Galium verum L.
(a cura di Giuseppe Laino)
Etimologia: l’epiteto del genere deriva dal greco gála = “latte” o galión = “caglio”, termine quest’ultimo usato da Dioscoride (medico militare nato circa nel 64 d.C. in Asia Minore) perché fin da tempi remoti era nota la proprietà di questa pianta di far cagliare il latte (vedi oltre). L’epiteto specifico deriva dal latino verum = “il vero, verità, realtà, il reale” [Cicerone] conferito alla specie per indicare il “vero” caglio da non confondere con le numerose congeneri.
Sinonimi: nessuno.
Nomi volgari: Caglio giallo, Caglio vero, Caglio zolfino, Erba zolfina (italiano). Liguria: Erba de prat; Caiu (Porto Maurizio); Erba nocca (Pontedecimo). Piemonte: Erba quajeisa (Carpeneto). Lombardia: Reseghetta, Rozzola; Erba quacc (Brescia); Gringa, Gringh, Reseghetta (Milano); Galinetta (Como); Gringo (Pavia). Friuli: Ciandeluzze fine, Jerbe cajarie, Jerbe dai pulz; Arba dal cali, Ciandelute (Carnia). Emilia-Romagna: Caj (Bologna); Erba da impresa (Romagna); Zampa ed galeina (Reggio). Toscana: Caglio, Callio, Gallio, Ingrassabue, Presuola, Zolfina; Erba nocca (Montespertoli); Erba zolfina (Pisa). Puglia: Galazza, Galazzo (Otranto). Calabria: Galazzida, Galazziti, Gallazzidi. Sicilia: Quagghiu latti; Battilingua (Etna).
Forma biologica e di crescita: emicriptofita scaposa.
Tipo corologico: eurasiatica in senso stretto: diffusa dall'Europa al Giappone.
Fenologia: VI-IX frutto: VII-X.
Limiti altitudinali: dal piano a 1700 m di altitudine.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese è diffusa, molto comune, su tutto il territorio, ad eccezione della Pianura Padana e della Sardegna.
Habitus: erbacea perenne, alta 30-90 cm, fornita di un rizoma stolonifero sotterraneo, con radici secondarie ai nodi, da cui sorgono i fusti alti 20-100 cm, eretti o ascendenti, cilindrici o leggermente angolosi, ingrossati ai nodi, semplici o poco ramificati. La pianta secca ha la caratteristica di imbrunire fino al nero.
Foglie: le foglie, lunghe 1-3 cm, larghe al massimo 1 mm, riunite in verticilli di 8-12 per ciascun nodo, strettamente lineari e revolute al margine, rigide, sono glabre e lucide, spesso ruvide, sulla pagina superiore e opaco pubescenti su quella inferiore; la nervatura mediana è prominente nella pagina inferiore, l’apice termina con una punta acuta.
Fiore: fiori di un intenso giallo oro, profumati di miele, sono portati da peduncoli ascendenti durante la fioritura e patenti nel frutto, raccolti in una infiorescenza terminale paniculata più o meno allungata, densa e molto ramificata. I rametti laterali fioriti di norma sono più lunghi dell’internodo. Calice piccolissimo, a lembo poco distintamente dentato; corolla glabra, rotata, con lembo quasi uguale al tubo, diviso in 4 lobi lineari oblunghi, brevemente acuminati, lunghi 2-3 mm. Androceo di 4 stami, inseriti alla base della corolla, con filamenti brevi ed antere introrse, biloculari, lunghe 2-3 mm; gineceo di 2 stili saldati in basso, liberi superiormente e terminati da uno stimma a bottone.
Frutto: il frutto, secco, liscio, glabro o con pochi peli sparsi, è formato da due acheni lunghi 1-1,5 mm, che si separano a maturità.
Semi: ciascun achenio contiene un seme aderente al pericarpo.
Polline: granuli pollinici monadi, radiosimmetrici, isopolari; perimetro in visione polare: subcircolari; in visione equatoriale: circolari 87%, subcircolari 13%; forma: oblato sferoidali 67%, prolato sferoidali 33%; esazono-colpati (1%), polizonocolpati (99%); aperture: colpi fusiformi, a margini netti; esina: tectata, scabrata, perforata; dimensioni: asse polare 19 (18) 17 mµ, asse equatoriale: 18 (18) 16 mµ. L’impollinazione è entomofila.
Numero cromosomico: 2n = 44.
