Malva sylvestris L.

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Malvaceae - Malva sylvestris L.; Pignatti 1982: n. 2199; Malva sylvestris L.
Plant List: accettato
Famiglia, nome latino per esteso Malva sylvestris L.
(a cura di Giuseppe Laino)

Etimologia: l’epiteto del genere, malva, è lo stesso usato dai latini per indicare la pianta [Cicerone et al.], derivato da mollire = “render molle, ammorbidire” [Cicerone et al.] e alvus = “ventre, cavità intestinale, stomaco” (con riferimento alle proprietà emollienti della pianta). L’epiteto specifico deriva dal latino silvester, silvestris = “silvestre, boscoso, selvoso” [Cesio, Cicerone] (con allusione al suo habitat di crescita).
Sinonimi: Malva ruderalis Salisb., Malva sinensis Cav., Malva vulgaris Ten., Malva racemosa C. Presl in J. & C. Presl., Malva mauritiana L., Malva recta Opiz, Malva ambigua Guss.
Nomi volgari: Malva comune, Malva selvatica (italiano). Liguria: Mauva; Arma (Rivarolo); Marva, Varma (Genova); Valma (Ponti di Nava); Varmetta (Savona). Piemonte: Riondela, Riondella; Malvo (Val S. Martino). Veneto: Nalba (Venezia, Parenzo). Friuli: Malve. Emilia-Romagna: Meiba, Melba (Romagna); Melva (Mode-na, Reggio). Toscana: Malva salvatica. Campania: Malava, Maleva (Avellino). Puglia: Meloha (Otranto). Calabria: Maliva, Melage, Meloji, Miloghia; Moloj (Bova); Sardegna: Narba, Narbedda, Narbighedda, Nar-buzza, Narvuzza, Palmuzza, Parmuzza; Marmaruzza (Nuoro); Pramuzza (Macomer).
Forma biologica e di crescita: emicriptofita/terofita scaposa.
Tipo corologico: euro siberiana, divenuta sub cosmopolita.
Fenologia: fiore: V-VIII, frutto: V-IX.
Limiti altitudinali: dal piano a 1600 m di altitudine.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese è diffusa in tutto il territorio continentale e insulare.
Habitus: erbacea perenne, talvolta annuale o biennale, cespugliosa, alta 30-100 cm, con una radice a fittone biancastra e di consistenza carnosa e fusti eretti o ascendenti, molto ramificati e legnosi alla base, striati, densamente coperti di peli semplici frammisti ad altri di forma stellata.
Foglie: le foglie, sparse, con stipole ovato triangolari, sono rotondato cordate o reniformi, larghe 2-4 cm, divise in tre-cinque (-sette) lobi triangolari più o meno profondi, il margine è crenato dentellato; la superficie presenta peli semplici e ramificati e, lungo le nervature, peli ghiandolari; le foglie inferiori hanno un picciolo molto lungo, più breve in quelle superiori.
Fiore:
i fiori sono riuniti in piccoli gruppi ascellari (2-6), lungamente peduncolati, muniti di un calicetto diviso in tre lacinie oblunghe o lanceolate; calice pentalobato, lungo 5-7 mm, a perflorazione valvare, con lobi eretti dopo la fioritura; corolla larga 2-4 cm, composta di 5 petali lunghi circa 2 cm, obovati od obcordati, a preflorazione contorta, rosei o rosa violetti con venature più cariche, saldati per l’unghia fra di loro e col tubo staminale; stami numerosi, filamenti saldati in un fascio che abbraccia l’ovario e gli stili in quasi tutta la loro lunghezza, con estremità libere brevi, portanti le antere reniformi, uniloculari, estrorse, deiscenti per il lungo, agglomerate in globo sotto gli stimmi; ovario composto di molti carpelli, uniovulati, sessili, saldati fra di loro in un cerchio unico attorno all’asse e portanti altrettanti stili ginobasici aderenti fra di loro a formare una colonna assiale, dissociata all’apice in un corrispondente numero di rami portanti all’interno un solco stimmatifero. I fiori contengono sostanze sensibili alla chimica del suolo e reagiscono secondo la diversa composizione del suolo: la colorazione ha predominanza rossa in terreno acido, verde bluastro in terreno alcalino.
Frutto: frutto secco (policocco) del diametro di 8-10 mm, circondato dal calice persistente e costituito da un verticillo di altrettanti acheni quanti erano i carpelli, più o meno rugosi, di colore giallo o marrone chiaro, che si liberano dall’infruttescenza a maturazione completa.
Semi:
un solo piccolo seme per achenio.
