Achillea millefolium L.
(a cura di Giuseppe Laino)
Etimologia: l’epiteto del genere, secondo la tradizione trasmessaci da Plinio, vuole che discenda dalla leggenda secondo cui Achille curò alcune ferite dei suoi compagni d'arme, nell'assedio di Troia, con tale pianta. Sembra che sia stato Chirone (suo maestro) ad informarlo delle capacità cicatrizzanti della pianta. Il nome definitivo della pianta fu comunque assegnato da Linneo. L’epiteto specifico le è dato per l’aspetto delle sue foglie profondamente frastagliate.
Sinonimi: Achillea borealis Bong., Achillea lanulosa Nutt.
Nomi volgari: Achillea, Erba formica, Millefoglio, Sanguinella (italiano). Liguria: Milfueglia; Camamilla de prà, Camamilla sarvaega (Porto Maurizio); Erba da sento taggi, Miefoeje (Ronco); Erba da taggi (Pontedecimo); Erba rissa (Sarzana); Erba sanguignoea (Masone); Fenogina (Sella); Finugina (Altare); Meifuggioe (Valle Polcevera); Murfoeja (Ponti di Nava); Stagnasangue (Ormea). Piemonte: Ciancia d'Osta, Erba d'la tajura, Erba dij taj, Erba scaletta, Erba scareta, Erba scarita, Milafoei, Milfoie, Millefoei, Piancia d'Osta; Erba di fregg (Carpeneto); Scarita (Asti); Primo flour (Perrero). Lombardia: Zerla; Erba centfoei, Finoccella (Pavia); Erba tajaduza, Erba trementina (Brescia); Millefoei (Como). Veneto: Erba da tagi, Tagiola (Verona); Erba scargecca (Belluno); Stranudella (Treviso). Friuli: Jerbe marsine, Jerbe salvadorie, Jerbe taciade, Jerbe tajadore, Jerbe tajarole, Tajadore; Jerbe compagnole, Milefoglie, Paltagnò, Pelegnò, Stagnadora (Carnia). Emilia-Romagna: Achileja, Erba da v'turèn, Erba v'turena, Mellfoj, Zentfoj (Romagna); Erba de taj, Melfoj, Purpureina (Reggio); Erba formiga (Bologna). Toscana: Achillea, Erba da legnaiolo, Erba formica, Erba pennina, Millefoglie, Millefoglio, Sanguinella (Pisa); Erba del marchese (Val di Chiana); F'nociarola (Lunigiana). Abruzzi: Jerva de lu tajje, Jerva penda, Millefojje, Purpuriscia. Sicilia: Centufogghi, Erva farmicaria, Furmichedda, Middifogghiu, Millifogghiu. Sardegna: Erba de feridas, Erba de fertas.
Forma biologica e di crescita: emicriptofita scaposa, rizomatosa.
Tipo corologico: eurosiberiana.
Fenologia: fiore: V-X, frutto: VI-XI.
Limiti altitudinali: dal piano a 2200 m di altitudine.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese la specie è comune nelle regioni settentrionali, più rara nel resto del territorio.
Habitus: pianta erbacea, leggermente aromatica, piuttosto variabile, più o meno tomentosa, con rizoma orizzontale strisciante, gracile, non nodoso, dal quale si originano stoloni sotterranei rossastri e fusti eretti, solcati, del diametro superiore ai 2 mm, semplici o ramificati alla sommità, alti 20-100 cm, portanti nei 12 cm sotto l’infiorescenza 3-6 foglie.
Foglie: verde vivace, molli, più o meno tomentose, a contorno oblungo lanceolato, sono bi- o tripennatosette divise in strette lacinie intere o dentate, non disposte nello stesso piano, di lunghezza quasi uguale dalla base sin oltre la metà della foglia. Le foglie basali, lunghe 10-20 cm, sono picciolate, con rachide intero, largo 0,6-1,2 mm, stretto, leggermente alato, non dentato tra le divisioni; segmenti secondari lineari lanceolati, larghi 0,2-0,6 mm; le foglie cauline sono progressivamente più piccole e sessili.
