Sorbus aucuparia L.

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Rosaceae - Sorbus aucuparia L.; Pignatti 1982: n. 1541; Sorbus aucuparia L.
Plant List: accettato
Sorbus aucuparia L.
(a cura di Giuseppe Laino)

Etimologia: l’epiteto del genere è il nome sorbus, -i, f. = “sorbo” (pianta) [Columella, Plinio] che i Romani utilizzavano per indicare la specie; esso sarebbe di origine celtica. Ma la spiegazione che ne dà Alessandro de Théis (1765-1842) nel suo Glossario di botanica (1810), «Sorbus nome formato di due parole celtiche, che significano (aspro; pomo). È nota l’asprezza del frutto di questa pianta», probabilmente è riferita a Sorbus domestica L. (Sorbo domestico) il cui frutto è commestibile solo a piena maturazione o quando le gelate l’hanno addolcito.
L’epiteto specifico deriva dal latino
aucupium, -ii, n. = “uccellagione, uccelli presi, caccia, ricerca” [Cicerone, Catullo], con allusione al fatto che in passato la specie veniva messa a dimora nei roccoli dai cacciatori come “richiamo” per alcuni uccelli frugivori (tordi, tordelle, merli, ecc.).
Sinonimi:
Pyrus aucuparia (L.) Gaertn.
Nomi volgari:
Sorbo degli uccellatori, Sorbo rosso (italiano). Liguria: Asenun (Bardineto); Sciorba (Masone); Sciorbia sarvaega (Ponti di Nava); Sciorboa sarvaega (Genova); Sorbo salvaigo (Porto Maurizio); Tamarixe (Ponti di Nava). Piemonte: Arzelà, Azzela, Tremo, Tumel; Frassinella, Sorbian (Cuneo); Pissera (Massello); Pissre (Val S. Martino); Pizzera (Saluzzo); Pussia (Torino); Sorb (Alessandria); Tamalina, Timolina, Tremolina (Novara); Tamariss (Val Pesio). Lombardia: Malesen, Sorel (Bergamo); Malosen, Malusen, Timilin (Valle Camonica); Malè, Malì, Maroesen (Brescia); Semelin (Valtellina); Sorb uccelladur (Milano); Tamarin (Como). Veneto: Albero coronario, Corbellar silvestre, Frusca, Frusen (Verona); Malester, Malestre, Melester, Melestra, Melestri, Menestrego, Stombolei, Strombolei (Belluno); Menestro, Sorbolo di montagna (Treviso); Sorbo servadigo (Vicenza); Sorbolaro salvadego (Padova); Sperlasago (Vicenza). Friuli: Meless, Melessar, Miless. Emilia-Romagna: Cherbella salvadga, Sorba (Reggio); Curbella, Sorvo (Modena); Pomariel, Sorb salbadgh (Romagna); Sorba salvadga (Piacenza). Toscana: Sorbo azzeruolo, Sorbo ottobrino, Sorbo rosso, Sorbo salvatico. Umbria: Sorbastrello (Perugia). Marche: Melagio a frutto rosso (Pesaro); Sorbestrello, Sorbo da caccia, Sorbo salvatico, Sorbo selvaggio (Ascoli); Sorva bastarda (Ancona). Abruzzi: Salvastriello di montagna (Teramo); Selvastriello di montagna, Sorvo di montagna (L’Aquila); Sorbastello, Suorvo (Campobasso). Campania: Suorv pilus; Selvostriello di montagna, Suorvo peloso, Suorvo selvaggio (Avellino). Puglia: Sorrestella (Foggia). Basilicata: Sarva, Sorvo, Suovu (Potenza). Calabria: Suorvo pilus, Survu selvaggiu (Cosenza). Sicilia: Sorvu sarvaggiu, Zorbu di mala sciorta. Sorba sarvaggia, Surbidda (Messina); Zorba sarvaggia (Palermo).
Forma biologica e di crescita:
fanerofita cespitosa.
Tipo corologico:
europeo: diffuso in Europa centrosettentrionale e sistemi montuosi del sud. Dall’Islanda, dalla Scandinavia e dai Pirenei fino alla Sardegna, alla Sicilia, alla Macedonia e alla Russia centrosettentrionale. Manca nella Penisola Iberica centrale e meridionale e nell’Europa meridionale-orientale.
Fenologia:
fiore: V-VI, frutto: IX, diaspora: X-III.
Limiti altitudinali: dal piano collinare fino a 2100 m di altitudine.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese la specie è presente su tutto il territorio. Esemplari di notevole bellezza e maestosità, arroccati sulle pareti rocciose, nelle gole dei torrenti, si incontrano in tutto il settore delle Alpi continentali interne: nelle Dolomiti, ad esempio, dal Brenta alla Pusteria e al Cadore.
Habitus: albero o anche arbusto (specialmente alle massime quote cui si spinge la specie) che può raggiungere i 15 m di altezza, con un ciclo vitale di 150 anni, dotato di una chioma leggera, espanso ombrelliforme. Il tronco diritto o un po’ ondulato che in esemplari particolarmente vigorosi può raggiungere un diametro anche di 50 cm, presenta una scorza grigio argentata, liscia, percorsa da lenticelle lineari che con il tempo tendono a confluire determinando una maggiore rugosità generale. I rami recano gemme tipicamente tomentose, grandi, fusiformi, pluriperulate, non viscose. I rametti giovani sono pubescenti. L’apparato radicale è di tipo fittonante che si approfondisce notevolmente anche con l’emissione di robuste radici laterali.
Foglie:
le foglie decidue, alterne, con stipole lineari caduche, sono imparipennate, lunghe fino a 20-25 cm, composte di 6-7 paia di segmenti laterali più uno apicale, lanceolati, con apice acuto, arrotondati alla base dove sono asimmetrici, lunghi fino a 5,5 cm, con rada pubescenza sulla pagina inferiore, specialmente sulle nervature. Il margine è intero nella parte basale e finemente dentato in quella mediana e apicale. Intercalata fra ogni coppia di foglioline si trova una ghiandola. Le foglie che, stropicciate, emanano un cattivo odore, sono di colore verde scuro e lisce nella pagina superiore, più chiare nella pagina inferiore, con superficie tomentosa allo stadio giovanile, poi completamente glabra, in autunno assumono una tonalità dal giallo oro al rosso acceso-indaco.


