Cirsium eriophorum (L.) Scop.
(a cura di Giuseppe Laino)
Etimologia: l’epiteto del genere è il nome di origine greca kirsos = “varice”; da questa radice è in seguito derivata la denominazione kirsion, termine che sembra sia servito anticamente ad identificare una pianta usata per curare questo tipo di malattia e, in ultimo, da questa parola il botanico francese Tournefort (1656-1708) ha ricavato il nome Cirsium per l’attuale genere. L’epiteto specifico è il termine greco eriophorum composto da due parole: la prima parte, erion = “lana, pelosità biancastra”, e la seconda, phrein = “portare” con le quali si allude all’aspetto del capolino prima dell’antesi che ricorda quello di un gomitolo o batuffolo di lana bianca.
Sinonimi: Carduus eriophorus L. (1753), Cirsium vandasii Petr., Cirsium chatenieri Legrand, Cirsium eriocephalum Wallr. (1840), Cirsium eriophorum (L.) Scop. ssp britannicum Petr., Cirsium eriophorum (L.) Scop. ssp chatenieri (Legrand) P. Fourn., Cirsium eriophorum (L.) Scop. ssp dinaricum (Vandas) Petr., Cirsium eriophorum (L.) Scop. ssp velenovskyi (Vandas) Petr., Cirsium globiferum Gandoger (1875), Cirsium montosicola Gandoger (1884), Cirsium morettianum Nyman (1855), Cirsium oviforme Gandoger (1875), Cirsium pium Gandoger (1884), Cirsium schistincola Gandoger (1884), Cirsium vandasii Petrak (1910), Cnicus eriophorus (L.) Roth, Cnicus eriophorus (L.) Roth ssp eriophorus (1788).
Nomi volgari: Cardo scardaccio, Cardo lanoso, Cardo canuto, Cirsio erioforo, Cirsio lanoso, Scardaccio (italiano). Friuli: Gnau; Buralze (Carnia). Toscana: Cardo scardaccio.
Forma biologica e di crescita: emicriptofita bienne.
Tipo corologico: Europa temperata: dalla Francia all’Ucraina e nelle zone calde montane dell’Europa meridionale. Diffusa su tutte le montagne europee: Pirenei, Alpi, Appennini, Carpazi, Balcani, Scozia. Nell'Europa orientale e settentrionale si trova anche a basse altitudini.
Fenologia: fiore: VI-IX, frutto: VIII-X, diaspora: IX-XI
Limiti altitudinali: da 300 a 1800 m di altitudine.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese è una specie comune nelle regioni settentrionali, più rara nell’Appennino settentrionale, sporadico nel Lazio.
Habitus: pianta biennale molto robusta, alta 50-60 cm (può raggiungere in qualche caso anche i 2 m), con robusto rizoma e fusti eretti, cilindrici, striati, coperti da una lanugine bianco tomentosa, semplici o poco ramificati.
Foglie: le foglie inferiori, lunghe mediamente 10-30 cm con zona centrale indivisa larga 1-1,5 cm, sono alterne, sessili o quasi amplessicauli, pennatifide (o pennatopartite) divise in lacinie (in numero massimo di 6 per lato) lineari o lanceolato acute e distanziate, larghe 1-1,5 cm e lunghe 3-4 cm, con due lobi uno rivolto verso il basso e l’altro verso l’alto, terminanti con una spina rigida gialla all’apice. La lamina fogliare è verde e ispido setolosa sulla pagina superiore, bianco tomentosa su quella inferiore. Anche il margine, revoluto, della lamina presenta delle spinule lunghe 2-3 mm. A differenza di altre specie del genere in questa le foglie non sono decorrenti.
Fiore: l'infiorescenza è formata da un capolino terminale largo 5-7 cm, normalmente solitario ma molto grande, di forma globosa, con foglie bratteali (da 2 a 4) patenti che però di norma non superano l’altezza del capolino. L'involucro, largo 3-4 cm e alto 2,5 cm, è composto da numerose brattee (squame) ovato acuminate larghe 1,5-2 mm, lunghe 20-35 mm, dotate di spine all'apice lunghe 2-3 mm. Anche questa parte della pianta è coperta da una lanugine bianco tomentosa simile ad una ragnatela. Fiori tutti tubulosi che emergono dall'involucro sotto forma di un largo pennello, ermafroditi, tetraciclici (calice, corolla, androceo, gineceo) e pentameri. Calice con sepali ridotti al minimo. La corolla, larga 30-45 mm, con tubo dei fiori lungo 18-27 mm, gola di 6-9 mm e lobi di 6-9 mm, è purpurea o rosso violacea o rosa scuro (raramente bianca). Androceo con 5 stami. Gineceo con due carpelli che formano un ovario
infero uniloculare; lo stilo ha uno stimma bifido che sporge notevolmente dalla corolla.
