(a cura di Giuseppe Laino)
Etimologia: il nome del genere è rimasto quello che già i latini usavano per indicare la pianta e deriverebbe dal sanscrito vrad o vrod = “flessibile” (con allusione alla flessibilità dei rami); secondo altri dal celtico rhood o rhuud = “rosso” (con allusione al colore dei cinorrodonti). Il nome specifico è l’aggettivo latino caninus = “di cane, canino” da ricollegare all'uso che i Greci facevano della radice di questa pianta per curare la rabbia, rafforzato dalla notizia storica secondo la quale questo attributo è stato conferito alla specie da Plinio il Vecchio perché un soldato romano, morso da un cane, fu guarito dalla rabbia con un decotto di radici della pianta. Secondo un’altra interpretazione deriverebbe dal greco kynosbator (kynos = “cane”, bator = “arbusto spinoso”).
Sinonimi: nessuno.
Nomi volgari: Rosa canina, Rosa selvatica (italiano). Liguria: Grataqueu, Pibore; Grattacu, Roesa cagnina (Genova); Rasa cu (Porto Maurizio); Razzague (Valle d'Arroscia); Roesa de seza (Sarzana); Sciancapelle (Montalto). Piemonte: Gratacul, Gratacui, Roesa servaja, Rosa d' le cioende, Rosa dij busson; Agulensie (Val S. Martino); Beloccia (Novara); Bosu (Val S. Martino). Lombardia: Brusacul, Gratacu, Gratacul, Marangoi, Mirandola, Roesa de sess, Rosa de macia, Sisapoto, Stopacul, Stroppacul (Brescia); Pappa de stria (Valtellina); Rosa bella (Milano); Rosa matta (Pavia); Grattacuo (Pavia). Veneto: Rosa salvadega; Pontacul, Rosa de zesa, Rosa mata, Rosoler ma, Stoppacult, Stupacul (Verona); Rosa de can (Vicenza); Rosaro salvadego (Padova); Roser salvarego (Treviso); Scarazzacui (Pirano); Strassacui (Parenzo); Stropacul, Stropacus (Belluno). Friuli: Forecul, Garoful di strije, Picecul, Pizzecul; Baracecul (Carnia). Emilia-Romagna: Potlenga; Patelenga (Parma); Paterlenga, Raza, Rosa e raza, Rosa ed zaeda, Rosa mata, Rosa salvadga (Reggio); Pettel, Razza, Rosellina di macchia (Modena); Pizincul (Bologna); Potleing, Roesa salvadga (Piacenza); Rosa selbadga (Romagna). Toscana: Cino, Rosa canina, Rosa delle siepi, Rosa di fratta, Rosa di macchia, Rosa salvatica, Roselline di pruni, Rovo canino, Spina da cane; Potlenga (Lunigiana). Umbria: Rosa da siepi, Rosa macchiajola (Perugia); Rosetta (Bevagna). Marche: Caccavelle (Ancona); Scarnice (Pesaro). Lazio: Caccarella, Spina novella (Roma). Abruzzi: Cacaviasce, Caccamusce, Caccavascia, Rosa de fratte, Rosa pazza, Rosa scacaciosa; Caccabelli, Paglionica (Teramo); Rosa cacacciara (Chieti); Rosa scocozza, Rosa spina (L’Aquila); Torzanculo, Sforzanculo (Larino). Campania: Rosella (Napoli); Spina rossa (Avellino); Puglia: Cucumedde, Cucumelle (Barletta); Rosaina (Bari). Basilicata: Agata, Garambolara (Potenza). Calabria: Carampolara, Galofarara servaggia, Rosolo. Sicilia: Cinorrodu, Ingannula, Rosa a cincu pampini, Ruvettu masculu; Rosaredda sarvaggia (Messina); Sponza di rosi (Palermo). Sardegna: Rosa burda; Fusighitu, Rosa caddina; Pibirillò (Balotana); Rosa de ladderighe, Rosa margiani (Cagliari); Rullariu (Arizzo).
Forma biologica e di crescita: nanofanerofita cespugliosa caducifoglia.
Tipo corologico: la specie è diffusa in una vasta area nelle zone temperate del Vecchio Mondo che include: l'Africa del Nord e le isole Canarie e Madera; l'Asia occidentale (Afghanistan, Iran, Irak), il Medio Oriente (Israele, Libano, Siria), la regione del Caucaso e l'Asia centrale (Tajikistan); il subcontinente indiano; l'Europa, dal Mediterraneo alla Scandinavia.
Fenologia: fiore: V-VII, frutto: IX-X.
Sinonimi: nessuno.
