Olea europaea L.

← Torna alla tua ricerca

Oleaceae - Olea europaea L.; Pignatti 1982: n. 2780; Olea europaea L.
Plant List: accettato
Olea europaea L. subsp. sativa Loudon
(a cura di Giuseppe Laino)

Etimologia: l’epiteto del genere olea = “olivo, oliva”, è quello dato dai latini [Plinio, Cicerone et al.] alla pianta, derivante a sua volta dal greco eláia. L’epiteto specifico è il nome latino del continente Europa [Orazio et al.], in riferimento all’areale proprio della pianta. L’epiteto sativa deriva dal latino sativus = “che si semina” (con allusione al fatto che la pianta era ed è largamente coltivata).
Sinonimi:
Olea sativa Hoffmgg. et Link.
Nomi volgari:
Olivo (italiano). Liguria: Pignoric (forma selvatica); Oia, Ueive, Uiva, Uivo (Genova); Oria (Croce d'Orero); Oriva (Cipriano); Oviva (Savona); Uia (Cogorno); Urivo (Porto Maurizio). Piemonte: Ramoliva. Lombardia: Olia (Brescia). Veneto: Olivar (Verona); Oliver (Treviso). Friuli: Aulivar, Oliv, Olivar, Uliv, Ulivar. Emilia-Romagna: Uliv (Reggio). Toscana: Olivastro, Olivo, Ulivastro, Ulivo. Umbria: Piantone (Bevagna). Abruzzi: Liva, Uliva. Campania: Aliva, Auliva, Live; Alivastra (Avellino); Ogliastro (Ischia). Puglia: Agriddu (Otranto); Termite (Lecce); Triemeto (Barletta). Basilicata: Gliastro. Calabria: Agghiastru, Agliastro, Olivara servaggia, Olivaru (Reggio); Agriddaci (Bova). Sicilia: Agghiastru, Auliva, Aulivastru; Aliva, Alivu (Etna). Sardegna: Allastu, Ollastu, Ozzastu (Cagliari); Olia, Ollastru (Sassari); Ugliatra (Alghero)..
Forma biologica e di crescita:
fanerofita sempreverde.
Tipo corologico: l’areale di origine dell'Olivo si ritiene sia quello sudcaucasico (risalente al 12.000 a.C.) sebbene molti la considerino pianta prettamente mediterranea dato che la specie si è ambientata molto bene nel Bacino Mediterraneo soprattutto nella fascia dell'arancio (Citrus aurantium L.) dove appunto la coltura principe è quella degli agrumi associata in ogni modo a quella dell'Olivo: in questo areale sono compresi Paesi come l'Italia, il sud della Spagna e della Francia, la Grecia e alcuni Paesi mediorientali che si affacciano sul Mediterraneo orientale. Molti autori però dubitano della spontaneità dell'Olivo in Italia e fanno risalire il suo centro di origine verso i Paesi più orientali che si affacciano sul Mediterraneo. Tuttavia ciò non sembra vero in quanto sono stati ritrovati resti fossili del Pliocene presso Bologna. L'Olivo coltivato deriverebbe quindi per selezione dall'Olivastro, spontaneo anche in Italia (vedi oltre).
Inizialmente coltivato quasi esclusivamente nei Paesi mediterranei (dove l'inverno è mite e l'estate calda), negli ultimi anni è stato impiantato con successo anche in altri Paesi dal clima analogo, come California, Australia, Argentina e Sudafrica.

