Lamium purpureum L.
(a cura di Giuseppe Laino)
Etimologia: l’epiteto del genere è alquanto inquietante; deriva dal greco laimos con il significato di “gola, fauci, bocca aperta” (con evidente riferimento all’aspetto della corolla se osservata di fronte). Uno dei primi studiosi dell'antichità ad usare il nome generico di questo fiore è stato Plinio (Como, 23 d.C.-Stabia, 79 d.C.), scrittore e naturalista latino. Fu imposto da Linneo (1753) che si ispirò proprio alle sue caratteristiche corolle che assomigliano ad aggressive bocche spalancate, sicché al nostro botanico evocarono le terrificanti creature mitologiche chiamate Lamie che per Orazio [et al.] erano le streghe che mangiavano i bambini (vedi oltre). L’epiteto specifico deriva dall’aggettivo latino purpureus, -a, -um = “purpureo, color porpora, rosso cupo” [Cicerone, Virgilio, Properzio, Orazio] con chiaro riferimento al colore dei fiori.
Sinonimi: Lamiopsis purpurea (L.) Opiz (1852), Lamium bifidum Cirillo (1788) ssp albinomontanum Rechinger fil. (1943), Lamium caucasicum Grossh, Lamium durandoi Pomel (1874), Lamium foetidum Gilib. (1782), Lamium fortidum Gilib., Lamium nudum Moench (1794), Lamium ocymifolium Sm. in Rees (1811), Lamium pallidiflorum G. Beck, Lamium rubrum Wallr., Lamium rugosumii Aiton.
Nomi volgari: Falsa otica purpurea, Lamio purpureo (italiano). Piemonte: Ciollet, Ciucet, Urtia fola, Urtia mata, Urtia morta, Urtia muta. Lombardia: Besia salvadega (Lodi); Cicia bossì (Brescia); Cicialatte (Pavia); Lacion (Milano). Veneto: Ortiga falsa. Friuli: Urtije muarte, Urtije salvadie. Emilia-Romagna: Mentaster salvadegh, Urtiga smesdga (Reggio). Toscana: Ortica che non punge; Dolcimele (Pisa); Marrobio (Scandicci).
Forma biologica e di crescita: terofita scaposa.
Tipo corologico: euroasiatico.
Fenologia: fiore: III-X (in zone con inverni miti fiorisce quasi tutto l’anno).
Limiti altitudinali: dal piano a 1500 m di altitudine, con una eccezione massima rilevata sul Gran San Bernardo: m 2476.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese la specie è molto comune nelle regioni settentrionali e centrali, più rara in quelle meridionali; assente in Sicilia.
Habitus: erbacea annuale (a volte bienne), con odore sgradevole, munita di radici a fittone a consistenza fibrosa, alta 10-30 cm, cespitosa, con fusti quadrangolari a facce concave, prostrati o ascendenti, semplici o ramificati alla base e subglabri, talvolta radicanti ai nodi inferiori, e qualche volta sfumati di rosso. La specie varia di forma a seconda dell’habitat in cui vive: bassa e ramificata nei luoghi aperti, mentre in posti ombrosi o siti dove è intensa la lotta per la luce da parte di altre piante, è più alta, più eretta e spesso colorata meno brillantemente.
Foglie: le foglie, opposte, portate su piccioli lunghi 1-4 cm, hanno la lamina lunga 1-4 cm e larga 1-3 cm, ovato cordata, con apice arrotondato, irregolarmente dentato crenate ai margini. Sono a disposizione sparsa lungo il fusto che è perlopiù nudo, prive di stipole. La superficie è pubescente, quasi tomentosa; nervature evidenti sulla pagina inferiore. Di colore verde scuro sulla pagina superiore, tendente al rossastro in quella inferiore.
Fiore: fiori raccolti in una infiorescenza tozza composta da vari verticilli ascellari sovrapposti e densamente ravvicinati specialmente verso l’apice del fusto; ciascun verticillo è composto da pochi fiori sessili (6-10) disposti circolarmente a corona al di sopra di due brattee fogliose ovato cuoriformi con picciolo ben definito, di colore rosso vinoso e pubescenti o lanose sulla pagina superore. Le brattee del verticillo superiore sono a inserzione alterna e più piccole.
