Tilia platyphyllos Scop.
(a cura di Giuseppe Laino)
Etimologia: l’epiteto del genere deriva dal latino tilia, -ae, f. = “tiglio” (pianta) [Virgilio, Plinio et al.], già usato dai Romani per indicare le sue specie, ereditato dal greco ptílon = “ala”, con allusione alla grande brattea che accompagna l’infiorescenza e i frutti e che ha la funzione di agevolare la disseminazione. L’epiteto specifico, platyphyllos, è composto da due termini greci: il primo platy = “largo”, e il secondo, phyllis = “foglia”, con il significato complessivo di “foglia larga, grande” in contrapposizione a quelle della congenere Tilia cordata Miller, più piccole.
Sinonimi: Tilia platyphylla Scop., Tilia grandifolia Ehrh., Tilia officinarum Crantz p.p., Tilia europaea L. p.p.
Nomi volgari: Tiglio a foglie larghe, Tiglio nostrano, Tiglio nostrale, Tiglio platifillo (italiano). Piemonte: Tei gross, Tija (Cuneo); Teja (Novara); Tia (Torino). Lombardia: Tei, Teja (Brescia). Veneto: Tajer, Tejo, Tier (Treviso); Tajer mestegon (Belluno); Teglia, Tejon, Zampogne (Verona). Friuli: Tea. Emilia-Romagna: Teglia, Teglia (Modena); Tilli (Reggio). Toscana: Tiglio d'Olanda, Tiglio d'estate, Tiglio femmina, Tiglio nostrale. Marche: Tiglia femmia. Campania: Umbro; Teglia, Teglia (Napoli). Calabria: Umbro (Cosenza).
Forma biologica e di crescita: fanerofita scaposa.
Tipo corologico: euro-caucasico. In Europa centrale e meridionale è specie a diffusione montana con digressioni nei boschi freschi di pianura, ad est si propaga fino all’Ucraina, a nord fino alla Svezia meridionale, a ovest in Francia e sui Pirenei e parte nord della Penisola Iberica, ma anche nella penisola Balcanica e in modo disgiunto nella zona caucasica.
Fenologia: fiore: V-VI, frutto: X, diaspora: X-III.
Limiti altitudinali: dl piano a 1200 m di altitudine. In Sicilia fino a 1600 m.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese la specie è presente in tutte le regioni tranne Puglia e Sardegna; poco comune allo stato spontaneo, si incontra di frequente nei parchi, vicino alle chiese e ai masi delle regioni nordorientali, probabilmente perché presso i popoli germanici e slavi il Tiglio era considerato sacro.
Habitus: albero di prima grandezza, longevo (vive fino a 1500 anni), alto fino a 40 m. L’apparato radicale in gioventù è fittonante, poi ampio e robusto con grosse radici che si approfondiscono nel terreno ma alcune si dilungano in superficie. Produce raramente polloni radicali. Possiede un tronco diritto e regolare, da cui si dipartono delle branche primarie corte e con sviluppo tendenzialmente orizzontale, mentre i rami secondari si sviluppano verticalmente; questo fa sì che la chioma mantenga un diametro contenuto e si sviluppi verticalmente. Il tronco è rivestito di una scorza grigiastra abbastanza sottile, liscia poi più o meno rugoso screpolata con l’età, mai solcata come quella del Tiglio selvatico (Tilia cordata Mill.). I rametti dell'anno sono robusti, zigzaganti, possono essere glabri o più o meno pelosi; durante la crescita sono verdi e/o rossastri, tomentosi; quelli invernali sono normalmente rossastri opachi e portano gemme alterne rosso brunastre con 3 perule opache a volte leggermente tomentose all'apice. Ha crescita simpodiale e monocasio (la gemma apicale non è dominante e la crescita del rametto nell'anno successivo è affidata ad una gemma laterale).
Foglie: le foglie, lunghe 6-12(-15) cm, sono decidue, alterne, con picciolo pubescente lungo 4-6 cm inserito su rametti coperti anch’essi da una fine peluria, con due stipole ovali molto precocemente caduche, hanno lamina molle, ovato cordata, bruscamente acuminata all’apice e più o meno simmetricamente cuoriforme alla base. Al margine si presentano regolarmente seghettate, intere alla base. La nervatura appare fortemente rilevata da quella principale fino alle nervature terziarie. Entrambe le pagine, verdi, possono essere pelose, spesso con pubescenza vellutata, oppure quasi glabre e comunque con peli bianco giallastri negli angoli delle nervature della pagina inferiore.
Fiore: fiori ermafroditi, profumatissimi, raccolti in cime ascellari pendule e ramificate, di 4-5 elementi, portati da un peduncolo comune concrescente, sino a circa metà della sua lunghezza, con una brattea lanceolata, fogliacea, intera, lunga 8 cm e larga 1,5 cm. Ricettacolo brevemente conico; calice di 5 sepali caduchi, lunghi 3-4 mm; corolla larga 14-16 mm, composta da 5 petali bianco giallastri, lunghi 6-8 mm. Androceo con numerosi stami (30-40) a filamenti sottili e saldati alla base in 5 gruppi abbastanza evidenti e contrapposti ai petali, ed antere oblunghe, biloculari, deiscenti per il lungo; gineceo con ovario sessile, peloso, subgloboso, a 5 logge biovulate, sormontato da uno stilo semplice con stimma a capocchia diviso in 4-5 lobi.