Fenologia: il ciclo fenologico dell’Olivo è alquanto lungo e complesso. I cicli di riferimento hanno valore orientativo dato che possono cambiare secondo la varietà e la regione: dicembre-gennaio: riposo vegetativo della durata di 1-3 mesi, in cui l’attività dei germogli è ferma o rallentata; febbraio: differenziazione a fiore; fine febbraio: ripresa vegetativa della durata di 20-25 giorni in cui la pianta emette nuova vegetazione di colore chiaro; metà marzo: mignolatura (infiorescenze di 10-15 fiori non ancora sviluppati), della durata di 18-23 giorni in cui la pianta produce mignole di colore verde, a maturità biancastre; dall’inizio di maggio alla prima decade di giugno: fioritura, della durata di 7 giorni, in cui sono presenti fiori aperti e bene evidenti; fine maggio-giugno; allegagione, in cui avviene la caduta dei petali, la cascola di fiori e frutticini; seconda metà di giugno: fase accrescimento dei frutti, della durata di 3-4 settimane, in cui sono presenti sulla pianta frutti piccoli ma bene evidenti; luglio: indurimento del nocciolo, fase che dura dai 7 ai 25 giorni, in cui si verifica l’arresto della crescita dei frutti e si verifica la loro resistenza al taglio di sezionamento; agosto: accrescimento dei frutti, fase che dura 1,5-2 mesi, dove avviene un aumento considerevole delle dimensioni dei frutti con comparsa di lenticelle sulla loro superficie; da metà ottobre a dicembre: fase di invaiatura, dove almeno la metà della superficie del frutto vira dal verde al rosso violaceo; da fine ottobre a dicembre: maturazione completa dei frutti che assumono una colorazione uniforme dal violaceo al nero.
Limiti altitudinali: dal mare verso l'interno sino ad altitudini diverse che dipendono dai microclimi, ma che, nelle situazioni migliori, possono arrivare ai 700-800 metri.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia:
nel nostro Paese l'areale di coltivazione è molto ampio: le uniche zone dove non è presente sono la Pianura Padana dove pure un tempo l’Olivo era coltivato (anche se in regioni come Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna sono in atto progetti di reinserimento), le montagne, le zone con temperature invernali troppo basse o con presenza di nebbia. L'area dove produce frutti di qualità è più ristretta e si riduce in pratica all'Italia centromeridionale (Toscana e Liguria comprese) e insulare e alla zona dei laghi di Lombardia e Veneto. La maggiore concentrazione olivicola italiana, comunque, si trova in Puglia, con una popolazione che è stimata essere superiore ai 5 milioni di alberi. Molti di questi risalgono all'epoca della dominazione spagnola del Seicento.
Habitus: albero alto fino a 10-15 m. Le sue radici sono prevalentemente di tipo fittonante nei primi 3 anni di età, dal quarto anno in poi si trasformano quasi completamente in radici di tipo avventizio, superficiali e che garantiscono alla pianta un'ottima vigorosità anche su terreni rocciosi dove lo strato di terreno che contiene sostanze nutrienti è limitato a poche decine di centimetri. I rami ascendenti formano una chioma densa, molto espansa, progressivamente asimmetrica e irregolare, grigio argentata. Il tronco, inizialmente cilindrico e diritto, diviene con l’età possente, contorto, nodoso, largamente espanso alla base e più o meno scavato al centro. Negli esemplari più vecchi è ridotto a una base larghissima da cui si ergono spuntoni legnosi con frammenti di chioma. La corteccia è grigia, prima liscia poi regolarmente screpolata in placchette quadrangolari.
Foglie: persistenti, opposte, brevemente picciolate, presentano una lamina coriacea, piuttosto rigida, lunga fino a 8 cm, ellittico lanceolata (orbicolare e sessile nei turioni radicali), con i margini revoluti. La pagina superiore è verde scura, molto lucida, minutamente spruzzata di glauco argentato; la pagina inferiore è totalmente bianco argentea, con nervatura mediana prominente.
Fiore:
raccolti in piccole pannocchie ascellari composte da 10-15 fiori brevemente pedicellati, bianchi. Calice persistente a forma di coppa quadridentata; corolla imbutiforme caduca, larga 4-7 mm, dal tubo breve a lembo quadrifido, con lobi ovato acuti, piani, patenti; stami 2, inseriti in fondo al tubo, opposti, sporgenti dalla corolla, con antere voluminose, ovate, estrorse; ovario biloculare, con logge biovulate e stilo breve, bifido nella porzione stimmatica. Solo una piccola percentuale di fiori si trasforma in frutti a causa della cascola abbondante per aborto fiorale.
Frutto:
il frutto (oliva) è una drupa carnoso oleosa di varia grandezza a seconda della varietà (lunghezza 1-3,5 cm) ovale, ellissoide o sferoidale, punteggiata in superficie, verde da acerba, quindi nera violacea a maturità, lucida e liscia, talora pruinosa. L'olio è contenuto sia nella polpa (mesocarpo) che nel nocciolo (endocarpo).
Semi:
un seme affusolato, avvolto da un tegumento legnoso e rugoso in superficie.
Polline:
granuli pollinici monadi, radiosimmetrici, isopolari; perimetro in visione polare arrotondato triangolare, in visione equatoriale da globulare a ellittico; dimensioni: asse polare 20,1 (18,8-21,8) mµ, asse equatoriale 21,5 (20,8-22,7) mµ; aperture: trizonocolporati con colpi stretti relativamente corti e pori lolongati difficilmente visibili; esina spessa circa 1-1,5 mµ, reticolata, con reticulum ampio in vista superiore, muri punteggiato da linee (come una collana di perle); verso le aperture la maglia del reticolo diventa più stretta e l’esina si assottiglia; intina con onci distinto, largo circa 4 µm. L’impollinazione è principalmente anemofila; più raramente entomofila.
Numero cromosomico: 2n = 46.
Sottospecie e/o varietà: Olea sylvestris Brot. (sinonimo Olea oleaster Hoffmgg. et Link), Oleastro o Olivastro, i cui caratteri essenziali che lo distinguono dalla specie domestica sono i giovani rami ingrossati e spinescenti, foglie da lanceolate a orbicolari, con base spesso tronca o subcordata e apice ottuso, frutti piccoli (1 cm), subsferici, con pericarpo sottile a basso contenuto in olio, nocciolo piuttosto grande. Diffuso dalle coste atlantiche della Penisola Iberica e dal Marocco al Medio Oriente; in Italia è presente lungo tutte le coste e all’interno fino alla fascia submediterranea dell’Appennino, con esclusione dell’alto Adriatico occidentale. Presente in modo puntiforme nella Liguria di Ponente, ricompare dal Lazio meridionale e dal Gargano in giù, con frequenza massima in Calabria e nelle isole. L'areale di vegetazione della sottospecie spontanea sul territorio del nostro Paese è la sottozona calda del Lauretum. E’ una delle essenze più rappresentative della macchia termoxerofila (Oleo-ceratonion, Pignatti 1982), mentre diventa più sporadico nella macchia mediterranea del Quercion ilicis. Per i caratteri di frugalità ed eliofilia si rinviene frequentemente anche nelle macchie degradate, nelle garighe e nella vegetazione rupestre lungo le coste. Resiste bene al pascolamento in quanto tende ad assumere un portamento cespuglioso a pulvino con ramificazione fitta. Resiste bene anche agli incendi per la notevole capacità di ricacciare vigorosi polloni dalla ceppaia. Nelle siepi e al margine degli oliveti si incontrano spesso individui con alcuni caratteri del selvatico, che rappresentano un inselvatichimento dell’Olivo domestico (“ferals”), facilmente disseminato da uccelli e mammiferi selvatici.
Olea europaea
f. bifera Ten., varietà domestica che porta talvolta contemporaneamente fiori e frutti.
Numerose le varietà in coltivazione. Il parametro maggiormente utilizzato nella classificazione delle cultivar di Olivo è quello che le suddivide in relazione alla destinazione del frutto; in base a ciò si distinguono tre gruppi: cultivar da olio, caratterizzate da un elevato contenuto in lipidi e da una buona resa in olio, il frutto è di dimensioni medie o piccole (Bosana, Canino, Carboncella, Casaliva, Coratina, Dolce Agogia, Frantoio, Leccino, Moraiolo, Pendolino (cultivar toscana diffusa come impollinatrice di Frantoio, Leccino, Moraiolo, Ascolana tenera), Rosciola, Taggiasca, ecc.; cultivar da mensa, con una minor resa in olio ma con frutti più grandi che vengono venduti per l'uso diretto (Ascolana tenera, Oliva di Cerignola, Sant'Agostino) e cultivar a duplice attitudine (Carolea, Itrana, Tonda Iblea).
Nel solo bacino del Mediterraneo sono rappresentati più di 1000 tipi genetici di Olivo. La propagazione vegetativa circoscritta nei singoli territori per centinaia di anni ha determinato l'evoluzione di un numero elevato di ecotipi e cultivar. In Italia si contano circa 500 tipi genetici.
Come portainnesti possono essere utilizzati gli Oleastri (da olivo selvatico, usati un tempo) e cultivar rustiche e vigorose (oggi gli unici soggetti utilizzati). Questi ultimi, ottenuti da semi di piante coltivate, come tutti i franchi presentano un'ampia disomogeneità di sviluppo, maggiormente accentuata nell'Olivo per il fatto che numerose varietà sono autosterili. Da ciò si desume che individuare una popolazione di semenzali in grado di essere uniforme e di controllare alcuni caratteri risulta alquanto difficile. Un certo successo si è ottenuto ricorrendo alla cultivar Oblonga, specie resistente al Verticillium dahliae, patogeno molto diffuso al Sud.
Habitat ed ecologia: l'Olivo è una specie tipicamente termofila ed eliofila, con spiccati caratteri di xerofilia. Per contro è sensibile alle basse temperature. Essendo una pianta eliofila soffre l'ombreggiamento, producendo una vegetazione lassa e, soprattutto, una scarsa fioritura. Il fattore climatico determinante sulla sua distribuzione è la temperatura: manifesta sintomi di sofferenza a temperature di 3-4 °C. Sotto queste temperature gli apici dei germogli disseccano. In generale la sensibilità al freddo aumenta passando dalla ceppaia al fusto, ai rami, ai germogli, alle foglie, agli apici vegetativi e, infine ai fiori e ai frutticini. Le gelate possono danneggiare il legno già a temperature di -7 °C; temperature ancora più basse possono provocare la morte di tutto l'apparato aereo con sopravvivenza della sola ceppaia. Nonostante ciò l’Olivo domestico presenta una certa flessibilità ecologica; certe sue cultivar possono infatti sopravvivere ai rigori invernali della zona di transizione tra la fascia mediterranea e quella submediterranea. Gli oliveti del Lago di Garda, sopravvissuti senza danno al terribile inverno del 1985, sono una testimonianza dell’elevata adattabilità climatica dell’Olivo.
Per quanto riguarda gli altri fattori climatici sono dannosi il forte vento, specie se associato a basse temperature, l'eccessiva piovosità e l'elevata umidità dell'aria.
Le esigenze pedologiche sono modeste. In generale l'Olivo predilige terreni sciolti o di medio impasto, freschi e ben drenati. Vegeta bene anche su terreni grossolani o poco profondi, con rocciosità affiorante. Soffre invece nei terreni pesanti e soggetti al ristagno. In merito alla fertilità chimica si adatta anche ai terreni poveri e con reazione lontana dalla neutralità (terreni acidi e terreni calcarei) fino a tollerare valori del pH di 8,5-9. Fra gli alberi da frutto è una delle specie più tolleranti alla salinità, pertanto può essere coltivato anche in prossimità dei litorali.
L'aspetto più interessante della capacità d'adattamento dell'Olivo è la sua resistenza alla siccità anche quando si protrae per molti mesi. In caso di siccità la pianta reagisce assumendo un habitus xerofitico: i germogli cessano di crescere, si riduce la superficie traspirante con la caduta di una parte delle foglie, gli stomi vengono chiusi e l'acqua dei frutti in accrescimento viene riassorbita. In questo modo gli Olivi superano indenni le lunghe estati siccitose manifestando una ripresa dell'attività vegetativa solo con le prime piogge a fine estate. Gli stress idrici pregiudicano la produzione. Le fasi critiche per l'Olivo sono il periodo della fioritura e dell'allegagione, l'indurimento del nocciolo e il successivo accrescimento dei frutti: eventuali stress idrici in queste fasi riducono la percentuale di allegagione, provocano cascola estiva delle drupe, scarso accrescimento di quelle rimaste e minore resa in olio dei frutti. In ogni modo si può dire che l'Olivo si adatta alla coltura in asciutto anche nelle aree più aride dell'Italia meridionale e insulare in quanto offre una produzione, sia pur minima, anche nelle condizioni più difficili.

