(a cura di Giuseppe Laino)
Etimologia: l’epiteto del genere deriva dal latino daucion, -ii, n. e daucites, -ae, m. [pseudo Apuleio] e daucum, -i, n. e daucos, -i, m. [Celsio, Plinio] = “carota”, nomi con i quali nell’antichità classica veniva indicata la pianta. L’epiteto specifico è anch’esso di derivazione latina, carota, -ae, f. [Apic. 3, 21] = “carota”. La denominazione volgare attuale "Pastinaca" in uso in alcune regioni era già usata dallo stesso Plinio.
Sinonimi: Daucus communis Rouy & E. G. Camus.
Nomi volgari: Carota selvatica, Cepo bianco, Pasticciona, Virga pastoris (italiano). Liguria: Penitre; Bastunaggia sarvaega (Genova); Bastunaghe, Gnifri, Gnifrignelu, Recoti (Sarzana); Carota sarveiga (Porto Maurizio); Carotta (Chiavari); Carrota (San Remo); Fenugetti (Bardineto); Pastinaglia, Pastunaglia (Bordighera); Pastunaggia (Valle d'Arroscia). Piemonte: Bastonaje bianche, Brossa; Bastnaga (Carpeneto); Carotto (Val San Martino); Carua (Alessandria). Lombardia: Bastonagia; Bastonag salvadegh, Napolei (Pavia); Carotola, Maigola, Pastenaga (Brescia); Gniffo (Valtellina). Veneto: Carvese, Garvesa, Pestemaia (Belluno); Garotte, Pidocchini (Venezia); Magnugola (Verona). Emilia-Romagna: Gnifo, Pastonaca; Bastunaga, Carotta, Pastinega, Ricota (Reggio); Arcot (Bologna); Carittola (Piacenza); Caroeta (Romagna); Gnifo, Pastonaga (Lunigiana). Toscana: Cepo bianco, Carota, Gallinacci, Pasticciona, Pastinaca, Pastinaccini, Pastriciano, Virga pastoris. Abruzzi: Carota, Pastenaca. Campania: Frastenaca, Pastenaca, Pastenache. Calabria: Frastinaca. Sicilia: Vastunaca sarvaggia; Bastunaca (Catania). Sardegna: Aligaglia d'Alighera, Aligarza saligheresa, Fostenaja, Fostinaja, Fustinaglia areste, Fustinaja areste, Pastinaca agresti, Pestinaca, Pistinaga; Frustinacra, Frustinaga (Nuoro); Pistinaga aresti (Cagliari).
Forma biologica e di crescita: emicriptofita bienne.
Tipo corologico: di provenienza eurasiatica è diffusa in quasi tutte le zone del mondo.
Fenologia: fiore: IV-X, frutto: V-XI.
Sinonimi: Daucus communis Rouy & E. G. Camus.
Nomi volgari: Carota selvatica, Cepo bianco, Pasticciona, Virga pastoris (italiano). Liguria: Penitre; Bastunaggia sarvaega (Genova); Bastunaghe, Gnifri, Gnifrignelu, Recoti (Sarzana); Carota sarveiga (Porto Maurizio); Carotta (Chiavari); Carrota (San Remo); Fenugetti (Bardineto); Pastinaglia, Pastunaglia (Bordighera); Pastunaggia (Valle d'Arroscia). Piemonte: Bastonaje bianche, Brossa; Bastnaga (Carpeneto); Carotto (Val San Martino); Carua (Alessandria). Lombardia: Bastonagia; Bastonag salvadegh, Napolei (Pavia); Carotola, Maigola, Pastenaga (Brescia); Gniffo (Valtellina). Veneto: Carvese, Garvesa, Pestemaia (Belluno); Garotte, Pidocchini (Venezia); Magnugola (Verona). Emilia-Romagna: Gnifo, Pastonaca; Bastunaga, Carotta, Pastinega, Ricota (Reggio); Arcot (Bologna); Carittola (Piacenza); Caroeta (Romagna); Gnifo, Pastonaga (Lunigiana). Toscana: Cepo bianco, Carota, Gallinacci, Pasticciona, Pastinaca, Pastinaccini, Pastriciano, Virga pastoris. Abruzzi: Carota, Pastenaca. Campania: Frastenaca, Pastenaca, Pastenache. Calabria: Frastinaca. Sicilia: Vastunaca sarvaggia; Bastunaca (Catania). Sardegna: Aligaglia d'Alighera, Aligarza saligheresa, Fostenaja, Fostinaja, Fustinaglia areste, Fustinaja areste, Pastinaca agresti, Pestinaca, Pistinaga; Frustinacra, Frustinaga (Nuoro); Pistinaga aresti (Cagliari).
