Aruncus dioicus (Walter) Fernald
(a cura di Giuseppe Laino)
Etimologia: il genere, prima che assumesse l’epiteto attuale, era stato classificato da Linneo come Spiraea, mentre il termine Aruncus veniva utilizzato per l’epiteto specifico. In seguito, su proposta del botanico francese Michel Adanson (1727-1806), i nomi furono cambiati per come li conosciamo oggi (Famille des plantes, 1757). In epoca romana la pianta era nota con i nomi di Barba caprae (da uno dei significati di barba, -ae, f. =”barba, tenerume, lanugine (di vegetali)” [Plinio]) ed Aruncus che deriva dal greco dorico áringos a sua volta ereditato dal greco antico éryngos = “barba di capra”, con allusione alla infiorescenza flessuosa che ne richiama l’aspetto. L’epiteto specifico è voce composta dal greco di- = “due” e óikos = “casa”, detto di piante che portano fiori maschili con i soli stami su un individuo e fiori femminili con i soli pistilli su un altro della stessa specie.
Sinonimi: Actaea dioica Walter, Aruncus asiaticus Pojark, Aruncus sylvestris Kostel., Aruncus vulgaris Rafin., Spiraea aruncus L., Aruncus dioicus var. vulgaris (Maxim.) Hara.
Nomi volgari: Arunco, Barba di capra, Barba di Giove (italiano). Liguria: Barba de crava (Porto Maurizio); Ciumin (Mignanego); Gambe rousse (Masone). Piemonte: Sanguignen. Lombardia: Barba de bech (Como); Cua de volp; Spares de mont (Brescia). Veneto: Sparaso de monte, Sparaso de vaio (Verona). Friuli: Spàrc di bòsc: Emilia-Romagna: Barba ed cavra (Bologna). Toscana: Barba di Giove, Barba di capra.
Forma biologica e di crescita: emicriptofita scaposa.
Tipo corologico: circumboreale. Distribuita in quasi tutta l’Europa, l’Asia settentrionale e orientale e l’America settentrionale.
Fenologia: fiore: VI-VII, frutto: VII-VIII, diaspora: VIII-IX
Limiti altitudinali: da 500 a 1500 m di altitudine.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese è una specie comune nelle regioni settentrionali, assente o molto rara in quelle centrali e meridionali.
Habitus: erbacea perenne, cespugliosa, alta 70-150(-200) cm, con grosse radici rizomatose, legnose, con squame brune da dove si dipartono radici secondarie, e fusti cilindrici, eretti, poco ramificati.
Foglie: le foglie, imparipennate, molto lunghe (fino a 1 m), picciolate, a contorno triangolare, hanno la lamina divisa in 3 segmenti ovato lanceolati, lunghi 5-8 cm, doppiamente seghettati al margine e acuminati all’apice. Alla base del picciolo possono trovarsi delle stipole. Sulla pagina inferiore è presente una pelosità sparsa, concentrata soprattutto all’inserzione delle nervature.
Fiore: i fiori, dioici, sono raccolti in una infiorescenza a pannocchia terminale eretta, di tipo complesso, lunga 20-30(-50) cm, con molti fiori regolari a grappoli penduli (racemo terminale compatto). I rami fiorali terminali sono patenti. I fiori sono piccoli e bianchi, dialipetali, attinomorfi. Il calice è composto da 5 sepali lunghi 0,5 mm, acuti e persistenti alla maturazione dei frutti; la corolla, larga 2-4 mm, è formata da 5 petali lineari lunghi 1-2 mm. I fiori maschili, bianco giallastri, hanno un androceo composto da più di 20 stami molto sporgenti (più lunghi della corolla), lunghi 3 mm, con antere scure. I fiori femminili hanno la corolla bianco candida, con l’ovario semiinfero e 3 carpelli, ma presentano anche brevi stami rudimentali. I fiori ermafroditi portano generalmente 4 carpelli che sovrastano, in altezza, gli stami, che risultano essere molto più brevi anche dei petali.
Frutto: i frutti sono piccoli follicoli penduli, glabri (3 o, più raramente, 4 per ogni fiore formati dai carpelli) a deiscenza a scatto (ciascun frutto, corrispondente ad un carpello, si apre di scatto proiettando i semi a qualche metro di distanza, favorendone così la dispersione). Ma la dispersione è facilitata anche dalla loro leggerezza (un seme pesa soltanto 0,00008 g) tanto da essere staccati e portati via non solo dal vento, ma perfino dalle deboli correnti d’aria risultanti dall’irradiazione solare. La propagazione della specie avviene per la facile germinazione dei semi.
Polline: granuli pollinici monadi, di piccole dimensioni (10-25 mµ), sferoidali; perimetro in vista equatoriale: triangolare; tricolporati; esina: striata-perforata. L’impollinazione è sia entomofila, tramite insetti, sia anemofila, tramite il vento.
