(a cura di Giuseppe Laino)
Etimologia: l’epiteto del genere ulmus, i, f., = “olmo” [Virgilio, Orazio et al.] è rimasto quello con il quale i Latini indicavano la pianta. L’epiteto specifico deriva dal latino minor, minus, gen. minoris, comp. di parvus = “minore, più piccolo, più giovane, meno importante” (con allusione alle dimensioni più ridotte delle foglie rispetto a quelle delle congeneri).
Sinonimi: Ulmus carpinifolia Suckow, Ulmus diversifolia Melville, Ulmus foliacea sensu Hayek, Ulmus stricta (Aiton) Lindl., Ulmus campestris auct., non L., Ulmus glabra Mill., non Huds., Ulmus nitens Moench
Nomi volgari: Olmo campestre, Olmo comune, Olmo minore (italiano). Liguria: Orme; Muscin (Cogorno); Oeggiu (Cicagna); Ormo, Urmu (Genova); Ulmu (Ormea). Piemonte: Olem, Olm, Oulm, Ourm, Ulm; Ualme (Val S. Martino). Lombardia: Olem, Ulem, Ulmett; Olm crepin (Sondrio); Ormadel, Ormizi, Ulem d’opera (Brescia); Ulmo de camp (Milano). Veneto: Talpone. Friuli: Oll, Olm; Olp (Carnia). Emilia-Romagna: Orman; Aulam (Bologna); Elber, Olma, Olom, Orme, Ulmeina (Reggio); Oelum, Oium (Romagna); Olam (Piacenza); Olem (Modena). Toscana: Olmo, Olmo dei campi; Orman (Lunigiana). Marche: Olmo gentile, Olmo riccio, Olmo silvestre. Lazio: Ormo. Abruzzi: Olmaccio, Olme, Ulme, Ulmo, Ulmu, Uolme, Urmo; Olmacchio, Olmaino (Teramo). Campania: Olmo, Ormo, Urmo (Napoli); Urmo di fratta (Terra di Lavoro). Calabria: Urmu. Sicilia: Urmu. Sardegna: Olamu, Olimo, Olimu, Omulu, Oranu, Ulmu, Ulumu; Lumu (Nuoro).
Forma biologica e di crescita: fanerofita cespitosa.
Tipo corologico: Europa centromeridionale, Caucaso. Distribuita dalla Francia e dalla Spagna a nord fino alla Gran Bretagna e alle coste del mar Baltico spingendosi in Russia fino al Volga; poi a sud fino alla costa meridionale del Mar Caspio, compresa la Turchia e parte del Nordafrica. Si ritiene, che in Nordafrica e forse anche in Gran Bretagna sia stato introdotto per la sua importanza economica.
Fenologia: fiore: III-IV, frutto: V-VI.
Forma biologica e di crescita: fanerofita cespitosa.
Tipo corologico: Europa centromeridionale, Caucaso. Distribuita dalla Francia e dalla Spagna a nord fino alla Gran Bretagna e alle coste del mar Baltico spingendosi in Russia fino al Volga; poi a sud fino alla costa meridionale del Mar Caspio, compresa la Turchia e parte del Nordafrica. Si ritiene, che in Nordafrica e forse anche in Gran Bretagna sia stato introdotto per la sua importanza economica.
Fenologia: fiore: III-IV, frutto: V-VI.
Limiti altitudinali: dal livello del mare fino a 1000 m di altitudine.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese è comune su tutto il territorio continentale e nelle isole fino alla Sicilia settentrionale anche se decimato dalla grafiosi (vedi oltre). Per questo motivo gli esemplari monumentali sono piuttosto rari; a Campagnola Emilia (Reggio Emilia) torreggia un vecchio esemplare di 27 m.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese è comune su tutto il territorio continentale e nelle isole fino alla Sicilia settentrionale anche se decimato dalla grafiosi (vedi oltre). Per questo motivo gli esemplari monumentali sono piuttosto rari; a Campagnola Emilia (Reggio Emilia) torreggia un vecchio esemplare di 27 m.
