(a cura di Giuseppe Laino)
Etimologia: latino capsella = cofanetto, cassetta (con riferimento al frutto contenente i semi che richiama la forma di un cofanetto). L’epiteto specifico venne attribuito alla pianta nel 1792 dal botanico tedesco Friedrich Kasimir Medikus (1736-1808), con riferimento alla forma del frutto, che ricorda la bisaccia usata in passato dai pecorai per contenere il sale pastorizio da dare alle bestie, o le proprie vettovaglie.
Sinonimi: Bursa pastoris Hill., Capsella agrestis Jordan (1864), Capsella apetala Opiz (1821), Capsella batavorum E.B. Almquist (1921), Capsella concava E.B. Almquist (1921), Capsella hyrcana Grossh. Capsella integrifolia Rafin. (1837), Capsella mediterranea E.B. Almquist (1921), Capsella pastoralis Dulac (1867), Capsella patagonica E.B. Almquist (1921), Capsella polymorpha Cav. (1802), Capsella praecox Jordan (1864), Capsella ruderalis Jordan (1864), Capsella sabulosa Jordan (1864), Capsella stenocarpa Timb.-Lagr. (1870), Capsella treviorum E.B. Almquist (1921), Capsella turoniensis E.B. Almquist (1921), Capsella triangularis St-Lager (1880), Capsella virgata Jordan (1864), Thlaspi bursa pastoris L.
Nomi volgari: Borsa del pastore, Borsacchina, Capsella comune, Erba raperina (italiano). Liguria: Borsa dou pastou, Erba borsa (Genova); Curdunettu (San Bernardo); Erba ciocca (Quinto). Piemonte: Barlet, Barlot, Bursa d' pastor, Traespich; Consavele (Mosano); Scherpasel (Sartirana). Lombardia: Casetine, Erba borsa (Brescia); Casselet, Cassetta (Pavia); Cassell (Milano). Veneto: Borsette, Scarselline (Verona). Friuli: Guselar, Rastielut, Rube bez in glesia; Pintinela (Carnia). Emilia-Romagna: Bursa pastoris; Peiver salvadegh (Reggio); Scarselliaa (Ravenna); Misdaenza (Romagna). Toscana: Borsa pastore, Borsacchina, Erba raperina, Sacco montagnolo; Borsa di pastore (Val di Chiana). Lazio: Rubella. Marche: Erba del pastore (Ancona). Campania: Cimino. Puglia: Attaccacerase; Raperina, Scarsellina (Lecce). Sicilia: Mastrozzu sarvaggiu, Vurza di pasturi, Vurza pasturì; Burza pasturi (Etna); Vurza di picuraru (Avola). Sardegna: Erba de feminas, Isperra calzones, Musciglia de pastori; Bursa de mazzone (Balotana); Bussa de pastori (Cagliari).
Forma biologica e di crescita: terofita-emicriptofita annuale o biennale.
Tipo corologico: Bacino mediterraneo, divenuta cosmopolita.
Fenologia: fiore: II-XII, frutto: III-XII. Fiorisce ininterrottamente da febbraio a dicembre. È una pianta multi-ciclica: quando i suoi semi appena nati cadono subito avviene una nuova fioritura.
Sinonimi: Bursa pastoris Hill., Capsella agrestis Jordan (1864), Capsella apetala Opiz (1821), Capsella batavorum E.B. Almquist (1921), Capsella concava E.B. Almquist (1921), Capsella hyrcana Grossh. Capsella integrifolia Rafin. (1837), Capsella mediterranea E.B. Almquist (1921), Capsella pastoralis Dulac (1867), Capsella patagonica E.B. Almquist (1921), Capsella polymorpha Cav. (1802), Capsella praecox Jordan (1864), Capsella ruderalis Jordan (1864), Capsella sabulosa Jordan (1864), Capsella stenocarpa Timb.-Lagr. (1870), Capsella treviorum E.B. Almquist (1921), Capsella turoniensis E.B. Almquist (1921), Capsella triangularis St-Lager (1880), Capsella virgata Jordan (1864), Thlaspi bursa pastoris L.
