Brassica napus L.

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Brassicaceae - Brassica napus L.; Pignatti 1982: n. 1169; Brassica napus L.
Plant List: accettato
Brassica napus L.
(a cura di Giuseppe Laino)

Etimologia: l’epiteto del genere è il nome latino brassica, -ae, f. = “cavolo” [Plinio et al.], che gli antichi Romani riservavano ad alcune specie di ortaggi come Brassica oleracea L. (Cavolo comune) o Brassica rapa L. (Cavolo rapa, Rapa). L’epiteto specifico deriva dal latino napus, -i, m. = “navone” [Columella] (Ravizzone) con allusione alla somiglianza della pianta con quella della Rapa. Il nome volgare Colza deriva dall’olandese kolzaad = “seme di cavolo”.
Sinonimi:
nessuno.
Nomi volgari: Cavolo navone, Colza, Brassica navona (italiano). Liguria: Navè; Cou navon, Micci, Ravisson (Genova); Naun (Albenga); Navoi (Ponti di Nava); Navun (Chiavari, Savona); Ravacovo (Porto Maurizio). Piemonte: Ramolass. Lombardia: Raviscion, Ravizz, Ravizzon; Colsat, Conser, Naù, Raissu, Versagg (Brescia). Veneto: Ravison; Colzat, Navon (Treviso); Ravazzon (Verona). Friuli: Ravizze, Ravizzon, Ueli; Calarabi, Cau, Colrabi, Rave, Verzerave (Carnia). Emilia-Romagna: Colza (Parma); Ravazz (Bologna); Ravezz (Modena); Ravizzon, Ravuss (Piacenza). Toscana: Buniada, Cavolo rapone, Colsat, Colza, Nagone, Napo silvestre, Navone, Navone salvatico, Rapaccini, Rapaccio, Rapaccione, Rapo salvatico, Ravettone, Ravizzione, Ravizzone. Campania: Vruoccole de rape (Napoli). Calabria: Cavuli rapi, Rapi, Rapist, Vroccoli di rapi. Sardegna: Napu.
Forma biologica e di crescita: terofita scaposa.
Tipo corologico: ibrido naturale di cui non è certo l’areale di origine (Europa temperata o Asia Minore), nato dall'incrocio tra Brassica campestris L. (= Brassica rapa L., Rapa, Cavolo rapa; corredo cromosomico: 2n = 20, 40) e Brassica oleracea L. (Cavolo comune; corredo cromosomico: 2n = 18 [36, 72]). L'incrocio tra le due specie, seguito da fortuito raddoppiamento cromosomico, ha prodotto questa nuova specie. In Europa cominciò a diffondersi già durante il Basso Medioevo.
Come varietà primaverile (a ciclo primaverile-estivo), è coltivata nei climi nordici (soprattutto in Canada, Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Francia e Olanda) come pianta foraggera, fonte di olio vegetale alimentare e come combustibile da motorizzazione (biodiesel); come varietà autunnale (a ciclo autunnale-primaverile), è coltivata in aree con inverni non troppo rigidi come sul nostro territorio, in India (dove la Colza è una delle coltivazioni principali che occupa il 13% dei terreni agricoli), e la Cina.
In Europa la Colza viene coltivata principalmente come foraggio per via dell'elevato contenuto di lipidi e per quello medio di proteine, ed è la scelta europea prioritaria per evitare la dipendenza dalla Soia (
Glycine max (L.) Merrill) di produzione americana e l'importazione di semi di Soia geneticamente modificati.
Fenologia: nella varietà a ciclo autunnale-primaverile la pianta, seminata tra la fine di settembre e i primi di ottobre, emerge dal terreno dopo 10-15 giorni con le due foglie cotiledonari; successivamente emette nuove foglie che formano una rosetta (stadio di massima resistenza al freddo: 6-8 foglie, fittone lungo 15-20 cm e colletto del diametro di 6-7 mm). La levata inizia nella seconda metà di marzo: alla fine di questo mese il fusto è lungo circa 20 cm ed è già visibile l'infiorescenza principale. Nella prima decade di aprile, nonostante la pianta non abbia terminato la crescita vegetativa, inizia la fioritura: l'accrescimento si arresta in concomitanza con l'antesi dei fiori più alti; in questo stadio non è raro osservare sulla stessa infiorescenza la presenza contemporanea di fiori in boccio, fiori in antesi e silique. Dopo 30-40 giorni dalla fecondazione, i semi iniziano a riempirsi di materiali di riserva: il contenuto di olio raggiunge il massimo valore dopo circa 60 giorni. Il seme giunge a maturazione dopo 80 giorni dalla fioritura. Nonostante la fioritura sia molto abbondante, molti fiori, soprattutto quelli dischiusisi per ultimi, non giungono a produzione; molti ovuli inoltre abortiscono. Ciò è in parte dovuto a condizioni pedoclimatiche sfavorevoli e porta in ogni caso ad una riduzione della potenzialità produttiva. Alla maturità delle silique la pianta si presenta in gran parte defogliata e con la parte terminale dello stelo e delle ramificazioni secche..
