Filipendula ulmaria (L.) Maxim.
(a cura di Giuseppe Laino)
Etimologia: l’epiteto del genere deriva da un termine latino composto da due parole: il nome filum, -i, n., di cui uno tra i molti significati è “filamento” (di radice o foglia) [Plinio], e l’aggettivo pendulus, -a, -um = “appeso, penzolante, pendente”; per cui, unendo le due parole, si ha il significato di “pendente da un filo”, per alludere ai tubercoli (presenti però solo nella congenere Filipendula vulgaris Moench) che si sviluppano a una certa distanza dalla base della pianta, su una radice allungata, come fossero inseriti in un filo. L’epiteto specifico deriva dal latino ulmus, -i, f. = “olmo” (pianta) [Virgilio, Orazio et al.], con riferimento alla somiglianza delle sue foglie con quelle dell’Olmo campestre (Ulmus minor Mill.); altra interpretazione di questo epiteto è il contenuto della corteccia dell’Olmo campestre in aldeide salicilica e salicilati di metile presenti anche nel rizoma di questa specie.
Sinonimi: Spiraea ulmaria L., Ulmaria pentapetala Gilibert, Ulmaria palustris Moench.
Nomi volgari: Olmaria, Filipendola, Filipendola olmaria, Regina dei prati, Spirea, Ulmaria (italiano). Liguria: Barba di cavra. Piemonte: Regina dij pra, Reina des près. Lombardia: Barba de cavra (Como). Friuli: Sparzi de mont. Toscana: Fior d’oro, Reginella; Barba caprina, Olmaria, Regina dei prati (Val di Chiana).
Forma biologica e di crescita: emicriptofita scaposa.
Tipo corologico: eurosiberiana.
Fenologia: fiore: V-X, frutto: VI-XI, diaspora: VII-X.
Limiti altitudinali: dal piano submontano a 1600 m di altitudine.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese la specie è presente in quasi tutto il territorio continentale, più frequente nella parte settentrionale, sporadica altrove; assente nelle isole.
Habitus: erbacea perenne, con un rizoma fibroso, non tuberoso, strisciante orizzontalmente, nodoso e lignificato. I fusti, eretti e alti fino a 150-200 cm, angolosi, hanno la superficie glabra, ma sono spesso pubescenti nella porzione inferiore, rossastri e a volte porpora, sono semplici o ramificati solo in alto, più o meno fogliosi.
Foglie: le foglie basali, lunghe fino a 50 cm, hanno un lungo picciolo, sono imparipennate con 2-5 paia di foglioline maggiori fra le quali sono inserite altre piccole foglie; le prime, lunghe 3-7 cm e larghe generalmente più di un centimetro, sono ovali, acuminate all’apice e con il margine doppiamente seghettato; la fogliolina terminale è più grande e spesso divisa in 3-5 lobi. Le foglie del fusto sono più semplici e hanno alla base due foglioline a forma di orecchiette. La pagina superiore, glabra, è verde cupo, quella inferiore generalmente è bianco tomentosa o subtomentosa e glauca od anche glabra e verde.
Fiore: fiori, profumati, piccoli, sono raccolti in una cima terminale corimbosa; ricettacolo piano; calice con 5 lacinie riflesse; corolla di 5 petali lungamente unguiculati e bianchi, lunghi 2-5 mm; stami numerosi con filamenti capillari più lunghi della corolla ed antere subrotondo ovate; carpelli 3-5 liberi, subovati e gradatamente attenuati nello stilo stimmatifero all’apice, pluriovulati.
Frutto: composto di tanti follicoli quanti erano i capelli, terminati dallo stilo persistente, ritorti a spirale a maturità.
Semi: piccoli, a tegumento membranoso.
Polline: granuli pollinici monadi, di piccole dimensioni (10-25 mµ), sferoidali; perimetro in vista equatoriale: circolare; tricolporati; esina: microechinata, eutectata; footlayer continuo; intina compatta; cellule n. 2. L’impollinazione è entomofila.
Numero cromosomico: 2n = 14.
