(a cura di Giuseppe Laino)
Etimologia: l’epiteto del genere deriva dal latino tilia, -ae, f. = “tiglio” (pianta) [Virgilio, Plinio et al.], già usato dai Romani per indicare le sue specie, ereditato dal greco ptílon = “ala”, con allusione alla grande brattea che accompagna l’infiorescenza e i frutti e che ha la funzione di agevolare la disseminazione. L’epiteto specifico deriva dalla voce dotta latina cordatu(m), da cor, genit. cordis = “cuore” dal significato di “a forma di cuore” con riferimento alla forma della base fogliare.
Sinonimi: Tilia officinarum Crantz, Tilia officinarum Crantz ssp officinarum pro parte, Tilia ulmifolia Scop., Tilia parvifolia Ehrh. ex Hoffm., Tilia sylvestris Desf.
Nomi volgari: Tiglio selvatico, Tiglio cordato, Tiglio maremmano (italiano).
Forma biologica e di crescita: fanerofita cespitosa.
Tipo corologico: tipica specie con areale europeo, più vasto delle altre congeneri per le sue caratteristiche di maggior esigenza in freschezza e continentalità. È diffusa dalla Spagna (Paesi Baschi, Catalogna, Pirenei) e dall’Irlanda agli Urali quasi senza soluzione di continuità. A nord si spinge fino alla Finlandia meridionale, alla Svezia centromeridionale, alle coste norvegesi e al sud della Scozia. A sud è presente nei Balcani fino al nord della Grecia settentrionale e in Corsica. Areali disgiunti si ritrovano in Crimea e nel Caucaso.
Fenologia: fiore: V-VI, frutto: IX-X, diaspora: IX-III.
Sinonimi: Tilia officinarum Crantz, Tilia officinarum Crantz ssp officinarum pro parte, Tilia ulmifolia Scop., Tilia parvifolia Ehrh. ex Hoffm., Tilia sylvestris Desf.
Nomi volgari: Tiglio selvatico, Tiglio cordato, Tiglio maremmano (italiano).
Forma biologica e di crescita: fanerofita cespitosa.
Tipo corologico: tipica specie con areale europeo, più vasto delle altre congeneri per le sue caratteristiche di maggior esigenza in freschezza e continentalità. È diffusa dalla Spagna (Paesi Baschi, Catalogna, Pirenei) e dall’Irlanda agli Urali quasi senza soluzione di continuità. A nord si spinge fino alla Finlandia meridionale, alla Svezia centromeridionale, alle coste norvegesi e al sud della Scozia. A sud è presente nei Balcani fino al nord della Grecia settentrionale e in Corsica. Areali disgiunti si ritrovano in Crimea e nel Caucaso.
Fenologia: fiore: V-VI, frutto: IX-X, diaspora: IX-III.
Limiti altitudinali: dl piano a 1500 m di altitudine. Fino a 1700 m sugli Appennini centrali.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese è presente sull'arco Alpino (soprattutto nel settore orientale) e sull'Appennino centrosettentrionale. In Val Padana si limita all'alta pianura, mentre è assente nella bassa pianura. Molto raro nella zona mediterranea, ha una minore espansione nelle regioni meridionali per le sue esigenze di maggior continentalità dove il suo areale è alquanto incerto, perché dall'Italia centrale a quella meridionale va dissolvendosi nella sua forma ibrida (Tilia x vulgaris Hayne = Tilia intermedia D.C.). Assente in Puglia, Sicilia e Sardegna. Boschi con presenza del Tiglio selvatico si possono incontrare sulle Alpi, soprattutto nel settore orientale, e sull’Appennino centrosettentrionale. Nei pressi di Todi, in Umbria, nel convento francescano del Monte Santo si può ammirare un esemplare di oltre cinquecento anni, il Tiglio di San Bernardino da Siena.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese è presente sull'arco Alpino (soprattutto nel settore orientale) e sull'Appennino centrosettentrionale. In Val Padana si limita all'alta pianura, mentre è assente nella bassa pianura. Molto raro nella zona mediterranea, ha una minore espansione nelle regioni meridionali per le sue esigenze di maggior continentalità dove il suo areale è alquanto incerto, perché dall'Italia centrale a quella meridionale va dissolvendosi nella sua forma ibrida (Tilia x vulgaris Hayne = Tilia intermedia D.C.). Assente in Puglia, Sicilia e Sardegna. Boschi con presenza del Tiglio selvatico si possono incontrare sulle Alpi, soprattutto nel settore orientale, e sull’Appennino centrosettentrionale. Nei pressi di Todi, in Umbria, nel convento francescano del Monte Santo si può ammirare un esemplare di oltre cinquecento anni, il Tiglio di San Bernardino da Siena.
