Celtis australis L.
(a cura di Giuseppe Laino)
Etimologia: l’epiteto del genere celtis, adottato da Linneo, è il nome che i Greci davano a un albero sconosciuto. L’epiteto specifico è aggettivo latino australis, -e = “meridionale” [Cicerone et al.], con allusione all’habitat di crescita e per distinguerlo dal congenere Celtis occidentalis L., che ha il suo areale di origine nel Nordamerica.
Sinonimi: nessuno.
Nomi volgari: Bagolaro, Spaccasassi (italiano). Liguria: Cagabulin (Struppa); Fava grega (Borzoli); Fralegua (Genova). Piemonte: Brangioei, Ceresa grea, Ceresa greca, Cojendre, Falagrea, Fragé, Frigé, Tanescia, Tenescia, Tnesce, Tnesche, Tnescia, Tnisce, Tnische, Tremoulin, Trufarello; Amaransin, Amarenzin (Oulx); Ciriminigit, Suria (Villanova d'Asti); Falagria (Val di Susa); Fanfara (Asti); Fanfarin (Monferrato); Favaron (San Damiano); Frassignol (Torino); Frassinaj (Monsalvo); Ghinda, Gojenda, Gujenda (Baldiserro); Inoscia (Alessandria); Senescin, Senserin (Almese); Teia (Novara). Lombardia: Fregiè, Inescia; Fanfarin (Pavia); Fedrighe, Frissighe (Valle Camonica); Focarden, Focardeno, Fodregh, Fodrigh, Fodrigo (Valtellina); Foregan, Spaccasass (Como); Fragè, Frigé (Lomellina); Frigiè (Pavia, Como); Frissiga, Rameli (Bergamo); Pezabè, Romiglie, Romilie (Brescia); Romilie (Mantova). Veneto: Romilie; Bagolar, Bagoler, Perlar, Perler, Pianta da scurie, Pirler (Verona); Bagolare (Vicenza); Farfaricula (Isola di Lesina); Ladogno (Pirano); Lodogno (Parenzo); Perolaro (Belluno); Pisoler (Treviso). Friuli: Bagolar, Bovolar, Crupignar; Bobolar (Gorizia). Emilia-Romagna: Bacolaro, Frassignolo, Olmo bianco (Bologna); Palpignan, Perpignan (Reggio). Toscana: Arcidiavolo, Bacerata, Bagatto, Bagolaro, Bagratica, Fra giraco, Fraggiraco, Fraggiracolo, Fraggiragolo, Frassignuolo, Giracolo, Giracò, Giragolo, Fusciarago, Legno delle rachette, Loto, Loto ciliegio, Olmo bianco, Passignolo, Perlaro, Spaccasassi. Umbria: Flaggiracolo, Molagine (Perugia). Marche: Bagolaro, Farfalaccio, Olmo gentile, Pepe saracino. Lazio: Bozzarago (Roma). Abruzzi: Falserache. Cacaccia da capre (Chieti); Cucumella (L’Aquila); Giragolo, Milosciuccolo (Teramo). Campania: Falsarache, Melosioccolo (Terra di Lavoro); Melicocchio; Melo fioccolo, Pirofioccolo (Napoli); Rosecariello (Ischia). Puglia: Gesuizzu, Zizzivizzo, Zizzuizzu (Otranto); Melofioccolo (Lecce); Melosciucolo (Foggia). Basilicata: Milosciuoccolo. Calabria: Cucumella, Cucumella malecuiti, Melicoccio, Melicucco, Melieucchio; Milicurcio (Catanzaro). Sicilia: Caccami niuri, Favaraggiu (Avola); Caccamo, Middicucchi, Milicucchi (Palermo); Calambersa (Linguaglossa); Coccumo, Midducucchi, Zafarem (Messina); Favoraggi (Neti); Menecucco, Minicucca (Catania); Minicuccu masculinu (Etna). Sardegna: Gugarza (Cagliari); Sugargia, Sulzaga, Surgaga, Surgiaga, Surzaga, Zurgaxi (Sassarese).
Forma biologica e di crescita: fanerofita scaposa.
Tipo corologico: originario del Bacino del Mediterraneo, è diffuso dalla Spagna meridionale e dall’Africa settentrionale (con esclusione delle coste africane e mediorientali, all’incirca dalla Libia al Libano) attraverso l’Italia, i Balcani, la Grecia fino all’Asia Minore, al Caucaso e all'Asia occidentale.