Nomi volgari: Borsa del pastore, Borsacchina, Capsella comune, Erba raperina (italiano). Liguria: Borsa dou pastou, Erba borsa (Genova); Curdunettu (San Bernardo); Erba ciocca (Quinto). Piemonte: Barlet, Barlot, Bursa d' pastor, Traespich; Consavele (Mosano); Scherpasel (Sartirana). Lombardia: Casetine, Erba borsa (Brescia); Casselet, Cassetta (Pavia); Cassell (Milano). Veneto: Borsette, Scarselline (Verona). Friuli: Guselar, Rastielut, Rube bez in glesia; Pintinela (Carnia). Emilia-Romagna: Bursa pastoris; Peiver salvadegh (Reggio); Scarselliaa (Ravenna); Misdaenza (Romagna). Toscana: Borsa pastore, Borsacchina, Erba raperina, Sacco montagnolo; Borsa di pastore (Val di Chiana). Lazio: Rubella. Marche: Erba del pastore (Ancona). Campania: Cimino. Puglia: Attaccacerase; Raperina, Scarsellina (Lecce). Sicilia: Mastrozzu sarvaggiu, Vurza di pasturi, Vurza pasturì; Burza pasturi (Etna); Vurza di picuraru (Avola). Sardegna: Erba de feminas, Isperra calzones, Musciglia de pastori; Bursa de mazzone (Balotana); Bussa de pastori (Cagliari).
Forma biologica e di crescita: terofita-emicriptofita annuale o biennale.
Tipo corologico: Bacino mediterraneo, divenuta cosmopolita.
Fenologia: fiore: II-XII, frutto: III-XII. Fiorisce ininterrottamente da febbraio a dicembre. È una pianta multi-ciclica: quando i suoi semi appena nati cadono subito avviene una nuova fioritura.
Limiti altitudinali: 0-1800 m di altitudine.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese è largamente diffusa su tutto il territorio, spesso considerata pianta infestante. Molto scarsa nella fascia alpina.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese è largamente diffusa su tutto il territorio, spesso considerata pianta infestante. Molto scarsa nella fascia alpina.
Habitus: erbacea annuale o biennale, più o meno tomentosa, con radice a fittone scarsamente ramosa ma legnosa che, quando sezionata, può emanare un odore solforato. Fusto alto da 30 a 60 cm, eretto, semplice o ramificato.
Foglie: le inferiori, riunite in una densa rosetta, hanno la lamina a contorno spatolato, lunga 3-10 cm, larga 0,5-2 cm, più o meno profondamente pennato partita. Le foglie superiori sono sessili, alterne e progressivamente più piccole, a volte con stipole alla base; la lamina è lanceolata con la base amplessicaule-sagittata.
Fiore: i fiori, ermafroditi, tetrameri, dialipetali e attinomorfi, sono piccoli e bianchi, riuniti in lunghi e lassi racemi apicali, molto allungati all’epoca della fruttificazione. Il calice è composto da 4 sepali eretto patenti, a margine bianco membranaceo e dorso rossiccio, caduchi, lunghi 1-2 mm; corolla di 4 petali, obovati, interi e bianchi, lunghi 2-3 mm. Stami 6, dei quali due più brevi, con filamenti liberi ed antere subrotonde; nell’intervallo fra ogni stame breve ed una coppia di lunghi, un piccolo nettario. Ovario ovato subtrigono, con due logge contenenti parecchi ovuli ciascuna e sormontato da uno stilo breve con stimma a bottone.
Frutto: siliquetta ovato triangolare, con il vertice rivolto verso il peduncolo, a due logge divise da un tegumento sottile, deiscente per due valve, lunga 4-6 mm.
Semi: piccoli, oblunghi, bruno chiari. Quando inumiditi li avvolge una sostanza vischiosa capace di catturare ed uccidere piccoli insetti. Il fenomeno induce a credere che questa pianta sia una protocarnivora. Non è ritenuta una vera e propria pianta carnivora in quanto, sebbene sia stata dimostrata la produzione di enzimi digestivi e la capacità di assorbimento dei nutrienti derivati dalla prede, non si sa ancora se e quanto la pianta si avvantaggi da questa situazione.