Nomi volgari: Rosa canina, Rosa selvatica (italiano). Liguria: Grataqueu, Pibore; Grattacu, Roesa cagnina (Genova); Rasa cu (Porto Maurizio); Razzague (Valle d'Arroscia); Roesa de seza (Sarzana); Sciancapelle (Montalto). Piemonte: Gratacul, Gratacui, Roesa servaja, Rosa d' le cioende, Rosa dij busson; Agulensie (Val S. Martino); Beloccia (Novara); Bosu (Val S. Martino). Lombardia: Brusacul, Gratacu, Gratacul, Marangoi, Mirandola, Roesa de sess, Rosa de macia, Sisapoto, Stopacul, Stroppacul (Brescia); Pappa de stria (Valtellina); Rosa bella (Milano); Rosa matta (Pavia); Grattacuo (Pavia). Veneto: Rosa salvadega; Pontacul, Rosa de zesa, Rosa mata, Rosoler ma, Stoppacult, Stupacul (Verona); Rosa de can (Vicenza); Rosaro salvadego (Padova); Roser salvarego (Treviso); Scarazzacui (Pirano); Strassacui (Parenzo); Stropacul, Stropacus (Belluno). Friuli: Forecul, Garoful di strije, Picecul, Pizzecul; Baracecul (Carnia). Emilia-Romagna: Potlenga; Patelenga (Parma); Paterlenga, Raza, Rosa e raza, Rosa ed zaeda, Rosa mata, Rosa salvadga (Reggio); Pettel, Razza, Rosellina di macchia (Modena); Pizincul (Bologna); Potleing, Roesa salvadga (Piacenza); Rosa selbadga (Romagna). Toscana: Cino, Rosa canina, Rosa delle siepi, Rosa di fratta, Rosa di macchia, Rosa salvatica, Roselline di pruni, Rovo canino, Spina da cane; Potlenga (Lunigiana). Umbria: Rosa da siepi, Rosa macchiajola (Perugia); Rosetta (Bevagna). Marche: Caccavelle (Ancona); Scarnice (Pesaro). Lazio: Caccarella, Spina novella (Roma). Abruzzi: Cacaviasce, Caccamusce, Caccavascia, Rosa de fratte, Rosa pazza, Rosa scacaciosa; Caccabelli, Paglionica (Teramo); Rosa cacacciara (Chieti); Rosa scocozza, Rosa spina (L’Aquila); Torzanculo, Sforzanculo (Larino). Campania: Rosella (Napoli); Spina rossa (Avellino); Puglia: Cucumedde, Cucumelle (Barletta); Rosaina (Bari). Basilicata: Agata, Garambolara (Potenza). Calabria: Carampolara, Galofarara servaggia, Rosolo. Sicilia: Cinorrodu, Ingannula, Rosa a cincu pampini, Ruvettu masculu; Rosaredda sarvaggia (Messina); Sponza di rosi (Palermo). Sardegna: Rosa burda; Fusighitu, Rosa caddina; Pibirillò (Balotana); Rosa de ladderighe, Rosa margiani (Cagliari); Rullariu (Arizzo).
Forma biologica e di crescita: nanofanerofita cespugliosa caducifoglia.
Tipo corologico: la specie è diffusa in una vasta area nelle zone temperate del Vecchio Mondo che include: l'Africa del Nord e le isole Canarie e Madera; l'Asia occidentale (Afghanistan, Iran, Irak), il Medio Oriente (Israele, Libano, Siria), la regione del Caucaso e l'Asia centrale (Tajikistan); il subcontinente indiano; l'Europa, dal Mediterraneo alla Scandinavia.
Fenologia: fiore: V-VII, frutto: IX-X.
Limiti altitudinali: dal piano a 1600 m di altitudine.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese è frequente, nelle sue diverse forme e varietà, in tutto il territorio; più frequente al Sud e nelle Isole.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese è frequente, nelle sue diverse forme e varietà, in tutto il territorio; più frequente al Sud e nelle Isole.
Habitus: arbusto legnoso, con radice è fascicolata, alto da 30 cm fino a 3 m, con fusti eretti nella porzione inferiore, poi curvati e perfino ricadenti nella parte superiore, glabri e spinosi. Nella parte superiore i rami portano molti rametti brevi. Gli aculei sono decisamente uncinati (raramente diritti), provengono da peli dell’epidermide; infatti si possono staccare facilmente dal ramo, mentre le vere spine, quelle del Limone, ad esempio, non si possono staccare, perché provengono dai fasci fibrovascolari dell’interno dell’organo che li portano; essi rappresentano armi di difesa della pianta, specialmente per i frutti; infatti rivolgono minacciosamente la punta in basso, e in tal modo impediscono, o almeno rendono difficile, ai topolini di risalire in alto, sino ai ricettacoli carnosi che contengono i frutti.