I fiori, lunghi 7-12 mm, sono ermafroditi, zigomorfi, pentameri. Sono omogami (autofecondanti) e ricchi di nettare. Calice persistente, gamosepalo, lungo complessivamente 5-6 mm, a 5 sepali concresciuti, tubulare campanulato, con tubo lungo 3-4 mm, terminante con 5 lunghi denti lanceolati e spinescenti lievemente divergenti e più o meno uguali; la superficie del calice è pelosa e percorsa da 5-10 nervature longitudinali.
Corolla gamopetala con 5 petali quasi completamente fusi in una unica corolla formata da due labbri molto sviluppati. Il tubo è stretto e diritto. Il labbro superiore (composto da 2 dei 5 petali concresciuti) ha la forma di un cappuccio pubescente ben sviluppato e intero, atto a proteggere gli organi di riproduzione dalle intemperie e dal sole. Il labbro inferiore è composto dai tre petali rimanenti, formato da un doppio lobo centrale anch'esso ben sviluppato e piegato verso il basso per fungere da “pista di atterraggio” agli insetti pronubi e da due lobi laterali contratti terminanti in un piccolo dente. Le fauci sono circondate da un anello di peli per impedire l'accesso ad insetti più piccoli e non adatti all'impollinazione. Il labbro superiore e quello inferiore sono divergenti con un’angolazione di circa 45°. Il colore della corolla è purpureo violaceo con macchie interne rossastre, soprattutto sui lobi inferiori, che servono da guida agli insetti pronubi.
Androceo di 4 stami didinami (due corti e due lunghi), disposti a coppie; il paio posteriore è più breve, mentre l'altra copia è aderente al labbro superiore della corolla e sporge lievemente; tutti i filamenti sono paralleli tra di loro. Le antere, conniventi, hanno i lobi (staccati) arrotondati a deiscenza longitudinale, di colore rosso scuro, con dei lunghi ciuffi di peli biancastri e lanosi. Gineceo con ovario semi-infero (quasi supero) tetraovulato con logge a forma ovata, derivate da due carpelli; ogni carpello è diviso in due parti da un falso setto divisorio. L'ovario è troncato all'apice. Lo stilo, ginobasico, è semplice ed è inserito tra i carpelli alla base dell'ovario. Lo stimma (bilobato) è terminato da due lacinie più o meno uguali. Il nettare è nascosto sotto l'ovario.
Frutto: schizocarpo troncato all'apice con quattro acheni lisci (uno per ovulo derivato dai due carpelli divisi a metà). Le quattro parti in cui si divide il frutto principale sono ancora dei frutti (parziali) ma monospermici (un solo seme) e privi di endosperma. I frutti si trovano all'interno del calice persistente.
Polline: granuli pollinici monadi, di medie dimensioni (26-50 mµ), sferoidali, con perimetro equatoriale circolare; tricolpati; esina microreticolata, eutectata.
L’impollinazione è entomofila, affidata alle api (Apis mellifica) ma soprattutto ai bombi (Bombus terrestris), cui la pianta si affida possedendo nei fiori un certo numero di caratteristiche per accoglierli: il labbro inferiore della corolla, infatti, forma una piattaforma di atterraggio, sulla quale il bombo si posa, mentre il labbro superiore a cappuccio nasconde e protegge gli stami. La base degli stami, poi, è saldata al fondo della corolla e prolungata a formare una sorta di piastra che copre l’accesso al nettare: il bombo, che ricerca questa scorta di sostanze zuccherine, spinge la piastra provocando l’incurvarsi degli stami fino a sfregarvi l’addome che viene ricoperto di polline in seguito trasportato a un altro fiore. Questo è indubbiamente uno dei più interessanti mutui rapporti tra mondo animale e mondo vegetale per il raggiungimento di reciproci interessi. Comunque, qualora il tubo corollino fosse tanto stretto da impedirgli di prelevare il nettare, costringerebbe il bombo a portarsi all'esterno del fiore per rosicchiare la base della corolla in modo da raggiungere, per altra via, il suo obiettivo: il nettare. In questo modo però si “rompe” il mutuo rapporto a favore solamente dell'insetto; il fiore non verrà impollinato e rimarrà sterile.
I fiori della pianta sono fonte di nutrimento per questi pronubi particolarmente in primavera, prima che fiorisca la maggior parte delle piante produttrici di nettare.
Numero cromosomico: 2n = 18.
