Prunella vulgaris L.
(a cura di Giuseppe Laino)
Etimologia: l’epiteto del genere, come per altri, è incerta. Alcuni lo fanno derivare da una antica voce tedesca Breune oppure Bräune = “angina” o “tonsillite”, patologie curate anticamente con questa pianta (vedi oltre). Ma alcuni filologi la fanno derivare dal vocabolo pruno o da brunella per il colore bruniccio che i suoi fiori assumono quando l’infiorescenza appassisce. Comunque sia l’epiteto Brunella (oggi sinonimo) fu usato per la prima volta da Tournefort (1656-1708) e forse ancora prima da Dodoens (1518-1585), e così rimase fino a quando Linneo lo cambiò in Prunella. L’epiteto specifico è aggettivo latino che sta per “comune, generale, ordinario” ecc. a significare la maggiore diffusione tra le congeneri.
Sinonimi: Brunella vulgaris (L.) Dod., Prunella acaulis (L.) Hill., Prunella vulgaris ssp. surrecta (Dumort.) Berher (1887), Prunella vulgaris var. atropurpurea Fern. (1913), Prunella vulgaris var. calvescens Fern. (1913), Prunella vulgaris var. hispida Bentham., Prunella vulgaris var. minor Sm., Prunella vulgaris var. nana Clute, Prunella vulgaris var. parviflora (Poir.) DC., Prunella vulgaris var. rouleauiana Victorin (1944).
Nomi volgari: Prunella, Brunella, Morella, Moretta (italiano). Piemonte: Brunela, Consolida minor, Erba S. Maria, Erba d' la mirlitta, Erba de S. Bertromè, Prunela. Lombardia: Erba da piaghe; Brunnela, Erba ghisleta (Brescia); Erba da piaghe, Erba morella (Como); Erba solda (Pavia). Veneto: Erba brunella (Verona). Emilia-Romagna: Basalecc salvadgh (Bologna); Consolida minor, Erba cala (Romagna); Urtiga smesdga (Reggio). Toscana: Brunella, Consolida minore, Morella, Prunella; Basilico salvatico (Montespertoli); Erba mora (Vicchio). Abruzzi: Brattolica femina, Fischietto (Larino). Sicilia: Brunedda, Erba spes.
Forma biologica e di crescita: emicriptofita scaposa.
Tipo corologico: circumboreale (zone fredde e temperato-fredde dell’emisfero boreale): diffusa in Europa, Asia e Nord America; è largamente naturalizzata in tutto il mondo. Si può trovare anche in Africa boreale e nell’Australia.
Fenologia: fiore: V-IX, frutto: VII-X.
Limiti altitudinali: dal piano a 2000 m di altitudine.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese è molto diffusa in tutto il territorio continentale e insulare.
Habitus: erbacea perenne con un corto rizoma strisciante da cui partono numerosi fusti, tetragoni, brunastri, pubescenti, sdraiati sul terreno nella prima porzione e radicanti ai nodi, poi ricurvo ascendenti ed eretti; i fusti, alti fino a 50 cm, sono semplici o poco ramificati; dalla parte inferiore del rizoma partono anche molte radichette secondarie.
Foglie: le foglie basali sono opposte a due a due (in 2-6 coppie), ovali oblunghe, lunghe 2-6 cm, larghe 1-2,5 cm, hanno un picciolo non molto lungo (1 cm); questo, piano o scanalato nella parte superiore, si slarga alla base per divenire semiamplessicaule, presentano il margine lievemente crenulato o crenato, con nervature secondarie evidenti; nelle foglie superiori il picciolo è ridotto e manca del tutto nell’ultimo paio sotto l’infiorescenza, il loro margine è intero o appena dentato e la lamina più stretta delle basali, la superficie è glabra o appena pelosa nelle piante cresciute in luoghi aridi.
