Ulmus glabra Huds.
(a cura di Giuseppe Laino)
Etimologia: l’epiteto del genere ulmus, i, f., = “olmo” [Virgilio, Orazio et al.] è rimasto quello con il quale i Latini indicavano le specie. L’epiteto specifico è l’aggettivo latino glaber, -bra, -brum = “liscio, pelato, senza peli” (detto di esseri animati e inanimati) [Varrone et al.] con riferimento alla mancanza di peli su foglie, piccioli e giovani rami in contrapposizione alla pubescenza sugli stessi elementi della congenere Ulmus minor Miller.
Sinonimi: Ulmus scabra Mill., Ulmus montana Stokes.
Nomi volgari: Olmo di montagna, Olmo glabro (italiano). Piemonte: Ulm d' montagna (Torino). Lombardia: Olmet (Brescia); Ulem de montagna (Bergamo). Friuli: Olm, Tej (Carnia). Emilia-Romagna: Olm montaner (Modena). Toscana: Olmo a foglia larga. Umbria: Olmo gentile (Perugia). Marche: Olmo riccio, Olmo silvestre (Ascoli). Lazio: Olmo femina, Smacchio (Roma). Campania: Orma teglia, Ulmaino, Urmaino (Avellino). Sicilia: Urmu a gran fogghia.
Forma biologica e di crescita: fanerofita scaposa.
Tipo corologico: europeo-caucasico. Diffuso nell’area mediterranea ma si espande maggiormente dalla Spagna settentrionale (Pirenei) fino alle Isole britanniche e a tutta l'Europa orientale fino agli Urali, al Caucaso e all'Anatolia; al nord, nella gran parte della Finnoscandia, supera il circolo polare artico sulle coste norvegesi; al sud oltre all'Italia si trova in Corsica e nella Penisola balcanica fino alla Grecia settentrionale.
Fenologia: fiore: III-IV, frutto: V-VI, diaspora: VII-VIII.
Limiti altitudinali: da 400 a 1600 m di altitudine.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese la specie, allo stato spontaneo, è comune dalle Alpi fino all’Appennino campano e nel Gargano, anche se spesso la grafiosi lo ha decimato (vedi oltre Avversità); più raro altrove; manca in Sardegna.
Habitus: albero di rapido accrescimento, non molto longevo (vive circa 100 anni), maestoso, alto fino a 30 m, dalla chioma tondeggiante, ampia e densa che si allarga irregolarmente, con rami terminali un po’ penduli. Il tronco è diritto con scorza inizialmente liscia, grigiastra, poi opaca e rugosa, screpolata, più o meno fittamente solcata in verticale, di colore grigio brunastro. A differenza di altri Olmi, questa specie non emette polloni radicali. I rametti dell'anno portano gemme alterne, pluriperulate, appuntite, pubescenti e molto scure, quasi nere, lunghe 3-5 mm. La specie ha crescita simpodiale di tipo monocasio (la dominanza di crescita dell'anno successivo l’assume una gemma laterale, in contrapposizione al tipo dicasio nel quale sono due gemme a prendere la dominanza mentre la gemma apicale abortisce). Albero dotato di robuste radici ma non particolarmente profonde, è in grado di profittare anche di suoli superficiali.
Foglie: le foglie decidue, lunghe 10-15 cm e larghe 5-6 cm, semplici, hanno inserzione alterna che avviene mediante un picciolo molto corto (lungo 5-8 mm, al massimo 1 cm) su rametti inizialmente pelosi ma successivamente lisci e glabri, distribuiti disordinatamente sui rami più grossi; la lamina fogliare è obovato ellittica, più o meno doppiamente dentata al margine, ad apice acuminato (che, nelle foglie dei rami più robusti, spesso è trifido), presenta una base fortemente asimmetrica, con il lato sporgente molto arrotondato e ricoprente il picciolo. Verde chiaro e pelose sulla pagina inferiore e sulle nervature, sono molto ruvide sulla pagina superiore e di colore verde scuro. In autunno assumono un bel colore giallo caratteristico. La nervatura è penninervia, con 12-18 evidenti ramificazioni secondarie per lato.