Fenologia: fiore: IV-V, frutto: IX, diaspora: IX-XI.
Limiti altitudinali: dal piano fino a 700 m di altitudine.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese è comune in tutto il territorio continentale e insulare.
Habitus: albero molto longevo (circa 500 anni) che raggiunge eccezionalmente i 25 m di altezza, con chioma che si forma ad una certa distanza dal suolo e tende ad essere ampia, espansa, globosa, regolare, densa ma leggera, verde chiaro. Il tronco è diritto, robusto, allargato alla base con l’età, ricoperto da una sottile scorza grigio chiaro luminoso, liscia con tendenza a fessurarsi solo negli esemplari più vecchi e longevi. I rami primari raggiungono diametri consistenti assumendo andamento laterale e verticale, mentre quelli secondari tendono a ricadere. Apparato radicale costituito da grosse radici molto espanse che penetrano profondamente nel terreno e da radici superficiali che, specialmente in terreni compatti, tendono ad affiorare e sollevare strutture sovrastanti.
Foglie: le foglie, lunghe fino a 15 cm e larghe 6 cm, decidue, con inserzione alterna mediante un corto picciolo (2 cm) su rametti esili, brunastri e pubescenti su cui si evidenziano delle lenticelle biancastre, sono ovato lanceolate od oblungo lanceolate, acuminate e subcaudate all’apice, cuneate o arrotondate alla base (più o meno asimmetrica, cioè rispetto alla nervatura centrale il lembo è più largo da una parte e più stretto dall’altra), si presentano rugose e verde intenso superiormente, con 3 nervi principali e nervature secondarie fittamente reticolate, verde grigiastre sulla pagina inferiore ricoperta da una fine peluria che le conferisce un aspetto tomentoso. Il margine presenta una doppia dentatura. Le gemme son disposte alternativamente su di un unico piano e sono finemente pubescenti.
Fiore: i fiori, contemporanei all’emissione delle foglie, possono essere bisessuali e unisessuali sulla stessa pianta, di piccole dimensioni, lungamente peduncolati, sono isolati all’apice dei rametti mentre formano delle piccole infiorescenze alla loro base; presentano perigonio ridotto (divisioni bruno rossastre, lanceolate, dentate al margine, lunghe 2,5 mm) o assente; i fiori ermafroditi hanno colore giallo verdastro e hanno un androceo composto di 5-6 stami con breve filamento e grande antera gialla biloculare, e un gineceo con ovario conico sormontato da due grossi stimmi piumosi che si protendono esternamente come un paio di corna; i fiori maschili sono più giallastri in quanto risalta maggiormente il colore delle antere.
Frutto: drupa ovoidale o sferica, lunga fino a 12 mm, peduncolata, prima verdastra, poi bruno rossastra o nerastra a maturità. Polpa, scarsa, di sapore dolciastro (edule).
Semi: nocciolo globuloso che occupa in volume i due terzi del frutto, con superficie reticolata.
Polline: granuli pollinici con perimetro da irregolarmente circolare a ellittico; dimensioni: asse polare 30,8 (27-35) mµ, molto variabile; aperture: tri- o pentazonoporati, pori larghi circa 2-3 mµ, con punti residuali di esina; esina: scabrata; intina: sottile, ispessita ad onci al disotto dei pori. Citoplasma granulare contenente numerosi leucoplasti di circa 1-2 mµ. L’impollinazione è anemofila.
Numero cromosomico: 2n = 40.
Sottospecie e/o varietà: nessuna.
Habitat ed ecologia: suoli primitivi con humus scarso, nei siti rupestri, sui terreni rocciosi, spesso nei boschi termofili a Roverella (Quercus pubescens Willd.), Carpino nero (Ostrya carpinifolia Scop.) e Orniello Fraxinus ornus L.). Ama la luce e i climi miti prediligendo le esposizioni soleggiate. Albero rustico e frugale, vegeta su terreni calcarei o addirittura rocciosi dove, con le radici robuste si insedia tra le fessure delle rocce, le sgretola (da qui il nome di Spaccasassi), sviluppandosi velocemente. Non teme la scarsità d’acqua, ma sfrutta favorevolmente l’abbondanza di sali minerali. Resiste molto bene al vento e a una moderata salinità.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: Fraxino orni-Quercion ilicis, Populion albae
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Competitive (C).
IUCN: N.A.