Fiore: i fiori, ermafroditi, sono riuniti all’estremità superiore del fusto in una infiorescenza (larga 2 cm e lunga 5 cm), a spiga densa e di forma ovale che diventa cilindrica durante la fioritura, con alla base una coppia di brattee reniformi, appuntite (9 x 12 mm). Inframmezzati ai fiori caratteristici verticilli di numerose brattee che in modo embricato coprono i calici. Il calice, lungo 7 mm, è gamosepalo e attinomorfo con peli patenti biancastri, bilabiato con il lobo superiore tridentato con diverse (10) venature irregolari e quello inferiore bidentato, con denti lanceolati. Corolla zigomorfa, gamopetala di colore blu violaceo o porpora (raramente bianca) lunga fino a 18 mm (di cui 7-8 mm costituiscono la lunghezza del tubo). La forma è quella di un largo tubo ascendente, pubescente all’interno per un anello di peli, terminante con una struttura allargata e bilabiata: il labbro superiore è alto e più grande di quello inferiore (5 mm), arcuato a cappuccio e bilobo; mentre quello inferiore, pendulo, è espanso e trilobo con il lobo centrale più grande dei due laterali. Androceo di 4 stami di cui i due anteriori sporgenti con antere bifide. Gineceo con ovario semiinfero e quadripartito; stilo con stimma bifido.
Frutto: il frutto è uno schizocarpo (tetrachenio o in generale poliachenio) formato da quattro loculi. Ogni achenio, lungo 1,5-2 mm, è liscio e provvisto di coste che decorrono longitudinalmente.
Semi: ogni achenio contiene diversi semi bruni.
Polline: granuli pollinici monadi, di medie dimensioni (26-50 mµ), oblati, con perimetro equatoriale ellittico; esacolpati; esina: reticolato-microreticolata, eutectata. L’impollinazione è entomofila: tramite api (è una pianta mellifera e quindi ricercata dalle api da miele).
Numero cromosomico: 2n = 28.
Sinonimi: Brunella vulgaris (L.) Dod., Prunella acaulis (L.) Hill., Prunella vulgaris ssp. surrecta (Dumort.) Berher (1887), Prunella vulgaris var. atropurpurea Fern. (1913), Prunella vulgaris var. calvescens Fern. (1913), Prunella vulgaris var. hispida Bentham., Prunella vulgaris var. minor Sm., Prunella vulgaris var. nana Clute, Prunella vulgaris var. parviflora (Poir.) DC., Prunella vulgaris var. rouleauiana Victorin (1944).
Nomi volgari: Prunella, Brunella, Morella, Moretta (italiano). Piemonte: Brunela, Consolida minor, Erba S. Maria, Erba d' la mirlitta, Erba de S. Bertromè, Prunela. Lombardia: Erba da piaghe; Brunnela, Erba ghisleta (Brescia); Erba da piaghe, Erba morella (Como); Erba solda (Pavia). Veneto: Erba brunella (Verona). Emilia-Romagna: Basalecc salvadgh (Bologna); Consolida minor, Erba cala (Romagna); Urtiga smesdga (Reggio). Toscana: Brunella, Consolida minore, Morella, Prunella; Basilico salvatico (Montespertoli); Erba mora (Vicchio). Abruzzi: Brattolica femina, Fischietto (Larino). Sicilia: Brunedda, Erba spes.
Forma biologica e di crescita: emicriptofita scaposa.
Tipo corologico: circumboreale (zone fredde e temperato-fredde dell’emisfero boreale): diffusa in Europa, Asia e Nord America; è largamente naturalizzata in tutto il mondo. Si può trovare anche in Africa boreale e nell’Australia.
Fenologia: fiore: V-IX, frutto: VII-X.
Limiti altitudinali: dal piano a 2000 m di altitudine.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese è molto diffusa in tutto il territorio continentale e insulare.
