Sanguisorba officinalis L.

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Rosaceae - Sanguisorba officinalis L.; Pignatti 1982: n. 1414; Sanguisorba officinalis L.
Plant List: accettato
Sanguisorba officinalis L.
(a cura di Giuseppe Laino)

Etimologia: l’epiteto del genere, sanguisorba, è parola composta da due termini latini: sanguis, sanguinis, m. = “sangue” [Livio, Cicerone et al.] e sorbeo, -es, -bui, -ptum, -ere = “assorbire, sorbire, inghiottire” [T. Maccio Plauto, Plinio, Svetonio et al.] con il significato complessivo di “assorbire (arrestare) il sangue”, fama che la pianta si è guadagnata da secoli come rimedio per curare le ferite e contro le emorragie interne. L’epiteto specifico officinalis deriva dal latino opificina, opifex = “laboratorio, fabbrica, officina” con allusione al trattamento che viene eseguito in laboratorio per estrarre componenti e principi attivi dalla pianta per uso utilitaristico o medicinale.
Sinonimi:
Poterium officinale A. Gray, Poterium sanguisorba L., Sanguisorba polygama F. Nyl.
Nomi volgari:
Meloncello, Salvastrella maggiore, Sanguisorba maggiore (italiano). Piemonte: Fojola; Olmet, Olmetto, Ormett (Novara); Scarita (Mondovì). Lombardia: Erba persighina (Brescia). Toscana: Burnet, Pimpinella maggiore, Salvastrella maggiore, Sanguisorba, Meloncello (Val di Chiana).
Forma biologica e di crescita:
emicriptofita scaposa.
Tipo corologico:
circumboreale. Diffusa nelle zone fredde e temperato-fredde di Europa, Asia e Nordamerica.
Fenologia:
fiore: V-VIII, frutto: VI-IX, diaspora: VII-X.
Limiti altitudinali: dal piano a 2000 m di altitudine.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese la specie è piuttosto comune nelle regioni settentrionali (manca in Valle d’Aosta, nel Savonese, Veronese, Trevigiano e Bellunese), più rara in quelle meridionali; assente nelle isole.
Habitus: erbacea perenne, con radice rizomatosa fusiforme e fusti eretti, glabri, alti (30-)50-100(-120) cm, striati, fogliosi, ramificati o anche semplici e quasi nudi, ma, in tal caso, di minori dimensioni..
Foglie:
le foglie basali, grandi, lunghe da 10 a 20 cm, lungamente picciolate, sono imparipennate, con (5-)7-9(-19) segmenti ovali o lanceolati lunghi 4-8 cm, su piccioli brevi, acutamente seghettati al margine e ottusi all’apice. Le foglie cauline sono simili, ma progressivamente ridotte. La superficie è glauca e glabra.
Fiore:
ermafroditi, profumati, riuniti in un denso capolino ovoide, lungo 1-3 cm e del diametro di 1,5-2 cm, rosso nerastro, portato all’apice del fusto. Calice tubuloso urceolato, con il tubo contratto alla fauce, sul margine ispessito della quale si inseriscono gli stami; lembo formato da 4 lacinie ovali, eretto patenti, rosso scure, con un ciuffetto di squame bianche all’apice; corolla assente. Androceo con stami in numero di 4, subuguali al calice, con filamenti lunghi, antere biloculari e deiscenti per il lungo; gineceo con ovario unicarpellare, uniloculare, uniovulato, con stilo breve e stimma a bottone papilloso.
Frutto:
frutto ad achenio, avvolto dal ricettacolo ingrossato ed ispessito, suberizzato, con 4 costole sporgenti.
Polline:
granuli pollinici monadi, di medie dimensioni (26-50 mµ), oblati; perimetro in vista equatoriale: circolare; esacolporati; esina: indefinibile, eutectata. L’impollinazione è entomofila.
Numero cromosomico: 2n = 14, 28, 56.
Sottospecie e/o varietà: nessuna.
Habitat ed ecologia: luoghi paludosi, prati umidi, fossi, pascoli fertili; cresce in terreni umidi, limosi o torbosi, su substrato indifferentemente calcareo, calcareo siliceo o siliceo; non molto frequente, ma presente in quantità massiccia nel suo habitat.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: Molinietalia caeruleae.
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Stress tolleranti (S).
IUCN: quasi a rischio (NT). Corre probabilmente dei pericoli a motivo dei moderni metodi agronomici che si stanno affermando anche nelle zone di montagna.
Farmacopea:
la droga del Meloncello è costituita comunemente dall’intera pianta, in qualche caso vengono raccolte anche le sole infiorescenze, ma probabilmente la maggiore efficacia dovrebbe ottenersi dall’uso della sola radice. Contiene sostanze tanniche ed una saponina (sanguisorbina), che, con acido solforico alcoolico, si scinde in pentosio e sanguisorbigenina; ha una fama anticamente stabilita di astringente e di antiemorragico. Si prescrivono la macerazione a freddo o l’infuso a caldo o anche l’alcoolaturo.
Usi:
le foglie fresche del Meloncello, analogamente a quelle della specie simile Sanguisorba minor Scopoli (Salvastrella minore, Bibinella), si possono usare per insaporire insalate, minestre, formaggi e verdure cotte, a cui conferiscono un leggero sapore di cetriolo.
Curiosità:
gli erboristi del passato credevano nella “dottrina dei segni”, e cioè che le piante manifestassero i loro poteri medicamentosi mediante segni esteriori. Nel caso di Sanguisorba officinalis, le infiorescenze color rosso scuro sembravano suggerire il sangue, e per secoli la pianta è stata usata per curare le ferite e come rimedio contro le emorragie interne. In tempi più recenti, una radice appena colta e sbucciata veniva applicata sulle bruciature per alleviare il dolore e facilitare la guarigione.
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G. Bonari, senza dati
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G. Laino, Passo Maloja, Engadina, 18-07-2012
G. Laino, Passo Maloja, Engadina, 18-07-2012
G. Laino, Passo Maloja, Engadina, 18-07-2012

Distribuzione


■ autoctona ■ alloctona ■ incerta ■ scomparsa ■ assente

Caratteristiche

Relazioni con l'uomo
[ C ] C: specie di interesse alimentare e/o aromatico
[ O ] O: specie di interesse farmaceutico-officinale
[ P ] P: specie velenose - tossiche - stupefacenti - psicotrope - irritanti - fotosensibilizzanti
Biologia riproduttiva

ER (ermafrodita): specie con organi maschili e femminili riuniti nel medesimo fiore.

[ AP - AC ] AP (anemofilia): Il polline è disperso dalle correnti aeree e può avere un volo breve (piante erbacee) o lungo (alberi); AC (anemocoria): Semi dispersi dalle correnti aeree, sia perché incospicui, sia perché presentano peli, setole, pappi ecc.

Indici di Ellenberg

Salinità: 0

L: 7; T: 5; C: 7; U: 7; R: n.d.; N: 3;

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