Frutto: frutto (carcerulo) indeiscente, secco, subgloboso o piriforme, di 8-15 mm di diametro, con guscio spesso, più o meno tomentoso vellutato, uniloculare, percorso longitudinalmente da cinque coste prominenti. La disseminazione è anemocora e continua per tutto l’inverno.
Semi: ogni carcerulo contiene 1-2 semi ovati o emisferici con residui degli ovuli e di sepimenti abortiti.
I semi sono profondamente dormienti (ortodossi) e in natura hanno bisogno di rimanere nel terreno almeno due anni per germinare; la causa di ciò è dovuta all'impermeabilità all'ossigeno e all'acqua del pericarpo, ma anche il seme ha tegumenti impermeabili che devono subire delle lente modificazioni da parte di agenti biochimici del terreno, che lo renderanno poroso.
Polline: granuli pollinici monadi, di piccole dimensioni (10-25 mµ), oblati; perimetro in vista equatoriale: circolare; tricolpati; esina: microreticulata, semitectata; footlayer: continuo; intina: assente. L’impollinazione è entomofila. I fiori sono molto ricercati dalle api (Apis mellifica) che producono un ottimo miele.
Numero cromosomico: 2n = 82.
Sottospecie e/o varietà: oltre alla sottospecie descritta in questa scheda, di questa entità si riconoscono due altre sottospecie, tutte riscontrabili in natura oltre che in coltivazione: Tilia platyphyllos Scop. ssp pseudorubra Schneid., ha foglie glabre sulla pagina superiore, pelose sulla pagina inferiore soltanto lungo i nervi principali e con minuti peli bianchi all’ascella delle nervature; Tilia platyphyllos Scop. ssp cordifolia (Besser) Schneid., ha foglie mollemente pubescenti su entrambe le pagine.
L’ibrido naturale Tilia x vulgaris Hayne (sinonimi Tilia intermedia D.C., Tilia x europaea L.), Tiglio ibrido, presente anche in coltivazione, è il prodotto dell’ibridazione naturale tra Tilia platyphyllos Scop. (Tiglio nostrano) e Tilia cordata Mill.; si distingue essenzialmente per l’assenza totale di peli rossastri sulla pagina inferiore della foglia, all’ascella delle nervature; nucule contenenti un solo seme, più grosse, con costolature più evidenti di quelle del secondo genitore. Può raggiungere un’altezza di 40 m, con chioma cupoliforme, ramificazioni grosse e ascendenti, con i rami inferiori spesso arcuati; produce molti polloni dalla base, dal tronco e dalle estremità dei rami che vengono potati; le zone dalle quali i polloni emergono sono spesso prominenti e formano bozze evidenti che danno all’albero più volte potato il tipico aspetto a ciuffi. È il Tiglio più utilizzato nei parchi e nei giardini e per bordare corsi e viali.
Habitat ed ecologia: componente dei boschi freschi delle fasce planiziale, collinare e montana, tra 0 e 1200 m di altitudine, dove predilige i suoli abbastanza evoluti e un microclima umido, senza preferenze particolari in fatto di acidità. Pianta non socievole, non forma mai boschi puri; si trova negli orizzonti delle latifoglie eliofile fino a quello delle specie sciafile. Condivide frequentemente gli spazi naturali con Carpino (Carpinus betulus L.), Farnia (Quercus robur L.), Olmo campestre (Ulmus minor Mill.), Ontano nero (Alnus glutinosa (L.) Gaertn.), Frassino maggiore (Fraxinus excelsior L.), Acero di monte (Acer pseudoplatanus L.), Olmo montano (Ulmus glabra Huds.) e Faggio (Fagus sylvatica L.).
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: Tilion platyphylli.
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Stress-tolleranti (S).
IUCN: N.A.
Farmacopea: la droga è costituita dai fiori (Tilia flores F.I.), seccati con o senza brattee e che, a secco, hanno odore aromatico più pronunciato che a fresco e sapore mucillagginoso altrettanto aromatico ed un po’ astringente. Contengono un glucoside particolare (tiliacina), che si scinde, idrolizzandosi, in glucosio e tiliaretina, non saponina, un olio etereo (0,04%), di composizione ancora poco precisata, ma nella quale entra un alcole sesquiterpenico (farnesolo) comune anche ai fiori di altre specie, sostanze tanniche e mucillaggine.
L’infuso di Tiglio (1 cucchiaio per tazza di acqua calda, 1-2 tazze secondo necessità) costituisce uno dei più comuni ed utili rimedi familiari, in quanto, all’effetto emolliente della mucillaggine, assai efficace nel trattamento delle affezioni catarrali delle vie respiratorie, si associa un’azione fortemente diaforetica e nello stesso tempo antispasmodica, dovuta alla tiliacina. Si tratta di un rimedio blando, che agisce beneficamente su tutti i disturbi dovuti a strapazzo nervoso, caratterizzati da cefalea, spossatezza generale, irrequietudine; inoltre, nei casi di crampi intestinali, in soggetti nervosi e nei casi di ritenzione più o meno accentuata dell’orina dipendente da disturbi spastici delle vie renali. Infine anche indolenzimenti locali possono essere calmati, per via esterna, mediante bagni con decotti di fiori di Tiglio; la scorza di Tiglio, contusa con acqua di Piantaggine, può servire come linimento contro le scottature.