Habitus: albero a foglia caduca, piuttosto longevo (oltrepassa i 600 anni), variabile nella forma e nelle dimensioni: da quella arbustiva pollonifera (se la crescita avviene nel sottobosco) fino a raggiungere i 30 m di altezza (più raramente 40 m) se si sviluppa come pianta isolata; ha una chioma slanciata, irregolarmente piramidale o rotondeggiante, leggera, elegante e tronco diritto molto ramificato, con rami eretti o assurgenti. La corteccia è opaca, rugosa, da grigia a brunastra, regolarmente fessurata in placche rettangolari e solcata per il lungo; in certi esemplari la corteccia dei rami si presenta suberosa e molto sporgente. I rametti, coperti di peli da giovani, diventano glabri e suberosi già dal secondo anno.
L'apparato radicale è inizialmente di tipo fittonante e rimane tale per una decina di anni, poi robuste radici laterali, da superficiali a mediamente profonde, sostituiscono il fittone e hanno tendenza ad anastomizzarsi (innestarsi) con radici di Olmi adiacenti; questo fatto è una delle cause più importanti della diffusione della grafiosi nei consorzi forestali, ma soprattutto nelle siepi e nei filari. L'Olmo campestre emette numerosi polloni radicali e se ceduato ricaccia vigorosamente dalla ceppaia, e numerosi rami epicormici.
Foglie: le foglie, alterne, decidue, su un picciolo pubescente molto corto (0,5-1 cm), sono ellittiche od obovate, lunghe fino a 10 cm e larghe 4 cm, verde chiaro, acuminate all’apice, con base cordata asimmetrica, margine finemente dentato con 2 o 3 ordini di denti e 7-12 paia di nervature laterali. La superficie superiore è ruvida per la presenza di peli corti e rigidi, quella inferiore è coperta da una tomentosità morbida; ciuffi di peli sono presenti all’attaccatura delle nervature secondarie soprattutto dove queste si intersecano. Le foglie si sviluppano dopo la fioritura.
Fiore: fiori precoci, giallicci o rossicci, ermafroditi, raccolti in mazzetti compatti portati dai rami e dai ramoscelli. Perigonio campanulato, persistente, a tepali eretti e un po’ concavi verso l’interno, in forma di 4-8 lacinie del margine perigoniale. Stami 4-5, a filamenti inseriti sulla base del perigonio, filiformi, molto sporgenti, con antere dorsifisse, ovali, porporine che conferiscono a tutta l’infiorescenza questo piacevole colore; ovario libero, sessile, schiacciato, con due logge uniovulate e stilo brevissimo, munito di due stimmi allungati, acuminati, internamente villosi.
Frutto: frutto a samara, largo al massimo 2 cm, glabro, compresso, espanso tutto attorno all’achenio centrale in una lamina membranosa, obovato, ellittica, profondamente incisa nella parte superiore. La forma del frutto è tale per cui nelle giornate ventose volteggia facilmente nell’aria facendosi trasportare lontano per la disseminazione.
Semi: seme unico, spostato verso l’apice (seme subapicale), a tegumento membranoso.
Polline: granuli pollinici monadi, radiosimmetrici, isopolari; perimetro in visione polare: subpoligonali, goniotremi, in visione equatoriale: subcircolari 7%, ovali 53%, ellittici 40%; forma: oblati 40%, suboblati 50%, oblato sferoidali 7%, subprolati 3%; pentazonoporati; aperture: pori, con annulus; esina: tectata, scabrata, cerebroide. Al SEM l’esina appare tectata, ondulata, con granula; dimensioni: asse polare 32 (24) 20 mµ, asse equatoriale 38 (31) 26 mµ. L’impollinazione è anemofila.