Habitus: erbacea perenne con un corto rizoma strisciante da cui partono numerosi fusti, tetragoni, brunastri, pubescenti, sdraiati sul terreno nella prima porzione e radicanti ai nodi, poi ricurvo ascendenti ed eretti; i fusti, alti fino a 50 cm, sono semplici o poco ramificati; dalla parte inferiore del rizoma partono anche molte radichette secondarie.
Foglie: le foglie basali sono opposte a due a due (in 2-6 coppie), ovali oblunghe, lunghe 2-6 cm, larghe 1-2,5 cm, hanno un picciolo non molto lungo (1 cm); questo, piano o scanalato nella parte superiore, si slarga alla base per divenire semiamplessicaule, presentano il margine lievemente crenulato o crenato, con nervature secondarie evidenti; nelle foglie superiori il picciolo è ridotto e manca del tutto nell’ultimo paio sotto l’infiorescenza, il loro margine è intero o appena dentato e la lamina più stretta delle basali, la superficie è glabra o appena pelosa nelle piante cresciute in luoghi aridi.
Fiore: i fiori, ermafroditi, sono riuniti all’estremità superiore del fusto in una infiorescenza (larga 2 cm e lunga 5 cm), a spiga densa e di forma ovale che diventa cilindrica durante la fioritura, con alla base una coppia di brattee reniformi, appuntite (9 x 12 mm). Inframmezzati ai fiori caratteristici verticilli di numerose brattee che in modo embricato coprono i calici. Il calice, lungo 7 mm, è gamosepalo e attinomorfo con peli patenti biancastri, bilabiato con il lobo superiore tridentato con diverse (10) venature irregolari e quello inferiore bidentato, con denti lanceolati. Corolla zigomorfa, gamopetala di colore blu violaceo o porpora (raramente bianca) lunga fino a 18 mm (di cui 7-8 mm costituiscono la lunghezza del tubo). La forma è quella di un largo tubo ascendente, pubescente all’interno per un anello di peli, terminante con una struttura allargata e bilabiata: il labbro superiore è alto e più grande di quello inferiore (5 mm), arcuato a cappuccio e bilobo; mentre quello inferiore, pendulo, è espanso e trilobo con il lobo centrale più grande dei due laterali. Androceo di 4 stami di cui i due anteriori sporgenti con antere bifide. Gineceo con ovario semiinfero e quadripartito; stilo con stimma bifido.
Frutto: il frutto è uno schizocarpo (tetrachenio o in generale poliachenio) formato da quattro loculi. Ogni achenio, lungo 1,5-2 mm, è liscio e provvisto di coste che decorrono longitudinalmente.
Semi: ogni achenio contiene diversi semi bruni.
Polline: granuli pollinici monadi, di medie dimensioni (26-50 mµ), oblati, con perimetro equatoriale ellittico; esacolpati; esina: reticolato-microreticolata, eutectata. L’impollinazione è entomofila: tramite api (è una pianta mellifera e quindi ricercata dalle api da miele).
Numero cromosomico: 2n = 28.
Sottospecie e/o varietà: da questa pianta facilmente si possono formare ibridi quando specie diverse crescono assieme (da alcuni autori questi ibridi sono considerate varietà): Prunella intermedia (L.) Link. (1913) (Prunella laciniata (L.) L. x Prunella vulgaris L.): ha il colore della nostra specie, ma la forma delle foglie è quella della Prunella laciniata (L.) L., chiamata volgarmente Brunella gialla. Prunella spuria Stapf (1886) (Prunella grandiflora (L.) Scholl. x Prunella vulgaris L.): di dimensioni intermedie tra le due specie.
Habitat ed ecologia: prati, pascoli, luoghi erbosi (dove forma ampie colonie), boscaglie, radure boschive..
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: Molinio Caeruleae-Arrhenatheretea Elatioris
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Stress tolleranti (S).
IUCN: N.A..
