Mespilus germanica L.

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Rosaceae - Mespilus germanica L.; Pignatti 1982: n. 1551; Mespilus germanica L.
Plant List: accettato
Mespilus germanica L.
(a cura di Giuseppe Laino)

Etimologia: l’epiteto del genere deriva dal latino mespilus [Plinio] = “albero” (nespolo) e “frutto” (nespola), a sua volta derivante dal greco mespíē, di identico significato. L’epiteto in realtà fu dato a parecchie essenze della famiglia delle Rosaceae. L’epiteto specifico deriva dal latino germanicus [Cesio] = “della regione germanica” (in relazione al fatto che Linneo, nel classificare la specie, fu indotto a pensare che fosse originaria della Germania data la grande diffusione in quella regione. Vi fu invece introdotta dai Romani).
Sinonimi:
Pyrus germanica (L.) Hook. f., Crataegus germanica (L.) Kuntze
Nomi volgari: Nespolo, Nespolo comune (italiano). Liguria: Nesporiè; Nesparo (Masone, S. Remo); Nespero, Nespla, Nesporo (Porto Maurizio); Nespora (Valle d'Arroscia); Nespua, Nespuo (Genova); Nespuli (Ponti di Nava); Petti di San Martino (Sarzana). Piemonte: Nespo, Nespou; Neplier (Torino); Nesper, Nespol (Novara); Nespan, Nespolin, Pucin (Alessandria); Poncin (Torino); Pucio (S. Damiano). Lombardia: Munispur, Nespol; Naspol (Bergamo); Nespel (Milano); Pucin (Pavia). Veneto: Nespolar (Verona); Nespoler (Treviso). Friuli: Gnespular, Niespular. Emilia-Romagna: Barbein, Nespel, Nesper, Nespla (Reggio); Nespì (Modena). Toscana: Nespolo; Peti (Lunigiana). Abruzzi: Nespela, Nespra. Campania: Niespolo, Niespulu; Miloniespolo (Avellino). Puglia: Amedda (Otranto). Calabria: Niespulu (Cosenza). Sicilia: Nespula, Nespula d'invernu, Nespularo, Niespula. Sardegna: Nespula, Nespulu; Nespula de invel (Alghero).
Forma biologica e di crescita:
fanerofita cespitosa, caducifoglia.
Tipo corologico: originario, secondo recenti studi, dell'areale caucasico, ma anche con primi nuclei di diffusione in Iran, in Turchia fino alla Grecia. Oggi è diffuso in Europa, a nord fino alla Germania, molto raro nella parte occidentale, come pianta spontanea o come inselvatichita.
Fenologia: fiore: V-VI, frutto: X-XI.
Limiti altitudinali: 1000 m di altitudine.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese, coltivato dall’antichità e fino a un’epoca recente come albero da frutta, si è inselvatichito e diffuso, nei boschi e nelle siepi submontane e montane di tutto il territorio. Si può trovare qua e là nei vecchi vigneti abbandonati.
Habitus: piccolo albero alto fino a 6 m, si presenta spesso come arbusto, soprattutto nella forma spontanea. Il tronco è breve, sinuoso e ramificato sin dalla base; la corteccia, grigio brunastra, solcata, si sfoglia con l’età in placche; i rami hanno spine diritte, quelli giovani sono biancastri per la presenza di una densa tomentosità che perdono al secondo anno. La chioma è espansa ed emisferica.
Foglie:
caduche, alterne, semplici, portate da un cortissimo picciolo (3-5 mm), lunghe fino a 15 cm e larghe 5 cm, sono ellittico lanceolate, si restringono gradatamente a cuneo alla base, acuminate all’apice; il margine è in genere peloso sui due lati, intero o finemente dentellato nella metà superiore; la pagina superiore è pelosetta o più spesso glabra e lucida, verde scuro; quella inferiore è verde cinerea, pubescente con peli aderenti alla superficie, con nervature evidenti. In autunno assumono una tonalità gialla o marrone.
Fiore:
del diametro di 2-4 cm, ermafroditi, solitari o a coppie al termine dei rametti, hanno un corto peduncolo peloso su cui sono inserite alcune piccole brattee; i cinque sepali sono triangolari lanceolati, molto pelosi e più lunghi dei cinque petali che sono rotondeggianti, concavi e bianchi o appena rosati. Androceo con 30-40 stami saldati alla base con filamenti bianchi e antere rossastre; gineceo con 5 stimmi concresciuti all'incirca dal terzo apicale in giù. Le piante robuste talvolta fioriscono di nuovo nella tarda estate.
Frutto:
quello che viene chiamato “nespola” è in realtà un falso frutto detto pomo, in cui la parte carnosa deriva dallo sviluppo del ricettacolo concresciuto con l’ovario a racchiudere il vero frutto; il pomo, largo circa 3 cm allo stato spontaneo, anche 5 cm nelle forme coltivate, è ovale o piriforme, con la superficie di colore brunastro rugginosa e pelosa, con una tipica cavità apicale circondata a corona dai sepali residuali. I frutti propriamente detti sono i 5 noccioli contenuti all'interno delle rispettive cavità loculari, nerastri, larghi 3-4 mm, hanno pareti assai dure.
Semi:
dei cinque frutti, in genere soltanto due contengono all’interno un unico seme mentre gli altri restano vuoti.
Polline:
granuli pollinici monadi, radiosimmetrici, isopolari; perimetro in visione polare: subtriangolari, pticotremi, in visione equatoriale: circolari 3%, subcircolari 7%, ovali 47%, ellittici 43%; forma: prolato sferoidali 10%, subprolati 47%, prolati 43%; trizonocolporoidati; aperture, colpi: a margini accollati, slargati alle estremità, con margo; esina: tectata, finemente reticolo-rugulata, psilata; dimensioni: asse polare 52 (45) 30 mµ, asse equatoriale 40 (35) 30 mµ. L’impollinazione è entomofila.
Numero cromosomico: 2n = 34.
Sottospecie e/o varietà: numerose varietà in coltivazione, tra le quali spicca la varietà “Nottingham”, selezionata per i suoi grossi frutti con un diametro di 5 cm.
