Cucumis sativus L.
(a cura di Giuseppe Laino)
Etimologia: l’epiteto del genere è il nome latino cucumis, -meris, m. = “cocomero” [Virgilio et al.]. L’epiteto specifico deriva dal latino sativus = “che si semina” (in riferimento al fatto che la pianta è ampiamente coltivata).
Sinonimi: nessuno.
Nomi volgari: Cetriolo (italiano). Liguria: Cughemaro; Chigoemau, Citrullo, Cugoemau, Sitrullo (Genova); Cogoemaro (Porto Maurizio); Cugoemau (San Remo); Cugomero (Ponti di Nava); Cugumau (Pigna); Cugumero (Mortola); Ghigoemou (Savona); Setriolu (Sarzana). Piemonte: Cocumer. Lombardia: Cocumer; Cocoemer, Coecoemer (Brescia). Veneto: Cogumero; Cucumaro, Cugumaro (Treviso); Cucumero (Pirano); Zerumolo (Verona). Friuli: Cudumar. Emilia-Romagna: Cucomber (Modena); Cucomer, Cumer, Zedrun (Reggio); Zadarnell (Romagna); Zedron (Bologna). Toscana: Cedriolo, Cedriuolo, Cedrolo, Cetriuolo, Citriuolo, Cocomero, Pinca, Treciolo. Umbria: Cetorone (Bevagna). Abruzzi: Melangula; Melancola (Larino). Campania: Cetrulo (Ischia); Citrulo (Avellino); Citruolillo (Napoli). Calabria: Citrolu, Verdinasce. Sicilia: Citrolu, Citrolu virdi. Sardegna: Cuggumera, Cugumbiri, Cugumere, Cugumiri; Cucumene (Nuoro); Cugromba (Alghero); Cugurum (Balotana).
Forma biologica e di crescita: terofita volubile.
Tipo corologico: probabilmente originario della regione himalayana dell’India, sporadicamente subspontaneizzata, ampiamente coltivata nelle zone temperato-calde.
Fenologia: fiore: VI-VIII, frutto: VII-VIII, diaspora: ???
Limiti altitudinali: dal piano a 1200 m di altitudine.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese la specie è largamente coltivata per la produzione dei frutti impiegati a scopo alimentare.
Habitus: erbacea annuale, con apparato radicale piuttosto superficiale e fusto prostrato o rampicante, lungo fino a 3-4 m, ricoperto di peli più o meno pungenti, costoluto, con cirri semplici, che rimane verde e flessibile sino al termine della vegetazione.
Foglie: le foglie, larghe al massimo 15 cm, sono inserite alterne lungo il fusto; dalla parte opposta è presente un cirro, cioè un filamento spiralato non ramificato, che si attorciglia intorno agli oggetti con cui viene a contatto. Le foglie hanno un lungo picciolo, sono palmato lobate, divise cioè in cinque-sette lobi incisi fino a un terzo della lamina, dei quali quello centrale è sempre più grande degli altri; la loro superficie è scabra per la presenza di peli rigidi, verde scuro sulla pagina superiore e verde grigiastro su quella inferiore..
Fiore: i fiori, unisessuali, si formano sulla stessa pianta, inseriti all’ascella delle foglie: quelli maschili riuniti in fascetti di 3-4 o più con un lungo peduncolo, quelli femminili solitari o talvolta appaiati su un corto peduncolo. Il calice, verdastro, è fortemente peloso e terminato da cinque denti sottili e acuminati, lunghi quanto o più del tubo calicino; la corolla, campanulata, larga 2-3 cm, più o meno espansa, con lembo diviso fino alla metà (a volte fino alla base) in cinque lobi triangolari acuti, è di colore giallo dorato, con venature evidenti.
Frutto: i frutti sono bacche polpose (peponidi), oblunghe o cilindriche, di lunghezza variabile, al momento della maturazione completa, da 10 a 50 cm, talvolta con costolature longitudinali, a superficie liscia o bitorzoluta; al momento della raccolta, che viene effettuata quando i frutti non hanno raggiunto lo sviluppo completo, esternamente si presentano verdi o bianchi; la polpa è bianca o verde chiarissimo, acquosa, di sapore leggermente amaro.
