Tanacetum vulgare L.
(a cura di Giuseppe Laino)
Etimologia: per l’epiteto del genere, Alessandro de Théis (1765-1842) nel suo Glossario di botanica (1810), spiega che «Tanacetum alterato di athanasia secondo Linneo e Dodoneo. Aggiunge anche questo ultimo che venne dato un tal nome a questa pianta perché il suo fiore si conserva lungo tempo senz’appassirsi»; infatti il nome tanacetum viene fatto derivare dal greco tánaos = “lungo” e akéomai = “io guarisco”, mentre nel latino medievale la parola tanasia sembra derivare dal greco athanasia = “immortalità” e probabilmente da ciò deriva l’antica usanza di mettere rametti di questa specie nel sudario dei morti, forse per garantire loro una qualche immortalità.
L’epiteto specifico è l’aggettivo vulgaris dal latino vulgus = “popolo, gente” è tradotto nell’analoga parola italiana “volgare”, cioè “conosciuto dalla gente comune”, ma anche con il significato di “comune, generale, ordinario” ecc. a significare la maggiore diffusione di questa specie rispetto alle congeneri.
Sinonimi: Chrysanthemum audiberti (DC.) P. Fourn., Chrysanthemum tanacetum Visiani, Chrysanthemum tanacetum Karsch, non Visiani, Chrysanthemum vulgare (L.) Bernhardi, non (Lam.) Gaterau, Pyrethrum tanacetum Bernhardi, Pyrethrum vulgare (L.) Boissier, Tanacetum audibertii (Req.) DC., Tanacetum boreale Fisch. ex DC., Tanacetum elatum Salibs. (1796), Tanacetum officinarum Crantz (1766).
Nomi volgari: Daneda, Erba del Muschio, Erba-amara selvatica, Tanaceto comune, Taneda (italiano). Liguria: Erba matri; Camamilla gialla (Porto Maurizio); Erba dunnea (Borzoli); Erba frexa (Chiavari); Tanavea (Ponti di Nava). Piemonte Cresprin, Danajon, Danavè (Antignano); Danaveira (Alessandria); Done vegie (Acqui); Done veje (Asti); Erba dij verm (Carpeneto); Tanajè (Val S. Martino); Tanavea, Tanavè (Bra): Cresporinna salvatica, Erba del mandron, Erba del rumi, Erba doneja, Erba pennina, T'nea, T'neja. Lombardia: Daneda (Valtellina); Danet, Erba santa (Brescia); Erba amara, Taneda (Pavia). Veneto: Danea, Dania, Erba dania, Salvia romana, Tanazzeto; Erba muschio (Treviso); Tanazzo (Venezia). Friuli: Jerbe dai viers (Carnia). Toscana: Anaceto, Aniceto, Atanasia, Daneta, Erba crespola, Erba da bachi, Erba della primavera, Erba frangia, Erba vermicolare, Santolina odorosa, Solfina, Tanaceto, Tanacetro (Val di Chiana). Marche: Erba del muschio. Lazio: Erba da bambini, Matricalone (Roma). Puglia: Erba pennina (Lecce). Sicilia: Erba atanasia, Erba di vermi.
Forma biologica e di crescita: emicriptofita scaposa.
Tipo corologico: eurasiatica: si ritiene che questa specie non sia indigena dell’Europa; è comunque presente ovunque, anche sui rilievi, ad eccezione delle Alpi Dinariche. In Asia è comune soprattutto nelle aree occidentali. Naturalizzata in Nordamerica.
Fenologia: fiore: VII-IX, frutto: IX-X, diaspora: X-XI.
Limiti altitudinali: dal piano collinare fino a 1600 m di altitudine.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese la specie è comune in quasi tutto il territorio; assente in Sardegna.
Habitus: erbacea perenne, con odore aromatico, rizoma corto, obliquo e ramificato, quasi legnoso, da cui si dipartono radici secondarie, alta 30-120(-150) cm, con fusti eretti, per lo più semplici, angolosi, cavi, striati, glabri o poco pelosi.
Foglie: le foglie inferiori, con picciolo lungo 5-15 cm, a rachide alato con lobuli intermedi, lamina glabra, lunga 9-15 cm e larga 5-8 cm, a contorno ovato, sono pennatosette, divise in (7-)15-23 segmenti lunghi 4-5 cm e larghi 1 cm, lineari lanceolati, profondamente incisi e seghettati al margine. Le foglie cauline, a inserzione alterna, sono simili, con le inferiori picciolate, le mediane e le superiori sessili, amplessicauli ed auricolate, progressivamente più piccole e con delle piccole ghiandole sulla pagina inferiore.