Sottospecie e/o varietà: quando Lamium purpureum L., vegeta a contatto con la congenere Lamium amplexicaule L., può dar luogo all’ibrido interspecifico Lamium hybridum Villars (Falsa ortica ibrida; per alcuni Autori questo ibrido sarebbe incluso nel taxon di questa scheda): si origina soltanto nell’areale europeo. Numero cromosomico 2n = 36. Alta 10-30 cm, è pianta più o meno glabra, con fusti diffuso ascendenti, abbastanza robusti. Foglie ovale triangolari più o meno profondamente e inegualmente inciso dentate, tutte picciolate, non abbraccianti, le superiori ristrette a cuneo alla base. Fiori circa 10 raccolti in pseudo verticilli all’ascella delle foglie superiori. Corolla da rosa a porporina, non più lunga di 1 cm, generalmente un po’ vellutata, soprattutto nel labbro superiore. Acheni lisci.
Habitat ed ecologia: orti, vigneti e zone ruderali; si rinviene facilmente tra i solchi dei campi a fine inverno-inizio primavera. È considerata una pianta infestante che, comunque, produce un danno minimo consistente in sottrazione di spazio alle colture e impoverimento del terreno a causa dell'azoto assorbito dalla pianta. Il substrato è indifferentemente calcareo o siliceo con pH neutro-basico e alti valori nutrizionali del terreno (pianta nitrofila) e valori medi di umidità.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: comunità vegetali terofiche, pioniere, nitrofile; classe Stellarienea mediae.
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Stress tollerant i(S).
IUCN: N.A.
Farmacopea: nella Falsa ortica purpurea, come in altre specie dello stesso genere, sono presenti diverse sostanze come oli eterei (all'interno di peli ghiandolari), mucillagini, tannino, saponine e sali di potassio. Madaus avrebbe messo in evidenza anche una tossina albuminoide molto attiva, presente in questa specie più che in altre congeneri. La medicina popolare ha utilizzato questa pianta come vulneraria, antispasmodica, depurativa, espettorante, risolvente in generale, tonica e astringente.
Benché questa pianta abbia avuto una certa utilizzazione alimentare (germogli teneri e foglie giovani talvolta aggiunti a insalate o minestre o anche in frittate), le attuali conoscenze sui principi attivi e sulle proprietà ne sconsigliano l’uso che non sia quello esterno o cosmetico.
La leggenda delle Lamie: la leggenda cui si ispirò Linneo nel dare il nome a questo genere narra che la prima Lamia era una giovane originaria della Libia, figlia di Belo e di Libia. Zeus l’aveva amata, ma ogni volta che lei partoriva un bambino, Era, sdegnata per quell’ennesimo adulterio del marito, lo faceva morire. Lamia si nascose allora in una caverna solitaria diventando per disperazione un mostro dalla maschera da incubo, geloso delle madri più felici di lei, alle quali rapiva e divorava i figli. Era, per perseguitarla maggiormente, le impediva di chiudere gli occhi e di dormire. Zeus, impietosito, le accordò il privilegio di deporre gli occhi e di riprenderli quando voleva. Vi erano dunque dei momenti in cui Lamia dormiva, e allora non si doveva temerla perché non era in grado di vedere, mentre altre volte errava insonne, aspettando al varco i bambini per divorarli. Più tardi si unì alle Empuse, altri mostri mitologici, giacendo con i giovani e succhiando loro il sangue mentre erano immersi nel sonno.
Bibliografia:
AICHELE D., GOLTE-BECHTLE M., Che fiore è questo? Edizione Club degli Editori, Milano.
BASKIN J. M., BASKIN C.C. Role of temperature in regulating timing of germination in soil seed reserves of Lamium purpureum L. Weed Research, 24, 5, 341-349, 1984.
DELLA BEFFA M.T., Fiori di campo (Conoscere, riconoscere e osservare tutte le specie di fiori selvatici più noti), Istituto Geografico De Agostini SpA, Novara, 1999.
FERRARI C., Guida pratica ai fiori spontanei in Italia, Edizione italiana, VI ristampa febbraio 2001, Camuzzi Editoriale SpA Milano, licenziataria di The Reader’s Digest Association, Inc.
HALBRITTER H., Lamium purpureum. In: BUCHNER R. & WEBER M. (2000 onwards). PalDat - a palynological database: Descriptions, illustrations, identification, and information retrieval.