Semi: numerosi, oblunghi, appiattiti, bianchi, gialli o grigiastri, lunghi 3-6 mm, disposti radialmente in tre file lungo l’asse del frutto e affondati in una polpa mucillagginosa.
Polline: granuli pollinici monadi, di grandi dimensioni (51-100 mµ), sferoidali; perimetro in vista equatoriale: circolare; triporati; esina: perforata, eutectata. L’impollinazione è entomofila.
Numero cromosomico: 2n = 14.
Sottospecie e/o varietà: le varietà di Cetriolo vengono suddivise in due gruppi: per il consumo diretto e per la produzione di sottaceti. Quelle appartenenti al secondo gruppo producono frutti di minori dimensioni. Fra le varietà per il consumo diretto rientrano: “Bianco Lungo di Parigi”, con frutto esternamente bianco, cilindrico, liscio, lungo fino a 40-50 cm; “Cubit”, con frutto verde scuro, cilindrico, lungo circa 20 cm; “Marketer”, con frutto cilindrico, arrotondato alle estremità, liscio, verde scuro; “Mezzo Lungo Verde di Chioggia”, con frutto rugoso, verde scuro, oblungo, a superficie rugosa, lungo 20-25 cm. Altre varietà sono: “Askley”, “Nostrano”, “Palomar”, “Polaris”.
Fra le varietà adatte alla produzione di sottaceti, meno numerose delle prime, rientrano: “Corto di Parigi”, “Fine di Meaux”, “Model”. Le varietà da sottaceti hanno, generalmente, frutti a superficie tubercolata, verde intenso.
Habitat ed ecologia: orti e campi coltivati. Predilige i climi temperato-caldi con umidità costante, su
terreno ben lavorato, profondo e di medio impasto, con pH leggermente acido, possibilmente concimato in precedenza con letame. Pianta da rinnovo, la sua coltura non va ripetuta sullo stesso terreno prima di tre-quattro anni.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: Quando inselvatichito solitamente si rinviene in comunità ruderali degli Stellarietea mediae
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Competitive (C).
IUCN: N.A.
Farmacopea: il frutto del Cetriolo contiene tracce di olio essenziale, aminoacidi, vitamina C e carotene, sostanze pectiche. Nella medicina popolare il succo fresco del Cetriolo, indipendentemente dall’uso diretto esterno come emolliente cutaneo, viene raccomandato anche per uso interno contro il catarro bronchiale e quale depurativo, alle persone sofferenti di manifestazioni cutanee dipendenti da condizioni discrasiche generali. La decozione dei semi di questa pianta è popolarmente impiegata contro le infiammazioni delle vie respiratorie. E come vermifugo efficace, soprattutto nei confronti della tenia, benché questa affezione, con le migliorate condizioni igienico alimentari, diventi sempre più rara.
Per uso cosmetico la polpa o il succo del frutto possono essere applicati sulla pelle del viso e del corpo a guisa di maschera o di impacchi per schiarire, addolcire, decongestionare, idratare le pelli aride e facilmente irritabili.
Sinonimi: nessuno.
Nomi volgari: Cetriolo (italiano). Liguria: Cughemaro; Chigoemau, Citrullo, Cugoemau, Sitrullo (Genova); Cogoemaro (Porto Maurizio); Cugoemau (San Remo); Cugomero (Ponti di Nava); Cugumau (Pigna); Cugumero (Mortola); Ghigoemou (Savona); Setriolu (Sarzana). Piemonte: Cocumer. Lombardia: Cocumer; Cocoemer, Coecoemer (Brescia). Veneto: Cogumero; Cucumaro, Cugumaro (Treviso); Cucumero (Pirano); Zerumolo (Verona). Friuli: Cudumar. Emilia-Romagna: Cucomber (Modena); Cucomer, Cumer, Zedrun (Reggio); Zadarnell (Romagna); Zedron (Bologna). Toscana: Cedriolo, Cedriuolo, Cedrolo, Cetriuolo, Citriuolo, Cocomero, Pinca, Treciolo. Umbria: Cetorone (Bevagna). Abruzzi: Melangula; Melancola (Larino). Campania: Cetrulo (Ischia); Citrulo (Avellino); Citruolillo (Napoli). Calabria: Citrolu, Verdinasce. Sicilia: Citrolu, Citrolu virdi. Sardegna: Cuggumera, Cugumbiri, Cugumere, Cugumiri; Cucumene (Nuoro); Cugromba (Alghero); Cugurum (Balotana).