Polline: granuli pollinici monadi, radiosimmetrici, isopolari; perimetro in visione polare: subcircolari, in visione equatoriale: circolari; forma: oblato sferoidali 75%, prolato sferoidali 25%; trizonocolpati; aperture colpi: fusiformi; esina: subtectata, medio reticolata all’equatore, finemente reticolata ai poli; dimensioni (rilevate su 50 granuli): asse polare 17,02 (16,04) 14,80 mµ, asse equatoriale 17,02 (15,95) 14,80 mµ. L’impollinazione è sia entomofila che autogama.
Foglie: le inferiori, riunite in una densa rosetta, hanno la lamina a contorno spatolato, lunga 3-10 cm, larga 0,5-2 cm, più o meno profondamente pennato partita. Le foglie superiori sono sessili, alterne e progressivamente più piccole, a volte con stipole alla base; la lamina è lanceolata con la base amplessicaule-sagittata.
Fiore: i fiori, ermafroditi, tetrameri, dialipetali e attinomorfi, sono piccoli e bianchi, riuniti in lunghi e lassi racemi apicali, molto allungati all’epoca della fruttificazione. Il calice è composto da 4 sepali eretto patenti, a margine bianco membranaceo e dorso rossiccio, caduchi, lunghi 1-2 mm; corolla di 4 petali, obovati, interi e bianchi, lunghi 2-3 mm. Stami 6, dei quali due più brevi, con filamenti liberi ed antere subrotonde; nell’intervallo fra ogni stame breve ed una coppia di lunghi, un piccolo nettario. Ovario ovato subtrigono, con due logge contenenti parecchi ovuli ciascuna e sormontato da uno stilo breve con stimma a bottone.
Frutto: siliquetta ovato triangolare, con il vertice rivolto verso il peduncolo, a due logge divise da un tegumento sottile, deiscente per due valve, lunga 4-6 mm.
Semi: piccoli, oblunghi, bruno chiari. Quando inumiditi li avvolge una sostanza vischiosa capace di catturare ed uccidere piccoli insetti. Il fenomeno induce a credere che questa pianta sia una protocarnivora. Non è ritenuta una vera e propria pianta carnivora in quanto, sebbene sia stata dimostrata la produzione di enzimi digestivi e la capacità di assorbimento dei nutrienti derivati dalla prede, non si sa ancora se e quanto la pianta si avvantaggi da questa situazione.
Polline: granuli pollinici monadi, radiosimmetrici, isopolari; perimetro in visione polare: subcircolari, in visione equatoriale: circolari; forma: oblato sferoidali 75%, prolato sferoidali 25%; trizonocolpati; aperture colpi: fusiformi; esina: subtectata, medio reticolata all’equatore, finemente reticolata ai poli; dimensioni (rilevate su 50 granuli): asse polare 17,02 (16,04) 14,80 mµ, asse equatoriale 17,02 (15,95) 14,80 mµ. L’impollinazione è sia entomofila che autogama.
Numero cromosomico: 2n = 36.
Sottospecie e/o varietà: nessuna.
Habitat ed ecologia: incolti, margini di strade, aree antropizzate, coltivi..
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: Stellarietea mediae
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Ruderali (R).
IUCN: N.A.
Farmacopea: la composizione chimica di questa pianta è molto controversa. Secondo alcuni autori contiene un glucoside saponinico, tracce di un alcaloide molto instabile (bursina), abbondanti sostanze tanniche, acidi malico, citrico, acetico, tannico, bursico, bursolico, un olio volatile, cera e ceneri nella proporzione del 3,6-9,8% della sostanza secca con fosfati, solfati, cloruri di potassio, sodio, calcio, magnesio, ferro. Secondo altri non esisterebbero nella pianta né glucosidi, né alcaloidi e la sua azione farmacologica dovrebbe essere ascritta esclusivamente all’alto contenuto in potassio; mentre, per altri autori ancora, dipenderebbe dal formarsi di colina e di acetilcolina durante il disseccamento praticato per conservare la droga, o di istamina, tiramina, isoamilamina per decomposizione e fermentazione delle sostanze proteiche della pianta durante il processo di preparazione. Tschirch avrebbe anzi constatato che l’attività della Borsa del pastore aumenterebbe allorché i processi di fermentazione avvengono in presenza di particolari batteri e muffe. E’ stata usata in tempi remoti come emostatico ma recentemente l’uso a questo scopo è stato abbandonato perché la sua azione non è stata ritenuta abbastanza pronta. Ma le ricerche sono state tuttavia riprese e sono tuttora in corso sulla base della convinzione che la ritardata efficacia dipende dalla labilità dei principi attivi nel corso del disseccamento, questa volta però facendo uso della pianta fresca e di preparati concentrati che pare diano risultati molto incoraggianti, sia nei casi di emottisi e di ematuria, sia in quelli di metrorraqgie dipendenti da cause diverse. Il meccanismo farmacologico di questa azione è però tuttora non ben chiarito dato che è ancora in corso fra gli autori la discussione se l’attività della droga sia maggiore allo stato fresco od a quello secco. La droga ha anche efficacia ipotensiva dipendente tanto da una vasodilatazione periferica quanto da azioni centrali e probabilmente anche da una influenza diretta, ma di natura non ancora precisata, sul cuore.