Habitus: specie longeva (si ritiene possa raggiungere i 2000 anni), generalmente con portamento arboreo che raggiunge facillmente i 20-25 metri, ma che può anche essere osservato sotto forma arbustiva. L'apparato radicale è fittonante da giovane, poi ampio e robusto con grosse radici che si approfondiscono nel terreno ed alcune che si dilungano in superficie; tende con facilità a formare polloni al colletto e, se la chioma viene ridotta da eventi meteorici o drastiche potature, emette polloni anche dalle radici laterali. Ha chioma piramidale arrotondata per effetto dei rami che si espandono verso l’alto e tronco diritto e ramificato fin dalla porzione basale, inizialmente liscio, grigiastro, quindi rugoso e infine percorso da solcature longitudinali fitte e sinuose. Le gemme alterne, globose, prima verdi poi rossastre, sono situate all’ascella delle foglie e sono protette da due lunghe perule.
Foglie: caduche, alterne, portate da un picciolo lungo fino a 5-6 cm, relativamente piccole (lunghe 3-8 cm), con lamina subcordata ad apice acuminato e base asimmetricamente cuoriforme; il margine è acutamente e finemente seghettato. Verde scuro e un po’ lucide sulla pagina superiore, presentano la pagina inferiore glaucescente, glabra, salvo alle ascelle delle nervature (nervatura penninervia con asse centrale fortemente marcato), dove spiccano ciuffetti di peli cotonosi bruno rossicci o fulvastri.
Foglie: caduche, alterne, portate da un picciolo lungo fino a 5-6 cm, relativamente piccole (lunghe 3-8 cm), con lamina subcordata ad apice acuminato e base asimmetricamente cuoriforme; il margine è acutamente e finemente seghettato. Verde scuro e un po’ lucide sulla pagina superiore, presentano la pagina inferiore glaucescente, glabra, salvo alle ascelle delle nervature (nervatura penninervia con asse centrale fortemente marcato), dove spiccano ciuffetti di peli cotonosi bruno rossicci o fulvastri.
Fiore: i fiori, ermafroditi, attinomorfi, dialipetali, leggermente profumati, hanno un calice di 5 sepali lunghi 3 mm e una corolla con 5 petali, lunghi 3-8 mm, di colore giallognolo, stami numerosi (fino a 30), saldati alla base a formare numerosi ciuffetti apparentemente spiralati, sormontati da antere gialle; staminoidi assenti; il pistillo è unico con ovario supero pentaloculare, tomentoso; sono riuniti a gruppi di 3-10(-12) in infiorescenze non proprio pendule ma oblique dai lunghi peduncoli dette antele (infiorescenze in cui i peduncoli fiorali laterali sono più lunghi di quelli centrali). Le infiorescenze sono protette da una brattea fogliacea ovoidale di colore verde-pallido, che non raggiunge la base del peduncolo e che rimane nell'infruttescenza agendo come un'ala per il trasporto a distanza dei frutti.
Frutto: capsule (nucule) ovali o globose, a pericarpo membranoso, fragile, tomentoso e grigiastro a maturità, della grossezza di un pisello (diametro 5-8 mm), accompagnate dai peduncoli allargati ad ala, con la superficie a 5 costolature più o meno accennate, pelose e con un endocarpo legnoso e resistente, chiamata carcerulo.
Frutto: capsule (nucule) ovali o globose, a pericarpo membranoso, fragile, tomentoso e grigiastro a maturità, della grossezza di un pisello (diametro 5-8 mm), accompagnate dai peduncoli allargati ad ala, con la superficie a 5 costolature più o meno accennate, pelose e con un endocarpo legnoso e resistente, chiamata carcerulo.
Semi: uno-due semi oleosi per capsula.
Polline: granuli pollinici con perimetro subtriangolare in visione polare, ovale in visione equatoriale (raramente osservati), distintamente appiattiti ai poli (oblati); dimensioni: asse polare 23,9 (23-25) mµ, asse equatoriale: 31,9 (30-33) mµ; aperture: tricolp(or)ati con colpi stretti, corti e pori debolmente visibili; margine dei colpi indistinto con area di germinazione caratteristica, cospicua, formata dall’esina ispessita; esina: foveolata, ispessita nell’area attorno ai colpi; intina: sottile. L’impollinazione è entomofila. I fiori sono molto ricercati dalle api che producono un ottimo miele.
Polline: granuli pollinici con perimetro subtriangolare in visione polare, ovale in visione equatoriale (raramente osservati), distintamente appiattiti ai poli (oblati); dimensioni: asse polare 23,9 (23-25) mµ, asse equatoriale: 31,9 (30-33) mµ; aperture: tricolp(or)ati con colpi stretti, corti e pori debolmente visibili; margine dei colpi indistinto con area di germinazione caratteristica, cospicua, formata dall’esina ispessita; esina: foveolata, ispessita nell’area attorno ai colpi; intina: sottile. L’impollinazione è entomofila. I fiori sono molto ricercati dalle api che producono un ottimo miele.
Numero cromosomico: 2n = 82.