Forma biologica e di crescita: terofita volubile.
Tipo corologico: probabilmente originario della regione himalayana dell’India, sporadicamente subspontaneizzata, ampiamente coltivata nelle zone temperato-calde.
Fenologia: fiore: VI-VIII, frutto: VII-VIII, diaspora: ???
Limiti altitudinali: dal piano a 1200 m di altitudine.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese la specie è largamente coltivata per la produzione dei frutti impiegati a scopo alimentare.
Habitus: erbacea annuale, con apparato radicale piuttosto superficiale e fusto prostrato o rampicante, lungo fino a 3-4 m, ricoperto di peli più o meno pungenti, costoluto, con cirri semplici, che rimane verde e flessibile sino al termine della vegetazione.
Foglie: le foglie, larghe al massimo 15 cm, sono inserite alterne lungo il fusto; dalla parte opposta è presente un cirro, cioè un filamento spiralato non ramificato, che si attorciglia intorno agli oggetti con cui viene a contatto. Le foglie hanno un lungo picciolo, sono palmato lobate, divise cioè in cinque-sette lobi incisi fino a un terzo della lamina, dei quali quello centrale è sempre più grande degli altri; la loro superficie è scabra per la presenza di peli rigidi, verde scuro sulla pagina superiore e verde grigiastro su quella inferiore..
Fiore: i fiori, unisessuali, si formano sulla stessa pianta, inseriti all’ascella delle foglie: quelli maschili riuniti in fascetti di 3-4 o più con un lungo peduncolo, quelli femminili solitari o talvolta appaiati su un corto peduncolo. Il calice, verdastro, è fortemente peloso e terminato da cinque denti sottili e acuminati, lunghi quanto o più del tubo calicino; la corolla, campanulata, larga 2-3 cm, più o meno espansa, con lembo diviso fino alla metà (a volte fino alla base) in cinque lobi triangolari acuti, è di colore giallo dorato, con venature evidenti.
Frutto: i frutti sono bacche polpose (peponidi), oblunghe o cilindriche, di lunghezza variabile, al momento della maturazione completa, da 10 a 50 cm, talvolta con costolature longitudinali, a superficie liscia o bitorzoluta; al momento della raccolta, che viene effettuata quando i frutti non hanno raggiunto lo sviluppo completo, esternamente si presentano verdi o bianchi; la polpa è bianca o verde chiarissimo, acquosa, di sapore leggermente amaro.
Semi: numerosi, oblunghi, appiattiti, bianchi, gialli o grigiastri, lunghi 3-6 mm, disposti radialmente in tre file lungo l’asse del frutto e affondati in una polpa mucillagginosa.
Polline: granuli pollinici monadi, di grandi dimensioni (51-100 mµ), sferoidali; perimetro in vista equatoriale: circolare; triporati; esina: perforata, eutectata. L’impollinazione è entomofila.
Numero cromosomico: 2n = 14.
Sottospecie e/o varietà: le varietà di Cetriolo vengono suddivise in due gruppi: per il consumo diretto e per la produzione di sottaceti. Quelle appartenenti al secondo gruppo producono frutti di minori dimensioni. Fra le varietà per il consumo diretto rientrano: “Bianco Lungo di Parigi”, con frutto esternamente bianco, cilindrico, liscio, lungo fino a 40-50 cm; “Cubit”, con frutto verde scuro, cilindrico, lungo circa 20 cm; “Marketer”, con frutto cilindrico, arrotondato alle estremità, liscio, verde scuro; “Mezzo Lungo Verde di Chioggia”, con frutto rugoso, verde scuro, oblungo, a superficie rugosa, lungo 20-25 cm. Altre varietà sono: “Askley”, “Nostrano”, “Palomar”, “Polaris”.
Fra le varietà adatte alla produzione di sottaceti, meno numerose delle prime, rientrano: “Corto di Parigi”, “Fine di Meaux”, “Model”. Le varietà da sottaceti hanno, generalmente, frutti a superficie tubercolata, verde intenso.
