Calystegia sepium (L.) R. Brown
(a cura di Giuseppe Laino)
Etimologia: l’epiteto del genere deriva dal greco kálix = “calice, coppa” e stege = “tetto, copertura” (con allusione alle tipiche grandi brattee che coprono i sepali: fu il botanico inglese Robert Brown, nel XVII secolo, a reputare che simile caratteristica giustificasse per queste piante una nuova collocazione nella sistematica botanica; prima di allora facevano parte del genere Convolvulus); l’epiteto specifico sepium deriva dal latino saepes o sepes = “siepe, sbarramento, ostacolo” [Cesio, Virgilio, Cicerone] (con allusione alla sua preferenza ad attorcigliarsi sui rami delle siepi).
Sinonimi: Convolvulus sepium L., Volvulus sepium (L.) Junger
Nomi volgari: Convolvolo, Campanelle, Calistegia delle siepi, Convolvolo delle siepi, Vilucchio bianco (italiano). Liguria: Campanei, Campanin (Sarzana); Campanelle gianche (Genova); Erba rugnosa (Pontede-cimo); Faxuretti (Bardineto); Ligaoea (S. Maria di Rapallo); Scurrizoea dumestega (Vado); Verlugoa, Verlugua (Valle di Polcevera). Piemonte: Arvidora, Auridoula, Avidora, Campaneli sarvai, Campanin, Ciochette, Coriola, Fridoule, Gridoule, Scoriola, Vaidoule (Alessandria); Curiolo (Val S. Martino). Lombardia: Campanin (Como); Campanù de sess, Idele, Iderele (Brescia); Erba cavallina (Pavia); Venudola (Valtellina). Veneto: Campanele bianche; Campanelle, Rovejola (Verona); Sbordea, Sbordeon (Treviso). Friuli: Campa-nele, Vididule; Vididulon (Carnia). Emilia-Romagna: Campanein d' siv (Romagna); Campanozz, Campanun (Reggio); V'lodon (Piacenza). Toscana: Campanelle, Rampichino bianco, Smilace delicata, Smilace liscia, Vilucchio bianco, Viluppio, Volubile. Marche: Campanella bianca. Abruzzi: Cambanelle; Campaniello di fratta (Larino). Campania: Campanielli di siepe, Campaniello janco, Corrijuolo, Sciore a campaniello. Calabria: Periculu. Sicilia: Campaneddi vranchi, Curriola, Curriula, Vituzza, Vracchi di cucca; Campanedda (Etna). Sardegna: Aligadorza, Ligadorza, Marmida, Melamida manna.
Forma biologica e di crescita: emicriptofita scandente.
Tipo corologico: paleotemperato in senso lato: Europa, Asia, ma con presenza anche in Nordafrica; divenuta subcosmopolita.
Fenologia: fiore: V-IX, frutto: VI-X.
Limiti altitudinali: dal piano a 1400 m di altitudine.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese è specie comune nelle regioni settentrionali e centrali, mentre è più rara in quelle meridionali e nelle isole.
Habitus: erbacea perenne, glabra, con rizoma strisciante e fusto volubile che si avvolge ai sostegni girando in senso orario, lungo generalmente 30-150 cm ma che arriva anche a 2-4 m, gracile, angoloso, scandente. Mediante una crescita differenziata dei suoi lati, l’estremità del fusto compie dei movimenti alla ricerca di un appiglio; descrive, cioè in senso orario, in un’ora e 3/4 circa un cerchio di parecchi cm di diametro.
Foglie: grandi, lungamente picciolate (1-3 cm), hanno la lamina cuoriforme astata o sagittata, lunga 6-9 cm, con seno basale più o meno ampio, acuminate od ottuse e mucronate, in qualche caso subrotonde, intere o sinuato lobate.
Fiore: fiori grandi (diametro 4-6 cm), bianchi, di rado leggermente rosei, solitari su peduncoli alati ascellari più brevi o più lunghi delle foglie, con due brattee fogliacee lunghe 1,5-1,8 cm, piane, ovato lanceolate, situate immediatamente sotto il calice che avvolgono completamente, non sovrapponentisi. Calice lungo circa 1 cm, glabro, persistente, pentapartito, con lobi uguali, ovali ottusi; corolla gamopetala, caduca, glabra, lunga circa 4 cm, conico campanulata, molto aperta, superficialmente lobata nel margine, a preflorazione contorta. Androceo di 5 stami, inseriti in fondo al tubo corollino, inclusi, con filamento dilatato alla base, antere erette, sagittate, biloculari; gineceo con ovario circondato alla base da un cercine nettarifero, biloculare, con sepimento divisorio delle logge incompleto e due ovuli per loggia, stilo unico, stimma bilobo con lobi brevi, depressi e grossolanamente papillosi. I fiori si chiudono quando piove o quando fa brutto tempo, ma possono restare aperti giorno e notte.