Fiore: i fiori anticipano la comparsa delle foglie, sono bisessuali, piccoli, numerosi, assai brevemente peduncolati e riuniti in ombrellette quasi sessili; possiedono un minuto perigonio campanulato a 5 lobi da cui sporgono gli stimmi biforcuti, piumosi, e i filamenti staminali (da 5 a 6) terminanti in vistose antere rosso violacee.
Frutto: il frutto è una samara ovalizzata di circa 20-25 x 15-20 mm, con peduncolo breve e una smarginatura al centro che non raggiunge mai il pericarpo posizionato centralmente e inizialmente di colore rossastro, mentre l’espansione laminare è verde chiaro.
Semi: achenio in posizione centrale, bruno chiaro, piriforme. Il seme è a dispersione anemocora; non è dormiente e germina subito dopo la dispersione; la produzione di semi è abbondante quasi tutti gli anni ma la germinabilità è molto bassa.
Polline: granuli pollinici monadi, di medie dimensioni (26-50 mµ), sferoidali; perimetro in vista equatoriale: circolare, pentaporati; esina: verrucata-granulata, eutectata. L’impollinazione è anemofila.
Numero cromosomico: 2n = 28.
Sottospecie e/o varietà: un ibrido che può essere sia di origine antropogenica sia naturale, Ulmus x hollandica Miller, ha caratteristiche intermedie tra l'Olmo campestre (Ulmus minor Miller subsp minor) e l'Olmo montano (Ulmus glabra Huds.), con foglie di dimensioni intermedie tra quelle dei due genitori, però spesso lisce e con apice acuminato, la pagina inferiore può essere più chiara e pubescente, la samara ha il seme spostato verso la smarginatura ma senza essere raggiunta come nell'Olmo campestre. È un ibrido che è stato molto utilizzato per il suo bel portamento nelle alberature stradali e nei parchi. Esemplari con queste caratteristiche si possono incontrare anche in ambienti naturali ma sono di difficile attribuzione.
In coltivazione, a scopo ornamentale, si utilizza la varietà “Pendula” con ramificazioni che arrivano a toccare il suolo a formare una sorta di gazebo compatto.
Habitat ed ecologia: specie propria dei boschi misti collinari e montani di latifoglie (vegeta sporadico o a piccoli gruppi negli orizzonti freschi delle latifoglie eliofile del Castanetum ma anche quello delle specie sciafile del Fagetum), dalla fascia dei querceti al limite inferiore delle conifere, presente in media tra i 400 e i 1600 m di quota. Di medie esigenze in fatto di luce, predilige i suoli freschi, sciolti e profondi, con un pH da neutro a subalcalino; si adatta agevolmente a terreni ricchi di calcare e silice. L’Olmo montano tollera gli ambienti marini; tollera inoltre gli inquinanti atmosferici e le condizioni di ventosità. È da considerarsi una specie miglioratrice del suolo per le foglie dotate di una buona percentuale di proteine.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: Tilio-Acerion.
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Stress tolleranti (S).
IUCN: N.A..
Farmacopea: le foglie e la corteccia contengono tannino, mucillaggine, silice e potassio: sono cicatrizzanti, depurative, toniche e astringenti.
Avversità: l’Olmo montano, come l’Olmo campestre, può essere soggetto alle seguenti avversità provocate da parassiti animali: Scolytus multistriatus e Scolytus sulcifrons, coleotteri scolitidi che scavano gallerie fra scorza e legno formando tipici e caratteristici disegni sui tronchi.
il coleottero crisomelide Galerucella luteola le cui larve e gli adulti provocano erosioni fogliari; afidi galligeni fogliari (Tetraneura ulmi, Tetraneura akinire, Eriosoma lanuginosa, ecc.) che provocano caratteristiche formazioni bollose e galle sulle foglie; danni alla vegetazione dovuti al ragnetto rosso; danni dovuti alla Metcalfa pruinosa che imbratta la vegetazione di melata e di secrezioni cerose biancastre; danni alla vegetazione provocati da diversi lepidotteri defogliatori (limantria, ifantria, operoptera, euprottide, ecc.).