Numero cromosomico: 2n = 14, 18.
Sottospecie e/o varietà: nessuna.
Habitat ed ecologia: boschi umidi e freschi di latifoglie, forre umide, su substrato indifferentemente calcareo, calcareo siliceo o siliceo, con preferenza per le stazioni meno soleggiate delle zone montane, ma con sporadiche presenze anche a quote più basse, fino alla pianura.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: Tilio-Acerion.
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Competitive (C).
IUCN: N.A.
Farmacopea: la Barba di capra è stata utilizzata dalla medicina popolare come tonica ed astringente. Contiene un glucoside cianogenetico, acidi grassi, oli essenziali, carotenoidi, fenoli, acido benzoico..
Sinonimi: Actaea dioica Walter, Aruncus asiaticus Pojark, Aruncus sylvestris Kostel., Aruncus vulgaris Rafin., Spiraea aruncus L., Aruncus dioicus var. vulgaris (Maxim.) Hara.
Nomi volgari: Arunco, Barba di capra, Barba di Giove (italiano). Liguria: Barba de crava (Porto Maurizio); Ciumin (Mignanego); Gambe rousse (Masone). Piemonte: Sanguignen. Lombardia: Barba de bech (Como); Cua de volp; Spares de mont (Brescia). Veneto: Sparaso de monte, Sparaso de vaio (Verona). Friuli: Spàrc di bòsc: Emilia-Romagna: Barba ed cavra (Bologna). Toscana: Barba di Giove, Barba di capra.
Forma biologica e di crescita: emicriptofita scaposa.
Tipo corologico: circumboreale. Distribuita in quasi tutta l’Europa, l’Asia settentrionale e orientale e l’America settentrionale.
Fenologia: fiore: VI-VII, frutto: VII-VIII, diaspora: VIII-IX
Limiti altitudinali: da 500 a 1500 m di altitudine.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese è una specie comune nelle regioni settentrionali, assente o molto rara in quelle centrali e meridionali.
Habitus: erbacea perenne, cespugliosa, alta 70-150(-200) cm, con grosse radici rizomatose, legnose, con squame brune da dove si dipartono radici secondarie, e fusti cilindrici, eretti, poco ramificati.
Foglie: le foglie, imparipennate, molto lunghe (fino a 1 m), picciolate, a contorno triangolare, hanno la lamina divisa in 3 segmenti ovato lanceolati, lunghi 5-8 cm, doppiamente seghettati al margine e acuminati all’apice. Alla base del picciolo possono trovarsi delle stipole. Sulla pagina inferiore è presente una pelosità sparsa, concentrata soprattutto all’inserzione delle nervature.
Fiore: i fiori, dioici, sono raccolti in una infiorescenza a pannocchia terminale eretta, di tipo complesso, lunga 20-30(-50) cm, con molti fiori regolari a grappoli penduli (racemo terminale compatto). I rami fiorali terminali sono patenti. I fiori sono piccoli e bianchi, dialipetali, attinomorfi. Il calice è composto da 5 sepali lunghi 0,5 mm, acuti e persistenti alla maturazione dei frutti; la corolla, larga 2-4 mm, è formata da 5 petali lineari lunghi 1-2 mm. I fiori maschili, bianco giallastri, hanno un androceo composto da più di 20 stami molto sporgenti (più lunghi della corolla), lunghi 3 mm, con antere scure. I fiori femminili hanno la corolla bianco candida, con l’ovario semiinfero e 3 carpelli, ma presentano anche brevi stami rudimentali. I fiori ermafroditi portano generalmente 4 carpelli che sovrastano, in altezza, gli stami, che risultano essere molto più brevi anche dei petali.
Frutto: i frutti sono piccoli follicoli penduli, glabri (3 o, più raramente, 4 per ogni fiore formati dai carpelli) a deiscenza a scatto (ciascun frutto, corrispondente ad un carpello, si apre di scatto proiettando i semi a qualche metro di distanza, favorendone così la dispersione). Ma la dispersione è facilitata anche dalla loro leggerezza (un seme pesa soltanto 0,00008 g) tanto da essere staccati e portati via non solo dal vento, ma perfino dalle deboli correnti d’aria risultanti dall’irradiazione solare. La propagazione della specie avviene per la facile germinazione dei semi.
Polline: granuli pollinici monadi, di piccole dimensioni (10-25 mµ), sferoidali; perimetro in vista equatoriale: triangolare; tricolporati; esina: striata-perforata. L’impollinazione è sia entomofila, tramite insetti, sia anemofila, tramite il vento.
Numero cromosomico: 2n = 14, 18.
Sottospecie e/o varietà: nessuna.
Habitat ed ecologia: boschi umidi e freschi di latifoglie, forre umide, su substrato indifferentemente calcareo, calcareo siliceo o siliceo, con preferenza per le stazioni meno soleggiate delle zone montane, ma con sporadiche presenze anche a quote più basse, fino alla pianura.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: Tilio-Acerion.