Habitat ed ecologia: boschi di latifoglie, frequente nelle siepi in vicinanza delle aree antropizzate, nei boschi di latifoglie. Resistente al freddo invernale. Necessita di terreno profondo preferibilmente argilloso, oppure anche sassoso. Predilige un substrato piuttosto povero di calcare, ma non povero di sali e abbastanza umido, almeno in profondità.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: Teucrio siculi-Quercenion cerridis.
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Stress tolleranti (S).
IUCN: N.A.
Farmacopea:
la polpa dei “frutti” stagionati contiene una quantità notevole di sostanze tanniche, acido malico, citrico, tartarico, ecc. Essa regolarizza, senza produrre costipazione, la funzione intestinale nei dissenterici, sia agendo direttamente sulla mucosa come astringente, sia aumentando il potere osmotico nei riguardi del sangue, grazie ai sali di acidi organici che contiene.
Usi: i “frutti” restano duri e legnosi con sapore acido e astringente fino all’autunno inoltrato. Non possono essere consumati alla raccolta, che va effettuata dopo le prime gelate; vanno lasciati "ammezzire" in un ambiente asciutto e ventilato sulla paglia, fino a quando la polpa da bianca diventa giallo arancio, soffice e dolce e la superficie vira di colore dal marrone chiaro al marrone scuro. L’azione enzimatica trasforma la polpa e cancella il forte sapore acido ed astringente, rendendole commestibili nonostante che la robusta buccia ed i durissimi semi rendano problematico il consumo. Di fatto esiste un solo modo per consumarle: tolto il picciolo la polpa è succhiata ed inghiottita, trattenendo in bocca i semi che vengono successivamente espulsi.
Con la trasformazione, dalle nespole si ottengono marmellate, gelatine, salse e varie preparazioni culinarie. Vengono usate inoltre nella produzione di bevande alcoliche, quali brandy, liquori, schnaps.
I frutti immaturi sono stati anche utilizzati per chiarificare vino e sidro. La corteccia, le foglie e i frutti immaturi, ricchi di tannino, sono impiegate nella concia delle pelli.
Il legno di colore bruno giallastro, molto duro, è ricercato per lavori al tornio e fornisce un ottimo combustile.
Il nespolo è pianta rustica, resistente e molto bella, è perciò apprezzata come pianta ornamentale.
Coltivazione:
le piante nate da seme hanno crescita lenta e fruttificano al sesto o al settimo anno di vita. La germinabilità del seme lascia spesso a desiderare ed è pertanto consigliabile impiegare i semi di nespole non lasciate ammezzire, ma giunte a maturazione completa sul ramo. L'impiego di piante innestate riduce i tempi d'attesa per la fruttificazione. I nespoli possono essere innestati su piante diverse: pero, biancospino, sorbo, cotogno, azzeruolo. Il più rustico e indifferente al tipo di terreno è il biancospino, mentre il cotogno teme i terreni calcarei. Pero e sorbo daranno piante di maggiori dimensioni. I nespoli coltivati danno frutti di pezzatura maggiore e tasso di tannino più basso rispetto a quelli spontanei.
Avversità: le avversità a cui è soggetto il Nespolo sono i parassiti animali: afidi fogliari di diverse specie (soprattutto Aphis pomi); coleotteri scarabeidi antofagi che danneggiano il fiore (cetonia, potosia, tropinota, ecc); infestazioni da parte della cocciniglia di S. José (Quadraspidiotus perniciosus); scheletrizzazioni fogliari dovute a coleotteri fillofagi; agenti di malattia (funghi, batteri ed entità infettive): marciumi radicali fungini (Armillaria mellea e Rosellinia); colpo di fuoco batterico da Erwinia amylovora; ruggine fogliare da Gymnosporangium sp. (fungo); macchie fogliari dovute ai funghi Fabrea maculata e Phyllosticta mespili; cancri ai rami dovuti a diversi patogeni fungini; necrosi ai germogli e ai fiori, dovute al fungo Monilia mespili.
Leggende, miti e detti:
Il Nespolo, sacro al greco Crono e al latino Saturno, era considerato l’entità che proteggeva dagli stregoni i quali, secondo una tradizione vandeana, potevano essere messi in fuga semplicemente con un suo ramo. Ma gli stregoni potevano nuocere a queste piante una volta all’anno, il 1° di maggio. Se l’albero non era stato benedetto, durante una cavalcata notturna lo privavano del fogliame e lo isterilivano in modo che non potesse dare più frutti.
Le nespole un tempo erano apprezzate dai contadini perché, maturando all’inizio della brutta stagione, garantivano frutta nel cuore dell’inverno ed erano considerate efficaci per curare la diarrea e rinforzare le mucose intestinali. Ma dato che era facile raccoglierle e conservarle, non venivano tenute in gran conto, tant’è vero che ancora oggi, quando qualcuno chiede una cosa troppo costosa, si sente rispondere: “Nespole!”, per significare ironicamente: ti accontenti proprio di poco! In Francia erano addirittura soprannominate “culi di cane”. Nei secoli XVI e XVII, nel linguaggio comicamente indecente di molti lavori teatrali elisabettiani e giacobiani, le nespole venivano anche chiamate “culi aperti” , a causa dell’aspetto del frutto.
Nel linguaggio popolare indicano anche un colpo dato in modo rapido e secco: “Che nespola!”; oppure “Gli ho dato certe nespole!”. La loro lenta maturazione ha ispirato un celebre proverbio: “Con il tempo e con la paglia maturano le nespole” volendo significare che, con un poco di pazienza e di buona volontà, si viene a capo di qualsiasi problema.