Farmacopea: del Bagolaro la droga è costituita dalle foglie che contengono tannini e mucillaggini. I suoi costituenti attivi hanno buon potere astringente, rinfrescante e lenitivo che si esplica utilmente nei casi di diarree, enteriti e leggere infezioni intestinali. Queste proprietà sono altrettanto utili per mitigare le infiammazioni del cavo orale e della gola, tra cui gengiviti e faringiti, mediante sciacqui e gargarismi.
Avversità: le avversità a cui il Bagolaro è soggetto sono provocate da: parassiti animali che arrecano danni fogliari dovuti a larve di Litocollete che scavano mine nelle foglie; danni saltuari da parte di alcuni lepidotteri defogliatori. Le malattie sono rappresentate da: carie del legno provocata da funghi xilovori: Polyporus sp, Ganoderma lucidum, Stereum sp, ecc.; marciumi fungini delle radici da parte di Armillaria mellea; maculature necrotiche fogliari dovute ai funghi Cylindrosporium defoliaturm e celtidis e Phyllostycta celtidis. In molte zone questi alberi sono affetti da una intensa clorosi di tipo disforme (quasi mosaicata) la cui eziologia è ancora in fase di studio: si ipotizza sia una eziologia parassitaria (virus o citoplasmi), sia un’eziologia non parassitaria di tipo fisiologico.
Inoltre questa pianta (per i soggetti presenti nelle aree urbane) se sottoposta a danneggiamenti meccanici sul fusto, è suscettibile a fenomeni di degrado e carie del legno, per cui è importante che tosaerba o altri mezzi meccanici non provochino ferite al fusto o al colletto.
Sinonimi: nessuno.
Nomi volgari: Bagolaro, Spaccasassi (italiano). Liguria: Cagabulin (Struppa); Fava grega (Borzoli); Fralegua (Genova). Piemonte: Brangioei, Ceresa grea, Ceresa greca, Cojendre, Falagrea, Fragé, Frigé, Tanescia, Tenescia, Tnesce, Tnesche, Tnescia, Tnisce, Tnische, Tremoulin, Trufarello; Amaransin, Amarenzin (Oulx); Ciriminigit, Suria (Villanova d'Asti); Falagria (Val di Susa); Fanfara (Asti); Fanfarin (Monferrato); Favaron (San Damiano); Frassignol (Torino); Frassinaj (Monsalvo); Ghinda, Gojenda, Gujenda (Baldiserro); Inoscia (Alessandria); Senescin, Senserin (Almese); Teia (Novara). Lombardia: Fregiè, Inescia; Fanfarin (Pavia); Fedrighe, Frissighe (Valle Camonica); Focarden, Focardeno, Fodregh, Fodrigh, Fodrigo (Valtellina); Foregan, Spaccasass (Como); Fragè, Frigé (Lomellina); Frigiè (Pavia, Como); Frissiga, Rameli (Bergamo); Pezabè, Romiglie, Romilie (Brescia); Romilie (Mantova). Veneto: Romilie; Bagolar, Bagoler, Perlar, Perler, Pianta da scurie, Pirler (Verona); Bagolare (Vicenza); Farfaricula (Isola di Lesina); Ladogno (Pirano); Lodogno (Parenzo); Perolaro (Belluno); Pisoler (Treviso). Friuli: Bagolar, Bovolar, Crupignar; Bobolar (Gorizia). Emilia-Romagna: Bacolaro, Frassignolo, Olmo bianco (Bologna); Palpignan, Perpignan (Reggio). Toscana: Arcidiavolo, Bacerata, Bagatto, Bagolaro, Bagratica, Fra giraco, Fraggiraco, Fraggiracolo, Fraggiragolo, Frassignuolo, Giracolo, Giracò, Giragolo, Fusciarago, Legno delle rachette, Loto, Loto ciliegio, Olmo bianco, Passignolo, Perlaro, Spaccasassi. Umbria: Flaggiracolo, Molagine (Perugia). Marche: Bagolaro, Farfalaccio, Olmo gentile, Pepe saracino. Lazio: Bozzarago (Roma). Abruzzi: Falserache. Cacaccia da capre (Chieti); Cucumella (L’Aquila); Giragolo, Milosciuccolo (Teramo). Campania: Falsarache, Melosioccolo (Terra di Lavoro); Melicocchio; Melo fioccolo, Pirofioccolo (Napoli); Rosecariello (Ischia). Puglia: Gesuizzu, Zizzivizzo, Zizzuizzu (Otranto); Melofioccolo (Lecce); Melosciucolo (Foggia). Basilicata: Milosciuoccolo. Calabria: Cucumella, Cucumella malecuiti, Melicoccio, Melicucco, Melieucchio; Milicurcio (Catanzaro). Sicilia: Caccami niuri, Favaraggiu (Avola); Caccamo, Middicucchi, Milicucchi (Palermo); Calambersa (Linguaglossa); Coccumo, Midducucchi, Zafarem (Messina); Favoraggi (Neti); Menecucco, Minicucca (Catania); Minicuccu masculinu (Etna). Sardegna: Gugarza (Cagliari); Sugargia, Sulzaga, Surgaga, Surgiaga, Surzaga, Zurgaxi (Sassarese).