L’Olmo montano è attaccato dalla grafiosi dell’Olmo determinata da funghi parassiti (Ceratocystis ulmi, Graphium ulmi, Ceratostomella ulmi) che provocano la chiusura dei vasi linfatici, quindi il disseccamento della vegetazione in modo parziale e lento o totale e repentino a seconda del tipo di decorso della malattia (cronico o acuto). L'Olmo campestre è stato colpito a più riprese da una grave pestilenza, proveniente dall'Asia e causata da un micete, Ophiostoma ulmi; l'ultimo attacco, avvenuto nel 1967, è stato il più dannoso (Ophiostoma novo-ulmi) determinando una moria soprattutto di piante secolari che improvvisamente seccarono, risultando inutili tutti gli interventi fitosanitari. L'orientamento odierno è quello di sostituire le specie indigene con altre specie di origine asiatica, che da molti anni convivono con questo terribile ascomicete ed hanno sviluppato forme di difesa.
È soggetto anche a bolle fogliari dovute al fungo Taphrina ulmi; macchie necrotiche fogliari dovute a vari agenti fungini (Cercospora, Phyllosticta sp, Corniothyrium ulmi, Gloeosporium sp, ecc.); carie legnose dovute a funghi xilovori: Daedalea confragosa, Fomes sp, Ganoderma sp, Polyporus sp, ecc.; marciumi fungini radicali da Armillaria mellea e Rosellinia necatrix; deperimenti vegetativi dovuti alla tracheomicosi Verticillium albo-atrum.
Usi: fornisce un legname differenziato a porosità anulare con duramen più scuro, bruno rossastro con alcune venature verdastre e alburno giallognolo, meno colorato di quello dell’Olmo campestre, ma resistente e fibroso, quasi impossibile da rompere, di non eccellente qualità, che tuttavia è usato soprattutto in lavori di costruzione, barche, carri (mozzi di ruote), pali, mobilio (sedie), e partei soggette a forti sollecitazioni; oggi viene ancora impiegato in marineria per la sua durabilità se immerso in acqua, per chiglie di battelli, frangiflutti, bitte, ecc; come ornamentale è un’essenza di primo piano al pari dell’Olmo campestre (Ulmus minor Mill.), anche se di fatto è meno utilizzato di quest’ultimo.
Alberi monumentali: il Corpo Forestale dello Stato, con il censimento del 1982, ha messo in evidenza esemplari di dimensioni ragguardevoli: nel comune di Demonte (Cuneo), in località Case Falco, vegeta un albero alto 22 m con una circonferenza di 5,7 m; a Roccaforte Mondovì (Cuneo), in località S. Anna, si trova un esemplare alto 20 m con una circonferenza di 5,1 m; quello a Sesto Calende (Varese), in Via dell’Olmo, raggiunge l’altezza di 25 m e una circonferenza di 4,4 m; a Cermes (Bolzano), nel centro abitato, vive un Olmo montano alto 30 m con una circonferenza di 4,72 m; l’esemplare che si trova a Pievepelago (Modena), in località Casa Mordini, è alto 25 m e possiede una circonferenza di 6,15 m; mentre a Cupramarittima (Ascoli Piceno), in località Boccabianca, troviamo un esemplare alto 18 m con una circonferenza di 4 m.
