Tlaspi arvense L.
(a cura di Giuseppe Laino)
Etimologia: l’epiteto del genere, thlaspi, deriva dal verbo greco thlaó = “io schiaccio, comprimo”, con allusione alla forma discoidale appiattita del frutto, come confermaa Alessandro de Théis (1765-1842) nel suo Glossario di botanica (1810): «Thlaspi dal greco (comprimo); così chiamata per la forma della sua silicula ch’è compressa». L’epiteto specifico deriva dal latino arvum, -i, n. = “terreno arativo, campo” [Cicerone], con chiara allusione all’ambiente di crescita.
Sinonimi: Crucifera thaspi E. H. L. Krause (1902), Teruncius arvensis (L.) Lunell (1916), Thlaspi collinum M. Bieb. (1808), Thlaspidea arvensis (L.) Opiz (1852), Thlaspidium arvense (L.) Bubani (1901).
Nomi volgari: Erba-storna comune, Tlaspi arvense, Tlaspi dei campi (italiano). Piemonte: Buch (Piscina prov. Torino); Cujaret (Mondovì). Lombardia: Erba de cancher (Milano). Toscana: Erba storna.
Forma biologica e di crescita: terofita scaposa.
Tipo corologico: ovest-asiatico / euroasiatico / archeofita.
Fenologia: fiore: IV-VIII(-IX), frutto: V-IX, diaspora: VI-X.
Limiti altitudinali: dal piano a 2000 m di altitudine.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese la specie è comune in quasi tutta la Penisola; assente nelle isole.
Habitus: erbacea annuale, alta 30-60 cm, con una radice a fittone e fusti eretti, glabri, angolosi, generalmente ramificati alla base.
Foglie: le foglie basali, precocemente caduche, sono obovate, portate da un picciolo lungo 0,5-3 cm e grossolanamente dentate al margine. Le foglie cauline sono a inserzione alterna, sagittate, intere o denticolate e con la base amplessicaule. La larghezza massima delle foglie è localizzata verso la metà apicale; le dimensioni medie delle foglie sono 6 cm di lunghezza e 3 cm di larghezza
Fiore: i fiori ermafroditi, dissimmetrici (a due piani di simmetria), bianchi, del diametro di 4-5 mm, su peduncolo eretto patente lungo 1 cm, sono riuniti, in numero di 30-70, in un racemo afillo allungato fino a 25 cm (fruttificazione compresa); in questa infiorescenza non è previsto il fiore apicale. Il calice giallo rossastro, consta di 4 sepali lunghi 1-2 mm, eretti e ravvicinati, ma divisi, a due a due, caduchi. La corolla è formata da 4 petali bianchi, alternati ai sepali, tutti uguali fra loro, lunghi 2-4 mm e larghi 1,5-2 mm, obovati, smarginati all’apice. Androceo di 6 stami di cui 2 corti più esterni e 4 lunghi più interni, liberi, privi di appendici e privi di denti, lunghi 1,5-2 mm; portano antere ovato cordate apicolate alla sommità, lunghe 0,5 mm. Gineceo con ovario supero, ellittico e biloculare, ogni loggia contenente molti ovuli penduli; lo stilo è mediamente lungo mentre lo stimma è capitato sub-bilobato.
Frutto: i frutti sono delle siliquette subrotonde, subdeiscenti, larghe 1-1,5 cm, con ala larga 3-5 mm, con un profondo incavo a forma di U in alto, stilo persistente lungo 0,1-0,3 mm, glabre e con un peduncolo lungo 10-12 mm.
Semi: i semi, in numero di 2-8 per ogni loggia, bruno nerastri, non alati, rugosi, sono fissati lateralmente
Polline: granuli pollinici monadi, di piccole dimensioni (10-25 mµ), sferoidali; perimetro in vista equatoriale: circolare; tricolpati; esina: reticulata, semitectata. L’impollinazione è entomofila, ma anche autogama tramite gli stami più corti.
