Melissa officinalis L.

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Lamiaceae - Melissa officinalis L.; Pignatti 1982: n. 3191; Melissa officinalis L.
Plant List: accettato
Melissa officinalis L.
(a cura di Giuseppe Laino)

Etimologia: l’epiteto del genere deriva dal latino melisphyllum [Virgilio, Georgiche 4, 63] e da melissophyllon [Plinio] = “melissa” (pianta) derivato dal greco melissóphyllon (melissa = “ape” + phyllon = “foglia”: foglia per le api), con allusione alla caratteristica mellifera della pianta molto visitata dalle api che ne bottinano il nettare e producono miele. L’epiteto specifico officinalis (dal latino opificina, opifex) = “laboratorio, fabbrica, officina” (allusione al trattamento che viene eseguito in laboratorio per estrarre componenti e principi attivi dalla pianta per uso utilitaristico o medicinale).
Sinonimi:
nessuno.
Nomi volgari:
Erba cedronella, Melissa, Limoncella, Cedronella, Cedronella vera, Erba limona vera (italiano). Liguria: Sitrounella; Cedronella (Porto Maurizio); Erba setrunaea, Sedrunella, Setrunella, Setrunetta, Setrunina (Genova). Piemonte: Arlegra coer, Conforta coer, Erba limona, Erba sira, Legra coer, Limonaria, Melissa, Milisia, Sirietta, Sitronela, Sitrounela; Erba limuna (Carpeneto); Ralegra coer (Acqui). Lombardia: Citronella (Pavia); Erba moscona (Valtellina); Erba setronela, Melissa, Setornela, Sitornela (Brescia). Veneto: Erba naranzada, Ranzata (Verona); Erba naranzata (Treviso). Friuli: Jerbe d'av, Jerbe naranze, Melisse, Milisse, Milusse. Emilia-Romagna: Cedronella, Erba cedrina, Erba limona (Modena); Erba limoneina (Piacenza); Erba limuneina, Limuneina, Melessa (Reggio); Erba melissa (Romagna). Toscana: Appiastro, Cedroncella, Cedronella, Cetraggine, Cetrina, Cetronella, Citraggine, Erba cedroncella, Erba cedronella, Melacitola, Melifillo, Melissa, Melissofillo, Melitea, Melittana, Mellitena; Erba cedrata, Erba limona, Fior d'api, Limona, Limoncella (Val di Chiana); Limoncina (Vicchio); Melacitola, Ortica salvatica (Cerreto d'Empoli). Lazio: Mentuccia (Roma). Abruzzi: Citrunella, Lilla; Erba cetra (L’Aquila). Campania: Cedronella, Erba citrata (Napoli). Puglia: Fior d'api (Lecce). Calabria: Melizzofaja. Sicilia: Aranciata, Citrunedda, Citrunella; Menta d'api (Mirto); Milissa (Modica). Sardegna: Folla de limoni, Ment'e abe, Menta de abis.
Forma biologica e di crescita:
emicriptofita scaposa.
Tipo corologico:
Europa meridionale, Asia occidentale, Nordafrica.
Fenologia:
fiore: V-VIII, frutto: VI-IX.
Limiti altitudinali: dal piano a 1000 m di altitudine.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese è presente su tutto il territorio continentale e insulare. Un tempo molto comune, attualmente la specie è divenuta più rara e in alcune zone è quasi scomparsa. Coltivata negli orti.
Habitus: erbacea perenne con caratteristico odore di limone soprattutto allo stato giovanile; ha un rizoma lignificato, articolato e lungo 20-30 cm, con delle brattee biancastre ai nodi, dal quale si sviluppano i fusti alti fino a 1 metro, eretti o ascendenti, leggermente pubescenti nella parte superiore, con numerosi rami patenti a sezione quadrangolare.
Foglie:
le foglie sono tutte picciolate: con picciolo più lungo nelle inferiori, corto in quelle superiori; le foglie inferiori, lunghe 4-5 cm e larghe 3-4 cm, sono opposte a due a due, ovato ellittiche, con la base troncata o ristretta a cuneo; l’apice è acuto e il margine è crenato. Le foglie cauline sono simili, ma quasi sessili, cordate alla base e progressivamente più piccole. La superficie è reticolato rugosa e variamente pelosa, verde brillante.
Fiore:
fiori raccolti in verticillastri pauciflori, brevemente peduncolati, distanti, unilaterali, muniti di brattee e bratteole lanceolate. Calice persistente, tubuloso campanulato, munito alla fauce di pochi peli orizzontali disposti ad opercolo, con tubo a 13 nervature e lembo bilabiato, labbro superiore ascendente, largo, piano, tridentato a denti brevi e mucronati, i due laterali prolungati sul tubo in una specie di carena, labbro inferiore bifido a denti lanceolato aristati. Corolla lunga circa 1 cm, bilabiata, gialla prima dell’antesi e poi bianca, a volte macchiata di rosa con il tubo un po’ ricurvo, molto sporgente e sprovvisto di anello di peli interno, labbro superiore eretto, concavo, smarginato e labbro inferiore trilobo, con lobi laterali ovati ed il mediano più grande, obcordato. Androceo di 4 stami, gli inferiori più lunghi, convergenti sotto il labbro superiore, a filamenti non dentati ed antere divaricate, a logge divergenti, così da diventare normali al filamento e deiscenti per una fessura comune; gineceo con ovario quadripartito, ginobasio carnoso dentato al margine, logge oblunghe arrotondate all’apice, glabre, stilo semplice, centrale, caduco, stimma bifido con lacinie lesiniformi quasi uguali, divergenti o anche arricciate.