Syntaxon (syntaxa) di riferimento:
Life-strategy (sensu Grime & Co.):
Stress tollerante (S).
IUCN:
N.A.
Farmacopea:
l’olio, inodoro e dotato di un caratteristico e gradevole gusto oleaginoso, che si estrae dal mesocarpo dell’oliva senza operazioni preventive e con moderata pressione (olio vergine) o con forte pressione ed aggiunta di acqua bollente (olio comune), è costituito da gliceridi di acidi grassi solidi (palmitico e arachico) e liquidi (oleico per il 93% e linolico), presenta notevoli applicazioni mediche; è lassativo in dosi di 30-60 g (nella pratica infantile, in dosi di cucchiaini); e, nei casi di litiasi biliare, somministrato abbondantemente, sembra facilitare la soluzione e l’eliminazione dei calcoli; per via rettale (2 cucchiai da tavola in acqua per clistere), agevola la risoluzione delle ostruzioni intestinali; per uso esterno, oltre ad entrare nella composizione di parecchi preparati della pratica farmaceutica, calma la pruriggine e, associato in parti uguali all’acqua di calce, forma il linimento oleo-calcare che, prima dell’introduzione della medicazione all’acido picrico, rappresentava il rimedio classico delle scottature. Viene usato come eccipiente soprattutto nelle iniezioni.
Le foglie e la corteccia dell’olivo contengono un glucoside particolare (oleoeuropeina), quattro speciali idrocarburi (oleosterolo, oleostranolo, omooleostranolo, oleonolo); se ne usano la tintura e l’estratto come febbrifughi. L’Olivo secerne anche una resina odorosa (olenina), un tempo usata nel Mezzogiorno d’Italia per suffumigi (Fiori).
Gli estratti sotto forma di gemmoderivato, tintura madre e, soprattutto, estratto secco titolato e standardizzato delle foglie, hanno evidenziato una discreta attività antidislipidemica, vasodilatatrice e ipotensiva (nelle ipertensioni arteriose eccessive), oltre a quella antiflogistica.

