Salvia sclarea L.

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Lamiaceae - Salvia sclarea L.; Pignatti 1982: n. 3266; Salvia sclarea L.
Plant List: accettato
Salvia sclarea L.
(a cura di Giuseppe Laino)

Etimologia: l’epiteto del genere è il nome salvia, -ae, f. = “salvia” (pianta) [Plinio] che i Romani utilizzavano per indicare le sue specie. Alessandro de Théis (1765-1842) nel suo Glossario di botanica (1810) dà questa interpretazione: «Salvia dal latino (salvare; salvare), cioè pianta che salva colle sue grandi virtù». L’epiteto specifico deriva dal greco skléros = “sclera, porzione biancastra, non trasparente, della membrana dell’occhio”, con allusione alla credenza che rinforzasse la vista (uno dei suoi nomi volgari è “Chiarella”); i semi, avvolti in un rivestimento mucillagginoso, servivano a catturare e rendere facile la rimozione di corpi estranei dagli occhi. Conosciutissima anche nell’antichità, al pari della Salvia Officinalis L. (Salvia domestica), sotto il nome di Sclareiam, faceva parte delle piante consigliate per la coltivazione nel Capitulare de Villis di Carlo Magno (circa 812 d.C.).
Sinonimi:
nessuno.
Nomi volgari:
Chiarella, Salvia moscatella, Scanderona, Sclarea, Chiarella (italiano). Liguria: Buzommu (Valle dell'Impero); Erba moscatella (Porto Maurizio). Piemonte: Bonatutt, Boun a tut, Ormin, Tutta bona; Buzom (Carpeneto); Erba moscatela (Cuneo). Lombardia: Erba savia, Salvia scara; Erba moscadela, Sclarea (Brescia); Salvia moscatella (Como). Veneto: Erba moscata, Scarleza dell'orto, Sclareza (Verona). Emilia-Romagna: Scandrona, Sevia (Romagna). Toscana: Amarella, Canapaccia, Chiarella maggiore, Erba d'agresto moscadello, Erba di gallo, Erba moscadella, Gallitrico, Lucina, Matricaria, Matrisalvia, Moscatella, Moscatellina, Salamanna salvatica, Scanderona, Scarlea, Scarleggia, Schiarea, Sclarea, Trippa Madama, Trippa di dama. Lazio: Erba di San Giovanni. Abruzzi: Salvia dei campi; Salvione (Larino). Puglia: Erba salamanna, Matricaria (Lecce). Sicilia: Erva di S. Giovanni, Erva di Santa Lucia, Erva di donne, Erva di la Madonna, Erva muscatedda, Matricola, Muscatiddina; Muscaredda (Camerata); Salcia muscatedda (Etna). Sardegna: Luccaja manna (Cagliari).
Forma biologica e di crescita:
emicriptofita bienne o perennante.
Tipo corologico:
eurimediterranea..
Fenologia:
fiore: VI-VII, frutto: VII-VIII, diaspora: VIII-IX.
Limiti altitudinali: dal piano a 900 m di altitudine.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese la specie è presente, spontanea o naturalizzata, ma piuttosto rara, in quasi tutto il territorio. Coltivata su scala industriale per l’estrazione dell’essenza aromatica.
Habitus: pianta erbacea biennale o perennante, con odore fortemente aromatico (all’antesi, specie nell'infiorescenza, si ricopre di resina), dispone di un rizoma sotterraneo fittonante, legnoso, da cui in primavera spuntano i fusti robusti, spessi 5-9 mm, scanalati, semplici in basso e ramificati in alto, alti 100-120 cm, a sezione quadrangolare con angoli sporgenti; la superficie è coperta di peli crespi lunghi 1-2 mm frammisti a numerose ghiandole viscose.
Foglie:
le foglie inferiori, grandi, lungamente picciolate, nel primo anno sono riunite in dense rosette basali. La lamina fogliare, lunga fino a 20 cm, è fortemente rugosa-reticolata, ovata od oblunga, crenata al margine e arrotondata o incisa alla base e perciò cuoriforme. La pagina superiore è verde giallastra e pubescente per peli radi e lunghetti, quella inferiore è biancastra per una densa pubescenza. Le foglie cauline, opposte, sono simili ma progressivamente più piccole.