Numero cromosomico: 2n = 14.
Sottospecie e/o varietà: Thlaspi arvense appartiene ad un genere ancora da investigare e chiarire a fondo in quanto le differenziazioni geografiche nelle varie specie creano delle stirpi localizzate di difficile sistemazione tassonomica.
Habitat ed ecologia: pianta frequente soprattutto nei coltivi sarchiati (è considerata pianta infestante), vigneti e giardini, più rara su macerie, margini stradali e coltivi arati; generalmente in terreni argillosi, ma sciolti e ricchi di elementi nutritivi; il substrato preferito è sia calcareo che siliceo; pianta frequente.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: formazione delle comunità terofiche pioniere nitrofile, classe Stellarietea mediae, ordine Papaveretalia rhoeadis, alleanza Veronico-Euphorbion.
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Stress tolleranti (S).
IUCN: N.A..
Farmacopea: la pianta contiene un principio solforato (solfuro di allile) energico che la medicina popolare ha usato nei casi di reumatismo ed ischialgia, per la preparazione di cataplasmi ad azione topica. La medicina popolare anticamente ha anche utilizzato i semi (con il nome di Semen Thlaspeos) per chiarificare il sangue e le foglie e i frutti per le proprietà curative: diuretica, febbrifuga, antibatterica.
Curiosità: la pianta contiene nei semi un olio simile a quello della Senape ed ha, perciò, un gusto piccante. Il suo nome popolare, Erba-storna, ricorda che è evitata dagli animali al pascolo perché, se schiacciata, emana un forte odore nauseabondo. Infatti, essendo il genere Thlaspi diviso in sezioni, l’Erba-storna appartiene alla sezione Scorodothlaspi in quanto ha odore di aglio. Nonostante gli sforzi per allontanarla dai terreni agricoli, continua a essere abbondante ovunque.
In Gran Bretagna questa pianta prende il nome (Field penny-cress) dalla forma dei suoi frutti, che si riteneva somigliassero alla monetina da un penny. In Germania è chiamata Feld pfenningkraut (Erba soldo dei campi) - il pfenning (prima dell’avvento dell’euro) era una moneta di rame corrispondente a un centesimo di marco - e in Francia ha il nome di monnoyère, dal francese antico monnoie, “soldo”.
Usi: le giovani foglie possono essere usate come insalata (ma non in quantità abbondante in quanto sono abbastanza amare). Possono essere anche mangiate cotte.
Bibliografia:
AESCHIMAN D., LAUBER K., MOSER D.M., THEURILLAT J.-P., Flora alpina, atlante delle 4500 piante vascolari delle Alpi, I vol., p. 570, Zanichelli, Bologna.
AICHELE D., GOLTE-BECHTLE M., Che fiore è questo? Edizione Club degli Editori, Milano.
BEST K. F., MCINTYRE G. I. The biology of canadian weeds: 9. Thlaspi arvense L., 55, 1, 1975
DELLA BEFFA M.T., Fiori di campo (Conoscere, riconoscere e osservare tutte le specie di fiori selvatici più noti), Istituto Geografico De Agostini SpA, Novara, 1999.
FERRARI C., Guida pratica ai fiori spontanei in Italia, Edizione italiana, VI ristampa febbraio 2001, Camuzzi Editoriale SpA Milano, licenziataria di The Reader’s Digest Association, Inc.
HALBRITTER H., Thlaspi arvense. In: BUCHNER R. & WEBER M. (2000 onwards). PalDat - a palynological database: Descriptions, illustrations, identification, and information retrieval.
LAUBER K., WAGNER G., Flora Helvetica (Flore illustrée de Suisse), 2ème édition, Editions Paul Haupt, 2001.