Curiosità: in certe zone della Scozia e dell’Inghilterra questa pianta è detta mother’s heart (cuore di mamma), a motivo di uno scherzo comune tra i bambini: a un ignaro compagno di giochi viene chiesto di cogliere una siliqua e, quando poi essa si rompe, il poveretto viene accusato di aver spezzato il cuore di sua madre.
Nel 1657, l’inglese William Coles scrisse di questa pianta nel suo libro Adamo nell’Eden: “E’ detta borsa del pastore a motivo della somiglianza dei frutti con quel tipo di borsa di pelle, in cui i pastori portano nei campi le vettovaglie”. Nei ritratti olandesi di quello stesso periodo si possono notare le stesse borse appese alle cinture sia di cittadini sia di campagnoli. Se le silique della pianta vengono rotte a maturità, ne cadono i semi, ed ecco nuovamente l’idea di una borsa, questa volta contenente monete.
In botanica è utilizzata come organismo modello per lo studio della morfogenesi.
Pianta commestibile il cui sapore richiama quello del cavolo. Le giovani foglie possono essere mangiate in insalata; la rosetta basale può essere utilizzata nelle minestre. In Cina e America Settentrionale la si ritrova sui mercati alimentari.
Avversità: spesso la pianta viene attaccata dal Cystopus candidus o dalla Peronospera parasitica che si insediano nell’infiorescenza, provocando una malattia chiamata “ruggine bianca” che si manifesta con la torsione e l’ingrossamento dell’asse fiorale.
Bibliografia:
BONI U., PATRI G., Scoprire, riconoscere, usare le erbe, Edizione Mondolibri SpA, Milano, 2000.
DE LEONARDIS W., DURO A.,. PICCIONE V,. SCALIA C, ZIZZA A. (Istituto e Orto botanico, Università degli Studi di Catania), Flora palinologica italiana. Contributo alla caratterizzazione morfobiometrica delle Cruciferae, Bollettino Accademia Gioenia Scienze Naturali, Vol. 23, n. 336, pp. 515-560, Catania 1990.
DELLA BEFFA M.T., Fiori di campo (Conoscere, riconoscere e osservare tutte le specie di fiori selvatici più noti), Istituto Geografico De Agostini SpA, Novara, 1999.
FERRARI C., Guida pratica ai fiori spontanei in Italia, Edizione italiana, VI ristampa febbraio 2001, Camuzzi Editoriale SpA Milano, licenziataria di The Reader’s Digest Association, Inc.
LAUBER K., WAGNER G., Flora Helvetica (Flore illustrée de Suisse), 2ème édition, Editions Paul Haupt, 2001.
NEGRI G., Nuovo erbario figurato (Descrizione e proprietà delle piante medicinali e velenose della flora italiana), V edizione, Ulrico Hoepli, Milano1991.
www.dryades.eu
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Ruderali (R).
IUCN: N.A.