Forma biologica e di crescita: fanerofita scaposa.
Tipo corologico: originario del Bacino del Mediterraneo, è diffuso dalla Spagna meridionale e dall’Africa settentrionale (con esclusione delle coste africane e mediorientali, all’incirca dalla Libia al Libano) attraverso l’Italia, i Balcani, la Grecia fino all’Asia Minore, al Caucaso e all'Asia occidentale.
Fenologia: fiore: IV-V, frutto: IX, diaspora: IX-XI.
Limiti altitudinali: dal piano fino a 700 m di altitudine.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese è comune in tutto il territorio continentale e insulare.
Habitus: albero molto longevo (circa 500 anni) che raggiunge eccezionalmente i 25 m di altezza, con chioma che si forma ad una certa distanza dal suolo e tende ad essere ampia, espansa, globosa, regolare, densa ma leggera, verde chiaro. Il tronco è diritto, robusto, allargato alla base con l’età, ricoperto da una sottile scorza grigio chiaro luminoso, liscia con tendenza a fessurarsi solo negli esemplari più vecchi e longevi. I rami primari raggiungono diametri consistenti assumendo andamento laterale e verticale, mentre quelli secondari tendono a ricadere. Apparato radicale costituito da grosse radici molto espanse che penetrano profondamente nel terreno e da radici superficiali che, specialmente in terreni compatti, tendono ad affiorare e sollevare strutture sovrastanti.
Foglie: le foglie, lunghe fino a 15 cm e larghe 6 cm, decidue, con inserzione alterna mediante un corto picciolo (2 cm) su rametti esili, brunastri e pubescenti su cui si evidenziano delle lenticelle biancastre, sono ovato lanceolate od oblungo lanceolate, acuminate e subcaudate all’apice, cuneate o arrotondate alla base (più o meno asimmetrica, cioè rispetto alla nervatura centrale il lembo è più largo da una parte e più stretto dall’altra), si presentano rugose e verde intenso superiormente, con 3 nervi principali e nervature secondarie fittamente reticolate, verde grigiastre sulla pagina inferiore ricoperta da una fine peluria che le conferisce un aspetto tomentoso. Il margine presenta una doppia dentatura. Le gemme son disposte alternativamente su di un unico piano e sono finemente pubescenti.
Fiore: i fiori, contemporanei all’emissione delle foglie, possono essere bisessuali e unisessuali sulla stessa pianta, di piccole dimensioni, lungamente peduncolati, sono isolati all’apice dei rametti mentre formano delle piccole infiorescenze alla loro base; presentano perigonio ridotto (divisioni bruno rossastre, lanceolate, dentate al margine, lunghe 2,5 mm) o assente; i fiori ermafroditi hanno colore giallo verdastro e hanno un androceo composto di 5-6 stami con breve filamento e grande antera gialla biloculare, e un gineceo con ovario conico sormontato da due grossi stimmi piumosi che si protendono esternamente come un paio di corna; i fiori maschili sono più giallastri in quanto risalta maggiormente il colore delle antere.
Frutto: drupa ovoidale o sferica, lunga fino a 12 mm, peduncolata, prima verdastra, poi bruno rossastra o nerastra a maturità. Polpa, scarsa, di sapore dolciastro (edule).
Semi: nocciolo globuloso che occupa in volume i due terzi del frutto, con superficie reticolata.
Polline: granuli pollinici con perimetro da irregolarmente circolare a ellittico; dimensioni: asse polare 30,8 (27-35) mµ, molto variabile; aperture: tri- o pentazonoporati, pori larghi circa 2-3 mµ, con punti residuali di esina; esina: scabrata; intina: sottile, ispessita ad onci al disotto dei pori. Citoplasma granulare contenente numerosi leucoplasti di circa 1-2 mµ. L’impollinazione è anemofila.