Frutto:
il frutto è composto da quattro acheni, riuniti nel fondo del calice.
Semi:
achenio di forma ovale allungata con una leggera costolatura sulla faccia interna, di colore bruno con la superficie glabra e lucida.
Polline:
granuli pollinici monadi, di medie dimensioni (26-50 mµ), oblati, con perimetro equatoriale ellittico; esacolpati; esina reticolato-microreticolata, semitectata; footlayer continuo; intina: compatta; cellule n. 3. L’impollinazione è entomofila, operata principalmente dalle api (Apis mellifica); pianta mellifera principe.
Numero cromosomico: 2n = 32.
Sottospecie e/o varietà: in coltivazione, soprattutto come varietà ornamentali, Melissa officinalis L. “Aurea” e Melissa officinalis L. “Aureovariegata”, rispettivamente a foglie gialle e foglie marginate di giallo oro.
Il genere comprende due specie: quella descritta in questa scheda e
Melissa romana Miller, fino al recente passato considerata varietà di Melissa officinalis L. e catalogata come Melissa officinalis L. subsp altissima (Sibthr. et Smith) Arcang. (Cedronella altissima, Citronella altissima, Erba Limona altissima, Melissa altissima, Melissa romana, Melissa selvatica). Nel 1982 Pignatti la classificò come specie a sé stante secondo gli studi di Montelucci dal quale era considerata un caso di poliploide stabilizzato (Melissa romana 2n = 64; Melissa officinalis 2n = 32) dato che non dà luogo ad alcuna discendenza ed ha un aspetto intermedio quando cresce accanto a Melissa officinalis.
Habitat ed ecologia: boschi dove convive con Viburni e Lecci, in aree di coltivazione di Noccioli e di Viti in abbandono, in luoghi freschi e ombrosi, lungo le sponde dei fossi, fra le siepi o riparata fra le macerie di vecchi ruderi; predilige terreni freschi pur non disdegnando situazioni assolate ma dove le radici siano protette. La si incontra anche presso eremi e conventi abbandonati dove era un tempo coltivata.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento:
Life-strategy (sensu Grime & Co.):
Stress tolleranti (S).
IUCN:
N.A.
Farmacopea:
la droga è costituita dalle sommità fiorite (Melissae folia et flores F.I.) che si raccolgono in estate, si seccano rapidamente all’aria e all’ombra dopo averle mondate delle ramificazioni principali; hanno odore caratteristico, sapore aromatico, caldo, leggermente acre. Contengono un principio amaro (4%), sostanze tanniche, resina, mucillaggine, tracce di un glucoside e di saponina acida ed un olio essenziale (0,10-0,25% o, secondo Reutter, anche 0,30-0,40%), mescolanza di citrale, citronellolo (che conferisce alla pianta l’odore di limone), geraniolo e linalolo.
Farmacologicamente è stata segnalata un’azione colagoga dell’estratto di Melissa, ma i preparati di questa pianta sono utilizzati soprattutto per le loro proprietà antispasmodiche ed antinervine, dovute all’essenza, contro le più svariate forme di disturbi nervosi, cefalea, insonnia, spossatezza, melanconia, ipocondria, dolori nevralgici, cardiopalma nervoso, spasmi dello stomaco e degli intestini, amenorrea e dismenorrea in soggetti nervosi, ecc.; inoltre come carminativi e, per uso esterno come stimolante cutaneo, soprattutto sotto forma di infuso concentrato nella preparazione di bagni aromatici (
Medicamenta).
Si prescrive l’infuso ricordando che è opportuno usare la droga raccolta in piena fioritura perché, più tardi, il profumo caratteristico cambia in un disgustoso odore cimicino. L’olio etereo si usa in gocce; si usa inoltre lo spirito di Melissa, per frizioni locali contro le mialgie, i dolori articolari, la cefalea, il senso di oppressione al petto, ecc.
Molto popolare è l’alcolato di Melissa composto, o “Acqua di melissa” dei frati Carmelitani scalzi preparata dai monaci di quest’Ordine di rue de Vaugiraud a Parigi nel 1611, con proprietà antispasmodiche cui facevano ricorso tutte le classi sociali nei momenti critici della loro vita (dal mal di denti, alle sincopi, alle crisi di nervi, ecc.).
I preparati di Melissa, l’essenza e l’alcolato composto non devono essere usati in dosi troppo elevate perché, in tal caso, provocano una esagerazione di sensibilità, uno stato soporifero agitato e, nei casi estremi, anche convulsioni e nefrite.

