termine e il bruco si trasforma in falena, l'insetto adulto uscirà dal bozzolo tagliando il filo di seta che lo compone rendendolo così inutilizzabile. Di conseguenza, gli allevatori gettano i bozzoli in acqua bollente per uccidere l'insetto prima che questo avvenga. L'immersione in acqua bollente facilita anche il dipanamento del filo di seta. In alcune culture, lo stesso baco, estratto dal bozzolo, viene mangiato.
Alcuni bozzoli vengono risparmiati per consentire la riproduzione del baco. La falena del baco da seta è incapace di volare. Questa specie di insetto esiste ormai solo come risultato di una selezione esplicita da parte dell'uomo e ha presumibilmente perso gran parte delle sue caratteristiche originarie.
A causa della sua lunga storia e della sua importanza economica, il genoma del baco da seta è stato oggetto di approfonditi studi da parte della scienza moderna.
L'allevamento del baco: il baco (bigat, burdocc, cavalier in dialetto) si nutre esclusivamente delle foglie dei Gelsi, in particolare Morus alba L. (Gelso bianco o comune) e Morus nigra L. (Gelso nero). Le sue uova (dette semenza) si schiudono tra la fine di aprile e l'inizio di maggio, quando le foglie sugli alberi si sono completamente formate. Si sviluppa attraverso quattro mute (cambi di pelle) fino alla costruzione del bozzolo: la prima età larvale (una settimana circa); la seconda età larvale (una settimana circa); la terza età larvale (cinque giorni circa); la quarta età larvale (cinque giorni circa); la quinta età larvale (quattro giorni circa); “salita al bosco” (vedi oltre) al completamento del bozzolo serico.
L'allevamento veniva fatto nelle case dei contadini, le stanze adibite a questo scopo avevano oltre alle finestre, aperture supplementari sopra le porte o sotto le finestre per garantire l'aerazione. Per contenere i bachi si costruivano graticci o intelaiature in legno con fondo in canne o tela, sovrapponibili per risparmiare spazio.
I piccoli bachi nati dalle uova venivano messi sui graticci e alimentati con foglia fresca finemente trinciata, i letti periodicamente ripuliti per evitare malattie. Alla terza età la foglia viene somministrata più volte al giorno, intera, alla quarta con tutto il ramo. In 27-28 giorni, passando attraverso quattro
dormite, i bachi crescono fino a diventare lunghi 7-8 centimetri, insieme a loro cresce la quantità di cibo necessaria e lo spazio che occupano.
I bachi
salgono al bosco, ossia si arrampicano su mazzi di frasche secche dove cercano un posto sicuro per costruire il bozzolo dove compiere la metamorfosi in crisalide. La costruzione dura 3-4 giorni.
Per i bachi nati da 20.000 uova le necessità di spazio e cibo aumentano in questo modo a ogni età: prima, 1 m2, 10 kg di foglia; seconda, 2 m2, 20 kg; terza, 5 m2, 70 kg; quarta, 10 m2, 180 kg; quinta, 600 kg.
La quantità di bozzoli da loro prodotta è di 35
-40 kg. Da 100 kg di bozzoli si ricavano 20-25 kg di seta cruda e 15 kg di cascami.
Bachi di razza diversa producono bozzoli di differente colore: bianco candido (i più pregiati), da giallini fino ad arancioni (meno pregiati).
Nelle zone del nord Italia, soprattutto in pianura, sono ancora visibili filari di
Gelsi a testimonianza della diffusione che quest'industria ebbe sul territorio.
Cenni storici sulla bachicoltura: la bachicoltura (o sericoltura) comincia ad essere praticata in Cina, probabilmente già nel 6000 a.C. Per millenni fu un procedimento tenuto segreto, in modo da poter mantenere il monopolio cinese della produzione della seta. La Cina riuscì a mantenere segreta l'invenzione fino al 300 d.C. quando fu scoperta dai giapponesi e, poco più tardi, dagli indiani.