L'apparato radicale è inizialmente di tipo fittonante e rimane tale per una decina di anni, poi robuste radici laterali, da superficiali a mediamente profonde, sostituiscono il fittone e hanno tendenza ad anastomizzarsi (innestarsi) con radici di Olmi adiacenti; questo fatto è una delle cause più importanti della diffusione della grafiosi nei consorzi forestali, ma soprattutto nelle siepi e nei filari. L'Olmo campestre emette numerosi polloni radicali e se ceduato ricaccia vigorosamente dalla ceppaia, e numerosi rami epicormici.
Foglie: le foglie, alterne, decidue, su un picciolo pubescente molto corto (0,5-1 cm), sono ellittiche od obovate, lunghe fino a 10 cm e larghe 4 cm, verde chiaro, acuminate all’apice, con base cordata asimmetrica, margine finemente dentato con 2 o 3 ordini di denti e 7-12 paia di nervature laterali. La superficie superiore è ruvida per la presenza di peli corti e rigidi, quella inferiore è coperta da una tomentosità morbida; ciuffi di peli sono presenti all’attaccatura delle nervature secondarie soprattutto dove queste si intersecano. Le foglie si sviluppano dopo la fioritura.
Fiore: fiori precoci, giallicci o rossicci, ermafroditi, raccolti in mazzetti compatti portati dai rami e dai ramoscelli. Perigonio campanulato, persistente, a tepali eretti e un po’ concavi verso l’interno, in forma di 4-8 lacinie del margine perigoniale. Stami 4-5, a filamenti inseriti sulla base del perigonio, filiformi, molto sporgenti, con antere dorsifisse, ovali, porporine che conferiscono a tutta l’infiorescenza questo piacevole colore; ovario libero, sessile, schiacciato, con due logge uniovulate e stilo brevissimo, munito di due stimmi allungati, acuminati, internamente villosi.
Frutto: frutto a samara, largo al massimo 2 cm, glabro, compresso, espanso tutto attorno all’achenio centrale in una lamina membranosa, obovato, ellittica, profondamente incisa nella parte superiore. La forma del frutto è tale per cui nelle giornate ventose volteggia facilmente nell’aria facendosi trasportare lontano per la disseminazione.
Semi: seme unico, spostato verso l’apice (seme subapicale), a tegumento membranoso.
Polline: granuli pollinici monadi, radiosimmetrici, isopolari; perimetro in visione polare: subpoligonali, goniotremi, in visione equatoriale: subcircolari 7%, ovali 53%, ellittici 40%; forma: oblati 40%, suboblati 50%, oblato sferoidali 7%, subprolati 3%; pentazonoporati; aperture: pori, con annulus; esina: tectata, scabrata, cerebroide. Al SEM l’esina appare tectata, ondulata, con granula; dimensioni: asse polare 32 (24) 20 mµ, asse equatoriale 38 (31) 26 mµ. L’impollinazione è anemofila.
Numero cromosomico: 2n = 28.
Sottospecie e/o varietà: Ulmus minor Miller ssp canescens (Melville) Browicz & Ziel., diffuso nella Penisola Balcanica, nelle isole Greche ed Egee, Turchia, Asia Minore e in Italia meridionale e insulare (principalmente in boschi aridi del Tarantino e in Sicilia, dubbia in Calabria; Gambi la ritiene presente anche in Toscana e nel Lazio dove pare si sia naturalizzata), chiamato anche Olmo a foglie grigie, si distingue dalla ssp minor per i giovani getti e i rametti dell’annata caratteristicamente biancastro tomentosi, e per le nervature fogliari secondarie in numero di 12-18 paia, lunghezza delle foglie 2-10 cm. L'aggiornamento sistematico di questo genere porta, dalla checklist 2005 della Flora Italiana, al non riconoscimento del rango di specie del taxon Ulmus canescens Melville, ma solo come sottospecie dell’Ulmus minor Miller.