Sottospecie e/o varietà: l’ibrido naturale Tilia x vulgaris Hayne (sinonimi Tilia intermedia D.C., Tilia x europaea L.), Tiglio ibrido, presente anche in coltivazione, è il prodotto dell’ibridazione naturale tra Tilia cordata Mill. e Tilia platyphyllos Scop. (Tiglio nostrano); si distingue essenzialmente per l’assenza totale di peli rossastri sulla pagina inferiore della foglia, all’ascella delle nervature; nucule contenenti un solo seme, più grosse, con costolature più evidenti di quelle del primo genitore. Può raggiungere un’altezza di 40 m, con chioma cupoliforme, ramificazioni grosse e ascendenti, con i rami inferiori spesso arcuati; produce molti polloni dalla base, dal tronco e dalle estremità dei rami che vengono potati; le zone dalle quali i polloni emergono sono spesso prominenti e formano bozze evidenti che danno all’albero più volte potato il tipico aspetto a ciuffi. È il Tiglio più utilizzato nei parchi e nei giardini e per bordare corsi e viali.
Tilia.x euchlora K. Koch, è un ibrido naturale tra Tilia cordata Miller e Tilia.dasystyla Stev., un Tiglio diffuso dalla Crimea al Caucaso e all’Iran, noto dal 1860 e dotato di un bel portamento ma soprattutto poco appetito dagli afidi, per cui non crea problemi di imbrattamento di marciapiedi e auto nelle città e nei viali.
Inoltre varietà colturali di Tilia cordata Mill. sono state selezionate per l’impiego come piante ornamentali nei giardini o nei viali del verde pubblico urbano in genere a portamento colonnare e fastigiato (Tilia cordata Mill. var erecta) o piramidale come Tilia cordata Mill. var greenspire.
Tilia.x euchlora K. Koch, è un ibrido naturale tra Tilia cordata Miller e Tilia.dasystyla Stev., un Tiglio diffuso dalla Crimea al Caucaso e all’Iran, noto dal 1860 e dotato di un bel portamento ma soprattutto poco appetito dagli afidi, per cui non crea problemi di imbrattamento di marciapiedi e auto nelle città e nei viali.
Inoltre varietà colturali di Tilia cordata Mill. sono state selezionate per l’impiego come piante ornamentali nei giardini o nei viali del verde pubblico urbano in genere a portamento colonnare e fastigiato (Tilia cordata Mill. var erecta) o piramidale come Tilia cordata Mill. var greenspire.
Habitat ed ecologia: il Tiglio selvatico non forma mai boschi puri ma vive nei boschi della fascia collinare e montana, dove sembra preferire i substrati acidi e poco evoluti in clima relativamente continentale, cioè con precipitazioni non troppo abbondanti. Vive in associazioni caratterizzate da Roverella (Quercus pubescens Willd.), Rovere (Quercus petraea (Matt.) Liebl.), Cerro (Quercus cerris L.), Pioppo tremolo (Populus tremula L.), Betulla (Betula pendula Roth) e Faggio (Fagus sylvatica L.). Specie piuttosto sciafila, ossia ben tollerante l'ombra, predilige terreni freschi e fertili. Tollera terreni marnosi. È una specie mesofila e pertanto esige buona umidità dell'aria e del suolo, tollera forti escursioni termiche e quindi vegeta in climi tendenzialmente più continentali, negli orizzonti delle latifoglie eliofile e nella porzione inferiore delle latifoglie sciafile.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: zone fitoclimatiche del Castanetum e del Fagetum.
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Stress tolleranti (S) + Commensali (C).
IUCN: N.A.
Farmacopea: la droga è costituita dai fiori (Tilia flores F.I.), seccati con o senza brattee e che, a secco, hanno odore aromatico più pronunciato che a fresco e sapore mucillagginoso altrettanto aromatico ed un po’ astringente. Contengono un glucoside particolare (tiliacina), che si scinde, idrolizzandosi, in glucosio e tiliaretina, non saponina, un olio etereo (0,04%), di composizione ancora poco precisata, ma nella quale entra un alcole sesquiterpenico (farnesolo) comune anche ai fiori di altre specie, sostanze tanniche e mucillaggine.
L’infuso di Tiglio (1 cucchiaio per tazza di acqua calda, 1-2 tazze secondo necessità) costituisce uno dei più comuni ed utili rimedi familiari, in quanto, all’effetto emolliente della mucillaggine, assai efficace nel trattamento delle affezioni catarrali delle vie respiratorie, si associa un’azione fortemente diaforetica e nello stesso tempo antispasmodica, dovuta alla tiliacina. Si tratta di un rimedio blando, che agisce beneficamente su tutti i disturbi dovuti a strapazzo nervoso, caratterizzati da cefalea, spossatezza generale, irrequietudine; inoltre, nei casi di crampi intestinali, in soggetti nervosi e nei casi di ritenzione più o meno accentuata dell’orina dipendente da disturbi spastici delle vie renali. Infine anche indolenzimenti locali possono essere calmati, per via esterna, mediante bagni con decotti di fiori di Tiglio; la scorza di Tiglio, contusa con acqua di Piantaggine, può servire come linimento contro le scottature.
