(a cura di Giuseppe Laino)
Etimologia: l’epiteto generico deriva dal latino prunus, -i, f- = “prugno, susino” [Virgilio, Georgiche 2, 24: prunus rubescere corna = “sui susini rosseggiar le corniole”], nome che i Latini davano in genere a diversi alberi che producono drupe (Albicocco, Mandorlo, Pesco, ecc.), e continuato in età medioevale (prunarios diversi generis) nel Capitulare de Villis di Carlo Magno (circa 812 d.C.); esso è stato ereditato dal greco proynos e proyne = “pruna”. Linneo ne ha confermato il nome nel 1753 nel binomio scientifico in Species Plantarum 1, p. 681. L’epiteto specifico deriva dal latino cerasum, -i, n. = “ciliegia” [A. Cornelio Celso et al.] + il verbo fero = “portare”, in riferimento al fatto che la specie produce frutti che somigliano a ciliegie.
Sinonimi: Padus racemosa (Lam.) C. K. Schneid., Prunus myrobalana (L.) Loisel., Padus racemosa (Lam.) C. K. Schneid. ssp. racemosa, Prunus divaricata Ledeb.
Nomi volgari: Amolo, Ciliegio-susino, Pruno cerasifero, Mirabolano (italiano). Piemonte: Ciliegia di Spagna. Emilia-Romagna: Rustican (Bologna). Toscana: Ciliegia mortellina, Ciliegia susina. Marche: Cerasa brugna.
Forma biologica e di crescita: fanerofita cespitosa.
Tipo corologico: Caucaso e Asia occidentale. Antica conoscenza dei popoli centroeuropei, introdotto dall’Asia in epoca preromana.
Fenologia: fiore: III-IV, frutto: VI-VII, diaspora: VII-VIII.
Sinonimi: Padus racemosa (Lam.) C. K. Schneid., Prunus myrobalana (L.) Loisel., Padus racemosa (Lam.) C. K. Schneid. ssp. racemosa, Prunus divaricata Ledeb.
Nomi volgari: Amolo, Ciliegio-susino, Pruno cerasifero, Mirabolano (italiano). Piemonte: Ciliegia di Spagna. Emilia-Romagna: Rustican (Bologna). Toscana: Ciliegia mortellina, Ciliegia susina. Marche: Cerasa brugna.
Forma biologica e di crescita: fanerofita cespitosa.
Tipo corologico: Caucaso e Asia occidentale. Antica conoscenza dei popoli centroeuropei, introdotto dall’Asia in epoca preromana.
Fenologia: fiore: III-IV, frutto: VI-VII, diaspora: VII-VIII.
Limiti altitudinali: dal piano a 800 m di altitudine.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese la specie ha quasi solo una funzione ornamentale, soprattutto nelle regioni centrosettentrionali; a volte sfuggito alla coltivazione.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese la specie ha quasi solo una funzione ornamentale, soprattutto nelle regioni centrosettentrionali; a volte sfuggito alla coltivazione.
Habitus: albero non molto longevo (può vivere fino a 80 anni), di modeste dimensioni (spesso anche arbustivo), non più alto di 8 m, con chioma leggera ed elegante, espansa orizzontalmente. Il tronco snello, diritto, poi sinuoso e nodoso, presenta una scorza bruno scura, opaca, molto rugosa ma non visibilmente solcata che tende a incresparsi e a sollevarsi con l’età. I rami, specialmente nelle forme inselvatichite, sono più o meno indurito spinescenti all’apice; il legno fresco emana profumo di mela. Può presentare ramificazioni fin dalla base assumendo un portamento cespuglioso, o, più frequentemente, forma i primi palchi a 2,5 metri assumendo un portamento ad alberello. In questo caso la densa chioma tende a essere piuttosto globosa.
Foglie: le foglie, semplici, decidue, alterne, lunghe 4-6 cm e larghe 2,5-3 cm, con picciolo di 5-8 mm, hanno lamina ovato ellittica, acuta all’apice e arrotondato cuneata alla base; presentano il reticolo delle nervature secondarie piuttosto evidente. Sono glabre o lievemente pelose inferiormente, seghettate al margine, verde lucido sulla pagina superiore, più chiare sulla pagina inferiore.