LAUBER K., WAGNER G., Flora Helvetica (Flore illustrée de Suisse), 2ème édition, Editions Paul Haupt, 2001.
NEGRI G., Nuovo erbario figurato (Descrizione e proprietà delle piante medicinali e velenose della flora italiana), V edizione, Ulrico Hoepli, Milano1991.
www.dryades.eu
http://it.wikipedia.org/wiki/Lamium_purpureum
www.paldat.org
Sinonimi: Lamiopsis purpurea (L.) Opiz (1852), Lamium bifidum Cirillo (1788) ssp albinomontanum Rechinger fil. (1943), Lamium caucasicum Grossh, Lamium durandoi Pomel (1874), Lamium foetidum Gilib. (1782), Lamium fortidum Gilib., Lamium nudum Moench (1794), Lamium ocymifolium Sm. in Rees (1811), Lamium pallidiflorum G. Beck, Lamium rubrum Wallr., Lamium rugosumii Aiton.
Nomi volgari: Falsa otica purpurea, Lamio purpureo (italiano). Piemonte: Ciollet, Ciucet, Urtia fola, Urtia mata, Urtia morta, Urtia muta. Lombardia: Besia salvadega (Lodi); Cicia bossì (Brescia); Cicialatte (Pavia); Lacion (Milano). Veneto: Ortiga falsa. Friuli: Urtije muarte, Urtije salvadie. Emilia-Romagna: Mentaster salvadegh, Urtiga smesdga (Reggio). Toscana: Ortica che non punge; Dolcimele (Pisa); Marrobio (Scandicci).
Forma biologica e di crescita: terofita scaposa.
Tipo corologico: euroasiatico.
Fenologia: fiore: III-X (in zone con inverni miti fiorisce quasi tutto l’anno).
Limiti altitudinali: dal piano a 1500 m di altitudine, con una eccezione massima rilevata sul Gran San Bernardo: m 2476.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese la specie è molto comune nelle regioni settentrionali e centrali, più rara in quelle meridionali; assente in Sicilia.
Habitus: erbacea annuale (a volte bienne), con odore sgradevole, munita di radici a fittone a consistenza fibrosa, alta 10-30 cm, cespitosa, con fusti quadrangolari a facce concave, prostrati o ascendenti, semplici o ramificati alla base e subglabri, talvolta radicanti ai nodi inferiori, e qualche volta sfumati di rosso. La specie varia di forma a seconda dell’habitat in cui vive: bassa e ramificata nei luoghi aperti, mentre in posti ombrosi o siti dove è intensa la lotta per la luce da parte di altre piante, è più alta, più eretta e spesso colorata meno brillantemente.
Foglie: le foglie, opposte, portate su piccioli lunghi 1-4 cm, hanno la lamina lunga 1-4 cm e larga 1-3 cm, ovato cordata, con apice arrotondato, irregolarmente dentato crenate ai margini. Sono a disposizione sparsa lungo il fusto che è perlopiù nudo, prive di stipole. La superficie è pubescente, quasi tomentosa; nervature evidenti sulla pagina inferiore. Di colore verde scuro sulla pagina superiore, tendente al rossastro in quella inferiore.
Fiore: fiori raccolti in una infiorescenza tozza composta da vari verticilli ascellari sovrapposti e densamente ravvicinati specialmente verso l’apice del fusto; ciascun verticillo è composto da pochi fiori sessili (6-10) disposti circolarmente a corona al di sopra di due brattee fogliose ovato cuoriformi con picciolo ben definito, di colore rosso vinoso e pubescenti o lanose sulla pagina superore. Le brattee del verticillo superiore sono a inserzione alterna e più piccole.
I fiori, lunghi 7-12 mm, sono ermafroditi, zigomorfi, pentameri. Sono omogami (autofecondanti) e ricchi di nettare. Calice persistente, gamosepalo, lungo complessivamente 5-6 mm, a 5 sepali concresciuti, tubulare campanulato, con tubo lungo 3-4 mm, terminante con 5 lunghi denti lanceolati e spinescenti lievemente divergenti e più o meno uguali; la superficie del calice è pelosa e percorsa da 5-10 nervature longitudinali.