Farmacopea: la Prunella gode di una certa fama stomachica; contiene, in tutte le sue parti, sostanze tanniche, un saponoside acido, sostanze resinose ed amare e tracce di un olio essenziale, tanto che può effettivamente essere usata, da sola o in associazione con altre specie, per la preparazione di pozioni toniche astringenti, contro le forme infiammatorie gastrointestinali. Il suo decotto è, del resto, un buon colluttorio per i casi di infiammazione da infezione della mucosa boccale e faringea accompagnata da tosse.
In passato è stata utilizzata per far cicatrizzare rapidamente le ferite e le ulcere; oggi se ne può fare uso per detergere, in caso di mancanza temporanea di adatti disinfettanti, piccoli tagli ed escoriazioni frenandone contemporaneamente le piccole emorragie. Va da sé, appena possibile, che è necessario un intervento con mezzi più idonei e sicuri, a seconda dei casi, del farmacista o del medico.
Per uso esterno gli infusi di Prunella sono utili per detergere, mediante lavaggi o bagni parziali, le zone intime arrossate.
Secondo uno studio recente presentato della American Society for Microbiology, dalle sue foglie è possibile ricavare un composto in grado di prevenire e curare l’infezione da Herpes simplex di tipo 1 e 2. Recentemente è anche stata dimostrata l’attività dell’acido rosmarinico sulla riduzione del rilascio dei radicali liberi a livello della biomembrana della cellula epatica, preservandone così l’integrità strutturale e funzionale.
Usi: utilizzata dall’industria liquoristica per insaporire la grappa cui dona un gusto amarognolo ma gradevole. Ancora, l’industria ricava da questa pianta dei coloranti. In cucina le foglie tenere possono essere usate per dare sapore alle insalate. La Prunella è pianta mellifera che dona al fieno un buon profumo. È spesso coltivata ed utilizzata nei giardini rocciosi e come pianta da bordure o come tappezzante e, in definitiva, oggi è questo l’uso più frequente di questa specie.
Curiosità: l’antica dottrina dei segni, secondo cui ogni pianta reca un’indicazione esteriore della sua utilità, determinò la diffusissima fama di questa pianta come guaritrice di ferite. Infatti il labbro superiore dei fiori ha chiaramente la forma di un uncino e strumenti e armi con tale forma nel Medioevo erano la causa principale delle ferite. La pianta veniva anche trasformata in sciroppo per curare le ferite interne. Gli studiosi, poi, hanno identificato questa pianta con l’erba usata da Dioscoride, l’antico medico greco, per curare le infiammazioni della gola e delle tonsille.
L’impiego della Prunella nella medicina tradizionale è antichissimo: è menzionato per la prima volta nella letteratura medica cinese durante la dinastia degli Han occidentali (206 a.C.-22 d.C.).
Bibliografia:
DELLA BEFFA M.T., Fiori di campo (Conoscere, riconoscere e osservare tutte le specie di fiori selvatici più noti), Istituto Geografico De Agostini SpA, Novara, 1999.
FERRARI C., Guida pratica ai fiori spontanei in Italia, Edizione italiana, VI ristampa febbraio 2001, Camuzzi Editoriale SpA Milano, licenziataria di The Reader’s Digest Association, Inc.
HALBRITTER H., Prunella vulgaris. In: BUCHNER R. & WEBER M. (2000 onwards). PalDat - a palynological database: Descriptions, illustrations, identification, and information retrieval.
LAUBER K., WAGNER G., Flora Helvetica (Flore illustrée de Suisse), 2ème édition, Editions Paul Haupt, 2001.
NEGRI G., Nuovo erbario figurato (Descrizione e proprietà delle piante medicinali e velenose della flora italiana), V edizione, Ulrico Hoepli, Milano1991.
WINN A. A. Ecological and Evolutionary Consequences of Seed Size in Prunella Vulgaris. Ecology 69, 5, 1537-1544, 1988
www.dryades.eu
www.paldat.org
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: Molinio Caeruleae-Arrhenatheretea Elatioris
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Stress tolleranti (S).
IUCN: N.A..