Fiore: capolini piccoli, larghi 4-5 mm, raccolti in corimbi densi, appiattiti e più o meno grandi; ricettacolo piano, coperto di scaglie lineari lanceolate, trasparenti, carenate, apiculate; periclinio ovoide, a brattee più o meno pubescenti, ovali oblunghe, concave, con uno stretto margine scarioso scolorato o bruno ferrugineo. Fiori (flosculi) dimorfi, alla periferia del ricettacolo femminili, uniseriati, ligulati, composti da 5 ligule bianche raramente rosee, più brevi della metà dell’involucro, tridentate all’apice; al centro, ermafroditi, tubulosi, lunghi circa 2 mm, a tubo compresso, alato, con margine quinquedentato.
Frutto: acheni lunghi circa 1,5-2 mm, ovati od oblunghi, compressi, strettamente marginati, lisci, troncati all’apice e leggermente alati al margine e privi di pappo. Gli acheni di entrambi i flosculi sono simili, ma quelli dei flosculi tubulosi hanno un’ala più larga.
Polline: granuli pollinici arrotondato triangolari in vista polare, da circolari a ellittici in vista equatoriale; dimensioni: asse polare 30,2 (27-33) mµ, asse equatoriale 25,9 (24-27) mµ; aperture: tricolporati; esina: molto spessa, echinata, tectata (con columellae) e spine acute molto corte; intina sottile protuberante sotto i pori. Polline similare presente in varie specie della famiglia delle Asteracee. Il polline di achillea è rappresentativo della A-form (= achillea-form) per le Asteracee. Rappresenta la dimensione media (20-30 mµ) del polline di questo genere.
Numero cromosomico: 2n = 54.
Sottospecie e/o varietà: Achillea stricta Gremli (sinonimo Achillea millefolium ssp. magna Fiori). Tipo corologico dell’Europa centrale e meridionale. Numero cromosomico 2n = 54. Alta 20-80 cm, pianta da pubescente a glabrescente. Fusto munito nei 12 cm sotto l’infiorescenza di 2-6 foglie. Foglie basali larghe 3-7 cm. Rachide largo 1,2-2 mm, alato e con denti spaziati. Divisioni primarie pennatipartite. Fiori ligulati da rosa a porporini, raramente bianchi. Acheni lunghi 1,8-2,4 mm.
Achillea setacea Waldstein & Kitaibel (sinonimo Achillea millefolium ssp. setacea (Waldstein & Kitaibel) Celakovsky). Tipo corologico dell’Europa sudorientale. Numero cromosomico: 2n = 18. Alta 15-50 cm. Pianta generalmente vellutato lanosa. Fusto munito nei 12 cm sotto l’infiorescenza di 8-12 foglie. Foglie basali larghe 0,3-1 cm. Rachide delle foglie cauline largo 0,6-1 mm, né alato né dentato. Divisione delle foglie erette (non espanse), libere fino al rachide. Divisioni secondarie larghe alla base soltanto 0,1-0,3 mm, quasi setacee, mucronate. Fiori ligulati bianchi, raramente giallastri. Acheni lunghi 1-1,3 mm.
Il Millefoglio (o Achillea) è una pianta molto diffusa, a carattere polimorfico, e quindi considerata dai botanici "di difficile classificazione". Uno degli studi più approfonditi porta alla definizione di due sottospecie con 11 varietà. Altri tentativi (forse con esiti migliori) sono stati fatti tramite la citogenetica, i cui risultati devono però attendere ulteriori approfondimenti per questa specifica pianta. Tutta questa diversità nella pianta è il risultato di un processo evolutivo che da specie diploidi, abbastanza ben definite e separate, con successive e continue ibridazioni si sono prodotti modelli tetra- ed esaploidi sempre più incostanti e con caratteri intermedi sempre meno distinguibili. Dal punto di vista citogenetico la variante più comune è definita esaploide (2n = 54).
Pianta in coltivazione nei giardini sin dal XVI secolo e forse anche da prima. Ne esistono numerose varietà, tra le quali le più comunemente coltivate sono: la varietà Cerise Queen a ligule rosso ciliegia e la Kelwayi a ligule lilla rosato.