Limiti altitudinali: dal piano a 1000 m di altitudine.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese la Colza non è diffusa a livello nazionale; è coltivata soprattutto come pianta foraggera da erbaio in semina estivo-autunnale e per la produzione di granella. La superficie coltivata fluttua in funzione delle politiche comunitarie. Risultano oggi interessati, infatti, solo 16.000 ha concentrati, peraltro, nel Centro-Sud. Le attuali produzioni medie sono dell'ordine di 2,6 t/ha, con punte di oltre 3 t/ha nel Nord. Queste ultime, quindi, sono da ritenere un obiettivo fattibile per le superfici della Pianura Padana. Come termine di confronto, a questo proposito, è da evidenziare che le rese medie nel Centro Europa (Francia, Germania) variano dalle 3 alle 4 t/ha a seconda del clima.
Habitus: erbacea annuale con apparato radicale fittonante, profondo 70-80 cm che si espande soprattutto nei primi 35-40 cm di suolo. Il fusto è eretto e ramificato, alto in genere 1,5 m che differenzia circa 20 foglie; nei primi stadi di crescita si presenta molto raccorciato ed è formato da una rosetta di foglie; in stadi successivi gli internodi superiori dello stelo si allungano (levata). Se le piante hanno spazio a disposizione, ramificano abbondantemente, producendo germogli che partono dall'ascella delle foglie superiori e che sviluppano un'infiorescenza del tutto simile a quella principale. In pratica, però, si tende a ridurre al minimo la ramificazione con la semina fitta in modo da ridurre soprattutto la scalarità di fioritura e di maturazione.
Foglie: semplici, alterne; il colore, verde glauco, è dovuto alla presenza di abbondante pruina. Si distinguono le foglie basali, lunghe 4-8 cm, lirate pennatosette e peduncolate, con lobo terminale molto grande, dalle foglie del fusto che si formano durante la levata, lunghe 5-8 cm, intere e sessili, oblunghe e parzialmente abbraccianti il fusto con la parte basale della lamina (amplessicauli).
Fiore: i fiori, dialipetali, attinomorfi, sono riuniti in gruppi a formare un'infiorescenza a grappolo alla sommità del fusto (allungata già al momento dell’antesi), formata da 150-200 fiori ermafroditi; il calice è composto da 4 sepali patenti lunghi 6-8 mm, la corolla è costituita da 4 petali disposti a croce lunghi 11-14 mm, gialli, raramente bianchi; androceo di sei stami; gineceo con ovario supero bicarpellare. La fioritura è scalare, procedendo dalla base verso l'apice dei vari rami dell'infiorescenza (con i fiori dischiusi che non superano mai i boccioli), e dura circa un mese.
Frutto: siliqua (frutto secco deiscente) che si sviluppa dal fiore fecondato, lunga 4-9 cm e spessa 3-4 mm; un falso setto interno (replum) la divide in due carpelli contenenti ciascuno numerosi semi (fino a 20). Pertanto una siliqua può contenere da 15 a 40 semi, a seconda della varietà. A piena maturazione i due carpelli possono separarsi spontaneamente sollevandosi dal basso e restando temporaneamente uniti nella parte terminale. La deiscenza delle silique ha da sempre rappresentato un grave problema pratico, in quanto la sgranatura alla raccolta comporta ingenti perdite di prodotto. Proprio per risolvere questo inconveniente sono state selezionate nuove varietà di Colza che presentano un grado di indeiscenza sufficiente a consentire un certo ritardo nella raccolta senza eccessivo danno.
Semi: piccoli, lisci, irregolarmente sferici, larghi 2 mm, con tegumento di colore bruno rossastro che diventa più scuro col procedere della maturazione, di sapore non pungente; 1000 semi pesano 3,5-5 g, a seconda della varietà, anche se le dimensioni maggiori vengono raggiunte dai semi delle varietà invernali. Il 12-20% del peso dell'intero seme è rappresentato dal tegumento; oltre che dal tegumento, il seme è composto da due cotiledoni e dall'embrione giallastro, che contengono le sostanze di riserva.
L'embrione contiene dal 38 al 50% (in media 40-42%) di olio e il 21-24% di proteine; nelle varietà primaverili il contenuto in olio aumenta progressivamente durante la maturazione; in quelle invernali, invece, aumenta fino a quando la siliqua non assume la tipica colorazione giallognola, per poi diminuire a maturazione completata. I semi di questa specie contengono glucosinolati, sostanze solforate con effetto gozzigeno, la cui presenza limita l'impiego della farina di estrazione della Colza nell'alimentazione del bestiame: l'effetto gozzigeno è dovuto ai prodotti dell'idrolisi dei glucosinolati, gli istotiocianati, che alterano le funzioni della tiroide provocando ipertiroidia.