Fiore: i fiori, ermafroditi, si sviluppano in marzo-aprile sulla vegetazione dell’anno precedente in gruppi di 1-3, su peduncoli di un centimetro, sono larghi fino a 2,5 cm, con petali candidi e stami numerosi a filamento e antere più o meno violacei. Spuntano assieme o dopo la comparsa delle foglie.
Frutto: il frutto è una drupa sferica (ciliegia-susina, mirabella) fornita di un corto peduncolo, larga fino a 3 cm, dapprima verde chiaro, porporina a maturità, con mesocarpo edule, sempre giallo, acidulo e succoso, comunque non di particolare pregio e difficilmente reperibile sul mercato, che matura in giugno-luglio, ma può rimanere sulla pianta fino al mese di ottobre. La pianta non fruttifica nelle zone fredde dell’Europa settentrionale.
Semi: nocciolo ovale, appiattito, lungo circa 1 cm, con endocarpo legnoso.
Polline: granuli pollinici monadi, di medie dimensioni (26-50 mµ), oblati; perimetro in vista equatoriale: triangolare; tricolporati; esina: striata-perforata, eutectata. L’impollinazione è entomofila.
Foglie: le foglie, semplici, decidue, alterne, lunghe 4-6 cm e larghe 2,5-3 cm, con picciolo di 5-8 mm, hanno lamina ovato ellittica, acuta all’apice e arrotondato cuneata alla base; presentano il reticolo delle nervature secondarie piuttosto evidente. Sono glabre o lievemente pelose inferiormente, seghettate al margine, verde lucido sulla pagina superiore, più chiare sulla pagina inferiore.
Fiore: i fiori, ermafroditi, si sviluppano in marzo-aprile sulla vegetazione dell’anno precedente in gruppi di 1-3, su peduncoli di un centimetro, sono larghi fino a 2,5 cm, con petali candidi e stami numerosi a filamento e antere più o meno violacei. Spuntano assieme o dopo la comparsa delle foglie.
Frutto: il frutto è una drupa sferica (ciliegia-susina, mirabella) fornita di un corto peduncolo, larga fino a 3 cm, dapprima verde chiaro, porporina a maturità, con mesocarpo edule, sempre giallo, acidulo e succoso, comunque non di particolare pregio e difficilmente reperibile sul mercato, che matura in giugno-luglio, ma può rimanere sulla pianta fino al mese di ottobre. La pianta non fruttifica nelle zone fredde dell’Europa settentrionale.
Semi: nocciolo ovale, appiattito, lungo circa 1 cm, con endocarpo legnoso.
Polline: granuli pollinici monadi, di medie dimensioni (26-50 mµ), oblati; perimetro in vista equatoriale: triangolare; tricolporati; esina: striata-perforata, eutectata. L’impollinazione è entomofila.
Numero cromosomico: 2n = 16 (24).
Sottospecie e/o varietà: più conosciuta del tipo è la varietà Prunus cerasifera Ehrh. var. pissardii (Carrière) L. H. Bailey (sinonimo atropurpurea, Amolo rosso, Ciliegio-susino rosso, Pruno rosso, Mirabolano rosso), largamente coltivata nei giardini italiani per i suoi fiori rosa pallido e per il fogliame di maggiori dimensioni dallo stupendo colore rubino allo stadio giovanile e purpureo più tardi. Generalmente piantato a esemplari isolati, può essere anche coltivato a siepe. La varietà nigra ha foglie molto più scure, quasi nero porpora; la diversifolia ha foglie strette, profondamente incise.
Habitat ed ecologia: specie propria della boscaglia mesofila di latifoglie, particolarmente diffusa sui versanti freschi e nei fondivalle, dove sembra indifferente ai suoli, purché non troppo scarni e ben drenati.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: -
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Stress tolleranti (S).
IUCN: N.A..