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V. Fornara, Bosco, Montegrino Valtravaglia, Varese, 21-04-2007 (con Coleoptera, Cerambycidae)
V. Fornara, Bosco, Montegrino Valtravaglia, Varese, 21-04-2007
V. Fornara, Bosco, Montegrino Valtravaglia, Varese, 28-04-2007
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D. Bouvet, Oasi Xerotermica Bruere, Rivoli, Totino, 05-05-2011
D. Bouvet, Oasi Xerotermica Bruere, Rivoli, Totino, 05-05-2011
A. Mascagni, Molina di Fiemme, Trento, 10-2010 (con Hymenoptera, Terebrantia, Ichneumonidae)

Distribuzione


■ autoctona ■ alloctona ■ incerta ■ scomparsa ■ assente

Caratteristiche

Relazioni con l'uomo
[ C ] C: specie di interesse alimentare e/o aromatico
[ O ] O: specie di interesse farmaceutico-officinale
Biologia riproduttiva

ER (ermafrodita): specie con organi maschili e femminili riuniti nel medesimo fiore.

[ EP - ZC2 ] EP (entomofilia): Il polline è trasportato da insetti, che vengono indotti a visitare il fiore con svariate strategie di richiamo, con o senza ricompensa; ZC2 (endozoocoria): Semi che vengono ingeriti, come tali o all’interno di un frutto, e successivamente espulsi con le feci.

Indici di Ellenberg

Salinità: 0

L: 5; T: 8; C: 6; U: 4; R: n.d.; N: n.d.;

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