Polline: granuli pollinici a contorno triangolare arrotondato in visione polare, da circolare ad ellittico in visione equatoriale; dimensioni: asse polare 22,8 (21-24) mµ, asse equatoriale 24 (23-25) mµ; le dimensioni dei granuli possono variare a seconda della cultivar, quelli della varietà oleifera sono di norma nettamente più grandi; aperture: tricolpati, con colpi arrotondati all’estremità, spesso ricoperti di granuli fini; esina: reticolata, con larghezza della maglia più o meno costante, che diviene leggermente più stretta verso i colpi (al contrario di quanto avviene nell’esina tricolporata reticolata nelle specie del genere Salix); muri del reticulum con linee di sottili nodi in visione dall’alto; la lumina aperta del reticulum al bordo dei colpus ne rende confuse le sagome; l’esina diventa alquanto più sottile (con columellae più corta) verso il colpi.
L’impollinazione è principalmente entomofila e in subordine anemofila, ma anche in assenza dell’azione degli insetti e del vento la pianta produce semi. La Colza è autofertile, è possibile sia la fecondazione autogama (autoimpollinazione al 70%), sia la fecondazione allogama (impollinazione incrociata per il 30%), quest’ultima favorita dal vento e dagli insetti attratti dai fiori ricchi di nettare.
La Colza è stata collegata agli effetti negativi procurati dall’asma e dalla febbre da fieno. Secondo alcuni il suo polline sarebbe all'origine dell'aumento dei disturbi respiratori. Tuttavia ciò è improbabile poiché la Colza è una pianta principalmente ad impollinazione entomofila, i cui granuli vengono trasportati in massima parte dagli insetti. Forse l'odore caratteristico del fiore viene impropriamente associato dagli allergici ai loro disturbi.
Numero cromosomico: 2n = 38 (57, 76).
Sottospecie e/o varietà: “Canola” è una specifica varietà di Colza dal basso contenuto di acido erucico che è stata sviluppata in Canada: il suo nome è composto da Canadian oil low acid (Olio canadese a basso contenuto di acido).
Esistono tipi invernali, con esigenze di vernalizzazione per la salita a seme e tipi alternativi. In base al contenuto di acido erucico e glucosinolati si distinguono quattro tipi: 1) a "doppio alto": alto contenuto di acido erucico e glucosinolati; 2) B "0": basso tenore di acido erucico; 3) C "00" o "doppio zero": con un contenuto quasi nullo di acido erucico e non più di 5-10 micromoli di glucosinolati per grammo di farina disoleata; 4) D "000": basso tenore di acido erucico e glucosinolati e basso tenore in fibra.
Le normativa comunitarie prescrivono, dal 1990, l'assenza di acido erucico dall'olio estratto e di glucosinolati dalle farine ad uso zootecnico.
Habitat ed ecologia: largamente coltivata, sfugge facilmente alla coltivazione per inselvatichirsi nei coltivi, nei terreni incolti, nelle macerie, ai margini di strade, diventando infestante. La Colza è una pianta a ciclo autunnale-primaverile (alle nostre latitudini si pratica quasi esclusivamente la semina a inizio autunno o in estate se la coltura ha destinazione foraggera mentre in altre zone è frequente la semina primaverile); potendo sopportare temperature minime di -10-15 °C (anche -18 °C in presenza di copertura nevosa e in assenza di ristagni idrici), è importante che la pianta raggiunga prima dell'inverno lo stadio di 6-8 foglioline e che l’apice vegetativo sia protetto da numerose altre foglioline in via di formazione, in quanto in tale fase presenta la maggior resistenza al freddo. È pianta microterma (non necessita di temperature elevate per svilupparsi); lo zero di vegetazione si trova a 6-8 °C. Teme, però, periodi siccitosi soprattutto durante le fasi di levata e fioritura. Nel corso dell'inverno, sotto l'azione delle basse temperature (vernalizzazione) avviene il viraggio dell'apice, che cessa di formare foglie per formare gli abbozzi fiorali. È di fondamentale importanza che le varietà autunnali non entrino nella fase riproduttiva se non sono state sottoposte ad un periodo di vernalizzazione che si realizza con la permanenza, per almeno 40 giorni, a temperature inferiori a 10 °C. Predilige terreni freschi e profondi. In terreni con buona capacità di ritenzione idrica la Colza si sviluppa rapidamente; cresce bene anche in zone povere di precipitazioni grazie alla sua maggiore precocità rispetto ai cereali vernini.
È abbastanza tollerante nei confronti del pH, pur prediligendo valori intorno a 6,5; non presenta particolari problemi per quanto riguarda la salinità. Migliora il terreno per gli abbondanti residui colturali (radici, foglie e steli) che, se ben interrati, assicurano un buon apporto di sostanza organica umificata.