Olivicoltura: la forma di allevamento dell’Olivo dipende da due fattori: le esigenze d'illuminazione e la meccanizzazione. L'Olivo ha un portamento basitono (cioè che, senza intervento umano, assume la forma tipicamente conica), con rametti terminali patenti o penduli a seconda della varietà e fruttifica nella parte più esterna della chioma, in quanto più illuminata. Per queste ragioni l’Olivo viene allevato in diverse forme:
A vaso. Tipologia ormai del tutto abbandonata negli impianti recenti a causa della tardiva entrata in produzione e degli oneri legati alla potatura e alla raccolta. Sopravvive ancora in vecchi oliveti non rinnovati.
A
vaso policonico che ha sostituito il vaso classico, è la forma più contenuta in altezza e con una geometria della chioma razionalizzata in funzione della produttività e dei costi della raccolta. Ha inoltre una maggiore precocità di entrata in produzione. La struttura è formata da 3-4 branche che sviluppano ciascuna una chioma distinta di forma conica.
A
vaso cespugliato. Simile alla forma a vaso policonico, ne differisce per l'assenza del tronco, perciò le branche partono direttamente dalla ceppaia.
A
palmetta con struttura costituita da un fusto che si dirama in tre branche orientate sullo stesso piano, una verticale, le due laterali oblique. Non ha avuto grande diffusione a causa degli oneri legati alla potatura.
A
ipsilon. Forma derivata dalla precedente ma più razionale per i principi che la ispirano. Lo scheletro è costituito da un breve tronco che si divide in due branche inclinate ed opposte, orientate secondo la direzione del filare. Come la precedente, è una forma poco diffusa perché non ha riscontrato grande successo e ormai si presenta come un sistema obsoleto e antieconomico.
A
siepone. Forma che asseconda il portamento naturale dell'olivo che fa assumere alle piante un aspetto cespuglioso, con un breve fusto. Le piante sono molto ravvicinate lungo la fila in modo da formare una vegetazione continua. Viene usata per la costituzione di barriere frangivento, in genere con cultivar assurgenti.
A
globo. Forma utilizzata per proteggere il fusto e le branche dall'eccessiva insolazione. È uno dei sistemi più impiegati alle latitudini più basse dell'areale di coltivazione dell'Olivo dove l'illuminazione eccessiva può rappresentare un problema.
A
monocono. Forma di allevamento recente concepita per l'uso delle macchine scuotitrici nella raccolta meccanizzata o meccanica integrale con macchine scuotitrici. E’ particolarmente adatta per oliveti meccanizzati di grande estensione. Questa forma è quella che meglio asseconda il portamento naturale dell'Olivo, pertanto ha una precoce entrata in produzione.
A
cespuglio. È una delle forme più recenti e s'ispira alla necessità di abbreviare i tempi di entrata in produzione e ridurre i costi della potatura e della raccolta. Si tratta di una forma libera ottenuta evitando gli interventi cesori nei primi anni.
A
ceduo di olivo. È la forma più recente ancora in via di sperimentazione. L'innovazione consiste nel lasciar crescere liberamente le piante secondo i criteri adottati con il cespuglio ma senza eseguire la potatura di produzione. La chioma viene completamente rinnovata ogni 10 anni tagliando al piede le piante.
L'Olivo è una pianta che ha poca esigenza di acqua, ma carenze idriche prolungate possono provocare gravi danni alle piante come cascola e bassa produzione. Se la pianta andasse in carenza idrica durante l'estate e la primavera si incorrerebbe in aperture anomale dei fiori e conseguente aborto dell'ovario, in una ridotta dimensione dei frutti e scarsa polpa rispetto all'intero frutto che darebbe meno olio. Un razionale apporto idrico presenta molti benefici fra i quali: accelerare la formazione della pianta, che entra prima in produzione; aumento della produzione (fino al 20-40%); migliore costanza produttiva, ostacolando l'alternanza di produzione. I metodi irrigui consigliati sono quelli a microportata (spruzzo e goccia); risultano fondamentali le irrigazioni eseguite, soprattutto in annate siccitose, nella fasi fenologiche che vanno dall'allegagione (giugno) fino all'ingrossamento delle drupe per distensione cellulare (agosto).
Per garantire una buona produzione si deve attuare un'ottima potatura di produzione tenendo a mente poche ma fondamentali regole: mantenimento di un giusto equilibrio tra vegetazione e fruttificazione; l'Olivo produce frutti su rametti dell'anno lunghi da 25 a 50 cm; una produzione eccessiva durante un anno determina un esaurimento delle sostanze nutritive a disposizione della pianta, favorendo l'alternanza di produzione (vedi oltre); la competizione ormonale fra frutti della stessa pianta e della stessa branca è il principale fattore che induce la cascola pre-raccolta (vedi oltre).
Una pratica colturale importante che si sta diffondendo da poco è la concimazione; l’Olivo non ne avrebbe bisogno perché è pianta molto rustica ma, per aumentarne la produzione, si è rivelata efficace. La concimazione risulta importante al momento dell'impianto ma anche nel momento della piena produzione quando si vogliono ottenere indici di conversione molto elevati. Elementi che rivestono un ruolo fondamentale nella nutrizione di queste piante sono: Bo e Mg (assieme al ferro servono per la nutrizione minerale della pianta), Ca, K (favorisce la sintesi di amido, regola l'accumulo idrico ed aumenta la resistenza alle avversità ambientali), P (regola l'accrescimento e la fruttificazione) e K (regola il vigore della pianta e regola il suo equilibrio vegeto-produttivo).
L'alternanza di produzione è un aspetto molto importante in olivicoltura perché i suoi effetti si ripercuotono sia sul prezzo che sulla qualità del prodotto finito (sia per i frutti da olio sia per quelli da tavola). Le cause a cui si può ricondurre tale evento sono un misto di condizioni climatiche, attacchi parassitari, potatura e concimazioni sbagliate, eccessivo ritardo nella raccolta dei frutti e la non meno importante predisposizione della cultivar stessa. Per ovviare a tale evento si opera in modo tempestivo e continuato nel tempo con questi accorgimenti: distribuzione regolare della produzione sulla pianta con interventi di potatura straordinari (incisione anulare); pratica di irrigazione e concimazione continua durante tutto l'anno; una regolare lotta antiparassitaria, soprattutto contro la mosca dell'Olivo; anticipando il più possibile l'epoca di raccolta.