Foglie: alterne sul fusto, con alla base 2 stipole, simili ad alette allungate saldate alla base del picciolo per quasi tutta la loro lunghezza, sono imparipennate, divise in 5-7(-9) foglioline ovali o ovato ellittiche con base più o meno arrotondata, lunghe 1,5-4 cm, generalmente glabre o leggermente pubescenti, con apice acuto e dentate con denti semplici o doppi ai margini. Il picciolo, glabro, presenta a volte sul lato inferiore dei peli glandulosi o degli aculei più piccoli di quelli dei rami, aculei che si trovano spesso anche sula nervatura mediana delle foglioline, sulla pagina inferiore.
Fiore: i fiori, ermafroditi e dialipetali, larghi 4-7 cm, si presentano all’apice dei rami, solitari o in piccoli gruppi di 2-3, profumati. Il ricettacolo è molto concavo con l’aspetto di un piccolo orcio, con la parete molto spessa. Esso è coronato da 5 sepali, lunghi 15-17 mm, eretti quando il fiore non è ancora schiuso, rivolti all’indietro dopo la fioritura e precocemente caduchi. Di questi cinque sepali due sono più larghi degli altri e portano ai due lati delle lacinie che, nel bocciolo, coprono i sepali vicini, due altri sono semplici, interi, e il terzo, che ha un margine libero e l’altro coperto, ha qualche lacinia dal solo lato libero. La corolla è composta di cinque petali caduchi, lunghi 2-2,5 cm, rosei, più raramente bianchi, un po’ smarginati, che finiscono con un ‘unghia pallida e cortissima. Stami e pistilli, che sono numerosi, sono inseriti dentro il ricettacolo. Gli ovari, uniloculari, sono sormontati da stili che terminano con stimmi slargati, sporgenti un po’ fuori dal ricettacolo.
Frutto: dopo la fecondazione, caduti la corolla e il calice, il ricettacolo diventa più carnoso e prende un bel colorito rosso vivace (cinorrodonte piriforme lungo 1-2 cm). Dentro di esso restano gli ovari, ognuno dei quali è diventato un achenio, circondato di peli setolosi.
Polline: granuli pollinici monadi, radiosimmetrici, isopolari; perimetro in visione polare: subtriangolari, pticotremi, in visione equatoriale: circolari 17%, subcircolari 40%, ovali 23%, ellittici 20%; forma: oblato sferoidali 7%, prolato sferoidali 50%, subprolati 23%, prolati 20%; trizonocolporoidati; aperture: colpi, a clessidra, con margo; esina: subtectata, finemente reticolo-rugulata, psilata; dimensioni: asse polare 36 (31) 23 mµ, asse equatoriale 32 (27) 17 mµ. I fiori vengono impollinati dalle api ma la pianta è fertile anche in assenza di fecondazione.
Foglie: alterne sul fusto, con alla base 2 stipole, simili ad alette allungate saldate alla base del picciolo per quasi tutta la loro lunghezza, sono imparipennate, divise in 5-7(-9) foglioline ovali o ovato ellittiche con base più o meno arrotondata, lunghe 1,5-4 cm, generalmente glabre o leggermente pubescenti, con apice acuto e dentate con denti semplici o doppi ai margini. Il picciolo, glabro, presenta a volte sul lato inferiore dei peli glandulosi o degli aculei più piccoli di quelli dei rami, aculei che si trovano spesso anche sula nervatura mediana delle foglioline, sulla pagina inferiore.
Fiore: i fiori, ermafroditi e dialipetali, larghi 4-7 cm, si presentano all’apice dei rami, solitari o in piccoli gruppi di 2-3, profumati. Il ricettacolo è molto concavo con l’aspetto di un piccolo orcio, con la parete molto spessa. Esso è coronato da 5 sepali, lunghi 15-17 mm, eretti quando il fiore non è ancora schiuso, rivolti all’indietro dopo la fioritura e precocemente caduchi. Di questi cinque sepali due sono più larghi degli altri e portano ai due lati delle lacinie che, nel bocciolo, coprono i sepali vicini, due altri sono semplici, interi, e il terzo, che ha un margine libero e l’altro coperto, ha qualche lacinia dal solo lato libero. La corolla è composta di cinque petali caduchi, lunghi 2-2,5 cm, rosei, più raramente bianchi, un po’ smarginati, che finiscono con un ‘unghia pallida e cortissima. Stami e pistilli, che sono numerosi, sono inseriti dentro il ricettacolo. Gli ovari, uniloculari, sono sormontati da stili che terminano con stimmi slargati, sporgenti un po’ fuori dal ricettacolo.
Frutto: dopo la fecondazione, caduti la corolla e il calice, il ricettacolo diventa più carnoso e prende un bel colorito rosso vivace (cinorrodonte piriforme lungo 1-2 cm). Dentro di esso restano gli ovari, ognuno dei quali è diventato un achenio, circondato di peli setolosi.