Habitat ed ecologia: prati poco umidi, pascoli, strade e cigli; nelle Alpi e negli Appennini preferisce i pascoli montani o le rupi umide. Non soffre la siccità o il freddo ma evita ambienti troppo umidi. Cresce in terreni di vario tipo, ma generalmente ricchi di azoto; molto frequente. Nei prati da fieno è una delle piante più persistenti. La sua rosetta basale sfugge, infatti, alla macchina falciatrice, che riesce a tagliarne soltanto le sommità, cosicché la pianta rimane e cresce di nuovo. Inoltre la persistenza e la diffusione di questa specie sono favorite dal fatto che il Millefoglio fiorisce dopo il taglio primaverile, mentre al taglio autunnale la maggior parte degli individui ha già prodotto i frutti.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: in genere si incontra come specie compagna all’interno delle praterie dei Festuco-Brometea erecti o in quelle dei Festuco-Seslerietea
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Ruderali (R).
IUCN: N.A.
Farmacopea: la droga è costituita dalle parti aeree della pianta, raccolte al tempo della fioritura, mondate degli scapi e seccate al sole; ha odore leggermente aromatico speciale e sapore pure aromatico ed amaro. Contiene una sostanza amara, achilleina, acido achilleico, un olio essenziale azzurro verdastro, di odore gradevole, simile a quello della camomilla, e di sapore caldo aromatico, mescolanza di cineolo (10%), pinene, limonene, tuione, borneolo, cariofillene, azulene, eteri dell’acido acetico, isovalerianico e formico, tracce di eugenolo; inoltre sostanze tanniche e mucillaginose e, nei fiori, acido propionico, nelle radici composti solforati volatili.
Il Millefoglio entra notoriamente nella preparazione di una quantità di pozioni, nella formula delle quali è associato a parecchie altre specie che hanno in comune con esso la proprietà di migliorare le condizioni generali della circolazione, agendo come antispasmodici con il sistema vascolare, di influenzare blandamente la funzione digestiva ed epatica, di accelerare il ricambio, di frenare le emorragie uterine, emorroidarie ed anche polmonari. In queste decozioni, che devono venire assorbite in varie riprese nel corso della giornata, la droga può, del resto, essere sostituita dal suo estratto fluido diluito.
La medicina popolare ha fatto largo uso del Millefoglio come antispasmodico, per aumentare la tonicità delle pareti gastrointestinali e stimolare la secrezione delle rispettive mucose, per regolare la funzione epatica, contro i disturbi del climaterio, per le cure primaverili depurative del sangue. E’ stato inoltre consigliato come antiemorroidario ed anche come emostatico nel caso di emorragie nasali, polmonari, intestinali, vescicali, uterine, quantunque manchi un controllo sufficiente di queste ultime indicazioni. Per uso esterno, medicazioni imbevute del succo della pianta fresca, si sono mostrate efficaci contro le ragadi del capezzolo, le emorroidi ulcerate, le varici ulcerate in genere e casi simili.
Curiosità: pianta già nota anche ai predecessori di Linneo: a Hieronymus Bock (1498-1554), che la cita nel suo erbario, a Gaspard Bauhin, che nel suo Pinax Theatri botanici (1623) la chiama “piccolo tanaceto bianco a odore di canfora”, e ad altri botanici del XVII secolo. Già nel 1640 Tournefort ne descrisse una specie originaria della Grecia che era coltivata nei giardini francesi e, nel 1765, John Hill (1716-177) ne poteva enumerare già una ventina di varietà coltivate in Inghilterra.
Secondo Linneo, nell’Europa settentrionale, il Millefoglio era usato come ingrediente al posto del luppolo per la produzione della birra, alla quale conferisce un particolare aroma amarognolo e con l’idea che impartisse alla bevanda maggior potere disintossicante; sembra tuttavia che quest’uso sia andato scomparendo. Nel secolo XVI i semi venivano usati per conservare i vini.