Sottospecie e/o varietà: nessuna.
Habitat ed ecologia: prati umidi, fossi, paludi, bordi di rivi, margini di boschi, terreni acquitrinosi, alpeggi umidi; vegeta di solito in terreni argillosi o sabbiosi, purché sempre umidi.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: Salici purpureae-Populetea nigrae
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Competitive (C).
IUCN: N.A.
Farmacopea: le infiorescenze dell’Olmaria vengono raccolte all’inizio della fioritura, mondate degli assi principali e seccate conservando parzialmente, in questo stato, l’odore gradevole caratteristico. Contengono, come tutta la pianta, un glucoside (gaultherina) abbastanza diffuso nel regno vegetale, che, per azione di uno speciale enzima (gaultherasi), si scinde in glucosio e salicilato di metile; inoltre tracce di acido salicilico e citrico, sostanze tanniche, grasso, cera, ed una sostanza colorante speciale (spireina). Vengono usate come diuretico efficace, grazie ai composti salicilici che contengono, contro gli accessi reumatici o gottosi, le nefriti e quando occorra provocare l’eliminazione di raccolte sierose articolari od ascitiche.
Autori moderni ne hanno confermato l’azione potentemente diuretica e depurativa, utile nell’idropisia, nell’obesità, negli edemi degli arti e delle articolazioni, nella gotta, nel reumatismo articolare acuto e nella cellulite. L’azione diuretica facilita l’eliminazione di piccoli calcoli del rene e della vescica
Sconsigliate le preparazioni per bollitura perché il vapore che se ne svolge trascinerebbe con sé l’acido salicilico, si usano invece l’infuso a freddo al 5%, l’alcolaturo o uno sciroppo. Infusi di foglie e fiori di Olmaria sono utili, per uso esterno, mediante impacchi sulle articolazioni e sulle estremità gonfie degli idropici, dei gottosi, degli artritici e dei reumatici. Il rizoma è considerato specifico per le febbri intermittenti e, per uso esterno, tonico e astringente.
Avversità: sulle foglie dell’Olmaria il fungo Triphragmium ulmariae provoca galle che a loro volta creano rigonfiamenti e distorsioni sullo stelo o sul rachide fogliare.
Curiosità: nel secolo XVI, al tempo dei Tudor, una dama inglese, in attesa della visita della regina Elisabetta, avrebbe ricoperto i pavimenti della sua casa con Olmaria tagliata di fresco, giacché si sapeva che questa fragrante pianta era raccomandata dalla regina per mascherare i cattivi odori. In effetti la specie ha due profumi distinti: quello dei fiori, più delicato, e quello, penetrante, emanato dalle foglie schiacciate. Nel Medioevo, un infuso di Olmaria era prescritto per alleviare i dolori, per combattere le febbri e indurre la sudorazione: difatti, la linfa contiene sostanze chimiche appartenenti al gruppo dell’acido salicilico, che è un ingrediente dell’aspirina.
Bibliografia:
AICHELE D., GOLTE-BECHTLE M., Che fiore è questo? Edizione Club degli Editori, Milano.
BOMBOSI P., Filipendula ulmaria. In: BUCHNER R. & WEBER M. (2000 onwards). PalDat - a palynological database: Descriptions, illustrations, identification, and information retrieval.
BONI U., PATRI G., Scoprire, riconoscere, usare le erbe, Edizione Mondolibri SpA, Milano, 2000.
BURDON J.J., ERICSON L., MULLER W.J. Temporal and spatial changes in a metapopulation of the rust pathogen Triphragmium ulmariae and its host, Filipendula ulmaria. Journal of Ecology, 83, 6, 1995
DELLA BEFFA M. T,, Fiori di campo (Conoscere, riconoscere e osservare tutte le specie di fiori selvatici più noti), Istituto Geografico De Agostini SpA, Novara, 1999.
FERRARI C., Guida pratica ai fiori spontanei in Italia, Edizione italiana, VI ristampa febbraio 2001, Camuzzi Editoriale SpA Milano, licenziataria di The Reader’s Digest Association, Inc.