Polline: granuli pollinici monadi, radiosimmetrici, isopolari; perimetro in visione polare: subtriangolari, pticotremi, in visione equatoriale: circolari 17%, subcircolari 40%, ovali 23%, ellittici 20%; forma: oblato sferoidali 7%, prolato sferoidali 50%, subprolati 23%, prolati 20%; trizonocolporoidati; aperture: colpi, a clessidra, con margo; esina: subtectata, finemente reticolo-rugulata, psilata; dimensioni: asse polare 36 (31) 23 mµ, asse equatoriale 32 (27) 17 mµ. I fiori vengono impollinati dalle api ma la pianta è fertile anche in assenza di fecondazione.
Numero cromosomico: 2n = 35.
Sottospecie e/o varietà: generalmente si considera Rosa canina come un complesso di forme e varietà molto simili tra loro e che crescono più o meno negli stessi ambienti. E’ estremamente difficile classificarle con esattezza per la grande variabilità dei caratteri e per la facilità con la quale queste piante si incrociano tra di loro, dando spesso origine a forme ibridogene. Giacomo Lo Forte (Botanica pittoresca, Casa Editrice Sonzogno, Milano), scriveva all’inizio del secolo scorso, a proposito della variabilità delle specie, che “certi autori hanno enumerato ben settanta forme, o varietà della Rosa canina L. tipica, e alcuni hanno attribuito a molte di tali forme il valore di specie”.
Oggi la Rosa canina è considerata come un gruppo di specie polimorfe in rapida evoluzione, che comprende, tra le altre, le seguenti: Rosa abietina Christ, con foglioline pubescenti sulla pagina inferiore, almeno sulla nervatura mediana, raramente pubescenti sulla pagina superiore, doppiamente dentate, piccioli pubescenti con peli glandulosi e aculei arcuati, peduncoli con peli glandulosi, sepali riflessi dopo la fioritura, caduchi prima della maturità.
Rosa corymbifera Borkhausen (= Rosa dumetorum Thuillier), con foglioline pubescenti sulla pagina inferiore, almeno sulla nervatura mediana, raramente pubescenti sulla pagina superiore, munite di denti di norma semplici, piccioli pubescenti, con peli glandulosi e con aculei arcuati, peduncoli di norma glabri, sepali riflessi dopo la fioritura, caduchi prima della maturità.
Rosa obtusifolia Desvaux (= Rosa tomentella Léman), con foglioline glauche, doppiamente dentate, di norma pelose sulle due pagine, con peli glandulosi sulle nervature principali sulla pagina inferiore, soprattutto sulle foglie inferiori dei rametti fioriti, aculei molto grandi, fulvi, piatti, uncinati, peduncoli di norma glabri, fiori rosa pallido, sepali riflessi dopo la fioritura, precocemente caduchi.
Rosa caesia J. E. Smith aggr. (= Rosa coriifolia Fries aggr.), con foglioline vellutato tomentose sulle due pagine, o almeno sulle nervature principali della pagina inferiore, di norma a denti semplici, piccioli sempre ispido glandulosi, con aculei ricurvi, peduncoli glabri, sepali espansi o eretti dopo la fioritura, persistenti a maturità.
Rosa coriifolia Fries (= Rosa afzeliana Fries ssp coriifolia (Fries) Keller et Gams), con aculei robusti, ricurvi, foglioline grigio tomentose sulla pagina inferiore, a denti semplici, peduncoli molto corti, stili lanosi, corti.
Rosa subcollina (Christ) Dalla Torre et Sarntheim (= Rosa coriifolia Fries ssp subcollina (Christ) Hayek = Rosa afzeliana Fries ssp subcollina (Christ) Keller), con aculei robusti, ricurvi, foglioline densamente pelose sulla pagina inferiore, a denti semplici, peduncoli più o meno lunghi, stili spesso un po’ allungati, poco pelosi.
Rosa uriensis (H. Christ) Puget (= Rosa coriifolia Fries ssp uriensis (Lagger et Puget) Schinz et Keller), con aculei poco arcuati o quasi diritti, foglioline molto piccole, un poco spaziate, di norma pelose, doppiamente dentate, peduncoli corti, con peli glandulosi, come i sepali, stili lanosi..
Oggi la Rosa canina è considerata come un gruppo di specie polimorfe in rapida evoluzione, che comprende, tra le altre, le seguenti: Rosa abietina Christ, con foglioline pubescenti sulla pagina inferiore, almeno sulla nervatura mediana, raramente pubescenti sulla pagina superiore, doppiamente dentate, piccioli pubescenti con peli glandulosi e aculei arcuati, peduncoli con peli glandulosi, sepali riflessi dopo la fioritura, caduchi prima della maturità.
