Veronica beccabunga L.
(a cura di Giuseppe Laino)
Etimologia: l’epiteto del genere, fissato nel 1753 da Linneo, già adottato in Inghilterra (1527) e in Francia (1545), è di origine e significato molto incerti e controversi; Alessandro de Théis (1765-1842), nel suo Glossario di botanica (1810), ne dà la seguente spiegazione: «Veronica, secondo Miller dal nome d’una principessa; e secondo altri poi alterato di betonica. Tutti gli antichi autori riuniscono queste due piante per l’analogìa dei loro nomi»; il Vocabolario della lingua italiana, Zingarelli, X ed. 1970, dà più di una spiegazione del termine di cui se ne citano alcune: 1) «dal greco tardo berenikion, nome di una pianta (così chiamata dal nome della regina Bereniké = “Berenice”), accostato paretimologicamente al nome proprio Veronica» (versione che collima con la tesi di Miller ma anche con quella di altri autori secondo i quali il nome deriva da betonica per traslitterazione da V a B, nome che appartiene a un genere della famiglia delle Labiate); 2) «dal nome della donna che asciugò il volto di Cristo con un panno su cui rimase impressa l’immagine» (quel panno che portava l’impronta divina fu chiamato veronicon = “vera icona”, da qui secondo alcuni autori il nome al fiore sul quale si è voluto vedere la rappresentazione di un volto con le due antere che raffigurano gli occhi). Altri autori vedono nel nome veronica una radice latina in vera ed unica, nel senso di “vera” e “straordinaria”, con riferimento alle supposte proprietà medicinali di alcune specie di questo genere, o in una fantasiosa unione fra vires latino e nike greco, ipotizzando “forze vittoriose”.
L’epiteto specifico deriva dal tedesco Beckebunge, parola composta da beck = “torrente, ruscello” + bunge = “tubero”, cioè “pianta tuberosa che cresce vicino al torrente (ruscello)”, con allusione all’ambiente di crescita.
Sinonimi: Veronica limosa Lej., Veronica rudolphiana Hayne, Veronica fontinalis Salisb.(nome ill.), Veronica rotundifolia Gilib.(nome ill.).
Nomi volgari: Beccabunga, Crescione, Erba grassa, Veronica beccabunga (italiano). Liguria: Beccabonga. Piemonte: Favas. Lombardia: Crescione maschio (Valtellina); Erba favassina, Favasei (Pavia); Cresson, Erba grassa (Como); Grassù salvadegh (Brescia). Veneto: Crasson, Cressa, Grasson, Gresson, Salata tedesca (Verona); Grassolon (Belluno). Friuli: Cresson, Salate di aghe, Sgrisulò, Sgrisulò di aghe. Toscana: Beccabunga, Crescione (Montespertoli). Abruzzi: Lattuchella d'acqua, Veroneca. Sicilia: Beccabunga; Erva di tracina (Etna).
Forma biologica e di crescita: emicriptofita reptante.
Tipo corologico: euroasiatico.
Fenologia: fiore: IV-IX, frutto: V-X, diaspora: VI-XI.
Limiti altitudinali: dal piano a 2500 m di altitudine.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese la specie è presente in tutto il territorio: molto comune nelle regioni settentrionali, più rara altrove.
Habitus: erbacea perenne, glabra, con fusti lunghi 20-60 cm, prostrati e striscianti, fistolosi, cilindrici, arrossati e molto ramificati.
Foglie: le foglie, carnose, di colore verde curo, brevemente picciolate, lunghe (1-)2-4 cm e larghe1-2 cm, hanno la lamina ovata od oblunga, intera o minutamente dentellata al margine e ottusa all’apice.
Fiore: le infiorescenze sono dei brevi racemi ascellari, opposti, che portano 10-20 fiori ermafroditi, di colore azzurro più o meno intenso, inseriti su un peduncolo filiforme, patente quasi ad angolo retto. Il calice, glabro, è costituito da 4 lobi subeguali, alterni ai petali, lanceolati, acuminati, con una venatura centrale. La corolla, rotata, larga 5-8 mm, deriva dalla fusione di 4 petali bianchi alla base, ovato arrotondati, di cui i tre inferiori di dimensioni più o meno uguali e il superiore più grande. Stami 2. Stilo lungo al massimo 2 mm, mai più lungo della capsula. Ovario supero con due carpelli.
Frutto: il frutto è una capsula quasi globosa, appena smarginata in alto, bruno chiara, deiscente per 4 valve percorse sulla superficie da linee più scure.
Semi:
Polline: granuli pollinici monadi, di piccole dimensioni (10-25 mµ), sferoidali; perimetro in vista equatoriale: circolare; tricolpati; esina: striata-perforata. L’impollinazione è entomofila.
Numero cromosomico: 2n = 18.
Sottospecie e/o varietà: nessuna.
Habitat ed ecologia: canneti di acque correnti o, più raramente, stagnanti, rive, letti dei torrenti, sorgenti; di solito in acque abbastanza correnti, ma ricche di elementi nutritivi e su terreni un po’ melmosi, indifferente al substrato; pianta frequente, spesso sommersa.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: Glycerio-Sparganion.