Frutto: capsula lunga 7-12 mm, subglobosa, bivalve, quasi nascosta dalle brattee e dal calice, contenente i semi.
Semi: uno-due semi grossi per loggia, trigoni, glabri e neri.
Polline: granuli pollinici monadi, radiosimmetrici, apolari; perimetro: isodiametrici; forma: oblato sferoidali; polipantoporati; aperture: pori, con membrana e bacula, n. pori 24 (19) 14 mµ; esina: intectata; dimensioni: 86 (80) 70 mµ. Il fiore attrae una farfalla, la “Sfinge del convolvolo” (Herse convolvuli), che adopera la lunga spirotromba per succhiare il nettare secreto alla base del fiore, impollinando al tempo stesso la pianta. Quando il fiore resta aperto durante la notte viene visitato anche da falene e altri insetti notturni.
Numero cromosomico: 2n = 20.
Sottospecie e/o varietà: nessuna.
Habitat ed ecologia: luoghi umidi, boscaglie umide, margini di boschi, canneti di acque stagnanti e correnti, incolti, prati, anche su recinti e strade. Pianta nitrofila; vive normalmente su terreni argillosi umidi e ricchi di elementi nutritivi.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: Stellarietea mediae
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Ruderali (R) + Competitive (C).
IUCN: N.A.
Farmacopea: la radice e le foglie di questa pianta contengono una sostanza gommoresinosa (10%), alla cui costituzione partecipano parecchi glucosidi saponinici (jalapina), presente in altre piante come la Bella di notte (Mirabilis jalapa, L.) ma più lentamente solubile di queste nei mezzi alcalini e quindi nella saliva e nel succo pancreatico, cosicché il sapore è meno acre e con azione sull’intestino meno irritante, pur rimanendone inalterata l’attività purgativa e colagoga. Essa non si limita poi ad aumentare la peristalsi e a provocare effetti drastici nell’intestino tenue, ma può estendere la sua attività anche all’intestino crasso, grazie alla resina caratteristica, che tuttavia può talvolta anche mancare. Si prescrivono l’infuso delle foglie, oppure la resina, od il succo concentrato o l’alcolaturo della radice in infusione mucillagginosa.
Kosch osserva che la partecipazione diretta della cistifellea sembra anzi avere importanza determinante sull’azione di questa droga, la quale parrebbe contrastata, nei riguardi dell’influenza sull’intestino, dalla sua ricchezza in sostanze tanniche (5-8%); ricerche recenti anzi hanno voluto contestare l’azione tradizionalmente ammessa di questa pianta sulla mucosa del canale gastrointestinale e sulla secrezione della bile, l’alto contenuto tannico ostacolando l’azione drastica, ma i controlli hanno dimostrato che i risultati sfavorevoli dovevano attribuirsi all’impiego di infusi troppo concentrati, nei quali quindi l’azione astringente tannica domina quella purgativa (Conci).
Leggende: il Convolvolo è presente in una leggenda narrata dai fratelli Grimm (Jacob e Wilhelm Grimm, Fiabe del focolare. “Leggende per bambini”, 7, p. 639, Torino 1951): un carro trasportava un pesante carico di vino; a un certo punto si era impantanato e il carrettiere, per quanti sforzi facesse, non riusciva a liberarlo. Proprio in quel momento passava la Madonna che, assetata, approfittò della sua sosta forzata per chiedergli un bicchiere di vino. “In cambio” gli propose “ti libererò il carro”. Il carrettiere accettò, “ma non ho un bicchiere”. Allora la Madonna colse un fiorellino bianco che somigliava a una tazzina e glielo porse. Egli lo riempì di vino che la Madonna bevve, e subito dopo il carro fu libero dal fango
Bibliografia:
AICHELE D., GOLTE-BECHTLE M., Che fiore è questo? Edizione Club degli Editori, Milano.
DELLA BEFFA M.T., Fiori di campo (Conoscere, riconoscere e osservare tutte le specie di fiori selvatici più noti), Istituto Geografico De Agostini SpA, Novara, 1999.
DE LEONARDIS D., PICCIONE V., ZIZZA A. (Istituto e Orto botanico Università di Catania), Flora melissopalinologica d’Italia. Chiavi d’identificazione, Bollettino Accademia Gioenia Scienze Naturali, Vol. 19, n. 329, pp.309.474, Catania 1986.
FERRARI C., Guida pratica ai fiori spontanei in Italia, Edizione italiana, VI ristampa febbraio 2001, Camuzzi Editoriale SpA Milano, licenziataria di The Reader’s Digest Association, Inc.