Fiore: i capolini, zigomorfi, numerosi, lungamente peduncolati e raccolti in fitte infiorescenze corimbose grandi, composte, strette e appiattite, larghi 8-9(-12) mm e lunghi 4-5 mm; il ricettacolo è convesso e alveolato, nudo (privo di pagliette); involucro emisferico, a brattee multiseriate ed embricate, disuguali, coriacee, ottuse e lacere alla sommità e con i margini largamente scariosi.
I fiori, tutti tubulosi, che superano notevolmente l’involucro, di colore giallo dorato, sono ermafroditi al centro, cilindrici, con lembo corollino pentadentato e femminili al margine, uniseriati, con corolla tridentata; questi ultimi però a volte hanno ligule appena accennate. Androceo con 5 stami a filamenti liberi un po’ rigonfi sotto le antere, che sono ottuse alla base e sono prive di coda, con una appendice ovoide all’apice, saldate fra di loro a formare un manicotto che circonda lo stilo. Gineceo con stilo unico e stimma profondamente bifido ma appiattito e cigliato all’apice; l’ovario è infero e uniloculare formato da due carpelli concrescenti e contenente un solo ovulo. Il profumo dei fiori, poco gradevole, ricorda la canfora con tracce di rosmarino.
Frutto: i frutti sono acheni lunghi 1,5-2 mm, sessili, a sezione trasversale pentagonale, e quindi con 5 costole longitudinali, obconici, sormontati da un disco largo come la sommità, con margine membranoso regolare somigliante a una breve coroncina.
Polline: granuli pollinici monadi, di piccole dimensioni (10-25 mµ), sferoidali; perimetro in vista equatoriale: circolare; tricolporati; esina: echinata-perforata, eutectata; cellule n. 3. L’impollinazione è entomofila, tramite insetti (api, mosche e coleotteri).
Numero cromosomico: 2n = 18.
Sottospecie e/o varietà: secondo alcuni autori questa pianta appartiene all’omonimo gruppo che comprende altre due specie simili, ma legate a ristretti areali geografici: Tanacetum siculum (Guss.) Strobl. (Tanaceto siciliano, Erba amara siciliana), endemico della Sicilia: l’infiorescenza è formata da molti capolini campanulati lunghi 6 mm e larghi 4-5 mm, i segmenti delle foglie sono a disposizione più larga (oltre 1 mm di distanza uno dall’altro), e Tanacetum audiberti (Req.) DC. (Erba amara sardo-corsa), endemico della Sardegna: l’infiorescenza è formata da 4-10 capolini, semplice; i segmenti delle foglie sono molto ravvicinati, massimo 1 mm.
In coltivazione si trova Tanacetum vulgare L. var. crispum DC. (Arquebuse): il margine delle foglie è particolarmente arricciato. Viene coltivata soprattutto per confezionare dei liquori casalinghi.
Habitat ed ecologia: strade, pendii erbosi montani, sponde di corsi d’acqua, scarpate ferroviarie e discariche, anche margini dei boschi, boscaglie e radure; in terreni limosi, ricchi di elementi nutritivi; indifferente al tipo di substrato; pianta frequente.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: formazione delle comunità perenni nitrofile, classe Artemisietea vulgaris, ordine Onopordetalia acanti.
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Stress tolleranti (S).
IUCN: N.A.
Farmacopea: la droga è costituita dalle foglie e dai capolini raccolti in piena fioritura, liberati degli assi caulinari e rameali, seccati all’aria e all’ombra. Contiene una sostanza amara (tanacetina), acidi organici ed un olio essenziale mobile, giallastro, di odore particolare, ripugnante ed un po’ canforato, di sapore amaro bruciante, mescolanza di tanacetone (tujone 70%), un canfora, borneolo, pinene e terpene.
L’attività farmacologica è dovuta al tanacetone ed alla sostanza amara e la pianta è tossica, tanto che se ne sono segnalati avvelenamenti dovuti ad incauto uso del rimedio od a scopo abortivo, caratterizzati da vomito, diarrea, dolori addominali, forte congestione del bacino, con facile aborto in caso di gravidanza, lesioni renali, e, d’altra parte, cute fredda, miosi, respirazione stertorosa, crampi clonici e tetanici e, dopo un periodo di eccitazione, morte, per paralisi dei centri nervosi, in uno stato di profonda incoscienza.