Leclerc, fondandosi su di una lunga serie di osservazioni cliniche, accompagnate da esami ematologici, sostiene l’efficacia dei preparati di Tiglio contro l’arteriosclerosi, in quanto essi aumenterebbero la fluidità del sangue prevenendone la tendenza alla stasi; e prescrive l’uso giornaliero di 2-3 bicchierini di una pozione composta di estratto fluido di Tiglio g 50, idrolato di Tiglio g 450, sciroppo delle cinque radici (infusione in parti uguali di radici di Asparago, Pungitopo, Prezzemolo, Sedano e Finocchio; Hariot) g 500. La decozione dei giovani rami è inoltre considerata diuretica.
Caratteri distintivi: sul nostro territorio vegetano, allo stato spontaneo, solo due specie di Tigli: Tilia cordata Miller (Tiglio selvatico) e Tilia platyphyllos Scop (Tiglio nostrano), oltre all’ibrido naturale (Tiglio ibrido) cui essi danno origine (Tilia x vulgaris Hayne). La distinzione fra le due specie è abbastanza agevole se si osservano le piante con attenzione potendo basarsi su questi elementi: la dimensione delle foglie, che in Tilia cordata raggiungono al massimo la lunghezza di 8 cm e in Tilia platyphyllos 15 cm (tuttavia nei ricacci emessi a seguito di potature o ceduazioni, le foglie di entrambe le specie possono essere molto più grandi); la pagina inferiore delle foglie: entrambe le specie presentano ciuffi di peli all'ascella delle nervature, ma questi sono di color mattone in Tilia cordata e biancastri in Tilia platyphyllos; il frutto: quello di Tilia cordata è piccolo, con un diametro massimo di 8 mm, con costolature poco o per nulla evidenti e che, schiacciato fra le dita, si rompe facilmente, mentre quello di Tilia platyphyllos è più grosso, con 5 costole pronunciate e molto più resistente alla pressione; le gemme: in Tilia cordata sono visibili due scaglie (perule), in Tilia platyphyllos se ne osservano tre; i giovani rametti di Tilia cordata sono glabri mentre quelli di Tilia platyphyllos sono coperti da una sottile peluria, ossia cioè pubescenti.
Alberi monumentali: dal censimento effettuato dal Corpo forestale dello Stato, nel 1982, sono stati evidenziati sul nostro territorio diversi Tigli nostrani monumentali: uno nel Comune di Magrè all’Adige (Bolzano), in località Favogna di Sotto, alto 20 metri, con una circonferenza di 5 metri.A Recoaro Terme (Vicenza), in località Malga Sebe vegeta un esemplare alto 27 metri avente una circonferenza di 5,3 metri. Due alberi monumentali sono stati rinvenuti in provincia di Udine: uno nel Comune di Tarvisio, località Sainfrintz-Camporosso, alto 25 m e circonferenza di 3,45 m e l’altro in Comune di Precenicco, in località Villa Beni Rustici, alto 42 m e circonferenza di 5,1 m. Due esemplari in provincia di Avellino: uno nel Comune di Serino, in località San Giuseppe, alto 22 m e circonferenza di 4,6 mm e l’altro in Comune di Solofra, località Toppola, alto 25 m e circonferenza di 4,6 m. Infine un esemplare a Vico del Gargno (Foggia), in località Tiglione, alto 20 m e con circonferenza di 4,85 m.
Avversità: fra le avversità cui va incontro il Tiglio nostrano sono da annoverare i parassiti animali. In particolare il Bombice del ciliegio (Eriogaster lanestris) le cui larve gregarie nate dalle uova a forma di manicotto ricoperto da lunghi peli grigi che la femmina si stacca dall'addome all'atto dell'ovideposizione, deposte sui rametti in aprile, divorano le foglie con ingenti danni; la Bucefala (Phalera bucephala) le cui larve attaccano le foglie divorandone il parenchima e lasciando intatte solo le nervature principali; la Sesia apiforme (Aegeria apiformis) le cui larve scavando gallerie sotto la corteccia alla base del tronco e raggiungendo per via interna le radici arrecano gravissimi e mortali danni alla pianta; le Pirrocore (eterottero Pyrrhocoris apterus) causano con le loro punture gravi danni ai giovani getti. Larve di rodilegno rosso e rodilegno giallo che danneggiano gli organi legnosi; la cocciniglia cotonosa (Eupulvinaria hydrangeae) infestante foglie e germogli. L’eriofide (Eriophyes tiliae) i cui adulti e le neanidi provocano sulla pagina inferiore delle foglie numerosissime piccole galle rilevate dapprima biancastre successivamente a colorazione rugginosa; il Ragnetto giallo (Tetranychus tiliarius) i cui giovani e adulti danneggiano gravemente le foglie e i rametti; afidi infestanti foglie e germogli (Eucallipterus tiliae e Patchiella reaumuri).