Sottospecie e/o varietà: Galium verum L. ssp wirtgenii (F. W. Schultz) Oborny (sinonimo Galium verum ssp praecox (Lang) Petrak): Caglio di Wirtgen, Caglio zolfino di Wirtgen, Erba zolfina di Wirtgen, Galium di Wirtgen. Si differenzia per il numero cromosomico 2n = 22, per le foglie più larghe (2 mm) più o meno opache, per le piccole infiorescenze distribuite su piani agli internodi con rametti fioriti più corti degli internodi. Fiori giallo limone, inodori. Antere lunghe 3-4 mm. Fioritura precoce rispetto alla ssp verum (maggio-giugno).
Secondo alcuni autori il binomio Galium verum corrisponde a un unico gruppo, comprendente due specie, con relative sottospecie e i loro ibridi spontanei. Si tratta di piante molto simili tra loro, spesso legate a limitati areali geografici.
Habitat ed ecologia: prati aridi, margini dei boschi, luoghi sassosi, aree antropizzate. Pianta comune, tendenzialmente calciofila e basifila.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: Festuco-Brometalia
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Stress tolleranti (S).
IUCN: N.A.
Farmacopea: il Caglio vero contiene glucosidi particolari (asperulina, asperulosina), saponine, acido gallo tannico e citrico, sostanza colorante rossa del tipo dell’alizarina e un’enzima (fitochimasi) coagulante del latte. Utilizzato generalmente per la medicazione (impacchi imbevuti di decotto) di affezioni cutanee molto varie, ma particolarmente delle ulcerazioni interessanti, oltre alla cute, pacchi ghiandolari superficiali e di natura scrofolosa o cancerosa. L’infuso viene inoltre somministrato internamente, grazie al suo particolare profumo, contro manifestazioni di carattere isterico e anche come pozione diuretica, mentre il succo fresco sembrerebbe capace di lenire i dolori cancerosi. Di quest’ultima proprietà, come della fama popolare di attivo antiepilettico, mancano tuttavia controlli di carattere sperimentale.
Curiosità: Il Caglio vero contiene in 100 g di foglie circa 1 mg di fermento lattico (fitochimasi) che fa cagliare le proteine del latte; perciò la pianta una volta veniva spesso usata nella preparazione dei formaggi.
Il Matthiolus, famoso commentatore di Dioscoride, riferisce che «le genti di Toscana lo usano per trasformare il loro latte e il formaggio, che fanno di latte di pecora e capra, è forse il più dolce e il più piacevole al gusto…».
La pianta ha proprietà tintorie: in giallo se si usano i fiori o le sommità fiorite, in rosso se si usano le radici; queste proprietà coloranti hanno sempre avuto un impiego artigianale. In passato se ne è tentata più volte la coltivazione per l’estrazione del colorante rosso, tuttavia senza successo poiché la resa delle radici prodotte dalla pianta in coltivazione è troppo bassa per consentire una raccolta ed un utilizzo industriale come avviene invece per la Robbia domestica (Rubia tinctorum L.) che appartiene alla stessa famiglia.
Leggende e credenze: secondo una leggenda medievale la Madonna giacque a Betlemme su un letto di Caglio vero perché gli asini avevano mangiato ogni altro foraggio presente nella stalla. Da questa leggenda ha tratto origine una credenza popolare, secondo la quale una donna coricata su questa pianta potrebbe partorire senza pericolo.
Bibliografia:
AICHELE D., GOLTE-BECHTLE M., Che fiore è questo? Edizione Club degli Editori, Milano.
BIONDI E. et al., Manuale italiano di interpretazione degli habitat della Direttiva 92/43/CEE.
BONI U., PATRI G., Scoprire, riconoscere, usare le erbe, Edizione Mondolibri SpA, Milano, 2000.
DELLA BEFFA M.T., Fiori di campo (Conoscere, riconoscere e osservare tutte le specie di fiori selvatici più noti), Istituto Geografico De Agostini SpA, Novara, 1999.
DE LEONARDIS W., PICCIONE V., ZIZZA A. (Istituto e Orto botanico, Università degli Studi di Catania), Flora melissopalinologica d’Italia. Chiavi d’identificazione, Bollettino Accademia Gioenia Scienze Naturali, Vol. 19, n. 329, pp. 309-474, Catania 1986.
FERRARI C., Guida pratica ai fiori spontanei in Italia, Edizione italiana, VI ristampa febbraio 2001, Camuzzi Editoriale SpA Milano, licenziataria di The Reader’s Digest Association, Inc.
IL’INA T.V., KOVALEVA A.M., GORYACHAYA O.V., ALEKSANDROV A.N. Essential oil from Galium verum flowers. Chemistry of Natural Compounds, 45, 4, 587-588,2009
LAUBER K., WAGNER G., Flora Helvetica (Flore illustrée de Suisse), 2ème édition, Editions Paul Haupt, 2001.