Rosa corymbifera Borkhausen (= Rosa dumetorum Thuillier), con foglioline pubescenti sulla pagina inferiore, almeno sulla nervatura mediana, raramente pubescenti sulla pagina superiore, munite di denti di norma semplici, piccioli pubescenti, con peli glandulosi e con aculei arcuati, peduncoli di norma glabri, sepali riflessi dopo la fioritura, caduchi prima della maturità.
Rosa obtusifolia Desvaux (= Rosa tomentella Léman), con foglioline glauche, doppiamente dentate, di norma pelose sulle due pagine, con peli glandulosi sulle nervature principali sulla pagina inferiore, soprattutto sulle foglie inferiori dei rametti fioriti, aculei molto grandi, fulvi, piatti, uncinati, peduncoli di norma glabri, fiori rosa pallido, sepali riflessi dopo la fioritura, precocemente caduchi.
Rosa caesia J. E. Smith aggr. (= Rosa coriifolia Fries aggr.), con foglioline vellutato tomentose sulle due pagine, o almeno sulle nervature principali della pagina inferiore, di norma a denti semplici, piccioli sempre ispido glandulosi, con aculei ricurvi, peduncoli glabri, sepali espansi o eretti dopo la fioritura, persistenti a maturità.
Rosa coriifolia Fries (= Rosa afzeliana Fries ssp coriifolia (Fries) Keller et Gams), con aculei robusti, ricurvi, foglioline grigio tomentose sulla pagina inferiore, a denti semplici, peduncoli molto corti, stili lanosi, corti.
Rosa subcollina (Christ) Dalla Torre et Sarntheim (= Rosa coriifolia Fries ssp subcollina (Christ) Hayek = Rosa afzeliana Fries ssp subcollina (Christ) Keller), con aculei robusti, ricurvi, foglioline densamente pelose sulla pagina inferiore, a denti semplici, peduncoli più o meno lunghi, stili spesso un po’ allungati, poco pelosi.
Rosa uriensis (H. Christ) Puget (= Rosa coriifolia Fries ssp uriensis (Lagger et Puget) Schinz et Keller), con aculei poco arcuati o quasi diritti, foglioline molto piccole, un poco spaziate, di norma pelose, doppiamente dentate, peduncoli corti, con peli glandulosi, come i sepali, stili lanosi..
Habitat ed ecologia: radure, macchie, boschi, pascoli, siepi e cespuglietti, ammassi pietrosi. Pianta eliofila, ha bisogno di terreno ricco di sali, profondo, perché le sue radici penetrano fino ad oltre 1 m di profondità. Per questo sopporta molto bene la siccità. In ambiente aperto assume l’aspetto di arbusto tondeggiante, con ampia ramificazione, negli arbusteti, invece, è poco ramificato e tende ad arrampicarsi sugli arbusti circostanti.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: Prunetalia spinosae.
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Stress tolleranti (S) + opportuniste (O).
IUCN: N.A..
Farmacopea: il ricettacolo carnoso dopo la fruttificazione serve a preparare una marmellata di gusto gradevole e di uso popolare assai diffuso come rinfrescante e lassativo, sia a causa della sua leggera acidità, sia per l’azione stimolante esercitata dai peli che rivestono gli acheni e che rimangono incorporati nella conserva, sulle pareti intestinali. Tale leggera irritazione basta talora a provocare l’espulsione dell’Ascaris lumbricoides, nei bambini che ne sono infestati.
Anche le galle, sferiche, fatte di peli rossicci, ricche di tannino, che si formano sui rami in seguito alla puntura dell’imenottero Rhodites rosae Gir. (Bedeguard), sono ritenute efficaci in infuso, in decozione e persino in estratto fluido, come diuretico nei casi di oliguria di origine nefritica, come tonico ed antidrotico nella tubercolosi e come succedaneo della segale cornuta, in quanto sembra che regolino le contrazioni uterine.
Le foglie vengono utilizzate per tisane leggermente astringenti, utili per chi è facilmente soggetto a disturbi intestinali. La Rosa canina è molto conosciuta per la sua efficacia nel rafforzare le difese dell'organismo contro l'infezione e particolarmente contro il comune raffreddore.
Impatto ambientale: la Rosa canina può formare boschetti nelle zone disturbate, nelle foreste aperte e lungo i ruscelli. Considerata infestante in Nuova Zelanda, nell’Australia meridionale e negli Stati Uniti nordorientali e occidentali (dove vi è stata introdotta e si è naturalizzata).
