Rosmarinus officinalis L.
(a cura di Giuseppe Laino)
Etimologia: l’epiteto del genere deriva dai termini latini ros = “rugiada” [Lucrezio, Cesio, Ovidio] e marinus = “di mare, marino” [Cic., Hor., Sen. et al.] (con riferimento all’habitat di crescita), che compongono la parola rosmarinus [Virgilio, Georgiche 2, 213] e che è il nome che i latini attribuivano alla pianta; l’epiteto specifico officinalis (dal latino opificina, opifex) = “laboratorio, fabbrica, officina” (allusione al trattamento che viene eseguito in laboratorio per estrarre componenti e principi attivi dalla pianta per uso utilitaristico o medicinale). Secondo una diversa interpretazione pare che rosmarinus derivi dai termini greci rhops = “arbusto” e myrinos = “aromatico”.
Sinonimi: Rosmarinus laxiflorus Noë ex Lange.
Nomi volgari: Osmarino, Ramerino, Rosmarino, Smarino, Trasmarino, Usmarino (italiano). Liguria: Roumonioe; Roesemanin (Valle d'Arroscia); Romanin, Rosmanin, Rumanin, Rusmarin (Genova); Rosumarin (Sarzana); Rusmanin (Chiavari); Rusumarin (Porto Maurizio). Piemonte: Rusmarin. Lombardia: Osmanì (Cremona); Osmarin, Roesmarnì, Rusmarnì (Como); Osmarnì, Osmarì (Brescia); Usmarì (Mantova). Veneto: Gusmarin, Sgulmarin, Usmarin (Verona); Osmarin (Treviso). Emilia-Romagna: Rusmaren, Usmaren (Modena); Rusmaren, Smaren (Romagna); Smarein, Usmarein (Reggio). Toscana: Erba delle corone, Ramerino, Rosmarino, Rosmarino coronario, Tresmarino, Trosmarina (Val di Chiana). Umbria: Stammerino; Tresomarino (Bevagna). Lazio: Tresmarino (Roma). Abruzzi: Rosamarina, Trosamarina, Trusmarine, Truzzemarine. Campania: Landola, Rosamarina, Tresamarina (Napoli). Sicilia: Rosamarina, Rusmarinu. Sardegna: Arromaniu, Ozzipiri, Romaninu, Romaniu, Romasinu, Rosmarinu, Rumani, Rumasinu, Rumosinu, Zipiri.
Forma biologica e di crescita: nanofanerofita sempreverde.
Tipo corologico: stenomediterraneo: Europa, Africa settentrionale, Asia.
Fenologia: fiore: (I-) III-(X-) XII, frutto: II-I.
Limiti altitudinali: dal mare a 800 m di altitudine.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese è presente, in abbondanza, nei boschi e nella macchia della fascia costiera continentale e insulare; raramente si spinge all’interno; si è acclimatato anche nella zona dei laghi prealpini e nella Pianura padana nei luoghi sassosi e collinari; è anche frequentemente coltivato per l’uso culinario.
Habitus: frutice completamente legnoso, alto da alcune decine di centimetri fino a 2-3 metri; il fusto, eretto o spesso prostrato e poi ascendente, è molto ramificato; nella parte inferiore il tronco ha la corteccia che si sfoglia in strisce longitudinali di colore marrone scuro.
Foglie: lunghe 15-25 mm e larghe 2-3 mm, sono coriacee, persistenti, numerose, ravvicinate nei rametti giovani, sono sessili e inserite a due a due nei nodi, hanno forma strettamente lineare con il margine ripiegato verso il basso; la pagina superiore è verde e lucida, l’inferiore è bianca per la presenza di un fitto tomento composto da peli ramificati frammisti a peli ghiandolari..
Fiore: raccolti in glomeruli a formare spicastri all’ascella delle foglie superiori ed accompagnati da brattee appena differenziate dalle foglie. Calice persistente, biancastro tomentoso, campanulato, labiato, nudo sulla fauce, col labbro superiore con tre piccoli denti e l’inferiore bifido; corolla azzurra o più di rado bianca, ringente, rigonfia alla fauce, con tubo sporgente dal calice, nudo, un poco strozzato sopra la base e privo di anello di peli (nettarostegio) all’interno, labbro superiore eretto, poi rovesciato all’indietro e bifido, labbro inferiore patente, trilobo, a lobi laterali oblunghi, ottusi, rialzati, con i margini più o meno rivolti all’ingiù e lobo mediano più grande, concavo, cuneato, smarginato. Androceo con 2 soli stami fertili (i due superiori sono atrofici o rudimentali), a filamenti ascendenti arcuati, sporgenti dal labbro superiore, antere uniloculari, attaccate all’apice di un connettivo filamentoso e fra i due stami, poi unentisi fra di loro; gineceo con ovario quadripartito, inserito su di un ginoblasto quadrilobo, con lobo anteriore più rigonfio, logge arrotondate all’apice, stilo semplice, ginocchiato alla base, con stimma diviso in due lacinie, delle quali l’inferiore è più lunga.