Forma biologica e di crescita: emicriptofita bienne.
Tipo corologico: di provenienza eurasiatica è diffusa in quasi tutte le zone del mondo.
Fenologia: fiore: IV-X, frutto: V-XI.
Limiti altitudinali: dal piano a 1400 m di altitudine.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese è comunissima in tutto il territorio continentale e insulare.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese è comunissima in tutto il territorio continentale e insulare.
Habitus: erbacea biennale o talora annuale, alta 40-80(-200) cm, con radice carnosa fittonante; nel primo anno di vegetazione produce le foglie basali, nel secondo sorge fra queste il fusto eretto, striato, ispido pubescente, ramificato in alto per ramificazioni allungate e patenti, poco foglioso nella parte superiore. Tutta la pianta è scabra per la presenza di peli rigidi.
Foglie: le foglie basali, molli, munite di un picciolo amplessicaule, a contorno più o meno lanceolato, lunghe 8-15 cm, sono bi o tripenntopartite, divise in lacinie strettamente lanceolate, inciso dentate. Le foglie cauline sono inserite su una corta guaina e sono generalmente bipennatosette divise in lacinie lineari, acute all’apice. La superficie varia da glabra e lucida a tomentosa e grigiastra.
Fiore: i fiori sono raccolti in ombrelle composte da 20-40 raggi, con lunghi peduncoli, poco o punto ingrossati all’inserzione dei raggi, ispidi, decrescenti in lunghezza verso il centro dell’ombrella, eretti durante la fioritura, arcuato convergenti a maturità dei frutti (all’epoca della fruttificazione le ombrelle assumono una caratteristica forma contratta, ovoide, come un piccolo nido d’uccello); involucro composto di 7-10 brattee che possono raggiungere la lunghezza dei raggi, munite di una guaina stretta e marginata di bianco e di un lembo pennatosetto a divisioni strette e lineari, subulate, acuminate; involucretti di bratteole strettamente lineari, acuminate, trifide. Fiore centrale di ogni ombrella porporino e sterile (che può anche mancare), fiori fertili periferici, piccoli, bianchi. Calice ridotto a 5 dentelli; corolla di 5 petali obovato bilobi, cuneati, con una lacinia inflessa, gli esterni raggianti, bianchi, a volte rosseggianti. Stami eretti, leggermente arcuati, più lunghi della corolla; stili un po’ divergenti, con stilopodio a base larga.
Frutto: frutto ellissoide, dorsalmente compresso, con mericarpi (acheni) a sezione semicircolare, portati da un carpoforo libero e bipartito e munito di 5 costole secondarie intercalate, più salienti delle primarie ed armate di una quantità (di norma 8) di aculei subulati fin dalla base, distinti e terminati da una, due, raramente tre punte ricurve all’infuori; ad ogni costa secondaria corrisponde una vitta.
Polline: granuli pollinici monadi, radiosimmetrici, isopolari; perimetro in visione polare: subtriangolari, pleurotremi, in visione equatoriale: ovali 3%, ellittici 97%; forma: subprolati 3%, prolati 60%, perprolati 37%; trizonocolporati; aperture: ora, lalongati – colpi, a margini paralleli e apici acuti; esina: subtectata, finemente reticolo-rugulata. Ipertrofia columellare fra superficie polare ed equatoriale; dimensioni: asse polare 35 (31) 29 mµ, asse equatoriale 24 (16) 13 mµ. L’impollinazione è entomofila.
Foglie: le foglie basali, molli, munite di un picciolo amplessicaule, a contorno più o meno lanceolato, lunghe 8-15 cm, sono bi o tripenntopartite, divise in lacinie strettamente lanceolate, inciso dentate. Le foglie cauline sono inserite su una corta guaina e sono generalmente bipennatosette divise in lacinie lineari, acute all’apice. La superficie varia da glabra e lucida a tomentosa e grigiastra.