Avversità: oltre alla già citata Rhodites rosae non priva però di una sua utilità in farrmacopea, le avversità più importanti cui va incontro la pianta, comuni alle altre Rose, sono: afidi infestanti i germogli e i boccioli (Macrosiphum rosae e Aphis pomi); cicaline che provocano decolorazioni fogliari (Edwardsiana rosae); imenotteri tentredini che minano, allo stadio larvale, i fiori e bucherellano le foglie (Cladius pectinicornis, Endelomya aethiops, Allantus cinctus); cocciniglie infestanti i rami (Eleucanium sp); larve di tortricidi che provocano erosioni fogliari ai germogli e ai boccioli fiorali (Archip sp.); larve di imenotteri tentredini che minano i germogli (Ardis brunniventris e A. sulcata); larve di imenotteri tentredini defogliatori (Arge rosae e A. pagana); coleotteri scarabeidi che danneggiano i fiori (petosia, cetonia, tropinota e oxythyrea); le vespe del genere Megachile che “tagliano a mezzaluna” i margini fogliari; la Lachnea sex-punctata, coleottero crisomelide che provoca erosioni fogliari; il ragnetto rosso che infesta la vegetazione (Tetranychus urticae); la Metcalfa pruinosa che infesta la vegetazione, imbrattandola di melata e secrezioni cerose bianche.
Agenti di malattia (funghi, batteri ed entità infettive): mal bianco sulla vegetazione dovuto al fungo Sphaerotheca pannosa; ruggine alle foglie (pustole aranciate e nerastre) dovute al fungo Phragmidium subcorticium; ticchiolatura della rosa (tacche nerastre nelle foglie) provocate dal fungo Diplocarpon rosae; tumore batterico del colletto e delle radici (Agrobacterium tumefaciens); marciumi radicali fungini (Armillaria e Rosellinia); marciume fungino dei fiori da Botrytis cinerea; peronospora della rosa dovuta al fungo Peronospora sparsa; cancro dei rami dovuto al fungo Coniothyrium sp.
Usi: oltre alla già citata marmellata, l’industria profumiera produce l’essenza di rosa che si estrae dalle cellule epidermiche della faccia superiore dei petali (prodotto costosissimo, se si considera che per produrre 300 g di olio serve circa una tonnellata di petali, per questo motivo oggi viene largamente sintetizzata). A tale scopo le rose vengono raccolte in maggio nelle ore mattutine prima della levata del sole e sottoposte ad una doppia distillazione, raccogliendo soltanto la sesta parte della seconda operazione. L’essenza si separa poi, per riposo, dal liquido così ottenuto, nella misura di 1 g per 10.000 rose, ed è un liquido giallo verdastro, di odore forte e poco gradevole in massa, gradevolissimo se diluito, il quale contiene geraniol nella porporzione del 70%, associato a citronellolo, nerolo, linalolo, citrale ed alcool feniletilico. In farmacia l’essenza è usata come correttore dell’odore, in unguenti e colliri; respirata lungamente essa può, come molte altre essenze, provocare emicranie molto moleste.
Antenata delle rose coltivate, oggi la Rosa canina è utilizzata soprattutto come portainnesto dai floricoltori.
I semi vengono utilizzati per la preparazione di antiparassitari ed i petali dei fiori per il miele rosato.
Poiché la vitamina C non può essere sintetizzata direttamente dall'uomo (a differenza di quanto avviene per gli altri animali) essa deve essere introdotta o con gli alimenti, se la dieta è buona ed equilibrata, o con l'integrazione alimentare, nei casi in cui l'alimentazione è carente di vitamina C. Da qui si può comprendere l’importanza dei cinorrodonti della Rosa canina che sono le "sorgenti naturali" più concentrate in vitamina C (fino a 1700 mg/100 g di polpa fresca), in quantità fino a 50-100 volte superiore rispetto agli agrumi tradizionali (arance e limoni) e per questo in grado di contribuire al rafforzamento delle difese naturali dell'organismo (100 g di cinorrodonti contengono la stessa quantità di vitamina C, o acido ascorbico, contenuta in 1 kg di agrumi). Contengono, inoltre, vitamina A: fino a 5 mg/100 g di polpa fresca, vitamine del gruppo B, vitamina K e vitamina P. Le vitamine restano inalterate se, con i cinorrodonti, si preparano delle marmellate; se, invece, si essiccano vengono per lo più distrutte.
Curiosità: sin dal tempo del re inglese Enrico VII (1485-1509), che adottò la rosa come emblema ufficiale dei Tudor, la Rosa canina è stata il simbolo della monarchia britannica e dell’Inghilterra stessa.
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Stress tolleranti (S) + opportuniste (O).
IUCN: N.A..