Fiore:
fiori ermafroditi, raccolti (fino a 100 elementi) in ampi e densi corimbi terminali eretti del diametro di circa 15 cm, a ramificazioni rivestite da un tomento appressato, emanano un odore di trimetilammina simile a quello del fiore del Castagno. Calice gamosepalo pentadentato, con denti rivolti in dentro dopo la fioritura; corolla larga 8-10 mm, formata da 5 petali obovati, lunghi 4-5 mm, patenti, bianchi; stami numerosi (20); ovario triloculare, con 3(2-4) stili liberi o quasi; ovario a 3 logge.
Frutto:
i frutti, riuniti in una infruttescenza a grappolo pendulo, sono pomi globosi, larghi circa un centimetro, rosso corallo intenso a maturità, di gusto amaro acidulo, a polpa farinosa, che persistono penduli per tutto l’inverno sull’albero.
Semi:
di norma 3, piccoli, acuti e rossastri.
Polline:
granuli pollinici monadi, di medie dimensioni (26-50 mµ); tricolporati; esina: striata-perforata. L’impollinazione è entomofila.
Numero cromosomico: 2n = 34.
Sottospecie e/o varietà: Sorbus aucuparia ssp praemorsa (Guss.) Nyman: sostituisce la sottospecie aucuparia in Calabria, Sicilia e Corsica, dalla quale si distingue essenzialmente per avere le foglioline ellittiche ed ottuse, con la terminale grande come le laterali.
Sorbus aucuparia
ssp glabrata (Wimm. & Grab.) Cajander (sinonimo Pyrus aucuparia var. glabrata Wimm. & Grab), Sorbo glabro, si differenzia dalle altre sottospecie per il portamento arbustivo, alto 1-3 m, con corimbi fioriferi non pelosi. Presente sul territorio della Penisola negli ambiti subalpini in Trentino-Alto Adige, nel Bellunese, nell’Udinese e sull’Appennino. Syntaxon di riferimento: Piceion.
Per quanto riguarda l’impiego di questo Sorbo come essenza ornamentale, vanno ricordate alcune varietà dotate di caratteristiche peculiari: la “Edulis”, che presenta foglie e frutti di maggiori dimensioni; la “Fastigiata”, albero a portamento colonnare e vegetazione molto compatta ed elegante, di sicuro effetto decorativo; “Xanthocarpa”, con frutti color giallo arancio.