Farmacopea: pianta di cui non si conosce alcun impiego farmacologico.
Avversità: le avversità che possono colpire il Mirabolano sono le stesse di quelle che colpiscono il Pesco (Prunus persica (L.) Batsch.) o il Mandorlo (Prunus dulcis (Mill.) D. A. Webb), ossia, i parassiti animali che provocano: danni ai germogli (accartocciamenti) e alle foglie da afide verde (Myzus persicae); afide sigaraio (Myzus varians) e afide farinoso (Hyalopterus amygdali) che infestano la vegetazione; afide bruno del Pesco (Brachycaudus schwartzi) che infesta i germogli; cocciniglia bianca (Pseudaulacaspis pentagona) che infesta e incrosta soprattutto gli organi legnosi; il verme delle pesche che infesta il frutto (Cydia molesta); danni ai germogli da larvette che vi scavano gallerie provocandone l’avvizzimento (Amarsia lineatella e Cydia molesta); danni al frutto dalle larve della mosca della frutta (Ceratitis capitata); danni alla vegetazione dovuti ad attacchi di ragnetto rosso (Panonychus ulmi e Tetranychus urticae); danni defogliatori vari.
Gli agenti di malattia (funghi, batteri ed entità infettive), a loro volta provocano: bolla del Pesco dovuta al fungo Taphrina deformans; mal bianco o oidio determinato dal fungo Sphaerotheca pannosa; corineo alle foglie e ai frutti, e cancri radicali dovuti al fungo Coryneum beijerinckii; marciumi ai frutti dovuti ai funghi Monilia laxa e Molinia fructigena e a Rhizopus nigricans; ruggine fogliare dovuta al fungo Tranzschelia p. spinosae; mal del piombo parassitario (Stereum purpureum); cancri fungini ai rami (Cytospora sp e Fusicoccum sp); marciumi radicali fungini (Armillaria mellea); tumore batterico delle radici (Agrobacterium tumefaciens); cancro batterico delle drupacee (Xanthomonas pruni); virosi varie.
Usi: la ciliegia-susina (mirabella) può essere usata cruda come frutta o cotta in torte, crostate, marmellate, come si fa normalmente per le prugne.
Il Mirabolano è una pianta utilizzata soprattutto come siepe frangivento o a scopo ornamentale e decorativo (nelle sue numerose varietà e ibridi) lungo le strade e nei giardini, dove viene utilizzato come alberello o come cespuglio arbustivo, adatto anche a formare delle siepi di delimitazione. Proprio a scopo ornamentale è molto diffusa la cultivar pissardii.
Il Mirabolano viene inoltre utilizzato come portainnesto di altri Prunus.
Curiosità: in base a recenti studi genetici il Mirabolano risulta essere il vero progenitore selvatico del Pruno (Prunus domestica L.) e da esso, attraverso i millenni, sono state ottenute le infinite cultivar di susine che oggi conosciamo. In Francia il Mirabolano è coltivato come albero da frutta e dai frutti si ottiene un liquore chiamato Mirabeille.
Bibliografia:
BANFI E., CONSOLINO F., Alberi (Conoscere e risconoscere tutte le specie più diffuse di alberi spontanei e ornamentali), Istituto Geografico De Agostini SpA, Novara, 2001.
FERRARI M., MEDICI D., Alberi e arbusti in Italia (Manuale di riconoscimento), Edagricole, Bologna 2001.
HALBRITTER H., Prunus cerasifera. In: BUCHNER R. & WEBER M. (2000 onwards). PalDat - a palynological database: Descriptions, illustrations, identification, and information retrieval.
LAUBER K., WAGNER G., Flora Helvetica (Flore illustrée de Suisse), 2ème édition, Editions Paul Haupt, 2001.
PIZZETTI I., Enciclopedia dei Fiori e del Giardino, Garzanti Editore, I edizione, 1998.
TICLI B., Enciclopedia degli alberi d’Italia e d’Europa, De Vecchi Editore, Milano 2007.
www.dryades.eu
www.paldat.org
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Stress tolleranti (S).