Frutto: il frutto è un achenio cilindrico con pappo piumoso, lungo 20-30 mm, formato da molte file di peli barbosi riuniti alla base.
Polline: granuli pollinici monadi, di medie dimensioni (26-50 mµ), sferoidali; perimetro in vista equatoriale: circolare; tricolporati; esina: echinata-microreticulata, eutectata. L’impollinazione è entomofila, tramite farfalle diurne e notturne (lepidotteri, falene e coleotteri) e api.
Numero cromosomico: 2n = 34.
Sottospecie e/o varietà: Cirsium eriophorum (L.) Scop. ssp spathulatum (Moretti) Ces. Sinonimi: Cirsium spathulatum (Moretti), Gaudin (1829), Cnicus eriophorus (L.) Roth ssp spathulatus (Moretti) Arcangeli (1882), Cnicus spathulatus Moretti in Brugnat (1822). Nomi volgari: Cardo scardaccio spatolato, Cirsio erioforo spatolato, Scardaccio spatolato. Vegeta negli stessi ambienti. Si differenzia per l’involucro glabro o poco ragnateloso, per le brattee involucrali glabrescenti, dilatate all’estremità in una appendice spatolata, cigliato pettinata.
Habitat ed ecologia: luoghi incolti, radure boschive, sentieri di montagna e luoghi frequentati dal bestiame. La pianta preferisce un substrato calcareo e zone a mezz'ombra. Pianta sinantropa (è facile reperirla frequentemente all'interno dei recinti degli animali).
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: Artemisietea vulgaris
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Ruderali (R).
IUCN: N.A.
Farmacopea: nessun utilizzo farmacologico noto.
Usi: l'utilizzo alimentare per questa pianta è circoscritto ai fiori, alle foglie e al fusto. I ricettacoli, raccolti molto presto, cotti, possono essere consumati come gli asparagi o i carciofi. Commestibile anche il fusto se, dopo averlo pelato, lo si tiene a lungo in un bagno di acqua per togliere l'amaro.
Bibliografia:
DELLA BEFFA M. T., Fiori di montagna (Conoscere, riconoscere e osservare tutte le specie di fiori alpini più diffusi), Istituto Geografico De Agostini SpA, Novara, 1998.
HALBRITTER H., Cirsium eriophorum. In: BUCHNER R. & WEBER M. (2000 onwards). PalDat - a palynological database: Descriptions, illustrations, identification, and information retrieval.
LAUBER K., WAGNER G., Flora Helvetica (Flore illustrée de Suisse), 2ème édition, Editions Paul Haupt, 2001.
TOFTS R. Cirsium eriophorum (L.) Scop. (Carduus eriophorus L.; Cnicus eriophorus (L.) Roth) Journal of Ecology, 87, 3, 529-542,1999
www.dryades.eu
www.paldat.org
Sinonimi: Carduus eriophorus L. (1753), Cirsium vandasii Petr., Cirsium chatenieri Legrand, Cirsium eriocephalum Wallr. (1840), Cirsium eriophorum (L.) Scop. ssp britannicum Petr., Cirsium eriophorum (L.) Scop. ssp chatenieri (Legrand) P. Fourn., Cirsium eriophorum (L.) Scop. ssp dinaricum (Vandas) Petr., Cirsium eriophorum (L.) Scop. ssp velenovskyi (Vandas) Petr., Cirsium globiferum Gandoger (1875), Cirsium montosicola Gandoger (1884), Cirsium morettianum Nyman (1855), Cirsium oviforme Gandoger (1875), Cirsium pium Gandoger (1884), Cirsium schistincola Gandoger (1884), Cirsium vandasii Petrak (1910), Cnicus eriophorus (L.) Roth, Cnicus eriophorus (L.) Roth ssp eriophorus (1788).
Nomi volgari: Cardo scardaccio, Cardo lanoso, Cardo canuto, Cirsio erioforo, Cirsio lanoso, Scardaccio (italiano). Friuli: Gnau; Buralze (Carnia). Toscana: Cardo scardaccio.
Forma biologica e di crescita: emicriptofita bienne.
Tipo corologico: Europa temperata: dalla Francia all’Ucraina e nelle zone calde montane dell’Europa meridionale. Diffusa su tutte le montagne europee: Pirenei, Alpi, Appennini, Carpazi, Balcani, Scozia. Nell'Europa orientale e settentrionale si trova anche a basse altitudini.
Fenologia: fiore: VI-IX, frutto: VIII-X, diaspora: IX-XI
Limiti altitudinali: da 300 a 1800 m di altitudine.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese è una specie comune nelle regioni settentrionali, più rara nell’Appennino settentrionale, sporadico nel Lazio.
Habitus: pianta biennale molto robusta, alta 50-60 cm (può raggiungere in qualche caso anche i 2 m), con robusto rizoma e fusti eretti, cilindrici, striati, coperti da una lanugine bianco tomentosa, semplici o poco ramificati.