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Competitive (C).
IUCN: N.A.
Farmacopea: la Barba di capra è stata utilizzata dalla medicina popolare come tonica ed astringente. Contiene un glucoside cianogenetico, acidi grassi, oli essenziali, carotenoidi, fenoli, acido benzoico..
Uso alimentare: alcune parti della pianta possono essere consumate come gli asparagi. In particolare i giovani germogli primaverili (quelli rossastri che spuntano dal rizoma) se raccolti in tempo (aprile) sono particolarmente indicati per frittate o per essere conservati sott’olio. Ma occorre fare molta attenzione: nel periodo estivo la pianta produce delle sostanze tipo glucosidi cianogenetici (vedi sopra) e quindi non è più commestibile.
Norme regionali a tutela: la legislazione del Friuli-Venezia Giulia, con legge regionale n. 34, del 3 giugno 1981, riguardante “Norme per la tutela della natura e modifiche alla legge regionale 27 dicembre 1979, n. 78”, con l’art. 6 consente la raccolta dei germogli fino ad un peso massimo di 1 kg al giorno.
La Regione Piemonte con legge regionale n. 63 del 4 settembre 1996 con titolo “Norme per l’utilizzo e la fruizione del Parco naturale Alta Valle Pesio e Tanaro” all’art. 10, comma 2, consente ai soli residenti nei comuni dell’area protetta la raccolta dei germogli all’interno del perimetro del parco.
Bibliografia:
AICHELE D., GOLTE-BECHTLE M., Che fiore è questo? Edizione Club degli Editori, Milano.
ANGIOLINI C., FOGGI B., VICIANI D., GABELLINI A. Contributo alla conoscenza sintassonomica dei boschi del Tilio-Acerion Klika 1955 dell’Appennino centro-settentrionale (Italia centrale). Fitosociologia, 42, 1, 109-119, 2005
COLOMBO M.L., PEREGO S., MARANGON K,, DAVANZO F., ASSISI F., MORO P.A., Esempi di piante superiori spontanee in Italia: modalitá di riconoscimento botanico per evitare intossicazioni. Pag. Bot., 31: 3-51, 2006
DELLA BEFFA M.T., Fiori di campo (Conoscere, riconoscere e osservare tutte le specie di fiori selvatici più noti), Istituto Geografico De Agostini SpA, Novara, 1999.
HALBRITTER H., SCHNEIDER H., Aruncus dioicus. In: BUCHNER R. & WEBER M. (2000 onwards). PalDat - a palynological database: Descriptions, illustrations, identification, and information retrieval. http://www.paldat.org/
LAUBER K., WAGNER G., Flora Helvetica (Flore illustrée de Suisse), 2ème édition, Editions Paul Haupt, 2001.
NEGRI G., Nuovo erbario figurato (Descrizione e proprietà delle piante medicinali e velenose della flora italiana), V edizione, Ulrico Hoepli, Milano1991.
www.dryades.eu
www.paldat.org
La Regione Piemonte con legge regionale n. 63 del 4 settembre 1996 con titolo “Norme per l’utilizzo e la fruizione del Parco naturale Alta Valle Pesio e Tanaro” all’art. 10, comma 2, consente ai soli residenti nei comuni dell’area protetta la raccolta dei germogli all’interno del perimetro del parco.
Bibliografia:
AICHELE D., GOLTE-BECHTLE M., Che fiore è questo? Edizione Club degli Editori, Milano.
ANGIOLINI C., FOGGI B., VICIANI D., GABELLINI A. Contributo alla conoscenza sintassonomica dei boschi del Tilio-Acerion Klika 1955 dell’Appennino centro-settentrionale (Italia centrale). Fitosociologia, 42, 1, 109-119, 2005
COLOMBO M.L., PEREGO S., MARANGON K,, DAVANZO F., ASSISI F., MORO P.A., Esempi di piante superiori spontanee in Italia: modalitá di riconoscimento botanico per evitare intossicazioni. Pag. Bot., 31: 3-51, 2006
DELLA BEFFA M.T., Fiori di campo (Conoscere, riconoscere e osservare tutte le specie di fiori selvatici più noti), Istituto Geografico De Agostini SpA, Novara, 1999.
HALBRITTER H., SCHNEIDER H., Aruncus dioicus. In: BUCHNER R. & WEBER M. (2000 onwards). PalDat - a palynological database: Descriptions, illustrations, identification, and information retrieval. http://www.paldat.org/
LAUBER K., WAGNER G., Flora Helvetica (Flore illustrée de Suisse), 2ème édition, Editions Paul Haupt, 2001.
NEGRI G., Nuovo erbario figurato (Descrizione e proprietà delle piante medicinali e velenose della flora italiana), V edizione, Ulrico Hoepli, Milano1991.
www.dryades.eu
www.paldat.org