Raccolta dei frutti:
per la raccolta delle olive non esiste un'epoca definita. Le olive si dividono, a seconda della maturazione, in: frutti a maturazione scalare, frutti a maturazione contemporanea. Inoltre a seconda della loro precocità si suddividono in: precoci (Leccino, Rosciola e Moraiolo), medio-precoci (Cardoncella) e tardive (Frantoio).
Per le olive da olio si decide di effettuare la raccolta (solitamente dalla metà di ottobre a tutto il mese di dicembre) quando i frutti sono giunti a maturazione: il che si deduce dall'invaiatura dell’esocarpo (tipica e differente tra cultivar e cultivar); nelle olive da tavola la brucatura si può attuare sia prima che dopo l'invaiatura (a seconda delle lavorazioni che dovranno subire).
Importante, soprattutto per le olive da olio, è stimare bene il momento della loro raccolta tenendo a mente alcune considerazioni: la cascola pre-raccolta causa delle perdite significative sulla futura produzione di olio; il prodotto ottenuto da olive cascolate è di qualità scadente: nelle cultivar soggette a tale fenomeno è bene anticipare la raccolta; anticipando la raccolta si evitano sia danni da eventi atmosferici che da attacchi parassitari; le olive raccolte precocemente, con maturazione comunque già conclusa, hanno sia sapore più gradevole sia acidità più bassa sia resa di olio migliore; la prolungata permanenza delle olive già mature sulla pianta porta le nuove gemme a non differenziarsi, favorendo così l'alternanza di produzione.
La raccolta delle olive si può effettuare sia manualmente sia meccanicamente. Quella manuale si divide in tre metodi diversi:
brucatura, con la quale i frutti sono asportati grazie al solo ausilio delle mani e si depositano in ceste o canestri; con questo metodo si arriva a 5-10 kg/h di olive da olio e fino a 10-20 kg/h per quelle da tavola; pettinatura: le drupe vengono “pettinate” o “strisciate” con attrezzi detti pettini (mansalva e manrapida) e fatte cadere su teli o reti poste sotto gli alberi; con questa tecnica la resa si aggira attorno a 15-25 kg/h per entrambe le categorie, raccattatura: praticata soprattutto in Liguria, Puglia e Sicilia consistente nel raccogliere l'oliva quando questa è caduta naturalmente senza l’ausilio di manodopera come per i casi precedenti.
Con il metodo meccanizzato la raccolta si effettua con ganci o pettini oscillanti che, azionati da compressori e portati all'estremità di aste, permettono di raddoppiare la resa oraria; con scuotitori da applicare alle branche o direttamente al tronco. Esistono in commercio macchinari scuoti-raccoglitrici che abbinano l'apparato scuotitore a quello di intercettazione del frutto.