In dosi terapeutiche il Tanaceto è un antielmintico sicuro contro gli ascaridi e gli ossiuridi; contro i primi si prescrive l’infuso dei frutti, o la polvere; contro gli ossiuridi si ricorre a clisteri dell’infuso concentrato dell’intera pianta, oppure estratto fluido di Tanaceto o a suppositori.
L’uso dell’infuso di Tanaceto è stato raccomandato anche come stomachico e specialmente nei casi di dispepsia accompagnata da meteorismo.
Curiosità: in un’epoca in cui i palati erano forse meno sensibili degli attuali, Tanacetum vulgare congiungeva due arti: quella del giardinaggio e quella culinaria. Le foglie verde scuro della pianta, fortemente aromatiche, erano infatti usate in cucina, soprattutto per pietanze a base di uova. In particolare, i cuochi francesi che preparavano le omelette ne usavano le foglie, così come oggi ricorrono alle fines herbes (erbe aromatiche). I pasticceri, a loro volta, usavano questa pianta come una valida alternativa alle costose spezie importate quali noce moscata e cannella.
Il sapore piccante del Tanaceto comune risulta però eccessivo per i gusti contemporanei: in effetti, è talmente spiccato che, se pure un tempo veniva usato per insaporire le pietanze, lo si adoperava anche come repellente, per impedire che i topi si avvicinassero al frumento e al granoturco o le mosche alla carne.
In passato la specie veniva usata dai contadini che ne facevano macerare piccole quantità nella grappa per le sue proprietà amaro toniche, febbrifughe e digestive. Nel Medioevo veniva impiegata per aromatizzare il vino e come sostituto del Luppolo nella birra; spesso impiegata per mascherare gli odori un po’ forti delle carni che non erano sempre in ottimo stato di conservazione. È considerata pianta tossica a causa della presenza del tujone. Le foglie e i fiori sono velenosi se consumati in grande quantità. Il tujone (olio volatile, o terpene, componente principale di alcune resine) che si trova anche in alcune bevande alcoliche e nell’assenzio, ha vari effetti: afrodisiaco, aumento dell’attività cerebrale, allucinazioni, spasmi, convulsioni, ed anche morte.
Alcuni insetti sono diventati resistenti al Tanaceto tanto che vivono quasi esclusivamente su di esso.
Essendo una pianta estremamente aromatica, contenente oli essenziali, come canfora e borneolo, si adoperava per profumare ambienti e biancheria; contro cimici, pulci e tarme si spargevano foglie e fiori sotto i materassi o nei sacconi o nelle cucce degli animali domestici. In Inghilterra rami di Tanaceto comune erano tradizionalmente posti sui davanzali delle finestre per respingere le mosche. Rametti erano messi tra le lenzuola e la biancheria per scacciare gli insetti. Il Tanaceto era anche utilizzato nei giardini e nelle case di Melbourne per tener lontane le formiche.
Usi: il Tanaceto comune è utilizzato anche come pianta ornamentale. L'industria dalla varie parti di questa pianta ricava insetticidi, repellenti e coloranti (il colore verde dai giovani germogli e il giallo dai fiori).
Bibliografia:
AESCHIMAN D., LAUBER K., MOSER D.M., THEURILLAT J.-P., Flora alpina, atlante delle 4500 piante vascolari delle Alpi, II vol., p. 500, Zanichelli, Bologna.
AICHELE D., GOLTE-BECHTLE M., Che fiore è questo? Edizione Club degli Editori, Milano.
BOMBOSI P., Tanacetum vulgare. In: BUCHNER R. & WEBER M. (2000 onwards). PalDat - a palynological database: Descriptions, illustrations, identification, and information retrieval.
DELLA BEFFA M.T., Fiori di campo (Conoscere, riconoscere e osservare tutte le specie di fiori selvatici più noti), Istituto Geografico De Agostini SpA, Novara, 1999.
FERRARI C., Guida pratica ai fiori spontanei in Italia, Edizione italiana, VI ristampa febbraio 2001, Camuzzi Editoriale SpA Milano, licenziataria di The Reader’s Digest Association, Inc.
LAUBER K., WAGNER G., Flora Helvetica (Flore illustrée de Suisse), 2ème édition, Editions Paul Haupt, 2001.