LAUBER K., WAGNER G., Flora Helvetica (Flore illustrée de Suisse), 2ème édition, Editions Paul Haupt, 2001.
NEGRI G., Nuovo erbario figurato (Descrizione e proprietà delle piante medicinali e velenose della flora italiana), V edizione, Ulrico Hoepli, Milano1991.
Sinonimi: Convolvulus sepium L., Volvulus sepium (L.) Junger
Nomi volgari: Convolvolo, Campanelle, Calistegia delle siepi, Convolvolo delle siepi, Vilucchio bianco (italiano). Liguria: Campanei, Campanin (Sarzana); Campanelle gianche (Genova); Erba rugnosa (Pontede-cimo); Faxuretti (Bardineto); Ligaoea (S. Maria di Rapallo); Scurrizoea dumestega (Vado); Verlugoa, Verlugua (Valle di Polcevera). Piemonte: Arvidora, Auridoula, Avidora, Campaneli sarvai, Campanin, Ciochette, Coriola, Fridoule, Gridoule, Scoriola, Vaidoule (Alessandria); Curiolo (Val S. Martino). Lombardia: Campanin (Como); Campanù de sess, Idele, Iderele (Brescia); Erba cavallina (Pavia); Venudola (Valtellina). Veneto: Campanele bianche; Campanelle, Rovejola (Verona); Sbordea, Sbordeon (Treviso). Friuli: Campa-nele, Vididule; Vididulon (Carnia). Emilia-Romagna: Campanein d' siv (Romagna); Campanozz, Campanun (Reggio); V'lodon (Piacenza). Toscana: Campanelle, Rampichino bianco, Smilace delicata, Smilace liscia, Vilucchio bianco, Viluppio, Volubile. Marche: Campanella bianca. Abruzzi: Cambanelle; Campaniello di fratta (Larino). Campania: Campanielli di siepe, Campaniello janco, Corrijuolo, Sciore a campaniello. Calabria: Periculu. Sicilia: Campaneddi vranchi, Curriola, Curriula, Vituzza, Vracchi di cucca; Campanedda (Etna). Sardegna: Aligadorza, Ligadorza, Marmida, Melamida manna.
Forma biologica e di crescita: emicriptofita scandente.
Tipo corologico: paleotemperato in senso lato: Europa, Asia, ma con presenza anche in Nordafrica; divenuta subcosmopolita.
Fenologia: fiore: V-IX, frutto: VI-X.
Limiti altitudinali: dal piano a 1400 m di altitudine.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese è specie comune nelle regioni settentrionali e centrali, mentre è più rara in quelle meridionali e nelle isole.
Habitus: erbacea perenne, glabra, con rizoma strisciante e fusto volubile che si avvolge ai sostegni girando in senso orario, lungo generalmente 30-150 cm ma che arriva anche a 2-4 m, gracile, angoloso, scandente. Mediante una crescita differenziata dei suoi lati, l’estremità del fusto compie dei movimenti alla ricerca di un appiglio; descrive, cioè in senso orario, in un’ora e 3/4 circa un cerchio di parecchi cm di diametro.
Foglie: grandi, lungamente picciolate (1-3 cm), hanno la lamina cuoriforme astata o sagittata, lunga 6-9 cm, con seno basale più o meno ampio, acuminate od ottuse e mucronate, in qualche caso subrotonde, intere o sinuato lobate.
Fiore: fiori grandi (diametro 4-6 cm), bianchi, di rado leggermente rosei, solitari su peduncoli alati ascellari più brevi o più lunghi delle foglie, con due brattee fogliacee lunghe 1,5-1,8 cm, piane, ovato lanceolate, situate immediatamente sotto il calice che avvolgono completamente, non sovrapponentisi. Calice lungo circa 1 cm, glabro, persistente, pentapartito, con lobi uguali, ovali ottusi; corolla gamopetala, caduca, glabra, lunga circa 4 cm, conico campanulata, molto aperta, superficialmente lobata nel margine, a preflorazione contorta. Androceo di 5 stami, inseriti in fondo al tubo corollino, inclusi, con filamento dilatato alla base, antere erette, sagittate, biloculari; gineceo con ovario circondato alla base da un cercine nettarifero, biloculare, con sepimento divisorio delle logge incompleto e due ovuli per loggia, stilo unico, stimma bilobo con lobi brevi, depressi e grossolanamente papillosi. I fiori si chiudono quando piove o quando fa brutto tempo, ma possono restare aperti giorno e notte.
Frutto: capsula lunga 7-12 mm, subglobosa, bivalve, quasi nascosta dalle brattee e dal calice, contenente i semi.
Semi: uno-due semi grossi per loggia, trigoni, glabri e neri.
