(a cura di Giuseppe Laino)
Etimologia: l’epiteto generico deriva dal latino prunus, -i, f- = “prugno, susino” [Virgilio, Georgiche 2, 24: prunus rubescere corna = “sui susini rosseggiar le corniole”], nome che i Latini davano in genere a diversi alberi che producono drupe (Albicocco, Mandorlo, Pesco, ecc.), e continuato in età medioevale (prunarios diversi generis) nel Capitulare de Villis di Carlo Magno (circa 812 d.C.); esso è stato ereditato dal greco proynos e proyne = “pruna”. Linneo ne ha confermato il nome nel 1753 nel binomio scientifico in Species Plantarum 1, p. 681. L’epiteto specifico è l’aggettivo latino dulcis, -e = “dolce, grato (al gusto)” [Cicerone et al.], in riferimento al sapore dolce del seme (mandorla) di questa varietà in contrasto col sapore di quello della varietà amara.
Sinonimi: Prunus communis (L.) Arcang., non Huds., Amygdalus communis (L.) Arcangeli, Amygdalus dulcis Mill., Prunus amygdalus Batsch
Nomi volgari: Mandorlo (italiano). Liguria: Amenda, Mandora, Mandoria; Amandua, Amanduotu (Genova); Amanduin (Savona); Amandura (Valle d'Arroscia); Mandura (Carbuta); Mandurla (Sarzana). Piemonte: Amandie, Amandolie, Mandola, Mandolè (Val S. Martino); Amandulle (Perrero). Lombardia: Mandola, Sacarela (Brescia). Veneto: Mandolar (Verona); Mandoler (Treviso). Emilia-Romagna: Amandul, Mandurl (Romagna); Mandla, Mandlo (Reggio). Toscana: Mandorlo. Abruzzi: Manela, Manele, Mannela, Mannola, Mànele. Campania: Amennola, Ammennola. Puglia: Amiddalea, Mendulea (Otranto). Calabria: Amendulara, Amiddalia (Bova). Sicilia: Mendula, Mennula, Miennula (Modica). Sardegna: Amendola, Mendula, Mindula; Mela (Alghero).
Forma biologica e di crescita: emicriptofita scaposa.
Tipo corologico: da dove provenga il Mandorlo, coltivato in Asia Minore e nel bacino del Mediterraneo fin dalla più remota antichità, è impossibile dirlo con certezza. I documenti archeologici più antichi risalgono al Paleolitico e ne testimoniano la coltivazione nella Grecia meridionale.
Fenologia: fiore: I-II (regioni meridionali) III-IV (regioni settentrionali), frutto: VIII-IX.
Sinonimi: Prunus communis (L.) Arcang., non Huds., Amygdalus communis (L.) Arcangeli, Amygdalus dulcis Mill., Prunus amygdalus Batsch
Nomi volgari: Mandorlo (italiano). Liguria: Amenda, Mandora, Mandoria; Amandua, Amanduotu (Genova); Amanduin (Savona); Amandura (Valle d'Arroscia); Mandura (Carbuta); Mandurla (Sarzana). Piemonte: Amandie, Amandolie, Mandola, Mandolè (Val S. Martino); Amandulle (Perrero). Lombardia: Mandola, Sacarela (Brescia). Veneto: Mandolar (Verona); Mandoler (Treviso). Emilia-Romagna: Amandul, Mandurl (Romagna); Mandla, Mandlo (Reggio). Toscana: Mandorlo. Abruzzi: Manela, Manele, Mannela, Mannola, Mànele. Campania: Amennola, Ammennola. Puglia: Amiddalea, Mendulea (Otranto). Calabria: Amendulara, Amiddalia (Bova). Sicilia: Mendula, Mennula, Miennula (Modica). Sardegna: Amendola, Mendula, Mindula; Mela (Alghero).
Forma biologica e di crescita: emicriptofita scaposa.
Tipo corologico: da dove provenga il Mandorlo, coltivato in Asia Minore e nel bacino del Mediterraneo fin dalla più remota antichità, è impossibile dirlo con certezza. I documenti archeologici più antichi risalgono al Paleolitico e ne testimoniano la coltivazione nella Grecia meridionale.
Fenologia: fiore: I-II (regioni meridionali) III-IV (regioni settentrionali), frutto: VIII-IX.
Limiti altitudinali: dal piano a 800 m di altitudine.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese il Mandorlo in forma spontanea, nonostante sporadiche presenze in molte regioni del Settentrione, rimane tipico degli areali mediterranei centro-meridionali. È ampiamente coltivato per il seme, edule e ricercato. Vasti mandorleti si trovano specialmente sulle coste della parte meridionale della Penisola e nelle Isole, però anche in stazioni bene esposte del piano submontano.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese il Mandorlo in forma spontanea, nonostante sporadiche presenze in molte regioni del Settentrione, rimane tipico degli areali mediterranei centro-meridionali. È ampiamente coltivato per il seme, edule e ricercato. Vasti mandorleti si trovano specialmente sulle coste della parte meridionale della Penisola e nelle Isole, però anche in stazioni bene esposte del piano submontano.