Leclerc, fondandosi su di una lunga serie di osservazioni cliniche, accompagnate da esami ematologici, sostiene l’efficacia dei preparati di Tiglio contro l’arteriosclerosi, in quanto essi aumenterebbero la fluidità del sangue prevenendone la tendenza alla stasi; e prescrive l’uso giornaliero di 2-3 bicchierini di una pozione composta di estratto fluido di Tiglio g 50, idrolato di Tiglio g 450, sciroppo delle cinque radici (infusione in parti uguali di radici di Asparago, Pungitopo, Prezzemolo, Sedano e Finocchio; Hariot) g 500. La decozione dei giovani rami è inoltre considerata diuretica.
Caratteri distintivi: sul nostro territorio vegetano, allo stato spontaneo, solo due specie di Tigli: Tilia cordata Miller (Tiglio selvatico) e Tilia platyphyllos Scop (Tiglio nostrano), oltre all’ibrido naturale (Tiglio ibrido) cui essi danno origine (Tilia x vulgaris Hayne). La distinzione fra le due specie è abbastanza agevole se si osservano le piante con attenzione potendo basarsi su questi elementi: la dimensione delle foglie, che in Tilia cordata raggiungono al massimo la lunghezza di 8 cm e in Tilia platyphyllos 15 cm (tuttavia nei ricacci emessi a seguito di potature o ceduazioni, le foglie di entrambe le specie possono essere molto più grandi); la pagina inferiore delle foglie: entrambe le specie presentano ciuffi di peli all'ascella delle nervature, ma questi sono di color mattone in Tilia cordata e biancastri in Tilia platyphyllos; il frutto: quello di Tilia cordata è piccolo, con un diametro massimo di 8 mm, con costolature poco o per nulla evidenti e che, schiacciato fra le dita, si rompe facilmente, mentre quello di Tilia platyphyllos è più grosso, con 5 costole pronunciate e molto più resistente alla pressione; le gemme: in Tilia cordata sono visibili due scaglie (perule), in Tilia platyphyllos se ne osservano tre; i giovani rametti di Tilia cordata sono glabri mentre quelli di Tilia platyphyllos sono coperti da una sottile peluria, ossia cioè pubescenti.
Alberi monumentali: dal censimento effettuato dal Corpo forestale dello Stato, nel 1982, sono stati evidenziati sul nostro territorio diversi Tigli selvatici monumentali.
Se ne trovano in Piemonte: uno nel centro abitato del comune di Ceresole d’Alba (Cuneo), alto 20 m, con circonferenza di 6,1 m; uno a Macugnaga (Verbania), in località Chiesa Vecchia, alto 18 m con una ragguardevole circonferenza di 7,8 m; in provincia di Torino se ne trovano tre: due nel comune di Oulx, uno in località Villaretto, alto 25 m e circonferenza di 4,7 m, l’altro in località Borgata San Marco, alto 20 m e circonferenza di 3,05 m; un terzo nel centro abitato del comune di Sauze d’Oulx, alto 22 m e circonferenza di 4,43 m.
In Valle d’Aosta un Tiglio selvatico monumentale si trova in Borgo Saint Ours (Aosta), alto 16 m e circonferenza di 4,7 m.
In Alto Adige, nel comune di Aldino (Bolzano), sono osservabili due Tigli selvatici monumentali: uno in località maso Widumhof alto 24 m e circonferenza di 4,4 m e l’altro in località maso Altwidnenhof alto 27 m e circonferenza di 6,8 m.
In Lombardia fa mostra di sé ad Azzate (Varese), in località Castello, un Tiglio selvatico alto 28 m e circonferenza di 4,75 m.
In Veneto, nel comune di Lentiai (Belluno), località Giaroni di Stabie, troviamo un esemplare con un’altezza di 15 m ma con la notevole circonferenza di 6,5 m.
Nel Lazio, in provincia di Frosinone, nel comune di Picinisco, località piazzale del Cimitero, si trova un Tiglio selvatico alto 20 m con una circonferenza di 3,4 m; un altro Tiglio si trova nel centro abitato del comune di Settefrati alto 18 m e circonferenza di 4,3 m
Infine, in Campania, in provincia di Avellino, troviamo due esemplari: uno nel centro abitato del comune di Roccabascerana, alto 15 m e circonferenza di 4,1 m e l’altro, il più alto nel nostro Paese, nel comune di Summonte, in piazza Tiglio, alto 30 m e circonferenza di 4,9 m.
Avversità: fra le avversità cui va incontro il Tiglio selvatico sono da annoverare i parassiti animali. In particolare il Bombice del ciliegio (Eriogaster lanestris) le cui larve gregarie nate dalle uova a forma di manicotto ricoperto da lunghi peli grigi che la femmina si stacca dall'addome all'atto dell'ovideposizione, deposte sui rametti in aprile, divorano le foglie con ingenti danni; la Bucefala (Phalera bucephala) le cui larve attaccano le foglie divorandone il parenchima e lasciando intatte solo le nervature principali; la Sesia apiforme (Aegeria apiformis) le cui larve scavando gallerie sotto la corteccia alla base del tronco e raggiungendo per via interna le radici arrecano gravissimi e mortali danni alla pianta; le Pirrocore (eterottero Pyrrhocoris apterus) causano con le loro punture gravi danni ai giovani getti. Larve di rodilegno rosso e rodilegno giallo che danneggiano gli organi legnosi; la cocciniglia cotonosa (Eupulvinaria hydrangeae) infestante foglie e germogli. L’eriofide (Eriophyes tiliae) i cui adulti e le neanidi provocano sulla pagina inferiore delle foglie numerosissime piccole galle rilevate dapprima biancastre successivamente a colorazione rugginosa; il Ragnetto giallo (Tetranychus tiliarius) i cui giovani e adulti danneggiano gravemente le foglie e i rametti; afidi infestanti foglie e germogli (Eucallipterus tiliae e Patchiella reaumuri).