Farmacopea: la composizione chimica di questa pianta è molto controversa. Secondo alcuni autori contiene un glucoside saponinico, tracce di un alcaloide molto instabile (bursina), abbondanti sostanze tanniche, acidi malico, citrico, acetico, tannico, bursico, bursolico, un olio volatile, cera e ceneri nella proporzione del 3,6-9,8% della sostanza secca con fosfati, solfati, cloruri di potassio, sodio, calcio, magnesio, ferro. Secondo altri non esisterebbero nella pianta né glucosidi, né alcaloidi e la sua azione farmacologica dovrebbe essere ascritta esclusivamente all’alto contenuto in potassio; mentre, per altri autori ancora, dipenderebbe dal formarsi di colina e di acetilcolina durante il disseccamento praticato per conservare la droga, o di istamina, tiramina, isoamilamina per decomposizione e fermentazione delle sostanze proteiche della pianta durante il processo di preparazione. Tschirch avrebbe anzi constatato che l’attività della Borsa del pastore aumenterebbe allorché i processi di fermentazione avvengono in presenza di particolari batteri e muffe. E’ stata usata in tempi remoti come emostatico ma recentemente l’uso a questo scopo è stato abbandonato perché la sua azione non è stata ritenuta abbastanza pronta. Ma le ricerche sono state tuttavia riprese e sono tuttora in corso sulla base della convinzione che la ritardata efficacia dipende dalla labilità dei principi attivi nel corso del disseccamento, questa volta però facendo uso della pianta fresca e di preparati concentrati che pare diano risultati molto incoraggianti, sia nei casi di emottisi e di ematuria, sia in quelli di metrorraqgie dipendenti da cause diverse. Il meccanismo farmacologico di questa azione è però tuttora non ben chiarito dato che è ancora in corso fra gli autori la discussione se l’attività della droga sia maggiore allo stato fresco od a quello secco. La droga ha anche efficacia ipotensiva dipendente tanto da una vasodilatazione periferica quanto da azioni centrali e probabilmente anche da una influenza diretta, ma di natura non ancora precisata, sul cuore.
Curiosità: in certe zone della Scozia e dell’Inghilterra questa pianta è detta mother’s heart (cuore di mamma), a motivo di uno scherzo comune tra i bambini: a un ignaro compagno di giochi viene chiesto di cogliere una siliqua e, quando poi essa si rompe, il poveretto viene accusato di aver spezzato il cuore di sua madre.
Nel 1657, l’inglese William Coles scrisse di questa pianta nel suo libro Adamo nell’Eden: “E’ detta borsa del pastore a motivo della somiglianza dei frutti con quel tipo di borsa di pelle, in cui i pastori portano nei campi le vettovaglie”. Nei ritratti olandesi di quello stesso periodo si possono notare le stesse borse appese alle cinture sia di cittadini sia di campagnoli. Se le silique della pianta vengono rotte a maturità, ne cadono i semi, ed ecco nuovamente l’idea di una borsa, questa volta contenente monete.
In botanica è utilizzata come organismo modello per lo studio della morfogenesi.
Pianta commestibile il cui sapore richiama quello del cavolo. Le giovani foglie possono essere mangiate in insalata; la rosetta basale può essere utilizzata nelle minestre. In Cina e America Settentrionale la si ritrova sui mercati alimentari.
Avversità: spesso la pianta viene attaccata dal Cystopus candidus o dalla Peronospera parasitica che si insediano nell’infiorescenza, provocando una malattia chiamata “ruggine bianca” che si manifesta con la torsione e l’ingrossamento dell’asse fiorale.
Bibliografia:
BONI U., PATRI G., Scoprire, riconoscere, usare le erbe, Edizione Mondolibri SpA, Milano, 2000.
DE LEONARDIS W., DURO A.,. PICCIONE V,. SCALIA C, ZIZZA A. (Istituto e Orto botanico, Università degli Studi di Catania), Flora palinologica italiana. Contributo alla caratterizzazione morfobiometrica delle Cruciferae, Bollettino Accademia Gioenia Scienze Naturali, Vol. 23, n. 336, pp. 515-560, Catania 1990.
DELLA BEFFA M.T., Fiori di campo (Conoscere, riconoscere e osservare tutte le specie di fiori selvatici più noti), Istituto Geografico De Agostini SpA, Novara, 1999.
FERRARI C., Guida pratica ai fiori spontanei in Italia, Edizione italiana, VI ristampa febbraio 2001, Camuzzi Editoriale SpA Milano, licenziataria di The Reader’s Digest Association, Inc.
LAUBER K., WAGNER G., Flora Helvetica (Flore illustrée de Suisse), 2ème édition, Editions Paul Haupt, 2001.
NEGRI G., Nuovo erbario figurato (Descrizione e proprietà delle piante medicinali e velenose della flora italiana), V edizione, Ulrico Hoepli, Milano1991.
www.dryades.eu