Habitat ed ecologia: orti e campi coltivati. Predilige i climi temperato-caldi con umidità costante, su
terreno ben lavorato, profondo e di medio impasto, con pH leggermente acido, possibilmente concimato in precedenza con letame. Pianta da rinnovo, la sua coltura non va ripetuta sullo stesso terreno prima di tre-quattro anni.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: Quando inselvatichito solitamente si rinviene in comunità ruderali degli Stellarietea mediae
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Competitive (C).
IUCN: N.A.
Farmacopea: il frutto del Cetriolo contiene tracce di olio essenziale, aminoacidi, vitamina C e carotene, sostanze pectiche. Nella medicina popolare il succo fresco del Cetriolo, indipendentemente dall’uso diretto esterno come emolliente cutaneo, viene raccomandato anche per uso interno contro il catarro bronchiale e quale depurativo, alle persone sofferenti di manifestazioni cutanee dipendenti da condizioni discrasiche generali. La decozione dei semi di questa pianta è popolarmente impiegata contro le infiammazioni delle vie respiratorie. E come vermifugo efficace, soprattutto nei confronti della tenia, benché questa affezione, con le migliorate condizioni igienico alimentari, diventi sempre più rara.
Per uso cosmetico la polpa o il succo del frutto possono essere applicati sulla pelle del viso e del corpo a guisa di maschera o di impacchi per schiarire, addolcire, decongestionare, idratare le pelli aride e facilmente irritabili.
Avversità: tra gli insetti, il Cetriolo è colpito dall'afide Aphis gossypii. Tra le malattie da funghi, le più comuni sono l'oidio (causato da Erisiphe cichoracearum, la peronospora (causata da Pseudoperonospora cubensis) e la muffa grigia (causata da Botrytis cinerea).
Tecnica colturale: Il Cetriolo, come le altre cucurbitacee coltivate - Cocomero o anguria (Citrullus vulgaris L.), Melone (Cucumis melo L.), Zucchino (Cucurbita pepo L.), Zucca (Cucurbita maxima Duchesne) - è una pianta adatta ai climi temperato caldi; comunque, dato che la coltura occupa il terreno per un periodo di tempo che non supera i 4-5 mesi, è possibile coltivarlo all’aperto in tutta l’Italia; al Nord si ricorre molto spesso alla copertura con materiali plastici, in modo da accelerare la germinazione dei semi e proteggere le piantine da eventuali gelate tardive.
Il Cetriolo è esigente anche per quanto riguarda il terreno: cresce bene in quelli freschi, profondi, ben drenati, ricchi di sostanza organica. Il terreno va preparato con molta cura, interrando 4-5 kg/m2 di letame durante la vangatura autunnale. Al momento della semina si distribuiscono anche 70-80 g/m2 di un concime complesso ternario ad alto contenuto di potassio, per esempio del tipo 9-9-18; successivamente, nel corso della coltivazione, si distribuisce, una o due volte, un concime complesso ternario a formula equilibrata, in quantità pari a 10-15 g/m2. Il terreno deve essere tenuto libero da erbe infestanti; si devono anche effettuare alcune sarchiature e annaffiare abbondantemente ogni volta che la superficie del terreno è completamente asciutta.
Le piante di Cetriolo possono crescere sia strisciando sul terreno, sia arrampicandosi su sostegni, costituiti da pali inclinati di 60 gradi, fra i quali vengono tesi fili di ferro, reti metalliche o canne. Generalmente, se il terreno non è troppo umido, i Cetrioli da consumo diretto si lasciano crescere striscianti; al contrario, le varietà adatte alla produzione di sottaceti si fanno crescere su sostegni.
Un’operazione molto importante è la cimatura, mediante la quale si ottengono piante ramificate, che producono frutti più grossi e di dimensioni più omogenee. La cimatura si effettua quando le piantine hanno 4-5 foglie, tagliando il fusto appena sopra la terza o la quarta foglia. Nel caso delle varietà da consumo diretto si effettua un’ulteriore cimatura sui rami, all’altezza della quinta o sesta foglia, mentre le varietà da sottaceti non si cimano sui rami.