Nell’antichità, e sino al secolo XVIII, il Millefoglio era usato per disinfettare e rimarginare le ferite dei combattenti mescolandolo al grasso.
Antiche credenze: il Millefoglio era usato, soprattutto in Irlanda, per scacciare il malocchio e le malattie, per una speciale cura di bellezza e per proteggere contro le malignità del sesso opposto. In un canto gaelico, una donna dice:
Raccoglierò la verde Achillea
cosicché la mia figura possa essere più piena…
la mia voce più dolce…
le mie labbra come il succo della fragola…
Ferirò ogni uomo, ma nessun uomo potrà ferire me”.
I Celti lo usavano nelle cerimonie magiche. I Cinesi lo impiegavano oltre che nella cura dei morsi di cani e serpenti, nel rituale I Ching per predire il futuro.
Bibliografia:
AICHELE D., GOLTE-BECHTLE M., Che fiore è questo? Edizione Club degli Editori, Milano.
BONI U., PATRI G., Scoprire, riconoscere, usare le erbe, Edizione Mondolibri SpA, Milano, 2000.
CANDAN F, UNLU M., TEPE B, DAFERERA D., POLISSIOU M., SÖKMEN A., AKPULAT HA., Antioxidant and antimicrobial activity of the essential oil and methanol extracts of Achillea millefolium subsp. millefolium Afan. (Asteraceae). J Ethnopharmacol., 87(2-3):215-220, 2003.
DELLA BEFFA M.T., Fiori di campo (Conoscere, riconoscere e osservare tutte le specie di fiori selvatici più noti), Istituto Geografico De Agostini SpA, Novara, 1999.
FERRARI C., Guida pratica ai fiori spontanei in Italia, Edizione italiana, VI ristampa febbraio 2001, Camuzzi Editoriale SpA Milano, licenziataria di The Reader’s Digest Association, Inc.
LAUBER K., WAGNER G., Flora Helvetica (Flore illustrée de Suisse), 2ème édition, Editions Paul Haupt, 2001.
NEGRI G., Nuovo erbario figurato (Descrizione e proprietà delle piante medicinali e velenose della flora italiana), V edizione, Ulrico Hoepli, Milano1991.
PIZZETTI I., Enciclopedia dei Fiori e del Giardino, Garzanti Editore, I edizione, 1998.
www.polleninfo.org
www.dryades.eu
Sinonimi: Achillea borealis Bong., Achillea lanulosa Nutt.
Nomi volgari: Achillea, Erba formica, Millefoglio, Sanguinella (italiano). Liguria: Milfueglia; Camamilla de prà, Camamilla sarvaega (Porto Maurizio); Erba da sento taggi, Miefoeje (Ronco); Erba da taggi (Pontedecimo); Erba rissa (Sarzana); Erba sanguignoea (Masone); Fenogina (Sella); Finugina (Altare); Meifuggioe (Valle Polcevera); Murfoeja (Ponti di Nava); Stagnasangue (Ormea). Piemonte: Ciancia d'Osta, Erba d'la tajura, Erba dij taj, Erba scaletta, Erba scareta, Erba scarita, Milafoei, Milfoie, Millefoei, Piancia d'Osta; Erba di fregg (Carpeneto); Scarita (Asti); Primo flour (Perrero). Lombardia: Zerla; Erba centfoei, Finoccella (Pavia); Erba tajaduza, Erba trementina (Brescia); Millefoei (Como). Veneto: Erba da tagi, Tagiola (Verona); Erba scargecca (Belluno); Stranudella (Treviso). Friuli: Jerbe marsine, Jerbe salvadorie, Jerbe taciade, Jerbe tajadore, Jerbe tajarole, Tajadore; Jerbe compagnole, Milefoglie, Paltagnò, Pelegnò, Stagnadora (Carnia). Emilia-Romagna: Achileja, Erba da v'turèn, Erba v'turena, Mellfoj, Zentfoj (Romagna); Erba de taj, Melfoj, Purpureina (Reggio); Erba formiga (Bologna). Toscana: Achillea, Erba da legnaiolo, Erba formica, Erba pennina, Millefoglie, Millefoglio, Sanguinella (Pisa); Erba del marchese (Val di Chiana); F'nociarola (Lunigiana). Abruzzi: Jerva de lu tajje, Jerva penda, Millefojje, Purpuriscia. Sicilia: Centufogghi, Erva farmicaria, Furmichedda, Middifogghiu, Millifogghiu. Sardegna: Erba de feridas, Erba de fertas.