Habitus: albero con apparato radicale a fittone, alto fino a 10 m, con chioma leggera, espansa, verde chiaro. Il tronco è nodoso, diritto o contorto, ramificato nella porzione medio alta, presenta una scorza bruna, liscia nei giovani esemplari e molto rugosa in quelli adulti. I giovani rametti sono glabri, color verdastro con sfumature rossastre.
Foglie: le foglie, di tipo semplice, decidue, a inserzione alterna, sono lunghe fino a 6 cm, con lamina strettamente lanceolata e seghettata al margine e apice appuntito, portate da un picciolo lungo 1,5-2 cm; hanno colore verde lucido con sfumature glauco grigiastre nella pagina inferiore che è anche glabra.
Fiore: i fiori, ermafroditi, dialipetali, compaiono a volte già in gennaio sui rami nudi, solitari o appaiati, sulla vegetazione dell’anno precedente, dotati di un brevissimo peduncolo. Calice caduco di 5 sepali patenti, oblunghi, ovali, ottusi, rossicci, lanuginosi sul margine. Corolla che raggiunge i 4,5 cm di diametro, composta di 5 petali più grandi dei sepali, obovato smarginati, lunghi 1,5-2 cm, ad unghia breve e rossa e lembo carnicino o bianco. Androceo con 15-40 stami perigini, disposti su tre verticilli, a filamento subulato ed antere ovate o subrotonde. Gineceo con ovario libero, uniloculare, villoso, con stilo unico terminale e stimma a bottone.
Frutto: il frutto è una drupa oblungo compressa, carenata, coriacea, tomentosa leggermente solcata da un lato, verde, un po’ particolare, la cui polpa (mesocarpo) si secca presto diventando coriacea e a maturità si apre in due valve attraverso cui è visibile il caratteristico guscio legnoso (endocarpo), marcato da piccole fessure longitudinali. La forma domestica può maturare i frutti anche a nord delle Isole Britanniche.
Semi: nell’endocarpo sono contenuti 1 o 2 semi (mandorla) oleosi, commestibili avvolti da un sottile tegumento color cannella, ovali, appuntiti alla sommità, lunghi circa 2 cm, compressi.
Polline: granuli pollinici monadi, di medie dimensioni (26-50 mµ), oblati; perimetro in vista equatoriale: triangolare; tricolporati; esina: striata-perforata, eutectata. L’impollinazione è entomofila.
Foglie: le foglie, di tipo semplice, decidue, a inserzione alterna, sono lunghe fino a 6 cm, con lamina strettamente lanceolata e seghettata al margine e apice appuntito, portate da un picciolo lungo 1,5-2 cm; hanno colore verde lucido con sfumature glauco grigiastre nella pagina inferiore che è anche glabra.
Fiore: i fiori, ermafroditi, dialipetali, compaiono a volte già in gennaio sui rami nudi, solitari o appaiati, sulla vegetazione dell’anno precedente, dotati di un brevissimo peduncolo. Calice caduco di 5 sepali patenti, oblunghi, ovali, ottusi, rossicci, lanuginosi sul margine. Corolla che raggiunge i 4,5 cm di diametro, composta di 5 petali più grandi dei sepali, obovato smarginati, lunghi 1,5-2 cm, ad unghia breve e rossa e lembo carnicino o bianco. Androceo con 15-40 stami perigini, disposti su tre verticilli, a filamento subulato ed antere ovate o subrotonde. Gineceo con ovario libero, uniloculare, villoso, con stilo unico terminale e stimma a bottone.
Frutto: il frutto è una drupa oblungo compressa, carenata, coriacea, tomentosa leggermente solcata da un lato, verde, un po’ particolare, la cui polpa (mesocarpo) si secca presto diventando coriacea e a maturità si apre in due valve attraverso cui è visibile il caratteristico guscio legnoso (endocarpo), marcato da piccole fessure longitudinali. La forma domestica può maturare i frutti anche a nord delle Isole Britanniche.
Semi: nell’endocarpo sono contenuti 1 o 2 semi (mandorla) oleosi, commestibili avvolti da un sottile tegumento color cannella, ovali, appuntiti alla sommità, lunghi circa 2 cm, compressi.
Polline: granuli pollinici monadi, di medie dimensioni (26-50 mµ), oblati; perimetro in vista equatoriale: triangolare; tricolporati; esina: striata-perforata, eutectata. L’impollinazione è entomofila.