Inoltre, gli agenti di malattia (funghi, batteri ed entità infettive) provocano le seguenti avversità: antracnosi dovuta all'attacco di Gnomonia tiliae che provoca sulle foglie e sui giovani rametti macchioline brunastre circolari dal contorno nerastro; seccume della corteccia che, infettata da Pyrenochaeta pubescens, mostra delle pustole ovali o tondeggianti, di colore rosso brunastro che in seguito al disseccamento della parte colpita assumono una colorazione grigiastra; la vaiolatura, per cui le foglie colpite da Cercospora macrospora presentano innumerevoli macchie sul lembo fogliare, con successivo imbrunimento e caduta della foglia; carie fungina del legno dovuta a Ganoderma sp, Fomes sp, Coriolus sp, Polyporus sp ecc.; marciumi radicali ad eziologia fungina (Armillaria mellea); tracheomicosi da Verticillium albo-atrum; cancri rameali fungini da Nectria sp, Botryosphaeria sp; mal bianco alle foglie provocato dal fungo Microsphaera alni.
Usi: pianta di largo impiego nelle alberature stradali e nei parchi; la sua fioritura è di grande interesse in apicoltura, anche perché fiorisce prima degli altri Tigli. I fiori di Tiglio nostrano sono da sempre utilizzati per preparare gradevolissime tisane rinfrescanti (tè di tiglio), sedative, digestive e anticatarrali.
Il legno è leggero con alburno e duramen indistinti, concolori da bianco-giallastro a leggermente rosato, sericeo, a porosità diffusa, con raggi midollari appena visibili ad occhio nudo, è tenero e all'aperto è di poca durata, però è di facile lavorazione e di bell’aspetto. Non è un buon combustibile ma viene usato per la produzione di carboncini da disegno, per lavori di falegnameria, intaglio, tornitura. Inoltre, il carbone di legno di Tiglio nostrano costituisce uno dei migliori mezzi detersivi ed assorbenti (dentifrici, iperacidità gastrica, avvelenamenti, ecc.) e i semi contengono un olio fisso (55%) che ha sostituito in passato e potrebbe sostituire quello di Oliva al quale si avvicina per aspetto e sapore.
Curiosità: in Spagna l’infuso delle foglie (chiamato tila), per le loro proprietà sedative e persino leggermente ipnotiche, è popolare come lo è da noi la camomilla. “Tiglioso”, indica un qualcosa di fibroso e in effetti, una caratteristica dei Tigli è quello di avere la parte interna della corteccia molto fibrosa: dal libro, che si trova fra la corteccia e il legno e che gli antichi chiamavano philýra, si ricavavano carta, stuoie, montature di corone e ghirlande. Dalla corteccia si ottenevano una volta tessuti grossolani e soprattutto corde, ricavandone fibre tessili grazie alla stigliatura, un’operazione simile a quella applicata al Lino e alla Canapa.
Nelle alberature stradali, molto spesso i Tigli vengono malamente potati, e la pianta reagisce con l'emissione di numerosi rami epicormici, ma si deve tenere presente che questi rami accumulano al loro terzo inferiore la maggior parte degli zuccheri di riserva, quindi le reiterate potature indeboliscono notevolmente la pianta, rendendola facilmente aggredibile dai parassiti fino a provocarne la morte.
Con i primi caldi estivi il Tiglio nostrano viene spesso attaccato massicciamente da cocciniglie e afidi infestanti la vegetazione che solitamente non causano danni gravi alla pianta ma che possono causare problemi a persone o oggetti che si trovano sotto la pianta: infatti le punture degli afidi causano la fuoriuscita della cosiddetta melata, una sostanza densa e appiccicosa che precipita al suolo, rendendo i viali di Tiglio poco consigliabili al parcheggio delle autovetture.
Miti e leggende: il Tiglio selvatico è un albero che per il suo lungo ciclo vitale ha evocato il simbolo della Longevità. Nel passato alla sua ombra gli anziani del villaggio si riunivano per tenervi consiglio.
Un mito greco vuole che la ninfa Filira, figlia di Oceano, viveva nell’isola del Ponto Eusino che porta il suo nome. Un giorno Crono si unì a lei ma, sorpreso dalla moglie Rea, si trasformò in uno stallone fuggendo al galoppo. Al momento del parto Filira si accorse di aver generato un mostro, Chirone, per metà uomo e e per l’altra metà cavallo. Ne provò una tale vergogna che chiese al padre di essere mutata nell’albero che da allora portò in greco il suo nome. Quanto al figlio, diventò un celebre guaritore grazie anche al potere che aveva ereditato dalla madre trasformata nell’albero dalle tante virtù medicinali.
Questo mito fu creato dai Greci perché il Tiglio selvatico ha sempre evocato con il suo aspetto e profumo la femminilità, tant’è vero che essi la consideravano sacra ad Afrodite. Erodoto (Le Storie, IV, 67) riferisce che in Persia vivevano strani uomini-donna, gli Enarei, privati dalla dea Afrodite della virilità perché avevano osato saccheggiare il suo tempio ad Ascalona, in Siria, però aveva concesso loro la facoltà di predire il futuro. La divinazione la praticavano tramite una corteccia di Tiglio: dopo averla divisa in tre strisce, davano responsi avvolgendo e svolgendo le strisce tra le dita.
Nell’antichità, in Lituania, per ottenere buoni raccolti gli uomini sacrificavano alle Querce, le donne ai Tigli e fra i Germani l’albero era sacro a Freia, la dea della fertilità.
Nella leggenda di Filemone e Bauci, il marito si trasforma in Quercia, tipico albero maschile, mentre la moglie diventa un Tiglio. Forse in ricordo di questa storia d’amore e di venerazione per gli dei il fiore di Tiglio è diventato il simbolo dell’Amore coniugale.