Un ibrido che può essere sia di origine antropogenica sia naturale, Ulmus x hollandica Miller, ha caratteristiche intermedie tra l'Olmo campestre (Ulmus minor Miller ssp minor) e l'Olmo montano (Ulmus glabra Huds), con foglie di dimensioni intermedie tra quelle dei due genitori, però spesso lisce e con apice acuminato, la pagina inferiore può essere più chiara e pubescente, la samara ha il seme spostato verso la smarginatura ma senza essere raggiunta come nell'Olmo campestre. È un ibrido che è stato molto utilizzato per il suo bel portamento nelle alberature stradali e nei parchi. Esemplari con queste caratteristiche si possono incontrare anche in ambienti naturali ma sono di difficile attribuzione.
Un ibrido che può essere sia di origine antropogenica sia naturale, Ulmus x hollandica Miller, ha caratteristiche intermedie tra l'Olmo campestre (Ulmus minor Miller ssp minor) e l'Olmo montano (Ulmus glabra Huds), con foglie di dimensioni intermedie tra quelle dei due genitori, però spesso lisce e con apice acuminato, la pagina inferiore può essere più chiara e pubescente, la samara ha il seme spostato verso la smarginatura ma senza essere raggiunta come nell'Olmo campestre. È un ibrido che è stato molto utilizzato per il suo bel portamento nelle alberature stradali e nei parchi. Esemplari con queste caratteristiche si possono incontrare anche in ambienti naturali ma sono di difficile attribuzione.
Habitat ed ecologia: boschi freschi (ove, più che altrove, riesce a mettere in atto le sue capacità pollonifere), per lo più ripariali, caratterizzati da suoli con falde superficiali, dove sopporta anche sommersioni abbastanza prolungate durante le inondazioni; presente lungo le siepi ai bordi dei campi coltivati che, se abbandonati, colonizza velocemente; comune anche negli incolti, lungo le scarpate dei fossi. Pianta eliofila che si adatta a vivere anche in posizioni ombrose.
Specie molto plastica, allo stato spontaneo lo si può trovare nei boschi xerofili a Roverella e in tutto l'orizzonte delle latifoglie eliofile: dal Lauretum, sottozona fredda, fino a tutto il Castanetum. Negli Orno-ostrieti, con Leccio e Cerro, si trova sempre in modo sporadico. Al Nord Italia la sua naturale diffusione è nei boschi planiziali (Querco-carpineti planiziali) su suoli compatti, argillosi; si ritiene che questa specie sia addirittura pioniera su questo tipo di suoli. L'Olmo campestre si propaga bene sia per seme sia per polloni radicali.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: Populetalia albae.
Specie molto plastica, allo stato spontaneo lo si può trovare nei boschi xerofili a Roverella e in tutto l'orizzonte delle latifoglie eliofile: dal Lauretum, sottozona fredda, fino a tutto il Castanetum. Negli Orno-ostrieti, con Leccio e Cerro, si trova sempre in modo sporadico. Al Nord Italia la sua naturale diffusione è nei boschi planiziali (Querco-carpineti planiziali) su suoli compatti, argillosi; si ritiene che questa specie sia addirittura pioniera su questo tipo di suoli. L'Olmo campestre si propaga bene sia per seme sia per polloni radicali.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: Populetalia albae.
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Stress tolleranti (S).
IUCN: N.A.
Farmacopea: si usa come droga la corteccia dei polloni di 1-2 anni, staccata in primavera in strisce sottili, che si trovano in commercio sotto forma di frammenti mondati dal sughero, striati sulle due facce, con frattura fibrosa, inodori allo stato secco e con sapore mucillagginoso, acre ed amaro. Essi contengono una notevole quantità di sostanze tanniche e di mucillaggine e vengono usati per la preparazione di decozioni astringenti contro i catarri intestinali, e anche per irrigazione rettale e vaginale sempre contro manifestazioni catarrali, ed infine in unguento composto da una mescolanza di corteccia fresca triturata con sugna, contro le dermatiti croniche (Leclerc). Anche il glicerito di Olmo campestre può essere usato, secondo il consiglio di Hornwell, come veicolo per la somministrazione di medicamenti insolubili e per mascherarne il cattivo sapore (Conci).