NEGRI G., Nuovo erbario figurato (Descrizione e proprietà delle piante medicinali e velenose della flora italiana), V edizione, Ulrico Hoepli, Milano1991.
SOTTI M. L., DELLA BEFFA M.T., Le piante aromatiche, Editoriale Giorgio Mondadori, Nuova edizione 1996.
http://dbiodbs.units.it/carso/volg_search06
http://it.wikipedia.org/wiki/Tanacetum_vulgare
www.paldat.org
L’epiteto specifico è l’aggettivo vulgaris dal latino vulgus = “popolo, gente” è tradotto nell’analoga parola italiana “volgare”, cioè “conosciuto dalla gente comune”, ma anche con il significato di “comune, generale, ordinario” ecc. a significare la maggiore diffusione di questa specie rispetto alle congeneri.
Sinonimi: Chrysanthemum audiberti (DC.) P. Fourn., Chrysanthemum tanacetum Visiani, Chrysanthemum tanacetum Karsch, non Visiani, Chrysanthemum vulgare (L.) Bernhardi, non (Lam.) Gaterau, Pyrethrum tanacetum Bernhardi, Pyrethrum vulgare (L.) Boissier, Tanacetum audibertii (Req.) DC., Tanacetum boreale Fisch. ex DC., Tanacetum elatum Salibs. (1796), Tanacetum officinarum Crantz (1766).
Nomi volgari: Daneda, Erba del Muschio, Erba-amara selvatica, Tanaceto comune, Taneda (italiano). Liguria: Erba matri; Camamilla gialla (Porto Maurizio); Erba dunnea (Borzoli); Erba frexa (Chiavari); Tanavea (Ponti di Nava). Piemonte Cresprin, Danajon, Danavè (Antignano); Danaveira (Alessandria); Done vegie (Acqui); Done veje (Asti); Erba dij verm (Carpeneto); Tanajè (Val S. Martino); Tanavea, Tanavè (Bra): Cresporinna salvatica, Erba del mandron, Erba del rumi, Erba doneja, Erba pennina, T'nea, T'neja. Lombardia: Daneda (Valtellina); Danet, Erba santa (Brescia); Erba amara, Taneda (Pavia). Veneto: Danea, Dania, Erba dania, Salvia romana, Tanazzeto; Erba muschio (Treviso); Tanazzo (Venezia). Friuli: Jerbe dai viers (Carnia). Toscana: Anaceto, Aniceto, Atanasia, Daneta, Erba crespola, Erba da bachi, Erba della primavera, Erba frangia, Erba vermicolare, Santolina odorosa, Solfina, Tanaceto, Tanacetro (Val di Chiana). Marche: Erba del muschio. Lazio: Erba da bambini, Matricalone (Roma). Puglia: Erba pennina (Lecce). Sicilia: Erba atanasia, Erba di vermi.
Forma biologica e di crescita: emicriptofita scaposa.
Tipo corologico: eurasiatica: si ritiene che questa specie non sia indigena dell’Europa; è comunque presente ovunque, anche sui rilievi, ad eccezione delle Alpi Dinariche. In Asia è comune soprattutto nelle aree occidentali. Naturalizzata in Nordamerica.
Fenologia: fiore: VII-IX, frutto: IX-X, diaspora: X-XI.
Limiti altitudinali: dal piano collinare fino a 1600 m di altitudine.
Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese la specie è comune in quasi tutto il territorio; assente in Sardegna.
Habitus: erbacea perenne, con odore aromatico, rizoma corto, obliquo e ramificato, quasi legnoso, da cui si dipartono radici secondarie, alta 30-120(-150) cm, con fusti eretti, per lo più semplici, angolosi, cavi, striati, glabri o poco pelosi.
Foglie: le foglie inferiori, con picciolo lungo 5-15 cm, a rachide alato con lobuli intermedi, lamina glabra, lunga 9-15 cm e larga 5-8 cm, a contorno ovato, sono pennatosette, divise in (7-)15-23 segmenti lunghi 4-5 cm e larghi 1 cm, lineari lanceolati, profondamente incisi e seghettati al margine. Le foglie cauline, a inserzione alterna, sono simili, con le inferiori picciolate, le mediane e le superiori sessili, amplessicauli ed auricolate, progressivamente più piccole e con delle piccole ghiandole sulla pagina inferiore.