L’albero sacro a Filira venne anche considerato il protettore vegetale di una casata: per questo motivo, soprattutto nel XVII secolo, un viale di Tigli annunciava la presenza di un castello o di un palazzo.
Bibliografia:
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CATTABIANI A., Florario (Miti, leggende e simboli di fiori e piante), Oscar Saggi Mondadori, I edizione, 1998.
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TICLI B., Enciclopedia degli alberi d’Italia e d’Europa, De Vecchi Editore, Milano 2007.
www.dryades.eu
Sinonimi: Tilia platyphylla Scop., Tilia grandifolia Ehrh., Tilia officinarum Crantz p.p., Tilia europaea L. p.p.
Nomi volgari: Tiglio a foglie larghe, Tiglio nostrano, Tiglio nostrale, Tiglio platifillo (italiano). Piemonte: Tei gross, Tija (Cuneo); Teja (Novara); Tia (Torino). Lombardia: Tei, Teja (Brescia). Veneto: Tajer, Tejo, Tier (Treviso); Tajer mestegon (Belluno); Teglia, Tejon, Zampogne (Verona). Friuli: Tea. Emilia-Romagna: Teglia, Teglia (Modena); Tilli (Reggio). Toscana: Tiglio d'Olanda, Tiglio d'estate, Tiglio femmina, Tiglio nostrale. Marche: Tiglia femmia. Campania: Umbro; Teglia, Teglia (Napoli). Calabria: Umbro (Cosenza).
Forma biologica e di crescita: fanerofita scaposa.
Tipo corologico: euro-caucasico. In Europa centrale e meridionale è specie a diffusione montana con digressioni nei boschi freschi di pianura, ad est si propaga fino all’Ucraina, a nord fino alla Svezia meridionale, a ovest in Francia e sui Pirenei e parte nord della Penisola Iberica, ma anche nella penisola Balcanica e in modo disgiunto nella zona caucasica.
Fenologia: fiore: V-VI, frutto: X, diaspora: X-III.
Limiti altitudinali: dl piano a 1200 m di altitudine. In Sicilia fino a 1600 m.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese la specie è presente in tutte le regioni tranne Puglia e Sardegna; poco comune allo stato spontaneo, si incontra di frequente nei parchi, vicino alle chiese e ai masi delle regioni nordorientali, probabilmente perché presso i popoli germanici e slavi il Tiglio era considerato sacro.
Habitus: albero di prima grandezza, longevo (vive fino a 1500 anni), alto fino a 40 m. L’apparato radicale in gioventù è fittonante, poi ampio e robusto con grosse radici che si approfondiscono nel terreno ma alcune si dilungano in superficie. Produce raramente polloni radicali. Possiede un tronco diritto e regolare, da cui si dipartono delle branche primarie corte e con sviluppo tendenzialmente orizzontale, mentre i rami secondari si sviluppano verticalmente; questo fa sì che la chioma mantenga un diametro contenuto e si sviluppi verticalmente. Il tronco è rivestito di una scorza grigiastra abbastanza sottile, liscia poi più o meno rugoso screpolata con l’età, mai solcata come quella del Tiglio selvatico (Tilia cordata Mill.). I rametti dell'anno sono robusti, zigzaganti, possono essere glabri o più o meno pelosi; durante la crescita sono verdi e/o rossastri, tomentosi; quelli invernali sono normalmente rossastri opachi e portano gemme alterne rosso brunastre con 3 perule opache a volte leggermente tomentose all'apice. Ha crescita simpodiale e monocasio (la gemma apicale non è dominante e la crescita del rametto nell'anno successivo è affidata ad una gemma laterale).
Foglie: le foglie, lunghe 6-12(-15) cm, sono decidue, alterne, con picciolo pubescente lungo 4-6 cm inserito su rametti coperti anch’essi da una fine peluria, con due stipole ovali molto precocemente caduche, hanno lamina molle, ovato cordata, bruscamente acuminata all’apice e più o meno simmetricamente cuoriforme alla base. Al margine si presentano regolarmente seghettate, intere alla base. La nervatura appare fortemente rilevata da quella principale fino alle nervature terziarie. Entrambe le pagine, verdi, possono essere pelose, spesso con pubescenza vellutata, oppure quasi glabre e comunque con peli bianco giallastri negli angoli delle nervature della pagina inferiore.
Fiore: fiori ermafroditi, profumatissimi, raccolti in cime ascellari pendule e ramificate, di 4-5 elementi, portati da un peduncolo comune concrescente, sino a circa metà della sua lunghezza, con una brattea lanceolata, fogliacea, intera, lunga 8 cm e larga 1,5 cm. Ricettacolo brevemente conico; calice di 5 sepali caduchi, lunghi 3-4 mm; corolla larga 14-16 mm, composta da 5 petali bianco giallastri, lunghi 6-8 mm. Androceo con numerosi stami (30-40) a filamenti sottili e saldati alla base in 5 gruppi abbastanza evidenti e contrapposti ai petali, ed antere oblunghe, biloculari, deiscenti per il lungo; gineceo con ovario sessile, peloso, subgloboso, a 5 logge biovulate, sormontato da uno stilo semplice con stimma a capocchia diviso in 4-5 lobi.
Frutto: frutto (carcerulo) indeiscente, secco, subgloboso o piriforme, di 8-15 mm di diametro, con guscio spesso, più o meno tomentoso vellutato, uniloculare, percorso longitudinalmente da cinque coste prominenti. La disseminazione è anemocora e continua per tutto l’inverno.