IUCN: N.A..
Farmacopea: pianta di cui non si conosce alcun impiego farmacologico.
Avversità: le avversità che possono colpire il Mirabolano sono le stesse di quelle che colpiscono il Pesco (Prunus persica (L.) Batsch.) o il Mandorlo (Prunus dulcis (Mill.) D. A. Webb), ossia, i parassiti animali che provocano: danni ai germogli (accartocciamenti) e alle foglie da afide verde (Myzus persicae); afide sigaraio (Myzus varians) e afide farinoso (Hyalopterus amygdali) che infestano la vegetazione; afide bruno del Pesco (Brachycaudus schwartzi) che infesta i germogli; cocciniglia bianca (Pseudaulacaspis pentagona) che infesta e incrosta soprattutto gli organi legnosi; il verme delle pesche che infesta il frutto (Cydia molesta); danni ai germogli da larvette che vi scavano gallerie provocandone l’avvizzimento (Amarsia lineatella e Cydia molesta); danni al frutto dalle larve della mosca della frutta (Ceratitis capitata); danni alla vegetazione dovuti ad attacchi di ragnetto rosso (Panonychus ulmi e Tetranychus urticae); danni defogliatori vari.
Gli agenti di malattia (funghi, batteri ed entità infettive), a loro volta provocano: bolla del Pesco dovuta al fungo Taphrina deformans; mal bianco o oidio determinato dal fungo Sphaerotheca pannosa; corineo alle foglie e ai frutti, e cancri radicali dovuti al fungo Coryneum beijerinckii; marciumi ai frutti dovuti ai funghi Monilia laxa e Molinia fructigena e a Rhizopus nigricans; ruggine fogliare dovuta al fungo Tranzschelia p. spinosae; mal del piombo parassitario (Stereum purpureum); cancri fungini ai rami (Cytospora sp e Fusicoccum sp); marciumi radicali fungini (Armillaria mellea); tumore batterico delle radici (Agrobacterium tumefaciens); cancro batterico delle drupacee (Xanthomonas pruni); virosi varie.
Usi: la ciliegia-susina (mirabella) può essere usata cruda come frutta o cotta in torte, crostate, marmellate, come si fa normalmente per le prugne.
Il Mirabolano è una pianta utilizzata soprattutto come siepe frangivento o a scopo ornamentale e decorativo (nelle sue numerose varietà e ibridi) lungo le strade e nei giardini, dove viene utilizzato come alberello o come cespuglio arbustivo, adatto anche a formare delle siepi di delimitazione. Proprio a scopo ornamentale è molto diffusa la cultivar pissardii.
Il Mirabolano viene inoltre utilizzato come portainnesto di altri Prunus.
Curiosità: in base a recenti studi genetici il Mirabolano risulta essere il vero progenitore selvatico del Pruno (Prunus domestica L.) e da esso, attraverso i millenni, sono state ottenute le infinite cultivar di susine che oggi conosciamo. In Francia il Mirabolano è coltivato come albero da frutta e dai frutti si ottiene un liquore chiamato Mirabeille.
Bibliografia:
BANFI E., CONSOLINO F., Alberi (Conoscere e risconoscere tutte le specie più diffuse di alberi spontanei e ornamentali), Istituto Geografico De Agostini SpA, Novara, 2001.
FERRARI M., MEDICI D., Alberi e arbusti in Italia (Manuale di riconoscimento), Edagricole, Bologna 2001.
HALBRITTER H., Prunus cerasifera. In: BUCHNER R. & WEBER M. (2000 onwards). PalDat - a palynological database: Descriptions, illustrations, identification, and information retrieval.
LAUBER K., WAGNER G., Flora Helvetica (Flore illustrée de Suisse), 2ème édition, Editions Paul Haupt, 2001.
PIZZETTI I., Enciclopedia dei Fiori e del Giardino, Garzanti Editore, I edizione, 1998.
TICLI B., Enciclopedia degli alberi d’Italia e d’Europa, De Vecchi Editore, Milano 2007.
www.dryades.eu
www.paldat.org