Avversità: l’Olmo campestre può essere soggetto alle seguenti avversità provocate da parassiti animali: Scolytus multistriatus e Scolytus sulcifrons, coleotteri scolitidi che scavano gallerie fra scorza e legno formando tipici e caratteristici disegni sui tronchi.
il coleottero crisomelide Galerucella luteola le cui larve e gli adulti provocano erosioni fogliari; afidi galligeni fogliari (Tetraneura ulmi, Tetraneura akinire, Eriosoma lanuginosa, ecc.) che provocano caratteristiche formazioni bollose e galle sulle foglie; danni alla vegetazione dovuti al ragnetto rosso; danni dovuti alla Metcalfa pruinosa che imbratta la vegetazione di melata e di secrezioni cerose biancastre; danni alla vegetazione provocati da diversi lepidotteri defogliatori (limantria, ifantria, operoptera, euprottide, ecc.).
L’Olmo campestre è attaccato dalla grafiosi dell’Olmo determinata da funghi parassiti (Ceratocystis ulmi, Graphium ulmi, Ceratostomella ulmi) che provocano la chiusura dei vasi linfatici, quindi il disseccamento della vegetazione in modo parziale e lento o totale e repentino a seconda del tipo di decorso della malattia (cronico o acuto). L'Olmo campestre è stato colpito a più riprese da una grave pestilenza, proveniente dall'Asia e causata da un micete, Ophiostoma ulmi; l'ultimo attacco, avvenuto nel 1967, è stato il più dannoso (Ophiostoma novo-ulmi) determinando una moriìa soprattutto di piante secolari che improvvisamente seccarono, risultando inutili tutti gli interventi fitosanitari. L'orientamento odierno è quello di sostituire le specie indigene con altre specie di origine asiatica, che da molti anni convivono con questo terribile ascomicete ed hanno sviluppato forme di difesa.
È soggetto anche a bolle fogliari dovute al fungo Taphrina ulmi; macchie necrotiche fogliari dovute a vari agenti fungini (Cercospora, Phyllosticta sp, Corniothyrium ulmi, Gloeosporium sp, ecc.); carie legnose dovute a funghi xilovori: Daedalea confragosa, Fomes sp, Ganoderma sp, Polyporus sp, ecc.; marciumi fungini radicali da Armillaria mellea e Rosellinia necatrix; deperimenti vegetativi dovuti alla tracheomicosi Verticillium albo-atrum.
Usi: il legno dell'Olmo campestre è poco adatto ad essere usato come combustibile per gli eccessivi residui di cenere, uniti alla scarsa resa calorica. Pregiato, il più ricercato fra gli Olmi, in passato questo legno elastico, a porosità anulare con grossi vasi visibili a occhio nudo, discolore, con alburno chiaro, bianco giallastro e duramen rosso bruno venato, a tessitura media fine e raggi parenchimatici visibili, è di facile lavorazione, è impiegato spesso in marineria per la sua durabilità se sommerso. Veniva utilizzato per realizzare raggi e ruote dei carri, e per lavori di ebanisteria fine, per mobili, specialmente se marezzato; attualmente è ancora utilizzato per compensati, parquet ed attrezzi agricoli. Purtroppo la grafiosi ha reso di difficile reperimento tronchi di diametro utili per le lavorazioni.
L’Olmo campestre è stato usato fin dall’antichità, come testimonia fra gli altri il Columella (De arboribus, XV) quale sostegno per la vite insieme a Orniello, Acero, Carpino, talvolta Gelso (associazione nota come "vite maritata"), quasi un marito che regga la moglie secondo la metafora di Catullo il quale definisce “vedova” la vite quando non si appoggia a quest’albero. L'adozione di pali di sostegno in cemento ha determinato l'abbandono di questa pratica.