Fiore: i capolini, zigomorfi, numerosi, lungamente peduncolati e raccolti in fitte infiorescenze corimbose grandi, composte, strette e appiattite, larghi 8-9(-12) mm e lunghi 4-5 mm; il ricettacolo è convesso e alveolato, nudo (privo di pagliette); involucro emisferico, a brattee multiseriate ed embricate, disuguali, coriacee, ottuse e lacere alla sommità e con i margini largamente scariosi.
I fiori, tutti tubulosi, che superano notevolmente l’involucro, di colore giallo dorato, sono ermafroditi al centro, cilindrici, con lembo corollino pentadentato e femminili al margine, uniseriati, con corolla tridentata; questi ultimi però a volte hanno ligule appena accennate. Androceo con 5 stami a filamenti liberi un po’ rigonfi sotto le antere, che sono ottuse alla base e sono prive di coda, con una appendice ovoide all’apice, saldate fra di loro a formare un manicotto che circonda lo stilo. Gineceo con stilo unico e stimma profondamente bifido ma appiattito e cigliato all’apice; l’ovario è infero e uniloculare formato da due carpelli concrescenti e contenente un solo ovulo. Il profumo dei fiori, poco gradevole, ricorda la canfora con tracce di rosmarino.
Frutto: i frutti sono acheni lunghi 1,5-2 mm, sessili, a sezione trasversale pentagonale, e quindi con 5 costole longitudinali, obconici, sormontati da un disco largo come la sommità, con margine membranoso regolare somigliante a una breve coroncina.
Polline: granuli pollinici monadi, di piccole dimensioni (10-25 mµ), sferoidali; perimetro in vista equatoriale: circolare; tricolporati; esina: echinata-perforata, eutectata; cellule n. 3. L’impollinazione è entomofila, tramite insetti (api, mosche e coleotteri).
Numero cromosomico: 2n = 18.
Sottospecie e/o varietà: secondo alcuni autori questa pianta appartiene all’omonimo gruppo che comprende altre due specie simili, ma legate a ristretti areali geografici: Tanacetum siculum (Guss.) Strobl. (Tanaceto siciliano, Erba amara siciliana), endemico della Sicilia: l’infiorescenza è formata da molti capolini campanulati lunghi 6 mm e larghi 4-5 mm, i segmenti delle foglie sono a disposizione più larga (oltre 1 mm di distanza uno dall’altro), e Tanacetum audiberti (Req.) DC. (Erba amara sardo-corsa), endemico della Sardegna: l’infiorescenza è formata da 4-10 capolini, semplice; i segmenti delle foglie sono molto ravvicinati, massimo 1 mm.
In coltivazione si trova Tanacetum vulgare L. var. crispum DC. (Arquebuse): il margine delle foglie è particolarmente arricciato. Viene coltivata soprattutto per confezionare dei liquori casalinghi.
Habitat ed ecologia: strade, pendii erbosi montani, sponde di corsi d’acqua, scarpate ferroviarie e discariche, anche margini dei boschi, boscaglie e radure; in terreni limosi, ricchi di elementi nutritivi; indifferente al tipo di substrato; pianta frequente.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: formazione delle comunità perenni nitrofile, classe Artemisietea vulgaris, ordine Onopordetalia acanti.
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Stress tolleranti (S).
IUCN: N.A.
Farmacopea: la droga è costituita dalle foglie e dai capolini raccolti in piena fioritura, liberati degli assi caulinari e rameali, seccati all’aria e all’ombra. Contiene una sostanza amara (tanacetina), acidi organici ed un olio essenziale mobile, giallastro, di odore particolare, ripugnante ed un po’ canforato, di sapore amaro bruciante, mescolanza di tanacetone (tujone 70%), un canfora, borneolo, pinene e terpene.
L’attività farmacologica è dovuta al tanacetone ed alla sostanza amara e la pianta è tossica, tanto che se ne sono segnalati avvelenamenti dovuti ad incauto uso del rimedio od a scopo abortivo, caratterizzati da vomito, diarrea, dolori addominali, forte congestione del bacino, con facile aborto in caso di gravidanza, lesioni renali, e, d’altra parte, cute fredda, miosi, respirazione stertorosa, crampi clonici e tetanici e, dopo un periodo di eccitazione, morte, per paralisi dei centri nervosi, in uno stato di profonda incoscienza.
In dosi terapeutiche il Tanaceto è un antielmintico sicuro contro gli ascaridi e gli ossiuridi; contro i primi si prescrive l’infuso dei frutti, o la polvere; contro gli ossiuridi si ricorre a clisteri dell’infuso concentrato dell’intera pianta, oppure estratto fluido di Tanaceto o a suppositori.