Fiore:
le infiorescenze, portate su rami eretto patenti, sono dei verticillastri di 2-4 fiori, accompagnati da 2 brattee per ciascun verticillo, largamente ovali, membranose, generalmente all’inizio violacee poi biancastre, sessili, 3-4 volte più lunghe del calice. Il calice, lungo circa un centimetro, è ispido glanduloso (è qui che si forma e si accumula la maggior parte dell’olio essenziale), con 5 denti brevemente aristati, i tre superiori (5 mm) più lunghi dei due inferiori (3 mm). La corolla, lunga 1,5-2 cm, peloso glandulosa, è violacea o bianco rosata, tubulare, termina con due labbra: il superiore è arcuato, compresso e rivolto verso l’alto, lilla rosa, l’inferiore è trilobato, giallo biancastro. Androceo con 2 stami didinami inseriti sul tubo corollino; gineceo con ovario semi-infero, con stilo bianco rosato emergente lungamente dalla corolla e terminato da uno stimma bifido.
Frutto:
il frutto è uno schizocarpo (tetrachenio) nascosto dal calice persistente.
Semi:
acheni ovoidali di colore bruno con venature di colore più scuro; embrione immerso in un rivestimento mucillagginoso. II peso di 1.000 semi è compreso fra 2,5 e 3,5 g.
Polline:
granuli pollinici monadi, di grandi dimensioni (51-100 mµ), oblati; perimetro in vista equatoriale: ellittico; esacolpati; esina: reticulata-microreticulata, semitectata. L’impollinazione è entomofila. Gli stami si comportano come piccolissime leve: quando gli insetti si appoggiano, penetrando nel fiore in cerca di nettare, azionano un meccanismo che gli ribalta sul dorso il braccio degli stami che portano le antere, depositandovi il polline. Ottima pianta mellifera.
Numero cromosomico: 2n = 22.
Sottospecie e/o varietà: la varietà “Turkestanica”, utilizzata a scopo ornamentale in giardino, ha fiori bianchi soffusi di rosa, è molto appariscente.
Habitat ed ecologia: luoghi aridi e assolati, vigneti, sentieri, aree antropizzate; necessita di un suolo fresco, leggero, leggermente calcareo e di un’esposizione in pieno sole. In giardino, lasciata disseminarsi, la Salvia sclarea difficilmente lo abbandonerà.
Per la coltivazione in scala, ad uso industriale, la Salvia sclarea richiede una buona esposizione al sole, specialmente per la produzione dell'olio essenziale; predilige terreni profondi, tendenzialmente leggeri o comunque di buona struttura, con un pH vicino alla neutralità. La pianta è molto suscettibile agli eccessi ed ai ristagni idrici che possono rappresentare il fattore più critico nella conduzione di questa coltura, che invece resiste bene alle carenze e agli stress idrici. Per queste caratteristiche è indicata ad essere coltivata in collina e su terreni in pendenza.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: in ambito prealpino Brachypodion phoenicoidis.
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Stress tolleranti (S).
IUCN: N.A..
Farmacopea:
la Salvia sclarea contiene una essenza che ricorda quella della Salvia comune (Salvia officinalis L.); contiene olio essenziale (costituito principalmente da sclareolo e linalolo libero ed esterificato), un glucoside idrosolubile, un saponoside, e colina. È usata, nella medicina popolare, come aromatico e stomachico amaro.
Sotto il profilo medicamentoso i preparati di Salvia sclarea sono stimolanti della digestione, antispasmodici intestinali, carminativi, balsamici e anticatarrali. Per uso esterno si attribuiscono a questa pianta proprietà disinfettanti, lenitive e antiinfiammatorie delle gengive ulcerate.
Le preparazioni di Salvia sclarea destinate a essere ingerite non devono essere utilizzate in modo continuativo, ma solo all’occorrenza.