Numero cromosomico: 2n = 16.
Sottospecie e/o varietà: a seconda delle caratteristiche della mandorla si distinguono le seguenti varietà: amara, i cui semi, di sapore amaro, risultano tossici, fiori più grandi con centro più scuro; dulcis, i cui semi sono utilizzati nell'alimentazione, nell'industria dolciaria e per l'estrazione dell'olio di mandorla officinale; macrocarpa, a fiori e frutti molto più grandi (diametro dei fiori fino a 6 cm); fragilis (Zaccarelle o Sticciamani), con seme dolce, ma endocarpo non legnoso, che si rompe con la pressione delle dita; pendula, a rami penduli; praecox, a fioritura precoce in febbraio; rosea plena, varietà ornamentale a fiori doppi; le due prime varietà sono morfologicamente identiche in tutti i caratteri esterni e differiscono soltanto per la presenza del principio amaro nel seme.
Habitat ed ecologia: entità mediterranea termofila, che predilige i pendii ben esposti senza preferenze per il substrato. Diffuso dalla macchia mediterranea più calda ai querceti della fascia collinare, specialmente nel settore meridionale, dove condivide il terreno con gli agrumeti, gli oliveti e le piantagioni di fichi. Tende in parte a inselvatichirsi sfuggendo alla coltivazione. Teme i geli, specie se tardivi, e i venti.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: Oleo-Ceratonion.
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Stress tollerante (S).
IUCN: N.A.
Farmacopea: la droga è rappresentata dai semi. Le mandorle dolci contengono il 6-10% di zucchero, il 20-25% di sostanze proteiche, il 3-4% di sostanze gommose e il 43,7% di un olio grasso, formato per tre quarti da oleina, limpido, molto fluido, giallo, dolciastro, quasi incolore. Con le mandorle dolci si preparano latte di mandorle (emulsione semplice), sciroppo di mandorle, pozione emulsiva gommosa od oleosa, emolliente, lassativa e spesso utilizzata anche come eccipiente per parecchi rimedi; stesso discorso per l’olio di mandorle dolci (Oleum amygdalarum F.I.) usato nella pratica familiare come leggero purgante e per applicazioni esterne calde, in caso di tumefazioni ghiandolari del collo.
Le mandorle amare contengono meno zucchero (5%), tutte le altre sostanze accennate ed in più un glucoside, amigdalina (3-5%), che, sotto l’azione dell’emulsina, enzima che lo accompagna negli stessi tessuti del seme, ed in presenza di acqua, si scompone, ad una temperatura non superiore a 60 °C, in glucosio, aldeide benzoica ed acido cianidrico.
L’acido cianidrico è un veleno pericoloso (circa un ventesimo di grammo è considerato letale per un adulto; una mandorla amara contiene circa un milligrammo di acido cianidrico), ma è anche altamente volatile e suscettibile di idrolisi ad alte temperature. Pertanto, un significativo ammontare di acido cianidrico è altamente improbabile che si accumuli in qualsiasi cibo preparato con mandorle amare. Dall’altro lato, l’ingestione di mandorle amare intere è altamente pericolosa perché, in questo caso, tutto il contenuto di acido cianidrico si forma in un unico stomaco.
Gli avvelenamenti acuti avvengono abitualmente, piuttosto che per l’uso di acqua distillata di mandorle amare in quantità eccessiva (equivoco reso difficile dall’odore caratteristico), per ingestione di una quantità rilevante di semi di mandorle amare (di Pesco, Susino, ecc.). I sintomi consistono in sensazione di asprezza e bruciore alle fauci, salivazione abbondante, nausea, vomito, vertigini, senso di ambascia, accelerazione del polso e del battito cardiaco, sudore freddo generalizzato, cianosi, respirazione difficile, perdita della conoscenza, morte per paralisi del centro respiratorio, anche entro una mezz’ora o un’ora dall’ingestione.
L’aroma delle mandorle amare si sviluppa soltanto in presenza contemporanea di acqua e degli enzimi. I due enzimi (emulsina) sono disattivati dal caldo, per cui con la tostatura o la frittura perdono il loro aroma.
Con la coltivazione che si protrae da secoli, il Mandorlo domestico produce semi con poca amigdalina, per cui risulta innocuo; comunque, anche gli alberi da mandorle dolci a volte producono mandorle amare fino all’1% del totale e alcune cultivar di Mandorlo dolce contengono tracce di aroma di mandorla amara.