Nelle regioni asciutte del Centro e Nord Italia la Colza può essere avvicendata al Frumento. Consegue ottimi risultati dopo leguminose pratensi o da granella mentre non risulta conveniente la successione a sé stesso o il suo ritorno in tempi brevi sul medesimo terreno, soprattutto quando si verificano attacchi di Phoma lingam.
Per quanto riguarda le modalità di concimazione è importante dosare attentamente l'azoto per evitare fenomeni di allettamento (vedi oltre). La Colza è molto sensibile, specialmente nei primi stadi del suo ciclo, all'azione negativa delle malerbe (vedi oltre).
Syntaxon (syntaxa) di riferimento:
Life-strategy (sensu Grime & Co.):
Stress tolleranti (S).
IUCN:
N.A..
Farmacopea:
la Colza, per i principi solforati che contiene allo stato naturale, può esercitare, sebbene in grado meno accentuato della Senape nera (Brassica nigra (L.) Koch), un’azione stimolante che si perde, però, in gran parte con la cottura.
Avversità: le avversità più dannose cui va incontro la Colza in coltivazione, sono le micosi che provocano le necrosi del colletto (Phoma lingam) e il seccume delle foglie provocato da Alternaria brassicae presente in semi contaminati, residui colturali, crucifere spontanee; interessa tutto il ciclo vegetativo della coltura e si manifesta con tacche nere sulle foglie, sui fusti e sulle silique; può provocare la morte delle giovani plantule. Altri patogeni che possono provocare danni alla coltura sono la Sclerotinia sclerotiorum e la Peronospora brassicae.
Tra gli insetti che provocano danni alla pianta sono da elencare i fitofagi tra i quali figurano diversi coleotteri. La
Psylliodes chrysocephala è particolarmente dannosa dallo stadio di emergenza fino alla levata. L'adulto provoca erosioni di 1-2 mm su cotiledoni, foglie e alla base del fusto in autunno; le larve attaccano la pianta al momento della levata, minando gli steli fino a distruggere la gemma terminale. Il Meligete della Colza (Meligethes aeneus) compare nel mese di marzo. L'adulto divora i bottoni fiorali per nutrirsi del polline, le larve attaccano le gemme. Il Punteruolo dell’apice (Ceuthorrhynchus picitarsis) e il Punteruolo delle silique (Ceuthorrhynchus assimilis) sono particolarmente pericolosi per i danni che possono arrecare a foglie, bottoni fiorali e giovani silique. Danni rilevanti possono essere imputabili anche alla Mosca del Cavolo (Hylemyia brassicae) e alla Cecidomia delle silique (Dasyneura brassicae).
Tecnica colturale: particolare attenzione si riserva alla preparazione del letto di semina, in quanto i semi di Colza sono di dimensioni ridotte. In genere si esegue un'aratura di media profondità (25-30 cm). Seguono le erpicature per affinare il terreno; con clima secco e terreno argilloso si opta per una "minima lavorazione" con erpici per rompere semplicemente le stoppie. Quando il terreno si presenta troppo soffice al momento della semina si procede alla rullatura.
Per la concimazione si tiene conto del modesto fabbisogno della Colza nel periodo autunnale. La dose di azoto è molto simile a quella consigliata per il Frumento: 150 kg/ha, sottoforma di nitrato ammonico o urea da distribuirsi in quantità di 1/4-1/5 in fase di presemina e la rimanenza poco prima della levata. Eccessi di azoto provocano un maggior sviluppo fogliare rispetto a quello radicale, rendendo la pianta più suscettibile al freddo. In funzione dell'elevato potenziale di assorbimento dell'azoto, la Colza può essere impiegata come "cover-crop". Sono sufficienti poi 60-80 kg/ha di P
2O5 e 70 kg/ha di K2O distribuiti in presemina.
Il periodo di semina varia in funzione dell'ambiente di coltivazione. Nell'Italia settentrionale la semina viene fatta in settembre; al Sud fino a novembre, in relazione anche alla possibilità di preparare il letto di semina. Di norma si opera in modo da far raggiungere alla pianta lo stadio di rosetta al sopraggiungere dei primi freddi. Per quanto riguarda le coltivazioni italiane, la data consigliabile è compresa tra la metà di settembre e quella di ottobre. L'investimento teorico può variare da 100 a 120 piante/m
2 per ottenere, alla raccolta, una densità di 50-60 piante/m2; il quantitativo di seme necessario, considerando un 30-40% di perdite, varia da 5 a 7 kg/ha. Si impiegano seminatrici di precisione o, in alternativa, seminatrici per Frumento regolate per una distanza tra le file di 30 cm. Quantitativo di seme e distanza tra le file hanno poca influenza sulla produzione. Maggiori densità di impianto, infatti, sono correlate a un minor numero di silique per pianta. Una densità di piante elevata rimane comunque un mezzo agronomico importante per aumentare la densità radicale e quindi l'assorbimento dei nitrati. Di notevole importanza per la germinabilità è, invece, la profondità di semina che non deve superare i 2 cm.