Coltivazione biologica: va diffondendosi sempre più il metodo della coltivazione biologica dell’Olivo, soprattutto da parte di piccole aziende. Il proliferare delle aziende che producono olio biologico è da mettere in relazione con gli incentivi previsti dal regolamento del Consiglio CEE N° 2092/91. In realtà molte aziende già producevano sostanzialmente in biologico non per scelta culturale o di mercato, ma semplicemente per non investire risorse per trattamenti e concimazioni chimiche, dato che la coltura dell'Olivo spesso è in perdita a causa del basso prezzo dell'olio di oliva all'ingrosso e del mancato riconoscimento della qualità. La qualità, infatti, viene riconosciuta solo se si attuano politiche di marketing e si investe in pubblicità, cosa che difficilmente il piccolo contadino può fare. Non sempre, infatti, la qualità della materia prima e la tecnica di produzione adeguata garantiscono un redditizio sbocco commerciale.
I livelli produttivi mondiali: sul finire degli anni '90 i cinque Paesi con la maggiore estensione di superficie olivicola erano la Spagna (2,24 milioni di ha), la Tunisia (1,62 milioni di ha), l'Italia (1,15 milioni di ettari), la Turchia (0,9 milioni di ha), la Grecia (0,73 milioni di ha). I primi cinque Paesi produttori di olio di oliva erano la Spagna (938.000 t), l'Italia (462.000 t), la Grecia (413.000 t), la Tunisia (193.000 t), la Turchia (137.000 t). Le produzioni indicate sono una media delle ultime tre annate degli anni '90.
I primi cinque Paesi produttori di olive da mensa sono stati la Spagna (304.000 t), la Turchia (173.000 t), gli USA (104.000 t), il Marocco (88.000 t), la Grecia (76.000 t). Le tendenze attuali vedono una forte espansione dell'olivicoltura in Spagna, Marocco, Sudafrica, Australia.
Le statistiche riferite al 2006 relative alla produzione di frutti in tonnellate, per ettari di superficie coltivata totale e rendimento in quintali/ettaro sono le seguenti: produzione mondiale totale 17.317.089 tonnellate, superficie coltivata 8.597.064 ettari, rendimento quintali/ettaro 20,1; 1) Spagna 6.169.100 t, 2.400.000 ha, 25,7 q/ha; 2) Italia 3.149.830 t, 1.140.685 ha, 25,7 q/ha; 3) Grecia 2.400.000 t, 765.000 ha, 31,4 q/ha; 4) Turchia 1.800.000 t, 594.000 ha, 30,3 q/ha; 5) Siria 998.988 t, 498.981 ha, 20,0 q/ha; 6) Tunisia 500.000 t, 1.500.000 ha, 3,3 q/ha; 7) Marocco 470.000 t, 550.000 ha, 8,5 q/ha; 8) Egitto 318.339 t, 49.888 ha, 63,8 q/ha; 9) Algeria 300.000 t, 178.000 ha, 16,9 q/ha; 10) Portogallo 280.000 t, 430.000 ha, 6,5 q/ha.

Avversità:
le avversità cui va incontro l’Olivo sono i parassiti animali: mosca delle olive, infestante i frutti (Dacus oleae); tignola dell’Olivo, infestante tutti gli organi dell’apparato aereo: foglie, fiori, frutti (Prays oleae); tripide dell’Olivo (Liothrips oleae) che infesta germogli e frutti; cocciniglia mezzo grano di pepe (Saissetia oleae) che infesta le foglie e gli organi legnosi; cocciniglia cotonosa (Lichtensia viburni) che infesta la vegetazione; cotonello dell’Olivo infestante rametti e germogli (Euphyllura olivina); fleotribo dell’Olivo, coleottero scolitide, che danneggia gli organi legnosi (Phloeotribus scarabaeoides); oziorrinco (Otiorrynchus sp) che danneggia le foglie (adulti) e le radici (larve). Tra gli agenti di malattia (funghi, batteri ed entità infettive) sono da annoverare: occhio di pavone dell’Olivo, micopatia fogliare provocata da Spilocaea oleaginea; carie fungina del legno dovuta a vari funghi lignicoli; lebbra delle olive derivante dal fungo Gloeosporium olivarum; tracheomicosi da Verticillium sp; rogna dell’Olivo provocata dal batterio Pseudomonas savastanoi; tumore batterico provocato da Agrobacterium tumefacens.
Usi: l'Olivo dà olio di ottima qualità, l'unico che in natura sia dotato di vitamina A che lo protegge dalle ossidazioni. Gli altri oli vegetali, infatti, per poter resistere nel tempo hanno bisogno dell'aggiunta di agenti antiossidanti. Oltre che di vitamina A l’olio è ricco di glucidi, protidi e minerali, fra cui calcio, enzimi e vitamine B1, B2, PP per cui è stato ed è uno dei principali elementi per l’alimentazione umana. L'estrazione dell'olio dalle olive non comporta alcun processo di trasformazione in quanto, nelle olive, l'olio è già pronto e bisogna soltanto estrarlo. La qualità dell'olio dipende da diversi fattori, ma, in particolare, dal tipo di raccolta e dal tempo che intercorre da quando le olive sono staccate dall'albero sino alla molitura.
Le olive da tavola subiscono processi di lavorazione atti sia alla conservazione che al consumo diretto: esse vengono sottoposte alla salatura, messe in salamoia, guarnite, cotte al forno, snocciolate, macinate per preparazioni di salse e paté, ecc.
Il legno è di tessitura fine, di colore giallo-bruno, molto profumato (di olio appunto), duro ed utilizzato per la fabbricazione di mobili di pregio in legno massello; tuttavia è difficile ricavare legname sufficiente per la costruzione di mobilio su larga scala per cui il legno è soprattutto impiegato in ebanisteria per la realizzazione di oggetti piccoli e preziosi e per pavimentazioni di pregio. Si lavora benissimo al tornio ed assume caratteristiche di lucentezza uniche.
La legna ha un grande potere calorifico ed è molto apprezzata.
L'Olivo viene spesso usato come frangivento e per delimitare campi di altri fruttiferi. Esempi sono i vigneti e gli agrumeti delimitati da un filare di Olivo. Specialmente negli ultimi tempi trova un impiego come pianta ornamentale.
La fronda viene utilizzata, durante il periodo della potatura, per alimentare gli animali. Le fronde dell'Olivastro, nella stagione secca, rappresentano talora quanto basta per la sussistenza di capre e vacche podoliche al pascolo.

