Ajuga reptans L.

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Lamiaceae - Ajuga reptans L.; Pignatti 1982: n. 3087; Ajuga reptans L.
Plant List: accettato
Ajuga reptans L.
(a cura di Giuseppe Laino)

Etimologia: l’epiteto del genere deriva dal latino, composto da due termini: a privativa (che significa negazione, privazione) + iugum, -i, n. = “giogo”, con riferimento all’apparente assenza del giogo o labbro superiore nella corolla. L’epiteto specifico deriva dal latino repto, -as, -avi, -atum, -are = “strisciare, esser rampicante, camminare lentamente” [Plinio] con allusione al carattere strisciante, mediante stoloni, della pianta.
Sinonimi: Ajuga barrelieri Ten. (1839), Ajuga breviproles Borbás (1899), Ajuga nantii Boreau (1863), Ajuga stolonifera Jeanb. & Timb.-Lagr. (1879), Ajuga vulgaris Rouy (1909), Ajuga vulgaris Rouy ssp nantii (Boreau) Rouy (1909), Ajuga vulgaris Rouy ssp reptans (L.) Rouy (1909), Ajuga vulgaris Rouy ssp reptans (L.) Rouy proles candolleana Rouy (1909), Ajuga vulgaris Rouy var breviproles (Borbás) Rouy (1909), Ajuga vulgaris Rouy var stolonifera (Jeanb. & Timb.-Lagr.) Rouy (1909).
Nomi volgari: Ajuga reptante, Bugola, Bugula, Consolida strisciante, Erba di San Lorenzo strisciante, Iva comune, Morandola (italiano). Liguria: Erba d'a Madonna (Mele); Erba du merlu (Cogorno); Erba merla (Camporosso); Taggiasana (Pontedecimo). Piemonte: Bonnomet domestich, Spinass sarvaj. Lombardia: Erba S.Maria (Brescia); Erba mora (Pavia); Erba solda (Como, Milano). Veneto: Brusadiaol, Erba di tagi (Treviso); Consolida, Erba S. Elena, Erba consolida, Scarleza, Serpilio (Verona). Emilia-Romagna: Erba biga (Romagna); Erba d' Sant'Albert (Bologna); Erba de Santa, Erba mora (Reggio). Toscana: Consolida mezzana, Morella; Bugula (Pisa); Consolida, Erba stola, Soldola (Val di Chiana); Erba San Lorenzo (Cutigliano), Erba mora (Scandicci). Campania: Erba del vento; Foglie della Madonna, Fronne de la Madonna. Puglia: Erba di S. Lorenzo, Fronne di S. Lorenzo (Lecce). Sicilia: Badancu, Bugula, Erva di S. Agata, Erva di S. Franciscu, Erva di gammi malati, Erva grassulidda, Inzolica medica, Spes vera (Etna).
Forma biologica e di crescita: emicriptofita strisciante.
Tipo corologico: euroasiatico.
Fenologia: fiore: III-VII (in Sicilia I-III), frutto: VII-IX, diaspora: VII-IX
Limiti altitudinali: dal piano a 1500 m di altitudine. Presente in quasi tutta l’Europa, si estende dall’Asia anteriore fino all’Iran e alla Turchia
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese è comune su tutto il territorio fino alla fascia montana: più frequente sul territorio settentrionale e centrale; rara nel Meridione e Sicilia; assente in Sardegna.
Habitus: erbacea perenne, a radici fascicolate; in primavera emette, alla base dei fusti, numerosi stoloni epigei radicanti ai nodi, lunghi anche 30 cm, che ne favoriscono la diffusione tanto che spesso si presenta in tappeti foltissimi che non permettono la crescita di altre piante. Steli fiorali eretti, tetragoni, alti 10-20 cm, pubescenti su due facce opposte, soprattutto in alto (glabri nella parte inferiore); nella zona dell’infiorescenza sono tomentosi, quasi lanosi e presentano delle sfumature violette tendenti al porpora.
Foglie: le foglie inferiori, lungamente picciolate (picciolo lungo quanto la lamina fogliare), lunghe 8-12 cm, larghe 2-4 cm, sono riunite in dense rosette basali. La lamina fogliare è oblungo spatolata (a forma di cucchiaio), intera o sinuato crenata ai margini. Sono di aspetto lucido e spesso persistenti. Le foglie cauline, opposte e quasi sessili, sono simili ma più piccole, superiormente si riducono a brattee sessili, talvolta colorate di azzurro violaceo.
Fiore: i fiori, ermafroditi, riuniti in numero di 5-8 elementi in un denso verticillastro terminale, sono accompagnati da brattee ovali, talvolta violacee; queste, nella parte superiore sono più piccole dei fiori per cui questi ultimi sporgono dallo spicastro. Il calice, attinomorfo, gamosepalo, lungo 4-6 mm, peloso, ha il tubo lungo all’incirca quanto i denti. La corolla, zigomorfa, gamopetala, azzurro violetta soffusa di bianco con nervature longitudinali più scure, lunga 1-1,5 cm, è formata da un tubo pubescente e dal solo labbro inferiore trilobato con lobo mediano più grande, obcordato. Androceo di 4 stami paralleli, azzurri, con antere di colore giallastro che emergono completamente dalla fauce della corolla. Gineceo con ovario semi-infero, stimma bifido, molto lungo e sporgente, protetto dalla pioggia dalle brattee fogliari del fiore inserito sul verticillo soprastante. La pianta può presentare forme mutanti con fiori rosa e bianchi.
Frutto: il frutto è uno schizocarpo (tetrachenio), composto da 4 nucule e dalla superficie rugosa.
Semi: i semi sono nucule (4 per schizocarpo), lunghe circa 2,5 cm, di forma ovale oblunga con la superficie reticolata e rugosa. Vengono disseminati dalle formiche.
Polline: granuli pollinici monadi, di medie dimensioni (26-50 mµ), sferoidali; in vista equatoriale: circolari; tricolpati; esina: reticolata perforata, eutectata; footlayer: discontinuo; intina: discontinua; cellule: n. 2. L’impollinazione è entomofila, tramite farfalle (anche notturne) e api.
Numero cromosomico: 2n = 32.
Sottospecie e/o varietà: le possibilità di fecondazione intraspecifica per questa pianta hanno creato alcuni ibridi: Ajuga x hybrida A. Kerner (1874) (ibrido fra: Ajuga reptans L. x Ajuga genevensis L.); Ajuga x pseudopyramidalis Schur (1853) (ibrido fra: Ajuga reptans L. x Ajuga pyramidalis L.).
Habitat ed ecologia: prati fertili e concimati, luoghi erbosi, radure boschive e boschi di latifoglie, di essenze miste e di aghifoglie, margini di strade. Vive generalmente in terreni limosi, un po’ umidi e ricchi di elementi nutritivi.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: Holoschoenetalia, Isoeto-Nanojuncetea e Glino lotoidis-Verbenetum supinae
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Stress tolleranti (S) + Competitive (C).
IUCN: N.A.
Farmacopea: le specie del genere Ajuga sono dotate di una leggera azione astringente e conservano quindi, nella medicina popolare, l’antica fama di vulneraria. La Bugula contiene, nella parte aerea, tannini, un glucoside idrosolubile, saponine ecc. Per il suo ricco contenuto in tannini, la sua destinazione è ancora quella di mitigare le infiammazioni intestinali soprattutto se accompagnate da scariche liquide.
Per uso esterno la sua caratteristica destinazione è quella di attenuare le infiammazioni della cavità orale, rassodare le gengive, frenare emorragie interne ed esterne, fungere da astringente su pelli fortemente arrossate, ridurre i disturbi emorroidali.
Oggi esistono dati comprovati che si tratta di una pianta epatotossica. Alcuni componenti presenti nella pianta (diterpeni neoclerodanici) possono provocare epatiti di vario tipo (disturbi al parenchima epatico tipo epatiti croniche, acute ma anche fulminanti).