Le foglie hanno costituito un ottimo foraggio per gli animali quali buoi, asini, cavalli, capre, pecore ecc.: era pratica comune, in tarda primavera, defogliare gli Olmi facendo scivolare i giovani ramoscelli, per tutta la loro lunghezza, tra pollice ed indice stretti fra loro, per asportarne le foglie; gli anziani contadini dicevano che le piante delle siepi non ne soffrivano, anzi rigermogliavano ancora più sane e rigogliose.
La qualità principale dell’Olmo è quella depurativa ed in cosmesi se ne utilizza la corteccia come ingrediente base di decotti per lavaggi.
I frutti immaturi, appena formati, possono essere mangiati crudi in insalata: hanno un gusto aromatico ed inconsueto che lascia la bocca fresca, l'alito piacevole e sono un buon alimento, ricco di proteine vegetali.
Curiosità: Plinio, sulla scia di Dioscoride, sosteneva che le sue foglie avevano, come la corteccia, la proprietà di far coagulare e cicatrizzare le ferite e di lenire le dermatiti scagliose, gli ascessi, le ferite, le ustioni e le fistole. La radice a sua volta si credeva facesse rispuntare i capelli; e per curare gli occhi, pulire le piaghe e ridare splendore alla pelle del volto veniva usata l’«acqua d’Olmo», un liquido dolce e vischioso che esce dalle galle provocate sulla foglia dalla puntura degli insetti.
Leggende e simbolismi: nell’antichità Ulmus minor era sacro a Morfeo, uno dei mille figli del Sonno, l’Hípnos dei Greci. La sua funzione, come spiega il nome, che deriva da morfé = “forma, figura”, era quella di assumere la forma di esseri umani apparendo agli uomini addormentati. Era alato, con grandi ali che sbattevano silenziosamente portandolo in ogni angolo della terra in un istante.
Virgilio (Eneide, VI, 282-284) lo chiamava Ulmus somniorum, l’Olmo dei sogni, descrivendo l’Olmo dell’Averno:
IUCN: N.A.
Farmacopea: si usa come droga la corteccia dei polloni di 1-2 anni, staccata in primavera in strisce sottili, che si trovano in commercio sotto forma di frammenti mondati dal sughero, striati sulle due facce, con frattura fibrosa, inodori allo stato secco e con sapore mucillagginoso, acre ed amaro. Essi contengono una notevole quantità di sostanze tanniche e di mucillaggine e vengono usati per la preparazione di decozioni astringenti contro i catarri intestinali, e anche per irrigazione rettale e vaginale sempre contro manifestazioni catarrali, ed infine in unguento composto da una mescolanza di corteccia fresca triturata con sugna, contro le dermatiti croniche (Leclerc). Anche il glicerito di Olmo campestre può essere usato, secondo il consiglio di Hornwell, come veicolo per la somministrazione di medicamenti insolubili e per mascherarne il cattivo sapore (Conci).
Avversità: l’Olmo campestre può essere soggetto alle seguenti avversità provocate da parassiti animali: Scolytus multistriatus e Scolytus sulcifrons, coleotteri scolitidi che scavano gallerie fra scorza e legno formando tipici e caratteristici disegni sui tronchi.
il coleottero crisomelide Galerucella luteola le cui larve e gli adulti provocano erosioni fogliari; afidi galligeni fogliari (Tetraneura ulmi, Tetraneura akinire, Eriosoma lanuginosa, ecc.) che provocano caratteristiche formazioni bollose e galle sulle foglie; danni alla vegetazione dovuti al ragnetto rosso; danni dovuti alla Metcalfa pruinosa che imbratta la vegetazione di melata e di secrezioni cerose biancastre; danni alla vegetazione provocati da diversi lepidotteri defogliatori (limantria, ifantria, operoptera, euprottide, ecc.).