Curiosità: Plinio, sulla scia di Dioscoride, sosteneva che le foglie degli Olmi avevano, come la corteccia, la proprietà di far coagulare e cicatrizzare le ferite e di lenire le dermatiti scagliose, gli ascessi, le ferite, le ustioni e le fistole. La radice a sua volta si credeva facesse rispuntare i capelli; e per curare gli occhi, pulire le piaghe e ridare splendore alla pelle del volto veniva usata l’«acqua d’Olmo», un liquido dolce e vischioso che esce dalle galle provocate sulla foglia dalla puntura degli insetti.
Bibliografia:
AESCHIMAN D., LAUBER K., MOSER D. M., THEURILLAT J.-P., Flora alpina, atlante delle 4500 piante vascolari delle Alpi, I vol., p. 214, Zanichelli, Bologna.
BANFI E., CONSOLINO F., Alberi (Conoscere e risconoscere tutte le specie più diffuse di alberi spontanei e ornamentali), Istituto Geografico De Agostini SpA, Novara, 2001.
CATTABIANI A., Florario (Miti, leggende e simboli di fiori e piante), Oscar Saggi Mondadori, I edizione, 1998.
FERRARI M., MEDICI D., Alberi e arbusti in Italia (Manuale di riconoscimento), Edagricole, Bologna 2001.
HALBRITTER H., Ulmus glabra. In: BUCHNER R. & WEBER M. (2000 onwards). PalDat - a palynological database: Descriptions, illustrations, identification, and information retrieval.
LANZARA P., PIZZETTI M., Alberi, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1977.
LAUBER K., WAGNER G., Flora Helvetica (Flore illustrée de Suisse), 2ème édition, Editions Paul Haupt, 2001.
LOUREIRO J., RODRIGUEZ E., GOMES Â., SANTOS C. Genome Size Estimations On Ulmus minor Mill., Ulmus glabra Huds., and Celtis australis L. Using Flow Cytometry. Plant Biology, 9, 4, 541-544, 2007
NEGRI G., Nuovo erbario figurato (Descrizione e proprietà delle piante medicinali e velenose della flora italiana), V edizione, Ulrico Hoepli, Milano1991.
TICLI B., Enciclopedia degli alberi d’Italia e d’Europa, De Vecchi Editore, Milano 2007.
RIVAS-MARTÍNEZ S., DÍAZ T.E., FERNÁNDEZ-GONZÁLEZ F., IZCO J., LOIDI J., LOUSÃ M., PENAS A. Vascular plant communities of Spain and Portugal. Addenda to the Syntaxonomical checklist of 2001. Itinera Geobotanica 15, 1-2, 5-922, 2002
www.dryades.eu
www.paldat.org
Sinonimi: Ulmus scabra Mill., Ulmus montana Stokes.
Nomi volgari: Olmo di montagna, Olmo glabro (italiano). Piemonte: Ulm d' montagna (Torino). Lombardia: Olmet (Brescia); Ulem de montagna (Bergamo). Friuli: Olm, Tej (Carnia). Emilia-Romagna: Olm montaner (Modena). Toscana: Olmo a foglia larga. Umbria: Olmo gentile (Perugia). Marche: Olmo riccio, Olmo silvestre (Ascoli). Lazio: Olmo femina, Smacchio (Roma). Campania: Orma teglia, Ulmaino, Urmaino (Avellino). Sicilia: Urmu a gran fogghia.
Forma biologica e di crescita: fanerofita scaposa.
Tipo corologico: europeo-caucasico. Diffuso nell’area mediterranea ma si espande maggiormente dalla Spagna settentrionale (Pirenei) fino alle Isole britanniche e a tutta l'Europa orientale fino agli Urali, al Caucaso e all'Anatolia; al nord, nella gran parte della Finnoscandia, supera il circolo polare artico sulle coste norvegesi; al sud oltre all'Italia si trova in Corsica e nella Penisola balcanica fino alla Grecia settentrionale.
Fenologia: fiore: III-IV, frutto: V-VI, diaspora: VII-VIII.