Fiore: i fiori sono raccolti in ombrelle composte da 20-40 raggi, con lunghi peduncoli, poco o punto ingrossati all’inserzione dei raggi, ispidi, decrescenti in lunghezza verso il centro dell’ombrella, eretti durante la fioritura, arcuato convergenti a maturità dei frutti (all’epoca della fruttificazione le ombrelle assumono una caratteristica forma contratta, ovoide, come un piccolo nido d’uccello); involucro composto di 7-10 brattee che possono raggiungere la lunghezza dei raggi, munite di una guaina stretta e marginata di bianco e di un lembo pennatosetto a divisioni strette e lineari, subulate, acuminate; involucretti di bratteole strettamente lineari, acuminate, trifide. Fiore centrale di ogni ombrella porporino e sterile (che può anche mancare), fiori fertili periferici, piccoli, bianchi. Calice ridotto a 5 dentelli; corolla di 5 petali obovato bilobi, cuneati, con una lacinia inflessa, gli esterni raggianti, bianchi, a volte rosseggianti. Stami eretti, leggermente arcuati, più lunghi della corolla; stili un po’ divergenti, con stilopodio a base larga.
Frutto: frutto ellissoide, dorsalmente compresso, con mericarpi (acheni) a sezione semicircolare, portati da un carpoforo libero e bipartito e munito di 5 costole secondarie intercalate, più salienti delle primarie ed armate di una quantità (di norma 8) di aculei subulati fin dalla base, distinti e terminati da una, due, raramente tre punte ricurve all’infuori; ad ogni costa secondaria corrisponde una vitta.
Polline: granuli pollinici monadi, radiosimmetrici, isopolari; perimetro in visione polare: subtriangolari, pleurotremi, in visione equatoriale: ovali 3%, ellittici 97%; forma: subprolati 3%, prolati 60%, perprolati 37%; trizonocolporati; aperture: ora, lalongati – colpi, a margini paralleli e apici acuti; esina: subtectata, finemente reticolo-rugulata. Ipertrofia columellare fra superficie polare ed equatoriale; dimensioni: asse polare 35 (31) 29 mµ, asse equatoriale 24 (16) 13 mµ. L’impollinazione è entomofila.
Numero cromosomico: 2n = 18.
Sottospecie e/o varietà: questa pianta è presente in natura sotto forma di numerose varietà e sottospecie. Per la sua grande variabilità e facilità di ibridazione, secondo alcuni autori il binomio Daucus carota va considerato come un gruppo collettivo estremamente polimorfo: Daucus carota L. ssp commutatus (Paol.) Thell. (Carota mauritanica, Dauco mauritanico); Daucus carota L. ssp hispanicus (Gouan) Thell. (Carota gummifera, Carota marittima di Fontanes, Dauco gummifero, Dauco marittimo di Fontanes); Daucus carota L. ssp maritimus (Lam.) Batt. (Carota marittima, Dauco marittimo); Daucus carota L. ssp maximus (Desf.) Ball [Carota massima, Dauco massimo (italiano); Caroeta (Romagna); Cunucceddi, Vastunacastra (Sicilia, Modica); Vastunaca sarvaggia, Vastunacazza (Sicilia, Avola); Fustinaglia, Pastinaca, Pistinaga aresti (Sardegna)].
Dalla Carota selvatica è stata ottenuta, dopo molte manipolazioni, Daucus carota L. ssp sativus (Hoffm.) Arcang. (Carota coltivata), probabile incrocio tra la ssp carota e la ssp maximus, oggi coltivata in una grande quantità varietale che, invece di produrre una radice robusta e totalmente non commestibile, alla fine del primo anno di vita produce le carnose e succulente carote per uso alimentare, ricche di vitamine e sali minerali.
Dalla Carota selvatica è stata ottenuta, dopo molte manipolazioni, Daucus carota L. ssp sativus (Hoffm.) Arcang. (Carota coltivata), probabile incrocio tra la ssp carota e la ssp maximus, oggi coltivata in una grande quantità varietale che, invece di produrre una radice robusta e totalmente non commestibile, alla fine del primo anno di vita produce le carnose e succulente carote per uso alimentare, ricche di vitamine e sali minerali.
