Matricaria chamomilla L.

← Torna alla tua ricerca

Asteraceae - Matricaria chamomilla L.; Pignatti 1982: n. 3984; Matricaria chamomilla L.
Plant List: accettato
Famiglia, nome latino per esteso Matricaria chamomilla L.
(a cura di Giuseppe Laino)

Etimologia: l’epiteto del genere deriva dal latino mater = “madre” [Cicerone, Virgilio] o matrix = “femmina, riproduttrice, genitrice, progenitrice” [Varrone et al.] (con allusione al fatto che veniva somministrata alle donne partorienti perché si sosteneva che avesse un’azione benefica sulla muscolatura delle partorienti). L’epiteto specifico deriva dal greco khamáimelon = “melo terrestre” composto da khamai = a terra, a livello del suolo” (in latino chamae-, primo componente di vari termini che indicano piante nane) + mélon = “mela” (con allusione al profumo della pianta molto simile a quello di alcune varietà di mele). Interpretazione che trova riscontro nel fatto che gli spagnoli chiamano la specie Manzanilla = “piccola mela”.
Sinonimi: Matricaria recutita (L.) Rauschert.
Nomi volgari: Camomilla, Camomilla comune, Camomilla vera, Capomilla (italiano). Liguria: Camamilla romana, Marià (Porto Maurizio); Camemilla (Genova). Piemonte: Camamia, Camamilla, Erba d' l bagagias; Caramia (Asti); Caramillo (Val S. Martino). Lombardia: Camamela. Veneto: Camamilla (Treviso); Margarita, Samariza (Verona). Friuli: Camamile; Camamilia (Carnia). Emilia-Romagna: Camamella (Reggio); Camomella (Modena); Camomella, Matria, Matricaria, Matricheria (Romagna). Toscana: Amareggiola, Amarella, Antemide, Camamilla, Camomilla, Camumilla, Capomilla, Caprimilla, Capumilla, Erba Maria. Marche: Capomilla. Abruzzi: Cambumilla, Capumilla. Campania: Cambomilla, Campomilla. Basilicata: Combomilla, Comomilla (Potenza). Calabria: Calumiddra, Camomija. Sicilia: Aumidda, Cacumidda, Calumidda, Calumidda di campagna, Camumidda, Caumidda, Gagumidda, Umidda; Cirumidda (Modica). Sardegna: Caboniglia, Camamilla, Crabumiglia; Capomilla (Nuoro).
Forma biologica e di crescita: terofita scaposa.
Tipo corologico: probabilmente originaria dell’Asia orientale, divenuta subcosmopolita, coltivata e naturalizzata in quasi tutti i continenti.
Fenologia: fiore: V-VIII, frutto: VI-IX.
Limiti altitudinali: dal piano 1800 m di altitudine.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese è specie infestante in tutto il territorio continentale e insulare; anche coltivata.
Habitus: erbacea annuale, intensamente aromatica, verde, glabra, con radice a fittone, alta fino a 50 cm nelle piante spontanee e fino a 80 cm in quelle coltivate, con fusti eretti o ascendenti, striati, spesso ramificati.
Foglie: le sfoglie, lunghe 3-5 cm, sono sessili e inserite alternatamente sul fusto, con contorno più o meno ovale lanceolato; lamina bi- o tripennatosetta con lacinie strettamente lineari-setacee, divergenti, non più larghe di 0,5 mm, terminate da un mucrone (cioè da un piccola punta).
Fiore:
capolini piccoli (15-22 mm) e poco numerosi, portati da lunghi peduncoli nudi, raccolti in infiorescenze lasse corimbiformi; ricettacolo conico e cavo internamente; involucro campanulato con brattee embriciate, poco disuguali, oblunghe ottuse, giallastre, intere alla sommità e con largo margine scarioso. Fiori dimorfi, i periferici femminili, uniseriati, ligulati, con ligula bianca, ellittico oblunga, bisolcata, tridentata, riflessa a fine fioritura; i centrali ermafroditi, tubulosi, con tubo cilindrico, tumido alla base, tetra- penta lobati, gialli; antere non caudate, con appendice triangolare acuta all’apice, ramificazioni dello stilo senza appendici.
Frutto:
il frutto è un achenio molto piccolo, lungo 1-2 mm, privo di pappo, subcilindrico, un po’ arcuato, con 5 coste filiformi sulla faccia interna, mentre l’esterna è liscia e sormontata da una corona membranosa obliqua, assai corta e denticolata.
Polline:
granuli pollinici monadi, radiosimmetrici, isopolari; perimetro in visione polare subtriangolari, pticotremi, in visione equatoriale: circolari 57%, subcircolari 43%; forma: oblato sferoidali 67%, prolato sferoidali 33%; trizonocolporati; aperture: ora, prevalentemente lolongati – colpi, fusiformi a margini ondulati; esina: tectata, perforata, con spinae e columellae infratectali; dimensioni: asse polare 23 (20) 17 mµ, asse equatoriale 21 (20) 18 mµ. L’impollinazione è entomofila.