NEGRI G., Nuovo erbario figurato (Descrizione e proprietà delle piante medicinali e velenose della flora italiana), V edizione, Ulrico Hoepli, Milano1991.
www.dryades.eu
http://vnr.unipg.it/habitat/index.jsp
Sinonimi: nessuno.
Nomi volgari: Caglio giallo, Caglio vero, Caglio zolfino, Erba zolfina (italiano). Liguria: Erba de prat; Caiu (Porto Maurizio); Erba nocca (Pontedecimo). Piemonte: Erba quajeisa (Carpeneto). Lombardia: Reseghetta, Rozzola; Erba quacc (Brescia); Gringa, Gringh, Reseghetta (Milano); Galinetta (Como); Gringo (Pavia). Friuli: Ciandeluzze fine, Jerbe cajarie, Jerbe dai pulz; Arba dal cali, Ciandelute (Carnia). Emilia-Romagna: Caj (Bologna); Erba da impresa (Romagna); Zampa ed galeina (Reggio). Toscana: Caglio, Callio, Gallio, Ingrassabue, Presuola, Zolfina; Erba nocca (Montespertoli); Erba zolfina (Pisa). Puglia: Galazza, Galazzo (Otranto). Calabria: Galazzida, Galazziti, Gallazzidi. Sicilia: Quagghiu latti; Battilingua (Etna).
Forma biologica e di crescita: emicriptofita scaposa.
Tipo corologico: eurasiatica in senso stretto: diffusa dall'Europa al Giappone.
Fenologia: VI-IX frutto: VII-X.
Limiti altitudinali: dal piano a 1700 m di altitudine.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese è diffusa, molto comune, su tutto il territorio, ad eccezione della Pianura Padana e della Sardegna.
Habitus: erbacea perenne, alta 30-90 cm, fornita di un rizoma stolonifero sotterraneo, con radici secondarie ai nodi, da cui sorgono i fusti alti 20-100 cm, eretti o ascendenti, cilindrici o leggermente angolosi, ingrossati ai nodi, semplici o poco ramificati. La pianta secca ha la caratteristica di imbrunire fino al nero.
Foglie: le foglie, lunghe 1-3 cm, larghe al massimo 1 mm, riunite in verticilli di 8-12 per ciascun nodo, strettamente lineari e revolute al margine, rigide, sono glabre e lucide, spesso ruvide, sulla pagina superiore e opaco pubescenti su quella inferiore; la nervatura mediana è prominente nella pagina inferiore, l’apice termina con una punta acuta.
Fiore: fiori di un intenso giallo oro, profumati di miele, sono portati da peduncoli ascendenti durante la fioritura e patenti nel frutto, raccolti in una infiorescenza terminale paniculata più o meno allungata, densa e molto ramificata. I rametti laterali fioriti di norma sono più lunghi dell’internodo. Calice piccolissimo, a lembo poco distintamente dentato; corolla glabra, rotata, con lembo quasi uguale al tubo, diviso in 4 lobi lineari oblunghi, brevemente acuminati, lunghi 2-3 mm. Androceo di 4 stami, inseriti alla base della corolla, con filamenti brevi ed antere introrse, biloculari, lunghe 2-3 mm; gineceo di 2 stili saldati in basso, liberi superiormente e terminati da uno stimma a bottone.
Frutto: il frutto, secco, liscio, glabro o con pochi peli sparsi, è formato da due acheni lunghi 1-1,5 mm, che si separano a maturità.
Semi: ciascun achenio contiene un seme aderente al pericarpo.
Polline: granuli pollinici monadi, radiosimmetrici, isopolari; perimetro in visione polare: subcircolari; in visione equatoriale: circolari 87%, subcircolari 13%; forma: oblato sferoidali 67%, prolato sferoidali 33%; esazono-colpati (1%), polizonocolpati (99%); aperture: colpi fusiformi, a margini netti; esina: tectata, scabrata, perforata; dimensioni: asse polare 19 (18) 17 mµ, asse equatoriale: 18 (18) 16 mµ. L’impollinazione è entomofila.
Numero cromosomico: 2n = 44.
Sottospecie e/o varietà: Galium verum L. ssp wirtgenii (F. W. Schultz) Oborny (sinonimo Galium verum ssp praecox (Lang) Petrak): Caglio di Wirtgen, Caglio zolfino di Wirtgen, Erba zolfina di Wirtgen, Galium di Wirtgen. Si differenzia per il numero cromosomico 2n = 22, per le foglie più larghe (2 mm) più o meno opache, per le piccole infiorescenze distribuite su piani agli internodi con rametti fioriti più corti degli internodi. Fiori giallo limone, inodori. Antere lunghe 3-4 mm. Fioritura precoce rispetto alla ssp verum (maggio-giugno).