Limiti altitudinali: da 400 a 1600 m di altitudine.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese la specie, allo stato spontaneo, è comune dalle Alpi fino all’Appennino campano e nel Gargano, anche se spesso la grafiosi lo ha decimato (vedi oltre Avversità); più raro altrove; manca in Sardegna.
Habitus: albero di rapido accrescimento, non molto longevo (vive circa 100 anni), maestoso, alto fino a 30 m, dalla chioma tondeggiante, ampia e densa che si allarga irregolarmente, con rami terminali un po’ penduli. Il tronco è diritto con scorza inizialmente liscia, grigiastra, poi opaca e rugosa, screpolata, più o meno fittamente solcata in verticale, di colore grigio brunastro. A differenza di altri Olmi, questa specie non emette polloni radicali. I rametti dell'anno portano gemme alterne, pluriperulate, appuntite, pubescenti e molto scure, quasi nere, lunghe 3-5 mm. La specie ha crescita simpodiale di tipo monocasio (la dominanza di crescita dell'anno successivo l’assume una gemma laterale, in contrapposizione al tipo dicasio nel quale sono due gemme a prendere la dominanza mentre la gemma apicale abortisce). Albero dotato di robuste radici ma non particolarmente profonde, è in grado di profittare anche di suoli superficiali.
Foglie: le foglie decidue, lunghe 10-15 cm e larghe 5-6 cm, semplici, hanno inserzione alterna che avviene mediante un picciolo molto corto (lungo 5-8 mm, al massimo 1 cm) su rametti inizialmente pelosi ma successivamente lisci e glabri, distribuiti disordinatamente sui rami più grossi; la lamina fogliare è obovato ellittica, più o meno doppiamente dentata al margine, ad apice acuminato (che, nelle foglie dei rami più robusti, spesso è trifido), presenta una base fortemente asimmetrica, con il lato sporgente molto arrotondato e ricoprente il picciolo. Verde chiaro e pelose sulla pagina inferiore e sulle nervature, sono molto ruvide sulla pagina superiore e di colore verde scuro. In autunno assumono un bel colore giallo caratteristico. La nervatura è penninervia, con 12-18 evidenti ramificazioni secondarie per lato.
Fiore: i fiori anticipano la comparsa delle foglie, sono bisessuali, piccoli, numerosi, assai brevemente peduncolati e riuniti in ombrellette quasi sessili; possiedono un minuto perigonio campanulato a 5 lobi da cui sporgono gli stimmi biforcuti, piumosi, e i filamenti staminali (da 5 a 6) terminanti in vistose antere rosso violacee.
Frutto: il frutto è una samara ovalizzata di circa 20-25 x 15-20 mm, con peduncolo breve e una smarginatura al centro che non raggiunge mai il pericarpo posizionato centralmente e inizialmente di colore rossastro, mentre l’espansione laminare è verde chiaro.
Semi: achenio in posizione centrale, bruno chiaro, piriforme. Il seme è a dispersione anemocora; non è dormiente e germina subito dopo la dispersione; la produzione di semi è abbondante quasi tutti gli anni ma la germinabilità è molto bassa.
Polline: granuli pollinici monadi, di medie dimensioni (26-50 mµ), sferoidali; perimetro in vista equatoriale: circolare, pentaporati; esina: verrucata-granulata, eutectata. L’impollinazione è anemofila.
Numero cromosomico: 2n = 28.
Sottospecie e/o varietà: un ibrido che può essere sia di origine antropogenica sia naturale, Ulmus x hollandica Miller, ha caratteristiche intermedie tra l'Olmo campestre (Ulmus minor Miller subsp minor) e l'Olmo montano (Ulmus glabra Huds.), con foglie di dimensioni intermedie tra quelle dei due genitori, però spesso lisce e con apice acuminato, la pagina inferiore può essere più chiara e pubescente, la samara ha il seme spostato verso la smarginatura ma senza essere raggiunta come nell'Olmo campestre. È un ibrido che è stato molto utilizzato per il suo bel portamento nelle alberature stradali e nei parchi. Esemplari con queste caratteristiche si possono incontrare anche in ambienti naturali ma sono di difficile attribuzione.