Numero cromosomico: 2n = 18.
Sottospecie e/o varietà: nessuna.
Habitat ed ecologia: pianta molto diffusa nei campi arati e lungo le strade; normalmente in terreni argillosi, ricchi di elementi nutritivi e di azoto; calcofoba (evita i terreni calcarei)..
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: Stellarietea mediae.
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Stress tolleranti (S) + Ruderali (R).
IUCN: N.A.
Farmacopea:
sono officinali i fiori (Chamomillae communis flores F.I.) che vengono colti direttamente dalla pianta, mondati dei peduncoli e seccati rapidamente all’aria e all’ombra o in speciali essiccatoi. Hanno odore aromatico gradevole e sapore pure aromatico ed amaro. Contengono un’essenza caratteristica (0,53-0,57%), liquido azzurrognolo, poi rosso brunastro, di odore gradevole speciale, di sapore aromatico caldo, mescolanza di un sesquiterpene e di un idrocarburo (azulene), che sembra tuttavia mettersi in libertà durante la distillazione, un glucoside (apigenina, 3%), un principio amaro (acido antemico), colina, inosite, taraxasterolo, sostanze resinose e pectiche, acido propionico, caprilico, ottilico, salicilico, stearico, cerilico, palmitico, oleico, linolico, ecc.
Il principio attivo si ritiene sia l’azulene e, grazie ad esso, la Camomilla costituisce il rimedio calmante tipico, sia dei fatti nevralgici – nevralgia del trigemino e in particolare odontalgie, del nervo sciatico, dolori reumatici generalizzati, mialgie (lombaggine, torcicollo) – sia dei fenomeni spastici che si manifestano nell’ambito dell’apparato gastrointestinale e dei suoi annessi e degli organi del bacino (crampi dello stomaco, gastrite, enterite, costipazione spastica, ed inoltre dismenorrea, metrorragia), con la possibilità di ricorrere, nei casi molto vari che si presentano, oltre che alla somministrazione orale, anche all’uso dei preparati di Camomilla per irrigazioni, nebulizzazioni, colluttori, colliri, rispettivamente per la cura delle cavità accessibili del bacino, dell’apparato respiratorio e dei suoi annessi e della mucosa congiuntivale.
Leclerc osserva, per quanto riguarda la somministrazione orale, che spesso l’infuso di Camomilla riesce inefficace perché troppo debole e che la dose non deve essere inferiore ad un cucchiaio da tavola di fiori per una tazza d’acqua bollente, né il contatto prolungato per meno di un’ora, filtrando poi
con un panno e applicando una leggera pressione; anche Kosch prescrive 5 cucchiaini da tè di droga per una tazza e la durata dell’infusione per 8 ore, somministrando giornalmente due tazze dell’infuso. Poiché l’infusione così concentrata ha gusto sgradevole, essa può essere convenientemente sostituita con la polvere (4 g in 6 dosi in ostia); ad ogni modo il rimedio deve essere preso lontano dai pasti.
La constatazione ripetuta dell’influenza sedativa esercitata dall’azulene
direttamente sui processi infiammatori e forse anche di un’azione analgesica dei glucosidi contenuti nella droga sulle terminazioni nervose, spiega l’efficacia delle medicazioni esterne a base di Camomilla, sia nelle forme suaccennate di irrigazione delle cavità accessibili della testa o del bacino, sia nell’applicazione diretta su ferite che richiedono una stimolazione della secrezione e del processo di granulazione e si trovano cioè nello stadio iniziale o in condizioni croniche (anche nel trattamento delle fistole, dei foruncoli, delle superfici cutanee affette da erisipela o da eczemi umidi), mentre, quando la superficie della ferita è netta ed avviata a guarigione, la sua azione è piuttosto controindicata.
Usi: popolarissimo l'infuso di Camomilla e la sua azione blandamente sedativa e antispasmodica; questo stesso infuso era usato dalle nostre nonne per schiarirsi i capelli, così come oggi si usano per lo stesso scopo shampoo alla Camomilla. Come le sommità fiorite della Lavanda e dell'Assenzio, anche quelle di Camomilla possono essere collocate tra la biancheria per tenere lontane tarme e altri insetti.
L'azione insetticida è più blanda che non quella dei prodotti di sintesi, ma l'odore è molto più gradevole.
I capolini di Camomilla manifestano le loro proprietà medicinali e insetticide soltanto nell'anno di raccolta.