Dalla poltiglia del panello di mandorle amare, residuo dell’estrazione dell’olio, distillato con acqua ed un po’ di alcool, si ottiene l’acqua distillata di mandorle amare. L’essenza si separa dal distillato; si usa però allungata sino all’1‰ di acido cianidrico, titolo identico a quello dell’acqua di Lauroceraso (Prunus laurocerasus L.), alla quale si può effettivamente sostituire. Serve come antispasmodico, sia nel caso di malattie del sistema nervoso, sia nei disturbi causati da altra speciale condizione patologica dell’organismo (pertosse, tosse nervosa, cardiopalma, accessi anginosi, insonnia, spasmi dolorosi dello stomaco e degli intestini, vomito incoercibile).
Con una ulteriore distillazione è possibile, eliminando dal miscuglio l’acido cianidrico, ottenere l’aldeide benzoica pura, che non è nociva e che è spesso usata, per il buon profumo, nelle industrie della pasticceria e della profumeria.
Avversità: le avversità specifiche che colpiscono il Mandorlo sono costituite da insetti tra i quali i più importanti sono la cimicetta (Monosteira unicostata), la campa (Malacosoma neustria) e il coleottero Anthonomus amygdali; altre avversità che più frequentemente possono colpire il Mandorlo sono le stesse cui va soggetto il Pesco (Prunus persica (L.) Batsch.), sono rappresentate da parassiti animali che provocano: danni ai germogli (accartocciamenti) e alle foglie da afide verde (Myzus persicae); afide sigaraio (Myzus varians) e afide farinoso (Hyalopterus amygdali) che infestano la vegetazione; afide bruno del Pesco (Brachycaudus schwartzi) che infesta i germogli; cocciniglia bianca (Pseudaulacaspis pentagona) che infesta e incrosta soprattutto gli organi legnosi; il verme delle pesche che infesta il frutto (Cydia molesta); danni ai germogli da larvette che vi scavano gallerie provocandone l’avvizzimento (Amarsia lineatella e Cydia molesta); danni al frutto dalle larve della mosca della frutta (Ceratitis capitata); danni alla vegetazione dovuti ad attacchi di ragnetto rosso (Panonychus ulmi e Tetranychus urticae); danni defogliatori vari.
Gli agenti di malattia (funghi, batteri ed entità infettive), a loro volta provocano: bolla del Pesco dovuta al fungo Taphrina deformans; mal bianco o oidio determinato dal fungo Sphaerotheca pannosa; corineo alle foglie e ai frutti, e cancri radicali dovuti al fungo Coryneum beijerinckii; marciumi ai frutti dovuti ai funghi Monilia laxa e Molinia fructigena e a Rhizopus nigricans; ruggine fogliare dovuta al fungo Tranzschelia p. spinosae; mal del piombo parassitario (Stereum purpureum); cancri fungini ai rami (Cytospora sp e Fusicoccum sp); marciumi radicali fungini (Armillaria mellea); tumore batterico delle radici (Agrobacterium tumefaciens); cancro batterico delle drupacee (Xanthomonas pruni); virosi varie.
Usi: il Mandorlo è uno dei componenti base dell’alimentazione mediterranea: il seme dolce possiede un alto contenuto di grassi insaturi, vitamina E, magnesio e proteine vegetali. Di alto valore energetico (100 grammi contengono ben 600 calorie), contiene un giusto equilibrio di elementi nutritivi. La mandorla è consumata come frutta secca oppure impiegata nella preparazione della pasta di mandorle o marzapane (la siciliana pasta reale), con la quale si ottiene anche una bevanda fresca (latte di mandorla). Inoltre i semi sono impiegati nell’industria dolciaria per la preparazione dei confetti, del torrone e di altri dolciumi.
La mandorla è anche utilizzata in cucina, intera o sminuzzata per la preparazione di svariate ricette. Entra nella preparazione del müssli, colazione a base di cereali misti.
Di alcune varietà di Mandorlo si utilizzano anche il legno e gli endocarpi che, ridotti in cenere, vengono sfruttati nell'industria dei saponi e delle liscivie. Dalle mandorle si ricava un olio, ottimo protettivo cutaneo, ammorbidente e rassodante, in grado di combattere anche le smagliature, come già aveva osservato il Mattioli.
Curiosità: il Mandorlo selvatico cresce nel Mediterraneo orientale e nel Levante; i Mandorli sono stati coltivati inizialmente proprio in questa regione. Il seme del Mandorlo selvatico (mandorla amara) contiene glucoside amigdalina che si trasforma nel mortale acido cianidrico in seguito a danni al seme. Dopo la coltivazione e l'addomesticamento, le mandorle divennero commestibili: senza dubbio venivano arrostite per eliminarne la tossicità. Jared Diamond ritiene che una mutazione genetica ha determinato la scomparsa del glucoside amigdalina; questi esemplari mutanti sono stati coltivati da antichi agricoltori. Secondo alcuni studiosi, il Mandorlo è stato uno dei primi alberi da frutto a essere coltivato grazie all'abilità dei frutticoltori nel selezionare i frutti. Così a dispetto del fatto che questa pianta non si presta alla propagazione tramite pollone o tramite talea, esso doveva essere stato addomesticato perfino prima dell'invenzione dell'innesto. I Mandorli domestici appaiono nella prima parte dell'Età del bronzo (3000-2000 a.C.). Un esempio archeologico di Mandorlo sono i semi trovati nella tomba di Tutankamon in Egitto (circa 1325 a.C.), probabilmente importate dal Levante.