Data la vicinanza delle file, la sarchiatura risulta alquanto problematica; pertanto si ricorre al diserbo chimico.
La lotta alle erbacee infestanti così come la preparazione del letto di semina, è di primaria importanza per la coltivazione della Colza che soffre molto il loro tasso di competitività soprattutto nel periodo iniziale di accrescimento. Tra le specie più competitive e frequenti sono da annoverare le graminacee (Alopecurus myosuroides Eig, Avena sp. pl., Phalaris sp. pl. e Lolium sp. pl.) e le dicotiledoni (Veronica sp. pl., Stellaria media (L.) Villars, Capsella bursa-pastoris (L.) Medicus, Galium aparine L., varie composite, polygonacee e crucifere) tra cui risulta molto temibile la crucifera Sinapis arvensis L.
La lotta si effettua con un primo trattamento in presemina con Napropamide o Trifluralin. In alternativa, per un trattamento in pre-emergenza viene utilizzato il Metazaclor. Un secondo trattamento viene effettuato in post-emergenza, con diserbanti a prevalente azione graminicida come Setoxydim, cidoxydim, ecc.
La lotta ai fitofagi è condotta validamente tramite un'accurata concia del seme, rotazioni non troppo corte e con l'impiego di cultivar resistenti.
Si procede alla raccolta soltanto quando l'umidità media del seme è inferiore al 14%. La data è compresa, al Nord Italia, tra la seconda e la terza decade di giugno. Si utilizzano mietitrebbie con testata per Frumento opportunamente regolate: barra falciante alta; ventilazione, velocità del battitore e distanza al minimo tra questo e il controbattitore. Le operazioni di raccolta dovrebbero iniziare nelle prime ore del mattino per essere interrotte nelle ore più calde al fine di ridurre le perdite.
Controversia: la Monsanto ha prodotto con tecnologie genetiche una varietà di “Canola” resistente agli effetti dell'erbicida Roundup. In seguito ha perseguito con determinazione gli agricoltori nei cui campi veniva coltivata “Canola” con il gene Roundup Ready, senza che questi avessero pagato una somma che li autorizzava a farlo. Questi agricoltori hanno sostenuto che il gene Roundup Ready è stato portato nelle loro coltivazioni da incroci, non volutamente provocati, con “Canola” normale. Altri sostengono che dopo aver irrorato di Roundup i campi ove erano presenti altre coltivazioni, per uccidere le erbe infestanti, le piante spontanee di Roundup Ready Canola, considerate in questi casi come infestanti, non vengono eliminate, causando spese aggiuntive per liberarsene.
La produzione di olio di Colza nel mondo: a partire dal 1940 la Colza ha progressivamente assunto una notevole importanza a livello mondiale. Tale crescita si è però parzialmente arrestata in tempi recenti in concomitanza con la scoperta della nocività per l'uomo di uno dei componenti minori dell'olio di Colza (l'acido erucico). Il miglioramento genetico ha permesso la creazione di cultivar a basso contenuto di acido erucico per gli usi alimentari. Le varietà costituite vengono distinte in base ad alcune caratteristiche morfologiche, biochimiche e fisiologiche. Nell'ambito della selezione genetica si persegue l'aumento della resa, della resistenza alle avversità e il miglioramento qualitativo del prodotto (riduzione di alcuni componenti nocivi: acido erucico, glucosinolati gozzigeni o non pregiati: acido linolenico, fibra).
Secondo il Dipartimento di agricoltura degli Stati Uniti nel 2000 la Colza era la terza fonte di olio vegetale al mondo (dopo la Soia e la Palma) e la seconda fonte mondiale di proteine sebbene si raggiungesse soltanto un quinto della produzione di Soia.
Secondo dati FAO (fonte fr.wiki): la produzione mondiale totale è stata ottenuta su una superficie coltivata di 23,69 milioni di ettari, con una resa 15,16 q/ha, e la produzione è stata di 35,93 milioni di tonnellate. I principali produttori sono stati: 1) Cina: 7,20 milioni ha, 15,97 q/ha, 11,50 milioni t; 2) Unione Europea (15 Paesi): 3,10 milioni ha, 30,60 q/ha, 9,49 milioni t; 3) Canada: 4,69 milioni ha, 14,22 q/ha, 6,67 milioni t; 4) India: 4,80 milioni ha, 7,60 q/ha, 3,65 milioni t; 5) Germania: 1,27 milioni ha, 28,66 q/ha, 3,64 milioni t; 6) Francia: 1,08 milioni ha, 30,84 q/ha, 3,32 milioni t; 7) Regno Unito: 0,46 milioni ha, 39,94 q/ha, 1,84 milioni t; 8) Australia: 1,50 milioni ha, 9,47 q/ha, 1,42 milioni t; 9) Polonia: 0,43 milioni ha, 17,67 q/ha, 0,75 milioni t; 10) Stati Uniti: 0,43 milioni ha, 15,86 q/ha, 0,69 milioni t.