Usi: per uso più propriamente cosmetico, cioè per il mantenimento di un buon aspetto della pelle, la Bugula è utile alle pelli delicate facilmente arrossabili, predisposte alla couperose.
Le foglie primaverili possono essere consumate come insalata con altre verdure o nei minestroni di verdure (“minestra da erbette”, come popolarmente viene chiamata).
Grazie alla particolare caratteristica del portamento tappezzante, la Bugula colonizza rapidamente ampi spazi di terreno; proprietà determinata dai suoi robusti e lunghi stoloni. Scrive Daniel J. Foley (
Ground Covers for Easter Gardening) indicandola come ottima per il giardinaggio: «Pochi tappezzanti perenni rendono un servizio più utile per coprire rapidamente uno spazio e sono più facili da trattare e diffondere nel giardino. All’ombra può essere agevolmente sostituito alla copertura erbacea, tanto negli spazi piani che sui pendii. Per coprire il terreno sotto i cespugli e gli alberi, tra le rocce, sui terrazzamenti, negli anfratti, è uno dei tappezzanti che danno i risultati migliori. Tranne che sui terreni secchi per loro natura, le piante prosperano senza bisogno di cure particolari». Il suo unico difetto è che sopporta male un calpestio frequente.
Curiosità: la Bugula è stata una di quelle numerose piante considerate veri e propri toccasana dagli erboristi medievali e rinascimentali. Si consigliava di tenerne uno sciroppo sempre disponibile, poiché si riteneva che essa guarisse ogni tipo di ferita, da colpo e da taglio, oltre che ulcerazioni e ossa rotte. Era anche reputata utile per combattere le convulsioni provocate dalle eccessive bevute ed era definita una dei più leggeri e migliori narcotici del mondo.
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E. Balocchi, Pian dei Grilli, Alessandria, 21-04-2008

Distribuzione


■ autoctona ■ alloctona ■ incerta ■ scomparsa ■ assente

Caratteristiche

Relazioni con l'uomo
[ C ] C: specie di interesse alimentare e/o aromatico
[ O ] O: specie di interesse farmaceutico-officinale
Biologia riproduttiva

ER (ermafrodita): specie con organi maschili e femminili riuniti nel medesimo fiore.

[ EP - AC+ZC3 ] EP (entomofilia): Il polline è trasportato da insetti, che vengono indotti a visitare il fiore con svariate strategie di richiamo, con o senza ricompensa; AC (anemocoria): Semi dispersi dalle correnti aeree, sia perché incospicui, sia perché presentano peli, setole, pappi ecc; ZC3 (mirmecocoria): Frutti e/o semi trasportati dalle formiche come nutrimento e accidentalmente abbandonati, oppure scartati dopo essere stati privati di parti accessorie, senza comprometterne la germinabilità.

Indici di Ellenberg

Salinità: 0

L: 6; T: n.d.; C: 4; U: 6; R: n.d.; N: 6;

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