In coltivazione, a scopo ornamentale, si utilizza la varietà “Pendula” con ramificazioni che arrivano a toccare il suolo a formare una sorta di gazebo compatto.
Habitat ed ecologia: specie propria dei boschi misti collinari e montani di latifoglie (vegeta sporadico o a piccoli gruppi negli orizzonti freschi delle latifoglie eliofile del Castanetum ma anche quello delle specie sciafile del Fagetum), dalla fascia dei querceti al limite inferiore delle conifere, presente in media tra i 400 e i 1600 m di quota. Di medie esigenze in fatto di luce, predilige i suoli freschi, sciolti e profondi, con un pH da neutro a subalcalino; si adatta agevolmente a terreni ricchi di calcare e silice. L’Olmo montano tollera gli ambienti marini; tollera inoltre gli inquinanti atmosferici e le condizioni di ventosità. È da considerarsi una specie miglioratrice del suolo per le foglie dotate di una buona percentuale di proteine.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: Tilio-Acerion.
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Stress tolleranti (S).
IUCN: N.A..
Farmacopea: le foglie e la corteccia contengono tannino, mucillaggine, silice e potassio: sono cicatrizzanti, depurative, toniche e astringenti.
Avversità: l’Olmo montano, come l’Olmo campestre, può essere soggetto alle seguenti avversità provocate da parassiti animali: Scolytus multistriatus e Scolytus sulcifrons, coleotteri scolitidi che scavano gallerie fra scorza e legno formando tipici e caratteristici disegni sui tronchi.
il coleottero crisomelide Galerucella luteola le cui larve e gli adulti provocano erosioni fogliari; afidi galligeni fogliari (Tetraneura ulmi, Tetraneura akinire, Eriosoma lanuginosa, ecc.) che provocano caratteristiche formazioni bollose e galle sulle foglie; danni alla vegetazione dovuti al ragnetto rosso; danni dovuti alla Metcalfa pruinosa che imbratta la vegetazione di melata e di secrezioni cerose biancastre; danni alla vegetazione provocati da diversi lepidotteri defogliatori (limantria, ifantria, operoptera, euprottide, ecc.).
L’Olmo montano è attaccato dalla grafiosi dell’Olmo determinata da funghi parassiti (Ceratocystis ulmi, Graphium ulmi, Ceratostomella ulmi) che provocano la chiusura dei vasi linfatici, quindi il disseccamento della vegetazione in modo parziale e lento o totale e repentino a seconda del tipo di decorso della malattia (cronico o acuto). L'Olmo campestre è stato colpito a più riprese da una grave pestilenza, proveniente dall'Asia e causata da un micete, Ophiostoma ulmi; l'ultimo attacco, avvenuto nel 1967, è stato il più dannoso (Ophiostoma novo-ulmi) determinando una moria soprattutto di piante secolari che improvvisamente seccarono, risultando inutili tutti gli interventi fitosanitari. L'orientamento odierno è quello di sostituire le specie indigene con altre specie di origine asiatica, che da molti anni convivono con questo terribile ascomicete ed hanno sviluppato forme di difesa.
È soggetto anche a bolle fogliari dovute al fungo Taphrina ulmi; macchie necrotiche fogliari dovute a vari agenti fungini (Cercospora, Phyllosticta sp, Corniothyrium ulmi, Gloeosporium sp, ecc.); carie legnose dovute a funghi xilovori: Daedalea confragosa, Fomes sp, Ganoderma sp, Polyporus sp, ecc.; marciumi fungini radicali da Armillaria mellea e Rosellinia necatrix; deperimenti vegetativi dovuti alla tracheomicosi Verticillium albo-atrum.