Usi:
le foglie giovani di Era moscatella possono essere fritte in pastella, aggiunte nelle insalate, o per rendere i vini aromatici e frizzanti.
La Salvia moscatella è impiegata nell’industria alimentare e liquoristica per il suo aroma che ricorda quello dell’Uva moscato; essa è usata per aromatizzare aceto, birra, vermouth, liquori di fantasia e distillati cui conferisce, in giusta proporzione, anche proprietà eupeptiche e digestive. Si usa anche per aromatizzare cibi, bevande analcoliche, dolci e gelati.
Il suo olio essenziale costituisce una pregiata materia prima per i profumieri poiché possiede, oltre a particolari proprietà odorose, anche quella di fissare i profumi. Nella cosmesi viene usata per la pulizia di bocca e denti, e facendo frizioni sul cuoio capelluto aiuta la crescita dei capelli

Uso industriale:
la Salvia sclarea è una pianta officinale di utilizzo industriale in quanto il suo impiego è principalmente legato all'industria dei profumi. La materia prima è costituita dalle sommità fiorite da cui, per distillazione, si ottiene l’olio essenziale, mentre dal resto della pianta e dai residui della distillazione, viene estratta, per mezzo di solventi, la "concreta". Quest’ultima è una pasta, da cui, una volta tolte le cere, si ottiene l' “assoluta”, impiegata in cosmetica. La concreta è poi la base per l'estrazione dello sclareolo che, puro, si presenta in forma cristallizzata, di colore bianco e viene utilizzato come fissatore dei profumi. Il tenore in sclareolo nella concreta, oscilla dall’1 al 2%.
Tecnica colturale: la Salvia sclarea può considerarsi una "sarchiata" poliennale, annualmente rifiorente. II suo ciclo biologico è biennale o perenne, mentre il suo ciclo agronomico è di 3-4 anni. Prima della semina o del trapianto, il terreno viene preparato con le consuete lavorazioni: aratura, estirpatura, erpicatura e fresatura. All'eventuale semina diretta farà seguito una rullatura, meglio se eseguita con rullo scanalato cultipacker. Qualora si adottino protocolli di tipo "biologico", può essere utile far ricorso a tecniche come la falsa semina o alla realizzazione di una coltura da sovescio a scopo rinettante e fertilizzante.
L'impianto può avvenire sia per semina diretta che per trapianto. La semina diretta (5-10 kg/ha di seme) è più facilmente praticabile, ma solo in associazione al diserbo chimico. Per la semina (aprile) si possono impiegare seminatrici meccaniche a file o, meglio, seminatrici pneumatiche di precisione, interrando il seme a 0,5-1 cm di profondità.
Il trapianto consente di realizzare un investimento più regolare e di anticipare lo sviluppo della coltura; ha tuttavia un maggior costo per la preparazione delle piantine e per l'impianto. Quest’ultimo è da preferire quando si voglia allestire la coltivazione in autunno, per anticipare di un anno il raccolto, dato che la Salvia sclarea fiorisce nel secondo anno di coltivazione. Questo sistema consente inoltre di sfruttare il terreno utilizzato da una precedente coltivazione a ciclo primaverile-estivo.
Per la preparazione delle piantine si può seminare a spaglio in semenzaio e successivamente ripicchettare in contenitori alveolari (da 84 a 150 fori). Le piantine raggiungono le condizioni adatte al trapianto nel giro di 45-50 giorni. Sesti di impianto di 4-5 piante/m2; l'interfila può essere stabilita fra 0,50-0,70 m.
La Salvia sclarea è pianta rustica e poco esigente, un'eccessiva concimazione azotata potrebbe incrementare la resa della biomassa complessiva, ma ridurre lo sviluppo delle infiorescenze che sono la parte più importante. All'impianto si possono distribuire circa 50-80 unità/ha per ciascuno dei tre elementi principali (N, P
2O5, K2O). L'azoto può essere distribuito anche dopo l'impianto, oppure frazionato in due tempi. L'anno successivo, alla ripresa vegetativa, si distribuiranno altre 50-80 unità di N. Se ve ne è disponibilità, all’impianto, si può distribuire del letame (10-20 t/ha).
La Salvia sclarea è una pianta resistente alla siccità, tanto che può essere considerata una coltura da effettuare in asciutta, salvo, ovviamente, nella fase di impianto. Nel primo anno, saranno eseguite una o due sarchiature, facendo attenzione a non danneggiare né le radici né le foglie. Nel secondo, la sua ripresa vegetativa precoce ed il suo maggior sviluppo permettono un naturale contenimento delle infestanti.
Nelle produzioni per scopi industriali, il controllo delle infestanti può essere attuato ricorrendo al diserbo, soprattutto in caso di semina diretta. In questo caso, in pre-emergenza della coltura si possono utilizzare prodotti a base di
prometrin o linuron (500 g/ha)o glyphosate. In post-emergenza, si possono impiegare graminicidi specifici, quali fluazifop-p-butile (187 g/ha), quizalofop ethyl (150 g/ha) e clopyralid (120 g/ha). Prima della ripresa vegetativa del secondo anno si interviene con diuron (500 g/ha) + paraquat (100 g/ha) o hezazinone (360 g/ha).
Avversità:
in vivaio possono manifestarsi attacchi di Phytium debaryanum, che provocano il deperimento della plantula, mentre Rhizoctonia solanii e Phomopsis sclareae possono causare marciumi al colletto.
In campo si possono avere attacchi di peronospora,
Peronespora lamii e oidio Erysiphe sp. La coltura può essere trattata rispettivamente con una soluzione di poltiglia bordolese all’1-2% o con polvere di solfato di rame e calce in parte uguali, diluiti con zolfo in polvere micronizzata o in sospensione.
Fra gli insetti, possono portare attacchi alle piantine coleotteri crisomelidi e larve minatrici.