L’Olmo campestre è attaccato dalla grafiosi dell’Olmo determinata da funghi parassiti (Ceratocystis ulmi, Graphium ulmi, Ceratostomella ulmi) che provocano la chiusura dei vasi linfatici, quindi il disseccamento della vegetazione in modo parziale e lento o totale e repentino a seconda del tipo di decorso della malattia (cronico o acuto). L'Olmo campestre è stato colpito a più riprese da una grave pestilenza, proveniente dall'Asia e causata da un micete, Ophiostoma ulmi; l'ultimo attacco, avvenuto nel 1967, è stato il più dannoso (Ophiostoma novo-ulmi) determinando una moriìa soprattutto di piante secolari che improvvisamente seccarono, risultando inutili tutti gli interventi fitosanitari. L'orientamento odierno è quello di sostituire le specie indigene con altre specie di origine asiatica, che da molti anni convivono con questo terribile ascomicete ed hanno sviluppato forme di difesa.
È soggetto anche a bolle fogliari dovute al fungo Taphrina ulmi; macchie necrotiche fogliari dovute a vari agenti fungini (Cercospora, Phyllosticta sp, Corniothyrium ulmi, Gloeosporium sp, ecc.); carie legnose dovute a funghi xilovori: Daedalea confragosa, Fomes sp, Ganoderma sp, Polyporus sp, ecc.; marciumi fungini radicali da Armillaria mellea e Rosellinia necatrix; deperimenti vegetativi dovuti alla tracheomicosi Verticillium albo-atrum.
Usi: il legno dell'Olmo campestre è poco adatto ad essere usato come combustibile per gli eccessivi residui di cenere, uniti alla scarsa resa calorica. Pregiato, il più ricercato fra gli Olmi, in passato questo legno elastico, a porosità anulare con grossi vasi visibili a occhio nudo, discolore, con alburno chiaro, bianco giallastro e duramen rosso bruno venato, a tessitura media fine e raggi parenchimatici visibili, è di facile lavorazione, è impiegato spesso in marineria per la sua durabilità se sommerso. Veniva utilizzato per realizzare raggi e ruote dei carri, e per lavori di ebanisteria fine, per mobili, specialmente se marezzato; attualmente è ancora utilizzato per compensati, parquet ed attrezzi agricoli. Purtroppo la grafiosi ha reso di difficile reperimento tronchi di diametro utili per le lavorazioni.
L’Olmo campestre è stato usato fin dall’antichità, come testimonia fra gli altri il Columella (De arboribus, XV) quale sostegno per la vite insieme a Orniello, Acero, Carpino, talvolta Gelso (associazione nota come "vite maritata"), quasi un marito che regga la moglie secondo la metafora di Catullo il quale definisce “vedova” la vite quando non si appoggia a quest’albero. L'adozione di pali di sostegno in cemento ha determinato l'abbandono di questa pratica.
Le foglie hanno costituito un ottimo foraggio per gli animali quali buoi, asini, cavalli, capre, pecore ecc.: era pratica comune, in tarda primavera, defogliare gli Olmi facendo scivolare i giovani ramoscelli, per tutta la loro lunghezza, tra pollice ed indice stretti fra loro, per asportarne le foglie; gli anziani contadini dicevano che le piante delle siepi non ne soffrivano, anzi rigermogliavano ancora più sane e rigogliose.
La qualità principale dell’Olmo è quella depurativa ed in cosmesi se ne utilizza la corteccia come ingrediente base di decotti per lavaggi.
I frutti immaturi, appena formati, possono essere mangiati crudi in insalata: hanno un gusto aromatico ed inconsueto che lascia la bocca fresca, l'alito piacevole e sono un buon alimento, ricco di proteine vegetali.