Polline: granuli pollinici monadi, radiosimmetrici, apolari; perimetro: isodiametrici; forma: oblato sferoidali; polipantoporati; aperture: pori, con membrana e bacula, n. pori 24 (19) 14 mµ; esina: intectata; dimensioni: 86 (80) 70 mµ. Il fiore attrae una farfalla, la “Sfinge del convolvolo” (Herse convolvuli), che adopera la lunga spirotromba per succhiare il nettare secreto alla base del fiore, impollinando al tempo stesso la pianta. Quando il fiore resta aperto durante la notte viene visitato anche da falene e altri insetti notturni.
Numero cromosomico: 2n = 20.
Sottospecie e/o varietà: nessuna.
Habitat ed ecologia: luoghi umidi, boscaglie umide, margini di boschi, canneti di acque stagnanti e correnti, incolti, prati, anche su recinti e strade. Pianta nitrofila; vive normalmente su terreni argillosi umidi e ricchi di elementi nutritivi.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: Stellarietea mediae
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Ruderali (R) + Competitive (C).
IUCN: N.A.
Farmacopea: la radice e le foglie di questa pianta contengono una sostanza gommoresinosa (10%), alla cui costituzione partecipano parecchi glucosidi saponinici (jalapina), presente in altre piante come la Bella di notte (Mirabilis jalapa, L.) ma più lentamente solubile di queste nei mezzi alcalini e quindi nella saliva e nel succo pancreatico, cosicché il sapore è meno acre e con azione sull’intestino meno irritante, pur rimanendone inalterata l’attività purgativa e colagoga. Essa non si limita poi ad aumentare la peristalsi e a provocare effetti drastici nell’intestino tenue, ma può estendere la sua attività anche all’intestino crasso, grazie alla resina caratteristica, che tuttavia può talvolta anche mancare. Si prescrivono l’infuso delle foglie, oppure la resina, od il succo concentrato o l’alcolaturo della radice in infusione mucillagginosa.
Kosch osserva che la partecipazione diretta della cistifellea sembra anzi avere importanza determinante sull’azione di questa droga, la quale parrebbe contrastata, nei riguardi dell’influenza sull’intestino, dalla sua ricchezza in sostanze tanniche (5-8%); ricerche recenti anzi hanno voluto contestare l’azione tradizionalmente ammessa di questa pianta sulla mucosa del canale gastrointestinale e sulla secrezione della bile, l’alto contenuto tannico ostacolando l’azione drastica, ma i controlli hanno dimostrato che i risultati sfavorevoli dovevano attribuirsi all’impiego di infusi troppo concentrati, nei quali quindi l’azione astringente tannica domina quella purgativa (Conci).
Leggende: il Convolvolo è presente in una leggenda narrata dai fratelli Grimm (Jacob e Wilhelm Grimm, Fiabe del focolare. “Leggende per bambini”, 7, p. 639, Torino 1951): un carro trasportava un pesante carico di vino; a un certo punto si era impantanato e il carrettiere, per quanti sforzi facesse, non riusciva a liberarlo. Proprio in quel momento passava la Madonna che, assetata, approfittò della sua sosta forzata per chiedergli un bicchiere di vino. “In cambio” gli propose “ti libererò il carro”. Il carrettiere accettò, “ma non ho un bicchiere”. Allora la Madonna colse un fiorellino bianco che somigliava a una tazzina e glielo porse. Egli lo riempì di vino che la Madonna bevve, e subito dopo il carro fu libero dal fango
Bibliografia:
AICHELE D., GOLTE-BECHTLE M., Che fiore è questo? Edizione Club degli Editori, Milano.
DELLA BEFFA M.T., Fiori di campo (Conoscere, riconoscere e osservare tutte le specie di fiori selvatici più noti), Istituto Geografico De Agostini SpA, Novara, 1999.
DE LEONARDIS D., PICCIONE V., ZIZZA A. (Istituto e Orto botanico Università di Catania), Flora melissopalinologica d’Italia. Chiavi d’identificazione, Bollettino Accademia Gioenia Scienze Naturali, Vol. 19, n. 329, pp.309.474, Catania 1986.
FERRARI C., Guida pratica ai fiori spontanei in Italia, Edizione italiana, VI ristampa febbraio 2001, Camuzzi Editoriale SpA Milano, licenziataria di The Reader’s Digest Association, Inc.
LAUBER K., WAGNER G., Flora Helvetica (Flore illustrée de Suisse), 2ème édition, Editions Paul Haupt, 2001.
NEGRI G., Nuovo erbario figurato (Descrizione e proprietà delle piante medicinali e velenose della flora italiana), V edizione, Ulrico Hoepli, Milano1991.
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