Usi: fornisce un legname differenziato a porosità anulare con duramen più scuro, bruno rossastro con alcune venature verdastre e alburno giallognolo, meno colorato di quello dell’Olmo campestre, ma resistente e fibroso, quasi impossibile da rompere, di non eccellente qualità, che tuttavia è usato soprattutto in lavori di costruzione, barche, carri (mozzi di ruote), pali, mobilio (sedie), e partei soggette a forti sollecitazioni; oggi viene ancora impiegato in marineria per la sua durabilità se immerso in acqua, per chiglie di battelli, frangiflutti, bitte, ecc; come ornamentale è un’essenza di primo piano al pari dell’Olmo campestre (Ulmus minor Mill.), anche se di fatto è meno utilizzato di quest’ultimo.
Alberi monumentali: il Corpo Forestale dello Stato, con il censimento del 1982, ha messo in evidenza esemplari di dimensioni ragguardevoli: nel comune di Demonte (Cuneo), in località Case Falco, vegeta un albero alto 22 m con una circonferenza di 5,7 m; a Roccaforte Mondovì (Cuneo), in località S. Anna, si trova un esemplare alto 20 m con una circonferenza di 5,1 m; quello a Sesto Calende (Varese), in Via dell’Olmo, raggiunge l’altezza di 25 m e una circonferenza di 4,4 m; a Cermes (Bolzano), nel centro abitato, vive un Olmo montano alto 30 m con una circonferenza di 4,72 m; l’esemplare che si trova a Pievepelago (Modena), in località Casa Mordini, è alto 25 m e possiede una circonferenza di 6,15 m; mentre a Cupramarittima (Ascoli Piceno), in località Boccabianca, troviamo un esemplare alto 18 m con una circonferenza di 4 m.
Curiosità: Plinio, sulla scia di Dioscoride, sosteneva che le foglie degli Olmi avevano, come la corteccia, la proprietà di far coagulare e cicatrizzare le ferite e di lenire le dermatiti scagliose, gli ascessi, le ferite, le ustioni e le fistole. La radice a sua volta si credeva facesse rispuntare i capelli; e per curare gli occhi, pulire le piaghe e ridare splendore alla pelle del volto veniva usata l’«acqua d’Olmo», un liquido dolce e vischioso che esce dalle galle provocate sulla foglia dalla puntura degli insetti.
Bibliografia:
AESCHIMAN D., LAUBER K., MOSER D. M., THEURILLAT J.-P., Flora alpina, atlante delle 4500 piante vascolari delle Alpi, I vol., p. 214, Zanichelli, Bologna.
BANFI E., CONSOLINO F., Alberi (Conoscere e risconoscere tutte le specie più diffuse di alberi spontanei e ornamentali), Istituto Geografico De Agostini SpA, Novara, 2001.
CATTABIANI A., Florario (Miti, leggende e simboli di fiori e piante), Oscar Saggi Mondadori, I edizione, 1998.
FERRARI M., MEDICI D., Alberi e arbusti in Italia (Manuale di riconoscimento), Edagricole, Bologna 2001.
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LOUREIRO J., RODRIGUEZ E., GOMES Â., SANTOS C. Genome Size Estimations On Ulmus minor Mill., Ulmus glabra Huds., and Celtis australis L. Using Flow Cytometry. Plant Biology, 9, 4, 541-544, 2007
NEGRI G., Nuovo erbario figurato (Descrizione e proprietà delle piante medicinali e velenose della flora italiana), V edizione, Ulrico Hoepli, Milano1991.
TICLI B., Enciclopedia degli alberi d’Italia e d’Europa, De Vecchi Editore, Milano 2007.
RIVAS-MARTÍNEZ S., DÍAZ T.E., FERNÁNDEZ-GONZÁLEZ F., IZCO J., LOIDI J., LOUSÃ M., PENAS A. Vascular plant communities of Spain and Portugal. Addenda to the Syntaxonomical checklist of 2001. Itinera Geobotanica 15, 1-2, 5-922, 2002
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www.paldat.org