Numero cromosomico: 2n = 40.
Sottospecie e/o varietà: nessuna.
Habitat ed ecologia: suoli primitivi con humus scarso, nei siti rupestri, sui terreni rocciosi, spesso nei boschi termofili a Roverella (Quercus pubescens Willd.), Carpino nero (Ostrya carpinifolia Scop.) e Orniello Fraxinus ornus L.). Ama la luce e i climi miti prediligendo le esposizioni soleggiate. Albero rustico e frugale, vegeta su terreni calcarei o addirittura rocciosi dove, con le radici robuste si insedia tra le fessure delle rocce, le sgretola (da qui il nome di Spaccasassi), sviluppandosi velocemente. Non teme la scarsità d’acqua, ma sfrutta favorevolmente l’abbondanza di sali minerali. Resiste molto bene al vento e a una moderata salinità.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: Fraxino orni-Quercion ilicis, Populion albae
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Competitive (C).
IUCN: N.A.
Farmacopea: del Bagolaro la droga è costituita dalle foglie che contengono tannini e mucillaggini. I suoi costituenti attivi hanno buon potere astringente, rinfrescante e lenitivo che si esplica utilmente nei casi di diarree, enteriti e leggere infezioni intestinali. Queste proprietà sono altrettanto utili per mitigare le infiammazioni del cavo orale e della gola, tra cui gengiviti e faringiti, mediante sciacqui e gargarismi.
Avversità: le avversità a cui il Bagolaro è soggetto sono provocate da: parassiti animali che arrecano danni fogliari dovuti a larve di Litocollete che scavano mine nelle foglie; danni saltuari da parte di alcuni lepidotteri defogliatori. Le malattie sono rappresentate da: carie del legno provocata da funghi xilovori: Polyporus sp, Ganoderma lucidum, Stereum sp, ecc.; marciumi fungini delle radici da parte di Armillaria mellea; maculature necrotiche fogliari dovute ai funghi Cylindrosporium defoliaturm e celtidis e Phyllostycta celtidis. In molte zone questi alberi sono affetti da una intensa clorosi di tipo disforme (quasi mosaicata) la cui eziologia è ancora in fase di studio: si ipotizza sia una eziologia parassitaria (virus o citoplasmi), sia un’eziologia non parassitaria di tipo fisiologico.
Inoltre questa pianta (per i soggetti presenti nelle aree urbane) se sottoposta a danneggiamenti meccanici sul fusto, è suscettibile a fenomeni di degrado e carie del legno, per cui è importante che tosaerba o altri mezzi meccanici non provochino ferite al fusto o al colletto.
Alberi monumentali: nel nostro Paese si incontrano diversi esemplari monumentali, come quello di San Gimignano (Siena) con i suoi 25 m di altezza e 5 m di circonferenza. Il Corpo Forestale dello Stato segnala a Firenze (Villa Torrigiani) un altro Bagolaro di notevoli dimensioni: la pianta è alta 32 m e ha una circonferenza di ben 5,5 m. A Staranzano (Gorizia) una pianta di Bagolaro (chiamato dai locali Bobolar) più che centenaria è il simbolo molto amato del paese e del comune. A Sersale (Catanzaro) un esemplare secolare (detto Milicurciu) si erge nella centralissima piazza C. Borelli ed è tra i simboli del comune.
Usi: pianta ideale per il rimboschimento di terreni molto poveri, risulta di grande diffusione ed impiego nei parchi cittadini, nel verde urbano e nelle alberature stradali per la resistenza all’inquinamento, per la fitta ombra e la longevità. Il legno è bianco grigiastro, duro e flessibile, impiegato soprattutto in passato per fabbricare ruote, manici di frusta (pare che il nome Bagolaro derivi dalla parola bagola, termine dialettale del nord Italia che significa “manico”, per la sua nota bontà nell'utilizzo del legno per manici di fruste), bastoni, canne da pesca. Buon combustibile, dà carbone di qualità pregiata. Dalla scorza si estrae una sostanza gialla tintoria, mentre i frutti, appetiti dagli uccelli, contengono semi ricchi di sostanze oleose.
Curiosità: a Genova, nel cuore antico della città medioevale, esiste un vicolo denominato Fava greca, dall'antico nome attribuito a quest'albero un tempo presente in quel sito con un maestoso esemplare. Si suppone che il Bagolaro sia il Loto degli antichi, il cui frutto Erodoto, Dioscoride e Teofrasto descrivono come dolce, gradevole e salutare. Omero, con Ulisse (Odissea, libro IX) cita il Loto e i mangiatori di Loto. Il frutto e i suoi effetti sono descritti nel poema di Tennyson The Lotos-Eaters.