KRASNOV E.A., RALDUGIN V.A., SHILOVA I.V., Phenolic compounds from Filipendula ulmaria. Chemistry of natural, 42, 2, 2006.
LAUBER K., WAGNER G., Flora Helvetica (Flore illustrée de Suisse), 2ème édition, Editions Paul Haupt, 2001.
NEGRI G., Nuovo erbario figurato (Descrizione e proprietà delle piante medicinali e velenose della flora italiana), V edizione, Ulrico Hoepli, Milano1991.
www.dryades.eu
www.paldat.org
Sinonimi: Spiraea ulmaria L., Ulmaria pentapetala Gilibert, Ulmaria palustris Moench.
Nomi volgari: Olmaria, Filipendola, Filipendola olmaria, Regina dei prati, Spirea, Ulmaria (italiano). Liguria: Barba di cavra. Piemonte: Regina dij pra, Reina des près. Lombardia: Barba de cavra (Como). Friuli: Sparzi de mont. Toscana: Fior d’oro, Reginella; Barba caprina, Olmaria, Regina dei prati (Val di Chiana).
Forma biologica e di crescita: emicriptofita scaposa.
Tipo corologico: eurosiberiana.
Fenologia: fiore: V-X, frutto: VI-XI, diaspora: VII-X.
Limiti altitudinali: dal piano submontano a 1600 m di altitudine.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese la specie è presente in quasi tutto il territorio continentale, più frequente nella parte settentrionale, sporadica altrove; assente nelle isole.
Habitus: erbacea perenne, con un rizoma fibroso, non tuberoso, strisciante orizzontalmente, nodoso e lignificato. I fusti, eretti e alti fino a 150-200 cm, angolosi, hanno la superficie glabra, ma sono spesso pubescenti nella porzione inferiore, rossastri e a volte porpora, sono semplici o ramificati solo in alto, più o meno fogliosi.
Foglie: le foglie basali, lunghe fino a 50 cm, hanno un lungo picciolo, sono imparipennate con 2-5 paia di foglioline maggiori fra le quali sono inserite altre piccole foglie; le prime, lunghe 3-7 cm e larghe generalmente più di un centimetro, sono ovali, acuminate all’apice e con il margine doppiamente seghettato; la fogliolina terminale è più grande e spesso divisa in 3-5 lobi. Le foglie del fusto sono più semplici e hanno alla base due foglioline a forma di orecchiette. La pagina superiore, glabra, è verde cupo, quella inferiore generalmente è bianco tomentosa o subtomentosa e glauca od anche glabra e verde.
Fiore: fiori, profumati, piccoli, sono raccolti in una cima terminale corimbosa; ricettacolo piano; calice con 5 lacinie riflesse; corolla di 5 petali lungamente unguiculati e bianchi, lunghi 2-5 mm; stami numerosi con filamenti capillari più lunghi della corolla ed antere subrotondo ovate; carpelli 3-5 liberi, subovati e gradatamente attenuati nello stilo stimmatifero all’apice, pluriovulati.
Frutto: composto di tanti follicoli quanti erano i capelli, terminati dallo stilo persistente, ritorti a spirale a maturità.
Semi: piccoli, a tegumento membranoso.
Polline: granuli pollinici monadi, di piccole dimensioni (10-25 mµ), sferoidali; perimetro in vista equatoriale: circolare; tricolporati; esina: microechinata, eutectata; footlayer continuo; intina compatta; cellule n. 2. L’impollinazione è entomofila.
Numero cromosomico: 2n = 14.
Sottospecie e/o varietà: nessuna.
Habitat ed ecologia: prati umidi, fossi, paludi, bordi di rivi, margini di boschi, terreni acquitrinosi, alpeggi umidi; vegeta di solito in terreni argillosi o sabbiosi, purché sempre umidi.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: Salici purpureae-Populetea nigrae
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Competitive (C).
IUCN: N.A.