Habitat ed ecologia: diffusa tra 600 e 2100 m di quota sui rilievi, questa pianta ha il suo ambiente naturale nel dislivello compreso tra la fascia montana e quella subalpina, dove occupa primariamente nicchie rocciose, strapiombi, margini boschivi, radure e schiarite su suolo poco evoluto. Sulle Alpi si spinge fino a colonizzare i rodoreti e gli ontaneti subalpini comportandosi da specie pioniera microterma. Specie di larga adattabilità, moderatamente eliofila, sopporta bene anche l’ombra, indifferente al substrato purché ben dotato di humus e sufficientemente umido.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: Sambuco-Salicion capreae.????
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Stress tolleranti (S).
IUCN: N.A:.
Farmacopea:
il frutto contiene acido sorbitannico, sorbinico, parasorbinico e parecchi altri acidi organici di diffusione più generale (malico, citrico, acetico), gli alcool sorbite ed octite, lo zucchero non fermentescibile sorbina, saccarosio, glucosio, tracce di un olio etereo, cera, vitamina C. I semi poi contengono il 22% di olio grasso, acido sorbinico, amigdalina, emulsina. L’acido cianidrico prodotto per scissione dell’amigdalina, scompare con il disseccamento e con l’ebollizione; si possono quindi utilizzare, per le consuete cure tanniche, le proprietà astringenti di questi semi. Leclerc riferisce di aver vinto diarree ribelli, in soggetti tubercolotici o vecchi, con la somministrazione quotidiana di estratto fluido di semi di Sorbo. Si può usare anche l’infuso o il succo o lo sciroppo di frutti di Sorbo.
La corteccia del Sorbo degli uccellatori è astringente intestinale e si impiega talvolta, per uso esterno, come antiinfiammatorio delle mucose intime.

Avversità:
le avversità cui va soggetto il Sorbo degli uccellatori (tutte le specie di Sorbo in genere), sono date da parassiti animali: afidi infestanti la vegetazione (Dysaphis sorbi e Aphis pomi); tingide del Pero, che provoca schiarimenti e necrosi nelle foglie seguite da filloptosi (Stephanitis pyri); ragnetti rossi (Tetranychus sp) che infestano la vegetazione; cocciniglie infestanti gli organi legnosi e la vegetazione (Quadraspidiotus perniciosus e Lepidosaphes ulmi); larve defogliatrici di varie famiglie di lepidotteri (limantridi, iponomeutidi, geometridi, tortricidi, ecc.).
Tra le avversità sono da annoverare anche gli agenti di malattia (funghi, batteri ed entità infettive): mal bianco determinato dai funghi
Oidium crataegi o Podosphaera oxyacanthae; ticchiolatura (macchie e necrosi fogliari) determinate dal fungo Venturia inaequalis; ruggine fogliare provocata dal fungo Gymnosporangium sp; colpo di fuoco batterico da Erwinia amylovora; cancri rameali determinati da funghi di vario genere (Nectria, Phomopsis, Cytospora fusicoccum); tumore batterico radicale da Agrobacterium tumefaciens; tracheomicosi provocate da agenti fungini responsabili del mal del piombo (Stereum purpureum).
Usi:
nel passato l’albero era largamente impiegato per l’uccellagione, grazie ai frutti ambitissimi dai frugivori. In Centro e Nordeuropa, ma anche in certi siti delle Alpi, la pianta è diffusa nei parchi, nei giardini e nelle alberature stradali come ornamentale di primo piano.
Con i frutti gradevolmente aciduli si ottengono buone marmellate e bevande alcooliche.
È interessante notare che dai frutti è stato estratto un polialcole cui è stato dato il nome di “sorbitolo”; questa sostanza è oggi uno dei veicoli più usati negli sciroppi farmaceutici e nei prodotti dietetici per il suo basso contenuto calorico.
Il legno, di colore bruno rossastro con alburno più chiaro, duro e compatto, è utilizzato per lavori al tornio e intaglio. Le foglie sono un buon foraggio per pecore e capre.