Semi: ogni carcerulo contiene 1-2 semi ovati o emisferici con residui degli ovuli e di sepimenti abortiti.
I semi sono profondamente dormienti (ortodossi) e in natura hanno bisogno di rimanere nel terreno almeno due anni per germinare; la causa di ciò è dovuta all'impermeabilità all'ossigeno e all'acqua del pericarpo, ma anche il seme ha tegumenti impermeabili che devono subire delle lente modificazioni da parte di agenti biochimici del terreno, che lo renderanno poroso.
Polline: granuli pollinici monadi, di piccole dimensioni (10-25 mµ), oblati; perimetro in vista equatoriale: circolare; tricolpati; esina: microreticulata, semitectata; footlayer: continuo; intina: assente. L’impollinazione è entomofila. I fiori sono molto ricercati dalle api (Apis mellifica) che producono un ottimo miele.
Numero cromosomico: 2n = 82.
Sottospecie e/o varietà: oltre alla sottospecie descritta in questa scheda, di questa entità si riconoscono due altre sottospecie, tutte riscontrabili in natura oltre che in coltivazione: Tilia platyphyllos Scop. ssp pseudorubra Schneid., ha foglie glabre sulla pagina superiore, pelose sulla pagina inferiore soltanto lungo i nervi principali e con minuti peli bianchi all’ascella delle nervature; Tilia platyphyllos Scop. ssp cordifolia (Besser) Schneid., ha foglie mollemente pubescenti su entrambe le pagine.
L’ibrido naturale Tilia x vulgaris Hayne (sinonimi Tilia intermedia D.C., Tilia x europaea L.), Tiglio ibrido, presente anche in coltivazione, è il prodotto dell’ibridazione naturale tra Tilia platyphyllos Scop. (Tiglio nostrano) e Tilia cordata Mill.; si distingue essenzialmente per l’assenza totale di peli rossastri sulla pagina inferiore della foglia, all’ascella delle nervature; nucule contenenti un solo seme, più grosse, con costolature più evidenti di quelle del secondo genitore. Può raggiungere un’altezza di 40 m, con chioma cupoliforme, ramificazioni grosse e ascendenti, con i rami inferiori spesso arcuati; produce molti polloni dalla base, dal tronco e dalle estremità dei rami che vengono potati; le zone dalle quali i polloni emergono sono spesso prominenti e formano bozze evidenti che danno all’albero più volte potato il tipico aspetto a ciuffi. È il Tiglio più utilizzato nei parchi e nei giardini e per bordare corsi e viali.
Habitat ed ecologia: componente dei boschi freschi delle fasce planiziale, collinare e montana, tra 0 e 1200 m di altitudine, dove predilige i suoli abbastanza evoluti e un microclima umido, senza preferenze particolari in fatto di acidità. Pianta non socievole, non forma mai boschi puri; si trova negli orizzonti delle latifoglie eliofile fino a quello delle specie sciafile. Condivide frequentemente gli spazi naturali con Carpino (Carpinus betulus L.), Farnia (Quercus robur L.), Olmo campestre (Ulmus minor Mill.), Ontano nero (Alnus glutinosa (L.) Gaertn.), Frassino maggiore (Fraxinus excelsior L.), Acero di monte (Acer pseudoplatanus L.), Olmo montano (Ulmus glabra Huds.) e Faggio (Fagus sylvatica L.).
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: Tilion platyphylli.
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Stress-tolleranti (S).
IUCN: N.A.
Farmacopea: la droga è costituita dai fiori (Tilia flores F.I.), seccati con o senza brattee e che, a secco, hanno odore aromatico più pronunciato che a fresco e sapore mucillagginoso altrettanto aromatico ed un po’ astringente. Contengono un glucoside particolare (tiliacina), che si scinde, idrolizzandosi, in glucosio e tiliaretina, non saponina, un olio etereo (0,04%), di composizione ancora poco precisata, ma nella quale entra un alcole sesquiterpenico (farnesolo) comune anche ai fiori di altre specie, sostanze tanniche e mucillaggine.
L’infuso di Tiglio (1 cucchiaio per tazza di acqua calda, 1-2 tazze secondo necessità) costituisce uno dei più comuni ed utili rimedi familiari, in quanto, all’effetto emolliente della mucillaggine, assai efficace nel trattamento delle affezioni catarrali delle vie respiratorie, si associa un’azione fortemente diaforetica e nello stesso tempo antispasmodica, dovuta alla tiliacina. Si tratta di un rimedio blando, che agisce beneficamente su tutti i disturbi dovuti a strapazzo nervoso, caratterizzati da cefalea, spossatezza generale, irrequietudine; inoltre, nei casi di crampi intestinali, in soggetti nervosi e nei casi di ritenzione più o meno accentuata dell’orina dipendente da disturbi spastici delle vie renali. Infine anche indolenzimenti locali possono essere calmati, per via esterna, mediante bagni con decotti di fiori di Tiglio; la scorza di Tiglio, contusa con acqua di Piantaggine, può servire come linimento contro le scottature.