Polline: granuli pollinici monadi, radiosimmetrici, apolari, isodiametrici 81%, iso- ed eteroassiali 19%; forma: oblato sferoidali 81%, prolato sferoidali 19%; polipantoporati; aperture: pori con annulus, n. pori 121 (109) 94 mµ; diametro maggiore apolare 120 (117) 112 mµ, diametro minore apolare 110 (106) 102 mµ; L’impollinazione è entomofila.
Numero cromosomico: 2n = 42.
Sottospecie e/o varietà: nessuna.
Habitat ed ecologia: pianta eliotropica; si trova negli incolti, sui ruderi, lungo massicciate ferroviarie, ai margini di strade, su vecchie concimaie; vegeta di solito su terreni sciolti e ricchi di elementi nutritivi e dove il terreno è molto azotato.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: Stellarietea mediae.
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Stress tolleranti (S) + Ruderali (R).
IUCN: N.A.
Farmacopea:
la droga è costituita dalle foglie e dai fiori di Malva (Malvae flos e Malvae folia F.I.): le foglie raccolte in giugno e luglio, seccate all’aria e all’ombra hanno, a secco, odore erbaceo e sapore mucillagginoso leggermente acre; i fiori staccati dalla pianta in giugno e luglio, prima della loro completa apertura, essiccati rapidamente all’aria e all’ombra, meglio se in speciali essiccatoi, si presentano sotto forma di piccoli involti oblunghi, rossi, inodori o leggermente aromatici, di sapore mucillagginoso amarognolo.
Foglie e fiori c
ontengono mucillaggine, sostanze tanniche e resinose e i fiori un glucoside colorato (malvina) suscettibile di dissociarsi in zucchero e malvidina. La sostanza attiva è la mucillaggine con la quale, spalmando le mucose, si calma lo stato infiammatorio, le si protegge contro gli stimoli di qualunque natura e si impedisce il riassorbimento delle sostanze a contatto con la loro superficie. Gli infusi e le decozioni di Malva si usano come sedativo ed emolliente nei catarri cronici dell’intestino, per colluttorio e per gargarismo nelle malattie infiammatorie della bocca, delle fauci e delle vie aeree superiori, per sciacqui oculari nei comuni catarri delle congiuntive e per applicazioni esterne antiflogistiche (anche di foglie imbevute dell’acqua stessa nella quale sono state bollite), contro i foruncoli, gli accessi, le varici infiammate, le flebiti, ecc.
Leclerc insiste sul buon successo che gli infusi di Malva edulcorata con miele hanno nel combattere la stitichezza dovuta ad atonia delle pareti intestinali delle persone anziane e delle persone deperite per malattie da esaurimento.
Ricerche farmacologiche recenti hanno dimostrato nella decozione della droga la capacità di determinare iperglicemia, azione che ha la durata di un paio d’ore, senza alterare invece in alcun modo il valore della calcemia. Sembra inoltre che l’applicazione di decozioni di Malva ritardi la cicatrizzazione dei tessuti (Macri)
.
La Malva è una delle quattro specie bechiche delle antiche Farmacopee assieme ad Altea (Althaea officinalis L.), Parietaria (Parietaria officinalis L.) e Tasso barbasso (Verbascum thapsus L.), cosa testimoniata anche da antichi Romani quali Plinio e Cicerone.
Avversità: l’avversità principale della Malva è rappresentata dal fungo parassita Puccinia malvacearum.
Usi: molto popolare nei tempi passati l'uso alimentare delle foglie di Malva, crude in insalata o cotte nei misti di verdure, nelle minestre e nelle zuppe. Trovano anche impiego nella preparazione del ripieno dei ravioli, spesso vengono aggiunte ed utilizzate nell'impasto delle polpette.
Per la cosmesi grazie ai principi emollienti e lenitivi entra nella composizione di molti prodotti di bellezza. Masticando le radici o frizionarci i denti se ne favorisce lo splendore e la salute. Infusi di malva additivati all’acqua del bagno sono un ottimo sistema per realizzare immersioni emollienti e rilassanti.
Curiosità: i bambini delle campagne liguri mangiavano i semi di Malva che chiamavano"panini", erano morbidi e dolci e le mamme dicevano che levavano loro le infiammazioni alle gengive.