Inoltre, gli agenti di malattia (funghi, batteri ed entità infettive) provocano le seguenti avversità: antracnosi dovuta all'attacco di Gnomonia tiliae che provoca sulle foglie e sui giovani rametti macchioline brunastre circolari dal contorno nerastro; seccume della corteccia che, infettata da Pyrenochaeta pubescens, mostra delle pustole ovali o tondeggianti, di colore rosso brunastro che in seguito al disseccamento della parte colpita assumono una colorazione grigiastra; la vaiolatura, per cui le foglie colpite da Cercospora macrospora presentano innumerevoli macchie sul lembo fogliare, con successivo imbrunimento e caduta della foglia; carie fungina del legno dovuta a Ganoderma sp, Fomes sp, Coriolus sp, Polyporus sp ecc.; marciumi radicali ad eziologia fungina (Armillaria mellea); tracheomicosi da Verticillium albo-atrum; cancri rameali fungini da Nectria sp, Botryosphaeria sp; mal bianco alle foglie provocato dal fungo Microsphaera alni.
Usi: il legno del Tiglio selvatico è simile a quello di tutti gli altri Tigli: meno leggero, con alburno e duramen indistinti (omoxilo), da bianco-giallastro a leggermente rosato, sericeo, a porosità diffusa, con raggi midollari appena visibili ad occhio nudo. Con un peso specifico di 0,90 fresco, 0,65 stagionato, è tenero e di poca durata all'aperto però, pur non avendo una grande resistenza meccanica, è di facile lavorazione e di bell’aspetto, viene usato in falegnameria fine, ebanisteria e in modellistica per la sua leggerezza e resistenza; è idoneo a lavori di intaglio, intarsio, scultura, parti di strumenti musicali. In particolare è utilizzato per i corpi di chitarre e bassi "solid body" in liuteria elettrica. La varietà utilizzata è normalmente indicata con l'inglese “Basswood”. Il legno è usato anche come imitazione dell'ebano.
Il legno del Tiglio selvatico non è un buon combustibile ma viene usato per la produzione di carboncini da disegno. Inoltre, il carbone di legno di Tiglio costituisce uno dei migliori mezzi detersivi ed assorbenti (dentifrici, iperacidità gastrica, avvelenamenti, ecc.) e i semi contengono un olio fisso (55%) che ha sostituito in passato e potrebbe sostituire quello di Oliva al quale si avvicina per aspetto e sapore.
Curiosità: in Spagna l’infuso delle foglie (chiamato tila), per le loro proprietà sedative e persino leggermente ipnotiche, è popolare come da lo è da noi la camomilla. Dal libro, che si trova fra la corteccia e il legno e che gli antichi chiamavano philýra, si ricavavano carta, stuoie, montature di corone e ghirlande. Dalla corteccia si ottenevano una volta tessuti grossolani e soprattutto corde, ricavandone fibre tessili grazie alla stigliatura, un’operazione simile a quella applicata al Lino e alla Canapa.
Miti e leggende: il Tiglio selvatico è un albero che per il suo lungo ciclo vitale ha evocato il simbolo della Longevità. Nel passato alla sua ombra gli anziani del villaggio si riunivano per tenervi consiglio.
Un mito greco vuole che la ninfa Filira, figlia di Oceano, viveva nell’isola del Ponto Eusino che porta il suo nome. Un giorno Crono si unì a lei ma, sorpreso dalla moglie Rea, si trasformò in uno stallone fuggendo al galoppo. Al momento del parto Filira si accorse di aver generato un mostro, Chirone, per metà uomo e e per l’altra metà cavallo. Ne provò una tale vergogna che chiese al padre di essere mutata nell’albero che da allora portò in greco il suo nome. Quanto al figlio, diventò un celebre guaritore grazie anche al potere che aveva ereditato dalla madre trasformata nell’albero dalle tante virtù medicinali.
Questo mito fu creato dai Greci perché il Tiglio selvatico ha sempre evocato con il suo aspetto e profumo la femminilità, tant’è vero che essi la consideravano sacra ad Afrodite. Erodoto (Le Storie, IV, 67) riferisce che in Persia vivevano strani uomini-donna, gli Enarei, privati dalla dea Afrodite della virilità perché avevano osato saccheggiare il suo tempio ad Ascalona, in Siria, però aveva concesso loro la facoltà di predire il futuro. La divinazione la praticavano tramite una corteccia di Tiglio: dopo averla divisa in tre strisce, davano responsi avvolgendo e svolgendo le strisce tra le dita.