Leclerc, fondandosi su di una lunga serie di osservazioni cliniche, accompagnate da esami ematologici, sostiene l’efficacia dei preparati di Tiglio contro l’arteriosclerosi, in quanto essi aumenterebbero la fluidità del sangue prevenendone la tendenza alla stasi; e prescrive l’uso giornaliero di 2-3 bicchierini di una pozione composta di estratto fluido di Tiglio g 50, idrolato di Tiglio g 450, sciroppo delle cinque radici (infusione in parti uguali di radici di Asparago, Pungitopo, Prezzemolo, Sedano e Finocchio; Hariot) g 500. La decozione dei giovani rami è inoltre considerata diuretica.
Caratteri distintivi: sul nostro territorio vegetano, allo stato spontaneo, solo due specie di Tigli: Tilia cordata Miller (Tiglio selvatico) e Tilia platyphyllos Scop (Tiglio nostrano), oltre all’ibrido naturale (Tiglio ibrido) cui essi danno origine (Tilia x vulgaris Hayne). La distinzione fra le due specie è abbastanza agevole se si osservano le piante con attenzione potendo basarsi su questi elementi: la dimensione delle foglie, che in Tilia cordata raggiungono al massimo la lunghezza di 8 cm e in Tilia platyphyllos 15 cm (tuttavia nei ricacci emessi a seguito di potature o ceduazioni, le foglie di entrambe le specie possono essere molto più grandi); la pagina inferiore delle foglie: entrambe le specie presentano ciuffi di peli all'ascella delle nervature, ma questi sono di color mattone in Tilia cordata e biancastri in Tilia platyphyllos; il frutto: quello di Tilia cordata è piccolo, con un diametro massimo di 8 mm, con costolature poco o per nulla evidenti e che, schiacciato fra le dita, si rompe facilmente, mentre quello di Tilia platyphyllos è più grosso, con 5 costole pronunciate e molto più resistente alla pressione; le gemme: in Tilia cordata sono visibili due scaglie (perule), in Tilia platyphyllos se ne osservano tre; i giovani rametti di Tilia cordata sono glabri mentre quelli di Tilia platyphyllos sono coperti da una sottile peluria, ossia cioè pubescenti.
Alberi monumentali: dal censimento effettuato dal Corpo forestale dello Stato, nel 1982, sono stati evidenziati sul nostro territorio diversi Tigli nostrani monumentali: uno nel Comune di Magrè all’Adige (Bolzano), in località Favogna di Sotto, alto 20 metri, con una circonferenza di 5 metri.A Recoaro Terme (Vicenza), in località Malga Sebe vegeta un esemplare alto 27 metri avente una circonferenza di 5,3 metri. Due alberi monumentali sono stati rinvenuti in provincia di Udine: uno nel Comune di Tarvisio, località Sainfrintz-Camporosso, alto 25 m e circonferenza di 3,45 m e l’altro in Comune di Precenicco, in località Villa Beni Rustici, alto 42 m e circonferenza di 5,1 m. Due esemplari in provincia di Avellino: uno nel Comune di Serino, in località San Giuseppe, alto 22 m e circonferenza di 4,6 mm e l’altro in Comune di Solofra, località Toppola, alto 25 m e circonferenza di 4,6 m. Infine un esemplare a Vico del Gargno (Foggia), in località Tiglione, alto 20 m e con circonferenza di 4,85 m.
Avversità: fra le avversità cui va incontro il Tiglio nostrano sono da annoverare i parassiti animali. In particolare il Bombice del ciliegio (Eriogaster lanestris) le cui larve gregarie nate dalle uova a forma di manicotto ricoperto da lunghi peli grigi che la femmina si stacca dall'addome all'atto dell'ovideposizione, deposte sui rametti in aprile, divorano le foglie con ingenti danni; la Bucefala (Phalera bucephala) le cui larve attaccano le foglie divorandone il parenchima e lasciando intatte solo le nervature principali; la Sesia apiforme (Aegeria apiformis) le cui larve scavando gallerie sotto la corteccia alla base del tronco e raggiungendo per via interna le radici arrecano gravissimi e mortali danni alla pianta; le Pirrocore (eterottero Pyrrhocoris apterus) causano con le loro punture gravi danni ai giovani getti. Larve di rodilegno rosso e rodilegno giallo che danneggiano gli organi legnosi; la cocciniglia cotonosa (Eupulvinaria hydrangeae) infestante foglie e germogli. L’eriofide (Eriophyes tiliae) i cui adulti e le neanidi provocano sulla pagina inferiore delle foglie numerosissime piccole galle rilevate dapprima biancastre successivamente a colorazione rugginosa; il Ragnetto giallo (Tetranychus tiliarius) i cui giovani e adulti danneggiano gravemente le foglie e i rametti; afidi infestanti foglie e germogli (Eucallipterus tiliae e Patchiella reaumuri).
Inoltre, gli agenti di malattia (funghi, batteri ed entità infettive) provocano le seguenti avversità: antracnosi dovuta all'attacco di Gnomonia tiliae che provoca sulle foglie e sui giovani rametti macchioline brunastre circolari dal contorno nerastro; seccume della corteccia che, infettata da Pyrenochaeta pubescens, mostra delle pustole ovali o tondeggianti, di colore rosso brunastro che in seguito al disseccamento della parte colpita assumono una colorazione grigiastra; la vaiolatura, per cui le foglie colpite da Cercospora macrospora presentano innumerevoli macchie sul lembo fogliare, con successivo imbrunimento e caduta della foglia; carie fungina del legno dovuta a Ganoderma sp, Fomes sp, Coriolus sp, Polyporus sp ecc.; marciumi radicali ad eziologia fungina (Armillaria mellea); tracheomicosi da Verticillium albo-atrum; cancri rameali fungini da Nectria sp, Botryosphaeria sp; mal bianco alle foglie provocato dal fungo Microsphaera alni.