Frutto: composto da quattro acheni ovoidali con la superficie liscia, lunghi 2-2,5 mm, di colore bruno e racchiusi al fondo del calice persistente.
Polline: granuli pollinici monadi, radiosimmetrici, isopolari; perimetro in visione polare subcircolari, in visione equatoriale: circolari 23%, subcircolari 13%, ovali 57%, ellittici 7%; forma: oblato sferoidali 13%, prolato sferoidali 23%, subprolati 57%, prolati 7%; esazonocolpati; aperture: colpi fusiformi, a bordi netti; esina subtectata, medio reticolata, psilata; dimensioni: asse polare 51 (43) 35 mµ, asse equatoriale 43 (37) 32 mµ. L'impollinazione è entomofila poiché avviene tramite insetti pronubi, tra cui l'ape domestica, attirati dal profumo e dal nettare prodotto dai fiori.
Numero cromosomico: 2n = 24.
Sottospecie e/o varietà: dall’unica specie spontanea sono state selezionate alcune interessanti varietà, sfruttando portamenti e anomalie come “Corsicus Prostratus”, con rami semiprostrati, foglie aghiformi, fiori violetto scuro, di lunga fioritura; “Erectus Albus”, varietà a fiori bianchi, portamento composto e rifioritura in autunno; “Pyramidalis”, con sviluppo a piramide che la pianta assume verso il terzo anno di età; “Prostratus”, forma a rami striscianti, prostrati, molto aromatici, con belle foglie a lamina larga: la fioritura si ripete più volte con fiori violetto chiaro; “Rocky Mountain”, a foglie rade con la pagina inferiore tomentosa; “Majorca Pink”, varietà a fiori rosa, con portamento un po’ disordinato, ma molto profumata e particolare per il colore dei fiori; “Tuscan Blue”, a portamento eretto, con foglie larghe, verde brillante, fioritura azzurro viola intenso; “Seven Seas”, a sviluppo limitato, sui 50 cm, con rami arcuati e allargati che coprono bene il terreno, a fiori viola lilla. Tutte queste varietà sono un po’ meno rustiche della specie.
Habitat ed ecologia: arbusto risparmiatore d’acqua che, con le foglie lineari a margini revoluti, offre la più piccola superficie possibile alla traspirazione. Predilige la macchia su substrato calcareo, le garighe, i dirupi sassosi e assolati.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: Cisto-Micromerietea.
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Stress tolleranti (S) + Commensali (CM).
IUCN: N.A..
Farmacopea: la droga è costituita dalle foglie (Rosmarini folia F.I.) che si raccolgono in estate, si seccano rapidamente all’ombra ed hanno odore aromatico speciale e sapore pure aromatico, amarognolo, gradevole. Contengono un glucoside, un principio amaro, una saponina acida, un olio essenziale, una mescolanza di una canfora speciale con pinene, canfene, cineolo e borneolo, sostanze tanniche e resinose. L’essenza di rosmarino agisce, per uso esterno, come rubefacente; internamente è molto irritante e può determinare convulsioni, nefrite, paralisi del centro respiratorio.
Le foglie di rosmarino agiscono come stimolante nervino, colagogo, emmenagogo, pure essendo suscettibili anch’esse di dar luogo, in dosi eccessive, a fenomeni irritativi gravi del tubo gastro-enterico e del rene.
L’azione stimolante giustifica il largo uso del rosmarino come condimento e, per uno stesso meccanismo farmacologico, i suoi preparati riescono efficaci come stimolanti della secrezione gastrica, tonici e carminativi, negli stati adinamici consecutivi alle gravi crisi infettive traumatiche, nei soggetti sofferenti di spossatezza generale, e di nevrosi cardiaca; l’esperienza clinica dimostrerebbe che essi possono favorire anche la secrezione biliare deficiente. L’azione stimolante si accompagna anche ad una congestione degli organi del bacino, cosicché si è pensato ad utilizzare tanto l’essenza quanto i preparati galenici negli stati di amenorrea e dismenorrea e nei disturbi dell’età critica; e si possono inoltre citare tentativi di impiego dell’essenza a scopo abortivo, molto pericolosi ed in ogni modo da tenersi presenti nei riguardi medico legali.