Habitat ed ecologia: prati aridi, pascoli, incolti, margini di strade e macerie, luoghi sassosi, coltivi sarchiati; di solito in terreni sciolti, sabbiosi o sassosi con scarsa vegetazione, molto frequente.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: Artemisietea vulgaris
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Stress-tolleranti (S).
IUCN: N.A.
Farmacopea: la forma selvatica contiene un olio etereo e nella radice provitamina A fino a 17 mg/100 g e anche vitamine del gruppo B. La radice di Carota è anzitutto molto ricca di vitamine, non soltanto cioè di carotene (a spese del quale si forma la vitamina A), ma anche di vitamina B1 e C, e presenta quindi, non solo sotto il punto di vista alimentare, ma anche sotto quello terapeutico, una importanza notevole, naturalmente nelle forme ortensi, nelle quali quest’organo ha raggiunto un volume ed un aroma notevoli. Probabilmente rientra in questa azione l’efficacia ricostituente del succo di Carota, somministrato internamente in dose quotidiana variabile da 50 a 150 g e dall’uso del quale Leclerc riferisce di avere ottenuto il miglioramento anche di casi ostinati di impetigine. Contiene inoltre molto olio essenziale, carboidrati e composti azotati, acidi e scarse proteine. L’infuso dei frutti di Carota (selvatica) poi, come quello di molte altre ombrellifere, possiede una azione carminativaa e le resine, che le parti verdi della pianta contengono in piccole quantità, giustificano l’ammissione di una leggera azione diuretica da parte delle foglie. La radice carnosa infine (Carota coltivata), contusa allo stato fresco, è usata nelle campagne per curare, mediante cataplasmi, le dermatiti ulcerose.
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Stress-tolleranti (S).
IUCN: N.A.
Farmacopea: la forma selvatica contiene un olio etereo e nella radice provitamina A fino a 17 mg/100 g e anche vitamine del gruppo B. La radice di Carota è anzitutto molto ricca di vitamine, non soltanto cioè di carotene (a spese del quale si forma la vitamina A), ma anche di vitamina B1 e C, e presenta quindi, non solo sotto il punto di vista alimentare, ma anche sotto quello terapeutico, una importanza notevole, naturalmente nelle forme ortensi, nelle quali quest’organo ha raggiunto un volume ed un aroma notevoli. Probabilmente rientra in questa azione l’efficacia ricostituente del succo di Carota, somministrato internamente in dose quotidiana variabile da 50 a 150 g e dall’uso del quale Leclerc riferisce di avere ottenuto il miglioramento anche di casi ostinati di impetigine. Contiene inoltre molto olio essenziale, carboidrati e composti azotati, acidi e scarse proteine. L’infuso dei frutti di Carota (selvatica) poi, come quello di molte altre ombrellifere, possiede una azione carminativaa e le resine, che le parti verdi della pianta contengono in piccole quantità, giustificano l’ammissione di una leggera azione diuretica da parte delle foglie. La radice carnosa infine (Carota coltivata), contusa allo stato fresco, è usata nelle campagne per curare, mediante cataplasmi, le dermatiti ulcerose.
Avversità: le avversità cui va incontro la Carota selvatica sono le malattie batteriche: Erwinia carotovora che provoca marciumi molli nel fittone; le malattie fungine: alternariosi (Alternaria porri f. sp dauci), che provoca, a partire dalle foglie vecchie, macchie necrotiche che si estendono poi all'intera vegetazione; cercosporiosi (Cercosporidium punctum): le lacinie fogliari presentano macchie puntiformi verde chiaro poi brune, i piccioli tacche brune depresse allungate. Sulle zone colpite si differenziano masserelle stomatiche grigiastre. La vegetazione al di sopra della parte lesa ingiallisce e si ripiega verso il basso rimanendo pendula sulla pianta; marciume dei fittoni; attacchi di nematodi: Ditylenchus dipsaci, Heterodera carotae, e di insetti: Cavariella aegopodii, Disaphis crataegi, Disaphis foeniculi, Pemphigus sp, psilla della carota (Trioza apicalis), tortrice della carota (Aethes williana), mosca della carota (Psilla rosae), maggiolino (Melolontha melolontha), Phytoecia cylindrica.
Usi: il fiore centrale color porpora viene utilizzato dagli artigiani della miniatura. Dai suoi frutti si ricava un olio aromatico che viene usato per la fabbricazione di liquori e nella preparazione di composti aromatici.