Miti e leggende, tradizioni: narravano i Greci che Fillide, una principessa tracia, si invaghì di Acamante, figlio di Teseo, sbarcato nel suo regno mentre navigava verso Troia. Al ritorno delle navi greche la fanciulla, dopo averlo atteso invano, morì disperata. La dea Era, impietosita, la trasformò in un Mandorlo che Acamante, giunto in ritardo, non poté fare altro che abbracciare, sconsolato. Da quel giorno, primo fra tutti gli alberi, il Mandorlo fiorisce alla fine di gennaio.
Per gli Ebrei era promessa di Vita nuova. Scriveva Geremia (1, 11-12 ss): «Mi fu rivolta questa parola del Signore: “Che cosa vedi, Geremia?”, “Vedo un ramo di Mandorlo” risposi. Il Signore soggiunse: “Hai visto bene poiché io vigilo sulla mia parola per realizzarla”». Non a caso Mosè incontrò il Signore sotto un Mandorlo del monte Oreb; e Giacobbe soleva porre bacchette di Mandorlo nell’acqua dove si abbeveravano le sue pecore «affinché i greggi concepissero gurdandole: e così avveniva che le pecore, accoppiandosi con quei rami davanti agli occhi, partorissero agnelli macchiettati, variegati e vaiolati».
Nel Libro dei Numeri (17, 16-23) si racconta che il Signore ordinò a Mosè di scegliere i sacerdoti, ovvero coloro che avrebbero esercitato il servizio religioso nella tenda del convegno: «Parla agli Israeliti e fatti dare da loro dei bastoni, uno per ogni casato paterno: cioè dodici bastoni da parte di tutti i loro capi secondo i loro casati paterni: scriverai il nome di ognuno sul suo bastone […] poiché ci sarà un bastone per ogni capo dei loro casati paterni. Riporrai quei bastoni nella tenda del convegno. L’uomo che io avrò scelto sarà quello il cui bastone fiorirà e così farò cessare davanti a me le mormorazioni che gli Israeliti fanno contro di voi». Così avvenne: Mosè ripose i bastoni davanti al Signore nella tenda della testimonianza dove fiorì quello di Aronne, della tribù di Levi: «Aveva prodotto germogli, aveva fatto sbocciare fiori e maturato mandorle».
Poiché in latino bastone si dice virga, termine quasi uguale a virgo, vergine, il simbolo di quello non fertilizzato ma che reca frutti venne trasferito alla Vergine Maria. Sicché il Mandorlo, che nel vicino Oriente era consacrato alla dea Astarte, divenne uno degli alberi della Madonna.
Nell’arte medievale anche san Giuseppe è talvolta raffigurato nell’atto di reggere un ramo di Mandorlo fiorito, per rammentare la sua paternità putativa ottenuta attraverso il miracolo.
Anticamente si riteneva che la mandorla fosse un rimedio contro l’ubriachezza, come riferiscono Plinio e Plutarco. Quest’ultimo narra di un medico, ospite abituale di Druso, figlio di Tiberio, che sfidava chiunque a bere del vino senza ubriacarsi: e riusciva sempre a vincere la sfida. Ma un giorno fu sorpreso a mangiare mandorle amare prima del pasto: sicché dovette confessare che senza quella precauzione il vino, pur in modesta quantità, gli avrebbe dato alla testa.
In Normandia si usa un gioco, rammentato anche da Marcel Proust: se si trovano due mandorle gemelle nello stesso guscio se ne offrirà una alla persona cara accordandosi con lei sul giorno e l’ora del prossimo incontro, allorché si dovrà profferire la magica formula: «Bonjour Philippine!». Chi fra i due pronuncerà per primo la frase augurale avrà diritto a un dono. Parrebbe a prima vista un’usanza un po’ puerile, ma essa nasconde un tesoro di delicata memoria poiché, come osservava lo scrittore francese, è pegno di tenerezza, svela un proposito, tiene in serbo una confidenza, conserva un ricordo.
Dagli anni Trenta del secolo scorso il Mandorlo è diventato il protagonista della Sagra del Mandorlo in fiore che si svolge ad Agrigento ai primi di febbraio: è una festa campestre che celebra la primavera incipiente, annunciata in Sicilia dai Mandorli già in fiore all’inizio di questo mese.