Alberi monumentali: l’Olivo è uno degli alberi più longevi, caratteristica da imputarsi soprattutto al fatto che riesce a rigenerare completamente o in buona parte l'apparato epigeo e ipogeo danneggiati; può raggiungere e superare i 2000 anni di vita, come dimostrano due mostruosi esemplari del Getsemani tuttora viventi, testimoni delle gesta di Gesù Cristo. L’esemplare più annoso d’Italia è probabilmente l’Olivo di Luras, in sardegna settentrionale, la cui età è stimata pari a 1200 anni.
Miti, leggende, simbologia e usanze:
in passato l’olio di Olivo veniva usato anche nelle lucerne per l’illuminazione e perciò veniva chiamato “fuoco vegetale”.
Secondo il mito fu un Oleastro (
Olea sylvestris Brot.) ad arrivare per primo a Olimpia, in Grecia, portato da Eracle Dattilo, originario di Creta. A Olimpia l’eroe istituì i Giochi olimpici che si svolgevano ogni quattro anni in onore di suo padre Zeus e piantò sulla spoglia collina, che aveva dedicato a Crono, un bosco di Oleastri prelevati alle sorgenti del Danubio, dove li aveva avuti in dono dai sacerdoti di Apollo. A Olimpia, secondo Gaio Plinio Secondo (Naturalis historia, XVI, 240), si poteva ancora vedere ai suoi tempi “un Oleastro i cui rami servirono a incoronare per primo Ercole e che ai nostri giorni è oggetto di venerazione religiosa”.
Fino alla settima Olimpiade i vincitori ricevevano in premio un ramo di melo con un frutto, in ricordo delle mele d’oro delle Esperidi di cui si era impossessato l’eroe. Con la settima il melo fu sostituito, per ordine dell’oracolo di Delfi, da una corona di Oleastro. I rami con cui la si intrecciava si potevano tagliare soltanto con un falcetto d’oro impugnato da un giovinetto di nobili natali i cui genitori fossero ancora in vita. Ai vincitori, che venivano chiamati “re Eracle”, si lanciavano foglie dell’albero mentre essi guidavano, danzando, un corteo fino all’aula del Consiglio dove si cibavano delle carni di un toro sacrificale.
Di Oleastro era fatta anche la clava di Eracle. Passando da Trezene, egli l’appoggiò accanto a una statua di Ermes. Immediatamente essa produsse radici e gemme tramutandosi in un albero maestoso (Euripide,
Eracle, 159 ss.).
Secondo un mito greco (Apollodoro,
Biblioteca, 3, 14; Virgilio, Georgiche, 1, 12 ss.) fu Atena che piantò per prima l’Oleastro in Grecia. Un giorno la dea si scontrò con Poseidone per il possesso dell’Attica. Per dirimere la contesa gli dei dell’Olimpo si rivolsero a Cecrope, primo re di quelle terre, che promise la palma della vittoria a chi avesse creato qualcosa di straordinario. Poseidone colpì con il tridente la terra in mezzo all’Acropoli, facendone scaturire una sorgente di acqua salata. Ma fu Atena ad assicurarsi la vittoria piantando trionfalmente il primo Olivo, come ricordava un’iscrizione sul frontone occidentale dell’Acropoli.
Da quel giorno gli Olivi furono considerati sacri anche alla vergine Atena ed emblemi di Castità. Non soltanto era proibito bruciarne il legno ma si puniva severamente chi li danneggiava. Persino gli Spartani, quando saccheggiarono Atene, li risparmiarono temendo la vendetta degli dei.
In onore di Atena si celebravano ad Atene i Giochi panatenaici, in cui si premiavano i vincitori dei concorsi musicali e delle gare atletiche con anfore colme di oli pregiati che provenivano dagli Olivi sacri dell’Attica.
L’Olivo ispirò i simboli della Prosperità e della Pace ai Romani che ne utilizzavano i rami in una cerimonia tipica di Capodanno. All’alba delle Calende di gennaio due fanciulli prendevano ramoscelli d’Olivo e del sale, ed entravano nelle abitazioni dicendo: “Gaudio e letizia siano in questa casa” e augurando abbondanza di figli, porcellini, agnelli e ogni altro bene. Prima dell’alba mangiavano con i padroni di casa un favo di miele o qualche altro cibo dolce perché il nuovo anno fosse benigno, senza liti e senza disgrazie.
La Genesi narra che quando le acque del Diluvio universale cominciarono a calare e l’arca si arenò sulla cima del monte Ararat, Noè fece uscire prima un corvo perché gli riferisse sul lento emergere delle terre, poi una colomba: entrambi tornarono senza aver trovato nemmeno un lembo di terra dove posarsi. Dopo una settimana rispedì la colomba che al crepuscolo rientrò con un ramoscello d’Olivo nel becco: Noè comprese allora che le acque si erano ritirate definitivamente. Aspettò altri sette giorni, poi lasciò libera la colomba che non tornò più nell’arca: sicché il ramoscello d’Olivo è diventato per ebrei, cristiani e musulmani simbolo di rigenerazione, pace e prosperità.
All’Olivo apportatore di prosperità e di pace si ispirava un’antica usanza, ormai desueta: le Croci di Maggio. I contadini percorrevano i campi in processione innalzando una croce per propiziare un buon raccolto; e ne piantavano in mezzo al grano un’altra costruita con canne, alla quale veniva applicata la candelina della Candelora, un ramoscello d’Olivo unito alla cosiddetta “palma di san Pietro” che in realtà era un giglio benedetto in quello stesso giorno.
Nella tradizione cristiana la Domenica delle Palme, che commemora l’ingresso di Gesù Cristo in Gerusalemme, spesso la palma viene sostituita da rami d’Olivo, sebbene essi non siano esplicitamente nominati nel racconto evangelico: quei rami alludono alla riconciliazione fra il Signore e gli uomini di cui la Pasqua è l’evento storico. Per tale motivo i contadini piantavano una volta un ramo benedetto nei campi seminati. Si diceva anche che tenesse lontani i fulmini (e in Piemonte le streghe).
Al simbolismo di pace si ispirava un’usanza testimoniata da san Cirillo d’Alessandria (
Leviticum, XIII): un esercito che voleva la pace dopo una battaglia la chiedeva tramite un araldo che doveva presentare al nemico un recipiente pieno di olio di oliva.
L’Olivo è un attributo di alcuni santi: di Bernardo Tolomei, il fondatore del convento di Monte Oliveto e dell’ordine degli olivetani, di Pietro Nolasco, di sant’Irene e di Oliva di Salerno, mentre san Bruno, fondatore della Certosa, ne ostenta addirittura tre.
La cenere di un rametto di Olivo veniva e viene tuttora imposta sulla fronte dei fedeli nel rito del mercoledì delle Ceneri pronunciando la formula tradizionale:
Memento homo quia pulvis es et in pulverem reverteris”.
Nel Sacramento del Battesimo, dopo la preghiera dell’esorcismo il sacerdote unge il battezzando con l’olio di oliva dei catecumeni per sottolineare la liberazione dal peccato originale; e dopo la celebrazione del sacramento lo unge con il crisma, segno del sacerdozio regale del battezzato e della sua aggregazione alla Chiesa. Con lo stesso crisma il vescovo unge il cresimando nella Confermazione dicendo: “Ricevi il sigillo dello Spirito Santo che ti è dato in dono”. L’olio e il crisma (dal greco
chrísma, unguento profumato, perché è olio misto a balsamo e aromi) furono adottati dalla Chiesa romana, ma la loro origine è probabilmente gallicana. Dal VII secolo la loro consacrazione venne fissata al Giovedì Santo per poter disporre degli oli santi e del sacro crisma necessari alla celebrazione dei sacramenti della iniziazione cristiana ai catecumeni durante la veglia pasquale. Anche nel sacramento dell’Ordine si ungono con il crisma il capo del vescovo e le mani del presbitero. Infine nell’Unzione degli infermi l’olio è impartito ai malati a sostegno e conforto spirituale.
Bibliografia:

BANFI E., CONSOLINO F.,
Alberi (Conoscere e risconoscere tutte le specie più diffuse di alberi spontanei e ornamentali), Istituto Geografico De Agostini SpA, Novara, 2001.
BONI U., PATRI G.,
Scoprire, riconoscere, usare le erbe, Edizione Mondolibri SpA, Milano, 2000.
CATTABIANI A,
Florario (Miti, leggende e simboli di fiori e piante), Oscar Saggi Mondadori, I edizione, 1998.
FERRARI M., MEDICI D.,
Alberi e arbusti in Italia (Manuale di riconoscimento), Edagricole, Bologna 2001.
LANZARA P., PIZZETTI M.,
Alberi, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1977.
LAUBER K., WAGNER G., Flora Helvetica (Flore illustrée de Suisse), 2ème édition, Editions Paul Haupt, 2001.
NEGRI G., Nuovo erbario figurato (Descrizione e proprietà delle piante medicinali e velenose della flora italiana), V edizione, Ulrico Hoepli, Milano1991.
TICLI B.,
Enciclopedia degli alberi d’Italia e d’Europa, De Vecchi Editore, Milano 2007.
www.polleninfo.org
www.dryades.eu

L. Gianguzzi, var. sylvestris Brot.
M. La Rosa, San Miniato, 15-02-1993, var. europaea L., culta
M. La Rosa, Paesante, San Miniato, 13-06-1980, var. europaea L., culta
M. La Rosa, Paesante, San Miniato, 23-05-1994, var. europaea L., culta
G. Perrey, Luras, Sassari, 13-03-2004, var. sylvestris Brot.
R. Guarino, Capo Pecora, Portixeddu, var. sylvestris Brot.
R. Guarino, Strombolicchio, var. sylvestris Brot.
R. Guarino, Masua, var. sylvestris Brot.
R. Guarino, Pantalica, Ferla, 06-11-2004, var. sylvestris Brot.
M. La Rosa, I Pianali, Terranuova Bracciolini, 05-06-2005, var. europaea, culta
I. Merlo, Santa Maria Navarrese, 19-04-1986, var. europaea, culta
I. Merlo, Stintino, Alghero, 21-04-1986, var. sylvestris Brot.
L. Scuderi, 07-05-2008
R. Guarino, Marina di Custonaci, 27-04-2002, var. sylvestris Brot.
M. La Rosa, Canale Monterano, 23-09-2008, var. europaea, culta
M. Pascale, Val Roja, Olivetta San Michele, 06-1991
G. Pallavicini, Perinaldo, 05-2002
M. Crisà, Riserva Integrale Grotta Monello, 31-05-2005
I. Merlo, Monte Croce, Borghetto Santo Spirito, 11-04-2006, var. sylvestris Brot.
R. Guarino, Donnafugata, Ragusa, 14-01-2007
G. Laino, Giardino Botanico VillaTaranto, Pallanza, Verbania, 10-06-2008
E. V. Perrino, Gargano, var. sylvestris Brot.
G. Laino, Giardino Botanico VillaTaranto, Pallanza, Verbania, 13-04-2005
B. Gatti, senza dati

Distribuzione


■ autoctona ■ alloctona ■ incerta ■ scomparsa ■ assente

Caratteristiche

Relazioni con l'uomo
[ C ] C: specie di interesse alimentare e/o aromatico
[ O ] O: specie di interesse farmaceutico-officinale
[ A ] A: specie con polline allergenico.
Biologia riproduttiva

ER (ermafrodita): specie con organi maschili e femminili riuniti nel medesimo fiore.

[ AP+EP - ZC2 ] AP (anemofilia): Il polline è disperso dalle correnti aeree e può avere un volo breve (piante erbacee) o lungo (alberi); EP (entomofilia): Il polline è trasportato da insetti, che vengono indotti a visitare il fiore con svariate strategie di richiamo, con o senza ricompensa; ZC2 (endozoocoria): Semi che vengono ingeriti, come tali o all’interno di un frutto, e successivamente espulsi con le feci.

Indici di Ellenberg

Salinità: 0

L: 11; T: 10; C: 4; U: 1; R: n.d.; N: 2;

← Torna alla tua ricerca