Già nel VII secolo a.C. i giovani germogli di Malva venivano consumati come verdura. Lo confermano Esiodo (Le opere e i giorni, 41) e Teofrasto (Storia delle piante, VII, 13). E questa abitudine è confermata da Orazio il quale scrive che gli antichi Romani consumavano ampiamente la Malva al punto tale da far lamentare a Cicerone di essersi procurato un’indigestione con questa pianta. D’altronde è lo stesso Cicerone a farci sapere in una lettera che l’uso delle giovani foglie di Malva in insalata hanno un accentuato effetto lassativo. Ai Romani erano tanto note le sue proprietà e virtù che la utilizzavano anche per neutralizzare i postumi dei bagordi notturni. Il poeta Marziale, molto frugale in casa propria, se ne riscattava con una buona scorpacciata quando poteva sdraiarsi sul triclinio di un amico o di un mecenate; il giorno seguente però si faceva servire dalla donna di casa una zuppa di Malva. Il naturalista Plinio scoprì che la linfa della Malva, mescolata all’acqua, gli dava un’efficace protezione contro i dolori di stomaco.
Galeno la descriveva come un farmaco forte e dal gusto piacevole.
Pitagora la sconsigliava, come riferisce Giamblico (
Vita di Pitagora, 109) perché era la «prima messaggera e annunciatrice della simpatia tra le cose celesti e terreni» e perciò impediva, al pari di altri alimenti, fra cui le fave, la liberazione dal ciclo delle rinascite.
Scotti (1872) scriveva della Malva che «Come verdura da tavola è appena degna dei Trappisti; in decotto o cataplasma non è buona ad altro che a dar clisteri e macerar buganze; e quando si vuol battezzare qualcuno da insignificante, da inetto, da buono a nulla lo si chiama proverbialmente unguento malvino».
La Malva, nel Rinascimento, si vide conferire l’appellativo di omnimorbia, rimedio a tutti i mali. Nel passato i contadini si servivano delle foglie per estrarre i pungiglioni di vespa.
Credenze popolari: sappiamo da Alberto Magno nel libello De secretis mulierum che nel Medioevo la Malva era considerata una pianta per verificare la fertilità o per segnalare la verginità. Si bagnava con l'urina di una fanciulla una piantina di Malva e si attendeva l’esito dell’applicazione per qualche giorno: a seconda che la pianta morisse o meno si stabiliva la fertilità o la verginità della fanciulla sottoposta al controllo.
Un frammento di radice secca, avvolto con un pezzo di stoffa scura era considerato uno dei più potenti talismani da indossare. Gli steli delle piante adulte, sotterrati in prossimità delle stalle, proteggevano gli animali dai poteri del male.
Era anche un ottimo rimedio contro la gonorrea, poiché si diceva che per guarirne bastasse legarsi al braccio un sacchettino con semi di Malva. Plinio considerava la Malva una panacea contro tutti i mali per chi ne bevesse giornalmente il succo attribuendole anche effetti afrodisiaci perché «questa [pianta] è a tal punto “venerea” che secondo Senocrate i semi della specie usati per curare i disturbi femminili aumentano infinitamente il desiderio sessuale, e lo stesso effetto hanno tre radici legate vicino al sesso» (Naturalis historia XX, 222-228). Tale convinzione venne poi smentita nel Medioevo quando si era diffusa la convinzione contraria, che fosse cioè un antiafrodisiaco e favorisse una condotta calma e sobria; opinione condivisa nel Rinascimento quando veniva prescritta per varie malattie ma non come afrodisiaco.
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G. Laino, Sesto San Giovanni, Milano, 08-06-2008
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Distribuzione


■ autoctona ■ alloctona ■ incerta ■ scomparsa ■ assente

Caratteristiche

Relazioni con l'uomo
[ C ] C: specie di interesse alimentare e/o aromatico
[ O ] O: specie di interesse farmaceutico-officinale
[ P ] P: specie velenose - tossiche - stupefacenti - psicotrope - irritanti - fotosensibilizzanti
Biologia riproduttiva

ER (ermafrodita): specie con organi maschili e femminili riuniti nel medesimo fiore.

[ EP - AC+BC ] EP (entomofilia): Il polline è trasportato da insetti, che vengono indotti a visitare il fiore con svariate strategie di richiamo, con o senza ricompensa; AC (anemocoria): Semi dispersi dalle correnti aeree, sia perché incospicui, sia perché presentano pe

Indici di Ellenberg

Salinità: 0

L: 8; T: 6; C: 4; U: 4; R: n.d.; N: 8;

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