MC INTYRE G. I., BEST K. F. Studies on the Flowering of Thlaspi arvense L. IV. Genetic and Ecological Differences between Early- and Late-Flowering Strains. Botanical Gazette, 139, 2, 190-195, 1978
NEGRI G., Nuovo erbario figurato (Descrizione e proprietà delle piante medicinali e velenose della flora italiana), V edizione, Ulrico Hoepli, Milano1991.
www.dryades.eu
www.paldat.org
Sinonimi: Crucifera thaspi E. H. L. Krause (1902), Teruncius arvensis (L.) Lunell (1916), Thlaspi collinum M. Bieb. (1808), Thlaspidea arvensis (L.) Opiz (1852), Thlaspidium arvense (L.) Bubani (1901).
Nomi volgari: Erba-storna comune, Tlaspi arvense, Tlaspi dei campi (italiano). Piemonte: Buch (Piscina prov. Torino); Cujaret (Mondovì). Lombardia: Erba de cancher (Milano). Toscana: Erba storna.
Forma biologica e di crescita: terofita scaposa.
Tipo corologico: ovest-asiatico / euroasiatico / archeofita.
Fenologia: fiore: IV-VIII(-IX), frutto: V-IX, diaspora: VI-X.
Limiti altitudinali: dal piano a 2000 m di altitudine.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese la specie è comune in quasi tutta la Penisola; assente nelle isole.
Habitus: erbacea annuale, alta 30-60 cm, con una radice a fittone e fusti eretti, glabri, angolosi, generalmente ramificati alla base.
Foglie: le foglie basali, precocemente caduche, sono obovate, portate da un picciolo lungo 0,5-3 cm e grossolanamente dentate al margine. Le foglie cauline sono a inserzione alterna, sagittate, intere o denticolate e con la base amplessicaule. La larghezza massima delle foglie è localizzata verso la metà apicale; le dimensioni medie delle foglie sono 6 cm di lunghezza e 3 cm di larghezza
Fiore: i fiori ermafroditi, dissimmetrici (a due piani di simmetria), bianchi, del diametro di 4-5 mm, su peduncolo eretto patente lungo 1 cm, sono riuniti, in numero di 30-70, in un racemo afillo allungato fino a 25 cm (fruttificazione compresa); in questa infiorescenza non è previsto il fiore apicale. Il calice giallo rossastro, consta di 4 sepali lunghi 1-2 mm, eretti e ravvicinati, ma divisi, a due a due, caduchi. La corolla è formata da 4 petali bianchi, alternati ai sepali, tutti uguali fra loro, lunghi 2-4 mm e larghi 1,5-2 mm, obovati, smarginati all’apice. Androceo di 6 stami di cui 2 corti più esterni e 4 lunghi più interni, liberi, privi di appendici e privi di denti, lunghi 1,5-2 mm; portano antere ovato cordate apicolate alla sommità, lunghe 0,5 mm. Gineceo con ovario supero, ellittico e biloculare, ogni loggia contenente molti ovuli penduli; lo stilo è mediamente lungo mentre lo stimma è capitato sub-bilobato.
Frutto: i frutti sono delle siliquette subrotonde, subdeiscenti, larghe 1-1,5 cm, con ala larga 3-5 mm, con un profondo incavo a forma di U in alto, stilo persistente lungo 0,1-0,3 mm, glabre e con un peduncolo lungo 10-12 mm.
Semi: i semi, in numero di 2-8 per ogni loggia, bruno nerastri, non alati, rugosi, sono fissati lateralmente
Polline: granuli pollinici monadi, di piccole dimensioni (10-25 mµ), sferoidali; perimetro in vista equatoriale: circolare; tricolpati; esina: reticulata, semitectata. L’impollinazione è entomofila, ma anche autogama tramite gli stami più corti.
Numero cromosomico: 2n = 14.
Sottospecie e/o varietà: Thlaspi arvense appartiene ad un genere ancora da investigare e chiarire a fondo in quanto le differenziazioni geografiche nelle varie specie creano delle stirpi localizzate di difficile sistemazione tassonomica.