La prescrizione abituale è per infuso o anche di gocce.
Per uso esterno si può adoperare l’estratto alcolico come revulsivo sia in pennellature, sia aggiunto in piccola quantità a cataplasmi o impacchi caldi, sia ancora in frizioni del cuoio capelluto contro la calvizie incipiente od a scopo parassiticida (frizioni e pomate) principalmente contro il pidocchio del pube; inoltre si possono prescrivere bagni stimolanti nelle malattie da raffreddamento o nei disturbi di carattere nevritico; colluttori ed irrigazioni, con decozione di foglie o tintura diluita, per cura delle mucose delle cavità del capo e del bacino, comunicanti con l’esterno.
Popolarmente lo si brucia anche nelle camere dei malati come deodorante.
Usi: il Rosmarino è utilizzato principalmente in cucina, per la preparazione, con foglie fresche o essiccate, di pietanze. E’ inoltre usata nell'industria degli insaccati come pianta aromatica. Nell'industria cosmetica viene utilizzato per la produzione di shampoo per ravvivare il colore dei capelli o come astringente nelle lozioni, nelle pomate e nei linimenti per le proprietà toniche. In profumeria l'olio essenziale ricavato dalle foglie viene utilizzato per la preparazione di acque di colonia.
Curiosità: Gli egizi lo utilizzavano per curare i vizi di stomaco, le congestioni epatiche ed il vomito.
Carlo Magno nei sui Capitolati aveva inserito il Rosmarino nell'elenco delle piante che non dovevano mai mancare negli orti del regno. Così come non poteva mancare nei ricchi orti medioevali; già dal Seicento il Rosmarino è stato utilizzato anche come pianta ornamentale, tosandola artisticamente a seconda dei gusti.
Fin dall’antichità i rametti essiccati sono stati bruciati nelle stanze degli ammalati per purificare l’aria; quelli freschi venivano appesi nei tribunali per proteggere dalle “febbri delle prigioni”; durante le epidemie di peste era consuetudine riporre qualche rametto nelle impugnature dei bastoni da passeggio e nelle tasche per poterlo annusare attraversando le zone infette o sospette.
Ancora oggi in alcuni paesi del Mediterraneo è consuetudine lasciare asciugare il bucato sul Rosmarino, affinché il sole ne estragga l’aroma che ha proprietà antitarme. Per lo stesso motivo venivano messi dei rametti di rosmarino nei cassetti della biancheria, e negli armadi per profumare e tenere lontane le tarme.
Miti e leggende: Ovidio, nelle Metamorfosi, racconta la storia della principessa Leucotoe, figlia del re di Persia, che sedotta da Apollo, intrufolatosi furtivamente nelle sue stanze, dovette subire l'ira del padre che la uccise per la sua debolezza. Sulla tomba della principessa i raggi del sole penetrarono fino a raggiungere le spoglie della fanciulla, che lentamente si trasformò in Rosmarino, una pianta dalla fragranza intensa, dalle esili foglie e dai fiori viola-azzurro pallido. Da questa leggenda deriva l'usanza degli antichi Greci e Romani di coltivare la pianta come simbolo d'immortalità dell'anima; i rami venivano adagiati fra le mani dei defunti e bruciati come incenso durante i riti funebri. Orazio diceva: " Se vuoi guadagnarti la stima dei morti, porta loro corone di rosmarino e di mirto".
Nell'antica Grecia veniva bruciato al posto dell'incenso per fare sacrifici agli dei. Nel Medioevo per scacciare gli spiriti maligni.
È una delle piante simbolo del solstizio d'estate, e nel linguaggio dei fiori il messaggio di questa pianticella sempreverde esprime: "Sono felice quando ti vedo". Sembra che portare sul cuore un ramoscello fiorito doni una grande "felicità interiore".
Una leggenda narra che in Sicilia, Circe dominatrice usava il suo potere per provocare violente eruzioni vulcaniche che provocavano la morte di tutte le piante. Obbligò tutti gli abitanti a gettarsi in mare.
Solo una bella donna resistette ai flutti aggrappata alla scogliera trasformandosi in Rosmarino, per ricordare a tutti gli uomini che il potere del bene si rinnova sempre.
Si racconta che il Rosmarino avesse fama di rinforzare la memoria e per questo fu considerata simbolo di fedeltà per gli innamorati e utilizzata come ornamento per le corone che portavano le spose durante le cerimonie nuziali.
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