Farmacopea: le infiorescenze dell’Olmaria vengono raccolte all’inizio della fioritura, mondate degli assi principali e seccate conservando parzialmente, in questo stato, l’odore gradevole caratteristico. Contengono, come tutta la pianta, un glucoside (gaultherina) abbastanza diffuso nel regno vegetale, che, per azione di uno speciale enzima (gaultherasi), si scinde in glucosio e salicilato di metile; inoltre tracce di acido salicilico e citrico, sostanze tanniche, grasso, cera, ed una sostanza colorante speciale (spireina). Vengono usate come diuretico efficace, grazie ai composti salicilici che contengono, contro gli accessi reumatici o gottosi, le nefriti e quando occorra provocare l’eliminazione di raccolte sierose articolari od ascitiche.
Autori moderni ne hanno confermato l’azione potentemente diuretica e depurativa, utile nell’idropisia, nell’obesità, negli edemi degli arti e delle articolazioni, nella gotta, nel reumatismo articolare acuto e nella cellulite. L’azione diuretica facilita l’eliminazione di piccoli calcoli del rene e della vescica
Sconsigliate le preparazioni per bollitura perché il vapore che se ne svolge trascinerebbe con sé l’acido salicilico, si usano invece l’infuso a freddo al 5%, l’alcolaturo o uno sciroppo. Infusi di foglie e fiori di Olmaria sono utili, per uso esterno, mediante impacchi sulle articolazioni e sulle estremità gonfie degli idropici, dei gottosi, degli artritici e dei reumatici. Il rizoma è considerato specifico per le febbri intermittenti e, per uso esterno, tonico e astringente.
Avversità: sulle foglie dell’Olmaria il fungo Triphragmium ulmariae provoca galle che a loro volta creano rigonfiamenti e distorsioni sullo stelo o sul rachide fogliare.
Curiosità: nel secolo XVI, al tempo dei Tudor, una dama inglese, in attesa della visita della regina Elisabetta, avrebbe ricoperto i pavimenti della sua casa con Olmaria tagliata di fresco, giacché si sapeva che questa fragrante pianta era raccomandata dalla regina per mascherare i cattivi odori. In effetti la specie ha due profumi distinti: quello dei fiori, più delicato, e quello, penetrante, emanato dalle foglie schiacciate. Nel Medioevo, un infuso di Olmaria era prescritto per alleviare i dolori, per combattere le febbri e indurre la sudorazione: difatti, la linfa contiene sostanze chimiche appartenenti al gruppo dell’acido salicilico, che è un ingrediente dell’aspirina.
Bibliografia:
AICHELE D., GOLTE-BECHTLE M., Che fiore è questo? Edizione Club degli Editori, Milano.
BOMBOSI P., Filipendula ulmaria. In: BUCHNER R. & WEBER M. (2000 onwards). PalDat - a palynological database: Descriptions, illustrations, identification, and information retrieval.
BONI U., PATRI G., Scoprire, riconoscere, usare le erbe, Edizione Mondolibri SpA, Milano, 2000.
BURDON J.J., ERICSON L., MULLER W.J. Temporal and spatial changes in a metapopulation of the rust pathogen Triphragmium ulmariae and its host, Filipendula ulmaria. Journal of Ecology, 83, 6, 1995
DELLA BEFFA M. T,, Fiori di campo (Conoscere, riconoscere e osservare tutte le specie di fiori selvatici più noti), Istituto Geografico De Agostini SpA, Novara, 1999.
FERRARI C., Guida pratica ai fiori spontanei in Italia, Edizione italiana, VI ristampa febbraio 2001, Camuzzi Editoriale SpA Milano, licenziataria di The Reader’s Digest Association, Inc.
KRASNOV E.A., RALDUGIN V.A., SHILOVA I.V., Phenolic compounds from Filipendula ulmaria. Chemistry of natural, 42, 2, 2006.
LAUBER K., WAGNER G., Flora Helvetica (Flore illustrée de Suisse), 2ème édition, Editions Paul Haupt, 2001.
NEGRI G., Nuovo erbario figurato (Descrizione e proprietà delle piante medicinali e velenose della flora italiana), V edizione, Ulrico Hoepli, Milano1991.
www.dryades.eu
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