Oltre alla coltura ordinaria, che inizia, secondo le zone, dalla metà di aprile alla prima decade di maggio, si possono fare coltivazioni anticipate e forzate. Le prime si effettuano interrando letame fresco (che, fermentando, produce molto calore) in corrispondenza di ogni postarella in cui vengono posti i semi, e coprendo le piantine con fogli di plastica trasparenti, sostenuti da fili di ferro piegati ad arco e infissi nel terreno: formando cioè un tunnell sulle piantine stesse; nel caso delle colture anticipate, si semina, secondo le zone, dal mese di febbraio alla fine di marzo. Un altro accorgimento che permette di anticipare di qualche giorno la maturazione dei cetrioli consiste nell’impiego di fogli di polietilene nero: si stendono per terra, praticando dei fori in corrispondenza dei punti in cui si intende seminare; in questo modo, dato che il materiale nero assorbe molto le radiazioni solari, si ottiene un riscaldamento del terreno che accelera la maturazione. Inoltre, con la copertura del terreno, si ottengono altri vantaggi: si impedisce lo sviluppo delle infestanti, si evita l’evaporazione dell’acqua contenuta nel terreno stesso e si ottengono frutti molto puliti ed esenti da parassiti.
Si possono anche effettuare coltivazioni forzate, in serra o in cassone riscaldato, seminando da novembre a gennaio: in questo caso le piante si allevano come rampicanti. La coltivazione forzata del Cetriolo è diffusa nei paesi dell’Europa centro settentrionale; in Italia viene effettuata soltanto in alcune zone, su scala industriale.
Moltiplicazione: il Cetriolo si semina, in coltura normale, dalla metà di aprile alla prima decade di maggio, mentre nelle colture protette, ma effettuate all’aperto, si comincia a seminare nei primi giorni del mese di febbraio. In serra o in cassone la semina può essere fatta dalla fine di novembre alla fine di gennaio.
All’aperto si preparano aiuole sviluppate nel senso della lunghezza e larghe 1,5 m e su queste, alla distanza di 30-40 cm dai bordi, si scavano delle buche profonde 30 cm e larghe 40 cm; l’intervallo fra il centro di ogni buca e quello della vicina deve essere di 50-60 cm, nel senso della lunghezza dell’aiuola. In questo modo si ottiene, sulle aiuole, una doppia fila di buche. Sul fondo di queste si mettono 2-3 kg di letame e 50-60 g di concime complesso ternario; questo tipo di concimazione si aggiunge a quella effettuata nel corso della preparazione del terreno. In ogni buca si coprono il letame e i concimi chimici con uno strato di terriccio, in modo tale da riempire completamente la buca stessa; si procede quindi alla semina, ponendo 5-6 semi al centro della zona in cui era stata scavata la buca e interrandoli verticalmente, con l’estremità più appuntita rivolta verso l’alto; se il terreno è asciutto, si effettua un’innaffiatura abbondante, per facilitare la germinazione. Quando le piantine hanno 2 foglie, si effettua il diradamento, lasciando in ogni postarella la piantina più robusta. Per accelerare la germinazione dei semi è anche consigliabile, prima della semina, tenerli immersi in acqua tiepida per 24 ore.
Raccolta: i cetrioli da consumare freschi si raccolgono circa 3 mesi dopo la semina; nel caso dei cetrioli da sottaceti, si inizia invece a raccoglierli dopo 2 mesi. Il momento esatto nel quale iniziare questa operazione si stabilisce osservando i frutti: per i cetrioli da consumare freschi si comincia quando hanno raggiunto dimensioni pari a 2 terzi di quelle tipiche della varietà a maturazione completa; nel caso dei cetrioli da sottaceti la raccolta si inizia quando i frutti hanno raggiunto le dimensioni desiderate. Questa operazione si effettua di solito in più riprese, in quanto la maturazione avviene scalarmente.
Valori nutrizionali: le indicazioni nutrizionali (per 100 g di frutto) sono: acqua: 96%, proteine: 0,67 g, grassi: 0,5 g, carboidrati: 1,75 g, fibre: 0,7 g, calorie: 14 kcal. Oltre che di acqua, infatti, il cetriolo è anche una fonte interessante di minerali (potassio, calcio, fosforo, ferro e silicio). Il silicio, che contribuisce alla stabilità ed elasticità della pelle, in particolare, è più concentrato nella buccia dell'ortaggio. Per tale ragione, quando è possibile, è utile consumare i cetrioli completi di buccia.
Modi di dire: nel linguaggio comune si definisce “citrullo” o “cetriolo” la persona sciocca, goffa, melensa.