Nell’antichità, in Lituania, per ottenere buoni raccolti gli uomini sacrificavano alle Querce, le donne ai Tigli e fra i Germani l’albero era sacro a Freia, la dea della fertilità.
Nella leggenda di Filemone e Bauci, il marito si trasforma in Quercia, tipico albero maschile, mentre la moglie diventa un Tiglio. Forse in ricordo di questa storia d’amore e di venerazione per gli dei il fiore di Tiglio è diventato il simbolo dell’Amore coniugale.
L’albero sacro a Filira venne anche considerato il protettore vegetale di una casata: per questo motivo, soprattutto nel XVII secolo, un viale di Tigli annunciava la presenza di un castello o di un palazzo.
Bibliografia:
Bibliografia:
BANFI E., CONSOLINO F., Alberi (Conoscere e risconoscere tutte le specie più diffuse di alberi spontanei e ornamentali), Istituto Geografico De Agostini SpA, Novara, 2001.
CATTABIANI A., Florario (Miti, leggende e simboli di fiori e piante), Oscar Saggi Mondadori, I edizione, 1998.
FERRARI M., MEDICI D., Alberi e arbusti in Italia (Manuale di riconoscimento), Edagricole, Bologna 2001.
LANZARA P., PIZZETTI M., Alberi, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1977.
LAUBER K., WAGNER G., Flora Helvetica (Flore illustrée de Suisse), 2ème édition, Editions Paul Haupt, 2001.
NEGRI G., Nuovo erbario figurato (Descrizione e proprietà delle piante medicinali e velenose della flora italiana), V edizione, Ulrico Hoepli, Milano1991.
PIGOTT C. D. Tilia Cordata Miller. Journal of Ecology, 79, 4, 1147-1207, 1991
PIGOTT C.D., HUNTLEY J. P. Factors controlling the distribution of tilia cordata at the northern limits of its geographical range iii. nature and causes of seed sterility. New Phytologist, 87, 4, 817–839, 1981
TICLI B., Enciclopedia degli alberi d’Italia e d’Europa, De Vecchi Editore, Milano 2007.
www.polleninfo.org
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Stress tolleranti (S) + Commensali (C).
IUCN: N.A.
Farmacopea: la droga è costituita dai fiori (Tilia flores F.I.), seccati con o senza brattee e che, a secco, hanno odore aromatico più pronunciato che a fresco e sapore mucillagginoso altrettanto aromatico ed un po’ astringente. Contengono un glucoside particolare (tiliacina), che si scinde, idrolizzandosi, in glucosio e tiliaretina, non saponina, un olio etereo (0,04%), di composizione ancora poco precisata, ma nella quale entra un alcole sesquiterpenico (farnesolo) comune anche ai fiori di altre specie, sostanze tanniche e mucillaggine.
L’infuso di Tiglio (1 cucchiaio per tazza di acqua calda, 1-2 tazze secondo necessità) costituisce uno dei più comuni ed utili rimedi familiari, in quanto, all’effetto emolliente della mucillaggine, assai efficace nel trattamento delle affezioni catarrali delle vie respiratorie, si associa un’azione fortemente diaforetica e nello stesso tempo antispasmodica, dovuta alla tiliacina. Si tratta di un rimedio blando, che agisce beneficamente su tutti i disturbi dovuti a strapazzo nervoso, caratterizzati da cefalea, spossatezza generale, irrequietudine; inoltre, nei casi di crampi intestinali, in soggetti nervosi e nei casi di ritenzione più o meno accentuata dell’orina dipendente da disturbi spastici delle vie renali. Infine anche indolenzimenti locali possono essere calmati, per via esterna, mediante bagni con decotti di fiori di Tiglio; la scorza di Tiglio, contusa con acqua di Piantaggine, può servire come linimento contro le scottature.
Leclerc, fondandosi su di una lunga serie di osservazioni cliniche, accompagnate da esami ematologici, sostiene l’efficacia dei preparati di Tiglio contro l’arteriosclerosi, in quanto essi aumenterebbero la fluidità del sangue prevenendone la tendenza alla stasi; e prescrive l’uso giornaliero di 2-3 bicchierini di una pozione composta di estratto fluido di Tiglio g 50, idrolato di Tiglio g 450, sciroppo delle cinque radici (infusione in parti uguali di radici di Asparago, Pungitopo, Prezzemolo, Sedano e Finocchio; Hariot) g 500. La decozione dei giovani rami è inoltre considerata diuretica.