Usi:
la Melissa può essere di valido aiuto in cucina: le foglie fresche tagliuzzate conferiscono aroma a minestre, frittate, insalate, piatti di pesce in carpione, marinate, salse e anche alle macedonie di frutta. Le marmellate e gelatine di frutta acquisteranno un delicato profumo e gusto unendovi, a fine cottura, alcune foglie di questa pianta generosa. Un ottimo liquore corroborante e digestivo si ottiene mettendo in infusione in alcool una manciata di foglie fresche, filtrando dopo una decina di giorni e unendovi la stessa quantità di sciroppo. Una infusione di foglie di Melissa, ben zuccherata, con aggiunta di succo di arancia o pompelmo e acqua quanto basta, si trasforma in una deliziosa bibita dissetante.
La Melissa è coltivata anche industrialmente: le foglie e i fiori freschi vengono raccolti due volte l’anno e distillati per la produzione dell’essenza utilizzata, oltre che in profumeria che ne ricava particolari “acque di Colonia”, anche in liquoreria per la preparazione di liquori come “Alpestre”, “Arquebuse”, “Assenzio” e “Chartreuse” (o “Liquore di Francia”) creato dai monaci Benedettini.
La già citata '"Acqua di Melissa", di sapore amaro, aromatico, leggermente acre e molto profumata di limone, viene anche usata in piccole dosi per insaporire bevande, macedonie di frutta, insalate fresche, frittate, carni e pesce oltre che per aromatizzare liquori (che al gradevole gusto associano proprietà digestive), vino e aceto.

Curiosità:
Scotti (1872), dà un breve resoconto storico dell’impiego della Melissa: «Fu dapprima introdotta in medicina come rimedio moralmente esilarante e confortatore dei nervi. Galeno, Paracelso, Boerhaave la consigliavano nella mania e nelle vesanie, malattie che venivano attribuite a diffetto di energia cerebrale. Scriveva Serapio che allevia le inquietudini e tristezze del cervello e principalmente quelle prodotte da umori melanconici. Avicenna che rallegra il cuore e fortifica gli spiriti vitali. Dioscoride che disostruisce i condotti cerebrali e caccia la tetraggine prodotta dall'inspessimento del fluido nervoso [...]».
Gli arabi la tenevano in grande considerazione. La loro medicina, alla quale forse è dovuta la prima conoscenza dell’uso terapeutico della pianta, vantava l’efficacia della Melissa nella cura dei cardiopatici e degli ipocondriaci afflitti da malinconia. Uno dei loro maggiori filosofi, Avicenna (già citato), la raccomandava come calmante.
Dioscoride, riportato e commentato dal Mattioli, dice della “decottione” (decotto) di Melissa che «… è buona medesimamente per farvi seder dentro le donne, che non si purgano. Giova lavandosene la bocca à i dolori dei denti: e fansene cristeri per la disenteria».
Che le api siano particolarmente attratte da questa piantina è confermato nel terzo libro di Dioscoride, riportato dal Mattioli: «Il Melissophillo, overo Melitena, cioè Apiastro, s’ha usurpato questo nome, per dilettarsi le api della sua herba». In un erbario illustrato del XV secolo, ad uso degli speziali, la Melissa è chiamata “Bàraco”.
La badessa Ildegarda di Bingen, nel XII secolo, dice che la tisana di Melissa rende allegri ed allieta il cuore; proprietà che forse conosceva anche il re di Francia Carlo V che ne beveva una grande quantità. Foglie di Melissa entrano nell’antica ricetta dell’Acqua di Vita per le Donne, tanto efficace che «diverse delle principali Gentildonne l’adoprano in tutti li mali matricali (uterini) come rimedio generale».

Bibliografia:

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Scoprire, riconoscere, usare le erbe, Edizione Mondolibri SpA, Milano, 2000.
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Fiori di campo (Conoscere, riconoscere e osservare tutte le specie di fiori selvatici più noti), Istituto Geografico De Agostini SpA, Novara, 1999.
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G. Laino, Orto Botanico Brera, Milano, 12-04-2011

Distribuzione


■ autoctona ■ alloctona ■ incerta ■ scomparsa ■ assente

Caratteristiche

Relazioni con l'uomo
[ C ] C: specie di interesse alimentare e/o aromatico
[ O ] O: specie di interesse farmaceutico-officinale
Biologia riproduttiva

ER (ermafrodita): specie con organi maschili e femminili riuniti nel medesimo fiore.

[ EP - AC ] EP (entomofilia): Il polline è trasportato da insetti, che vengono indotti a visitare il fiore con svariate strategie di richiamo, con o senza ricompensa; AC (anemocoria): Semi dispersi dalle correnti aeree, sia perché incospicui, sia perché presentano peli, setole, pappi ecc.

Indici di Ellenberg

Salinità: 0

L: 6; T: 7; C: 5; U: 4; R: 6; N: 4;

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