Usi: i fiori di Colza producono molto nettare da cui le api ricavano un miele chiaro ma pungente che deve essere estratto immediatamente dopo la sua produzione perché cristallizza rapidamente nel favo rendendo in seguito impossibile l'estrazione. Questo miele di solito viene mescolato con varietà più dolci se usato come prodotto da tavola o venduto come prodotto da pasticceria. I produttori di semi si accordano con gli apicoltori per l'impollinazione.
Dai semi di Colza, principale prodotto della coltura, è estratto per via chimica un olio suscettibile di numerose utilizzazioni sia nel settore alimentare sia in altri (industria dei saponi, in siderurgia, ecc.). La farina che residua dall'estrazione dell'olio è considerata un buon integratore proteico ad uso zootecnico. Questo sottoprodotto (panello) è un alimento molto ricco di proteine e può competere con la Soia. È usato principalmente per nutrire i bovini, suini e polli (meno importante per questi ultimi). Il sottoprodotto per animali ha un basso contenuto di glucosinolati (causa di disturbi del metabolismo per bovini e suini); sono disponibili varietà cosiddette "doppio zero" (vedi sopra), prive di acido erucico e basso contenuto in glucosinolati. L'alto contenuto di fibra è un altro aspetto che diminuisce il valore alimentare del panello.
Alla nutrizione animale può essere destinata anche l'intera pianta. Sono però da evitare somministrazioni in dosi elevate e soltanto dopo la mungitura per evitare che i glucosidi presenti nell'alimento passino nel latte con conseguenti sgradevoli alterazioni organolettiche.
Nel tardo Medioevo l’olio di Colza era utilizzato in molte città del nord Europa per l'illuminazione pubblica delle strade, mentre il suo uso in cucina non era ancora diffuso; in cucina crebbe e si diffuse dopo la Seconda guerra mondiale. L'olio di Colza è impiegato nell’alimentazione umana dopo essere stato raffinato e miscelato ad altri oli poiché da solo ha sapore e odore poco gradevoli. Contiene acido erucico, tossico per gli esseri umani in grandi dosi, per cui è usato come additivo alimentare in piccole dosi. Proprio per il contenuto di acido erucico l'olio di Colza non era ammesso per l'alimentazione umana per cui la produzione per scopi alimentari venne fortemente penalizzata negli anni 1970 a causa degli studi sugli effetti della Colza per la salute umana che ne frenarono la competizione nei confronti degli altri oli di natura vegetale. La Colza ha comunque continuato ad occupare un posto nei mercati alimentari come prodotto di qualità inferiore.
Il contenuto dei semi in olio (media intorno al 45%) può oscillare notevolmente da un anno all'altro, a seconda dell'andamento climatico e della zona. L'olio contiene acido linoleico (4-10%) ed è simile a quello di Soia. Nelle vecchie varietà conteneva fino al 50% di acido erucico, poco stabile e tossico. Oggi sono disponibili varietà prive di acido erucico (vedi sopra): l'olio alimentare deve avere questa caratteristica, mentre per l'industria non alimentare è richiesto alto contenuto di acido erucico. Accanto alla produzione dell'olio di Colza per uso alimentare, anche quella per scopi industriali ha una certa importanza: in questo caso vengono utilizzate varietà tradizionali, in quanto il contenuto in acido erucico è ininfluente.
La pianta è anche coltivata come coltura di copertura invernale. Provvede a una buona copertura del suolo in inverno e limita il dilavamento dell'azoto. La pianta viene miscelata nel suolo tramite aratura o usata come pacciamatura.
Alcune varietà di Colza sono vendute come verdura, soprattutto nei negozi asiatici.
Diesel e olio di Colza. Con l'impennata del prezzo dei carburanti si è riacceso il dibattito sui tipi di carburanti per autotrazione più economici, da qui la corsa a soluzioni "alternative", anche casalinghe, alla benzina e al gasolio. Si comincia a parlare di biocarburanti sulla scia dell'entusiasmo creato da certe voci enfatizzate dai media, secondo le quali l'olio di Colza o di semi vari potrebbe far funzionare il motore diesel. Ma le cose non stanno proprio così. Al servizio del TG3 del 12 marzo 2005 sull'utilizzo dell'olio di Colza come sostituto del gasolio per le automobili con motorizzazione diesel ne è seguito uno del TG2 del 13 marzo 2005 (edizione delle ore 13) con il quale si conferma l'utilizzo dell'olio di Colza, acquistabile presso qualsiasi supermercato, come sostituto del gasolio. Da quanto appreso dal servizio del TG2 alcuni consumatori riuscirebbero persino a fabbricarselo in casa ma viene precisato però che l'utilizzo dell'olio di Colza come carburante evade il fisco italiano e le accise previste per ogni tipo di carburante. Tuttavia la rivista di settore Quattroruote ha effettuato un test con un’auto FIAT Punto che ha però avuto esiti disastrosi (occlusione degli iniettori e creazione di depositi dovuti all'elevata vischiosità dell'olio non trattato).