Caratteri distintivi: sul nostro territorio vegetano, allo stato spontaneo, solo due specie di Tigli: Tilia cordata Miller (Tiglio selvatico) e Tilia platyphyllos Scop (Tiglio nostrano), oltre all’ibrido naturale (Tiglio ibrido) cui essi danno origine (Tilia x vulgaris Hayne). La distinzione fra le due specie è abbastanza agevole se si osservano le piante con attenzione potendo basarsi su questi elementi: la dimensione delle foglie, che in Tilia cordata raggiungono al massimo la lunghezza di 8 cm e in Tilia platyphyllos 15 cm (tuttavia nei ricacci emessi a seguito di potature o ceduazioni, le foglie di entrambe le specie possono essere molto più grandi); la pagina inferiore delle foglie: entrambe le specie presentano ciuffi di peli all'ascella delle nervature, ma questi sono di color mattone in Tilia cordata e biancastri in Tilia platyphyllos; il frutto: quello di Tilia cordata è piccolo, con un diametro massimo di 8 mm, con costolature poco o per nulla evidenti e che, schiacciato fra le dita, si rompe facilmente, mentre quello di Tilia platyphyllos è più grosso, con 5 costole pronunciate e molto più resistente alla pressione; le gemme: in Tilia cordata sono visibili due scaglie (perule), in Tilia platyphyllos se ne osservano tre; i giovani rametti di Tilia cordata sono glabri mentre quelli di Tilia platyphyllos sono coperti da una sottile peluria, ossia cioè pubescenti.
Alberi monumentali: dal censimento effettuato dal Corpo forestale dello Stato, nel 1982, sono stati evidenziati sul nostro territorio diversi Tigli selvatici monumentali.
Se ne trovano in Piemonte: uno nel centro abitato del comune di Ceresole d’Alba (Cuneo), alto 20 m, con circonferenza di 6,1 m; uno a Macugnaga (Verbania), in località Chiesa Vecchia, alto 18 m con una ragguardevole circonferenza di 7,8 m; in provincia di Torino se ne trovano tre: due nel comune di Oulx, uno in località Villaretto, alto 25 m e circonferenza di 4,7 m, l’altro in località Borgata San Marco, alto 20 m e circonferenza di 3,05 m; un terzo nel centro abitato del comune di Sauze d’Oulx, alto 22 m e circonferenza di 4,43 m.
In Valle d’Aosta un Tiglio selvatico monumentale si trova in Borgo Saint Ours (Aosta), alto 16 m e circonferenza di 4,7 m.
In Alto Adige, nel comune di Aldino (Bolzano), sono osservabili due Tigli selvatici monumentali: uno in località maso Widumhof alto 24 m e circonferenza di 4,4 m e l’altro in località maso Altwidnenhof alto 27 m e circonferenza di 6,8 m.
In Lombardia fa mostra di sé ad Azzate (Varese), in località Castello, un Tiglio selvatico alto 28 m e circonferenza di 4,75 m.
In Veneto, nel comune di Lentiai (Belluno), località Giaroni di Stabie, troviamo un esemplare con un’altezza di 15 m ma con la notevole circonferenza di 6,5 m.
Nel Lazio, in provincia di Frosinone, nel comune di Picinisco, località piazzale del Cimitero, si trova un Tiglio selvatico alto 20 m con una circonferenza di 3,4 m; un altro Tiglio si trova nel centro abitato del comune di Settefrati alto 18 m e circonferenza di 4,3 m
Infine, in Campania, in provincia di Avellino, troviamo due esemplari: uno nel centro abitato del comune di Roccabascerana, alto 15 m e circonferenza di 4,1 m e l’altro, il più alto nel nostro Paese, nel comune di Summonte, in piazza Tiglio, alto 30 m e circonferenza di 4,9 m.
Avversità: fra le avversità cui va incontro il Tiglio selvatico sono da annoverare i parassiti animali. In particolare il Bombice del ciliegio (Eriogaster lanestris) le cui larve gregarie nate dalle uova a forma di manicotto ricoperto da lunghi peli grigi che la femmina si stacca dall'addome all'atto dell'ovideposizione, deposte sui rametti in aprile, divorano le foglie con ingenti danni; la Bucefala (Phalera bucephala) le cui larve attaccano le foglie divorandone il parenchima e lasciando intatte solo le nervature principali; la Sesia apiforme (Aegeria apiformis) le cui larve scavando gallerie sotto la corteccia alla base del tronco e raggiungendo per via interna le radici arrecano gravissimi e mortali danni alla pianta; le Pirrocore (eterottero Pyrrhocoris apterus) causano con le loro punture gravi danni ai giovani getti. Larve di rodilegno rosso e rodilegno giallo che danneggiano gli organi legnosi; la cocciniglia cotonosa (Eupulvinaria hydrangeae) infestante foglie e germogli. L’eriofide (Eriophyes tiliae) i cui adulti e le neanidi provocano sulla pagina inferiore delle foglie numerosissime piccole galle rilevate dapprima biancastre successivamente a colorazione rugginosa; il Ragnetto giallo (Tetranychus tiliarius) i cui giovani e adulti danneggiano gravemente le foglie e i rametti; afidi infestanti foglie e germogli (Eucallipterus tiliae e Patchiella reaumuri).