Corolla gamopetala con 5 petali quasi completamente fusi in una unica corolla formata da due labbri molto sviluppati. Il tubo è stretto e diritto. Il labbro superiore (composto da 2 dei 5 petali concresciuti) ha la forma di un cappuccio pubescente ben sviluppato e intero, atto a proteggere gli organi di riproduzione dalle intemperie e dal sole. Il labbro inferiore è composto dai tre petali rimanenti, formato da un doppio lobo centrale anch'esso ben sviluppato e piegato verso il basso per fungere da “pista di atterraggio” agli insetti pronubi e da due lobi laterali contratti terminanti in un piccolo dente. Le fauci sono circondate da un anello di peli per impedire l'accesso ad insetti più piccoli e non adatti all'impollinazione. Il labbro superiore e quello inferiore sono divergenti con un’angolazione di circa 45°. Il colore della corolla è purpureo violaceo con macchie interne rossastre, soprattutto sui lobi inferiori, che servono da guida agli insetti pronubi.
Androceo di 4 stami didinami (due corti e due lunghi), disposti a coppie; il paio posteriore è più breve, mentre l'altra copia è aderente al labbro superiore della corolla e sporge lievemente; tutti i filamenti sono paralleli tra di loro. Le antere, conniventi, hanno i lobi (staccati) arrotondati a deiscenza longitudinale, di colore rosso scuro, con dei lunghi ciuffi di peli biancastri e lanosi. Gineceo con ovario semi-infero (quasi supero) tetraovulato con logge a forma ovata, derivate da due carpelli; ogni carpello è diviso in due parti da un falso setto divisorio. L'ovario è troncato all'apice. Lo stilo, ginobasico, è semplice ed è inserito tra i carpelli alla base dell'ovario. Lo stimma (bilobato) è terminato da due lacinie più o meno uguali. Il nettare è nascosto sotto l'ovario.
Frutto: schizocarpo troncato all'apice con quattro acheni lisci (uno per ovulo derivato dai due carpelli divisi a metà). Le quattro parti in cui si divide il frutto principale sono ancora dei frutti (parziali) ma monospermici (un solo seme) e privi di endosperma. I frutti si trovano all'interno del calice persistente.
Polline: granuli pollinici monadi, di medie dimensioni (26-50 mµ), sferoidali, con perimetro equatoriale circolare; tricolpati; esina microreticolata, eutectata.
L’impollinazione è entomofila, affidata alle api (Apis mellifica) ma soprattutto ai bombi (Bombus terrestris), cui la pianta si affida possedendo nei fiori un certo numero di caratteristiche per accoglierli: il labbro inferiore della corolla, infatti, forma una piattaforma di atterraggio, sulla quale il bombo si posa, mentre il labbro superiore a cappuccio nasconde e protegge gli stami. La base degli stami, poi, è saldata al fondo della corolla e prolungata a formare una sorta di piastra che copre l’accesso al nettare: il bombo, che ricerca questa scorta di sostanze zuccherine, spinge la piastra provocando l’incurvarsi degli stami fino a sfregarvi l’addome che viene ricoperto di polline in seguito trasportato a un altro fiore. Questo è indubbiamente uno dei più interessanti mutui rapporti tra mondo animale e mondo vegetale per il raggiungimento di reciproci interessi. Comunque, qualora il tubo corollino fosse tanto stretto da impedirgli di prelevare il nettare, costringerebbe il bombo a portarsi all'esterno del fiore per rosicchiare la base della corolla in modo da raggiungere, per altra via, il suo obiettivo: il nettare. In questo modo però si “rompe” il mutuo rapporto a favore solamente dell'insetto; il fiore non verrà impollinato e rimarrà sterile.
I fiori della pianta sono fonte di nutrimento per questi pronubi particolarmente in primavera, prima che fiorisca la maggior parte delle piante produttrici di nettare.
Numero cromosomico: 2n = 18.
Sottospecie e/o varietà: quando Lamium purpureum L., vegeta a contatto con la congenere Lamium amplexicaule L., può dar luogo all’ibrido interspecifico Lamium hybridum Villars (Falsa ortica ibrida; per alcuni Autori questo ibrido sarebbe incluso nel taxon di questa scheda): si origina soltanto nell’areale europeo. Numero cromosomico 2n = 36. Alta 10-30 cm, è pianta più o meno glabra, con fusti diffuso ascendenti, abbastanza robusti. Foglie ovale triangolari più o meno profondamente e inegualmente inciso dentate, tutte picciolate, non abbraccianti, le superiori ristrette a cuneo alla base. Fiori circa 10 raccolti in pseudo verticilli all’ascella delle foglie superiori. Corolla da rosa a porporina, non più lunga di 1 cm, generalmente un po’ vellutata, soprattutto nel labbro superiore. Acheni lisci.