Forma biologica e di crescita: emicriptofita scaposa, rizomatosa.
Tipo corologico: eurosiberiana.
Fenologia: fiore: V-X, frutto: VI-XI.
Limiti altitudinali: dal piano a 2200 m di altitudine.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese la specie è comune nelle regioni settentrionali, più rara nel resto del territorio.
Habitus: pianta erbacea, leggermente aromatica, piuttosto variabile, più o meno tomentosa, con rizoma orizzontale strisciante, gracile, non nodoso, dal quale si originano stoloni sotterranei rossastri e fusti eretti, solcati, del diametro superiore ai 2 mm, semplici o ramificati alla sommità, alti 20-100 cm, portanti nei 12 cm sotto l’infiorescenza 3-6 foglie.
Foglie: verde vivace, molli, più o meno tomentose, a contorno oblungo lanceolato, sono bi- o tripennatosette divise in strette lacinie intere o dentate, non disposte nello stesso piano, di lunghezza quasi uguale dalla base sin oltre la metà della foglia. Le foglie basali, lunghe 10-20 cm, sono picciolate, con rachide intero, largo 0,6-1,2 mm, stretto, leggermente alato, non dentato tra le divisioni; segmenti secondari lineari lanceolati, larghi 0,2-0,6 mm; le foglie cauline sono progressivamente più piccole e sessili.
Fiore: capolini piccoli, larghi 4-5 mm, raccolti in corimbi densi, appiattiti e più o meno grandi; ricettacolo piano, coperto di scaglie lineari lanceolate, trasparenti, carenate, apiculate; periclinio ovoide, a brattee più o meno pubescenti, ovali oblunghe, concave, con uno stretto margine scarioso scolorato o bruno ferrugineo. Fiori (flosculi) dimorfi, alla periferia del ricettacolo femminili, uniseriati, ligulati, composti da 5 ligule bianche raramente rosee, più brevi della metà dell’involucro, tridentate all’apice; al centro, ermafroditi, tubulosi, lunghi circa 2 mm, a tubo compresso, alato, con margine quinquedentato.
Frutto: acheni lunghi circa 1,5-2 mm, ovati od oblunghi, compressi, strettamente marginati, lisci, troncati all’apice e leggermente alati al margine e privi di pappo. Gli acheni di entrambi i flosculi sono simili, ma quelli dei flosculi tubulosi hanno un’ala più larga.
Polline: granuli pollinici arrotondato triangolari in vista polare, da circolari a ellittici in vista equatoriale; dimensioni: asse polare 30,2 (27-33) mµ, asse equatoriale 25,9 (24-27) mµ; aperture: tricolporati; esina: molto spessa, echinata, tectata (con columellae) e spine acute molto corte; intina sottile protuberante sotto i pori. Polline similare presente in varie specie della famiglia delle Asteracee. Il polline di achillea è rappresentativo della A-form (= achillea-form) per le Asteracee. Rappresenta la dimensione media (20-30 mµ) del polline di questo genere.
Numero cromosomico: 2n = 54.
Sottospecie e/o varietà: Achillea stricta Gremli (sinonimo Achillea millefolium ssp. magna Fiori). Tipo corologico dell’Europa centrale e meridionale. Numero cromosomico 2n = 54. Alta 20-80 cm, pianta da pubescente a glabrescente. Fusto munito nei 12 cm sotto l’infiorescenza di 2-6 foglie. Foglie basali larghe 3-7 cm. Rachide largo 1,2-2 mm, alato e con denti spaziati. Divisioni primarie pennatipartite. Fiori ligulati da rosa a porporini, raramente bianchi. Acheni lunghi 1,8-2,4 mm.
