Nepeta cataria L.
(a cura di Giuseppe Laino)
Etimologia: l’epiteto del genere deriva dal latino nepeta, -ae, f. = “gattaria, nepitella, puleggio” [A. Cornelio Celso et al.], nome con il quale i Romani indicavano alcune piante aromatiche; alcuni autori lo fanno derivare dal latino Nepete = “Nepi” (città etrusca) [Tito Livio], dove pare che la pianta fosse coltivata in modo intensivo. L’epiteto specifico deriva dal latino cattus, -i, m. = “gatto” [Palladio 4, 9, 4] con allusione all’attrazione che la pianta esercita sull’animale (vedi oltre).
Sinonimi: Cataria vulgaris Moench, Glechoma cataria (L.) O. Kuntze.
Nomi volgari: Erba dei gatti, Erba gatta, Erba gattaia, Gattaia, Cataria, Nepeta gattaria (italiano). Liguria: Mentastro (Ronco). Piemonte: Erba dij gat, Erba gata, Menta cataria. Lombardia: Erba gatela; Erba dei gacc (Brescia); Erba gattea (Pavia); Saviola (Como). Veneto: Erba che spuza, Erba gata (Verona). Emilia-Romagna: Erba gata. Toscana: Cataria, Erba gatta, Erba gattaja, Erba gattaria, Gattaria, Menta dei gatti, Ortica pelosa. Lazio: Menta selvatica. Abruzzi: Jerva hattara, Reddica pelosa. Puglia: Menta dei gatti. Sicilia: Citruledda sarvaggia, Menta gattaria.
Forma biologica e di crescita: emicriptofita scaposa.
Tipo corologico: Europa mediterranea orientale e Asia occidentale (steppe temperate e tropicali). Naturalizzata in Nordamerica e in Africa.
Fenologia: fiore: VI-VIII, frutto: VII-IX, diaspora: VIII-X.
Limiti altitudinali: dal piano a 1200 m di altitudine.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese è una specie abbastanza diffusa in tutto il territorio: frequente nella zona montana e submontana delle Alpi e degli Appennini settentrionali; più rara nell’Italia centrale e meridionale; assente in Sardegna.
Habitus: erbacea perenne, aromatica, con odore caratteristico, di colorazione generale grigiastra per la presenza di una densa pelosità, non vischiosa; fusto eretto o ascendente, alto (40-)50-100 cm, più o meno ramificato.
Foglie: le foglie inferiori, opposte, picciolate, lunghe 2-7 cm, sono verdi sulla pagina superiore e grigio vellutate su quella inferiore. La lamina fogliare è ovato triangolare, cordata alla base, irregolarmente dentato crenata ai margini, con base incavata e apice acuto. Le foglie cauline sono simili, ma quasi sessili e progressivamente più piccole.
Fiore: fiori con brattee lesiniformi, villose, più brevi del calice, portati da peduncoli corti, raccolti in verticillastri piuttosto densi, formanti, all’apice del fusto e dei rami, spicastri più o meno allungati, ottusi, interrotti alla base, con foglie fiorali non differenziate, ma solo alquanto più piccole di quelle cauline. Calice lungo 6-8 mm, tubuloso, un po’ rigonfio, peloso, internamente nudo, quasi diritto, con 5 denti lanceolati lesiniformi, separati da un seno ottuso; corolla lunga circa 1 cm, vellutata, bianco giallastra o rosata, punteggiata di rosso, bilabiata, a tubo sottile alla base, bruscamente dilatato alla fauce, internamente nudo, labbro superiore eretto, piano, bifido, labbro inferiore trilobo, punteggiato di porpora, con lobo mediano grande, orbicolare, crenato ondulato, concavo, e laterali assai minori e riflessi.
Androceo di 4 stami, appressati e ascendenti sotto il labbro superiore della corolla, i due interni più lunghi, con filamenti diritti, poi curvi all’infuori ed antere a logge divergenti, aprentesi per una fessura comune. Gineceo con ovario quadripartito, ginobasio carnoso, glanduloso, con 4 logge ovato ottuse, convesse all’apice, glabre, stilo con stimma bifido e lacinie uguali.
Frutto: il frutto è uno schizocarpo composto di 4 acheni (nucule), trigoni, ovoidei, bruni e lisci, racchiusi nel calice persistente.
Polline: granuli pollinici di medie dimensioni (26-50 mµ), oblati; perimetro in vista equatoriale: ellittico; esacolpati; esina: reticulata-microreticulata, eutectata. L’impollinazione è entomofila, soprattutto da parte di api (Apis mellifica).
Numero cromosomico: 2n = 32.
Sottospecie e/o varietà: nessuna.