Farmacopea: il ricettacolo carnoso dopo la fruttificazione serve a preparare una marmellata di gusto gradevole e di uso popolare assai diffuso come rinfrescante e lassativo, sia a causa della sua leggera acidità, sia per l’azione stimolante esercitata dai peli che rivestono gli acheni e che rimangono incorporati nella conserva, sulle pareti intestinali. Tale leggera irritazione basta talora a provocare l’espulsione dell’Ascaris lumbricoides, nei bambini che ne sono infestati.
Anche le galle, sferiche, fatte di peli rossicci, ricche di tannino, che si formano sui rami in seguito alla puntura dell’imenottero Rhodites rosae Gir. (Bedeguard), sono ritenute efficaci in infuso, in decozione e persino in estratto fluido, come diuretico nei casi di oliguria di origine nefritica, come tonico ed antidrotico nella tubercolosi e come succedaneo della segale cornuta, in quanto sembra che regolino le contrazioni uterine.
Le foglie vengono utilizzate per tisane leggermente astringenti, utili per chi è facilmente soggetto a disturbi intestinali. La Rosa canina è molto conosciuta per la sua efficacia nel rafforzare le difese dell'organismo contro l'infezione e particolarmente contro il comune raffreddore.
Impatto ambientale: la Rosa canina può formare boschetti nelle zone disturbate, nelle foreste aperte e lungo i ruscelli. Considerata infestante in Nuova Zelanda, nell’Australia meridionale e negli Stati Uniti nordorientali e occidentali (dove vi è stata introdotta e si è naturalizzata).
Avversità: oltre alla già citata Rhodites rosae non priva però di una sua utilità in farrmacopea, le avversità più importanti cui va incontro la pianta, comuni alle altre Rose, sono: afidi infestanti i germogli e i boccioli (Macrosiphum rosae e Aphis pomi); cicaline che provocano decolorazioni fogliari (Edwardsiana rosae); imenotteri tentredini che minano, allo stadio larvale, i fiori e bucherellano le foglie (Cladius pectinicornis, Endelomya aethiops, Allantus cinctus); cocciniglie infestanti i rami (Eleucanium sp); larve di tortricidi che provocano erosioni fogliari ai germogli e ai boccioli fiorali (Archip sp.); larve di imenotteri tentredini che minano i germogli (Ardis brunniventris e A. sulcata); larve di imenotteri tentredini defogliatori (Arge rosae e A. pagana); coleotteri scarabeidi che danneggiano i fiori (petosia, cetonia, tropinota e oxythyrea); le vespe del genere Megachile che “tagliano a mezzaluna” i margini fogliari; la Lachnea sex-punctata, coleottero crisomelide che provoca erosioni fogliari; il ragnetto rosso che infesta la vegetazione (Tetranychus urticae); la Metcalfa pruinosa che infesta la vegetazione, imbrattandola di melata e secrezioni cerose bianche.
Agenti di malattia (funghi, batteri ed entità infettive): mal bianco sulla vegetazione dovuto al fungo Sphaerotheca pannosa; ruggine alle foglie (pustole aranciate e nerastre) dovute al fungo Phragmidium subcorticium; ticchiolatura della rosa (tacche nerastre nelle foglie) provocate dal fungo Diplocarpon rosae; tumore batterico del colletto e delle radici (Agrobacterium tumefaciens); marciumi radicali fungini (Armillaria e Rosellinia); marciume fungino dei fiori da Botrytis cinerea; peronospora della rosa dovuta al fungo Peronospora sparsa; cancro dei rami dovuto al fungo Coniothyrium sp.
Usi: oltre alla già citata marmellata, l’industria profumiera produce l’essenza di rosa che si estrae dalle cellule epidermiche della faccia superiore dei petali (prodotto costosissimo, se si considera che per produrre 300 g di olio serve circa una tonnellata di petali, per questo motivo oggi viene largamente sintetizzata). A tale scopo le rose vengono raccolte in maggio nelle ore mattutine prima della levata del sole e sottoposte ad una doppia distillazione, raccogliendo soltanto la sesta parte della seconda operazione. L’essenza si separa poi, per riposo, dal liquido così ottenuto, nella misura di 1 g per 10.000 rose, ed è un liquido giallo verdastro, di odore forte e poco gradevole in massa, gradevolissimo se diluito, il quale contiene geraniol nella porporzione del 70%, associato a citronellolo, nerolo, linalolo, citrale ed alcool feniletilico. In farmacia l’essenza è usata come correttore dell’odore, in unguenti e colliri; respirata lungamente essa può, come molte altre essenze, provocare emicranie molto moleste.
Antenata delle rose coltivate, oggi la Rosa canina è utilizzata soprattutto come portainnesto dai floricoltori.
I semi vengono utilizzati per la preparazione di antiparassitari ed i petali dei fiori per il miele rosato.