Bibliografia:
BANFI E., CONSOLINO F., Alberi (Conoscere e risconoscere tutte le specie più diffuse di alberi spontanei e ornamentali), Istituto Geografico De Agostini SpA, Novara, 2001.
BONI U., PATRI G., Scoprire, riconoscere, usare le erbe, Edizione Mondolibri SpA, Milano, 2000.
CATTABIANI A., Florario (Miti, leggende e simboli di fiori e piante), Oscar Saggi Mondadori, I edizione, 1998.
FERRARI M., MEDICI D., Alberi e arbusti in Italia (Manuale di riconoscimento), Edagricole, Bologna 2001.
HALBRITTER H., Prunus dulcis. In: BUCHNER R. & WEBER M. (2000 onwards). PalDat - a palynological database: Descriptions, illustrations, identification, and information retrieval.
LAUBER K., WAGNER G., Flora Helvetica (Flore illustrée de Suisse), 2ème édition, Editions Paul Haupt, 2001.
NEGRI G., Nuovo erbario figurato (Descrizione e proprietà delle piante medicinali e velenose della flora italiana), V edizione, Ulrico Hoepli, Milano1991.
PIZZETTI I., Enciclopedia dei Fiori e del Giardino, Garzanti Editore, I edizione, 1998.
www.dryades.eu
http://www.uni-graz.at/~katzer/engl/Prun_dul.html
http://it.wikipedia.org/wiki/Prunus_dulcis
www.paldat.org
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Stress tollerante (S).
IUCN: N.A.
Farmacopea: la droga è rappresentata dai semi. Le mandorle dolci contengono il 6-10% di zucchero, il 20-25% di sostanze proteiche, il 3-4% di sostanze gommose e il 43,7% di un olio grasso, formato per tre quarti da oleina, limpido, molto fluido, giallo, dolciastro, quasi incolore. Con le mandorle dolci si preparano latte di mandorle (emulsione semplice), sciroppo di mandorle, pozione emulsiva gommosa od oleosa, emolliente, lassativa e spesso utilizzata anche come eccipiente per parecchi rimedi; stesso discorso per l’olio di mandorle dolci (Oleum amygdalarum F.I.) usato nella pratica familiare come leggero purgante e per applicazioni esterne calde, in caso di tumefazioni ghiandolari del collo.
Le mandorle amare contengono meno zucchero (5%), tutte le altre sostanze accennate ed in più un glucoside, amigdalina (3-5%), che, sotto l’azione dell’emulsina, enzima che lo accompagna negli stessi tessuti del seme, ed in presenza di acqua, si scompone, ad una temperatura non superiore a 60 °C, in glucosio, aldeide benzoica ed acido cianidrico.
L’acido cianidrico è un veleno pericoloso (circa un ventesimo di grammo è considerato letale per un adulto; una mandorla amara contiene circa un milligrammo di acido cianidrico), ma è anche altamente volatile e suscettibile di idrolisi ad alte temperature. Pertanto, un significativo ammontare di acido cianidrico è altamente improbabile che si accumuli in qualsiasi cibo preparato con mandorle amare. Dall’altro lato, l’ingestione di mandorle amare intere è altamente pericolosa perché, in questo caso, tutto il contenuto di acido cianidrico si forma in un unico stomaco.
Gli avvelenamenti acuti avvengono abitualmente, piuttosto che per l’uso di acqua distillata di mandorle amare in quantità eccessiva (equivoco reso difficile dall’odore caratteristico), per ingestione di una quantità rilevante di semi di mandorle amare (di Pesco, Susino, ecc.). I sintomi consistono in sensazione di asprezza e bruciore alle fauci, salivazione abbondante, nausea, vomito, vertigini, senso di ambascia, accelerazione del polso e del battito cardiaco, sudore freddo generalizzato, cianosi, respirazione difficile, perdita della conoscenza, morte per paralisi del centro respiratorio, anche entro una mezz’ora o un’ora dall’ingestione.
L’aroma delle mandorle amare si sviluppa soltanto in presenza contemporanea di acqua e degli enzimi. I due enzimi (emulsina) sono disattivati dal caldo, per cui con la tostatura o la frittura perdono il loro aroma.
Con la coltivazione che si protrae da secoli, il Mandorlo domestico produce semi con poca amigdalina, per cui risulta innocuo; comunque, anche gli alberi da mandorle dolci a volte producono mandorle amare fino all’1% del totale e alcune cultivar di Mandorlo dolce contengono tracce di aroma di mandorla amara.
