Malus sylvestris Mill.
(a cura di Giuseppe Laino)
Etimologia: l’epiteto del genere è il nome latino malus, -i, f. = “melo, albero da frutto” [Virgilio et al.] (il frutto = malum, -i, n = “mela, pomo”) con il quale la specie era nota ai Romani. L’epiteto specifico deriva dagli aggettivi latini silvester, -tris, -tre, e silvestris, -e = “silvestre, boscoso, selvoso” [Cesio, Cicerone] (con allusione al suo habitat di crescita).
Sinonimi: Pyrus acerba (Mérat) DC., Malus communis Poir. ssp sylvestris (Mill.) Gams, Malus acerba Mérat, Pyrus malus L. var sylvestris L.
Nomi volgari: Melo selvatico.
Forma biologica e di crescita: fanerofita scaposa.
Tipo corologico: centro-europeo. Spontaneo un po’ ovunque in Europa: dalla Scandinavia, dalla Gran Bretagna e dalla Spagna fino alla regione caspica.
Fenologia: fiore: IV-V, frutto: IX-X, diaspora: X-XI.
Limiti altitudinali: dal piano a 800 m di altitudine.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese la specie è diffusa su tutto il territorio. Esemplari notevoli di Melo selvatico si incontrano sui terrazzi fluvioglaciali dell’alta Pianura Padana, su suolo di brughiera, come pure nelle formazioni a Cerro (Quercus cerris L.) e Castagno (Castanea sativa Miller).
Habitus: piccolo albero, longevo (vive circa 200 anni), che raggiunge i 10 m di altezza, con chioma densa, espansa e rotondeggiante. Il tronco è diritto o un po’ sinuoso, rivestito di scorza opaca, brunastra, rugosa e molto screpolata con l’età; i rami, robusti, da giovani tendono a diventare spinescenti all’estremità.
Foglie: caduche, alterne, consistenti, semplici, a lamina ovata. I margini sono seghettati o crenulati, l’apice è acuto, la base rotonda. La pagina superiore è verde, glabra, mentre sulla pagina inferiore che è verde più chiaro presentano, nelle giovani foglie, una certa tomentosità che tende a scomparire con il procedere della stagione; presenta inoltre 8-16 nervature, incavate sulla pagina superiore, sporgenti su quella inferiore. Sono portate da un picciolo non più lungo di metà lamina fogliare.
Fiore: fiori raccolte in infiorescenze corimbose di 3-7 elementi all’estremità dei rami giovani e sottesi da un ciuffo di foglie, ermafroditi, larghi 3-4 cm, con petali soffusi di roseo esternamente, internamente bianchi; androceo con stami numerosi (20-50) con antere gialle; gineceo con ovario infossato nel ricettacolo e stilo saldato fino alla metà.
Frutto: il frutto è un pomo globoso (falso frutto), largo 2-4 cm (mela selvatica), depresso alle estremità, prima verde, poi più o meno arrossato, con polpa di sapore acidula che ricopre il vero frutto, comunemente chiamato torsolo.
Semi: il torsolo (pericarpo) contiene alcuni semi neri e lisci, a forma di goccia appiattita.
Polline: granuli pollinici monadi, di medie dimensioni (26-50 mµ), sferoidali; perimetro in vista equatoriale: circolare; tricolporati; esina: striata-perforata, eutectata. L’impollinazione è entomofila, operata soprattutto dalle api (Apis mellifica).
Numero cromosomico: 2n = 34.
Sottospecie e/o varietà: nessuna.
Habitat ed ecologia: componente delle formazioni a latifoglie subtermofile - Rovere (Quercus petraea (Matt.) Liebl.), Roverella (Quercus pubescens Willd.), Farnia (Quercus robur L.), Carpino (Carpinus betulus L.) ecc. - della fascia collinare e basso-montana, con suolo subacido. Pianta eliofila.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: Crataego-Prunetea.
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Stress tolleranti (S).
IUCN: N.A.
Farmacopea: pianta di cui non si è mai fatto un utilizzo farmacologico.
Avversità: le avversità principali cui va incontro il genere Malus sono i parassiti animali: afide grigio che deforma frutti e germogli (Dysaphis plantaginea); afide verde infestante le foglie (Aphis pomi); afide galligeno fogliare (galle rosse fogliari), Dysaphis devecta; afide lanigero che infesta gli organi legnosi provocando la formazione di tumori (Eriosoma lanigerum); verme delle mele le cui larve carpofaghe deprezzano i frutti (Cydia pomonella); tortricidi ricamatori che provocano erosioni a germogli, foglie e frutti (Pandemis, Archips, Eulia, ecc.); larve di rodilegno che scavano gallerie negli organi legnosi (Cossus cossus e Zeuzera pyrina); microlepidotteri minatori delle foglie (cemiostoma e litocollete); sesia del Melo che scava gallerie sotto la corteccia (Synanthedon myopaeformis); defogliatori vari (limantria, infantria e euprottide, ecc.); cocciniglia di S. José che infesta organi legnosi, foglie e frutti; ragnetto rosso che provoca bronzature alle foglie e conseguente loro caduta (Panonychus ulmi).
