Sinapis arvensis L. subsp. arvensis

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Brassicaceae - Sinapis arvensis L. subsp. arvensis; Pignatti 1982: n. 1179; Sinapis arvensis L.
Plant List: accettato
Famiglia, nome latino per esteso Sinapis arvensis L.
(a cura di Giuseppe Laino)

Etimologia: l’epiteto del genere deriva dal latino sinapi, n. indecl., e sinape, -is, e sinapis, -is, f. = “senape” [Plinio, Columella et al.], nome con il quale i Romani conoscevano la pianta, ereditato dal greco sínapi attraverso l’egiziano. L’epiteto specifico deriva dal latino arvum, -i, n. = terreno arativo, campo” [Cicerone] (con chiara allusione all’ambiente di crescita).
Sinonimi: Sinapis schkuhriana Rchb., Brassica arvensis (L.) Rabenh., non L., Sinapis orientalis L., Brassica sinapistrum Boiss.
Nomi volgari: Senape selvatica (italiano).
Forma biologica e di crescita: terofita scaposa.
Tipo corologico: steno-mediterraneo. Naturalizzata in Nordamerica.
Fenologia: fiore: IV-VI, frutto: VIII-IX, diaspora: IX-X.
Limiti altitudinali: dal piano a 1200 m di altitudine.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese è specie diffusa in tutto il territorio continentale e insulare.
Habitus: erbacea annuale, alta da 30 a 90 cm, con fusti eretti oppure ascendenti, generalmente molto ramificati, con peli sparsi alla base.
Foglie: polimorfe: le foglie inferiori, rugose e pelose, hanno la lamina di forma variabile da ovato lanceolata a lirato pennatifida, con un grande lobo terminale, lunga circa 8-15 cm, grossolanamente dentata ai margini; spesso hanno un lobo su di un lato vicino alla base e qualche volta piccole foglioline al di sotto della lamina principale. Le foglie superiori sono progressivamente più piccole, con picciolo corto o sessili, ma non amplessicauli. Tutte le foglie sono di un verde scuro, opache, pelose.
Fiore: i fiori, a simmetria dimera, sono riuniti in racemi apicali, di colore giallo zolfo. Il calice è composto da 4 piccoli sepali lineari lunghi 4-7 mm, quasi patenti, a volte reclinati e comunque mai appressati al tubo della corolla che è formata da 4 petali alterni ai sepali, lunghi 8-9 mm, spatolati e smarginati all’apice, muniti di un’unghia lunga. Peduncolo lungo al massimo quanto la lunghezza dei sepali. Androceo di 6 stami con filamenti liberi e sottili ed antere oblunghe biloculari; nettario squamiforme; gineceo con ovario oblungo, biloculare, formato da due carpelli saldati sui margini, con la cavità divisa da un segmento membranaceo e sormontato da un breve stilo con stimma capitato.
Frutto:
siliqua di forma cilindrica, bivalve, eretta o patente, quasi glabra, lunga da 2,5 a 4 cm, spessa 2-3 mm, leggermente ricurva, sormontata da un becco conico, poco compresso, lungo 10-15 mm, contenente i semi disposti su due file separate da una sottile membrana.
Semi:
numerosi, di colore rosso scuro brunastri, quasi sferici, del diametro di 1-1,25 mm, con superficie finemente punteggiata, dal sapore non pungente e con embrione giallo pallido.
Polline: granuli pollinici a contorno più o meno arrotondato; dimensioni: asse polare 29,6 (28-30) mµ, asse equatoriale 30,9 (30-32) mµ; aperture: tricolpati, con colpi arrotondati alla loro sommità, le aperture sono spesso coperte da granuli fini; esina: spessa, reticulata, con spessore più o meno costante del reticulum (si assottiglia appena verso il colpus); muri del reticulum apparente come cucito con perle in vista dall’alto; la lumina aperta del reticulum al bordo dei colpi dà quasi l’impressione di un ritaglio dell’esina; l’esina diventa leggermente più sottile (con columellae più corta) verso il colpus. L’impollinazione è entomofila. Buona pianta mellifera.
Numero cromosomico: 2n = 18.
Sottospecie e/o varietà: nessuna.
Habitat ed ecologia: incolti, ambienti ruderali, coltivi, prati e giardini; ama i terreni argillosi calcarei e ricchi di sostanze nutritive; Pianta molto comune.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: Papaveretea Rhoeadis.
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Stress tolleranti (S) + Ruderali (R).
IUCN: N.A..
Farmacopea:
antica pianta medicinale che, per i principi solforati che contiene allo stato naturale, può esercitare, sebbene in grado meno accentuato della Senape nera (Brassica nigra (L.) Koch), un’azione stimolante, che si perde in gran parte con la cottura. Per uso esterno la Senape selvatica è indicata in caso di reumatismi e nelle affezioni delle vie respiratorie.
Usi: pianta commestibile: le foglie giovani possono essere utilizzate come condimento per insalate a cui aggiungono un sapore piccante, oppure possono essere bollite e utilizzate come gli spinaci. Le cime, prima della fioritura, possono essere cucinate come i broccoli, di cui ricordano il sapore. I semi sono appetiti dagli uccelli granivori, per i quali rappresenta un ottimo alimento. Inoltre, dai semi si ricava un olio commestibile, impiegato anche nella fabbricazione del sapone.
Impatto ambientale: il mantello dorato con il quale questa pianta ricopre un campo di grano può essere piacevole agli occhi di un occasionale osservatore che si reca in campagna soltanto per una gita. Al contadino, al contrario, non provoca che irritazione. Erba infestante, persistente e soffocante, uno dei più antichi flagelli dei campi coltivati, specialmente quando la semina è effettuata in primavera. La resa del seme di una pianta di Senape selvatica è prodigiosa e protratta nel tempo: semi riportati alla luce anche dopo una decina d’anni si sono dimostrati attivissimi. Si ha notizia di pascoli inutilizzati da 50 anni che, dopo essere stati nuovamente arati, hanno prodotto spontaneamente distese di Senape selvatica, certamente perché vi erano rimasti sepolti i semi mezzo secolo prima, quando i campi di grano erano stati trasformati in pascoli. Oggi sembra che questa pianta stia soccombendo ai diserbanti selettivi, ma i contadini non sono ancora certi che la loro secolare nemica sia stata definitivamente sconfitta.
Curiosità: come molte altre erbe trattate oggi solo come infestanti, in passato la Senape selvatica era utilizzata anche a utili scopi alimentari: agli inizi del secolo XVIII, infatti, veniva ancora venduta come verdura da consumarsi bollita.
Bibliografia:
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FERRARI C., Guida pratica ai fiori spontanei in Italia, Edizione italiana, VI ristampa febbraio 2001, Camuzzi Editoriale SpA Milano, licenziataria di The Reader’s Digest Association, Inc.
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www.polleninfo.org
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G. Pallavicini, Greto Gesso, Cuneo, 06-1997
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B. Petriglia, senza dati
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G. Gestri, Farnetto, Calenzano, 10-02-2008
R. Guarino, Genzano, Altavilla Silentina, 20-03-2008
R. Guarino, Genzano, Altavilla Silentina, 20-03-2008
R. Guarino, Genzano, Altavilla Silentina, 20-03-2008
G. Pallavicini, Col del Melogno, 05-1997
G. Pallavicini, Col del Melogno, 05-1997
M. Aleo, Trapanese
M. Aleo, Trapanese
M. Aleo, Trapanese
M. Aleo, Trapanese
G. Laino, Sesto San Giovanni, Milano, 27-03-2005
G. Laino, Sesto San Giovanni, Milano, 27-03-2005
G. Laino, Sesto San Giovanni, Milano, 27-03-2005
G. Laino, Sesto San Giovanni, Milano, 27-03-2005

Distribuzione


■ autoctona ■ alloctona ■ incerta ■ scomparsa ■ assente

Caratteristiche

Relazioni con l'uomo
[ C ] C: specie di interesse alimentare e/o aromatico
[ O ] O: specie di interesse farmaceutico-officinale
[ P ] P: specie velenose - tossiche - stupefacenti - psicotrope - irritanti - fotosensibilizzanti
[ A ] A: specie con polline allergenico.
Biologia riproduttiva

ER (ermafrodita): specie con organi maschili e femminili riuniti nel medesimo fiore.

[ EP - ZC+AUC1 ] EP (entomofilia): Il polline è trasportato da insetti, che vengono indotti a visitare il fiore con svariate strategie di richiamo, con o senza ricompensa; AUC1 (autocoria balistica): I semi vengono lanciati dalla pianta stessa; ZC (zoocoria): Frutti e/o semi raccolti attivamente o passivamente dagli animali e poi dispersi.

Indici di Ellenberg

Salinità: 0

L: 7; T: 5; C: 4; U: n.d.; R: 8; N: 6;

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