Habitat ed ecologia: orti, vigneti e zone ruderali; si rinviene facilmente tra i solchi dei campi a fine inverno-inizio primavera. È considerata una pianta infestante che, comunque, produce un danno minimo consistente in sottrazione di spazio alle colture e impoverimento del terreno a causa dell'azoto assorbito dalla pianta. Il substrato è indifferentemente calcareo o siliceo con pH neutro-basico e alti valori nutrizionali del terreno (pianta nitrofila) e valori medi di umidità.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: comunità vegetali terofiche, pioniere, nitrofile; classe Stellarienea mediae.
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Stress tollerant i(S).
IUCN: N.A.
Farmacopea: nella Falsa ortica purpurea, come in altre specie dello stesso genere, sono presenti diverse sostanze come oli eterei (all'interno di peli ghiandolari), mucillagini, tannino, saponine e sali di potassio. Madaus avrebbe messo in evidenza anche una tossina albuminoide molto attiva, presente in questa specie più che in altre congeneri. La medicina popolare ha utilizzato questa pianta come vulneraria, antispasmodica, depurativa, espettorante, risolvente in generale, tonica e astringente.
Benché questa pianta abbia avuto una certa utilizzazione alimentare (germogli teneri e foglie giovani talvolta aggiunti a insalate o minestre o anche in frittate), le attuali conoscenze sui principi attivi e sulle proprietà ne sconsigliano l’uso che non sia quello esterno o cosmetico.
La leggenda delle Lamie: la leggenda cui si ispirò Linneo nel dare il nome a questo genere narra che la prima Lamia era una giovane originaria della Libia, figlia di Belo e di Libia. Zeus l’aveva amata, ma ogni volta che lei partoriva un bambino, Era, sdegnata per quell’ennesimo adulterio del marito, lo faceva morire. Lamia si nascose allora in una caverna solitaria diventando per disperazione un mostro dalla maschera da incubo, geloso delle madri più felici di lei, alle quali rapiva e divorava i figli. Era, per perseguitarla maggiormente, le impediva di chiudere gli occhi e di dormire. Zeus, impietosito, le accordò il privilegio di deporre gli occhi e di riprenderli quando voleva. Vi erano dunque dei momenti in cui Lamia dormiva, e allora non si doveva temerla perché non era in grado di vedere, mentre altre volte errava insonne, aspettando al varco i bambini per divorarli. Più tardi si unì alle Empuse, altri mostri mitologici, giacendo con i giovani e succhiando loro il sangue mentre erano immersi nel sonno.
Bibliografia:
AICHELE D., GOLTE-BECHTLE M., Che fiore è questo? Edizione Club degli Editori, Milano.
BASKIN J. M., BASKIN C.C. Role of temperature in regulating timing of germination in soil seed reserves of Lamium purpureum L. Weed Research, 24, 5, 341-349, 1984.
DELLA BEFFA M.T., Fiori di campo (Conoscere, riconoscere e osservare tutte le specie di fiori selvatici più noti), Istituto Geografico De Agostini SpA, Novara, 1999.
FERRARI C., Guida pratica ai fiori spontanei in Italia, Edizione italiana, VI ristampa febbraio 2001, Camuzzi Editoriale SpA Milano, licenziataria di The Reader’s Digest Association, Inc.
HALBRITTER H., Lamium purpureum. In: BUCHNER R. & WEBER M. (2000 onwards). PalDat - a palynological database: Descriptions, illustrations, identification, and information retrieval.
LAUBER K., WAGNER G., Flora Helvetica (Flore illustrée de Suisse), 2ème édition, Editions Paul Haupt, 2001.
NEGRI G., Nuovo erbario figurato (Descrizione e proprietà delle piante medicinali e velenose della flora italiana), V edizione, Ulrico Hoepli, Milano1991.
www.dryades.eu
http://it.wikipedia.org/wiki/Lamium_purpureum
www.paldat.org