Habitat ed ecologia: incolti, luoghi sassosi, macerie, margini di strade, su substrato calcareo, calcareo-siliceo o siliceo. È coltivata e si è naturalizzata quasi ovunque.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: Onopordion acanthii.
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Stress tolleranti (S).
IUCN: N.A.
Farmacopea: la droga è rappresentata dalle sommità fiorite, che hanno odore aromatico caratteristico e contengono un olio etereo (0,3%), un principio amaro acido di natura glucosidica e poco noto, e sostanze tanniche. L’azione dell’infuso ricorda quella della Valeriana ed è cioè antispasmodica ed emmenagoga, per regolare la fase mestruale e calmare la tensione e la fase dolorosa che talvolta la accompagnano; è particolarmente attiva contro gli eccessi di singhiozzo; in America se ne fumavano le foglie contro il mal di capo (Inverni). I principi amari che contiene giustificano anche la fama di tonico stomachico e di carminativo che la droga possiede nella tradizione popolare.
In virtù del suo contenuto in oli essenziali vengono attribuite all’Erba gattaia proprietà anticatarrali e blandamente antisettiche delle vie respiratorie per uso interno, e capacità di stimolare la circolazione cutanea e di disinfettare la pelle per uso esterno.
La tradizione popolare afferma infine che le foglie fresche masticate facciano passare il mal di denti, e questo potrebbe essere spiegato con l’azione fortemente vasocostrittrice del mentolo e dei suoi omologhi che sono effettivamente presenti nelle sommità fiorite e nelle foglie.
Usi: le foglie e i germogli dell’Erba gatta sono saporitissimi in insalate, salse, minestre, in aggiunta alle frittate, nei ripieni e nelle salse. Come aromatizzanti di carni grasse come il maiale o la grossa selvaggina.
Curiosità: la Nepeta cataria è conosciuta comunemente con il nome di Erba gatta per la capacità di attirare i gatti, in particolare i gatti domestici. All'incirca i due terzi di loro sono suscettibili ai suoi effetti, dato che il fenomeno è ereditario.
L'Erba gatta contiene nepetalactone, un terpene, che è ritenuto essere un surrogato dei feromoni sessuali felini. I gatti lo percepiscono tramite gli organi vomeronasali. Se un gatto annusa le foglie o il fusto si struscerà contro la pianta, la masticherà, la leccherà e farà le fusa. Questa reazione dura alcuni minuti, dopodiché l’animale perderà interesse, ma dopo un periodo massimo di due ore esso sarà nuovamente attirato con i medesimi effetti. Il fenomeno è più accentuato negli individui giovani. Non sono stati registrati effetti collaterali per l'Erba gatta, comunque alcuni gatti diventano troppo eccitati e quindi se obesi o anziani potrebbero avere problemi e dovrebbero essere tenuti lontano da queste piante.
Altre piante che hanno questo stesso effetto nei gatti sono la Valeriana e le piante che contengono actinidine e dihydroactinidiolide (Smith, 2005).
Sinonimi: Cataria vulgaris Moench, Glechoma cataria (L.) O. Kuntze.
Nomi volgari: Erba dei gatti, Erba gatta, Erba gattaia, Gattaia, Cataria, Nepeta gattaria (italiano). Liguria: Mentastro (Ronco). Piemonte: Erba dij gat, Erba gata, Menta cataria. Lombardia: Erba gatela; Erba dei gacc (Brescia); Erba gattea (Pavia); Saviola (Como). Veneto: Erba che spuza, Erba gata (Verona). Emilia-Romagna: Erba gata. Toscana: Cataria, Erba gatta, Erba gattaja, Erba gattaria, Gattaria, Menta dei gatti, Ortica pelosa. Lazio: Menta selvatica. Abruzzi: Jerva hattara, Reddica pelosa. Puglia: Menta dei gatti. Sicilia: Citruledda sarvaggia, Menta gattaria.
Forma biologica e di crescita: emicriptofita scaposa.
Tipo corologico: Europa mediterranea orientale e Asia occidentale (steppe temperate e tropicali). Naturalizzata in Nordamerica e in Africa.
Fenologia: fiore: VI-VIII, frutto: VII-IX, diaspora: VIII-X.
Limiti altitudinali: dal piano a 1200 m di altitudine.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese è una specie abbastanza diffusa in tutto il territorio: frequente nella zona montana e submontana delle Alpi e degli Appennini settentrionali; più rara nell’Italia centrale e meridionale; assente in Sardegna.
Habitus: erbacea perenne, aromatica, con odore caratteristico, di colorazione generale grigiastra per la presenza di una densa pelosità, non vischiosa; fusto eretto o ascendente, alto (40-)50-100 cm, più o meno ramificato.