Achillea setacea Waldstein & Kitaibel (sinonimo Achillea millefolium ssp. setacea (Waldstein & Kitaibel) Celakovsky). Tipo corologico dell’Europa sudorientale. Numero cromosomico: 2n = 18. Alta 15-50 cm. Pianta generalmente vellutato lanosa. Fusto munito nei 12 cm sotto l’infiorescenza di 8-12 foglie. Foglie basali larghe 0,3-1 cm. Rachide delle foglie cauline largo 0,6-1 mm, né alato né dentato. Divisione delle foglie erette (non espanse), libere fino al rachide. Divisioni secondarie larghe alla base soltanto 0,1-0,3 mm, quasi setacee, mucronate. Fiori ligulati bianchi, raramente giallastri. Acheni lunghi 1-1,3 mm.
Il Millefoglio (o Achillea) è una pianta molto diffusa, a carattere polimorfico, e quindi considerata dai botanici "di difficile classificazione". Uno degli studi più approfonditi porta alla definizione di due sottospecie con 11 varietà. Altri tentativi (forse con esiti migliori) sono stati fatti tramite la citogenetica, i cui risultati devono però attendere ulteriori approfondimenti per questa specifica pianta. Tutta questa diversità nella pianta è il risultato di un processo evolutivo che da specie diploidi, abbastanza ben definite e separate, con successive e continue ibridazioni si sono prodotti modelli tetra- ed esaploidi sempre più incostanti e con caratteri intermedi sempre meno distinguibili. Dal punto di vista citogenetico la variante più comune è definita esaploide (2n = 54).
Pianta in coltivazione nei giardini sin dal XVI secolo e forse anche da prima. Ne esistono numerose varietà, tra le quali le più comunemente coltivate sono: la varietà Cerise Queen a ligule rosso ciliegia e la Kelwayi a ligule lilla rosato.
Habitat ed ecologia: prati poco umidi, pascoli, strade e cigli; nelle Alpi e negli Appennini preferisce i pascoli montani o le rupi umide. Non soffre la siccità o il freddo ma evita ambienti troppo umidi. Cresce in terreni di vario tipo, ma generalmente ricchi di azoto; molto frequente. Nei prati da fieno è una delle piante più persistenti. La sua rosetta basale sfugge, infatti, alla macchina falciatrice, che riesce a tagliarne soltanto le sommità, cosicché la pianta rimane e cresce di nuovo. Inoltre la persistenza e la diffusione di questa specie sono favorite dal fatto che il Millefoglio fiorisce dopo il taglio primaverile, mentre al taglio autunnale la maggior parte degli individui ha già prodotto i frutti.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: in genere si incontra come specie compagna all’interno delle praterie dei Festuco-Brometea erecti o in quelle dei Festuco-Seslerietea
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Ruderali (R).
IUCN: N.A.
Farmacopea: la droga è costituita dalle parti aeree della pianta, raccolte al tempo della fioritura, mondate degli scapi e seccate al sole; ha odore leggermente aromatico speciale e sapore pure aromatico ed amaro. Contiene una sostanza amara, achilleina, acido achilleico, un olio essenziale azzurro verdastro, di odore gradevole, simile a quello della camomilla, e di sapore caldo aromatico, mescolanza di cineolo (10%), pinene, limonene, tuione, borneolo, cariofillene, azulene, eteri dell’acido acetico, isovalerianico e formico, tracce di eugenolo; inoltre sostanze tanniche e mucillaginose e, nei fiori, acido propionico, nelle radici composti solforati volatili.
Il Millefoglio entra notoriamente nella preparazione di una quantità di pozioni, nella formula delle quali è associato a parecchie altre specie che hanno in comune con esso la proprietà di migliorare le condizioni generali della circolazione, agendo come antispasmodici con il sistema vascolare, di influenzare blandamente la funzione digestiva ed epatica, di accelerare il ricambio, di frenare le emorragie uterine, emorroidarie ed anche polmonari. In queste decozioni, che devono venire assorbite in varie riprese nel corso della giornata, la droga può, del resto, essere sostituita dal suo estratto fluido diluito.