Curiosità: la Camomilla è nota nei paesi anglosassoni anche come “pianta dottore” perché piantata accanto a molte altre specie, in modo particolare a quelle che producono olio essenziale come la Menta, l’Origano, la Salvia, ne aiuta la crescita e la salubrità, incrementandone la produzione di olio. Fenomeno noto anche ai nostri giardinieri che sistemano la Camomilla in cespi presso le altre piante più deboli e sofferenti per aiutarle a rafforzarsi. Ottenuto lo scopo, la sradicano affinché quelle piante imparino a reagire con le loro risorse. Si ritiene anche che il tè di Camomilla sia un antidoto alla crescita fungina: spruzzandolo sui semenzali o sulle plantule si previene l’insorgenza di muffe.
Nell’imbottitura della mummia del faraone Ramsete II sono state rinvenute tracce di polline di Camomilla infilatovi con la probabile intenzione di infondergli la forza e la calma necessarie per affrontare il viaggio verso l’altra vita.
Miti e leggende: narra una leggenda delle valli piemontesi che la Madonna, Gesù bambino e san Giuseppe fuggivano attraverso il deserto che dalla Palestina conduceva in Egitto, per sfuggire ai soldati di Erode che avevano l’ordine di uccidere colui che era stato annunciato come il Messia. La Madonna era spossata dalla calura e non c’era un albero a vista d’occhio per prendere riposo, finché non giunsero in una piccola oasi con una pozza d’acqua e qualche misera e bassa pianticella che non faceva ombra, ma vi fiorivano ai bordi delle margheritine su esili steli. Maria si accingeva a dissetarsi quando Gesù bambino fece un cenno cui obbedirono prontamente alcuni capolini di Camomilla staccandosi dal gambo e andando a depositarsi nella ciotola con la quale la madre aveva raccolto l’acqua. Grazie a essi l’acqua calmò e nello stesso tempo corroborò la Madonna. Allora Gesù benedisse la pianticella dicendo: «D’ora innanzi sarai la pianta che placherà le mamme quando sono nervose e non riescono ad addormentarsi, sicché sarai chiamata l’erba del Buon Sonno».
Bibliografia:
AICHELE D., GOLTE-BECHTLE M., Che fiore è questo? Edizione Club degli Editori, Milano.
BONI U., PATRI G.,
Scoprire, riconoscere, usare le erbe, Edizione Mondolibri SpA, Milano, 2000.
CATTABIANI A.,
Florario (Miti, leggende e simboli di fiori e piante), Oscar Saggi Mondadori, I edizione, 1998.
DELLA BEFFA M.T., Fiori di campo (Conoscere, riconoscere e osservare tutte le specie di fiori selvatici più noti), Istituto Geografico De Agostini SpA, Novara, 1999.
DE LEONARDIS W., PICCIONE V., ZIZZA A. (Istituto e Orto botanico, Università degli Studi di Catania), Flora melissopalinologica d’Italia. Chiavi d’identificazione, Bollettino Accademia Gioenia Scienze Naturali, Vol. 19, n. 329, pp. 309-474, Catania 1986.