Curiosità: durante il regno di Giacomo I, in Inghilterra, le dame si adornavano i capelli con ghirlande fatte di fiori di Carota selvatica. Gli antichi Greci la indicavano anche con il termine di stafilinos, che indicava la gola, o meglio le infezioni orofaringee.
Antiche credenze popolari: nel secolo XVI una pozione dei fiori centrali rossi o rosso purpurei della pianta era ritenuta un sicuro rimedio contro l’epilessia. Un secolo più tardi veniva consigliata per i malanni più diversi, quali calcoli renali e idropisia. Si riteneva che fosse anche benefica alle gestanti e si credeva che aiutasse il concepimento: per favorirlo era necessario bere un bicchiere di vino, nel quale fossero stati bolliti i fiori della pianta.
Bibliografia:
AICHELE D., GOLTE-BECHTLE M., Che fiore è questo? Edizione Club degli Editori, Milano.
BONI U., PATRI G., Scoprire, riconoscere, usare le erbe, Edizione Mondolibri SpA, Milano, 2000.
DELLA BEFFA M.T., Fiori di campo (Conoscere, riconoscere e osservare tutte le specie di fiori selvatici più noti), Istituto Geografico De Agostini SpA, Novara, 1999.
DE LEONARDIS W., PICCIONE V., ZIZZA A. (Istituto e Orto botanico, Università degli Studi di Catania), Flora melissopalinologica d’Italia. Chiavi d’identificazione, Bollettino Accademia Gioenia Scienze Naturali, Vol. 19, n. 329, pp. 309-474, Catania 1986.
FERRARI C., Guida pratica ai fiori spontanei in Italia, Edizione italiana, VI ristampa febbraio 2001, Camuzzi Editoriale SpA Milano, licenziataria di The Reader’s Digest Association, Inc.
LAUBER K., WAGNER G., Flora Helvetica (Flore illustrée de Suisse), 2ème édition, Editions Paul Haupt, 2001.
NEGRI G., Nuovo erbario figurato (Descrizione e proprietà delle piante medicinali e velenose della flora italiana), V edizione, Ulrico Hoepli, Milano1991.
www.dryades.eu
Curiosità: durante il regno di Giacomo I, in Inghilterra, le dame si adornavano i capelli con ghirlande fatte di fiori di Carota selvatica. Gli antichi Greci la indicavano anche con il termine di stafilinos, che indicava la gola, o meglio le infezioni orofaringee.
Antiche credenze popolari: nel secolo XVI una pozione dei fiori centrali rossi o rosso purpurei della pianta era ritenuta un sicuro rimedio contro l’epilessia. Un secolo più tardi veniva consigliata per i malanni più diversi, quali calcoli renali e idropisia. Si riteneva che fosse anche benefica alle gestanti e si credeva che aiutasse il concepimento: per favorirlo era necessario bere un bicchiere di vino, nel quale fossero stati bolliti i fiori della pianta.
Bibliografia:
AICHELE D., GOLTE-BECHTLE M., Che fiore è questo? Edizione Club degli Editori, Milano.
BONI U., PATRI G., Scoprire, riconoscere, usare le erbe, Edizione Mondolibri SpA, Milano, 2000.
DELLA BEFFA M.T., Fiori di campo (Conoscere, riconoscere e osservare tutte le specie di fiori selvatici più noti), Istituto Geografico De Agostini SpA, Novara, 1999.
DE LEONARDIS W., PICCIONE V., ZIZZA A. (Istituto e Orto botanico, Università degli Studi di Catania), Flora melissopalinologica d’Italia. Chiavi d’identificazione, Bollettino Accademia Gioenia Scienze Naturali, Vol. 19, n. 329, pp. 309-474, Catania 1986.
FERRARI C., Guida pratica ai fiori spontanei in Italia, Edizione italiana, VI ristampa febbraio 2001, Camuzzi Editoriale SpA Milano, licenziataria di The Reader’s Digest Association, Inc.
LAUBER K., WAGNER G., Flora Helvetica (Flore illustrée de Suisse), 2ème édition, Editions Paul Haupt, 2001.
NEGRI G., Nuovo erbario figurato (Descrizione e proprietà delle piante medicinali e velenose della flora italiana), V edizione, Ulrico Hoepli, Milano1991.
www.dryades.eu