Farmacopea: la Prunella gode di una certa fama stomachica; contiene, in tutte le sue parti, sostanze tanniche, un saponoside acido, sostanze resinose ed amare e tracce di un olio essenziale, tanto che può effettivamente essere usata, da sola o in associazione con altre specie, per la preparazione di pozioni toniche astringenti, contro le forme infiammatorie gastrointestinali. Il suo decotto è, del resto, un buon colluttorio per i casi di infiammazione da infezione della mucosa boccale e faringea accompagnata da tosse.
In passato è stata utilizzata per far cicatrizzare rapidamente le ferite e le ulcere; oggi se ne può fare uso per detergere, in caso di mancanza temporanea di adatti disinfettanti, piccoli tagli ed escoriazioni frenandone contemporaneamente le piccole emorragie. Va da sé, appena possibile, che è necessario un intervento con mezzi più idonei e sicuri, a seconda dei casi, del farmacista o del medico.
Per uso esterno gli infusi di Prunella sono utili per detergere, mediante lavaggi o bagni parziali, le zone intime arrossate.
Secondo uno studio recente presentato della American Society for Microbiology, dalle sue foglie è possibile ricavare un composto in grado di prevenire e curare l’infezione da Herpes simplex di tipo 1 e 2. Recentemente è anche stata dimostrata l’attività dell’acido rosmarinico sulla riduzione del rilascio dei radicali liberi a livello della biomembrana della cellula epatica, preservandone così l’integrità strutturale e funzionale.
Usi: utilizzata dall’industria liquoristica per insaporire la grappa cui dona un gusto amarognolo ma gradevole. Ancora, l’industria ricava da questa pianta dei coloranti. In cucina le foglie tenere possono essere usate per dare sapore alle insalate. La Prunella è pianta mellifera che dona al fieno un buon profumo. È spesso coltivata ed utilizzata nei giardini rocciosi e come pianta da bordure o come tappezzante e, in definitiva, oggi è questo l’uso più frequente di questa specie.
Curiosità: l’antica dottrina dei segni, secondo cui ogni pianta reca un’indicazione esteriore della sua utilità, determinò la diffusissima fama di questa pianta come guaritrice di ferite. Infatti il labbro superiore dei fiori ha chiaramente la forma di un uncino e strumenti e armi con tale forma nel Medioevo erano la causa principale delle ferite. La pianta veniva anche trasformata in sciroppo per curare le ferite interne. Gli studiosi, poi, hanno identificato questa pianta con l’erba usata da Dioscoride, l’antico medico greco, per curare le infiammazioni della gola e delle tonsille.
L’impiego della Prunella nella medicina tradizionale è antichissimo: è menzionato per la prima volta nella letteratura medica cinese durante la dinastia degli Han occidentali (206 a.C.-22 d.C.).
Bibliografia:
DELLA BEFFA M.T., Fiori di campo (Conoscere, riconoscere e osservare tutte le specie di fiori selvatici più noti), Istituto Geografico De Agostini SpA, Novara, 1999.
FERRARI C., Guida pratica ai fiori spontanei in Italia, Edizione italiana, VI ristampa febbraio 2001, Camuzzi Editoriale SpA Milano, licenziataria di The Reader’s Digest Association, Inc.
HALBRITTER H., Prunella vulgaris. In: BUCHNER R. & WEBER M. (2000 onwards). PalDat - a palynological database: Descriptions, illustrations, identification, and information retrieval.
LAUBER K., WAGNER G., Flora Helvetica (Flore illustrée de Suisse), 2ème édition, Editions Paul Haupt, 2001.
NEGRI G., Nuovo erbario figurato (Descrizione e proprietà delle piante medicinali e velenose della flora italiana), V edizione, Ulrico Hoepli, Milano1991.
WINN A. A. Ecological and Evolutionary Consequences of Seed Size in Prunella Vulgaris. Ecology 69, 5, 1537-1544, 1988
www.dryades.eu
www.paldat.org