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Stress tolleranti (S).
IUCN: N.A.
Farmacopea: di questa specie si usa esclusivamente il succo espresso dalla pianta fresca e che contiene veronicina, glucoside amaro, e sostanze tanniche, forse una saponina e probabilmente vitamina C; è popolarmente apprezzata come diuretica, depurativa del sangue ed anche antiscorbutica, analogamente al Crescione d’acqua (Nasturtium officinale R. Brown) al quale essa cresce associata e con il quale può essere consumata come insalata.
Curiosità: come per molte piante di luoghi bagnati e fangosi, i fusti, carnosi e cavi all’interno, di Veronica beccabunga strisciano sul terreno. I fusti cavi permettono all’ossigeno e ad altri gas di essere trasferiti dalle parti in superficie della pianta alle radici, che dipendono dall’ossigeno per la respirazione.
Nel secolo XVII, bevande dietetiche fatte con questa pianta venivano consigliate per disintossicare il sangue e gli erboristi prescrivevano la pianta anche come cura contro lo scorbuto. Fritta nel burro e cosparsa di aceto era ritenuta efficace per alleviare gonfiori e infiammazioni. I germogli giovani e fogliosi della pianta venivano ampiamente adoperati nell’Europa settentrionale e nei Paesi alpini per le insalate, pur essendo alquanto amari.
Bibliografia:
AESCHIMAN D., LAUBER K., MOSER D.M., THEURILLAT J.-P., Flora alpina, atlante delle 4500 piante vascolari delle Alpi, II vol., p. 224, Zanichelli, Bologna.
D. AICHELE, M. GOLTE-BECHTLE, Che fiore è questo? Edizione Club degli Editori, Milano.
ALBACH D. C., MARTÍNEZ-ORTEGA M. M., CHASE M. W. Veronica: Parallel morphological evolution and phylogeography in the Mediterranean. Plant Systematics and Evolution, 246, 3-4, 177-194, 2004.
DELLA BEFFA M.T., Fiori di campo (Conoscere, riconoscere e osservare tutte le specie di fiori selvatici più noti), Istituto Geografico De Agostini SpA, Novara, 1999.
FERRARI C., Guida pratica ai fiori spontanei in Italia, Edizione italiana, VI ristampa febbraio 2001, Camuzzi Editoriale SpA Milano, licenziataria di The Reader’s Digest Association, Inc.
HALBRITTER H., Veronica beccabunga. In: BUCHNER R. & WEBER M. (2000 onwards). PalDat - a palynological database: Descriptions, illustrations, identification, and information retrieval.
LAUBER K., WAGNER G., Flora Helvetica (Flore illustrée de Suisse), 2ème édition, Editions Paul Haupt, 2001.
NEGRI G., Nuovo erbario figurato (Descrizione e proprietà delle piante medicinali e velenose della flora italiana), V edizione, Ulrico Hoepli, Milano1991.
RIVAS-MARTÍNEZ S., DÍAZ T.E., FERNÁNDEZ-GONZÁLEZ F., IZCO J., LOIDI J., LOUSÃ M., PENAS A. Vascular plant communities of Spain and Portugal. Addenda to the Syntaxonomical checklist of 2001. Itinera Geobotanica 15, 1-2, 5-922, 2002
www.dryades.eu
www.paldat.org
L’epiteto specifico deriva dal tedesco Beckebunge, parola composta da beck = “torrente, ruscello” + bunge = “tubero”, cioè “pianta tuberosa che cresce vicino al torrente (ruscello)”, con allusione all’ambiente di crescita.
Sinonimi: Veronica limosa Lej., Veronica rudolphiana Hayne, Veronica fontinalis Salisb.(nome ill.), Veronica rotundifolia Gilib.(nome ill.).
Nomi volgari: Beccabunga, Crescione, Erba grassa, Veronica beccabunga (italiano). Liguria: Beccabonga. Piemonte: Favas. Lombardia: Crescione maschio (Valtellina); Erba favassina, Favasei (Pavia); Cresson, Erba grassa (Como); Grassù salvadegh (Brescia). Veneto: Crasson, Cressa, Grasson, Gresson, Salata tedesca (Verona); Grassolon (Belluno). Friuli: Cresson, Salate di aghe, Sgrisulò, Sgrisulò di aghe. Toscana: Beccabunga, Crescione (Montespertoli). Abruzzi: Lattuchella d'acqua, Veroneca. Sicilia: Beccabunga; Erva di tracina (Etna).
Forma biologica e di crescita: emicriptofita reptante.
Tipo corologico: euroasiatico.
Fenologia: fiore: IV-IX, frutto: V-X, diaspora: VI-XI.
Limiti altitudinali: dal piano a 2500 m di altitudine.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese la specie è presente in tutto il territorio: molto comune nelle regioni settentrionali, più rara altrove.
Habitus: erbacea perenne, glabra, con fusti lunghi 20-60 cm, prostrati e striscianti, fistolosi, cilindrici, arrossati e molto ramificati.