L’uso dell’infuso di Tanaceto è stato raccomandato anche come stomachico e specialmente nei casi di dispepsia accompagnata da meteorismo.
Curiosità: in un’epoca in cui i palati erano forse meno sensibili degli attuali, Tanacetum vulgare congiungeva due arti: quella del giardinaggio e quella culinaria. Le foglie verde scuro della pianta, fortemente aromatiche, erano infatti usate in cucina, soprattutto per pietanze a base di uova. In particolare, i cuochi francesi che preparavano le omelette ne usavano le foglie, così come oggi ricorrono alle fines herbes (erbe aromatiche). I pasticceri, a loro volta, usavano questa pianta come una valida alternativa alle costose spezie importate quali noce moscata e cannella.
Il sapore piccante del Tanaceto comune risulta però eccessivo per i gusti contemporanei: in effetti, è talmente spiccato che, se pure un tempo veniva usato per insaporire le pietanze, lo si adoperava anche come repellente, per impedire che i topi si avvicinassero al frumento e al granoturco o le mosche alla carne.
In passato la specie veniva usata dai contadini che ne facevano macerare piccole quantità nella grappa per le sue proprietà amaro toniche, febbrifughe e digestive. Nel Medioevo veniva impiegata per aromatizzare il vino e come sostituto del Luppolo nella birra; spesso impiegata per mascherare gli odori un po’ forti delle carni che non erano sempre in ottimo stato di conservazione. È considerata pianta tossica a causa della presenza del tujone. Le foglie e i fiori sono velenosi se consumati in grande quantità. Il tujone (olio volatile, o terpene, componente principale di alcune resine) che si trova anche in alcune bevande alcoliche e nell’assenzio, ha vari effetti: afrodisiaco, aumento dell’attività cerebrale, allucinazioni, spasmi, convulsioni, ed anche morte.
Alcuni insetti sono diventati resistenti al Tanaceto tanto che vivono quasi esclusivamente su di esso.
Essendo una pianta estremamente aromatica, contenente oli essenziali, come canfora e borneolo, si adoperava per profumare ambienti e biancheria; contro cimici, pulci e tarme si spargevano foglie e fiori sotto i materassi o nei sacconi o nelle cucce degli animali domestici. In Inghilterra rami di Tanaceto comune erano tradizionalmente posti sui davanzali delle finestre per respingere le mosche. Rametti erano messi tra le lenzuola e la biancheria per scacciare gli insetti. Il Tanaceto era anche utilizzato nei giardini e nelle case di Melbourne per tener lontane le formiche.
Usi: il Tanaceto comune è utilizzato anche come pianta ornamentale. L'industria dalla varie parti di questa pianta ricava insetticidi, repellenti e coloranti (il colore verde dai giovani germogli e il giallo dai fiori).
Bibliografia:
AESCHIMAN D., LAUBER K., MOSER D.M., THEURILLAT J.-P., Flora alpina, atlante delle 4500 piante vascolari delle Alpi, II vol., p. 500, Zanichelli, Bologna.
AICHELE D., GOLTE-BECHTLE M., Che fiore è questo? Edizione Club degli Editori, Milano.
BOMBOSI P., Tanacetum vulgare. In: BUCHNER R. & WEBER M. (2000 onwards). PalDat - a palynological database: Descriptions, illustrations, identification, and information retrieval.
DELLA BEFFA M.T., Fiori di campo (Conoscere, riconoscere e osservare tutte le specie di fiori selvatici più noti), Istituto Geografico De Agostini SpA, Novara, 1999.
FERRARI C., Guida pratica ai fiori spontanei in Italia, Edizione italiana, VI ristampa febbraio 2001, Camuzzi Editoriale SpA Milano, licenziataria di The Reader’s Digest Association, Inc.
LAUBER K., WAGNER G., Flora Helvetica (Flore illustrée de Suisse), 2ème édition, Editions Paul Haupt, 2001.
NEGRI G., Nuovo erbario figurato (Descrizione e proprietà delle piante medicinali e velenose della flora italiana), V edizione, Ulrico Hoepli, Milano1991.
SOTTI M. L., DELLA BEFFA M.T., Le piante aromatiche, Editoriale Giorgio Mondadori, Nuova edizione 1996.
http://dbiodbs.units.it/carso/volg_search06
http://it.wikipedia.org/wiki/Tanacetum_vulgare
www.paldat.org