I cinesi avevano in ogni modo stabilito un commercio molto redditizio con l'Occidente. È noto che presso la corte nell'antica Persia si facesse uso di seta cinese, disfatta e nuovamente tessuta secondo i tipici disegni persiani. Si narra che quando Dario III si arrese ad Alessandro Magno, era vestito con abiti di seta talmente splendidi da indurre il vincitore a richiedere come bottino di guerra tonnellate di preziosissima seta. Le carovane portavano la seta a dorso di cammello dal cuore dell'Asia a Damasco in Siria, il punto d'incontro commerciale fra Oriente e Occidente. La seta divenne un genere di lusso molto apprezzato anche in Grecia e poi a Roma. Giulio Cesare pretese per decreto che la seta fosse destinata esclusivamente al suo uso personale e alle toghe dei suoi ufficiali; ma, nonostante l'ordine perentorio, l'uso di questa fibra pregiata si diffuse ampiamente tra i ceti abbienti.                                                                                                   
In Europa, sebbene l'Impero romano conoscesse e apprezzasse la seta (all’epoca di Virgilio, 70-19 a.C., si riteneva che la seta fosse prodotta dalle foglie del Gelso, che fosse insomma un filato vegetale come il cotone o il lino, così perlomeno avevano riferito i Cinesi ai mercanti occidentali custodendo gelosamente il segreto; era del tutto sconosciuta l’azione del baco), la conoscenza della sericoltura è giunta solo nel 552, attraverso l'Impero bizantino; monaci agli ordini dell'imperatore Giustiniano I (Giustiniano il Grande, 483-565 d.C.) inviati in Cina con l’incarico di impadronirsi di quel segreto, riuscirono a portare a Costantinopoli semi di Gelso bianco e uova di baco da seta nascoste nel cavo di alcune canne, mettendo così fine al monopolio cinese.
Da quel momento si scoprì che le foglie del Gelso bianco erano indispensabili al baco. A loro volta gli Arabi, che avevano diffuso la sericoltura in Persia, la introdussero nell’XI secolo nei loro regni spagnoli. Mentre l’arte della seta si sviluppava nella Penisola Iberica, assumeva grande importanza anche in Grecia, ad Atene, Corinto e Tebe da dove, come già anticipato, Ruggero II di Altavilla la importò in Sicilia nel 1130; e dalla Sicilia si estese a poco a poco in tutta l’Italia e poi negli altri Paesi europei.
Dal XII secolo l'Italia fu la maggior produttrice europea di seta, primato che le venne conteso dalla zona di Lione in Francia nel XVII secolo. L'allevamento dei bachi fu un importante reddito di supporto all'economia agricola e la produzione e commercio di tessuti, assieme a quella della lana, un'industria molto redditizia che diede ricchezza e potere alle corporazioni che la praticavano quali l'Arte della seta a Firenze. Con la rivoluzione industriale la bachicoltura ebbe un grande sviluppo soprattutto nel nord Italia, per rifornire le nascenti filande industriali di materia prima.
La produzione di bozzoli in Italia comincia a declinare nel periodo tra le due guerre mondiali fino a scomparire dopo l'ultima, a causa di due fattori: la produzione di fibre sintetiche e il cambiamento dell'organizzazione agricola, dove l'allevamento dei bachi era affidato ai singoli contadini e mezzadri soprattutto alle donne e ai bambini. Con l'inurbamento e l'industrializzazione la concorrenza estera divenne insostenibile.
Curiosità: Dioscoride, medico del I secolo d.C., riteneva che il succo ricavato dai frutti e fatto addensare sul fuoco in un vaso di bronzo fosse utile contro il catarro delle vie respiratorie, contro le infiammazioni della bocca, delle gengive e della gola. Per questi stessi scopi si preparava il diamorum, un apprezzato sciroppo di cui si trova menzione in tutti gli erbari medioevali.