Bibliografia:
BANFI E., CONSOLINO F., Alberi (Conoscere e risconoscere tutte le specie più diffuse di alberi spontanei e ornamentali), Istituto Geografico De Agostini SpA, Novara, 2001
BIONDI E. et al., Manuale italiano di interpretazione degli habitat della Direttiva 92/43/CEE.
BONI U., PATRI G., Scoprire, riconoscere, usare le erbe, Edizione Mondolibri SpA, Milano, 2000.
Demır F., Doğan H., Özcan M., Haciseferoğullari H. Nutritional and physical properties of hackberry (Celtis australis L.). Journal of Food Engineering, 54, 3, 241-247, 2002.
FERRARI M., MEDICI D., Alberi e arbusti in Italia (Manuale di riconoscimento), Edagricole, Bologna 2001.
LANZARA P., PIZZETTI M., Alberi, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1977.
LAUBER K., WAGNER G., Flora Helvetica (Flore illustrée de Suisse), 2ème édition, Editions Paul Haupt, 2001.
NEGRI G., Nuovo erbario figurato (Descrizione e proprietà delle piante medicinali e velenose della flora italiana), V edizione, Ulrico Hoepli, Milano1991.
TICLI B., Enciclopedia degli alberi d’Italia e d’Europa, De Vecchi Editore, Milano 2007.
www.polleninfo.org
www.dryades.eu
http://vnr.unipg.it/habitat/index.jsp
Usi: pianta ideale per il rimboschimento di terreni molto poveri, risulta di grande diffusione ed impiego nei parchi cittadini, nel verde urbano e nelle alberature stradali per la resistenza all’inquinamento, per la fitta ombra e la longevità. Il legno è bianco grigiastro, duro e flessibile, impiegato soprattutto in passato per fabbricare ruote, manici di frusta (pare che il nome Bagolaro derivi dalla parola bagola, termine dialettale del nord Italia che significa “manico”, per la sua nota bontà nell'utilizzo del legno per manici di fruste), bastoni, canne da pesca. Buon combustibile, dà carbone di qualità pregiata. Dalla scorza si estrae una sostanza gialla tintoria, mentre i frutti, appetiti dagli uccelli, contengono semi ricchi di sostanze oleose.
Curiosità: a Genova, nel cuore antico della città medioevale, esiste un vicolo denominato Fava greca, dall'antico nome attribuito a quest'albero un tempo presente in quel sito con un maestoso esemplare. Si suppone che il Bagolaro sia il Loto degli antichi, il cui frutto Erodoto, Dioscoride e Teofrasto descrivono come dolce, gradevole e salutare. Omero, con Ulisse (Odissea, libro IX) cita il Loto e i mangiatori di Loto. Il frutto e i suoi effetti sono descritti nel poema di Tennyson The Lotos-Eaters.
Bibliografia:
BANFI E., CONSOLINO F., Alberi (Conoscere e risconoscere tutte le specie più diffuse di alberi spontanei e ornamentali), Istituto Geografico De Agostini SpA, Novara, 2001
BIONDI E. et al., Manuale italiano di interpretazione degli habitat della Direttiva 92/43/CEE.
BONI U., PATRI G., Scoprire, riconoscere, usare le erbe, Edizione Mondolibri SpA, Milano, 2000.
Demır F., Doğan H., Özcan M., Haciseferoğullari H. Nutritional and physical properties of hackberry (Celtis australis L.). Journal of Food Engineering, 54, 3, 241-247, 2002.
FERRARI M., MEDICI D., Alberi e arbusti in Italia (Manuale di riconoscimento), Edagricole, Bologna 2001.
LANZARA P., PIZZETTI M., Alberi, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1977.
LAUBER K., WAGNER G., Flora Helvetica (Flore illustrée de Suisse), 2ème édition, Editions Paul Haupt, 2001.
NEGRI G., Nuovo erbario figurato (Descrizione e proprietà delle piante medicinali e velenose della flora italiana), V edizione, Ulrico Hoepli, Milano1991.
TICLI B., Enciclopedia degli alberi d’Italia e d’Europa, De Vecchi Editore, Milano 2007.
www.polleninfo.org
www.dryades.eu
http://vnr.unipg.it/habitat/index.jsp