Bibliografia:
BONI U., PATRI G., Scoprire, riconoscere, usare le erbe, Edizione Mondolibri SpA, Milano, 2000.
HALBRITTER H., Cucumis sativus. In: BUCHNER R. & WEBER M. (2000 onwards). PalDat - a palynological database: Descriptions, illustrations, identification, and information retrieval.
LAUBER K., WAGNER G., Flora Helvetica (Flore illustrée de Suisse), 2ème édition, Editions Paul Haupt, 2001.
MANENTI G., Il grande libro dei fiori e delle piante, Selezione dal Reader’s Digest, Milano.
NEGRI G., Nuovo erbario figurato (Descrizione e proprietà delle piante medicinali e velenose della flora italiana), V edizione, Ulrico Hoepli, Milano1991.
www.dryades.eu
www.paldat.org
Tecnica colturale: Il Cetriolo, come le altre cucurbitacee coltivate - Cocomero o anguria (Citrullus vulgaris L.), Melone (Cucumis melo L.), Zucchino (Cucurbita pepo L.), Zucca (Cucurbita maxima Duchesne) - è una pianta adatta ai climi temperato caldi; comunque, dato che la coltura occupa il terreno per un periodo di tempo che non supera i 4-5 mesi, è possibile coltivarlo all’aperto in tutta l’Italia; al Nord si ricorre molto spesso alla copertura con materiali plastici, in modo da accelerare la germinazione dei semi e proteggere le piantine da eventuali gelate tardive.
Il Cetriolo è esigente anche per quanto riguarda il terreno: cresce bene in quelli freschi, profondi, ben drenati, ricchi di sostanza organica. Il terreno va preparato con molta cura, interrando 4-5 kg/m2 di letame durante la vangatura autunnale. Al momento della semina si distribuiscono anche 70-80 g/m2 di un concime complesso ternario ad alto contenuto di potassio, per esempio del tipo 9-9-18; successivamente, nel corso della coltivazione, si distribuisce, una o due volte, un concime complesso ternario a formula equilibrata, in quantità pari a 10-15 g/m2. Il terreno deve essere tenuto libero da erbe infestanti; si devono anche effettuare alcune sarchiature e annaffiare abbondantemente ogni volta che la superficie del terreno è completamente asciutta.
Le piante di Cetriolo possono crescere sia strisciando sul terreno, sia arrampicandosi su sostegni, costituiti da pali inclinati di 60 gradi, fra i quali vengono tesi fili di ferro, reti metalliche o canne. Generalmente, se il terreno non è troppo umido, i Cetrioli da consumo diretto si lasciano crescere striscianti; al contrario, le varietà adatte alla produzione di sottaceti si fanno crescere su sostegni.
Un’operazione molto importante è la cimatura, mediante la quale si ottengono piante ramificate, che producono frutti più grossi e di dimensioni più omogenee. La cimatura si effettua quando le piantine hanno 4-5 foglie, tagliando il fusto appena sopra la terza o la quarta foglia. Nel caso delle varietà da consumo diretto si effettua un’ulteriore cimatura sui rami, all’altezza della quinta o sesta foglia, mentre le varietà da sottaceti non si cimano sui rami.
Oltre alla coltura ordinaria, che inizia, secondo le zone, dalla metà di aprile alla prima decade di maggio, si possono fare coltivazioni anticipate e forzate. Le prime si effettuano interrando letame fresco (che, fermentando, produce molto calore) in corrispondenza di ogni postarella in cui vengono posti i semi, e coprendo le piantine con fogli di plastica trasparenti, sostenuti da fili di ferro piegati ad arco e infissi nel terreno: formando cioè un tunnell sulle piantine stesse; nel caso delle colture anticipate, si semina, secondo le zone, dal mese di febbraio alla fine di marzo. Un altro accorgimento che permette di anticipare di qualche giorno la maturazione dei cetrioli consiste nell’impiego di fogli di polietilene nero: si stendono per terra, praticando dei fori in corrispondenza dei punti in cui si intende seminare; in questo modo, dato che il materiale nero assorbe molto le radiazioni solari, si ottiene un riscaldamento del terreno che accelera la maturazione. Inoltre, con la copertura del terreno, si ottengono altri vantaggi: si impedisce lo sviluppo delle infestanti, si evita l’evaporazione dell’acqua contenuta nel terreno stesso e si ottengono frutti molto puliti ed esenti da parassiti.