Usi: pianta di largo impiego nelle alberature stradali e nei parchi; la sua fioritura è di grande interesse in apicoltura, anche perché fiorisce prima degli altri Tigli. I fiori di Tiglio nostrano sono da sempre utilizzati per preparare gradevolissime tisane rinfrescanti (tè di tiglio), sedative, digestive e anticatarrali.
Il legno è leggero con alburno e duramen indistinti, concolori da bianco-giallastro a leggermente rosato, sericeo, a porosità diffusa, con raggi midollari appena visibili ad occhio nudo, è tenero e all'aperto è di poca durata, però è di facile lavorazione e di bell’aspetto. Non è un buon combustibile ma viene usato per la produzione di carboncini da disegno, per lavori di falegnameria, intaglio, tornitura. Inoltre, il carbone di legno di Tiglio nostrano costituisce uno dei migliori mezzi detersivi ed assorbenti (dentifrici, iperacidità gastrica, avvelenamenti, ecc.) e i semi contengono un olio fisso (55%) che ha sostituito in passato e potrebbe sostituire quello di Oliva al quale si avvicina per aspetto e sapore.
Curiosità: in Spagna l’infuso delle foglie (chiamato tila), per le loro proprietà sedative e persino leggermente ipnotiche, è popolare come lo è da noi la camomilla. “Tiglioso”, indica un qualcosa di fibroso e in effetti, una caratteristica dei Tigli è quello di avere la parte interna della corteccia molto fibrosa: dal libro, che si trova fra la corteccia e il legno e che gli antichi chiamavano philýra, si ricavavano carta, stuoie, montature di corone e ghirlande. Dalla corteccia si ottenevano una volta tessuti grossolani e soprattutto corde, ricavandone fibre tessili grazie alla stigliatura, un’operazione simile a quella applicata al Lino e alla Canapa.
Nelle alberature stradali, molto spesso i Tigli vengono malamente potati, e la pianta reagisce con l'emissione di numerosi rami epicormici, ma si deve tenere presente che questi rami accumulano al loro terzo inferiore la maggior parte degli zuccheri di riserva, quindi le reiterate potature indeboliscono notevolmente la pianta, rendendola facilmente aggredibile dai parassiti fino a provocarne la morte.
Con i primi caldi estivi il Tiglio nostrano viene spesso attaccato massicciamente da cocciniglie e afidi infestanti la vegetazione che solitamente non causano danni gravi alla pianta ma che possono causare problemi a persone o oggetti che si trovano sotto la pianta: infatti le punture degli afidi causano la fuoriuscita della cosiddetta melata, una sostanza densa e appiccicosa che precipita al suolo, rendendo i viali di Tiglio poco consigliabili al parcheggio delle autovetture.
Miti e leggende: il Tiglio selvatico è un albero che per il suo lungo ciclo vitale ha evocato il simbolo della Longevità. Nel passato alla sua ombra gli anziani del villaggio si riunivano per tenervi consiglio.
Un mito greco vuole che la ninfa Filira, figlia di Oceano, viveva nell’isola del Ponto Eusino che porta il suo nome. Un giorno Crono si unì a lei ma, sorpreso dalla moglie Rea, si trasformò in uno stallone fuggendo al galoppo. Al momento del parto Filira si accorse di aver generato un mostro, Chirone, per metà uomo e e per l’altra metà cavallo. Ne provò una tale vergogna che chiese al padre di essere mutata nell’albero che da allora portò in greco il suo nome. Quanto al figlio, diventò un celebre guaritore grazie anche al potere che aveva ereditato dalla madre trasformata nell’albero dalle tante virtù medicinali.
Questo mito fu creato dai Greci perché il Tiglio selvatico ha sempre evocato con il suo aspetto e profumo la femminilità, tant’è vero che essi la consideravano sacra ad Afrodite. Erodoto (Le Storie, IV, 67) riferisce che in Persia vivevano strani uomini-donna, gli Enarei, privati dalla dea Afrodite della virilità perché avevano osato saccheggiare il suo tempio ad Ascalona, in Siria, però aveva concesso loro la facoltà di predire il futuro. La divinazione la praticavano tramite una corteccia di Tiglio: dopo averla divisa in tre strisce, davano responsi avvolgendo e svolgendo le strisce tra le dita.
Nell’antichità, in Lituania, per ottenere buoni raccolti gli uomini sacrificavano alle Querce, le donne ai Tigli e fra i Germani l’albero era sacro a Freia, la dea della fertilità.
Nella leggenda di Filemone e Bauci, il marito si trasforma in Quercia, tipico albero maschile, mentre la moglie diventa un Tiglio. Forse in ricordo di questa storia d’amore e di venerazione per gli dei il fiore di Tiglio è diventato il simbolo dell’Amore coniugale.
L’albero sacro a Filira venne anche considerato il protettore vegetale di una casata: per questo motivo, soprattutto nel XVII secolo, un viale di Tigli annunciava la presenza di un castello o di un palazzo.
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www.dryades.eu