L'olio di Colza costa grosso modo (secondo le fluttuazioni di prezzo) la metà del gasolio, circa 65 centesimi al litro, inquina il 98% in meno, è un prodotto vegetale. La legislazione nazionale prevede il suo utilizzo miscelato per un massimo del 5% con il gasolio derivato dal petrolio.
La Commissione europea ha emesso la normativa che oggi impone il blocco del traffico nelle città inquinate dalle polveri sottili proprio a causa dell'inquinamento atmosferico causato dalle fonti fossili derivate dal petrolio. Un articolo de
la Repubblica del 13 marzo 2005 (p. 19) ribadisce:
«Il biodiesel è olio di Colza, già pronto per lavorare con qualsiasi motore, mentre con l'olio di Colza del supermercato ci vuole qualche cautela (...) Il fumo sarà in compenso meno inquinante di quello del gasolio. Prestazioni e consumi sono identici".
La conclusione a cui si può giungere è quindi questa: il biodiesel esiste, viene prodotto dalle attività agricole, costa meno, funziona come carburante senza dover modificare i motori diesel di ultima generazione ma è tassato in modo tale da renderlo non competitivo. Non si tratta pertanto di sussidiare la produzione di biodiesel ma soltanto di "non" ostacolare con imposte proibitive la sua diffusione.
L'Agenzia delle Dogane informa che l'utilizzo di oli vegetali come quello di Colza in autotrazione è sottoposto a pagamento dell'accisa. Per cui, in base all'art. 21 del Decreto legislativo n. 504 del 26-10-1995, è tassato come carburante qualsiasi altro prodotto destinato a essere utilizzato, messo in vendita o utilizzato come carburante o come additivo per accrescere il volume finale dei carburanti. In base all'art. 40 del Decreto, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa dal doppio al decuplo dell'imposta evasa, non inferiore in ogni caso a 7.500 euro, chiunque destina a usi soggetti a imposta prodotti come l'olio di Colza senza l'assolvimento dell'imposta.
All’obiezione che la produzione di biodiesel non sia in grado di soddisfare l'intera domanda, risponde la recente proposta della Coldiretti: «Con la coltivazione di 350.000 ha di Colza e Girasole, in grado di produrre 0,85 t/ha di biodiesel puro, è possibile ottenere 300.000 t di biodiesel che, integrate nel carburante al 5%, assicurano ad oltre 3 milioni di auto, in Italia, l'autonomia per un intero anno (20.000 km)» (fonte Coldiretti.it).
Tra i tanti veicoli importanti da alimentare a biodiesel spiccano quelli impiegati nella coltivazione di piante da cibo. Alcune associazioni di coltivatori si stanno organizzando in modo da produrre Colza e semi di Girasole che verranno trasformati in loco in biodiesel e usati senza pagare accise e IVA esclusivamente per fini agricoli (trattori, motofalciatrici, ecc.). In questo modo la produzione alimentare sia per uso umano che animale diventerebbe meno dipendente dall'ascesa del prezzo del petrolio.
Fino a pochi anni fa l’olio di Colza era considerato soltanto un prodotto alimentare di qualità inferiore nei condimenti di cucina. Oggi esso emerge all'attenzione generale come materia prima dei biocarburanti; ma se la cosa stupisce non deve destare meravigliare. Infatti gli oli vegetali hanno accompagnato la nascita delle prime automobili. Il motore diesel ha iniziato a funzionare proprio con gli oli vegetali. Nel 1893 Rudolph
Diesel mise a punto il primo motore "diesel" utilizzando come carburante olio di Canapa e cereali (fonte Repubblica.it).
Nel corso del 1900 gli oli vegetali furono utilizzati come carburanti in varie occasioni.
Durante la Seconda guerra mondiale l'olio di Colza fu impiegato in particolar modo per i motori nautici. Una scelta resa necessaria dalle difficoltà di approvvigionamento petrolifero dalle aree mediorientali.
Olio di colza: non direttamente nel motore
ÈÈ opinione più che diffusa che olio di Colza e biodiesel siano sinonimi. Invece, pur avendo la stessa origine (dai semi di Colza), sono due cose ben diverse. L'olio che si compra al supermercato e che si usa per friggere i cibi è ottenuto dalla spremitura dei semi della Colza; da questo, tramite un processo chimico, si ottiene il biodiesel. È un vero e proprio combustibile: si può usare puro nei motori diesel solo se l'auto è predisposta dal costruttore (con piccole modifiche o accorgimenti in fase progettuale). In pratica, l'olio di Colza è sì un ingrediente del cosiddetto biodiesel (ossia del carburante diesel ottenuto da fonti vegetali), ma l'olio alimentare in commercio (compresi quelli di Girasole, di Arachidi, di semi vari) non ha subito i trattamenti chimici necessari, per cui produce residui che a lungo andare danneggiano il motore.