Sono inoltre da annoverare gli agenti di malattia (funghi, batteri ed entità infettive): ticchiolatura del Melo dovuta al fungo Venturia inaequalis (macchie fogliari con la caduta delle foglie e tacche necrotiche sui frutti); oidio o mal bianco dato dal fungo Podosphaera leucotricha; cancro fungino dei rami da Nectria sp; marciumi fungini del colletto e delle radici dovuti a Armillaria mellea, Rosellinia necatrix e Phytophthora cactorum; marciume fungino del frutto da Monilia fructigena; colpo di fuoco batterico (Erwinia amylovora); tumore batterico delle radici e del colletto (Agrobacterium tumefaciens); alcune virosi fogliari (mosaico) e del legno (plastomania).
Usi: albero utilizzato come portainnesto per la coltivazione di numerosissime varietà di Melo domestico (Malus domestica Borkh = Malus communis D.C.), fin dall’età della pietra, come testimoniano molti reperti fossili. Dal Melo selvatico è stata ottenuta anche una discreta varietà di Meli ornamentali, piantati in parchi e giardini per le belle fioriture bianche o rosa, per i frutti variamente colorati e molto decorativi.
Il legno è ottimo per intagli o come legna da ardere.
Bibliografia:
BANFI E., CONSOLINO F., Alberi (Conoscere e risconoscere tutte le specie più diffuse di alberi spontanei e ornamentali), Istituto Geografico De Agostini SpA, Novara, 2001.
FERRARI M., MEDICI D., Alberi e arbusti in Italia (Manuale di riconoscimento), Edagricole, Bologna 2001.
HALBRITTER H., Malus sylvestris. In: BUCHNER R. & WEBER M. (2000 onwards). PalDat - a palynological database: Descriptions, illustrations, identification, and information retrieval.
LAUBER K., WAGNER G., Flora Helvetica (Flore illustrée de Suisse), 2ème édition, Editions Paul Haupt, 2001.
TICLI B., Enciclopedia degli alberi d’Italia e d’Europa, De Vecchi Editore, Milano 2007.
www.paldat.org
Sinonimi: Pyrus acerba (Mérat) DC., Malus communis Poir. ssp sylvestris (Mill.) Gams, Malus acerba Mérat, Pyrus malus L. var sylvestris L.
Nomi volgari: Melo selvatico.
Forma biologica e di crescita: fanerofita scaposa.
Tipo corologico: centro-europeo. Spontaneo un po’ ovunque in Europa: dalla Scandinavia, dalla Gran Bretagna e dalla Spagna fino alla regione caspica.
Fenologia: fiore: IV-V, frutto: IX-X, diaspora: X-XI.
Limiti altitudinali: dal piano a 800 m di altitudine.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese la specie è diffusa su tutto il territorio. Esemplari notevoli di Melo selvatico si incontrano sui terrazzi fluvioglaciali dell’alta Pianura Padana, su suolo di brughiera, come pure nelle formazioni a Cerro (Quercus cerris L.) e Castagno (Castanea sativa Miller).
Habitus: piccolo albero, longevo (vive circa 200 anni), che raggiunge i 10 m di altezza, con chioma densa, espansa e rotondeggiante. Il tronco è diritto o un po’ sinuoso, rivestito di scorza opaca, brunastra, rugosa e molto screpolata con l’età; i rami, robusti, da giovani tendono a diventare spinescenti all’estremità.
Foglie: caduche, alterne, consistenti, semplici, a lamina ovata. I margini sono seghettati o crenulati, l’apice è acuto, la base rotonda. La pagina superiore è verde, glabra, mentre sulla pagina inferiore che è verde più chiaro presentano, nelle giovani foglie, una certa tomentosità che tende a scomparire con il procedere della stagione; presenta inoltre 8-16 nervature, incavate sulla pagina superiore, sporgenti su quella inferiore. Sono portate da un picciolo non più lungo di metà lamina fogliare.
Fiore: fiori raccolte in infiorescenze corimbose di 3-7 elementi all’estremità dei rami giovani e sottesi da un ciuffo di foglie, ermafroditi, larghi 3-4 cm, con petali soffusi di roseo esternamente, internamente bianchi; androceo con stami numerosi (20-50) con antere gialle; gineceo con ovario infossato nel ricettacolo e stilo saldato fino alla metà.