Curiosità: Plinio, sulla scia di Dioscoride, sosteneva che le sue foglie avevano, come la corteccia, la proprietà di far coagulare e cicatrizzare le ferite e di lenire le dermatiti scagliose, gli ascessi, le ferite, le ustioni e le fistole. La radice a sua volta si credeva facesse rispuntare i capelli; e per curare gli occhi, pulire le piaghe e ridare splendore alla pelle del volto veniva usata l’«acqua d’Olmo», un liquido dolce e vischioso che esce dalle galle provocate sulla foglia dalla puntura degli insetti.
Leggende e simbolismi: nell’antichità Ulmus minor era sacro a Morfeo, uno dei mille figli del Sonno, l’Hípnos dei Greci. La sua funzione, come spiega il nome, che deriva da morfé = “forma, figura”, era quella di assumere la forma di esseri umani apparendo agli uomini addormentati. Era alato, con grandi ali che sbattevano silenziosamente portandolo in ogni angolo della terra in un istante.
Virgilio (Eneide, VI, 282-284) lo chiamava Ulmus somniorum, l’Olmo dei sogni, descrivendo l’Olmo dell’Averno:
Nel mezzo spande i rami, decrepite braccia,
un cupo immenso olmo ove a torme albergano,
un cupo immenso olmo ove a torme albergano,
si dice, i fallaci sogni che alle foglie sono sospesi.
cui fa eco il Petrarca (poesia inedita citata da Angelo De Gubernatis, La mythologie des plantes, Parigi, 1878, vol. II, p. 270):
cui fa eco il Petrarca (poesia inedita citata da Angelo De Gubernatis, La mythologie des plantes, Parigi, 1878, vol. II, p. 270):
Un olmo v’è che ‘n fronde sogni piove
Da ciascun canto, e che confusamente
Da ciascun canto, e che confusamente
Di vero e di menzogna altrui ricopre.
Grazie alla sua facoltà di evocare sogni l’Olmo divenne anche un albero dal potere oracolare. Plinio (Naturalis historia, XVI, 132), si riferisce al prodigio, per Giulio Ossequente avvenuto nel 105 a Nocera (in cui i Romani, cercando di arginare i Cimbri che stavano penetrando nel Norico, subirono pesanti sconfitte. Poi, i Cimbri scesero in Italia attraverso la valle dell’Adige, incalzando l’esercito di Lutezio Catulo; ma questi insieme con Gaio Mario riuscì ad arrestarli sterminandoli ai Campi Raudii nel 101 a.C.), quando dice: «Questo evento si è verificato davanti agli occhi dei Quiriti tutti durante la guerra contro i Cimbri, a Nocera, nel bosco sacro a Giunone, quando un Olmo, dopo che se n’era recisa la sommità perché incombeva sull’altare, tornò da solo a ergersi intero e a fiorire immediatamente: da quel momento in poi la grandezza del popolo romano, che in precedenza era stata travolta dalle disfatte militari, si risollevò».
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www.dryades.euGrazie alla sua facoltà di evocare sogni l’Olmo divenne anche un albero dal potere oracolare. Plinio (Naturalis historia, XVI, 132), si riferisce al prodigio, per Giulio Ossequente avvenuto nel 105 a Nocera (in cui i Romani, cercando di arginare i Cimbri che stavano penetrando nel Norico, subirono pesanti sconfitte. Poi, i Cimbri scesero in Italia attraverso la valle dell’Adige, incalzando l’esercito di Lutezio Catulo; ma questi insieme con Gaio Mario riuscì ad arrestarli sterminandoli ai Campi Raudii nel 101 a.C.), quando dice: «Questo evento si è verificato davanti agli occhi dei Quiriti tutti durante la guerra contro i Cimbri, a Nocera, nel bosco sacro a Giunone, quando un Olmo, dopo che se n’era recisa la sommità perché incombeva sull’altare, tornò da solo a ergersi intero e a fiorire immediatamente: da quel momento in poi la grandezza del popolo romano, che in precedenza era stata travolta dalle disfatte militari, si risollevò».
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