L'olio di Colza da supermercato, ad esempio, contiene ancora glicerina, che invece nell'olio di Colza per biodiesel è stata rimossa. Inoltre il biodiesel è una preparazione chimica dalle caratteristiche ben precise, definite appunto dalla norma europea EN 14214, non una miscela fatta a mano, e a occhio, di carburante diesel prelevato dalla pompa e di olio del supermercato. I motori diesel compatibili sono calibrati e strutturati per usare quella precisa miscela e nient'altro; usare una miscela diversa, specialmente in motori particolarmente esasperati, è un'incognita. È inoltre da tenere presente che tutte le case automobilistiche non coprono con la garanzia eventuali rotture che possano essere imputabili all’uso di un carburante diverso da quello prescritto. Ragionando in questi termini non sembra che il risparmio di 200-300 euro per 20.000 km di percorrenza (risparmio che si avrebbe usando una miscela al 70% di olio di Colza e 30% gasolio) di cui parla la Coldiretti (vedi sopra) possa giustificare il rischio di rotture di parti di motori (iniettori, filtro per il gasolio) o costose manutenzioni dal meccanico (pulizie, smontaggio, ecc.).
Occorre sottolineare che tutto questo interesse attorno all’olio di Colza come carburante si è creato perché il consumatore è ormai esasperato dai continui rincari dei carburanti. L'avere scoperto che i carburanti vegetali sono una realtà a portata di mano, potrebbe dare un incentivo alla diffusione del biodiesel ufficiale, che rispetto all'olio di Colza, oltre a essere in regola con la legge, dà maggiori garanzie per i motori grazie al processo chimico che priva il carburante della glicerina. I vantaggi riguarderebbero sia l'ambiente sia l’economia individuale oltre che collettiva. Il biodiesel, una volta prodotto su larga scala, potrebbe avere prezzi molto competitivi e ridurre in modo significativo molte emissioni nocive: le polveri sottili, gli idrocarburi policiclici aromatici e lo zolfo, i nemici più temibili dell'aria delle nostre città.
Inoltre, a differenza del petrolio, l'Italia è già uno dei maggiori produttori di biodiesel in Europa: potrebbe soddisfare in proprio buona parte delle sue necessità di biodiesel. Un obiettivo auspicato dalla stessa Unione europea, che nella direttiva 30/2003 fissa per il 2010 in Italia un consumo di 800.000 t/anno di biodiesel.
Al momento la produzione è limitata e di conseguenza i prezzi non sono competitivi con quelli del gasolio. Tuttavia bisogna considerare che in molti paesi (compresa l'Italia) il prezzo finale dei carburanti è molto accresciuto dalla tassazione e che le coltivazioni (italiana ed europee) sono pesantemente sovvenzionate, quindi il prezzo dell'olio di Colza è il risultato di sovvenzioni e non è un prezzo da libero mercato.
Attualmente la produzione italiana è attorno alle 300.000 t (detassate per decreto governativo), utilizzate dalle stesse raffinerie in miscela fino al 5% col gasolio tradizionale. Questo viene così usato in alternativa ad additivi più costosi, per migliorarne il potere lubrificante. C'è infine da sottolineare che un altro aspetto positivo del clamore suscitato dall'olio di Colza è l'interesse che si è creato su carburanti alternativi, cioè metano e Gpl: già presenti sul mercato, non hanno nulla da invidiare (se non l'inspiegabile scarsa diffusione sulla rete) a diesel e benzina. Il metano, va rimarcato, è il combustibile per trazione più economico in assoluto.
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Distribuzione


■ autoctona ■ alloctona ■ incerta ■ scomparsa ■ assente

Caratteristiche

Relazioni con l'uomo
[ C ] C: specie di interesse alimentare e/o aromatico
[ O ] O: specie di interesse farmaceutico-officinale
[ P ] P: specie velenose - tossiche - stupefacenti - psicotrope - irritanti - fotosensibilizzanti
[ A ] A: specie con polline allergenico.
Biologia riproduttiva

ER (ermafrodita): specie con organi maschili e femminili riuniti nel medesimo fiore.

[ EP - AC+BC ] EP (entomofilia): Il polline è trasportato da insetti, che vengono indotti a visitare il fiore con svariate strategie di richiamo, con o senza ricompensa; AC (anemocoria): Semi dispersi dalle correnti aeree, sia perché incospicui, sia perché presentano pe

Indici di Ellenberg

Salinità: 0

L: 8; T: 7; C: 5; U: 4; R: 4; N: 4;

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