Dalla poltiglia del panello di mandorle amare, residuo dell’estrazione dell’olio, distillato con acqua ed un po’ di alcool, si ottiene l’acqua distillata di mandorle amare. L’essenza si separa dal distillato; si usa però allungata sino all’1‰ di acido cianidrico, titolo identico a quello dell’acqua di Lauroceraso (Prunus laurocerasus L.), alla quale si può effettivamente sostituire. Serve come antispasmodico, sia nel caso di malattie del sistema nervoso, sia nei disturbi causati da altra speciale condizione patologica dell’organismo (pertosse, tosse nervosa, cardiopalma, accessi anginosi, insonnia, spasmi dolorosi dello stomaco e degli intestini, vomito incoercibile).
Con una ulteriore distillazione è possibile, eliminando dal miscuglio l’acido cianidrico, ottenere l’aldeide benzoica pura, che non è nociva e che è spesso usata, per il buon profumo, nelle industrie della pasticceria e della profumeria.
Avversità: le avversità specifiche che colpiscono il Mandorlo sono costituite da insetti tra i quali i più importanti sono la cimicetta (Monosteira unicostata), la campa (Malacosoma neustria) e il coleottero Anthonomus amygdali; altre avversità che più frequentemente possono colpire il Mandorlo sono le stesse cui va soggetto il Pesco (Prunus persica (L.) Batsch.), sono rappresentate da parassiti animali che provocano: danni ai germogli (accartocciamenti) e alle foglie da afide verde (Myzus persicae); afide sigaraio (Myzus varians) e afide farinoso (Hyalopterus amygdali) che infestano la vegetazione; afide bruno del Pesco (Brachycaudus schwartzi) che infesta i germogli; cocciniglia bianca (Pseudaulacaspis pentagona) che infesta e incrosta soprattutto gli organi legnosi; il verme delle pesche che infesta il frutto (Cydia molesta); danni ai germogli da larvette che vi scavano gallerie provocandone l’avvizzimento (Amarsia lineatella e Cydia molesta); danni al frutto dalle larve della mosca della frutta (Ceratitis capitata); danni alla vegetazione dovuti ad attacchi di ragnetto rosso (Panonychus ulmi e Tetranychus urticae); danni defogliatori vari.
Gli agenti di malattia (funghi, batteri ed entità infettive), a loro volta provocano: bolla del Pesco dovuta al fungo Taphrina deformans; mal bianco o oidio determinato dal fungo Sphaerotheca pannosa; corineo alle foglie e ai frutti, e cancri radicali dovuti al fungo Coryneum beijerinckii; marciumi ai frutti dovuti ai funghi Monilia laxa e Molinia fructigena e a Rhizopus nigricans; ruggine fogliare dovuta al fungo Tranzschelia p. spinosae; mal del piombo parassitario (Stereum purpureum); cancri fungini ai rami (Cytospora sp e Fusicoccum sp); marciumi radicali fungini (Armillaria mellea); tumore batterico delle radici (Agrobacterium tumefaciens); cancro batterico delle drupacee (Xanthomonas pruni); virosi varie.
Usi: il Mandorlo è uno dei componenti base dell’alimentazione mediterranea: il seme dolce possiede un alto contenuto di grassi insaturi, vitamina E, magnesio e proteine vegetali. Di alto valore energetico (100 grammi contengono ben 600 calorie), contiene un giusto equilibrio di elementi nutritivi. La mandorla è consumata come frutta secca oppure impiegata nella preparazione della pasta di mandorle o marzapane (la siciliana pasta reale), con la quale si ottiene anche una bevanda fresca (latte di mandorla). Inoltre i semi sono impiegati nell’industria dolciaria per la preparazione dei confetti, del torrone e di altri dolciumi.
La mandorla è anche utilizzata in cucina, intera o sminuzzata per la preparazione di svariate ricette. Entra nella preparazione del müssli, colazione a base di cereali misti.
Di alcune varietà di Mandorlo si utilizzano anche il legno e gli endocarpi che, ridotti in cenere, vengono sfruttati nell'industria dei saponi e delle liscivie. Dalle mandorle si ricava un olio, ottimo protettivo cutaneo, ammorbidente e rassodante, in grado di combattere anche le smagliature, come già aveva osservato il Mattioli.
Curiosità: il Mandorlo selvatico cresce nel Mediterraneo orientale e nel Levante; i Mandorli sono stati coltivati inizialmente proprio in questa regione. Il seme del Mandorlo selvatico (mandorla amara) contiene glucoside amigdalina che si trasforma nel mortale acido cianidrico in seguito a danni al seme. Dopo la coltivazione e l'addomesticamento, le mandorle divennero commestibili: senza dubbio venivano arrostite per eliminarne la tossicità. Jared Diamond ritiene che una mutazione genetica ha determinato la scomparsa del glucoside amigdalina; questi esemplari mutanti sono stati coltivati da antichi agricoltori. Secondo alcuni studiosi, il Mandorlo è stato uno dei primi alberi da frutto a essere coltivato grazie all'abilità dei frutticoltori nel selezionare i frutti. Così a dispetto del fatto che questa pianta non si presta alla propagazione tramite pollone o tramite talea, esso doveva essere stato addomesticato perfino prima dell'invenzione dell'innesto. I Mandorli domestici appaiono nella prima parte dell'Età del bronzo (3000-2000 a.C.). Un esempio archeologico di Mandorlo sono i semi trovati nella tomba di Tutankamon in Egitto (circa 1325 a.C.), probabilmente importate dal Levante.