Foglie: le foglie inferiori, opposte, picciolate, lunghe 2-7 cm, sono verdi sulla pagina superiore e grigio vellutate su quella inferiore. La lamina fogliare è ovato triangolare, cordata alla base, irregolarmente dentato crenata ai margini, con base incavata e apice acuto. Le foglie cauline sono simili, ma quasi sessili e progressivamente più piccole.
Fiore: fiori con brattee lesiniformi, villose, più brevi del calice, portati da peduncoli corti, raccolti in verticillastri piuttosto densi, formanti, all’apice del fusto e dei rami, spicastri più o meno allungati, ottusi, interrotti alla base, con foglie fiorali non differenziate, ma solo alquanto più piccole di quelle cauline. Calice lungo 6-8 mm, tubuloso, un po’ rigonfio, peloso, internamente nudo, quasi diritto, con 5 denti lanceolati lesiniformi, separati da un seno ottuso; corolla lunga circa 1 cm, vellutata, bianco giallastra o rosata, punteggiata di rosso, bilabiata, a tubo sottile alla base, bruscamente dilatato alla fauce, internamente nudo, labbro superiore eretto, piano, bifido, labbro inferiore trilobo, punteggiato di porpora, con lobo mediano grande, orbicolare, crenato ondulato, concavo, e laterali assai minori e riflessi.
Androceo di 4 stami, appressati e ascendenti sotto il labbro superiore della corolla, i due interni più lunghi, con filamenti diritti, poi curvi all’infuori ed antere a logge divergenti, aprentesi per una fessura comune. Gineceo con ovario quadripartito, ginobasio carnoso, glanduloso, con 4 logge ovato ottuse, convesse all’apice, glabre, stilo con stimma bifido e lacinie uguali.
Frutto: il frutto è uno schizocarpo composto di 4 acheni (nucule), trigoni, ovoidei, bruni e lisci, racchiusi nel calice persistente.
Polline: granuli pollinici di medie dimensioni (26-50 mµ), oblati; perimetro in vista equatoriale: ellittico; esacolpati; esina: reticulata-microreticulata, eutectata. L’impollinazione è entomofila, soprattutto da parte di api (Apis mellifica).
Numero cromosomico: 2n = 32.
Sottospecie e/o varietà: nessuna.
Habitat ed ecologia: incolti, luoghi sassosi, macerie, margini di strade, su substrato calcareo, calcareo-siliceo o siliceo. È coltivata e si è naturalizzata quasi ovunque.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: Onopordion acanthii.
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Stress tolleranti (S).
IUCN: N.A.
Farmacopea: la droga è rappresentata dalle sommità fiorite, che hanno odore aromatico caratteristico e contengono un olio etereo (0,3%), un principio amaro acido di natura glucosidica e poco noto, e sostanze tanniche. L’azione dell’infuso ricorda quella della Valeriana ed è cioè antispasmodica ed emmenagoga, per regolare la fase mestruale e calmare la tensione e la fase dolorosa che talvolta la accompagnano; è particolarmente attiva contro gli eccessi di singhiozzo; in America se ne fumavano le foglie contro il mal di capo (Inverni). I principi amari che contiene giustificano anche la fama di tonico stomachico e di carminativo che la droga possiede nella tradizione popolare.
In virtù del suo contenuto in oli essenziali vengono attribuite all’Erba gattaia proprietà anticatarrali e blandamente antisettiche delle vie respiratorie per uso interno, e capacità di stimolare la circolazione cutanea e di disinfettare la pelle per uso esterno.
La tradizione popolare afferma infine che le foglie fresche masticate facciano passare il mal di denti, e questo potrebbe essere spiegato con l’azione fortemente vasocostrittrice del mentolo e dei suoi omologhi che sono effettivamente presenti nelle sommità fiorite e nelle foglie.
Usi: le foglie e i germogli dell’Erba gatta sono saporitissimi in insalate, salse, minestre, in aggiunta alle frittate, nei ripieni e nelle salse. Come aromatizzanti di carni grasse come il maiale o la grossa selvaggina.
Curiosità: la Nepeta cataria è conosciuta comunemente con il nome di Erba gatta per la capacità di attirare i gatti, in particolare i gatti domestici. All'incirca i due terzi di loro sono suscettibili ai suoi effetti, dato che il fenomeno è ereditario.
L'Erba gatta contiene nepetalactone, un terpene, che è ritenuto essere un surrogato dei feromoni sessuali felini. I gatti lo percepiscono tramite gli organi vomeronasali. Se un gatto annusa le foglie o il fusto si struscerà contro la pianta, la masticherà, la leccherà e farà le fusa. Questa reazione dura alcuni minuti, dopodiché l’animale perderà interesse, ma dopo un periodo massimo di due ore esso sarà nuovamente attirato con i medesimi effetti. Il fenomeno è più accentuato negli individui giovani. Non sono stati registrati effetti collaterali per l'Erba gatta, comunque alcuni gatti diventano troppo eccitati e quindi se obesi o anziani potrebbero avere problemi e dovrebbero essere tenuti lontano da queste piante.