Poiché la vitamina C non può essere sintetizzata direttamente dall'uomo (a differenza di quanto avviene per gli altri animali) essa deve essere introdotta o con gli alimenti, se la dieta è buona ed equilibrata, o con l'integrazione alimentare, nei casi in cui l'alimentazione è carente di vitamina C. Da qui si può comprendere l’importanza dei cinorrodonti della Rosa canina che sono le "sorgenti naturali" più concentrate in vitamina C (fino a 1700 mg/100 g di polpa fresca), in quantità fino a 50-100 volte superiore rispetto agli agrumi tradizionali (arance e limoni) e per questo in grado di contribuire al rafforzamento delle difese naturali dell'organismo (100 g di cinorrodonti contengono la stessa quantità di vitamina C, o acido ascorbico, contenuta in 1 kg di agrumi). Contengono, inoltre, vitamina A: fino a 5 mg/100 g di polpa fresca, vitamine del gruppo B, vitamina K e vitamina P. Le vitamine restano inalterate se, con i cinorrodonti, si preparano delle marmellate; se, invece, si essiccano vengono per lo più distrutte.
Curiosità: sin dal tempo del re inglese Enrico VII (1485-1509), che adottò la rosa come emblema ufficiale dei Tudor, la Rosa canina è stata il simbolo della monarchia britannica e dell’Inghilterra stessa.
Generazioni di bambini sono stati allevati con sciroppi e marmellate ricavati dai cinorrodonti della Rosa canina; questi (chiamati allora “arance del Nord”) hanno avuto un ruolo importante nella fornitura di vitamina C ai bambini britannici durante la Seconda guerra mondiale in sostituzione della fonte normale degli agrumi (allora difficili da reperire). Alla fine della guerra il raccolto annuale era di circa 450 tonnellate, e la raccolta dei cinorrodonti continuò fino ai primi anni del 1950.
Le rose erano già importanti nell’antichità dove venivano utilizzate nei rituali, nella fabbricazione di cosmetici, in profumeria e in campo medico. Gli Assiri, pare, furono i primi a scoprirne le virtù. In età romana si usavano i petali di rosa per fare "il piatto di rose con cervella, uova, vino e salsa di pesce". Greci, Romani e Persiani impiegavano diverse specie di rose a scopo terapeutico; nel 77 d.C. Plinio citava ben 32 disturbi che potevano essere curati con preparati a base di rose. La famosa acqua di rose venne inventata da Avicenna, un celebre medico persiano, tra il IX e il X secolo. Gli alchimisti persiani del XVI secolo producevano un’essenza superiore per distillazione.
Le rose erano già importanti nell’antichità dove venivano utilizzate nei rituali, nella fabbricazione di cosmetici, in profumeria e in campo medico. Gli Assiri, pare, furono i primi a scoprirne le virtù. In età romana si usavano i petali di rosa per fare "il piatto di rose con cervella, uova, vino e salsa di pesce". Greci, Romani e Persiani impiegavano diverse specie di rose a scopo terapeutico; nel 77 d.C. Plinio citava ben 32 disturbi che potevano essere curati con preparati a base di rose. La famosa acqua di rose venne inventata da Avicenna, un celebre medico persiano, tra il IX e il X secolo. Gli alchimisti persiani del XVI secolo producevano un’essenza superiore per distillazione.
Leggende e simbologia: narra la leggenda che Bacco, dio del vino, invaghitosi di una fanciulla, desiderava conquistarla, ma ella fuggì finché non inciampò in un cespuglio. Per riconoscenza Bacco trasformò il cespuglio in Rosa canina donandogli degli splendidi fiori del medesimo colore delle guance dell’amata.
Fu la poetessa greca Saffo (IV secolo a.C.) a definire la rosa “regina dei fiori”.
Nel linguaggio dei fiori alla rosa si attribuisce un duplice significato: delicatezza e piacere, ma anche sofferenza e dolore fisico.
Bibliografia:
AICHELE D., GOLTE-BECHTLE M., Che fiore è questo? Edizione Club degli Editori, Milano.
BONI U,, PATRI G., Scoprire, riconoscere, usare le erbe, Edizione Mondolibri SpA, Milano, 2000.
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CHRUBASIK C., ROUFOGALIS B.D., MÜLLER-LADNER U., CHRUBASIK S. A systematic review on the Rosa canina effect and efficacy profiles. Phytotherapy Research, 22, 6, 725–733, 2008
DELLA BEFFA M.T., Fiori di montagna (Conoscere, riconoscere e osservare tutte le specie di fiori alpini più diffusi), Istituto Geografico De Agostini SpA, Novara, 1998.
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PIZZETTI I., Enciclopedia dei Fiori e del Giardino, Garzanti Editore, I edizione, 1998.
www.dryades.eu
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