La medicina popolare ha fatto largo uso del Millefoglio come antispasmodico, per aumentare la tonicità delle pareti gastrointestinali e stimolare la secrezione delle rispettive mucose, per regolare la funzione epatica, contro i disturbi del climaterio, per le cure primaverili depurative del sangue. E’ stato inoltre consigliato come antiemorroidario ed anche come emostatico nel caso di emorragie nasali, polmonari, intestinali, vescicali, uterine, quantunque manchi un controllo sufficiente di queste ultime indicazioni. Per uso esterno, medicazioni imbevute del succo della pianta fresca, si sono mostrate efficaci contro le ragadi del capezzolo, le emorroidi ulcerate, le varici ulcerate in genere e casi simili.
Curiosità: pianta già nota anche ai predecessori di Linneo: a Hieronymus Bock (1498-1554), che la cita nel suo erbario, a Gaspard Bauhin, che nel suo Pinax Theatri botanici (1623) la chiama “piccolo tanaceto bianco a odore di canfora”, e ad altri botanici del XVII secolo. Già nel 1640 Tournefort ne descrisse una specie originaria della Grecia che era coltivata nei giardini francesi e, nel 1765, John Hill (1716-177) ne poteva enumerare già una ventina di varietà coltivate in Inghilterra.
Secondo Linneo, nell’Europa settentrionale, il Millefoglio era usato come ingrediente al posto del luppolo per la produzione della birra, alla quale conferisce un particolare aroma amarognolo e con l’idea che impartisse alla bevanda maggior potere disintossicante; sembra tuttavia che quest’uso sia andato scomparendo. Nel secolo XVI i semi venivano usati per conservare i vini.
Nell’antichità, e sino al secolo XVIII, il Millefoglio era usato per disinfettare e rimarginare le ferite dei combattenti mescolandolo al grasso.
Antiche credenze: il Millefoglio era usato, soprattutto in Irlanda, per scacciare il malocchio e le malattie, per una speciale cura di bellezza e per proteggere contro le malignità del sesso opposto. In un canto gaelico, una donna dice:
Raccoglierò la verde Achillea
cosicché la mia figura possa essere più piena…
la mia voce più dolce…
le mie labbra come il succo della fragola…
Ferirò ogni uomo, ma nessun uomo potrà ferire me”.
I Celti lo usavano nelle cerimonie magiche. I Cinesi lo impiegavano oltre che nella cura dei morsi di cani e serpenti, nel rituale I Ching per predire il futuro.
Bibliografia:
AICHELE D., GOLTE-BECHTLE M., Che fiore è questo? Edizione Club degli Editori, Milano.
BONI U., PATRI G., Scoprire, riconoscere, usare le erbe, Edizione Mondolibri SpA, Milano, 2000.
CANDAN F, UNLU M., TEPE B, DAFERERA D., POLISSIOU M., SÖKMEN A., AKPULAT HA., Antioxidant and antimicrobial activity of the essential oil and methanol extracts of Achillea millefolium subsp. millefolium Afan. (Asteraceae). J Ethnopharmacol., 87(2-3):215-220, 2003.
DELLA BEFFA M.T., Fiori di campo (Conoscere, riconoscere e osservare tutte le specie di fiori selvatici più noti), Istituto Geografico De Agostini SpA, Novara, 1999.
FERRARI C., Guida pratica ai fiori spontanei in Italia, Edizione italiana, VI ristampa febbraio 2001, Camuzzi Editoriale SpA Milano, licenziataria di The Reader’s Digest Association, Inc.
LAUBER K., WAGNER G., Flora Helvetica (Flore illustrée de Suisse), 2ème édition, Editions Paul Haupt, 2001.
NEGRI G., Nuovo erbario figurato (Descrizione e proprietà delle piante medicinali e velenose della flora italiana), V edizione, Ulrico Hoepli, Milano1991.
PIZZETTI I., Enciclopedia dei Fiori e del Giardino, Garzanti Editore, I edizione, 1998.
www.polleninfo.org
www.dryades.eu