Si possono anche effettuare coltivazioni forzate, in serra o in cassone riscaldato, seminando da novembre a gennaio: in questo caso le piante si allevano come rampicanti. La coltivazione forzata del Cetriolo è diffusa nei paesi dell’Europa centro settentrionale; in Italia viene effettuata soltanto in alcune zone, su scala industriale.
Moltiplicazione: il Cetriolo si semina, in coltura normale, dalla metà di aprile alla prima decade di maggio, mentre nelle colture protette, ma effettuate all’aperto, si comincia a seminare nei primi giorni del mese di febbraio. In serra o in cassone la semina può essere fatta dalla fine di novembre alla fine di gennaio.
All’aperto si preparano aiuole sviluppate nel senso della lunghezza e larghe 1,5 m e su queste, alla distanza di 30-40 cm dai bordi, si scavano delle buche profonde 30 cm e larghe 40 cm; l’intervallo fra il centro di ogni buca e quello della vicina deve essere di 50-60 cm, nel senso della lunghezza dell’aiuola. In questo modo si ottiene, sulle aiuole, una doppia fila di buche. Sul fondo di queste si mettono 2-3 kg di letame e 50-60 g di concime complesso ternario; questo tipo di concimazione si aggiunge a quella effettuata nel corso della preparazione del terreno. In ogni buca si coprono il letame e i concimi chimici con uno strato di terriccio, in modo tale da riempire completamente la buca stessa; si procede quindi alla semina, ponendo 5-6 semi al centro della zona in cui era stata scavata la buca e interrandoli verticalmente, con l’estremità più appuntita rivolta verso l’alto; se il terreno è asciutto, si effettua un’innaffiatura abbondante, per facilitare la germinazione. Quando le piantine hanno 2 foglie, si effettua il diradamento, lasciando in ogni postarella la piantina più robusta. Per accelerare la germinazione dei semi è anche consigliabile, prima della semina, tenerli immersi in acqua tiepida per 24 ore.
Raccolta: i cetrioli da consumare freschi si raccolgono circa 3 mesi dopo la semina; nel caso dei cetrioli da sottaceti, si inizia invece a raccoglierli dopo 2 mesi. Il momento esatto nel quale iniziare questa operazione si stabilisce osservando i frutti: per i cetrioli da consumare freschi si comincia quando hanno raggiunto dimensioni pari a 2 terzi di quelle tipiche della varietà a maturazione completa; nel caso dei cetrioli da sottaceti la raccolta si inizia quando i frutti hanno raggiunto le dimensioni desiderate. Questa operazione si effettua di solito in più riprese, in quanto la maturazione avviene scalarmente.
Valori nutrizionali: le indicazioni nutrizionali (per 100 g di frutto) sono: acqua: 96%, proteine: 0,67 g, grassi: 0,5 g, carboidrati: 1,75 g, fibre: 0,7 g, calorie: 14 kcal. Oltre che di acqua, infatti, il cetriolo è anche una fonte interessante di minerali (potassio, calcio, fosforo, ferro e silicio). Il silicio, che contribuisce alla stabilità ed elasticità della pelle, in particolare, è più concentrato nella buccia dell'ortaggio. Per tale ragione, quando è possibile, è utile consumare i cetrioli completi di buccia.
Modi di dire: nel linguaggio comune si definisce “citrullo” o “cetriolo” la persona sciocca, goffa, melensa.
Bibliografia:
BONI U., PATRI G., Scoprire, riconoscere, usare le erbe, Edizione Mondolibri SpA, Milano, 2000.
HALBRITTER H., Cucumis sativus. In: BUCHNER R. & WEBER M. (2000 onwards). PalDat - a palynological database: Descriptions, illustrations, identification, and information retrieval.
LAUBER K., WAGNER G., Flora Helvetica (Flore illustrée de Suisse), 2ème édition, Editions Paul Haupt, 2001.
MANENTI G., Il grande libro dei fiori e delle piante, Selezione dal Reader’s Digest, Milano.
NEGRI G., Nuovo erbario figurato (Descrizione e proprietà delle piante medicinali e velenose della flora italiana), V edizione, Ulrico Hoepli, Milano1991.
www.dryades.eu
www.paldat.org