Secondo alcuni autori il binomio Galium verum corrisponde a un unico gruppo, comprendente due specie, con relative sottospecie e i loro ibridi spontanei. Si tratta di piante molto simili tra loro, spesso legate a limitati areali geografici.
Habitat ed ecologia: prati aridi, margini dei boschi, luoghi sassosi, aree antropizzate. Pianta comune, tendenzialmente calciofila e basifila.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: Festuco-Brometalia
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Stress tolleranti (S).
IUCN: N.A.
Farmacopea: il Caglio vero contiene glucosidi particolari (asperulina, asperulosina), saponine, acido gallo tannico e citrico, sostanza colorante rossa del tipo dell’alizarina e un’enzima (fitochimasi) coagulante del latte. Utilizzato generalmente per la medicazione (impacchi imbevuti di decotto) di affezioni cutanee molto varie, ma particolarmente delle ulcerazioni interessanti, oltre alla cute, pacchi ghiandolari superficiali e di natura scrofolosa o cancerosa. L’infuso viene inoltre somministrato internamente, grazie al suo particolare profumo, contro manifestazioni di carattere isterico e anche come pozione diuretica, mentre il succo fresco sembrerebbe capace di lenire i dolori cancerosi. Di quest’ultima proprietà, come della fama popolare di attivo antiepilettico, mancano tuttavia controlli di carattere sperimentale.
Curiosità: Il Caglio vero contiene in 100 g di foglie circa 1 mg di fermento lattico (fitochimasi) che fa cagliare le proteine del latte; perciò la pianta una volta veniva spesso usata nella preparazione dei formaggi.
Il Matthiolus, famoso commentatore di Dioscoride, riferisce che «le genti di Toscana lo usano per trasformare il loro latte e il formaggio, che fanno di latte di pecora e capra, è forse il più dolce e il più piacevole al gusto…».
La pianta ha proprietà tintorie: in giallo se si usano i fiori o le sommità fiorite, in rosso se si usano le radici; queste proprietà coloranti hanno sempre avuto un impiego artigianale. In passato se ne è tentata più volte la coltivazione per l’estrazione del colorante rosso, tuttavia senza successo poiché la resa delle radici prodotte dalla pianta in coltivazione è troppo bassa per consentire una raccolta ed un utilizzo industriale come avviene invece per la Robbia domestica (Rubia tinctorum L.) che appartiene alla stessa famiglia.
Leggende e credenze: secondo una leggenda medievale la Madonna giacque a Betlemme su un letto di Caglio vero perché gli asini avevano mangiato ogni altro foraggio presente nella stalla. Da questa leggenda ha tratto origine una credenza popolare, secondo la quale una donna coricata su questa pianta potrebbe partorire senza pericolo.
Bibliografia:
AICHELE D., GOLTE-BECHTLE M., Che fiore è questo? Edizione Club degli Editori, Milano.
BIONDI E. et al., Manuale italiano di interpretazione degli habitat della Direttiva 92/43/CEE.
BONI U., PATRI G., Scoprire, riconoscere, usare le erbe, Edizione Mondolibri SpA, Milano, 2000.
DELLA BEFFA M.T., Fiori di campo (Conoscere, riconoscere e osservare tutte le specie di fiori selvatici più noti), Istituto Geografico De Agostini SpA, Novara, 1999.
DE LEONARDIS W., PICCIONE V., ZIZZA A. (Istituto e Orto botanico, Università degli Studi di Catania), Flora melissopalinologica d’Italia. Chiavi d’identificazione, Bollettino Accademia Gioenia Scienze Naturali, Vol. 19, n. 329, pp. 309-474, Catania 1986.
FERRARI C., Guida pratica ai fiori spontanei in Italia, Edizione italiana, VI ristampa febbraio 2001, Camuzzi Editoriale SpA Milano, licenziataria di The Reader’s Digest Association, Inc.
IL’INA T.V., KOVALEVA A.M., GORYACHAYA O.V., ALEKSANDROV A.N. Essential oil from Galium verum flowers. Chemistry of Natural Compounds, 45, 4, 587-588,2009
LAUBER K., WAGNER G., Flora Helvetica (Flore illustrée de Suisse), 2ème édition, Editions Paul Haupt, 2001.
NEGRI G., Nuovo erbario figurato (Descrizione e proprietà delle piante medicinali e velenose della flora italiana), V edizione, Ulrico Hoepli, Milano1991.
www.dryades.eu
http://vnr.unipg.it/habitat/index.jsp