FERRARI C.,
Guida pratica ai fiori spontanei in Italia, Edizione italiana, VI ristampa febbraio 2001, Camuzzi Editoriale SpA Milano, licenziataria di The Reader’s Digest Association, Inc.
LAUBER K., WAGNER G., Flora Helvetica (Flore illustrée de Suisse), 2ème édition, Editions Paul Haupt, 2001.
NEGRI G., Nuovo erbario figurato (Descrizione e proprietà delle piante medicinali e velenose della flora italiana), V edizione, Ulrico Hoepli, Milano1991.
RIVAS-MARTÍNEZ S., DÍAZ T.E., FERNÁNDEZ-GONZÁLEZ F., IZCO J., LOIDI J., LOUSÃ M., PENAS A. Vascular plant communities of Spain and Portugal. Addenda to the Syntaxonomical checklist of 2001 Itinera Geobotanica 15, 1-2, 5-922, 2002
www.dryades.eu
M. La Rosa, La Serra, San Miniato, 25-05-1980 (con Coleoptera, Cantharidae, Rhagonycha fulva Scop.)
M. La Rosa, San Miniato Basso, San Miniato, 15-05-1993
M. Astarita, Le Morette, Ponte Buggianese, 15-05-2002
M. La Rosa, San Miniato Basso, San Miniato, 09-05-1994
M. La Rosa, Le Morette, Ponte Buggianese, 15-05-2002
A. Serafini Sauli, Foglino, Nettuno, 06-06-2002
A. Serafini Sauli, Foglino, Nettuno, 06-06-2002
R. Guarino, Genzano, Altavilla Silentina, 13-04-2001
F. Gironi, Va Zebrù, Sondrio
I. Merlo, Vallecalda, Ronco Scrivia, 12-06-2005
L. Scuderi, Salinella
G. Pellegrino, - http:\\floramarittime.it -, Borgo San Dalmazzo, Cuneo, 10-06-1986
G. Pellegrino, - http:\\floramarittime.it -, Borgo San Dalmazzo, Cuneo, 10-06-1986
G. Pallavicini, Val Maira, Acceglio, 08-1995
G. Pallavicini, Castelletto Stura, 06-2002
A. Crisafulli, R. Picone, Vivai Torre, Milazzo, 02-05-2004
A. Crisafulli, R. Picone, Vivai Torre, Milazzo, 02-05-2004
C. Marcenò, Sampieri, 08-04-2007
M. Aleo, Trapanese
M. Aleo, Trapanese
M. Aleo, Trapanese
M. Aleo, Trapanese
M. Aleo, Trapanese
G. Laino, Orto Botanico Rota, Bergamo, 02-05-2008

Distribuzione


■ autoctona ■ alloctona ■ incerta ■ scomparsa ■ assente

Caratteristiche

Relazioni con l'uomo
[ C ] C: specie di interesse alimentare e/o aromatico
[ O ] O: specie di interesse farmaceutico-officinale
[ P ] P: specie velenose - tossiche - stupefacenti - psicotrope - irritanti - fotosensibilizzanti
[ A ] A: specie con polline allergenico.
Biologia riproduttiva

GM (ginomonoica): specie con fiori ermafroditi e fiori femminili sullo stesso individuo.

[ EP - AC ] EP (entomofilia): Il polline è trasportato da insetti, che vengono indotti a visitare il fiore con svariate strategie di richiamo, con o senza ricompensa; AC (anemocoria): Semi dispersi dalle correnti aeree, sia perché incospicui, sia perché presentano peli, setole, pappi ecc.

Indici di Ellenberg

Salinità: 0

L: 7; T: 5; C: 5; U: 6; R: 5; N: 5;

← Torna alla tua ricerca