Curiosità:
Plinio classificava il Sorbo degli uccellatori tra gli alberi felici per il bel colore dei suoi frutti. Gli antichi romani li fermentavano con il grano per ottenere una bevanda dolciastra. Le sorbe essiccate nei tempi andati venivano amalgamate con la farina per arricchire il pane nei momenti di carestia. Il suo carbone veniva impiegato nella fabbricazione della polvere pirica.
Miti e leggende:
il Sorbo degli uccellatori, nel calendario arboreo dei Celti, dava il nome al mese lunare (Cerdinen in gallese, Luis in Irlandese) compreso fra la terza decade di gennaio e la metà di febbraio (21 gennaio-17 febbraio), in cui cadeva una delle quattro grandi feste annuali, quella da noi chiamata Candelora: vi si celebrava l’inizio del periodo in cui il sole cominciava nuovamente a scaldare la terra. Poiché il 2 febbraio era la festa di Santa Brigida (oggi si celebra il 1° febbraio) - il cui nome evocava la celtica Brigit, la Dea bianca, la triplice Musa del risveglio alla vita - non sarebbe infondato considerarlo consacrato a quella divinità. Ma siccome la Triplice Dea è colei che genera e riassorbe la vita, al Sorbo degli uccellatori si poteva anche ricorrere per ottenere la morte: nell’antica Irlanda un palo di Sorbo conficcato nel cadavere di un cane ne immobilizzava il fantasma; nella saga di Cuchulainn tre megere infilzavano con bacchette di Sorbo rosso un cane, animale a lui sacro, per procurare la morte dell’eroe.
I Celti, al pari dei Germani, consideravano il suo frutto, insieme con la mela, nutrimento degli dei e amuleto contro fulmini e sortilegi; tant’è vero che bastava un frustino confezionato con il suo legno per dominare la corsa di cavalli stregati. Ricavata dal Sorbo era anche la “mano di strega”, che serviva a scoprire i metalli. In Scozia e in Scandinavia se ne adoperavano i rami per scacciare i demoni e i loro rappresentanti sulla terra, gli stregoni. Nell’antica Irlanda, prima di una battaglia i Druidi accendevano fuochi con legno di Sorbo e lanciavano incantesimi sopra di essi chiedendo agli spiriti di partecipare alla battaglia. E per costringere i demoni a rispondere alle loro domande più complicate sparpagliavano su una pelle di toro tanti suoi rametti; usanza che ha ispirato un detto irlandese usato ancora oggi, «Camminare sui rami della conoscenza», a significare che si è tentato l’impossibile per ottenere un’informazione. Nel romanzo irlandese
Táin Bó Fraoch (La razzia della mandria di Fraoch), le bacche del Sorbo magico, custodite da un drago, hanno la virtù nutritiva di nove pasti, risanano le ferite e aggiungono un anno alla vita di un uomo.
Nei Paesi nordici il Sorbo degli uccellatori, il cui magico legno serviva per i bastoni dei pastori, aveva anche la funzione di proteggere il bestiame dalle epidemie. Presso i Finni era considerato addirittura l’Albero della vita e si diceva che fosse abitato dalla ninfa Pihlajatar.

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R. Guarino, Valle del Bove, Etna, 06-06-2007, subsp. praemorsa (Guss.) Nyman
R. Guarino, Valle del Bove, Etna, 06-06-2007, subsp. praemorsa (Guss.) Nyman
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D. Bouvet, Moncenisio, Francia, 29-04-2007

Distribuzione


■ autoctona ■ alloctona ■ incerta ■ scomparsa ■ assente

Caratteristiche

Relazioni con l'uomo
[ C ] C: specie di interesse alimentare e/o aromatico
[ O ] O: specie di interesse farmaceutico-officinale
[ P ] P: specie velenose - tossiche - stupefacenti - psicotrope - irritanti - fotosensibilizzanti
[ A ] A: specie con polline allergenico.
Biologia riproduttiva

ER (ermafrodita): specie con organi maschili e femminili riuniti nel medesimo fiore.

[ EP - ZC2 ] EP (entomofilia): Il polline è trasportato da insetti, che vengono indotti a visitare il fiore con svariate strategie di richiamo, con o senza ricompensa; ZC2 (endozoocoria): Semi che vengono ingeriti, come tali o all’interno di un frutto, e successivamente espulsi con le feci.

Indici di Ellenberg

Salinità: 0

L: 6; T: n.d.; C: n.d.; U: n.d.; R: n.d.; N: n.d.;

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