Frutto: il frutto è un pomo globoso (falso frutto), largo 2-4 cm (mela selvatica), depresso alle estremità, prima verde, poi più o meno arrossato, con polpa di sapore acidula che ricopre il vero frutto, comunemente chiamato torsolo.
Semi: il torsolo (pericarpo) contiene alcuni semi neri e lisci, a forma di goccia appiattita.
Polline: granuli pollinici monadi, di medie dimensioni (26-50 mµ), sferoidali; perimetro in vista equatoriale: circolare; tricolporati; esina: striata-perforata, eutectata. L’impollinazione è entomofila, operata soprattutto dalle api (Apis mellifica).
Numero cromosomico: 2n = 34.
Sottospecie e/o varietà: nessuna.
Habitat ed ecologia: componente delle formazioni a latifoglie subtermofile - Rovere (Quercus petraea (Matt.) Liebl.), Roverella (Quercus pubescens Willd.), Farnia (Quercus robur L.), Carpino (Carpinus betulus L.) ecc. - della fascia collinare e basso-montana, con suolo subacido. Pianta eliofila.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: Crataego-Prunetea.
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Stress tolleranti (S).
IUCN: N.A.
Farmacopea: pianta di cui non si è mai fatto un utilizzo farmacologico.
Avversità: le avversità principali cui va incontro il genere Malus sono i parassiti animali: afide grigio che deforma frutti e germogli (Dysaphis plantaginea); afide verde infestante le foglie (Aphis pomi); afide galligeno fogliare (galle rosse fogliari), Dysaphis devecta; afide lanigero che infesta gli organi legnosi provocando la formazione di tumori (Eriosoma lanigerum); verme delle mele le cui larve carpofaghe deprezzano i frutti (Cydia pomonella); tortricidi ricamatori che provocano erosioni a germogli, foglie e frutti (Pandemis, Archips, Eulia, ecc.); larve di rodilegno che scavano gallerie negli organi legnosi (Cossus cossus e Zeuzera pyrina); microlepidotteri minatori delle foglie (cemiostoma e litocollete); sesia del Melo che scava gallerie sotto la corteccia (Synanthedon myopaeformis); defogliatori vari (limantria, infantria e euprottide, ecc.); cocciniglia di S. José che infesta organi legnosi, foglie e frutti; ragnetto rosso che provoca bronzature alle foglie e conseguente loro caduta (Panonychus ulmi).
Sono inoltre da annoverare gli agenti di malattia (funghi, batteri ed entità infettive): ticchiolatura del Melo dovuta al fungo Venturia inaequalis (macchie fogliari con la caduta delle foglie e tacche necrotiche sui frutti); oidio o mal bianco dato dal fungo Podosphaera leucotricha; cancro fungino dei rami da Nectria sp; marciumi fungini del colletto e delle radici dovuti a Armillaria mellea, Rosellinia necatrix e Phytophthora cactorum; marciume fungino del frutto da Monilia fructigena; colpo di fuoco batterico (Erwinia amylovora); tumore batterico delle radici e del colletto (Agrobacterium tumefaciens); alcune virosi fogliari (mosaico) e del legno (plastomania).
Usi: albero utilizzato come portainnesto per la coltivazione di numerosissime varietà di Melo domestico (Malus domestica Borkh = Malus communis D.C.), fin dall’età della pietra, come testimoniano molti reperti fossili. Dal Melo selvatico è stata ottenuta anche una discreta varietà di Meli ornamentali, piantati in parchi e giardini per le belle fioriture bianche o rosa, per i frutti variamente colorati e molto decorativi.
Il legno è ottimo per intagli o come legna da ardere.
Bibliografia:
BANFI E., CONSOLINO F., Alberi (Conoscere e risconoscere tutte le specie più diffuse di alberi spontanei e ornamentali), Istituto Geografico De Agostini SpA, Novara, 2001.
FERRARI M., MEDICI D., Alberi e arbusti in Italia (Manuale di riconoscimento), Edagricole, Bologna 2001.
HALBRITTER H., Malus sylvestris. In: BUCHNER R. & WEBER M. (2000 onwards). PalDat - a palynological database: Descriptions, illustrations, identification, and information retrieval.
LAUBER K., WAGNER G., Flora Helvetica (Flore illustrée de Suisse), 2ème édition, Editions Paul Haupt, 2001.
TICLI B., Enciclopedia degli alberi d’Italia e d’Europa, De Vecchi Editore, Milano 2007.
www.paldat.org