Miti e leggende, tradizioni: narravano i Greci che Fillide, una principessa tracia, si invaghì di Acamante, figlio di Teseo, sbarcato nel suo regno mentre navigava verso Troia. Al ritorno delle navi greche la fanciulla, dopo averlo atteso invano, morì disperata. La dea Era, impietosita, la trasformò in un Mandorlo che Acamante, giunto in ritardo, non poté fare altro che abbracciare, sconsolato. Da quel giorno, primo fra tutti gli alberi, il Mandorlo fiorisce alla fine di gennaio.
Per gli Ebrei era promessa di Vita nuova. Scriveva Geremia (1, 11-12 ss): «Mi fu rivolta questa parola del Signore: “Che cosa vedi, Geremia?”, “Vedo un ramo di Mandorlo” risposi. Il Signore soggiunse: “Hai visto bene poiché io vigilo sulla mia parola per realizzarla”». Non a caso Mosè incontrò il Signore sotto un Mandorlo del monte Oreb; e Giacobbe soleva porre bacchette di Mandorlo nell’acqua dove si abbeveravano le sue pecore «affinché i greggi concepissero gurdandole: e così avveniva che le pecore, accoppiandosi con quei rami davanti agli occhi, partorissero agnelli macchiettati, variegati e vaiolati».
Nel Libro dei Numeri (17, 16-23) si racconta che il Signore ordinò a Mosè di scegliere i sacerdoti, ovvero coloro che avrebbero esercitato il servizio religioso nella tenda del convegno: «Parla agli Israeliti e fatti dare da loro dei bastoni, uno per ogni casato paterno: cioè dodici bastoni da parte di tutti i loro capi secondo i loro casati paterni: scriverai il nome di ognuno sul suo bastone […] poiché ci sarà un bastone per ogni capo dei loro casati paterni. Riporrai quei bastoni nella tenda del convegno. L’uomo che io avrò scelto sarà quello il cui bastone fiorirà e così farò cessare davanti a me le mormorazioni che gli Israeliti fanno contro di voi». Così avvenne: Mosè ripose i bastoni davanti al Signore nella tenda della testimonianza dove fiorì quello di Aronne, della tribù di Levi: «Aveva prodotto germogli, aveva fatto sbocciare fiori e maturato mandorle».
Poiché in latino bastone si dice virga, termine quasi uguale a virgo, vergine, il simbolo di quello non fertilizzato ma che reca frutti venne trasferito alla Vergine Maria. Sicché il Mandorlo, che nel vicino Oriente era consacrato alla dea Astarte, divenne uno degli alberi della Madonna.
Nell’arte medievale anche san Giuseppe è talvolta raffigurato nell’atto di reggere un ramo di Mandorlo fiorito, per rammentare la sua paternità putativa ottenuta attraverso il miracolo.
Anticamente si riteneva che la mandorla fosse un rimedio contro l’ubriachezza, come riferiscono Plinio e Plutarco. Quest’ultimo narra di un medico, ospite abituale di Druso, figlio di Tiberio, che sfidava chiunque a bere del vino senza ubriacarsi: e riusciva sempre a vincere la sfida. Ma un giorno fu sorpreso a mangiare mandorle amare prima del pasto: sicché dovette confessare che senza quella precauzione il vino, pur in modesta quantità, gli avrebbe dato alla testa.
In Normandia si usa un gioco, rammentato anche da Marcel Proust: se si trovano due mandorle gemelle nello stesso guscio se ne offrirà una alla persona cara accordandosi con lei sul giorno e l’ora del prossimo incontro, allorché si dovrà profferire la magica formula: «Bonjour Philippine!». Chi fra i due pronuncerà per primo la frase augurale avrà diritto a un dono. Parrebbe a prima vista un’usanza un po’ puerile, ma essa nasconde un tesoro di delicata memoria poiché, come osservava lo scrittore francese, è pegno di tenerezza, svela un proposito, tiene in serbo una confidenza, conserva un ricordo.
Dagli anni Trenta del secolo scorso il Mandorlo è diventato il protagonista della Sagra del Mandorlo in fiore che si svolge ad Agrigento ai primi di febbraio: è una festa campestre che celebra la primavera incipiente, annunciata in Sicilia dai Mandorli già in fiore all’inizio di questo mese.
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