Foglie: le foglie, carnose, di colore verde curo, brevemente picciolate, lunghe (1-)2-4 cm e larghe1-2 cm, hanno la lamina ovata od oblunga, intera o minutamente dentellata al margine e ottusa all’apice.
Fiore: le infiorescenze sono dei brevi racemi ascellari, opposti, che portano 10-20 fiori ermafroditi, di colore azzurro più o meno intenso, inseriti su un peduncolo filiforme, patente quasi ad angolo retto. Il calice, glabro, è costituito da 4 lobi subeguali, alterni ai petali, lanceolati, acuminati, con una venatura centrale. La corolla, rotata, larga 5-8 mm, deriva dalla fusione di 4 petali bianchi alla base, ovato arrotondati, di cui i tre inferiori di dimensioni più o meno uguali e il superiore più grande. Stami 2. Stilo lungo al massimo 2 mm, mai più lungo della capsula. Ovario supero con due carpelli.
Frutto: il frutto è una capsula quasi globosa, appena smarginata in alto, bruno chiara, deiscente per 4 valve percorse sulla superficie da linee più scure.
Semi:
Polline: granuli pollinici monadi, di piccole dimensioni (10-25 mµ), sferoidali; perimetro in vista equatoriale: circolare; tricolpati; esina: striata-perforata. L’impollinazione è entomofila.
Numero cromosomico: 2n = 18.
Sottospecie e/o varietà: nessuna.
Habitat ed ecologia: canneti di acque correnti o, più raramente, stagnanti, rive, letti dei torrenti, sorgenti; di solito in acque abbastanza correnti, ma ricche di elementi nutritivi e su terreni un po’ melmosi, indifferente al substrato; pianta frequente, spesso sommersa.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: Glycerio-Sparganion.
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Stress tolleranti (S).
IUCN: N.A.
Farmacopea: di questa specie si usa esclusivamente il succo espresso dalla pianta fresca e che contiene veronicina, glucoside amaro, e sostanze tanniche, forse una saponina e probabilmente vitamina C; è popolarmente apprezzata come diuretica, depurativa del sangue ed anche antiscorbutica, analogamente al Crescione d’acqua (Nasturtium officinale R. Brown) al quale essa cresce associata e con il quale può essere consumata come insalata.
Curiosità: come per molte piante di luoghi bagnati e fangosi, i fusti, carnosi e cavi all’interno, di Veronica beccabunga strisciano sul terreno. I fusti cavi permettono all’ossigeno e ad altri gas di essere trasferiti dalle parti in superficie della pianta alle radici, che dipendono dall’ossigeno per la respirazione.
Nel secolo XVII, bevande dietetiche fatte con questa pianta venivano consigliate per disintossicare il sangue e gli erboristi prescrivevano la pianta anche come cura contro lo scorbuto. Fritta nel burro e cosparsa di aceto era ritenuta efficace per alleviare gonfiori e infiammazioni. I germogli giovani e fogliosi della pianta venivano ampiamente adoperati nell’Europa settentrionale e nei Paesi alpini per le insalate, pur essendo alquanto amari.
Bibliografia:
AESCHIMAN D., LAUBER K., MOSER D.M., THEURILLAT J.-P., Flora alpina, atlante delle 4500 piante vascolari delle Alpi, II vol., p. 224, Zanichelli, Bologna.
D. AICHELE, M. GOLTE-BECHTLE, Che fiore è questo? Edizione Club degli Editori, Milano.
ALBACH D. C., MARTÍNEZ-ORTEGA M. M., CHASE M. W. Veronica: Parallel morphological evolution and phylogeography in the Mediterranean. Plant Systematics and Evolution, 246, 3-4, 177-194, 2004.
DELLA BEFFA M.T., Fiori di campo (Conoscere, riconoscere e osservare tutte le specie di fiori selvatici più noti), Istituto Geografico De Agostini SpA, Novara, 1999.
FERRARI C., Guida pratica ai fiori spontanei in Italia, Edizione italiana, VI ristampa febbraio 2001, Camuzzi Editoriale SpA Milano, licenziataria di The Reader’s Digest Association, Inc.
HALBRITTER H., Veronica beccabunga. In: BUCHNER R. & WEBER M. (2000 onwards). PalDat - a palynological database: Descriptions, illustrations, identification, and information retrieval.
LAUBER K., WAGNER G., Flora Helvetica (Flore illustrée de Suisse), 2ème édition, Editions Paul Haupt, 2001.
NEGRI G., Nuovo erbario figurato (Descrizione e proprietà delle piante medicinali e velenose della flora italiana), V edizione, Ulrico Hoepli, Milano1991.
RIVAS-MARTÍNEZ S., DÍAZ T.E., FERNÁNDEZ-GONZÁLEZ F., IZCO J., LOIDI J., LOUSÃ M., PENAS A. Vascular plant communities of Spain and Portugal. Addenda to the Syntaxonomical checklist of 2001. Itinera Geobotanica 15, 1-2, 5-922, 2002
www.dryades.eu
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