Inoltre, gli agenti di malattia (funghi, batteri ed entità infettive) provocano le seguenti avversità: antracnosi dovuta all'attacco di Gnomonia tiliae che provoca sulle foglie e sui giovani rametti macchioline brunastre circolari dal contorno nerastro; seccume della corteccia che, infettata da Pyrenochaeta pubescens, mostra delle pustole ovali o tondeggianti, di colore rosso brunastro che in seguito al disseccamento della parte colpita assumono una colorazione grigiastra; la vaiolatura, per cui le foglie colpite da Cercospora macrospora presentano innumerevoli macchie sul lembo fogliare, con successivo imbrunimento e caduta della foglia; carie fungina del legno dovuta a Ganoderma sp, Fomes sp, Coriolus sp, Polyporus sp ecc.; marciumi radicali ad eziologia fungina (Armillaria mellea); tracheomicosi da Verticillium albo-atrum; cancri rameali fungini da Nectria sp, Botryosphaeria sp; mal bianco alle foglie provocato dal fungo Microsphaera alni.
Usi: il legno del Tiglio selvatico è simile a quello di tutti gli altri Tigli: meno leggero, con alburno e duramen indistinti (omoxilo), da bianco-giallastro a leggermente rosato, sericeo, a porosità diffusa, con raggi midollari appena visibili ad occhio nudo. Con un peso specifico di 0,90 fresco, 0,65 stagionato, è tenero e di poca durata all'aperto però, pur non avendo una grande resistenza meccanica, è di facile lavorazione e di bell’aspetto, viene usato in falegnameria fine, ebanisteria e in modellistica per la sua leggerezza e resistenza; è idoneo a lavori di intaglio, intarsio, scultura, parti di strumenti musicali. In particolare è utilizzato per i corpi di chitarre e bassi "solid body" in liuteria elettrica. La varietà utilizzata è normalmente indicata con l'inglese “Basswood”. Il legno è usato anche come imitazione dell'ebano.
Il legno del Tiglio selvatico non è un buon combustibile ma viene usato per la produzione di carboncini da disegno. Inoltre, il carbone di legno di Tiglio costituisce uno dei migliori mezzi detersivi ed assorbenti (dentifrici, iperacidità gastrica, avvelenamenti, ecc.) e i semi contengono un olio fisso (55%) che ha sostituito in passato e potrebbe sostituire quello di Oliva al quale si avvicina per aspetto e sapore.
Curiosità: in Spagna l’infuso delle foglie (chiamato tila), per le loro proprietà sedative e persino leggermente ipnotiche, è popolare come da lo è da noi la camomilla. Dal libro, che si trova fra la corteccia e il legno e che gli antichi chiamavano philýra, si ricavavano carta, stuoie, montature di corone e ghirlande. Dalla corteccia si ottenevano una volta tessuti grossolani e soprattutto corde, ricavandone fibre tessili grazie alla stigliatura, un’operazione simile a quella applicata al Lino e alla Canapa.
Miti e leggende: il Tiglio selvatico è un albero che per il suo lungo ciclo vitale ha evocato il simbolo della Longevità. Nel passato alla sua ombra gli anziani del villaggio si riunivano per tenervi consiglio.
Un mito greco vuole che la ninfa Filira, figlia di Oceano, viveva nell’isola del Ponto Eusino che porta il suo nome. Un giorno Crono si unì a lei ma, sorpreso dalla moglie Rea, si trasformò in uno stallone fuggendo al galoppo. Al momento del parto Filira si accorse di aver generato un mostro, Chirone, per metà uomo e e per l’altra metà cavallo. Ne provò una tale vergogna che chiese al padre di essere mutata nell’albero che da allora portò in greco il suo nome. Quanto al figlio, diventò un celebre guaritore grazie anche al potere che aveva ereditato dalla madre trasformata nell’albero dalle tante virtù medicinali.
Questo mito fu creato dai Greci perché il Tiglio selvatico ha sempre evocato con il suo aspetto e profumo la femminilità, tant’è vero che essi la consideravano sacra ad Afrodite. Erodoto (Le Storie, IV, 67) riferisce che in Persia vivevano strani uomini-donna, gli Enarei, privati dalla dea Afrodite della virilità perché avevano osato saccheggiare il suo tempio ad Ascalona, in Siria, però aveva concesso loro la facoltà di predire il futuro. La divinazione la praticavano tramite una corteccia di Tiglio: dopo averla divisa in tre strisce, davano responsi avvolgendo e svolgendo le strisce tra le dita.
Nell’antichità, in Lituania, per ottenere buoni raccolti gli uomini sacrificavano alle Querce, le donne ai Tigli e fra i Germani l’albero era sacro a Freia, la dea della fertilità.
Nella leggenda di Filemone e Bauci, il marito si trasforma in Quercia, tipico albero maschile, mentre la moglie diventa un Tiglio. Forse in ricordo di questa storia d’amore e di venerazione per gli dei il fiore di Tiglio è diventato il simbolo dell’Amore coniugale.
L’albero sacro a Filira venne anche considerato il protettore vegetale di una casata: per questo motivo, soprattutto nel XVII secolo, un viale di Tigli annunciava la presenza di un castello o di un palazzo.
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