Alcune piante fioriscono rapidamente al momento della germogliazione, ma il loro processo di maturazione è più lento, come accade per esempio con la Vite. Certe altre, la cui germogliazione è tardiva, presentano fioritura e maturazione rapide come il Gelso. Ne scrive Plinio (Naturalis historia, XVI, 102), forse riferendosi al Morus nigra L., ma che si adatta benissimo alla specie alba che ha la stessa caratteristica, dicendo che il Gelso «germoglia buona ultima fra le piante civilizzate, e soltanto dopo che i giorni freddi siano passati (per questo motivo viene detto il più saggio fra gli alberi); ma una volta iniziata la germogliazione, prorompe tutta insieme così intensamente da compiersi nel giro di una sola notte, facendo addirittura scricchiolare la pianta» il cui rumore può udirsi distintamente.
Carlomagno, re dei Franchi (742-814), nell’812 fece piantare nel suo giardino privato un Gelso bianco.
Nel 1608 Giacomo I (1566-1625), ansioso di promuovere l’industria della seta con l’introduzione della coltura del baco in Inghilterra, emise un editto per incoraggiare la coltivazione del Gelso, ma l’allevamento del baco da seta fallì, apparentemente perché per la coltivazione erroneamente fu scelto il Gelso nero (Morus nigra L.), invece del Gelso bianco che è la specie sulla quale il baco da seta prospera meglio.
In Italia il Gelso bianco era una sorta di bene primario in quanto veniva utilizzato in ogni sua parte, non solo le foglie, ma anche i frutti ed il legno. Già nel XV secolo erano previste pene severe per chi avesse rubato o comunque danneggiato l’albero.
Queste piante erano abbastanza numerose nelle campagne. Le famiglie più fortunate ne possedevano qualcuna vicino a casa o nei propri campi, altri dovevano comprare le foglie per allevare i bachi. Non mancavano
neanche i furti di fogliame.
I Gelsi venivano piantati in filari lungo le strade di campagna o il limitare dei campi. Molto spesso fungevano anche da sostegno nei vigneti.
Leggende: secondo una delle leggende relative al baco da seta, diffusa in Cina, la scoperta dell'utilità di questo insetto si deve a una antica imperatrice di nome Xi Ling-Shi intorno al 2700 a.C. L'imperatrice stava passeggiando quando notò un bruco. Lo sfiorò con un dito e, meraviglia delle meraviglie, dal bruco spuntò un filo di seta! Man mano che il filo fuoriusciva dal baco, l'imperatrice lo avvolgeva attorno al dito, ricavandone una sensazione di calore. Alla fine, vide un piccolo bozzolo, e comprese improvvisamente il legame fra il baco e la seta. Insegnò quanto aveva scoperto al popolo, e la notizia si diffuse.
Ovidio (43 a.C.-17 d.C.), nelle Metamorfosi racconta di due giovani babilonesi, Piramo e Tisbe, che si amano nonostante l’opposizione delle famiglie. A causa di un tragico equivoco si danno la morte a vicenda sotto un Gelso bianco. Il morente Tisbe pregò gli dei di concedere loro che l’albero producesse sempre frutti dal succo rosso porpora per ricordare agli uomini il sangue da loro versato. Gli dei lo accontentarono e cambiarono l’albero da Gelso bianco in Gelso nero i cui frutti macchiano le mani con un colore rossastro.
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M. Aleo, Trapanese
M. Aleo, Trapanese
M. Aleo, Trapanese

Distribuzione


■ autoctona ■ alloctona ■ incerta ■ scomparsa ■ assente

Caratteristiche

Relazioni con l'uomo
[ C ] C: specie di interesse alimentare e/o aromatico
[ O ] O: specie di interesse farmaceutico-officinale
[ P ] P: specie velenose - tossiche - stupefacenti - psicotrope - irritanti - fotosensibilizzanti
[ A ] A: specie con polline allergenico.
Biologia riproduttiva

DI (dioica) specie con individui maschili ed individui femminili; MO (monoica): specie con fiori maschili e femminili sullo stesso individuo.

[ BP - ZC2 ] BP (dispersione balistica): Il polline viene lanciato e successivamente allontanato dalla pianta dalle correnti d’aria, o dagli animali che hanno indotto il lancio; ZC2 (endozoocoria): Semi che vengono ingeriti, come tali o all’interno di un frutto, e successivamente espulsi con le feci.

Indici di Ellenberg

Salinità: 0

L: 8; T: 7; C: 5; U: 5; R: 5; N: 5;

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