Raccolta e rese:
iI raccolto delle infiorescenze o della parte aerea avviene per sfalcio di tutta la parte aerea o delle sole sommità fiorite. Di seguito, il prodotto viene tagliato e distillato, oppure, lasciato in campo 24-48 ore, per favorire una certa perdita di acqua (sembra che in questo modo migliori la qualità dell'essenza). Si può realizzare la raccolta anche con una falcia-trincia-caricatrice da insilati. Il prodotto così raccolto deve essere distillato immediatamente e dà rese più elevate, anche se l'essenza risulta un po’ modificata.
Ai fini della distillazione, la raccolta viene fatta in piena od alla fine fioritura (70% dei fiori appassiti), poiché così aumenta la resa in olio essenziale ed il contenuto di acetato di linalile (75-80%) che ne migliora la qualità.
Per gli usi erboristici, la raccolta va fatta all’inizio della fioritura. Le rese ottenibili sono di 8-15 t/ha di biomassa fresca che si riduce a 4-5 t/ha di prodotto secco. Il tenore in essenza è dello 0,03-0,14% sul fresco e di 0,1-1% sul secco. La resa in olio essenziale va da 7 a 15 kg/ha.

Credenze popolari:
in passato si credeva che la Salvia sclarea potesse schiarire la vista (vedi sopra), favorire la mestruazione, diminuire la sudorazione.
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Distribuzione


■ autoctona ■ alloctona ■ incerta ■ scomparsa ■ assente

Caratteristiche

Relazioni con l'uomo
[ C ] C: specie di interesse alimentare e/o aromatico
[ O ] O: specie di interesse farmaceutico-officinale
Biologia riproduttiva

ER (ermafrodita): specie con organi maschili e femminili riuniti nel medesimo fiore.

[ EP - AC ] EP (entomofilia): Il polline è trasportato da insetti, che vengono indotti a visitare il fiore con svariate strategie di richiamo, con o senza ricompensa; AC (anemocoria): Semi dispersi dalle correnti aeree, sia perché incospicui, sia perché presentano peli, setole, pappi ecc.

Indici di Ellenberg

Salinità: 0

L: 5; T: 8; C: 5; U: 3; R: 7; N: 2;

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