Foglie: le foglie inferiori, lunghe mediamente 10-30 cm con zona centrale indivisa larga 1-1,5 cm, sono alterne, sessili o quasi amplessicauli, pennatifide (o pennatopartite) divise in lacinie (in numero massimo di 6 per lato) lineari o lanceolato acute e distanziate, larghe 1-1,5 cm e lunghe 3-4 cm, con due lobi uno rivolto verso il basso e l’altro verso l’alto, terminanti con una spina rigida gialla all’apice. La lamina fogliare è verde e ispido setolosa sulla pagina superiore, bianco tomentosa su quella inferiore. Anche il margine, revoluto, della lamina presenta delle spinule lunghe 2-3 mm. A differenza di altre specie del genere in questa le foglie non sono decorrenti.
Fiore: l'infiorescenza è formata da un capolino terminale largo 5-7 cm, normalmente solitario ma molto grande, di forma globosa, con foglie bratteali (da 2 a 4) patenti che però di norma non superano l’altezza del capolino. L'involucro, largo 3-4 cm e alto 2,5 cm, è composto da numerose brattee (squame) ovato acuminate larghe 1,5-2 mm, lunghe 20-35 mm, dotate di spine all'apice lunghe 2-3 mm. Anche questa parte della pianta è coperta da una lanugine bianco tomentosa simile ad una ragnatela. Fiori tutti tubulosi che emergono dall'involucro sotto forma di un largo pennello, ermafroditi, tetraciclici (calice, corolla, androceo, gineceo) e pentameri. Calice con sepali ridotti al minimo. La corolla, larga 30-45 mm, con tubo dei fiori lungo 18-27 mm, gola di 6-9 mm e lobi di 6-9 mm, è purpurea o rosso violacea o rosa scuro (raramente bianca). Androceo con 5 stami. Gineceo con due carpelli che formano un ovario
infero uniloculare; lo stilo ha uno stimma bifido che sporge notevolmente dalla corolla.
Frutto: il frutto è un achenio cilindrico con pappo piumoso, lungo 20-30 mm, formato da molte file di peli barbosi riuniti alla base.
Polline: granuli pollinici monadi, di medie dimensioni (26-50 mµ), sferoidali; perimetro in vista equatoriale: circolare; tricolporati; esina: echinata-microreticulata, eutectata. L’impollinazione è entomofila, tramite farfalle diurne e notturne (lepidotteri, falene e coleotteri) e api.
Numero cromosomico: 2n = 34.
Sottospecie e/o varietà: Cirsium eriophorum (L.) Scop. ssp spathulatum (Moretti) Ces. Sinonimi: Cirsium spathulatum (Moretti), Gaudin (1829), Cnicus eriophorus (L.) Roth ssp spathulatus (Moretti) Arcangeli (1882), Cnicus spathulatus Moretti in Brugnat (1822). Nomi volgari: Cardo scardaccio spatolato, Cirsio erioforo spatolato, Scardaccio spatolato. Vegeta negli stessi ambienti. Si differenzia per l’involucro glabro o poco ragnateloso, per le brattee involucrali glabrescenti, dilatate all’estremità in una appendice spatolata, cigliato pettinata.
Habitat ed ecologia: luoghi incolti, radure boschive, sentieri di montagna e luoghi frequentati dal bestiame. La pianta preferisce un substrato calcareo e zone a mezz'ombra. Pianta sinantropa (è facile reperirla frequentemente all'interno dei recinti degli animali).
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: Artemisietea vulgaris
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Ruderali (R).
IUCN: N.A.
Farmacopea: nessun utilizzo farmacologico noto.
Usi: l'utilizzo alimentare per questa pianta è circoscritto ai fiori, alle foglie e al fusto. I ricettacoli, raccolti molto presto, cotti, possono essere consumati come gli asparagi o i carciofi. Commestibile anche il fusto se, dopo averlo pelato, lo si tiene a lungo in un bagno di acqua per togliere l'amaro.
Bibliografia:
DELLA BEFFA M. T., Fiori di montagna (Conoscere, riconoscere e osservare tutte le specie di fiori alpini più diffusi), Istituto Geografico De Agostini SpA, Novara, 1998.
HALBRITTER H., Cirsium eriophorum. In: BUCHNER R. & WEBER M. (2000 onwards). PalDat - a palynological database: Descriptions, illustrations, identification, and information retrieval.
LAUBER K., WAGNER G., Flora Helvetica (Flore illustrée de Suisse), 2ème édition, Editions Paul Haupt, 2001.
TOFTS R. Cirsium eriophorum (L.) Scop. (Carduus eriophorus L.; Cnicus eriophorus (L.) Roth) Journal of Ecology, 87, 3, 529-542,1999
www.dryades.eu
www.paldat.org