Altre piante che hanno questo stesso effetto nei gatti sono la Valeriana e le piante che contengono actinidine e dihydroactinidiolide (Smith, 2005).
Intorno al 230 d.C. un cuoco di nome Celio compilò una raccolta di ricette in dieci libri, il De res coquinaria (L'arte culinaria), attribuendola ad Apicio (Marco Gavio Apicio, nato intorno al 25 a.C e morto verso la fine del regno di Tiberio). Si tratta di appunti frettolosi e disordinati che costituiscono, tuttavia, la principale fonte superstite sulla cucina nell'antica Roma. Una di esse ci dice che gli antichi romani preparavano con Sedano verde e Nepeta (apio viridi et nepeta), una salsa per condire gli uccelli, sempre che la Nepeta di Apicio si identifichi con l’attuale Nepeta cataria.
Bibliografia:
AESCHIMAN D., LAUBER K., MOSER D. M., THEURILLAT J.-P., Flora alpina, atlante delle 4500 piante vascolari delle Alpi, II vol. p 132, Zanichelli, Bologna.
AICHELE D., GOLTE-BECHTLE M., Che fiore è questo? Edizione Club degli Editori, Milano.
BONI U., PATRI G., Scoprire, riconoscere, usare le erbe, Edizione Mondolibri SpA, Milano, 2000.
DELLA BEFFA M.T., Fiori di campo (Conoscere, riconoscere e osservare tutte le specie di fiori selvatici più noti), Istituto Geografico De Agostini SpA, Novara, 1999.
HALBRITTER H., Nepeta cataria. In: BUCHNER R. & WEBER M. (2000 onwards). PalDat - a palynological database: Descriptions, illustrations, identification, and information retrieval.
LAUBER K., WAGNER G., Flora Helvetica (Flore illustrée de Suisse), 2ème édition, Editions Paul Haupt, 2001.
NEGRI G., Nuovo erbario figurato (Descrizione e proprietà delle piante medicinali e velenose della flora italiana), V edizione, Ulrico Hoepli, Milano1991.
RIVAS-MARTÍNEZ S., DÍAZ T.E., FERNÁNDEZ-GONZÁLEZ F., IZCO J., LOIDI J., LOUSÃ M., PENAS A. Vascular plant communities of Spain and Portugal. Addenda to the Syntaxonomical checklist of 2001 Itinera Geobotanica 15, 1-2, 5-922, 2002
SOTTI M.L., DELLA BEFFA M.T., Le piante aromatiche, Editoriale Giorgio Mondadori, Nuova edizione 1996.
www.dryades.eu
http://it.wikipedia.org/wiki/Nepeta
http://it.wikipedia.org/wiki/Apicio
www.paldat.org
AESCHIMAN D., LAUBER K., MOSER D. M., THEURILLAT J.-P., Flora alpina, atlante delle 4500 piante vascolari delle Alpi, II vol. p 132, Zanichelli, Bologna.
AICHELE D., GOLTE-BECHTLE M., Che fiore è questo? Edizione Club degli Editori, Milano.
BONI U., PATRI G., Scoprire, riconoscere, usare le erbe, Edizione Mondolibri SpA, Milano, 2000.
DELLA BEFFA M.T., Fiori di campo (Conoscere, riconoscere e osservare tutte le specie di fiori selvatici più noti), Istituto Geografico De Agostini SpA, Novara, 1999.
HALBRITTER H., Nepeta cataria. In: BUCHNER R. & WEBER M. (2000 onwards). PalDat - a palynological database: Descriptions, illustrations, identification, and information retrieval.
LAUBER K., WAGNER G., Flora Helvetica (Flore illustrée de Suisse), 2ème édition, Editions Paul Haupt, 2001.
NEGRI G., Nuovo erbario figurato (Descrizione e proprietà delle piante medicinali e velenose della flora italiana), V edizione, Ulrico Hoepli, Milano1991.
RIVAS-MARTÍNEZ S., DÍAZ T.E., FERNÁNDEZ-GONZÁLEZ F., IZCO J., LOIDI J., LOUSÃ M., PENAS A. Vascular plant communities of Spain and Portugal. Addenda to the Syntaxonomical checklist of 2001 Itinera Geobotanica 15, 1-2, 5-922, 2002
SOTTI M.L., DELLA BEFFA M.T., Le piante aromatiche, Editoriale Giorgio Mondadori, Nuova edizione 1996.
www.dryades.eu
http://it.wikipedia.org/wiki/Nepeta
http://it.wikipedia.org/wiki/Apicio
www.paldat.org