Habitat ed ecologia: pianta frequente soprattutto nei coltivi sarchiati (è considerata pianta infestante), vigneti e giardini, più rara su macerie, margini stradali e coltivi arati; generalmente in terreni argillosi, ma sciolti e ricchi di elementi nutritivi; il substrato preferito è sia calcareo che siliceo; pianta frequente.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: formazione delle comunità terofiche pioniere nitrofile, classe Stellarietea mediae, ordine Papaveretalia rhoeadis, alleanza Veronico-Euphorbion.
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Stress tolleranti (S).
IUCN: N.A..
Farmacopea: la pianta contiene un principio solforato (solfuro di allile) energico che la medicina popolare ha usato nei casi di reumatismo ed ischialgia, per la preparazione di cataplasmi ad azione topica. La medicina popolare anticamente ha anche utilizzato i semi (con il nome di Semen Thlaspeos) per chiarificare il sangue e le foglie e i frutti per le proprietà curative: diuretica, febbrifuga, antibatterica.
Curiosità: la pianta contiene nei semi un olio simile a quello della Senape ed ha, perciò, un gusto piccante. Il suo nome popolare, Erba-storna, ricorda che è evitata dagli animali al pascolo perché, se schiacciata, emana un forte odore nauseabondo. Infatti, essendo il genere Thlaspi diviso in sezioni, l’Erba-storna appartiene alla sezione Scorodothlaspi in quanto ha odore di aglio. Nonostante gli sforzi per allontanarla dai terreni agricoli, continua a essere abbondante ovunque.
In Gran Bretagna questa pianta prende il nome (Field penny-cress) dalla forma dei suoi frutti, che si riteneva somigliassero alla monetina da un penny. In Germania è chiamata Feld pfenningkraut (Erba soldo dei campi) - il pfenning (prima dell’avvento dell’euro) era una moneta di rame corrispondente a un centesimo di marco - e in Francia ha il nome di monnoyère, dal francese antico monnoie, “soldo”.
Usi: le giovani foglie possono essere usate come insalata (ma non in quantità abbondante in quanto sono abbastanza amare). Possono essere anche mangiate cotte.
Bibliografia:
AESCHIMAN D., LAUBER K., MOSER D.M., THEURILLAT J.-P., Flora alpina, atlante delle 4500 piante vascolari delle Alpi, I vol., p. 570, Zanichelli, Bologna.
AICHELE D., GOLTE-BECHTLE M., Che fiore è questo? Edizione Club degli Editori, Milano.
BEST K. F., MCINTYRE G. I. The biology of canadian weeds: 9. Thlaspi arvense L., 55, 1, 1975
DELLA BEFFA M.T., Fiori di campo (Conoscere, riconoscere e osservare tutte le specie di fiori selvatici più noti), Istituto Geografico De Agostini SpA, Novara, 1999.
FERRARI C., Guida pratica ai fiori spontanei in Italia, Edizione italiana, VI ristampa febbraio 2001, Camuzzi Editoriale SpA Milano, licenziataria di The Reader’s Digest Association, Inc.
HALBRITTER H., Thlaspi arvense. In: BUCHNER R. & WEBER M. (2000 onwards). PalDat - a palynological database: Descriptions, illustrations, identification, and information retrieval.
LAUBER K., WAGNER G., Flora Helvetica (Flore illustrée de Suisse), 2ème édition, Editions Paul Haupt, 2001.
MC INTYRE G. I., BEST K. F. Studies on the Flowering of Thlaspi arvense L. IV. Genetic and Ecological Differences between Early- and Late-Flowering Strains. Botanical Gazette, 139, 2, 190-195, 1978
NEGRI G., Nuovo erbario figurato (Descrizione e proprietà delle piante medicinali e velenose della flora italiana), V edizione, Ulrico Hoepli, Milano1991.
www.dryades.eu
www.paldat.org